I professionisti sono gli attori, i protagonisti fondamentali nell’ambito dei titoli edilizi e procedure abilitative come CILA e SCIA, principalmente in quelli sottoposti alla forma dell’autodichiarazione, ma in larga parte, anche in quelli sottoposti al regime del rilascio in forma espressa di atti da parte della pubblica amministrazione.

I soggetti dell’attività edilizia, in generale, sono:

Sia le imprese che i professionisti hanno responsabilità relativamente alla corretta realizzazione delle opere edilizie assentite e si assumono a tal riguardo le responsabilità, penali, amministrative, civili e deontologiche.

Il ruolo del professionista è sempre più importante nella fase gestionale del procedimento amministrativo. Ormai da quasi trenta anni, il legislatore, in un intento di semplificazione e snellimento burocratico, ha stabilito funzioni del pubblico e del privato, in una logica di acceleramento dei tempi procedurali in questo indirizzo:

IFnfine la pubblica amministrazione ritorna nella fase finale, per esercitare una funzione di controllo e di eventuale azione repressiva nei confronti di abusi edilizi, ove necessario, verificando il contenuto degli asseveramenti e le dichiarazioni.

Titoli edilizi. Quale ruolo e quali responsabilità spettano al tecnico?

Il professionista svolge i seguenti ruoli:
• asseveramento di tutti i titoli edilizi (SCIA, permesso di costruire, sanatorie edilizie, dichiarazioni in genere, ecc.);
• asseveramento della segnalazione certificata di agibilità dei fabbricati o similare in relazione alla specifica e diversa legislazione regionale;
• in qualità di direttore dei lavori, assume la responsabilità relativamente alla corretta realizzazione delle opere in conformità ai relativi titoli edilizi.

L’art. 19, comma 6 della L. n. 241/1990 e l’art. 20, comma 13 del d.P.R. n. 380/2001 letteralmente recitano: “Ove il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, nelle dichiarazioni o attestazioni o asseverazioni […] dichiara o attesta falsamente l’esistenza dei requisiti o dei presupposti di cui al medesimo comma è punito con la reclusione da uno a tre anni”.

Normativa che ha aumentato competenze e responsabilità del tecnico asseverante, è stata la modifica dell’art. 19 della legge n. 241/1990, apportata dalla L. n. 122/2010 con la sostituzione della DIA con la SCIA, ha comportato le seguenti modifiche:

In conclusione, la disciplina della SCIA sposta ancora di più rispetto alla DIA, i compiti istruttori a carico del privato, aggravando gli oneri e le responsabilità a carico del “dichiarante” con particolare riferimento al tecnico professionista asseverante. Infatti, si può parlare di ulteriore “privatizzazione della funzione istruttoria”, ancora di più svolta dal soggetto privato.

Leggi anche: Progettista e vizi opera. Come tutelarsi e muoversi tra le responsabilità civili?

Normativa. Cosa è cambiato negli ultimi anni?

La modifica dell’art. 19 della legge n. 241/1990, apportata dalla L. n. 122/2010 comporta ulteriori considerazioni, infatti:

Pertanto, in generale si può ragionevolmente affermare che in relazione alle modifiche normative intervenute negli ultimi anni sono state incrementate le responsabilità del professionista, in qualità di tecnico asseverante, per le seguenti ragioni:

In sostanza è stata eliminata la frase “nel caso in cui la verifica in ordine a tale conformità non comporti valutazioni tecnico-discrezionali”.
Pertanto, secondo le nuove disposizioni diversamente dal passato, la relazione asseverata del professionista è dovuta anche in presenza di valutazioni tecnico discrezionali e quindi è stato esteso l’ambito delle competenze dell’asseveramento con le conseguenti ulteriori responsabilità;

Infatti, il dirigente della pubblica amministrazione rilascia il provvedimento in forma espressa ad esempio il permesso di costruire ed inserisce nel provvedimento la nota formula “fatti salvi e riservati i rapporti fra terzi”. Pertanto, si assume una responsabilità unicamente sotto il profilo pubblicistico, cioè di verifica della conformità urbanistico-edilizia, non anche relativamente alle norme del diritto privato, quali quelle civilistiche, ad esempio distanze, affacci, servitù, situazioni legate al riconoscimento di diritti di natura privatistica, ecc., che rimette alla decisione della giustizia ordinaria.
Il professionista assevera la relazione di conformità a tutto il quadro normativo e regolamentare e non inserisce la nota formula “fatti salvi e riservati i rapporti fra terzi”.

Pertanto si assume una più ampia responsabilità, sia sotto il profilo pubblicistico, cioè di verifica di conformità urbanistico-edilizia, ma anche relativamente al diritto privato, cioè alle norme civilistiche, finalizzate al riconoscimento di diritti di natura privatistica, per le quali in caso di errore può essere chiamato a risponderne, in termini di danni civili, da parte della propria committenza.

Le responsabilità del tecnico asseverante sono:

Continua a leggere su:

La disciplina edilizia e paesaggistica dopo il c.d Madia SCIA 2 e il d.P.R. 31/2017

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Semplificazioni in materia edilizia: a che punto siamo? Se è vero che nel complesso dell’Agenda del Governo per le semplificazioni il 90% delle scadenze previste è stata rispettata (cittadinanza digitale, welfare e salute, fisco, impresa); è altrettanto vero che in materia edilizia alcune azioni di snellimento per professionisti e privati hanno subito dei ritardi.

In base all’ultimo monitoraggio sullo stato di attuazione delle semplificazioni in edilizia (e non solo), vediamo di fornire ai nostri lettori il cronoprogramma aggiornato delle sei iniziative particolari previste per il settore.

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Modelli unici semplificati

L’obiettivo è quello di sostituire i moduli utilizzati per la presentazione delle pratiche edilizie nei vari Comuni (diversi in ognuno di essi) con dei modelli standardizzati, da adeguare solo dove è necessario alle specificità regionali.

A dicembre 2014 sono stati adottati i modelli unici semplificati per la Comunicazione di inizio lavori (CIL) e per la Comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA) per l’edilizia libera. Oggi tutte le Regioni a statuto ordinario hanno adottato la nuova modulistica.

A luglio dello scorso anno è stato approvato anche il modello unico della DIA alternativa al permesso di costruire. Tale modulistica a oggi risulta adottata nelle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Liguria, Lombardia, Puglia, Veneto, Lazio e Piemonte.

A livello comunale, sui dati ISTAT, risulta che la modulistica unica è stata adottata da circa il 70% dei Comuni italiani.

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Operatività del SUE (sportello unico edilizia)

Obiettivo: un unico interlocutore a cui progettisti, cittadini e imprese possano rivolgersi per il rilascio dei titoli edilizi senza la necessità di richiedere pareri, nulla osta et similia a tante amministrazioni diverse.

Sono state realizzate le attività di monitoraggio sull’operatività degli Sportelli unici per l’edilizia attraverso una indagine su un campione di circa 1.300 Comuni. I tempi di marcia sono in linea con il cronoprogramma stabilito dall’Agenda. Di seguito i risultati dell’indagine:

– circa il 46% dei Comuni intervistati ha istituito il SUE (nell’89% dei casi il SUE è organizzato in forma singola);

– nei Comuni che hanno istituito (o aderito ad) un SUAP, le funzioni di SUE e SUAP non sono unificate nel 70% dei casi (in queste circostanze le funzioni di edilizia produttiva sono gestite prevalentemente dai SUAP);

– in oltre l’80% dei casi il SUE acquisisce d’ufficio i documenti e le informazioni già in possesso della pubblica amministrazione;

– la percentuale dei casi in cui il SUE acquisisce, anche da amministrazioni diverse dal Comune, i pareri e le autorizzazioni preliminari necessarie per avviare l’intervento edilizio si colloca tra il 75‐90%;

il 50% dei SUE acquisisce l’istanza on‐line;

– il 55% dei SUE ha un sistema informatizzato di back‐office per la gestione documentale e procedimentale delle pratiche edilizie.

Autorizzazione paesaggistica semplificata

In questo caso, l’Agenda per la semplificazione prevede che si adotti un regolamento semplificato per gli interventi di lieve entità con la prospettiva di eliminare l’autorizzazione per determinati interventi “minimi”.

Il regolamento è ormai in uno stadio avanzato di predisposizione.

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Procedure preliminari

Per quanto riguarda i titoli abilitativi rilasciati si evidenzia, rispetto alla rilevazione effettuata nel 2013: una riduzione consistente (circa il 55%) dei permessi di costruire; un aumento delle SCIA; si rileva inoltre la diffusione dell’edilizia libera. Ciò permette di evidenziare un positivo impatto delle semplificazioni introdotte con i decreti Del Fare e Sblocca Italia.

Permane una situazione di criticità per quel che riguarda l’agibilità: i dati provvisori evidenziano l’elevato numero di certificati di agibilità e lo scarso ricorso alle attestazioni (26% dei casi); ciò mostra come la differenziazione dei regimi nelle Regioni abbia limitato l’efficacia della semplificazione introdotta con il decreto del Fare.

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Procedure edilizie online

La modulistica standardizzata e le specifiche tecniche sono state realizzate per favorirne la piena digitalizzazione e la possibilità di compilare online istanze, segnalazioni e comunicazioni. In questo caso i tempi si sono allungati. A marzo dello scorso anno è stato definito il documento di pianificazione. Entro la fine dell’anno dovranno essere individuate le specifiche di interoperabilità della modulistica unica, così come si dovrà concludere la rilevazione dello stato dell’arte delle procedure edilizie già online al fine di individuare dei casi virtuosi e delle best practice da replicare su scala nazionale.

Da gennaio ad aprile di quest’anno, infine, sono state definite linee guida, modelli e percorsi attuabili per rendere operativi i sistemi di compilazione online su tutto il territorio nazionale.

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Regolamento edilizio unico

L’obiettivo è noto: un unico regolamento edilizio valido su tutto il territorio nazionale in sostituzione delle regole vigenti attualmente, diverse da Comune a Comune. Si attendeva la pubblicazione del regolamento unico entro maggio, ma i tempi sono destinati ad allungarsi.

A oggi sono state individuate solo le 42 definizioni uniformi, lavoro che ha richiesto il consenso di tutti gli attori coinvolti con un rallentamento sensibile dei tempi di attuazione.

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In materia di altezze massime, quale edificio deve considerarsi circostante rispetto a quello nuovo costruendo, ai fini dell’operatività dell’art. 8 del d.m. 2 aprile 1968, n. 1444? Proviamo a rispondere a questo quesito con il seguente post.

 

Anzitutto, l’art. 8 del decreto 1444/1968 dispone, per le zone A, che per le eventuali trasformazioni o nuove costruzioni che risultino ammissibili, l’altezza massima di ogni edificio non può superare l’altezza degli edifici circostanti di carattere storico-artistico.

 

Per le zone B, invece, il medesimo articolo dispone che l’altezza massima dei nuovi edifici non può superare l’altezza degli edifici preesistenti e circostanti, con la eccezione di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche, sempre che rispettino i limiti di densità fondiaria di cui all’art. 7.

 

Se analizziamo la giurisprudenza (cfr., ad esempio, Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 7731/2010 e T.A.R. Liguria, sez. I, sent. n. 424 del 23 marzo 2012), che si è occupata dei limiti di altezza per gli edifici da costruire in zona A, possiamo evidenziare che ha affermato che laddove lo strumento urbanistico comunale prescriva che l’altezza massima degli edifici di nuova costruzione non possa superare la media dell’altezza di quelli preesistenti circostanti.

 

Tale media non può che limitarsi ai soli edifici limitrofi a quello costruendo, a pena di svuotare la norma urbanistica di qualunque significato, mentre essa è appunto preordinata ad evitare che fabbricati contigui o vicini presentino altezze marcatamente differenti, considerato, peraltro, che l’assetto edilizio mira a rendere omogenei gli assetti costruttivi rientranti in zone di limitata estensione.

 

Tale linea interpretativa è stata ribadita anche per quanto concerne l’ipotesi di altezza massima nella zona B: nella sentenza n. 355 del 25 gennaio 2005 del T.A.R. Campania, sez. IV, Napoli, infatti, i giudici hanno ritenuto limitata agli edifici immediatamente limitrofi la media da calcolare per individuare l’altezza massima assentibile, “non risultando decisiva in senso contrario la maggiore altezza di edifici preesistenti ma non immediatamente circostanti”.

Il cambiamento di destinazione d’uso di un immobile anche senza la realizzazione di ulteriori opere edilizie non costituisce un’attività del tutto libera e priva di vincoli, non potendo comportare la vanificazione delle previsioni urbanistiche che disciplinano l’uso del territorio in un Comune.

 

A stabilirlo sono i giudici amministrativi del T.A.R. Piemonte (sentenza 5201/2012), secondo i quali, una diversa soluzione non solo costituirebbe, almeno in linea di principio, un inammissibile danno delle prerogative di autonomia e responsabilità sul territorio degli enti locali, ma comporterebbe anche, in concreto, la violazione di regole generali finalizzate ad assicurare il corretto e ordinato assetto del territorio, con conseguente inevitabile pericolo di pregiudizievoli modificazioni della strumentazione urbanistica.

 

Per questi motivi i giudici amministrativi hanno giudicato legittimo il provvedimento con il quale un Comune ha negato il rilascio della concessione edilizia in sanatoria per il mutamento di destinazione d’uso ed ha ingiunto il ripristino della destinazione d’uso agricola di un capannone adibito, in concreto, e sia pure senza la realizzazione di alcuna opera edilizia aggiuntiva, a deposito di macchinari e autoveicoli, incompatibili con l’assetto urbanistico (in questo caso agricolo) della zona.

Con questo post scritto dall’avv. Eleonora Viganò, responsabile dell’Ufficio legale del gruppo Arcotecnica-WP Partnership, e originariamente pubblicato sul numero di ottobre 2012 del tabloid Ingegneri, inauguriamo una breve serie di approfondimenti sull’istituto della SCIA che, regolato dalla legge 241/1990, ha sostituito l’istituto della DIA.

 

A un anno dalla sua entrata in vigore, e alla luce delle più recenti novità (non solo giurisprudenziali) in merito alla SCIA, è possibile fare una breve sintesi sull’argomento, evidenziando, da un punto di vista pratico, i punti salienti di tale istituto.

 

Cos’è la SCIA, il tenore della legge
La SCIA è la dichiarazione che consente di iniziare, modificare o cessare un’attività produttiva (artigianale, commerciale, industriale), senza dover più attendere i tempi e l’esecuzione di verifiche e controlli preliminari da parte degli enti competenti.

 

La SCIA, nella rinnovata formulazione dell’art. 19 della legge 241/1990, produce infatti effetti immediati. Il predetto articolo infatti sancisce che: “Ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato, comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l’esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda esclusivamente dall’accertamento dei requisiti e presupposti di legge o da atti amministrativi a contenuto generale, e non sia previsto alcun limite o contingente complessivo o specifici strumenti di programmazione settoriale per il rilascio degli atti stessi, è sostituito da una segnalazione dell’interessato, con la sola esclusione dei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali e degli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all’immigrazione, all’asilo, alla cittadinanza, all’amministrazione della giustizia, alla amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, nonché di quelli previsti dalla normativa per le costruzioni in zone sismiche e di quelli imposti dalla normativa comunitaria”.

 

E ancora che “l’attività oggetto della SCIA può essere iniziata dalla data di presentazione della segnalazione all’amministrazione competente”.

 

Prosegue la legge, al terzo comma, stabilendo che “L’amministrazione competente, in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti di cui al comma 1, nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della segnalazione di cui al medesimo comma, adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa, salvo che, ove ciò sia possibile, l’interessato provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro un termine fissato dall’amministrazione, in ogni caso non inferiore a trenta giorni. È fatto comunque salvo il potere dell’amministrazione competente di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies“.

 

Per quanto riguarda le facoltà della pubblica amministrazione, prosegue la legge: “Decorso il termine per l’adozione dei provvedimenti di cui al primo periodo del comma 3 ovvero di cui al comma 6-bis, all’amministrazione è consentito intervenire solo in presenza del pericolo di un danno per il patrimonio artisti co e culturale, per l’ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale e previo motivato accertamento dell’impossibilità di tutelare comunque tali interessi mediante conformazione dell’attività dei privati alla normativa vigente”.

 

In base al nuovo regime, la dichiarazione dell’imprenditore sostituisce quelle autorizzazioni, licenze o domande di iscrizioni non sottoposte a valutazioni discrezionali o al rispetto di norme di programmazione e pianificazione, così come di vincoli ambientali, paesaggistici, culturali, ecc.
Ricorrendo tali presupposti, alle imprese sarà sufficiente presentare il relativo modello SCIA, correttamente compilato e completo in ogni sua parte per avviare la propria attività.

 

Per consentire lo svolgimento dei controlli successivi da parte degli uffici ed organi di controllo a ciò preposti, la pratica deve essere corredata delle prescritte autocertificazioni circa il possesso dei requisiti morali e professionali (quando richiesti per lo svolgimento di determinate attività) e all’occorrenza, devono anche essere allegati gli elaborati tecnici e planimetrici.

 

È importante sottolineare che ogni amministrazione pubblica destinataria di una SCIA dovrà accertare, entro 60 giorni dal ricevimento, il possesso e la veridicità dei requisiti dichiarati, adottando, in caso negativo, i dovuti provvedimenti per vietare la prosecuzione dell’attività e sanzionare, se necessario, l’imprenditore che si fosse reso responsabile delle dichiarazioni mendaci.

 

Il presente articolo è un estratto dell’articolo di Eleonora Viganò “L’istituto della SCIA ad un anno dalla sua entrata in vigore”, pubblicato sul numero di ottobre 2012 della rivista tabloid Ingegneri

Se un immobile viene ristrutturato all’interno senza modificarne la volumetria originale e senza andare a toccare le altezze e la superficie calpestabile, non serve il permesso di costruire ma una semplice DIA. Ad affermarlo è la Corte di Cassazione con la recente sentenza 37713/2012 del 1° ottobre 2012.

 

I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso di un cittadino, condannato dalla Corte di appello di Lecce per abuso edilizio, poiché aveva eseguito lavori in zona con vincolo paesaggistico senza possedere il permesso di costruire. Aveva eseguito all’interno un edificio esistente lavori di redistribuzione dei vani interni, creando stanze e strutture nuove.

 

Secondo il Tribunale ordinario e la Corte d’Appello era necessario il permesso di costruire, perché i lavori avevano comportato l’aumento della volumetria, e così, all’interno del fabbricato, si era verificato un intervento di nuova costruzione.

 

Al contrario, la Cassazione ha accertato che il cittadino aveva fatto interventi di diversa natura, ma tutti all’interno del fabbricato, senza alcun ampliamento della volumetria dell’edificio verso l’esterno, senza mutazione d’uso dell’unità immobiliare, né aumenti del numero di unità immobiliari autonomi. La superfici d’origine del fabbricato è rimasta inalterata.

Per questo tipo di intervento, quindi, la Cassazione ha dichiarato essere sufficiente la DIA (denuncia di inizio attività) e non il permesso di costruire.

Mercoledì 4 luglio a Napoli, gli ingegneri e i progettisti della Campania potranno prendere parte a un incontro organizzato dall’assessorato dei lavori pubblici regionale in cui sarà presentato il nuovo Portale della Sismica.

 

Il portale è dedicato a tutti i committenti (persone fisiche o persone giuridiche) che abbiano necessità di trasmettere ai Settori provinciali del Genio Civile una denuncia dei lavori strutturali (prima denuncia o variante) per lavori o opere da realizzare in Campania, in zone dichiarate sismiche, ai fini del rilascio del provvedimento di “autorizzazione” o “deposito” sismico ai sensi dell’art. 94 del d.P.R. n. 380/2001 nonché art. 2 della l.r. n. 9/1983.

 

Oltre a fornire tutte le informazioni utili sulle attività e servizi erogati dai Settori competenti, il portale permette agli Uffici di gestire i propri procedimenti e agli utenti di “colloquiare” direttamente con la p.a., attivando il procedimento amministrativo on line e seguendone l’iter burocratico in tempo reale (leggi anche Antisismica. Autorizzazione e deposito progetti in Campania).

 

Il portale della Sismica, fornisce anche, nella sezione Servizi on line, il servizio di compilazione guidata ed assistita delle denunce dei lavori.

 

Per accedere ai servizi on line occorre registrarsi al portale, fornendo la propria PEC: le credenziali ricevute possono essere utilizzate per compilare e trasmettere le denunce dei lavori destinate a qualsiasi Settore del Genio Civile.

 

La compilazione on line della denuncia dei lavori consente all’utente di seguire on line la propria pratica e di ricevere comunicazioni, a mezzo PEC, sull’esito del procedimento.

 

L’inoltro telematico consente anche di ridurre i tempi di attesa agli sportelli degli uffici del Genio Civile grazie alla presenza di sportelli dedicati; è inoltre possibile prenotarsi on line (giorno e ora) per la consegna del plico cartaceo in modo da minimizzare le attese presso gli Uffici.

 

Il Portale della sismica è stato premiato fra i 10 migliori contributi del Call “10X10 Dieci Storie di qualità”, nel FORUM PA 2012 svoltosi a Roma lo scorso mese di maggio.

 

La presentazione del Portale regionale della Sismica si terrà a partire dalle 9:30, presso la Sala Convegni Palazzo Armieri in Via Nuova Marina, 19/C.

Digitalizzare l’intera procedura di invio, gestione e controllo delle pratiche edilizie che coinvolge amministrazioni pubbliche e professionisti, superando definitivamente l’archiviazione cartacea dei progetti: con questo obiettivo è nato il sistema informatico Gipe (Gestione Informatica Pratiche Edilizie) progettato dalla Fondazione Eucentre di Pavia, Centro europeo di formazione e ricerca in ingegneria sismica.

 

Già adottato dalla Regione Calabria e dall’Emilia Romagna con l’acronimo SIS (Sistema Informatico Sismica), Gipe è in grado anche di controllare automaticamente se un progetto rispetta i requisiti antisismici stabiliti dalla normativa nazionale sulle costruzioni, NTC08.

 

Come funziona
La procedura sviluppata da Eucentre è basata su moduli web che consentono ai professionisti di trasmettere per via telematica agli uffici tecnici regionali i dati e la documentazione sui progetti edilizi. Gli uffici tecnici hanno la possibilità di controllare, gestire e registrare le pratiche all’interno di database che sostituiscono definitivamente gli archivi cartacei, come previsto dal Codice dell’Amministrazione Digitale.

 

Valutazione sismica
Gipe consente inoltre la verifica automatica della conformità del progetto ai criteri antisismici richiesti dalla legge nazionale sulle costruzioni.
Diviene così molto più rapida una procedura particolarmente onerosa in termini di tempo e di risorse umane impiegate, se condotta, come avviene oggi, tramite le pratiche cartacee.

 

Gli uffici tecnici, infatti, per poter procedere all’autorizzazione dei progetti, devono controllare tutte le pratiche relative a edifici e infrastrutture edificate o oggetto di interventi strutturali nei territori con sismicità medio-alta (zona 1 e 2) e a strutture considerate sensibili e strategiche (ad esempio ospedali, scuole, caserme dei vigili del fuoco, infrastrutture viarie ecc.) anche se costruite in zone a rischio sismico basso.

 

Gipe prevede invece che nella fase di invio il professionista compili schede di sintesi con i dati del progetto tra cui, destinazione d’uso, dimensioni, carichi, informazioni sull’azione sismica di progetto, materiali di costruzione, indicazioni sugli elementi strutturali (fondamenta, strutture portanti verticali ed orizzontali,…), ecc.

 

Sulla base di queste schede, importanti anche perché introducono criteri di uniformità nell’inserimento dati, assenti nelle procedure cartacee ancora in vigore, il Gipe valuta quali sono le strutture adeguate ai requisiti antisismici richiesti.

 

Emilia Romagna e Calabria. Gipe è stato pensato per integrarsi nei sistemi gestionali già utilizzati dalle Regioni. L’Emilia Romagna di recente lo ha integrato con il nome di SIS (Sistema Informatico Sismica) nei sistemi informativi regionali (protocollo, archiviazione, autenticazione federata), dando il via a una sperimentazione che, prevede attualmente l’attivazione della componente gestionale del sistema (invio, registrazione pratiche) e in un secondo momento l’entrata e regime del controllo automatico antisismico. Tutte le funzioni di supporto all’attività di autorizzazione sono invece già attive in Calabria dove il Gipe, utilizzato con l’acronimo di SI-ERC (Sistema Informatico Edilizia Regione Calabria), è attivo da gennaio 2011: ad oggi sono oltre 6 mila le pratiche edilizie consegnate alla Regione per via telematica.

La normativa procedurale/generale in tema di autorizzazione alla costruzione ed all’esercizio degli impianti di energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili (cd. FER), rappresentata, come noto, principalmente dall’art. 12 del d.lgs. n. 387/2003, prevede un procedimento ispirato a principi di semplificazione e accelerazione, che sostituisce tutti i pareri e le autorizzazioni necessari, tramite il modulo della conferenza di servizi (si veda, tra le ultime, Cons. Stato, sez. VI, n. 1020/2010).

 

Questo sistema autorizzatorio, previsto dalla normativa sulle rinnovabili, si rifà direttamente (per espresso rinvio che la citata disposizione fa alle “modalità” stabilite dalla legge l. 241/1990 sul procedimento amministrativo, segnatamente agli artt. 14 e ss., specifici sulla conferenza di servizi.

 

Rispetto alla disciplina prevista dalla l. n. 241/1990 cit., l’art. 5 del d.P.R. n. 447/1998 ha previsto l’ulteriore obbligo di dare pubblico avviso dell’indizione di una conferenza di servizi, al fine di consentire a qualunque soggetto l’opportunità di intervenire e presentare osservazioni.

 

Ed è così che i privati possono partecipare ai lavori di una conferenza. Sebbene la presenza dei privati deve intendersi limitata ad un apporto di tipo esclusivamente collaborativo (non decisorio, quindi), in linea di massima sono ammessi tutti i soggetti portatori di interessi pubblici o privati, individuali o collettivi nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dalla realizzazione di un progetto.

 

Ciononostante, la giurisprudenza amministrativa (Cons. Stato, sez. V, n. 4454/11), in materia di conferenza di servizi per il rilascio dell’autorizzazione unica regionale ad un impianto alimentato da FER, ha considerato “da escludersi che le società proprietarie dei terreni interessati da servitù di elettrodotto, in quanto non destinatarie dell’atto finale, siano titolari di diritti partecipativi al procedimento di rilascio di autorizzazione unica”.

 

A cura di Paolo Costantino e Primiano De Maria (tratto da L’Ufficio Tecnico 1-2/2012)

Gli Ingegneri di Modena dichiarano guerra alla troppa burocrazia e all’eccessivo formalismo con cui vengono applicate le norme regionali per la riduzione del rischio sismico, e lo fanno con un durissimo comunicato, diffuso la scorsa settimana, in cui denunciano “un’intransigenza interpretativa da parte dei burocrati locali”.

 

Secondo l’Ordine degli ingegneri della Provincia di Modena, infatti, l’applicazione rigorosamente formale della legge regionale dell’Emilia Romagna 19/2008 sulla riduzione del rischio sismico ha, di fatto, “moltiplicato gli adempimenti burocratici necessari agli interventi edilizi senza intervenire sulla qualità dei progetti e senza tener conto della competenza dei progettisti” (leggi anche Riparte la proliferazione normativa: il progetto di legge sul controllo del settore edilizio in Emilia-Romagna). 

E proprio sulle competenze professionali gli ingegneri emiliani non ci stanno a prendere lezioni da Comune e Provincia. “Addirittura”, afferma l’ing. Adriano Vandelli, vicepresidente dell’Ordine, “sono stati introdotti elementi aggiuntivi, come le numerose asseverazioni necessarie per ogni progetto che, oltre a complicare le cose, mortificano il lavoro svolto dai professionisti perché non ne riconoscono la competenze”. Insomma, una situazione che richiama il famosissimo e burocratico ‘Lasciapassare A38’ protagonista di un celebre episodio di Asterix!

 

Quattro ingegneri? Non bastano
Nella pratica, puntualizza l’Ordine di Modena, si è arrivati al punto per cui, a garantire la sicurezza di un fabbricato, non basta l’intervento di ben quattro ingegneri nella filiera di progettazione e realizzazione (progettista, direttore dei lavori, calcolatore strutturale e collaudatore), ma se ne prevede un quinto – magari privo di esperienza – chiamato a compiere un semplice controllo formale (ma decisivo per far partire l’intervento).

 

Ma la sicurezza dove la mettiamo?
Voglio precisare che la nostra richiesta non significa abbassare la guardia nei confronti del rischio sismico”, interviene Pietro Balugani, presidente dell’Ordine di Modena. “È del tutto evidente che gli ingegneri, primi fra tutti, siano interessati ad impegnarsi per la riduzione dei rischi in quanto rappresenta un loro preciso dovere”.

 

Secondo Balugani, invece, è proprio la complessità delle norme antisismiche regionali che – anziché tradursi in maggior sicurezza per i cittadini – si stanno rivelando solo un inutile fardello di adempimenti burocratici, con conseguente aggravio di costi e allungamento dei tempi di realizzazione.

 

Le critiche
Ma nello specifico, quali sono i punti principali messi in discussione dagli Ingegneri di Modena?
Tra i punti maggiormente criticati c’è l’obbligo, per ogni lavoro di ristrutturazione, di eseguire l’adeguamento dell’intero edificio alle nuove norme antisismiche, cosa quasi mai possibile per come sono strutturate e interpretate le nuove norme. Addirittura, denunciano gli ingegneri modenesi, sono stati introdotti elementi aggiuntivi, come le numerose asseverazioni necessarie per ogni progetto.

 

Altro punto dolente è il fatto che venga totalmente disatteso il termine di 60 giorni stabilito dalla legge per il rilascio del permesso a costruire: si deve ripartire da zero ogni volta che viene richiesta un’integrazione al progetto, dilatando così i tempi a dismisura.

 

Il risultato di questa esasperazione burocratica è paradossale”, conclude Balugani, “i cittadini non possono ampliare od adeguare le proprie abitazioni alle norme vigenti, le imprese di costruzioni non lavorano ed i professionisti devono passare intere giornate a compilare scartoffie e portarle in giro per i vari uffici pubblici” (leggi anche Pianificazione e governo del territorio: la rassegnazione dei professionisti).