Valutazione Impatto Ambientale, impugnabile il silenzio della p.a.

La normativa ambientale, nel suo rigore, è costellata di termini entro cui i privati possono agire per i loro fini e le pubbliche amministrazioni, avviato il relativo procedimento, devono portarlo a conclusione, esprimendosi sulle istanze avanzate dai privati stessi.

 

In materia di VIA, i termini di legge previsti per la conclusione di procedimenti – e quindi per avere una pronuncia finale, positiva o negativa, sulla compatibilità ambientale del progetto di opera/intervento proposto – hanno natura perentoria, tanto che nemmeno le amministrazioni coinvolte possono intervenire sui tempi procedimentali (ad esempio con delle proroghe, ritenute illegittime: cfr. da ultimo, T.A.R. Veneto, n. 722/2011).

 

Questo significa che i termini in materia VIA sono sicuramente decadenziali per i privati, senza nessun possibile correttivo nemmeno da parte pubblica. Allo stesso modo, detti termini sono rigorosi anche per l’autorità ambientale, tanto che l’eventuale silenzio pubblico mantenuto anche dopo lo scadere di un termine – ad esempio, del termine finale per esprimere la propria decisione – può venire “sanzionato” dal privato rimasto privo di pronuncia di compatibilità ambientale nei tempi prescritti dalla legge; costui, infatti, può adire l’autorità giudiziaria amministrativa proponendo l’azione avverso il silenzio e domandando al giudice amministrativo l’accertamento dell’obbligo dell’amministrazione di provvedere.

 

Si tratta del dispositivo di cui all’art. 31, d.lgs. 104/2010, il c.d. Codice del Processo Amministrativo, così come ammette T.A.R. Puglia, n. 833/2011, secondo cui “la conclusione del procedimento di verifica di assoggettabilità a VIA è sottoposta al termine di sessanta giorni dalla presentazione dell’istanza, …: il decorso del termine, in mancanza di un’espressa pronuncia, legittima pertanto il ricorso al rito ex art. 31 c.p.a.”.

 

È utile segnalare, in proposito, che l’azione avverso il silenzio ha un lungo termine decadenziale per essere proposta: infatti, essa va inoltrata fintanto che perdura l’inadempimento e, comunque, non oltre un anno dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento (art. 31, comma 2, c.p.a.). Trattandosi di giudizio amministrativo, normalmente caratterizzato da tempi alquanto rapidi per avviare un giudizio (di regola, 30 o 60 gg. dall’atto che si intende impugnare), questa impostazione, meno repentina, sembra un importante segnale alle p.a. riguardo all’importanza di provvedere nei tempi di legge.

 

Articolo di Paolo Costantino e Primiano De Maria (tratto da L’Ufficio Tecnico, agosto 2011) 


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