Verifica dei progetti e metodologia BIM

Tra i vantaggi che spesso vengono messi in evidenza dell’uso della metodologia BIM, ci sono quelli della possibilità di procedere a due tipologie di controllo: il Code Checking e la Clash Detection, ovvero il controllo tramite software della rispondenza del progetto all’apparato normativo e il controllo geometrico spaziale tra i diversi modelli che costituiscono il progetto, tipicamente le interferenze che vengono a crearsi tra i modelli architettonico, strutturale e impiantistico. Di seguito illustriamo i risultati di un lavoro di ricerca che ha messo in evidenza la necessità di un coordinamento progettuale significativo, concludendo con un commento al comunicato dell’ANAC sulle varianti e sulla gestione all’interno delle Opere Pubbliche.

Una ricerca condotta con il contributo dell’ing. Marco Poletti ha evidenziato le problematiche ricorrenti nel processo di verifica di progetti eseguiti con sistemi di gestione tradizionale, riguardanti la congruenza e la completezza delle informazioni. Lo studio sulla verifica è stato effettuato sul campione dei progetti dei casi di studio analizzati per un valore complessivo delle opere da realizzare pari a € 288.526.722,00.

In prima istanza si è cercato di evidenziare quali siano le cause che generano le non conformità (NC) e, dai dati raccolti, emerge che l’origine delle NC sono un dato indipendente dal tipo di commessa sottoposta ad analisi ovvero che, a prescindere dalla tipologia e dal valore della commessa da realizzare, i dati rilevano una costante presenza di NC con una loro predominanza generata da una non completezza ed adeguatezza degli elaborati.

Figura 1 – Origine delle NC nei casi studio (Completezza e adeguatezza 82%; Congruenza con altri elaborati 13%; Riferimenti normativi 3%; Presenza 1%; Consegna successiva 1%)

La figura 1 evidenzia quanto segue, ovvero che:

– l’82% delle NC rilevate riguardano la completezza e l’adeguatezza degli elaborati, ovvero il merito e la sostanza di quanto trattato nella progettazione;

– solo il 3% delle NC si riferisce alla mancata osservazione delle norme, ovvero a fronte di un elevato numero di leggi che caratterizza le costruzioni, le discrepanze rilevate rispetto ai riferimenti normativi sono per la quasi totalità legate ad elaborati di puro carattere documentale;

– le NC relative sia alla presenza sia alla consegna successiva di elaborati mancanti rivestono un ruolo marginale (2% complessivamente) ed evidenziano che tutti i documenti sono presenti nel progetto, anche se consegnati successivamente al primo riscontro da parte del team di verifica;

– la congruenza tra gli elaborati presenti nei progetti riveste un ruolo discretamente significativo nell’origine delle NC (13%) e questo aspetto si correla alla loro redazione frammentaria conseguente alla necessità di specializzazioni complesse che richiedono sempre più coordinamento ed integrazione tra le figure del team di progettazione, quale condizione sempre più determinante per la buona qualità degli elaborati soprattutto a fronte di modesti team di progettazione, per i quali gli specialismi che vanno integrati sono forniti esternamente al team stesso;

L’efficacia dell’attività di verifica si riscontra dunque sugli aspetti sostanziali del progetto, posto che sia l’82% di NC riscontrate per mancanza di completezza e di adeguatezza sia il 13% di NC riscontrate per assenza di congruenza con gli elaborati indicano che sono stati evidenziati molti elementi critici nel progetto; in assenza di una verifica progettuale tali criticità sarebbero state quasi sicuramente irrisolte prima della fase esecutiva dell’opera, posto che un’analisi solo formale avrebbe potuto far risaltare solo gli aspetti di presenza-riferimenti normativi che costituiscono la parte marginale delle NC riscontrate. L’efficacia valutata sulla base dei dati analizzati nei casi di studio che considera solo le NC importanti e quelle marginali, non tiene altresì in considerazione le “osservazioni” che possono emergere in sede di verifica e che spesso apportano contributi sostanziali nella riduzione dei problemi progettuali, anche attraverso l’impiego delle diverse sensibilità dello specialista che sta svolgendo la verifica.

L’elevato livello di NC riscontrate in merito alla coerenza con gli altri elaborati evidenzia che la sostanzialità del porre in atto in sede di verifica un reale confronto tra gli elaborati non può essere intesa come un’operazione intrapresa attraverso un semplice confronto formale, perché la stessa presuppone l’integrazione tra una molteplicità di figure professionali specialistiche che lavorano e che devono indirizzarsi verso lo stesso fine che corrisponde alla realizzazione unica ed unitaria di un’opera.

La suddivisione delle NC per ambiti identifica quelli che sono presenti il maggior numero. Questo dato è necessariamente influenzato dalle tipologie di commesse trattate, anche se si è riscontrato che l’ambito prevalente in ogni commessa, sia per il valore economico che per il volume documentale, genera sempre il maggior numero di NC.

Figura 2 – Ambito delle NC casi di studio

 

La figura 2 raccoglie i dati delle NC suddivisi per ambiti ed evidenzia che:

– l’ambito ST strutture è rilevante e copre il 50% delle non conformità totali dei casi analizzati. Questo dato tiene conto che i casi valutati hanno come predominante il carattere strutturale, ma anche che in tutti i progetti edilizi le problematiche di carattere strutturale sono sempre rilevanti e generano frequentemente problemi di integrazione con gli altri ambiti;

– l’ambito complessivo impiantistico (IM, FG, AQ, IE, IS) copre il 14% delle NC e tale dato evidenzia che l’aspetto impiantistico è sempre rilevante in ogni intervento ed è problematico da gestire e da integrare in quanto fonte di specifici specialismi;

– l’ambito EF-FIN, legato alla componente edilizia ed alle finiture, presenta il 7% delle NC e dimostra che a fronte di un suo rilevante peso, tale ambito presenta poche problematiche e che quelle maggiori che emergono sono soprattutto legate a mancanze di dettaglio nelle scelte di gestione delle tecnologie utilizzate;

– le NC degli ambiti relativi alle interferenze e alla loro gestione risultano essere limitate e coprono il 5% del totale. Esse però portano sempre ripercussioni di notevole importanza perché vanno ad interessare una larga parte del progetto e possono arrecare sostanziali problemi nell’esecuzione futura, soprattutto nelle fasi iniziali;

– gli ambiti economici, generali e contrattuali sono sempre legati ad una incoerenza presente nei confronti degli altri elaborati progettuali e non deriva da mancanze precise;

– l’ambito PSC (Aspetti relativi alla sicurezza in fase di progettazione), che rappresenta l’ambito più trasversale tra le tipologie di commessa, presenta sempre un numero rilevante di NC (6%) a prescindere dalla tipologia e dal valore della commessa. Tali NC si riferiscono sia a mancanze oggettive, quali il mancato rispetto dei requisiti minimi previsti dalla norma vigente, sia ad incongruenze con altri elaborati per il carattere generale e di poca specificità dei documenti redatti per i quali manca spesso un legame diretto con le specificità dell’opera che si sta trattando.

Dall’esame dei casi analizzati emerge chiaramente che le problematiche riguardanti gli aspetti manutentivi e gestionali che caratterizzeranno l’opera ultimata siano spesso sottovalutati e non trattati adeguatamente, pur essendo aspetti che vanno considerati sin dall’inizio della fase progettuale. Tali aspetti stanno acquisendo oggi sempre maggiore considerazione in quanto sta crescendo la consapevolezza della rilevanza che i costi gestionali e manutentivi futuri hanno per mantenere in esercizio l’opera realizzata.

Nello scorso mese di novembre sul sito dell’ANAC è stato pubblicato un Comunicato del Presidente Cantone Prime valutazioni sulle varianti in corso d’opera trasmesse dalle Stazioni Appaltanti. I dati emersi, non nuovi e sempre puntualmente pubblicati sulle relazioni della precedente Autorità AVCP, hanno però identificato con più precisione responsabilità e criticità emerse, e che qui forse anche in chiave BIM è opportuno presentare.

La maggior parte delle varianti riguarda lavori appaltati dagli Enti Locali e in particolare Comuni e Provincie, mettendo in evidenza il problema della frammentazione sia della domanda che dell’offerta.

L’analisi delle motivazioni delle varianti, cosi come identificate dall’art. 132 del Codice dei Contratti porta alle seguenti motivazioni ufficiali, in alcuni casi per la stessa variante vengono riscontrate anche 2 o più fattispecie, che come vedremo più avanti vengono in qualche modo “contestate” dall’Autorità:

– art. 132, comma 1, lett. a): 7%

– art. 132, comma 1, lett. b): 63%

– art. 132, comma 1, lett. c): 2%

– art. 132, comma 1, lett. d): 53%

– art. 132, comma 3, secondo periodo: 22%

A titolo di promemoria si riportano le lettere b) e d) vista la loro maggiore ricorrenza:

“b) per cause impreviste e imprevedibili accertate nei modi stabiliti dal regolamento, o per l’intervenuta possibilità di utilizzare materiali, componenti e tecnologie non esistenti al momento della progettazione che possono determinare, senza aumento di costo, significativi miglioramenti nella qualità dell’opera o di sue parti e sempre che non alterino l’impostazione progettuale;

d) nei casi previsti dall’articolo 1664, comma 2, del codice civile, ovvero, se nel corso dell’opera si manifestano difficoltà di esecuzione derivanti da cause geologiche, idriche e simili, non previste dalle parti, che rendano notevolmente più onerosa la prestazione dell’appaltatore, questi ha diritto a un equo compenso”.

Le critiche che l’Autorità muove verso il ruolo che spesso il RUP assume nella gestione delle varianti è importante e fa espressamente riferimento ad un ruolo di copertura di errori progettuali, infatti, in taluni casi, l’improprio riferimento ad asserite circostanze imprevedibili serve a nascondere carenze progettuali, che, ove formalmente accertate, configurerebbero la categoria dell’errore di progettazione ex art. 132, comma 1, lett. e) del Codice, con le relative conseguenze a carico del progettista incaricato e della stessa Stazione Appaltante. In alcuni casi l’esame degli atti pervenuti dà evidenza che varianti formalmente riferite ad altre motivazioni sono in realtà riconducibili all’esigenza di sanare carenze progettuali nel complesso, dalla documentazione acquisita è ravvisabile una tendenza delle stazioni appaltanti a dissimulare l’errore di progettazione entro altre tipologie di varianti, verosimilmente in ragione delle conseguenze che l’accertamento esplicito da parte del RUP di un difetto di progettazione fa discendere sul progettista, sul verificatore e sulla stessa stazione appaltante.

Nella seconda parte del Comunicato l’Autorità svolge un ruolo di analisi e di relazione tra i tempi progettuali e le varianti successive, infatti individua nell’80% dei casi un tempo eccessivamente contratto per la progettazione e che in un terzo circa dei casi non si è proceduto alla verifica e validazione del progetto.

Altro elemento di notevole importanza è quello del sistema di aggiudicazione, nei casi esaminati le varianti fanno riferimento al 40% degli appalti aggiudicati con la procedura aperta e il 50% con procedura negoziata, mentre il restante 10% con altre tipologie, in linea con i dati della Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici ove risulta che sul totale degli appalti aggiudicati nel 2012 il 24,6% è stato aggiudicato a mezzo di procedura aperta, il 26,4% a mezzo di procedura negoziata e il restante 49% è frazionato in numerose altre tipologie (cottimi fiduciari, affidamento diretto, settori speciali, procedure ristrette, sistemi dinamici di acquisizione, ecc.). In raffronto con le risultanze della banca dati, poco rappresentata, appare la ricorrenza di varianti nei cottimi fiduciari che pure costituiscono il 21% del totale degli appalti, il che tuttavia può essere spiegato con il valore, in genere, esiguo di tali affidamenti, con la conseguente adozione di procedure di gestione semplificate anche nella fase esecutiva.

Dall’analisi svolta, quindi, in linea di massima si riscontra una sostanziale ininfluenza della procedura di scelta del contraente sulla necessità di disporre la perizia di variante, fatta salva la predetta anomalia dei cottimi fiduciari, invece emerge con forza un altro elemento che è il criterio di aggiudicazione, dove si evidenzia una sostanziale differenza tra il massimo ribasso e l’offerta economicamente più vantaggiosa.

A tal riguardo si evidenzia che circa il 20% delle varianti esaminate afferiscono ad appalti aggiudicati con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, a fronte di una ripartizione ordinaria tra i due criteri nei lavori pubblici nella misura del 12,6% all’offerta economicamente più vantaggiosa e dell’87,4% al prezzo più basso.

Mettendo in relazione le due parti dell’articolo si evidenzia come il problema della congruenza e della completezza delle informazioni sia un tema attuale e di rilevante importanza, sia in termini di certezza dei costi e dei tempi, sia in termini di efficienza e di efficacia per la pubblica amministrazione e di riflesso per gli altri operatori economici.

La gestione BIM non è certo miracolosa, non sarà marchiando come sta succedendo in questi mesi alcuni appalti come appalti BIM che i risultati saranno quelli prospettati, ma certo le modalità collaborative, la pre-costruzione del progetto, le simulazioni in fase iniziale e le forme contrattuali opportune sul modello design-built potranno certamente dare una grossa mano nel raggiungimento dei risultati attesi.

Articolo di Giuseppe M. Di Giuda e Valentina Villa

Questo articolo è stato pubblicato in origine sul tabloid Ingegneri di Maggioli Editore (scopri i contenuti della rivista e abbonati per non perdere nemmeno un numero)

 


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