Terremoto: una ricetta in 4 punti per mettere al sicuro l’Italia

Terremoto: una ricetta in 4 punti per mettere al sicuro l’Italia

Non esistono ricette miracolose e nessuno ha la pretesa (o l’arroganza) di stilare una formula magica che possa dall’oggi al domani risolvere il problema della sicurezza sismica del patrimonio edilizio nazionale. Se ne parla da tanto e, come è lecito aspettarsi, il dibattito si infiamma e torna alla ribalta puntualmente dopo ogni sconvolgente disastro come quello del Terremoto in Centro Italia. Recentemente Renzo Piano ha detto, probabilmente correttamente, che per una “soluzione” del problema ci vorranno almeno un paio di generazioni.

Ma intanto, ci pare sensata la proposta in quattro punti che Finco, la Federazione che riunisce le industrie dei prodotti dei servizi e delle opere specialistiche delle costruzioni, ha avanzato in questo giorni. Ripetiamo, non si tratta di una formula miracolosa ma di una base che, secondo la federazione “potrebbe almeno attenuare tragedie come quella accaduta lo scorso 24 agosto”. E allora vediamole assieme queste proposte che potrebbero anche essere inserite all’interno della prossima Legge di Stabilità 2017 la cui discussione partirà, come di consueto, in autunno.

Primo ingrediente: un orizzonte certo per le detrazioni

Il primo ingrediente della ricetta è quasi scontato. Sarebbe il caso di rendere finalmente stabili le detrazioni fiscali “importanti”, quelle del 65% per intenderci, senza dovere assistere ogni anno al solito balletto “proroga delle detrazioni sì, proroga delle detrazioni no. Dal momento che, purtroppo, la ripresa economica stenta a decollare con forza, un orizzonte stabile per cui programmare le opere di messa in sicurezza degli edifici sarebbe senz’altro un incentivo ulteriore a rendere sicure le nostre case. Sempre che poi, va detto, non si debba assistere a squallide vicende come la “messa a norma antisismica” della scuola di Amatrice che è collassata come un castello di carta. Il discorso inoltre di chiamare Bonus Casa, anziché Ecobonus l’incentivo per la messa in sicurezza sismica degli edifici non è poi così secondario o banale come si potrebbe pensare. La capacità di “comunicare” efficacemente con i cittadini è essenziale e anche questa piccola variazione potrebbe essere utile.

Secondo ingrediente: tutta l’Italia è sismica

Oggi gli incentivi fiscali per l’adeguamento sismico del costruito sono fruibili da coloro che possiedono edifici che insistono nelle zone di pericolosità sismica 1 e 2, ossia le più esposte al rischio di terremoto. Finco propone di estendere la possibilità di usufruire delle agevolazioni anche per le altre zone (la 3 e la 4) meno soggette al pericolo, ma non esenti.

Il ragionamento alla base di questa richiesta è semplice: “se le stesse Norme Tecniche per le Costruzioni” – scrive Finco – “rendono obbligatoria una progettazione che tenga conto degli effetti sismici in tutti gli edifici del Paese, non si capisce perché alcune zone non dovrebbero poter fruire di tale detrazione volta a fronteggiare appunto l’insicurezza sismica”.

Terzo ingrediente: assicurazione obbligatoria antisismica

Il terzo ingrediente proposto da Finco non sarà certamente gradito al palato di Assoedilizia. Parliamo dell’assicurazione obbligatoria del fabbricato dai rischi sismici. Oggi il patrimonio edilizio che può contare su una polizza è residuale (si parla di appena l’1% del totale). Il motivo, evidenziano dalla Federazione degli industriali delle costruzioni, è anche dovuto al fatto che non esistono supporti adeguati a spingere i cittadini a compiere tale passo. Parliamoci chiaro: gli italiani, popolo di proprietari di casa, in questi anni non hanno avuto tanta possibilità di mettere da parte risorse finanziarie e il bene “Casa” è stata sempre un comodo “Bancomat” da cui attingere con balzelli, tasse e imposte varie un congruo tesoro per le casse statali.

Quali strumenti? Per esempio la possibilità di portare in detrazione le spese della polizza, non solo a livello di singolo manufatto, ma anche di blocco o condominio attraverso maggioranze semplificate. Il costo dovrebbe essere calmierato a non più di 100-150 euro l’anno e, soprattutto, dovrebbe essere predisposta una polizza standard “che assicuri i proprietari di immobili, uffici ed aziende di non incorrere in franchigie, esclusioni o altre eccezioni inappropriate o vessatorie”. Insomma: l’assicurazione deve essere un ombrello che venga aperto nel caso del bisogno e non uno che venga chiesto indietro quando inizia a piovere!

Quarto ingrediente: le nuove NTC

Ultimo ingrediente della ricetta proposta da Finco sarebbe quella di vedere finalmente licenziato il testo delle nuove norme tecniche per le costruzioni, approvate dal Consiglio superiore dei Lavori pubblici a novembre del 2014 e rimaste poi impantanate in un acquitrino di interessi e discussioni infinite fino a oggi. Pare, e si badi, pare che siamo a una svolta: il nuovo testo insieme con la circolare esplicativa delle NTC dovrebbe vedere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale entro la fine dell’anno.

Conclusioni

Come si vede, non si tratta di soluzioni miracolistiche, ma di proposte che si ritengono di buon senso e che possono e anzi devono essere integrate con le altre che arrivano dai vari attori della filiera. Si pensi, ad esempio, alla istituzione del fascicolo del fabbricato di cui abbiamo parlato più volte sia su queste pagine, sia sul sito amico di Ediltecnico con le riflessioni dell’ing. Mecatti.

Sempre Finco, per esempio, propone all’interno della propria proposta “Per un’Italia più bella e più sicura” di effettuare una due diligence del costruito per “onde rilevare lo stato di sicurezza sismico dei fabbricati”. In questo senso non possiamo fare a meno di pensare anche alle linee guida per la valutazione della vulnerabilità sismica approntate da ISI (Ingegneria Sismica Italiana) e non ancora diffuse.

Credits immagine: lifegate.it

Progetti svolti in materia di strutture antisismiche

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