Terre e rocce da scavo: dall’art. 186 TUA al DM 161/2012

Dalla data di entrata in vigore del d.m. 161/2012 (6 ottobre 2012) è abrogato l’art. 186 del d.lgs. 152/2006 e s.m.i. e tutte le normative regionali ad esso afferenti (ad esempio, in Veneto la d.g.r.v. 2424/2008).

 

Nell’art. 186 del d.lgs. 152/2006 e s.m.i venivano riportate le caratteristiche che le terre e rocce da scavo (quali sottoprodotti) dovevano avere affinché potessero essere utilizzate per reinterri, riempimenti, rimodellazioni e rilevati piuttosto che in processi industriali.

 

Nel d.m. 161/2012 cambia il punto di vista e vengono stabiliti i criteri qualitativi da soddisfare affinché i materiali di scavo siano considerati sottoprodotti e non rifiuti. Esso si applica alla gestione dei materiali da scavo. Restano esclusi i rifiuti provenienti direttamente dall’esecuzione di interventi di demolizione di edifici o altri manufatti preesistenti, la cui gestione è disciplinata ai sensi della Parte Quarta del d.lgs. 152/2006 e s.m.i.

 

Il sottoprodotto del d.m. 161/2012 è il materiale da scavo che risponde ai seguenti requisiti:
a) è generato durante la realizzazione di un’opera, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale materiale;
b) il materiale da scavo è utilizzato, in conformità al Piano di Utilizzo:

1) nel corso dell’esecuzione della stessa opera, nel quale è stato generato, o di un’opera diversa, per la realizzazione di reinterri, riempimenti, rimodellazioni, rilevati, ripascimenti, interventi a mare, miglioramenti fondiari o viari oppure altre forme di ripristini e miglioramenti ambientali;

2) in processi produttivi, in sostituzione di materiali di cava;
c) il materiale da scavo è idoneo ad essere utilizzato direttamente, ossia senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
d) il materiale da scavo, per le modalità di utilizzo specifico di cui alla precedente lettera b), soddisfa i requisiti di qualità ambientale.

 

Queste condizioni sono comprovate dal proponente nel Piano di Utilizzo.

 

Il d.m. 161/2012 si compone di 16 articoli e 9 allegati, che approfondiscono le tematiche quali il campionamento in fase di progettazione e in fase esecutiva, le procedure di caratterizzazione per accertare la qualità ambientale, i contenuti del Piano di Utilizzo e della Dichiarazione di Avvenuto Utilizzo, il nuovo formulario di trasporto.

 

Il nuovo documento da consegnare in fase di progettazione (o comunque prima di iniziare le operazioni di scavo) è il Piano di Utilizzo.
Il Piano di Utilizzo del materiale da scavo è presentato dal proponente all’Autorità competente almeno 90 giorni prima dell’inizio dei lavori per la realizzazione dell’opera.

 

Il proponente trasmette il Piano di Utilizzo all’Autorità competente redatto in conformità anche solo per via telematica. La sussistenza dei requisiti è attestata dal Legale Rappresentante della persona giuridica o dalla persona fisica proponente l’opera, mediante una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.
L’Autorità competente può chiedere, in un’unica soluzione entro 30 giorni dalla presentazione del Piano di Utilizzo, integrazioni alla documentazione presentata.
Durante l’indagine ambientale si possono riscontrare le seguenti situazioni (estratte direttamente dal d.m. 161/2012):

 

Concentrazioni di elementi e composti < Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) di cui alle colonne A e B
Nel caso in cui per il materiale da scavo il Piano di Utilizzo dimostri che le concentrazioni di elementi e composti non superino le Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) di cui alle colonne A e B, con riferimento alla specifica destinazione d’uso urbanistica del sito di produzione e del sito di destinazione, l’Autorità competente, entro 90 giorni dalla presentazione del Piano di Utilizzo o delle eventuali integrazioni, approva il Piano di Utilizzo o lo rigetta.

 

L’Autorità competente ha la possibilità di chiedere all’Agenzia regionale di protezione ambientale (ARPA) o all’Agenzia provinciale di protezione ambientale (APPA), con provvedimento motivato, entro 30 giorni dalla presentazione della documentazione o dell’eventuale integrazione, di verificare, sulla base del Piano di Utilizzo ed a spese del proponente, la sussistenza dei requisiti (quest’opportunità, che restituisce un ruolo chiave all’ARPA, si configura come molto probabile).

 

L’ARPA, o APPA, può chiedere al proponente un approfondimento d’indagine in contraddittorio, ed accerta entro 45 giorni la sussistenza dei requisiti, comunicando gli esiti all’Autorità competente. Decorso il termine di 90 giorni dalla presentazione del Piano di Utilizzo all’Autorità competente o delle eventuali integrazioni, il proponente gestisce il materiale da scavo nel rispetto del Piano di Utilizzo, fermi restando gli obblighi previsti dalla normativa vigente per la realizzazione dell’opera.

 

Concentrazioni di elementi e composti > Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) di cui alle colonne A e B – Fenomeni naturali
Nel caso in cui, per fenomeni naturali, nel materiale da scavo le concentrazioni degli elementi e composti superino le CSC di cui alle colonne A e B, è fatta salva la possibilità che le concentrazioni di tali elementi e composti vengano assunte pari al valore di fondo naturale esistente per tutti i parametri superati. In fase di predisposizione del Piano di Utilizzo, il proponente segnala il superamento all’Autorità competente, presentando un piano di accertamento per definire i valori di fondo da assumere.

 

Il piano è eseguito in contraddittorio con l’ARPA, o APPA, competente per territorio. L’utilizzo del materiale da scavo sarà consentito nell’ambito dello stesso sito di produzione. Nell’ipotesi di utilizzo in sito diverso rispetto a quello di produzione ciò dovrà accadere in un ambito territoriale con fondo naturale con caratteristiche analoghe e confrontabili per tutti i parametri oggetto di superamento nella caratterizzazione del sito di produzione.

 

Sito oggetto di interventi di bonifica
Nel caso in cui il sito di produzione interessi un sito oggetto di interventi di bonifica i requisiti sono individuati dall’ARPA o dall’APPA competente per territorio. L’ARPA o APPA, entro 60 giorni dalla data della richiesta, comunica al proponente se per i materiali da scavo, ivi compresi i materiali da riporto, i valori riscontrati per tutti gli elementi e i composti non superano le CSC di cui alle colonne A e B, con riferimento alla specifica destinazione d’uso urbanistica del sito di destinazione indicata dal Piano di Utilizzo. In caso di esito positivo, il proponente può presentare il Piano di Utilizzo.

 

Il Piano di Utilizzo definisce la durata di validità del piano stesso. L’inizio dei lavori deve avvenire entro due anni dalla sua presentazione.
Allo scadere dei termini, viene meno la qualifica di sottoprodotto del materiale da scavo con conseguente obbligo di gestire il materiale come rifiuto.
Entro i 2 mesi antecedenti la scadenza dei termini, può essere presentato un nuovo Piano di Utilizzo che ha la durata massima di un anno.

 

Contenuti del Piano di Utilizzo
Il Piano di Utilizzo indica che i materiali da scavo derivanti dalla realizzazione di opere o attività manutentive saranno utilizzate, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi purché esplicitamente indicato.

 

Il Piano di Utilizzo deve definire:
1. ubicazione dei siti di produzione dei materiali da scavo (volumi in banco suddivisi nelle diverse litologie);
2. ubicazione dei siti di utilizzo e individuazione dei processi industriali di impiego dei materiali da scavo (volumi di utilizzo suddivisi nelle diverse tipologie e sulla base della provenienza dai vari siti di produzione). I siti e i processi industriali di impiego possono essere alternativi tra loro;
3. operazioni di normale pratica industriale finalizzate a migliorare le caratteristiche merceologiche, tecniche e prestazionali dei materiali da scavo per il loro utilizzo;
4. modalità di esecuzione e risultanze della caratterizzazione ambientale dei materiali da scavo eseguita in fase progettuale, indicando in particolare:
– i risultati dell’indagine conoscitiva dell’area di intervento con particolare attenzione alle attività antropiche svolte nel sito;
– le modalità di campionamento, preparazione dei campioni ed analisi con indicazione anche delle tecniche di scavo che si prevedono di adottare;
– indicazione della necessità o meno di ulteriori approfondimenti in corso d’opera;
1. ubicazione degli eventuali siti di deposito intermedio, con l’indicazione dei tempi di deposito;
2. individuazione dei percorsi previsti per il trasporto del materiale da scavo (dai siti di produzione, alle aree di caratterizzazione, aree di deposito in attesa di utilizzo, ai siti di utilizzo e processi industriali di impiego) ed indicazione delle modalità di trasporto previste (a mezzo strada, ferrovia, nastro trasportatore, ecc.).

 

Il Piano di Utilizzo deve avere anche i seguenti elementi per tutte i siti interessati (dalla produzione alla destinazione, ivi comprese aree temporanee, viabilità, ecc):
1. inquadramento territoriale (denominazione dei siti, ubicazione dei siti, estremi cartografici da Carta Tecnica Regionale, corografia, planimetrie con impianti, sottoservizi sia presenti che smantellati e da realizzare);
2. inquadramento urbanistico (individuazione della destinazione d’uso urbanistica attuale e futura);
3. inquadramento geologico ed idrogeologico (descrizione del contesto geologico della zona, ricostruzione stratigrafica del suolo/sottosuolo, descrizione del contesto idrogeologico della zona, livelli piezometrici degli acquiferi principali, direzione di flusso);
4. descrizione delle attività svolte sul sito (uso pregresso del sito, definizione delle aree a maggiore possibilità di inquinamento e dei possibili percorsi di migrazione, identificazione delle possibili sostanze presenti, risultati di eventuali pregresse indagini ambientali);
5. piano di campionamento e analisi (descrizione delle indagini svolte, localizzazione dei punti mediante planimetrie, elenco delle sostanze da ricercare, descrizione delle metodiche analitiche).

 

Dichiarazione di avvenuto Utilizzo
L’avvenuto utilizzo del materiale escavato in conformità al Piano di Utilizzo è attestato dall’esecutore all’autorità competente, mediante una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.
Il deposito o altre forme di stoccaggio di materiali escavati non costituiscono un utilizzo.
La dichiarazione di avvenuto utilizzo è conservata per cinque anni.

 

Periodo di transizione
Entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del DM 161/2012, i progetti per i quali è in corso una procedura ai sensi e per gli effetti dell’art. 186 D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., possono essere assoggettati alla disciplina prevista dal nuovo regolamento con la presentazione di un Piano di Utilizzo. Decorso tale termine senza che sia stato presentato un Piano di Utilizzo, i progetti sono portati a termine secondo la procedura prevista dall’art. 186 D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.

 

Osservazioni
Nell’analizzare il decreto sulle terre e rocce da scavo nella sua interezza vengono alla mente delle osservazioni.

 

1. Nel d.lgs. 152/2006 e s.m.i. le terre e rocce da scavo non utilizzate nel rispetto delle condizioni dell’art. 186, erano sottoposte alle disposizioni in materia di rifiuti di cui alla Parte Quarta del decreto. Nel d.m. 161/2012 i sottoprodotti smettono di essere considerati tali (passando quindi allo status di rifiuti) se viene meno uno degli adempimenti previsti dal Piano di Utilizzo. Quindi il rischio di incorrere in un reato penale è aumentato, essendo lo stesso Piano di Utilizzo non di facile redazione?

 

2. Per tutti i lavori/progetti non ancora arrivati alla fase esecutiva occorre provvedere all’implementazione del Piano di Utilizzo (con i conseguenti ritardi all’esecuzione stessa degli scavi)?

 

3. Procedura semplificata: nell’Allegato 4 Procedure di caratterizzazione chimico-fisiche e accertamento delle qualità ambientali si fa presente che per scavi di entità compresa tra i 6.000 e i 150.000 mc non occorre provvedere ad analizzare tutte le sostanze indicatrici. Allo stato attuale per scavi inferiori a 6.000 mc invece occorre provvedere ad analizzarle tutte? Ovviamente è una situazione temporanea, in attesa della normativa specifica per scavi di piccole dimensioni (attualmente vi è un Disegno di Legge al vaglio delle Autorità).

 

Sono in previsione dei convegni (anche ad Ecomondo 2012) per far chiarezza su diversi aspetti del nuovo Regolamento che ad oggi risultano essere il frutto di una stesura forse un po’ troppo affrettata per quello che invece è un aspetto assolutamente delicato da normare nel migliore dei modo (il che non vuol dire in modo troppo macchinoso).

 

Articolo dell’ing. Roberta Lazzari


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