Si è tenuto a Lecce, il 23 ed il 24 novembre 2018, il convegno “ Linea Sud, infrastrutture e ingegneria per la crescita. Proposte per il rilancio del mezzogiorno ”, durante il quale gli Ordini degli ingegneri delle 8 regioni meridionali, hanno presentato al Ministro per il sud, Barbara Lezzi le proposte per il rilancio del Mezzogiorno.

Gli ingegneri hanno mostrato la disponibilità verso l’argomento ed hanno fatto la loro parte, presentando proposte indirizzate al processo di miglioramento e ripresa delle aree meridionali.

L’evento è stato patrocinato dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri ed il Presidente, Armando Zambrano, ha dato il via al Convegno, con le parole: Le professioni sanno interpretare le necessità del Paese. Esse devono portare avanti proposte, purché siano condivise. Una dichiarazione attraverso la quale, viene elogiata la presenza dei professionisti, ma che sottolinea la necessità di condivisione e di messa in atto dei progetti sul territorio.

Zambrano, ha proseguito: “Entro due mesi, organizzeremo una conferenza delle professioni per individuare ed affrontare le necessità per lo sviluppo per il Paese. Ma non dobbiamo limitarci a puntare sulle nostre competenze. Dobbiamo avviare un confronto col mondo della politica per fare in modo che idee e progetti diventino poi realtà. Abbiamo un’idea di programmazione complessiva per il Mezzogiorno. Di ingegneri bravi ne abbiamo in abbondanza. A mancare è la capacità di spesa. Servono norme più chiare e semplici e tecnici in grado di valutare bene i progetti”.

Linea sud per definire strategie. Come mai si perdono le risorse?

Il problema principale, infatti, interessa la riduzione della spesa per le opere pubbliche, ma anche il parziale uso dei fondi ed i tempi di impiego degli stessi, soggetti a forti ritardi. Prendere coscienza di queste condizioni, significa cercare soluzioni e l’avvio di un dialogo aperto tra tutti gli stakeholders, che intervengono nelle politiche di sviluppo del Mezzogiorno, può rappresentare una soluzione.

Linea Sud è stata un’occasione per approfondire l’aspetto, circa la promozione da parte degli Ordini, dell’intensificazione dell’attività di formazione degli iscritti, in materia di progettazione e programmazione attraverso il ricorso ai fondi comunitari disponibili.

Quali sono state le proposte avanzate durante il convegno Linea Sud?

Il dossier presentato al Ministro Lezzi, raccoglie le proposte sugli investimenti infrastrutturali finalizzati alla valorizzazione di realtà produttive dei territori meridionali, con particolare attenzione verso l’innovazione tecnologica e tecnico-scientifica.

Ad intervenire al convegno Linea Sud, è stato l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Lecce con la collaborazione degli Ordini e delle Federazioni degli Ordini degli Ingegneri del Sud Italia.  La programmazione esposta, oltre a rispondere ai principi ed alle finalità, quali collegare, incentivare i flussi, rendere sicure le infrastrutture, rendere funzionali poli metropolitani ed i poli produttivi, fa riferimento a precisi ambiti di intervento che possono essere sintetizzati come segue:

Le proposte seguono una scala di priorità che risponde a criteri di urgenza e di raggiungimento di obiettivi come la velocizzazione dei collegamenti, la modernizzazione di alcune infrastrutture ed il rafforzamento della capacità di attrazione di centri urbani e nodi logistici. Le priorità sono anche legate al completamento di opere in parte avviate come quelle per le quali esistono dei progetti esecutivi già approvati e fondi di finanziamento già stanziati.

Più connessioni, per un Sud più veloce

Una tematica, quella del miglioramento dei collegamenti, che è stata oggetto dell’intervento del Ministro per il Sud, Barbara Lezzi, che durante Linea Sud ha affermato: “Il divario tra Nord e Sud risiede soprattutto nelle connessioni scarse, sia viarie che ferroviarie. Non è accettabile, ad esempio, che un viaggiatore impieghi da Roma tre ore per andare in treno a Milano e cinque ore e mezza a Lecce, percorrendo una distanza simile. Noi siamo per intervenire in questo senso, ferma restando l’attenzione che abbiamo per il rispetto del territorio. TAV? Noi non siamo contro gli investimenti sulle ferrovie, ci sono molti interventi da fare su singole tratte. Ad esempio, siamo pronti a dire si alla Ragusa-Catania. Ora c’è un importante negoziato per le risorse politiche di coesione. Per questo mi auguro che a livello europeo non si vada verso una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. Dobbiamo considerare che ci sono circa 7 miliardi che possono arrivare dall’Europa per messa in sicurezza di case e territorio”.

È così difficile recuperare le distanze rispetto al resto del Paese? Forse si se parla di tempi brevi. Il ritardo infrastrutturale e qualitativo dei servizi è difficile da recuperare, ma si può e si deve intervenire per mettere in sicurezza aree a rischio, collegare meglio i territori, garantire infrastrutture immateriali per modernizzare i servizi e migliorare i flussi turistici.

Consulta nel dettaglio la sintesi delle schede di report con i dettagli degli interventi proposti dagli Ordini degli Ingegneri delle provincie meridionali.

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Il Consiglio Nazionale Ingegneri (CNI) ha presentato la scorsa settimana il convegno “Ripensare l’industria siderurgica in Italia. Ilva: attualità e prospettive”, che andrà in scena a Taranto nel prossimo settembre. Gli Ingegneri si dichiarano pronti a dare il loro contributo tecnico, supportando le decisioni che giungeranno da Governo e amministrazioni. In tale direzione il convegno di settembre incarnerà un importante momento di confronto.

“L’impegno degli ingegneri italiani sul caso Ilva parte da lontano – ha spiegato in apertura Armando Zambrano, Presidente del CNI -, oltre al tema della sicurezza, nostro compito istituzionale, già nel 2014 ci eravamo chiesti quale potesse essere il futuro della siderurgia italiana, attraverso una ricerca del nostro Centro Studi. Nel frattempo si sono succeduti tanti decreti salva-Ilva che, però, non hanno portato ad alcuna soluzione. A questo proposito vogliamo dire che noi non promuoviamo o sosteniamo alcun orientamento specifico, non propendiamo per una soluzione o l’altra. Ciò che vogliamo fare, una volta che la politica renderà note le proprie scelte, è mettere a disposizione le nostre competenze per operare una verifica oggettiva dei progetti in campo, basata sulla tutela dell’ambiente, della sicurezza e della salute dei cittadini”.

Il tema, già di grande importanza, è diventato di strettissima attualità dopo la notizia dell’avvio di un procedimento, da parte della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo (CEDU), a carico dello Stato italiano per non aver tutelato la vita e la salute dei cittadini di Taranto dagli effetti nocivi delle emissioni del polo siderurgico di Taranto. In tale direzione non fa altro che riproporsi l’urgenza di individuare una “soluzione ragionevole” ad un problema che non riguarda il solo territorio pugliese, ma l’intero Paese.

“Di Ilva si parla da tanto tempo – ha dal canto suo affermato Antonio Curri, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Taranto -, noi ingegneri vogliamo dire la nostra sul tema, avendo tutte le competenze necessarie per farlo”.

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha manifestato vicinanza nei confronti degli Ingegneri, i cui pareri sul caso Ilva in passato sono stati spesso ignorati, al pari di quelli degli stessi pugliesi: “Considero il vostro un intervento patriottico – ha spiegato il governatore pugliese -, nel senso che con questo convegno sull’Ilva di Taranto puntate a mettere assieme tutti gli elementi che possano aiutare chi di dovere a prendere una difficile decisione”.

Emiliano ha inoltre aggiunto: “Senza un approccio tecnico alle questioni non si ottiene nulla. Il quadro a Taranto è complesso. La storia dell’Ilva è drammatica. Intanto pende un processo presso la Corte d’Assise di Taranto che parte dall’ipotesi che i fumi nell’aria abbiano avvelenato la catena alimentare e dove la Regione è parte civile. Poi ci sono le procedure di infrazione delle normative europee. Infine, l’ipotesi che i decreti del Governo sull’Ilva non siano compatibili con la dichiarazione dei diritti dell’uomo. Insomma, siamo di fronte ad una vicenda complicata che necessita di accurate valutazioni tecniche e per quelle servono gli ingegneri”.

Alla vigilia della Giornata mondiale della Sicurezza e della Salute sul luogo di lavoro (28 aprile 2011), è stata diffusa la notizia che negli impianti produttivi della Campania della Calcestruzzi, primo produttore di calcestruzzo preconfezionato in Italia e parte del Gruppo Italcementi, sono stati raggiunti i due anni senza infortuni (leggi anche su Impresedili.it Calcestruzzi senza infortuni da 2 anni negli impianti in Campania). Al di là del risultato raggiunto, particolarmente significativo considerando il tipo di lavorazioni che si svolge negli impianti di betonaggio, si apprende che questo obiettivo è solo l’ultimo di una serie positiva nell’ambito della sicurezza sul lavoro, raggiunto grazie a Zero Infortuni.

Il progetto, implementato in questi anni dal Gruppo di Bergamo in tutto il mondo, si avvale di una nuova figura: l’Animatore della Sicurezza. Per scoprire qualcosa di più su tutto questo, anticipiamo uno stralcio dell’intervista, che sarà pubblicata sul n. 3-4/2011 della rivista Progetto Sicurezza con Gionata Cinquanta, responsabile ambiente, salute e sicurezza di Calcestruzzi e Franco Bartesaghi, responsabile della direzione Compliance di Calcestruzzi.

Progetto Sicurezza. Partiamo dalla Campania. Due anni senza infortuni nei siti produttivi della Regione sono un successo importante: su quanti impianti si è raggiunto questo traguardo?
Gionata Cinquanta. I due anni senza infortuni non hanno riguardato una parte degli stabilimenti, ma l’insieme dei complessi produttivi situati nel territorio. Parliamo dunque di tutti e sette i siti di produzione che si trovano entro i confini della Regione Campania.

Progetto Sicurezza. Quanti lavoratori sono coinvolti in questo risultato?
GC. I dipendenti di Calcestruzzi in Campania sono circa una trentina, ma il risultato dello “Zero infortuni” ottenuto comprende anche l’indotto, che interagisce e lavora “con” e “nei” siti di produzione del territorio. Vanno quindi conteggiati, per esempio, anche gli operai delle imprese appaltatrici e i visitatori. Arriviamo così a considerare protagonisti di questo successo oltre un centinaio di persone. E quello della Campania non è che l’ultimo di una serie di performance notevoli, che Calcestruzzi ha raggiunto sul fronte della tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro.

PS. Immaginiamo che queste prestazioni di tutto rispetto derivino dall’applicazione del vostro progetto Zero Infortuni. Possiamo saperne qualcosa di più?
GC. Zero Infortuni nasce undici anni fa, nel 2000, e affianca  quanto già messo in atto nell’ambito delle normative in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro dai singoli Paesi. È applicato non solo da Calcestruzzi ma anche da tutte le aziende del Gruppo Italcementi a livello mondiale. Si mira a fare della Sicurezza un valore di Gruppo e sviluppare una vera e propria cultura d’impresa in materia di prevenzione degli infortuni. In estrema sintesi, tutto questo si traduce nello sforzo di ridurre il più possibile il numero di infortuni, fino a raggiungere il risultato di “Zero infortuni”, appunto. Alla base del progetto si possono individuare tre pilastri: Sicurezza come valore aziendale, Cultura della Sicurezza e Comportamenti.

PS. In Calcestruzzi è stata introdotta  una figura del tutto nuova: l’Animatore della Sicurezza. Di chi si tratta?
Franco Bartesaghi. L’Animatore della Sicurezza è una figura di staff, che non coincide necessariamente con il RSPP. Ovviamente è un ruolo che richiede una profonda conoscenza dei temi inerenti la sicurezza sul lavoro e a cui viene conferito il compito di mantenere costantemente viva l’attenzione sul progetto Zero Infortuni. L’Animatore è colui che, per esempio, esegue gli I-SAFE a cui accennava il collega Gionata Cinquanta, gestisce le attività di analisi degli infortuni e dei quasi-infortuni, visita gli impianti e monitora costantemente gli aspetti della sicurezza e della tutela dei dipendenti e degli appaltatori.
Oggi Calcestruzzi ha sette Animatori della Sicurezza: uno per ogni zona nella quale l’azienda ha diviso il territorio in cui opera (cinque zone di produzione del calcestruzzo e due zone per le attività di estrazione degli inerti dalle cave). Abbiamo però anche attivato un programma di addestramento e formazione, grazie al quale circa una cinquantina di altri dipendenti (dai capi-area alle maestranze di stabilimento) potrebbero rivestire il ruolo di conduttori dell’I-SAFE.

Torna a Bologna dal 3 al 5 maggio, presso il quartiere fieristico, l’appuntamento con Ambiente Lavoro la più qualificata manifestazione in Italia dedicata interamente alla sicurezza e all’igiene del lavoro. Durante la fiera, giunta alla sua XIII edizione, a fare da protagonista sarà il tema della Formazione che, come richiesto dalla normativa vigente, deve essere completa, rigorosa, efficace e al passo con i tempi.
Segnaliamo allora alcune iniziative gratuite, su questo e altri temi inerenti la sicurezza, che l’Associazione Italiana Formatori della Sicurezza sul Lavoro (AiFOS) organizzerà durante la fiera.

I Convegni
La conoscenza dello stress lavoro-correlato. Una strada verso l’azienda No-Stress
Questo convegno offrirà un confronto aperto sugli aspetti organizzativi, ergonomici, medici, psicologici e gestionali relativi alla valutazione dello stress lavoro-correlato. Un confronto che risolverà i dubbi e le incertezze sulle modalità di applicazione della normativa vigente. In particolare sarà affrontato un percorso formativo che affronti l’argomento in modo multidisciplinare ed integrato dal punto di vista legislativo, psicosociale e organizzativo.
Martedì 3 maggio 2011 dalle ore 14.30 alle 17.30 – Sala Concerto Centro servizi blocco D
Il convegno è valido per il rilascio di 2 crediti per RSPP

Metodologie e tecnologie formative per la sicurezza: dal training on the job all’ e-learning –
Tale evento è promosso da AiFOS in collaborazione con ADAPT, ANMIL e ANMIL Sicurezza.
L’obiettivo del convegno è di condurre un’approfondita valutazione sull’affinamento delle metodologie didattiche e sulla evoluzione degli strumenti tecnologici nel campo della formazione alla sicurezza nei luoghi di lavoro; il tutto nell’ottica della recente evoluzione della regolamentazione normativa operata dal Testo Unico della salute sicurezza sul lavoro dopo il correttivo d.lgs. n. 106/2009 e della transizione ad una formazione incentrata sulla persona e sulla maturazione di competenze spendibili nel mercato del lavoro.
Giovedì 5 maggio 2011 dalle ore 10.00 alle 12.30 – Sala Verdi pad. 22
Il convegno è valido il rilascio di  2 crediti per RSPP

I Workshop
Le migliori tesi di laurea premiate da AiFOS
Verranno presentate le tesi riguardanti i temi della sicurezza sul lavoro, tesi premiate con le borse di studio AiFOS per l’a.a. 2009/2010. Interverranno i giovani laureati ed i docenti relatori delle Università degli Studi di Brescia e L’Aquila.
Mercoledì 4 maggio 2011 dalle ore 10.30 alle 11.30 – Sala Allegretto Centro servizi blocco C

L’immagine e la grafica nella sicurezza
In questo workshop, organizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti Santagiulia di Brescia, verranno presentati studio, ricerca, progettazione e linea grafica che costituiscono l’approccio culturale e della comunicazione ed immagine sul tema della sicurezza sul lavoro. Mercoledì 4 maggio 2011 dalle ore 11.30 alle 12.30 – Sala Allegretto Centro servizi blocco C  

Il Laboratorio delle Emergenze – La gestione delle emergenze: dalla conoscenza all’operatività
In questo workshop, organizzato dal Gruppo di Studio “Antincendio” AiFOS,  verrà presentata l’esperienza didattica e formativa svolta all’interno del “Laboratorio delle Emergenze” del programma Lombardia Eccellente. La formazione svolta attraverso il metodo del laboratorio, rivolta ai responsabili ed agli organizzatori dell’emergenza in azienda, consente di fornire risorse applicabili al contesto reale per valutare e gestire efficacemente emergenze incendio o sanitarie. Verranno presentati filmati, schede, modelli ed illustrato il sistema di Laboratorio che coinvolge a livello operativo “la squadra” della sicurezza in un contesto globale e non rivolto ai singoli soggetti.
Giovedì 5 maggio 2011 dalle ore 14.00 alle 15.00 – Sala Allegretto Centro servizi blocco C

Sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 12 agosto è stato pubblicato il decreto del Ministero dell’interno recante l’Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio delle attività commerciali con superficie superiore ai 400 mq.

Le disposizioni riportate nella regola tecnica allegata al decreto si applicano alle attività commerciali all’ingrosso o al dettaglio di nuova realizzazione, compresi i centri commerciali, con superficie lorda, comprensiva di servizi e depositi, nonché degli spazi comuni coperti, superiore a 400 mq

Non sussiste, invece, l’obbligo di adeguamento alla regola tecnica per quelle attività commerciali esistenti alla data di entrata in vigore del decreto ove si configuri una delle seguenti situazioni:
a) sia stato rilasciato il certificato di prevenzione incendi, o ne sia regolarmente in corso il rilascio;
b) siano stati pianificati, o siano in corso, lavori di modifica, adeguamento, ristrutturazione o ampliamento sulla base di un progetto approvato dal competente Comando provinciale dei vigili del fuoco.

Per i centri commerciali nei quali coesistono più esercizi commerciali, il certificato di prevenzione incendi ricomprende anche le parti comuni a servizio degli stessi esercizi commerciali.

Consulta il decreto del Ministero dell’interno 27 luglio e la regola tecnica allegata

Presentiamo un quesito (con relativa risposta) tratto dalla rivista di sicurezza e igiene del lavoro Progetto Sicurezza. Il caso riguardo un’azienda metalmeccanica di 340 dipendenti. Il quesito a cui si risponde è il seguente: “Può il datore di lavoro affidare al capo del personale la scelta e la nomina degli addetti al servizio di prevenzione e protezione (Spp) e del suo responsabile? Il direttore tecnico può intervenire in qualche modo?

Occorre ricordare che, ai sensi dell’articolo 17 del t.u. (d.lgs. 81/2008), soltanto la “designazione” del Rspp non può essere delegata dal datore del lavoro. Può quindi essere delegata la “designazione” degli “addetti” ad altri organi aziendali di vertice: per esempio “capo del personale”, “direttore tecnico”. L’eventuale delega deve ovviamente rispettare l’articolo 16 del medesimo t.u.

Inoltre, (per effetto dell’articolo 31, comma 6, lett. e)) occorre tener presente che il Servizio prevenzione e protezione (Spp) deve essere costituito, nel caso prospettato, obbligatoriamente all’ interno dell’azienda. Il datore di lavoro (articolo 31, comma 1) organizza il Spp valutando autonomamente il numero sufficiente di “addetti” a tale servizio.

È opportuno che le competenze, le capacità e i requisiti professionali degli Aspp e del Rspp siano ampie e congrue, con buona preparazione in ambiti diversificati (giuridico, organizzativo, tecnologico, ecc.). Al direttore tecnico potrebbe essere affidata (con delega) la scelta e la designazione di un “addetto” anche con provate capacità “tecniche”.

A cura di Marco Vinci

 

Verrà presentato a Roma, giovedì 15 luglio, il Rapporto elaborato da Eurispes su richiesta del Consiglio nazionale degli ingegneri. Lo studio farà il punto sul tema della sicurezza, aspetto di cui gli ingegneri si fanno garanti e nodo fondamentale per la crescita del Paese.

Sicurezza per lo sviluppo del sistema Italia. Questo il dato che emerge dal Rapporto di ricerca Prevenzione e Sicurezza: tra crescita economica e qualità della vita, elaborato dall’Eurispes su richiesta del CNI.

La sicurezza è sinonimo di qualità della vita – ha ricordato il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Giovanni Rolando e gli ingegneri sono i principali garanti della sicurezza dei cittadini intesa in tutte le sue forme: ambientale, infrastrutturale, informatica, del posto di lavoro, del luogo di abitazione. È quindi fondamentale il rapporto ingegneri-sicurezza che emerge dallo studio Eurispes”.

Uno studio che offrirà dati e prospettive, un ampio approfondimento su alcuni dei diversi settori nei quali oggi il tema della sicurezza diviene un parametro imprescindibile per attivare strategie di crescita del Paese che spaziano, infatti, dalle problematiche ambientali, alle infrastrutture, dalle reti tecnologiche di comunicazione fino alla vita quotidiana dei cittadini.

Questo primo Rapporto di ricerca si propone inoltre di promuovere la cultura della prevenzione intesa soprattutto come capacità di individuare percorsi di sviluppo basati su progetti concreti, di ampio respiro, che trovino, in corso di attuazione, la costanza necessaria per il loro compimento.

Saranno il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Giovanni Rolando, e il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, a presentare il Rapporto. Ne discuteranno l’on. Silvano Moffa, presidente della XI Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, Francesco Lotito, presidente del C.I.V. dell’Inail, Antonio Foccillo, Segretario Confederale della Uil.

Comunicato stampa post evento: Gli ingegneri i primi garanti della sicurezza

Fonte CNI

È stata pubblicata la UNI ISO 14798 “Ascensori, scale mobili e marciapiedi mobili – Metodologia di valutazione e riduzione dei rischi”, versione in italiano della ISO 14798:2009.
L’obiettivo della norma è quello di descrivere i principi e di fissare procedure per una metodologia coerente e sistematica di valutazione dei rischi relativamente agli ascensori, alle scale mobili e ai marciapiedi mobili, di seguito chiamati solo “ascensori”. Essa non deve essere considerata come una scienza esatta perché vi è un certo grado di soggettività. L’analisi dei rischi e i principi di valutazione e il processo descritti nella UNI ISO 14798 possono, tuttavia, essere impiegati per valutazioni dei rischi relative ad apparecchiature diverse dagli ascensori.

La metodologia di valutazione dei rischi è uno strumento impiegato per identificare i rischi di danno risultanti da pericoli vari, situazioni pericolose e da eventi dannosi. La conoscenza e l’esperienza della progettazione, dell’impiego, dell’installazione, della manutenzione, degli incidenti, degli inconvenienti e dei relativi danni sono considerati insieme per valutare i rischi durante tutte le fasi della vita degli “ascensori”, da quella della progettazione e fabbricazione fino alla messa fuori servizio. Gli utenti della metodologia non svolgono valutazioni mediche ma valutano piuttosto gli eventi che possono probabilmente condurre a livelli di danno definiti nella norma internazionale. Di per se stessa la norma non fornisce alcuna presunzione di conformità ad alcun requisito di sicurezza per gli ascensori.

Sarebbe consigliabile che tale norma venisse incorporata in corsi e manuali di formazione così da fornire istruzioni di base in merito agli aspetti di sicurezza a coloro che sono coinvolti nella valutazione di progetti, funzionamenti, prove e impieghi di apparecchiature dell’ascensore e stesura di specifiche o norme che incorporano requisiti di sicurezza per ascensori.

La UNI ISO 14798 descrive una metodologia qualitativa per la valutazione dei rischi che dipende molto dal giudizio e dalle decisioni dei membri del gruppo che svolge la valutazione. Per assicurare la valutazione più realistica e coerente, è essenziale che la metodologia sia seguita fedelmente. Aiuti come metodi numerici di valutazione che seguono il formato descritto nella norma stessa non sono preclusi dall’impiego. Si dovrebbe, tuttavia, riconoscere che aiuti numerici ai metodi qualitativi possono ancora ritenere una certa soggettività inerente al processo qualitativo.

I contenuti
Nella norma vengono descritti:
– i concetti di sicurezza e di valutazione dei rischi;
– la procedura di analisi dei rischi, inclusa la stima dei rischi;
– la procedura per la stima dei rischi e quella per la valutazione;
– le misure protettive;
– la documentazione relativa.

In conclusione la UNI ISO 14798 stabilisce principi generali e procedure specifiche per valutare i rischi. Essa ha lo scopo di fornire un processo per assumere le decisioni relative alla sicurezza degli ascensori durante:
– la progettazione, la fabbricazione, l’installazione e la manutenzione di ascensori, componenti di ascensori e sistemi;
– lo sviluppo di procedure generiche per l’impiego, il funzionamento, le prove, le verifiche di conformità e la manutenzione degli ascensori;
– lo sviluppo di specifiche tecniche e di norme che coinvolgono la sicurezza degli ascensori.

Gli esempi contenuti nella norma si concentrano principalmente sui rischi di danni alle persone ma la procedura di valutazione può essere parimenti efficace per valutare gli altri tipi di rischi relativi agli ascensori, quali il danneggiamento alla proprietà e all’ambiente.
La sicurezza è considerata come la libertà dai rischi non accettabili. Non vi può essere alcuna sicurezza assoluta. Alcuni rischi – definiti come “rischi residui” – possono rimanere. Di conseguenza, un prodotto, un processo (per esempio funzionamento, impiego, verifica, prova o manutenzione) può essere solo relativamente sicuro. La sicurezza è raggiunta con una sufficiente attenuazione o riduzione del rischio.

La sicurezza è raggiunta con la ricerca di un bilanciamento ottimale tra l’ideale di sicurezza assoluta, la domanda che deve essere soddisfatta da un prodotto o un processo, e fattori come i benefici per l’utente, l’adattabilità all’uso, l’efficacia dei costi e le convenzioni della società interessata. Di conseguenza, c’è un’esigenza di rivedere in continuazione i livelli prestabiliti di sicurezza, in particolare quando l’esperienza richiede una revisione dei livelli di sicurezza prefissati e quando gli sviluppi, sia tecnologici sia di conoscenza, possono condurre a miglioramenti fattibili per raggiungere una sufficiente attenuazione del rischio compatibile con l’uso di un prodotto, con il processo o con la manutenzione.

Fonte UNI

Nel primo incontro con il cliente il professionista riceve le informazioni necessarie per procedere alla stesura di un progetto che, se accettato, porterà alla formalizzazione dell’incarico mediante un contratto, che regolerà i rapporti tra le parti, l’esecuzione dell’opera e le relative tempistiche. Se il compimento dell’opera commissionata richiede una consistente organizzazione o l’ausilio di lavoro altrui, si potrà stipulare un contratto di appalto di cui all’art. 1655 c.c.
Se invece l’opera può essere svolta con la sola prevalenza del proprio lavoro, si potrà ricorrere a un contratto d’opera di cui all’art. 2222 c.c.

In entrambi i casi la mancata diligenza nell’eseguire i lavori espone il professionista alla responsabilità contrattuale, se quest’ultimo viola gli obblighi assunti, o extra contrattuale, se il medesimo cagiona danni a terzi. Nella responsabilità contrattuale è considerato inadempimento, ai sensi dell’art. 1218 c.c., la violazione degli obblighi assunti con l’incarico in relazione, per esempio, all’esecuzione dell’opera, alle tempistiche, ecc.

Il primo passo che il committente sarà tenuto a porre in essere, se il professionista non precede alle condizioni stabilite contrattualmente, sarà quello di metterlo in mora, ovvero di fissargli con raccomandata A.R. un termine entro il quale adeguarsi. In caso contrario, alla scadenza il cliente potrà recedere dal contratto e, se il mancato adeguamento sia dipeso da cause imputabili al professionista, quest’ultimo sarà anche obbligato al risarcimento del danno.

Il servizio reso dal professionista, che ha come oggetto un determinato comportamento o servizio, è normalmente inquadrabile nelle obbligazioni di mezzi, nelle quali il debitore è tenuto al diligente svolgimento di un’attività a prescindere dall’effettivo conseguimento di un risultato sperato che, invece, caratterizza le obbligazioni di risultato. Tuttavia la Corte di Cassazione ha affermato che il giudizio di responsabilità relativo al professionista tecnico per il mancato conseguimento dello scopo pratico avuto di mira dal cliente trascende la distinzione tra obbligazioni di mezzi e di risultato, mentre la giurisprudenza di merito è maggiormente orientata a qualificare tale obbligazione come di risultato.

In ogni caso, comunque, la responsabilità è imputabile al professionista solo ove la stessa sia diretta conseguenza di errori commessi a causa di un comportamento colpevole. Per escludere la propria colpa l’ingegnere dovrà quindi dimostrare di avere onorato gli impegni contrattuali e agito con diligenza, quale misura dell’adempimento dei propri obblighi, che nel caso del professionista deve essere valutata con riguardo alla natura dell’attività esercitata ex art. 1176 c.c., prudenza, quale criterio dell’agire umano che ogni soggetto deve seguire, e perizia, quale insieme delle cognizioni tecniche acquisite con lo studio e l’esperienza. La mancanza di alcuni di questi elementi determinerà un grado maggiore o minore di colpevolezza. Ma se l’incarico implica la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, valutati con riferimento al professionista medio, la responsabilità non potrà essere imputata al prestatore d’opera in caso di sola colpa lieve.

Articolo di Alessandro Cassano

L’articolo è apparso sul numero 3.2010 della rivista Ingegneri

Il dipartimento INDACO del Politecnico di Milano ha aperto le iscrizioni al nuovo master in Safety Design, che si pone come obiettivo la formazione di figure professionali in grado di affrontare le problematiche di sicurezza nelle diverse fasi del processo edilizio. La figura professionale specifica è quella di un “tecnico della sicurezza” in grado di progettare, organizzare, gestire la prevenzione negli ambienti lavorativi e operare i controlli previsti dalla normativa.

Le figure interessate sono quelle contemplate dal d.lgs. 81/2008 (e s.m.i.): coordinatori della sicurezza, tecnici addetti all’ispezione e al controllo, datori di lavoro, RSPP, RLS, consulenti aziendali, con competenze in materia di prevenzione, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione e in fase esecutiva, ispezioni e controlli, formazione in materia di prevenzione e sicurezza per gli operatori del settore delle costruzioni .
Come tutti i master del Politecnico, anch’esso prevede un percorso annuale di 1.500 ore (corrispondenti a 60 crediti formativi), di cui 480 tra lezioni ed esercitazioni, 320 ore di stage e 700 di studio individuale.

È organizzato in moduli (che hanno anche valenza formativa autonoma)ciascuno dei quali focalizzato sulle precise tematiche:
– la qualità nel settore delle costruzioni e la legislazione in materia di appalti pubblici e ambientale;
– materiali, tecniche, cantiere;
– la legislazione in materia di sicurezza sul lavoro;
– macchine e attrezzature e la documentazione per la prevenzione;
– teorie, metodi, strumenti per la prevenzione dei rischi;
– ergonomia e psicologia del lavoro.

A conclusione delle lezioni sono previste attività progettuali e applicative che saranno sviluppate in appositi laboratori, che potranno essere frequentati soltanto da coloro che avranno superato positivamente le prove relative alle unità didattiche. I progetti saranno sviluppati con l’obiettivo di applicare i contenuti teorici sviluppati nei singoli moduli a casi reali concordati con la docenza.

Il numero massimo previsto è di 30 corsisti.
La selezione avverrà attraverso l’analisi dei curricula, cui seguirà un colloquio. Le domande di partecipazione dovranno essere presentate entro il 31 agosto 2010.

Per informazioni ci si può rivolgere direttamente alla direttrice del master, prof.ssa Cesira Macchia, cesira.macchia@polimi.it

Il programma completo del master