Tutela del territorio non significa imbalsamarlo per l’eternità

“In Italia si è affermato un approccio troppo conservativo, con interventi mirati soprattutto a tutelare, a vincolare, quasi a imbalsamare il territorio”, a dirlo è l’ing. Mario Mega dirigente del Servizio Infrastrutture, Innovazione Tecnologica e Pianificazione Strategica dell’Autorità Portuale del Levante (Porti di Bari, Barletta e Monopoli) e componente del comitato scientifico di Coast Expo (Ferrara fiere, 17-19 settembre).

 

Il risultato di questo approccio, continua Mega, non è stato certo dei migliori. A conferma di questo basta vedere come l’abusivismo edilizio abbia continuato a crescere, creando un’emergenza idrogeologica in vaste aree del nostro Paese.

 

Abbiamo raggiunto l’ing. Mega per approfondire insieme questo tema, insieme a quello della tutela delle nostre coste e dei rapporti che intercorrono tra Italia ed Europa sul versante della protezione idrogeologica.

 

Mauro Ferrarini. Prevenzione del dissesto idrogeologico del territorio. Quando se ne parla, si pensa immediatamente a frane e alluvioni. Ma ha senso parlare di prevenzione di questo rischio anche quando ci riferiamo alle coste?

Mario Mega. Le coste, soprattutto in Italia, hanno un valore che non è solo paesaggistico. Esse, infatti, oltre che un’attrazione turistica, spesso costituiscono il luogo stesso dove si fa ricettività. Pensiamo agli stabilimenti balneari del Salento, che proprio in questi mesi vedono compromessa la loro piena funzionalità per una serie di ordinanze dell’Autorità Marittima, che impedisce l’accesso alle spiagge a ridosso di costoni di falesia interessati da ripetuti dissesti. Parlare di dissesto idrogeologico del territorio senza tener conto anche delle coste vuol dire non rappresentare complessivamente il problema.

 

Mauro Ferrarini. Allora teniamone conto. Ci può tratteggiare in sintesi qual è lo stato del livello di protezione delle nostre coste?

Mario Mega. Negli ultimi decenni, tutto il nostro territorio, coste comprese, è stato interessato da un’azione aggressiva e spesso dissennata di un’attività edilizia che ha messo in primo piano gli aspetti economici piuttosto che quelli della qualità e della sostenibilità. Quando è stato possibile valutare l’andamento della linea di costa nel tempo, si è visto come questa tenda sempre di più a modificarsi, sottraendo metri e metri di spiaggie, per azione non della normale dinamica costiera, ma della mancanza di interventi di protezione, quando non addirittura per effetto della loro errata realizzazione.

 

Mauro Ferrarini. Europa e protezione del territorio … com’è la situazione?

Mario Mega. Per la mia esperienza, non in tutti i Paesi dell’Unione vi è la stessa sensibilità alle tematiche della protezione del territorio. Con le debite eccezioni, mi pare che i Paesi che sono entrati negli ultimi anni, dovendo affrontare soprattutto il problema dello sviluppo, pongano poca attenzione a questi aspetti e siano pronti a sacrificare l’ambiente, pur di aumentare le opportunità di crescita.

 

Mauro Ferrarini. E in Italia …

Mario Mega. In Italia, invece, la sensibilità è molto più alta e, addirittura, spesso si raggiunge l’estremo opposto, con resistenze strenue a qualsiasi modificazione, anche se utile allo sviluppo. Penso che si debba operare con grande equilibrio in questo settore, perché da tecnico mi sento di affermare che esiste quasi sempre una soluzione per garantire la compatibilità ambientale di un intervento: il problema è il costo economico che si deve sopportare e che gli imprenditori tendono a minimizzare.

 

Mauro Ferrarini. In questi giorni non si fa che parlare di Europa e non sempre in termini molto lusinghieri. Esiste un piano europeo condiviso per la protezione del territorio e delle coste, in particolare? Cosa ci può dire in proposito?

Mario Mega. Credo risalga al 1996 il primo programma europeo che mirava a favorire la gestione integrata delle coste. Il problema, come per molte strategie dell’Unione, non è nei programmi e spesso nemmeno nelle risorse, ma nel modo in cui ogni singolo Stato ne dà attuazione. In Italia si è affermato un approccio troppo conservativo, con interventi mirati soprattutto a tutelare, a vincolare, quasi a imbalsamare il territorio. E il risultato non è stato certo dei migliori, se consideriamo che, nonostante l’abusivismo edilizio, ha continuato a svilupparsi e oggi lamentiamo un dissesto idrogeologico diffuso. È un’Europa a diverse velocità, quindi, in cui non si è ancora riusciti a trovare regole di intervento condivise, che assicurino la tutela e, nel contempo consentano la massima fruizione dei territori, specie di quelli costieri. A Bari, ad esempio, ci sono associazioni e comitati che sostengono l’immodificabilità del lungomare cittadino, forse non sapendo che quell’opera duecento anni fa non esisteva e che, al suo posto, c’erano spiaggia e mare. A quel tempo furono scellerati? O bravi e coraggiosi? Oppure è adesso che non sappiamo governare i processi di crescita delle città?

 

Mauro Ferrarini. A settembre, alla Fiera di Ferrara si terrà Coast Expo, il Salone sulla protezione del mare e delle coste. Suggerisca tre buoni motivi per andare a visitarlo.

Mario Mega. Innanzitutto perché è l’unica manifestazione in Italia che affronta questi temi con un taglio di approfondimento tecnico e non di mera fiera mercato. Coast rappresenta una comunità qualificata e di eccellenza che produce dinamicità, conoscenza, concrete occasioni di business per le imprese. Il secondo motivo è che, ogni anno, vengono creati focus, appuntamenti informativi e corsi di formazione su argomenti di grande attualità, che consentono un effettivo aggiornamento a chi partecipa. Infine, perché agli incontri tecnici fa da cornice un panel di aziende e di imprese del settore che presentano i propri prodotti e attività, permettendo di entrare in contatto con i miglior player nazionali ed europei. Aggiungo una quarta motivazione di tipo non tecnico: Coast è l’occasione per visitare Ferrara e le sue bellissime testimonianze architettoniche del Rinascimento italiano.

 

L’intervista integrale all’ing. Mario Mega sarà pubblicata sul numero 3-2014 del tabloid Ingegneri di Maggioli Editore


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