Umidità di risalita, considerazioni finali

Concludiamo la nostra inchiesta sul tema dell’ umidità di risalita nelle murature con ulteriori considerazioni sulla elettrosmosi a firma dell’ingegner Fabbri.

La ricerca di mercato non è altro che lo step iniziale che permette al professionista di conoscere i mezzi che può avere a disposizione in fase di progettazione.

I dati raccolti tramite la ricerca dovranno essere rielaborati per riuscire a individuare la soluzione adatta al problema progettuale preso in esame. Spesso, se non ci si può avvalere dell’esperienza acquisita, scegliere la corretta metodologia d’intervento può risultare assai complicato soprattutto se le presentazioni del prodotto risultano prive di spiegazioni tecniche adeguate o, all’opposto, prolisse e appesantite da infinite formule elettro-chimico-fisiche.
A tal proposito vorrei riportare, a conclusione dello studio sul problema della risalita dell’acqua sulle murature, alcune considerazioni che possono servire per fare una comparazione critica dei prodotti proposti.

Tutte le società prese in esame concordano nel sostenere che per trovare la soluzione al problema dell’umidità di risalita bisogna intervenire sulle cariche elettriche negative che si sono addensate nelle murature. Le metodologie proposte sono però diverse, alcune operano con un’azione generalizzata “a ventaglio”, altre intervengono in maniera localizzata nelle murature. In tutti i casi viene assicurata la diminuzione del “danno da umidità”, inteso come differenza tra l’umidità misurata originariamente e l’umidità di aggiustamento o residua, che risulta dell’ordine del 2,5-7%. (E’ da ricordare che l’umidità all’interno della muratura decrementa la sua resistenza termica e altera il valore di conducibilità della stessa).

Per approfondire

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Non sembra essere dedicato un adeguato approfondimento al problema della presenza dei sali all’interno della muratura se non con interventi superficiali localizzati nelle zone critiche. Se ne interessano principalmente le Società che propongono l’elettrosmosi attiva poiché la presenza di sali disciolti, anch’essi possibile oggetto di elettrolisi, può causare il blocco dell’impianto e condiziona la scelta dei materiali da utilizzare nel sistema  (si opera in questo senso tramite prodotti insolubizzanti o mediante un “lavaggio” interno del muro).

L’elettrodo positivo, posizionato alla quota di massima risalita dell’umidità, è infatti oggetto di una fortissima ossidazione che ne provocherebbe una rapida dissoluzione se fosse costituito da un comune conduttore. La soluzione ottimale sarebbe quella di utilizzare metalli preziosi (come Oro, Platino, Rodio, Iridio, Rutenio) se non fosse per i costi elevati. Le aziende propongono come compromesso l’utilizzo di composti, protetti o meno da polimeri. Questi materiali di ricopertura diminuiscono però la capacità di scarica del metallo e richiedono un innalzamento di tensione per ottenere il risultato richiesto.

La scelta pratica del valore di tensione da usare non è così semplice ed è difficile superare il campo elettrico creato dalla capillarità: andando ad aumentare la tensione per migliorare la scarica del circuito, si rischia infatti di  innescare il fenomeno di elettrolisi dell’acqua con i conseguenti e negativi effetti dell’ossidazione. Da valutazioni analitiche risulta che la tensione teorica di equilibrio è di 1,5 V e che la caduta di tensione ammissibile è dell’ordine di 1 V. Se ne deduce che la tensione richiesta per cominciare ad invertire minimamente il flusso degli ioni deve essere superiore a 2,5 V, con tutti gli inconveniente che ne conseguono.

Ciò che risulta importante è l’utilizzo di specifiche malte elettroconduttive per andare a saturare le tracce, preventivamente asperse di insolubilizzanti di sali, effettuate per l’inserimento dell’elettrodo in modo da estendere la zona di contatto con il corpo della muratura.
È stato prima ricordato che il passaggio di corrente di un circuito è tanto migliore quanto migliore è la conducibilità dei metalli: per cui anodo e catodo lavorano al meglio se sono posizionati vicini e se interessano la muratura con soluzione di continuità.

Le aziende propongono come catodo l’utilizzo di puntazze, poste ad interasse anche di 2-3 m, infisse nel terreno per far fronte al costo elevato di un’applicazione in continuità. Questo chiaramente ne riduce l’efficacia. È da considerare poi che la conducibilità del terreno attorno alla muratura è incostante e legata a fattori esterni quali la presenza dell’acqua o di correnti vaganti, di natura continua o alternata, causate per esempio da impianti ferroviari o tranviari, da impianti di conduzione catodica o anche da linee ad alta tensione. Così come avviene per strutture metalliche interrate queste correnti interferiscono con lo stato elettrico che si cerca di creare e contribuiscono all’instaurarsi del fenomeno della corrosione.

Articolo dell’Ing. Anna Maria Fabbri

 

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