Terre e Rocce da Scavo: Tra art. 41-bis e DM 161 alcune zone d’incertezza

Come noto, con l’avvento della l. 98/2013 che ha convertito il d.l. 69/2013 (il c.d. Decreto del Fare) sono stati chiariti alcuni importanti punti relativi all’ambito di applicazione del d.m. 161/2012 sulle terre e rocce da scavo (materiali da scavo).

 

Difatti, l’art. 41, comma 2, della legge 98 cit. ha previsto che il citato decreto si applica solo ai materiali da scavo “che provengono da attività o opere soggette a valutazione d’impatto ambientale o ad autorizzazione integrata ambientale”, mentre il successivo art. 41-bis ha introdotto una disciplina relativa ad altri casi. Quali? Questa norma, nel derogare al decreto ministeriale, rinvia all’art. 184-bis del T.U. Ambiente (come, peraltro, modificato dall’art. 41 cit.) sui sottoprodotti per la gestione di terre e rocce da scavo “in relazione a quanto disposto dall’art. 266, comma 7, del d.lgs. 152/06 e s.m.i.”, quindi ai c.d. piccoli cantieri, cioè quegli stabilimenti che ottengono, quali sottoprodotti dello scavo, non più di 6.000 mc di materiale.

 

In questo modo, un dato assolutamente certo è che il regime del DM 161/2012 si applica alle opere i cui progetti sono sottoposti a VIA e/o la cui attività è soggetta ad AIA; altrettanto sicuro è che i cantieri di piccole dimensioni seguono l’art. 41-bis  e, quindi, il T.U. Ambiente stante il richiamo all’art. 266 e l’abrogazione della precedente, apposita disciplina, riportata nell’art. 8-bis del d.l. 43/2013 (abrogato, appunto, dall’art. 41-bis).

 

Quello che non è immediatamente chiaro alla lettura delle norme è quale disciplina sarebbe corretto applicare ai casi di opere soggette a VIA o AIA ma con modeste quantità di terre/rocce e, soprattutto, opere non soggette a VIA o AIA ma con ingenti quantitativi di escavato. Sulle prime, sembra dirimente il criterio VIA/AIA, per cui se l’opera vi è soggetta si rientra nel d.m. 161/2012: in questo senso le norme surriferite portano a ritenere. Nel caso contrario (no VIA e molte terre) si dovrebbe, a rigore, ricadere nell’art. 41-bis. Ma è davvero questa l’intenzione del legislatore?

 

È davvero opportuno gestire grandi quantitativi in regime derogatorio (al DM) solo per la mancanza della VIA (o AIA)? Nell’oscurità della legge, le Agenzie regionali per l’ambiente (ARPA) sono intervenute propendendo per questa soluzione: secondo l’ARPA Lombardia l’art. 41-bis si applica a tutti i materiali da scavo provenienti da opere non soggette a VIA/AIA “indipendentemente dal volume di scavo da riutilizzare”; analogamente, lo stesso vale per il decreto ministeriale 161/2012, indissolubilmente legato alle opere soggette a VIA/AIA senza guardare ai quantitativi (nello stesso senso, ARPA Toscana, al cui sito web si rimanda: www.arpat.toscana.it). 


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico