Tracciamento dei tetti a falda e capriate. Focus sul procedimento da seguire e i tipi di struttura

Tracciamento tetti a falda e capriate. Focus sul procedimento da seguire e i tipi di struttura

Tracciamento dei tetti a falda e capriate

L’approfondimento che segue si focalizza sul tracciamento tetti a falda e capriate.

Le coperture vengono rappresentate in pianta attraverso le linee di gronda, di colmo, di compluvio e di displuvio. Il metodo delle bisettrici, che consente di individuare l’inclinazione della copertura, è basato su una regola della geometria descrittiva secondo la quale la retta di intersezione di due piani di uguale pendenza è costituita da punti equidistanti dalle tracce dei due piani sul piano orizzontale, cioè dalla bisettrice dell’angolo formato da tali tracce.

Da questa regola discendono le seguenti conseguenze:

  • le linee di compluvio e di displuvio sono le bisettrici degli angoli formati dalle linee di gronda di falde con pendenze convergenti oppure divergenti;
  • nel caso di falde con linee di gronda parallele, la linea di colmo (sempre orizzontale) è parallela ed equidistante da esse.

Inoltre, nel caso di falde con linee di gronda non parallele, la linea di colmo è situata sulla bisettrice dell’angolo formato da tali linee di gronda. Essa è inoltre inclinata rispetto all’orizzontale.

Di seguito si riporta la procedura per il tracciamento di un tetto nel caso di due corpi di fabbrica allineati sull’asse longitudinale: iniziando dal corpo di fabbrica avente larghezza maggiore (a), si tracciano le bisettrici dei quattro angoli del rettangolo, individuando le linee di displuvio AI, BL, GL e HI.

Per i punti I e L, determinati dall’intersezione delle linee di displuvio, passa la linea di colmo (IL), parallela ai lati AB e GH; sul corpo di fabbrica di larghezza minore (b) si tracciano le bisettrici degli angoli con vertice D ed E, individuando le linee di displuvio DN e EN; si tracciano poi le bisettrici degli angoli con vertici C ed F, individuando le linee di compluvio CM ed FM. Per i punti M ed N passa la linea di colmo (MN) del corpo di fabbrica minore, parallela ai lati CD ed FE; completato il tracciamento della pianta delle falde, possono
essere disegnati i prospetti, tenendo conto degli sporti rispetto al filo di costruzione e della pendenza prevista per le falde.

tracciamento dei tetti a falda e capriate

Fig.1_Tracciamento di un tetto nel caso di due corpi di fabbrica allineati sull’asse longitudinale ©Maggioli Editore

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Tracciamento tetti a falda e capriate. Di quali parti si compone una capriata?

Le capriate di legno sono formate da due travi (puntoni) disposte secondo l’inclinazione delle falde, riunite in sommità ad un travetto verticale (monaco o ometto), e inferiormente collegate ad una trave orizzontale (catena o tirante).

Tracciamento dei tetti a falda e capriate

Fig.2_Composizione di una capriata tradizionale di legno ©Maggioli Editore

Le unioni o connessioni dei vari elementi si ottengono mediante intagli, opportunamente rinforzati con ferri piatti. Questo tipo di incavallatura, chiamato capriata semplice (generalmente realizzata di legno), può essere usato fino a una portata di 6÷7 metri.

Per coprire luci maggiori (8÷15 metri) si ricorre ad altri tipi di capriate come per esempio la capriata formata da due puntoni, da un monaco e da una catena, disposti come nelle capriate semplici e da due contraffissi o saettoni interposti fra il monaco e i puntoni (capriata palladiana).

Le capriate e profilati di acciaio possono avere forme diverse a seconda della conformazione delle falde e delle luci da coprire (da 16 fino a 40 metri). I tipi più comuni sono le capriate semplici, quelle alla “Polenceau” e quelle “a shed”, realizzate in forma di trave reticolare.

Nelle capriate di calcestruzzo armato precompresso le travi presentano una doppia pendenza ed hanno luci che vanno da 10 a 30 metri. Sono utilizzate per la copertura degli edifici industriali.

Altro tipo di capriata di calcestruzzo armato è quella utilizzata per le coperture a shed. Questi tipi di trave hanno la caratteristica forma a “ginocchio”, che permette di inserire una finestratura per l’illuminazione naturale interna. Sulle travi di calcestruzzo armato vengono sovrapposti pannelli prefabbricati per formare il piano d’appoggio del manto di copertura (lamiere grecate).

La copertura alla piemontese o alla cortinese è costituita da:

  • una trave di colmo appoggiata su capriate o direttamente su un muro di spina;
  • dei falsi puntoni disposti secondo la pendenza delle falde, a una distanza pari o inferiore a 1,5 metri, che appoggiano, superiormente, sulla trave di colmo e, inferiormente, su una banchina o dormiente (ossia una trave poggiata completamente sui muri perimetrali che non ha luce libera di inflessione ma è completamente poggiata su altre strutture per tutta la sua lunghezza).

La piccola orditura è costituita da correntini o listelli orizzontali, paralleli alle linee di gronda. Questa copertura è particolarmente usata nel caso di manti di copertura pesanti. La disposizione ravvicinata dei falsi puntoni consente, infatti, di distribuire il carico della copertura in più punti sulla muratura.

tracciamento dei tetti a falda

Fig.3_Schematizzazione della copertura alla piemontese ©Maggioli Editore

 

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La copertura alla lombarda o alla bellunese è caratterizzata dalla presenza di falsi puntoni disposti a una distanza pari o superiore a 2÷2,5 metri, su cui vengono posate, a completamento della grossa armatura, delle travi denominate arcarecci o terzere. Queste ultime sono travi disposte parallelamente alle linee di gronda e appoggiate su capriate o su muri trasversali. Sopra le terzere viene successivamente posata l’armatura secondaria. La piccola orditura è costituita da travicelli o correntini o murali, inclinati secondo la pendenza del tetto.

Tracciamento dei tetti a falda e capriate

Fig.4_Schematizzazione della copertura alla lombarda ©Maggioli Editore

Il testo sul tracciamento tetti a falda e capriate è di Valentina Puglisi e Matteo Cazzaniga.

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