Valutazione della pericolosità sismica: considerazioni

Un’efficace politica di prevenzione sismica non può prescindere da una corretta valutazione della pericolosità, che consente di individuare le aree dove intervenire, definendo una scala di priorità, e di dosare gli interventi necessari.

 

L’analisi di pericolosità viene effettuata mediante due approcci, quello probabilistico e quello deterministico, che potrebbero essere affiancati per una più completa e cautelativa definizione delle azioni sismiche. Fondamentali sono la formazione dei futuri cittadini affinché imparino a convivere con il rischio e la corretta informazione in occasione di eventi sismici.

 

Negli ultimi anni si sono verificati eventi sismici di magnitudo molto elevata, che hanno causato vittime e distruzione anche in paesi tradizionalmente più preparati del nostro sia in termini di prevenzione che di interventi in emergenza. Si è parlato spesso di terremoto eccezionale, non prevedibile, e certamente eventi come quello che l’11 marzo 2011 si è verificato al largo della costa orientale giapponese con il conseguente tsunami, o quelli del Cile del 27 febbraio 2010, di Haiti del 12 gennaio 2010 e del Wenchuan (Cina) del 12 maggio 2008 non sono all’ordine del giorno nel mondo e, in particolare, in Italia.


Nel nostro paese eventi di minore energia, come quelli dell’Aquila del 2009 e dell’Emilia del 2012, hanno comunque provocato ingenti danni sia al tessuto edilizio residenziale sia a quello produttivo, oltre che alle strutture di interesse storico-artistico. Si tratta di due casi limite: il primo si riferisce ad un’area ad elevata sismicità, sede di importanti e relativamente frequenti eventi ben descritti dalle testimonianze delle varie epoche, il secondo ad una zona ritenuta a bassa sismicità. In entrambi i casi le scosse principali sono state accompagnate da foreshock e/o aftershock di varia intensità.

 

I motivi di tali disastri vengono attribuiti, da alcuni, soprattutto a una valutazione non corretta della pericolosità sismica nelle zone in questione, da altri, soprattutto a una scarsa qualità delle costruzioni (in proposito leggi l’editoriale dell’ing. Fulvio Re Cecconi I terremoti non uccidono, gli ingegneri sì).

 

Nel presente articolo sono affrontati questi temi con l’obiettivo di fornire spunti di riflessione e discussione.


Continua a leggere l’articolo di Giovanni Bongiovanni, Paolo Clemente, Massimo Forni, Salomon Hailemikael, Guido Martini, Antonella Paciello, Dario Rinaldis, Vladimiro Verrubbi, Alessandro Zini pubblicato sulla rivista EAI Energia Ambiente e Innovazione.


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