Trivelle in Alto Adriatico: Sì o No?

Il Decreto Sblocca Italia è legge dello Stato. Il 5 novembre scorso l’aula di Palazzo Madama ha votato l’ennesima fiducia al Governo, approvando in modo definitivo il testo su edilizia, fisco e cantieri. 157 voti favorevoli, 110 quelli contrari, nessun astenuto.

 

Il comma 5 dell’art. 38 Misure per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali recita:

5. Le attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi di cui alla legge 9 gennaio 1991, n. 9, sono svolte a seguito del rilascio di un titolo concessorio unico, sulla base di un programma generale di lavori articolato in una prima fase di ricerca, per la durata di sei anni, prorogabile due volte per un periodo di tre anni nel caso sia necessario completare le opere di ricerca, a seguito della quale, in caso di rinvenimento di un giacimento riconosciuto tecnicamente ed economicamente coltivabile da parte del Ministero dello sviluppo economico, seguono la fase di coltivazione, per la durata di trenta anni, da prorogare per una o più volte per un periodo di dieci anni ove siano stati adempiuti gli obblighi derivanti dal decreto di concessione e il giacimento risulti ancora coltivabile, e quella di ripristino finale.

 

L’articolo 4 al comma 1 della Legge 9 gennaio 1991 n. 9 chiarisce le zone in cui è fatto Divieto di prospezione, ricerca e coltivazione:

1. La prospezione, la ricerca e la coltivazione di idrocarburi è vietata nelle acque del Golfo di Napoli, del Golfo di Salerno e delle Isole Egadi, fatti salvi i permessi, le autorizzazioni e le concessioni in atto, nonché nelle acque del Golfo di Venezia, nel tratto di mare compreso tra il parallelo passante per la foce del fiume Tagliamento e il parallelo passante per la foce del ramo di Goro del fiume Po.

 

Se in Italia siamo alla fase di approvazione della Legge che regolamenta lo sfruttamento off-shore di idrocarburi, in Croazia il Governo ha portato a termine la gara pubblica bandita lo scorso aprile, anticipando che saranno la compagnia italiana Eni, l’americana Marathon Oil e la croata governativa Ina a gestire le trivellazioni nel mare affacciato alla Laguna e alla costa veneta.

Sono stati vinti 15 dei 29 lotti messi in gara.

Gli altri 14 sono contesi tra la russa Gazprom, gli anglolandesi di Shell, la francese Total, la Noble Energy, la Turkish Petroleum, l’Hellenic Petroleum, la Jp Nippon e la Petroceltica.

 

La partita in gioco è molto interessante se si valuta che lo studio della norvegese Spectrum stima che i 12 mila chilometri quadrati dell’Adriatico croato possano custodire qualcosa come 2,8 miliardi di barili tra petrolio e gas: la Croazia potrebbe estrarre idrocarburi per un valore di trecento milioni di euro l’anno.

Il basso fondale dell’Adriatico Orientale riduce inoltre notevolmente il costo delle piattaforme per l’estrazione.

 

Veneto, Molise e Abruzzo hanno chiesto di modificare la legge che regolamenta le autorizzazioni off-shore per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in Adriatico. In particolare il Veneto solleva il problema di possibili incidenti sulle piattaforme, con gravissimi danni sull’ecosistema. Inoltre si pone l’accento sul fenomeno di subsidenza che si potrebbe andare a creare trivellando di fronte alle coste venete.

 

Di contro però c’è la storia dell’Italia, impegnata da decenni nello sfruttamento delle proprie coste: nell’Adriatico con 107 piattaforme per l’estrazione di idrocarburi, di cui 50 davanti alla costa tra Emilia Romagna e Veneto.

 

Insomma, la questione sembra ancora aperta e tra leggi e realtà la situazione non è chiara.

 

Articolo di Roberta Lazzari

 

Fonti:

Legge n.9 del 9 gennaio 1991

Decreto Legge 12 settembre 2014 n. 133

http://nuovavenezia.geolocal.it

www.leggioggi.it


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico