Terremoto Albania 2019. Ai satelliti Sentinel-1 non sfugge niente

Terremoto Albania 2019. Ai satelliti Sentinel-1 non sfugge niente

Terremoto Albania 2019

Il bilancio del terremoto Albania 2019, verificatosi la notte dello scorso 26 novembre 2019, è disastroso. Al momento si contano 51 vittime: 24 persone a Durazzo, 26 a Thumana ed una a Tirana, mentre i feriti sono oltre 600. Sul conto, degli edifici che hanno subito danneggiamenti, il numero è di 2.300 edifici, dei quali 1.465 nella sola capitale Tirana.

L’INGV ha emanato il bollettino terremoto Albania 2019 che parla di un evento sismico di magnitudo Mw 6.2 registrato, per l’esattezza, nell’area della Costa Albanese settentrionale (Albania) il 26 novembre 2019 alle ore 02:54:11 (UTC) ora abanese, corrispondente all’ora italiana 03:54:11 (UTC +01:00) con coordinate geografiche (lat, lon) 41.4, 19.52 ad una profondità di 22 km.

Forse superfluo ricordare che tra tutti i disastri naturali, i terremoti rappresentano senza dubbio gli eventi più devastanti per via del numero di vittime e per danni che possono verificarsi. Se si analizza la situazione avutasi nell’ultimo millennio in Italia, sono oltre 30 mila gli eventi sismici di media e forte intensità, di cui più di 200 disastrosi. Per questi motivi, sin dall’inizio dell’era moderna, si è ritenuto necessario sviluppare appropriati codici di progettazione antisismica. In Italia, infatti, le principali normative tecniche sulle costruzioni in materia antisismica sono quasi sempre state emanate in seguito al verificarsi di eventi purtroppo drammatici.

In Albania, la normativa vigente in termini di antisismica risale al 1989 ed è l’Albanian Seismic Code KTP-89. Senza dimenticare la valenza dell’Eurocodice 8 dedicato all’aspetto sismico e che si collega agli altri nove in relazione al materiale utilizzato (calcestruzzo, acciaio, legno, geotecnica), di più nuova concezione rispetto al Code KTP-89.

Tuttavia non essendo obbligatori e non prestandosi ad una facile lettura, gli Eurocodici, a volte lasciano grossi dubbi nelle interpretazioni e trovano una limitata applicazione  nonostante costituiscono un riferimento essenziale nella progettazione strutturale in tutta Europa.

Cosa ha scatenato il sisma? L’INGV fa sapere che a scatenare il terremoto Albania 2019 è stata una faglia dalla lunghezza di 85 chilometri che si estende da Nord-Ovest e Sud-Est fra le città di Durazzo e Lushnje e che non si è completamente attivata.

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Terremoto Albania 2019. Con Sentinel-1 registrato il sollevamento del suolo di 10 cm

terremoto Albania 2019

Mappa della deformazione del suolo ottenuta sulla base dei dati dei satelliti europei Sentinel 1 (fonte: INGV/Laboratorio Geosar, Geohazards)

Il sisma ha determinato il sollevato del suolo di circa 10 centimetri vicino alla città di Durazzo, area notoriamente sismica. La deformazione è testimoniata dalle immagini radar riprese dai satelliti Sentinel-1 del programma europeo Copernicus dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Commissione Europea. Le immagini, sono state poi analizzate dai sismologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Il veicolo spaziale, costruito dal consorzio guidato da Thales Alenia Space con Astrium Germany e Astrium UK, è un satellite stabilizzato a tre assi. Il satellite è dotato di due ali a schiera solare in grado di produrre 5 900 W (a fine vita) da conservare in una batteria modulare.

I Radar ad apertura sintetica (Sar) hanno permesso di misurare la deformazione del suolo. Stessa cosa è accaduta per gli eventi sismici che si sono verificati nel 2009 a L’Aquila, nel 2012 in Emilia Romagna e nel 2013 in Lunigiana. Nello specifico, la deformazione è stata misurata dalla piattaforma online Geohazard-tep, sviluppata dall’Esa. Le immagini radar acquisite dai satelliti Sentinel-1 dalla stessa posizione, prima e dopo il terremoto, sono state fondamentali. Difatti il confronto fra le due immagini ha permesso di ottenere un interferogramma, ossia la mappa dello spostamento del suolo.

Questa è stata ottenuta anche sulla base del segnale elettromagnetico emesso dal satellite, riflesso dalla superficie terrestre e catturato dal sensore, che nell’immagine ottenuta viene rappresentato con diversi cicli di colore. Ogni ciclo (o frangia) rappresenta uno spostamento della superficie terrestre lungo la linea di vista del satellite di mezza lunghezza d’onda del segnale emesso.

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Terremoto Albania 2019: l’analisi dall’INGV

La litosfera (lo stato più esterno della Terra) essendo suddivisa in blocchi (placche) in continuo movimento soggetti a sforzi di trazione, compressione e scorrimento, causa l’attività sismica.

Come spiegato dall’INGV: “il bacino del Mediterraneo si trova in corrispondenza di un complesso “puzzle” di placche e microplacche, di cui alcune tendono a scontrarsi fra loro. Questo è ciò che si verifica fra la litosfera adriatica e quella eurasiatica nell’area del terremoto del 26 novembre 2019. Questo scontro tra due blocchi litosferici è all’origine della formazione delle catene montuose (Dinaridi, Albanidi ed Ellenidi) che si trovano sul lato orientale del Mare Adriatico. Tramite indagini geologiche o analisi di dati satellitari siamo oggi in grado di stabilire che la velocità di convergenza di queste placche è di alcuni millimetri all’anno e da questo siamo anche in grado di stimare il numero medio di terremoti forti che potranno accadere nell’area in un intervallo di 300-500 anni (Carafa et al., 2015)”.

La faglia, responsabile del sisma, fa parte delle strutture responsabili della deformazione e accavallamento dei sedimenti che costituiscono il nucleo della catena delle Albanidi.

Ad amplificare gli effetti, secondo gli esperti, le condizioni geologiche della regione, in quanto in Albania si trovano bacini di sedimenti non consolidati, nei quali l’ampiezza delle onde sismiche può aumentare anche di 4 o 5 volte rispetto a quella che si avrebbe in un suolo roccioso e consolidato.

Le onde sismiche del terremoto Albania 2019 hanno attraversato tutto il territorio italiano in circa 15 minuti. Ogni cerchio rappresenta l’ampiezza normalizzata della componente verticale dell’onda sismica registrata in alcune stazioni sismiche e filtrata tra 6 e 200 secondi di periodo. Il colore di ogni simbolo quindi identifica la velocità del movimento del suolo verso l’alto (blu) e verso il basso (rosso). Colori più intensi indicano maggiore velocità.Il sismogramma di riferimento (sulla sinistra) è stato registrato nella stazione di CAPA (Cerignola, FG) identificata nella mappa attraverso un quadrato rosso [INGV].

Guarda l’animazione che mostra la propagazione preferenziale lungo regioni italiane.

Immagine di copertina © Copyright ANSA/EPA

Per maggiori informazioni esa.int e ingv.it

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