Vent’anni di Sicurezza: quando il Taglia e Cuci diventa un problema

1994-2014: sono trascorsi vent’anni dal recepimento in Italia delle direttive europee  per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori in tutti i settori di attività, privati e pubblici. Norme che avevano l’obbiettivo di creare un sistema di prevenzione diretto all’individuazione, alla valutazione, alla riduzione e al controllo costante dei fattori di rischio, mediante la programmazione delle attività  di prevenzione, l’organizzazione del servizio di prevenzione e protezione, l’informazione, la formazione e la consultazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti per la sicurezza.

 

Con lo storico decreto legislativo n. 626 del 19 settembre 1994 vengono recepiti questi importanti fondamenti ed attuate le direttive europee che andarono ad aggiungersi alle prescrizioni in materia di prevenzione degli infortuni ed igiene del lavoro già esistenti in Italia.

 

Le leggi che concernevano la tutela dei lavoratori, anche in particolari settori lavorativi a rischio come le costruzioni edili, a tutti gli effetti, erano già in vigore nella nostra nazione da moltissimi anni, tra le più importanti ricordiamo il decreto del Presidente della Repubblica n. 547 del 1955, Norme per la prevenzione degli infortuni, il decreto del Presidente della Repubblica n. 303 del 1956, Norme generali per l’igiene del lavoro e il d.P.R. 164 sempre del 1956, Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni.

 

Le novità significative introdotte in quell’anno con il d.lgs. n. 626 riguardavano la necessità di istituire un sistema di prevenzione aziendale, secondo i dettami europei, attraverso l’individuazione di responsabili e di addetti che a vario titolo dovranno assumere determinati obblighi nel campo della sicurezza e dell’igiene: datore di lavoro, responsabile del servizio di prevenzione e protezione, medico competente, dirigente, preposto, addetti all’emergenza, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.

 

Le direttive comunitarie 92/57/Cee riguardanti le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili, emanate per la tutela dei lavoratori nello specifico settore dell’edilizia e dell’ingegneria civile, verranno invece recepite il 14 agosto del 1996 con il decreto legislativo n. 494.

 

Norme che rivoluzionarono la scala gerarchica delle responsabilità nei soggetti interessati alla costruzione dell’opera attribuendo, quale novità assoluta, la responsabilità del controllo del  sistema di prevenzione al committente dei lavori, con l’obbligo di essere coadiuvato nei cantieri dove andranno ad operare più imprese, da due nuove figure professionali: il coordinatore in materia di sicurezza e di salute durante la progettazione dell’opera e il coordinatore in materia di sicurezza e di salute durante la realizzazione dell’opera.

 

Nello stesso anno il legislatore comincerà ad apportare sostanziali correzioni alla 626 con il d.lgs. n. 242 del 19 marzo. Mentre i primi ed immancabili rimaneggiamenti alla 494 saranno apportati nel 1999 con il decreto legislativo n. 528 del 19 novembre.

 

Si dovrà, invece, aspettare il decreto del Presidente della Repubblica n. 222 del 3 luglio 2003 per vedere pubblicato il regolamento che impone i contenuti minimi dei piani di sicurezza e di coordinamento: lo strumento di attuazione del sistema di prevenzione nei cantieri temporanei o mobili, disciplinato all’art. 12 del d.lgs. 494 del 1996.

 

Un iter legislativo che già a questo punto potremmo definire contorto e lunghissimo ma, come tutti sappiamo, non ancora concluso.  

 

Infatti, inizia una annunciata nuova era il 9 aprile del 2008 con l’approvazione del decreto legislativo n. 81, il così detto Testo Unico Sicurezza del Lavoro, che raccoglie in modo alquanto rozzo e improbabile (taglia e cuci) le stesse norme vigenti in materia, ma non le ripropone tutte e così le leggi, i decreti e le varie circolari non specificatamente abrogati o non in conflitto con il Testo Unico, rimarranno paradossalmente in vigore, e non si tratta di poche norme, ne abbiamo contate circa un centinaio. E per non smentire l’usuale ed incredibile prassi legislativa nazionale, il decreto legislativo n. 81/2008 sarà “successivamente modificato ed integrato” con il d.lgs. n. 106 del 3 agosto 2009.

 

Quando il taglia e cuci sorprende: il “leggendario” art. 71

Gli effetti dell’operazione taglia e cuci e delle ulteriori modifiche sono sotto gli occhi di tutti, dal frequente ed incomprensibile rimbalzo tra citazioni di articoli precedenti o prossimi, spesso riferiti anche ad altre leggi non riportate nel Testo Unico, come nell’inconcepibile articolo 71 (Obblighi del datore di lavoro), che al comma 5, stabilisce: “le modifiche apportate alle macchine quali definite all’articolo 1, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 459, per migliorare le condizioni di sicurezza in rapporto alle previsioni del comma 1, ovvero del comma 4, lettera a), punto 3 non configurano immissione sul mercato ai sensi dell’articolo 1, comma 3, secondo periodo, sempre che non comportino modifiche delle modalità di utilizzo e delle prestazioni previste dal costruttore”. È chiaro?

 

Si passa poi agli articoli di legge copiati da normative pregresse riferite in molti casi a tecnologie ormai a dir poco inusuali od obsolete. Un esempio per tutti: sono state ricopiate, così come erano state scritte nel 1956 le regole per realizzare i “ponteggi in legno”. Qualche tecnico che non ha superato l’età per la pensione, ne ha visto uno?

 

All’allegato XVIII, Viabilità nei cantieri, ponteggi e trasporto dei materiali, viene riportato totalmente e pedissequamente quanto legiferato con il d.P.R. n. 164 del 1956. Nell’allegato troviamo all’articolo 2.1.1 le indispensabili regole per i collegamenti delle impalcature dei ponteggi in legname: “l’accoppiamento degli elementi che costituiscono i montanti dei ponteggi deve essere eseguito mediante fasciatura con piattina di acciaio dolce fissata con chiodi oppure a mezzo di traversini di legno (ganasce); sono consentite legature fatte con funi di fibra tessile o altri idonei sistemi di connessione”. Per la cronaca, le corde di quell’epoca erano realizzate con fibre tessili di “canapa”, che oggi forse non è facile trovare …

 

Inspiegabile anche l’articolo che riguarda i casi in cui deve essere obbligatoriamente inviata la notifica preliminare agli organi istituzionali di controllo, prima dell’inizio dei lavori, nei cantieri temporanei o mobili. Cito testualmente:

a) cantieri di cui all’art. 90, comma 3;

b) che inizialmente non soggetti all’obbligo di notifica, ricadono nella categoria di cui alla lettera a) per effetto di varianti sopravvenute in corso d’opera;

c) cantieri in cui opera un’unica impresa la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a duecento uomini-giorno.

 

Premesso che i “cantieri di cui all’art. 90, comma 3”, sono i “cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea”, è possibile che nessuno dei legislatori si sia accorto che la lettera c) comprende anche i casi precedenti ed era ovvio indicare ai fini pratici solo l’ultima ipotesi.

 

Lasciando agli ingenui l’idea che gli sbalorditivi esempi riportati riguardino solo casi sporadici, vorremmo proporre al legislatore per gli immancabili futuri rimaneggiamenti delle leggi in vigore, di limitarsi ad indicare le regole necessarie per ottenere determinati risultati, senza entrare nel merito degli aspetti tecnici che non è in grado di governare e che possono essere eventualmente gestiti in altri ambiti con semplici circolari attuative o regolamenti, come le norme UNI.

 

Anzi proponiamo, con grande responsabilità ed onestà, di annullare tutto e di ripartire da zero con una legge nuova, un “vero” codice che disciplini in modo completo, sistematico e definitivo la materia, slegato dagli interessi di parte, con regole chiare ed obblighi vincolanti per i soggetti coinvolti nella gestione del sistema di prevenzione e non ultimo, coerente con le storiche ed opportune disposizioni della comunità europea.

 

di  Andrea Maria Moro – Docente di Progetto e Sicurezza del cantiere, Facoltà di Ingegneria Edile e Architettura dell’Università AMS di Bologna

 

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