Un nuovo composto dell’Alluminio per lo storage dell’Idrogeno

La fonte che ne da notizia è affidabile e, se gli studi successivi confermassero il primo annuncio, ci troveremmo di fronte a un nuovo materiale sicuro ed efficiente per l’immagazzinamento (in gergo, lo storage) dell’idrogeno a fini energetici, in particolare per la mobilità sostenibile.

 

In un articolo pubblicato sul sito dell’Istituto americano di Fisica alcuni ricercatori giapponesi hanno confermato la sintesi di un nuovo composto dell’alluminio, nel quale le molecole di idrogeno si collocano tra gli interstizi, e che potrebbe dunque essere utilizzato nelle celle a combustibile alimentate a idrogeno per i veicoli.

 

Nello specifico, il composto è un idruro di alluminio (Al2CuHX). Idruri di magnesio, sodio e boro sono stati in passato testati per il medesimo utilizzo, ma nessuno di loro ha fornito i risultati sperati.

 

Secondo I ricercatori del Sol Levante, questa lega a base di alluminio sarebbe la soluzione ideale per lo storage della molecola di idrogeno, poiché in possesso di caratteristiche invidiabili: basso peso, assenza di tossicità per gli esseri viventi (flora compresa) e di generazione di gas volatili tranne, ovviamente, l’idrogeno stesso. Il composto d’alluminio è stato ottenuto mediante l’idrogenazione della molecola Al2Cu sottoposta a una pressione di 10 gigapascal e a una temperatura di 800 °C.

 

Tramite complesse misurazioni i ricercatori hanno appurato che all’interno della lega di alluminio si è verificata la idrogenazione con il fissaggio dell’idrogeno negli spazi interstiziali dell’idruro di rame e alluminio.

 

“Sebbene la sintesi di questo compost richieda delle condizioni estreme e il contenuto in idrogeno sia per ora piuttosto basso”, ha dichiarato il responsabile del progetto Hiroyuki Saitoh, “il risultato mostra che l’ottenimento di un composto idruro da utilizzare come vettore energetico sia possibile”.

 

Il prossimo passo, ha continuato Saitoh, è ora quello di ripetere le operazioni di sintesi, diminuendo progressivamente le richieste di pressione e temperature, aumentando nel contempo la concentrazione di idrogeno all’interno dell’idruro.


Di Mauro Ferrarini


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