È entrata in vigore l’11 ottobre 2018 la nuova UNI 11728:2018Acustica – Pianificazione e gestione del rumore di cantiere – Linee guida per il committente comprensive di istruzioni per l’appaltatore. La nuova norma tratta la gestione dell’impatto acustico, volta alla tutela dei lavoratori presenti in cantiere ed i cittadini delle aree circostanti, direttamente raggiunti dal rumore prodotto.

All’interno del D.Lgs. 81/2008, all’art. 180, vengono definiti gli agenti fisici, ovvero il rumore, gli ultrasuoni, gli infrasuoni, le vibrazioni meccaniche, i campi elettromagnetici, le radiazioni ottiche, di origine artificiale, il microclima e le atmosfere iperbariche che possono comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Tali rischi sul luogo di lavoro, devono essere eliminati o ridotti. Si parla, nello specifico, di rumore al Titolo VIII, Capo I ed al Titolo VIII, Capo II.

Secondo l’Inail, l’esposizione in ambiente lavorativo da agenti di rischio di tipo fisico coinvolge in Italia, milioni di lavoratori. I dati, reperibili dal sistema di sorveglianza delle malattie professionali MALPROF, evidenziano come oltre il 70% delle malattie di probabile origine professionale, nel triennio 2013-2014-2015, siano riconducibili all’esposizione ad agenti fisici.

Quali sono i valori limite e i danni provocati dal rumore?

La tematica rumore viene trattata, come già accento precedentemente, nel Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. In particolare, all’ art. 189 del D. Lgs. 81/2008 vengono definiti i valori limite di esposizione e i valori di azione. Questi in relazione al livello di esposizione giornaliera al rumore e alla pressione acustica di picco, sono fissati a:

a) valori limite di esposizione rispettivamente LEX = 87 dB(A) e ppeak = 200 Pa (140 dB(C) riferito a 20 μPa);

b) valori superiori di azione: rispettivamente LEX = 85 dB(A) e ppeak = 140 Pa (137 dB(C) riferito a 20 μPa);

c) valori inferiori di azione: rispettivamente LEX = 80 dB(A) e ppeak = 112 Pa (135 dB(C) riferito a 20 μPa).

Al comma 2) viene specificato: laddove a causa delle caratteristiche intrinseche dell’attività lavorativa l’esposizione giornaliera al rumore varia significativamente, da una giornata di lavoro all’altra, è possibile sostituire, ai fini dell’applicazione dei valori limite di esposizione e dei valori di azione, il livello di esposizione giornaliera al rumore con il livello di esposizione settimanale a condizione che:

– il livello di esposizione settimanale al rumore, come dimostrato da un controllo idoneo, non ecceda il valore limite di esposizione di 87 dB(A);

– siano adottate le adeguate misure per ridurre al minimo i rischi associati a tali attività.

nuova UNI 11728:2018

Scala del rumore in relazione alla sensibilità uditiva_ Inail

Il rumore, resta una delle principali cause di malattia professionale. Il danno da rumore più diffuso è l’ipoacusia (diminuzione della capacità uditiva) che si sviluppa a seguito dell’esposizione prolungata a rumori ed è di natura cronica. Sono soggetti a rischio di ipoacusia da rumore, coloro che sono esposti per periodi di tempo prolungati a fonti sonore da 85 dB.

Tra i danni procurati dal rumore vi sono: stanchezza, disturbi del sonno, emicrania, disturbi neuro-vegetativi e nei casi più gravi difficoltà di concentrazione, insorgenza di atteggiamenti ossessivi, disturbi della memoria ed irritabilità.

Di cosa parla la nuova UNI 11728:2018?

Di racconti sui cantieri molesti e delle lamentele sui rumori, ne è piena la storia. Difatti non è facile eseguire le attività giornaliere da chi occupa gli edifici limitrofi all’area cantiere ed è chiamato a tollerare il fastidioso frastuono proveniente dalle lavorazioni edili.

Il cantiere rappresenta una sorgente di rumore che non solo interessa chi ci lavora e svolge le attività ad esso connesse ma anche e soprattutto gli utenti delle aree circostanti. Con l’entrata in vigore della nuova UNI, l’obiettivo è quello di tutelare il comfort acustico previa l’adozione di metodi e procedure atti a garantire la riduzione al minimo e/o l’eliminazione del disturbo.

Le commissioni tecniche Acustica e vibrazioni e Gestione del rumore in ambito urbano hanno varato la nuova norma UNI 11728:2018 che fornisce indicazioni per definire gli obblighi di conformità in carico all’appaltatore da parte del committente, al fine di garantire una gestione corretta e soddisfacente dell’impatto acustico del cantiere.

Le istruzioni della norma possono anche essere fatte proprie dall’appaltatore a titolo volontario, a condizione che lo stesso appaltatore metta a disposizione le risorse per la loro applicazione.

Le finalità per le quali il committente richiede una gestione dell’impatto acustico possono essere diverse e non necessariamente tutte sovrapponibili. Ad esempio:
– per evitare lamentele da parte dei ricettori;
– per contenere le proteste affinché queste non interferiscano negativamente con i lavori del cantiere;
– per garantire una buona reputazione nei confronti del pubblico;
– per garantire il rispetto della legislazione vigente.

Consulta la norma UNI 11728:2018

La norma è sviluppata nel rispetto delle prescrizioni minime di legge previste in Italia (appendice A) e al contempo ne costituisce un ampliamento, permettendo che il rumore sia oggetto di una gestione sinergica che tiene in considerazione tutti gli ambiti che possono governare il disturbo percepito dalla cittadinanza.
Inoltre, tale norma può costituire un’applicazione specifica della serie di norme riguardanti i sistemi di gestione ambientale (UNI EN ISO 14001 e UNI EN ISO 14004) e relativo processo di certificazione (appendice B).

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Ogni giorno ci troviamo avvolti da rumore di ogni genere, in ufficio in auto mentre si fa shopping, perché non farne elemento fondamentale per una professione? Il campo dell’acustica in edilizia è stato sempre un settore di nicchia dove solo poche persone potevano...

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Il settore delle costruzioni presenta caratteristiche che lo rendono diverso dagli altri settori industriali. Ogni sua opera è da considerare un prototipo, dal momento che è impossibile che in un cantiere si possano ripetere le medesime condizioni determinate nella costruzione di un’opera simile. Per quanto riguarda il rischio Rumore, l’art. 190 comma 5 bis del d.lgs. 81/2008 stabilisce che l’emissione sonora di attrezzature di lavoro, macchine e impianti può essere stimata in fase preventiva facendo riferimento a livelli di rumore standard individuati da studi e misurazioni.

Ciò significa che già in fase di progettazione, conoscendo in via preventiva i livelli di emissione sonora delle macchine ed attrezzature, sarà possibile organizzare il cantiere in modo da ridurre il rischio al minimo.
A questo scopo, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha approvato il documento inerente L’aggiornamento della Banca dati CPT Torino. La banca dati contiene i rilievi fonometrici di attrezzature e macchine utilizzate in edilizia, misurate nelle diverse condizioni di utilizzo e tipologie di cantiere.

La banca dati è realizzata per garantire la disponibilità di valori di emissione acustica per quei casi nei quali risulti impossibile disporre di valori misurati sul campo. In questo contesto il caso più proprio di corretto utilizzo di questa banca dati è in fase di redazione del PSC, durante la progettazione dell’opera, con l’obiettivo primario di permettere la pianificazione delle misure di prevenzione e protezione già in fase preventiva rispetto all’inizio dell’attività, in quanto, non essendo sempre note le aziende che interverranno nel cantiere, non è possibile utilizzare i livelli di rumore delle specifiche valutazioni del rischio rumore.
Altri utilizzi pertinenti sono per escludere la necessità di effettuare misurazioni.

Lettera circolare Ministero del lavoro del 30 giugno 2011 L’aggiornamento della Banca dati CPT Torino

Il mercato dell’isolamento acustico in Italia si trova oggi, dopo un percorso tortuoso, a una svolta epocale. Dal successo alla contestazione e, di nuovo, speriamo, all’exploit: questa è la storia che ha coinvolto progettisti e imprese appassionati “per legge” ai temi dell’acustica negli ultimi cinque anni. Vediamo cosa è successo e proviamo a ipotizzare cosa succederà nel dettaglio nel prossimo periodo.

In Italia fino all’introduzione della legge 447 del 1995 non erano previsti seri vincoli in materia di rumore e l’edilizia residenziale ha visto comparire per la prima volta delle restrizioni cogenti nel d.P.C.M. 5 dicembre 1997 attuativo della legge. La complessità della materia, unita alla trama un po’ farraginosa del decreto stesso, hanno da subito suscitato alcune perplessità in merito alla applicabilità dei Requisiti Acustici Passivi (RAP) introdotti.

In realtà, sin da subito le imprese più virtuose si sono attrezzate per introdurre sistemi e soluzioni che consentissero di raggiungere le nuove imposizioni legislative e, con gli idonei materiali e accorgimenti – e senza eccessivi aggravi di costi – la missione è risultata possibile. Tenendo conto che il d.P.C.M. 5 dicembre 1997 richiede il rispetto del valore di isolamento in opera (cioè a cantiere finito), il tema dell’acustica si è dimostrato trasversale alle figure della filiera, pretendendo una progettazione accorta, materiali di qualità e grande attenzione in fase di installazione.

A partire dal 2004 circa, si è assistito all’insorgere dei primi contenziosi legali (pochi dei quali finiti in tribunale e per lo più “transati” in fase stragiudiziale) che hanno visto privati acquirenti chiedere indennizzo ai costruttori a causa della mancanza del requisito acustico. Queste vicende, a volte drammatiche, hanno fortemente attirato l’attenzione soprattutto delle società di compravendita immobiliare sul tema dell’isolamento acustico (e ancora troppo poco quella delle pubbliche amministrazioni che avrebbero dovuto vigilare).

La promulgazione delle leggi comunitarie 2008 e 2009 ha visto l’inserimento di articoli che hanno in qualche modo alleggerito il “ricatto” sui costruttori/ venditori, richiedendo l’emanazione di nuovi decreti. Il primo passo è stato quello di redigere una nuova norma tecnica, la UNI 11367, che risolve la maggior parte delle lacune che erano presenti e, soprattutto, rende attuabile la tanto richiesta certificazione acustica degli edifici (leggi anche Classificazione acustica delle unità immobiliari: la UNI 11367). Con una conclusione analoga a quella già vigente in merito al consumo energetico, sarà possibile valorizzare commercialmente l’investimento in isolanti acustici con delle classi di merito.

Da queste premesse si attende solo la pubblicazione di un nuovo impianto legislativo che recepisca la norma tecnica, imponendo nuovi (o vecchi) limiti che siano questa volta raggiungibili, attuabili e condivisi.

Articolo di Carlo Luisi, direttore marketing Tecnasfalti-Isolmant

Al giorno d’oggi l’85 % dell’ energia mondiale totale consumata dall’umanità è proviene da combustibili fossili, che come noto non sono fonti inesauribili. In un prossimo futuro le risorse si ridurranno con una rapidità molto superiore a quella attuale e si prevede che il petrolio comincerà a non essere più disponibile dal 2070-2080. Tale stima potrebbe diventare meno catastrofica solo nel caso di scelte radicali finalizzate a limitare i consumi dell’oro nero. In Europa con le fonti rinnovabili viene prodotta poco più del 5% dell’energia che viene utilizzata e questo comporta una dipendenza energetica dai Paesi esportatori di petrolio, problema che si somma a quelli derivanti da considerazioni di carattere ambientale. Nel Marzo del 2007 il Consiglio Europeo ha varato il famoso Piano 20-20-20 che ha il triplice obiettivo di ridurre i consumi del 20% al di sotto del tendenziale; di incrementare l’uso di energia rinnovabile per una quota pari al 20% dei consumi e di tagliare le emissioni di CO2 di un eguale 20% entro il 2020 (leggi anche Mse fissa gli obiettivi per le fonti rinnovabili nel 2020).

Il settore dei trasporti, assieme a quello delle costruzioni e dell’industria, è uno dei settori maggiormente energivori e di conseguenza inquinanti. In quest’ambito diventa quindi particolarmente interessante perseguire politiche innovative che permettano di ridurre il fabbisogno energetico ma soprattutto adottare nuove e moderne tecnologie che ci permettano di mantenere (e se possibile aumentare) gli attuali livelli di disponibilità energetica attraverso fonti pulite e inesauribili, come il sole.

Un efficace esempio è l’adozione e la diffusione di barriere antirumore fotovoltaiche: i moduli fotovoltaici possono essere integrati nelle barriere come elementi di supporto all’interno dei pannelli fonoisolanti/ fonoassorbenti aumentandone le prestazioni di fono isolamento (leggi anche Barriere antirumore fotovoltaiche).

Dal punto di vista energetico, la possibilità di condividere spazi e strutture portanti con installazioni preposte a diverse funzioni consente di ridurre i costi dell’energia prodotta. Negli impianti fotovoltaici tradizionali i costi sono, infatti, dovuti quasi esclusivamente all’investimento iniziale per la realizzazione dell’impianto: tra questi, oltre il 10% è legato alla realizzazione delle strutture portanti e all’acquisto e preparazione del sito. Il basso costo di simili installazioni è dovuto ad alcuni fattori: i costi per l’uso dell’area e delle strutture di sostegno sono attribuiti alle barriere acustiche; le barriere sono strutture che hanno un’enorme possibilità di standardizzazione e quindi un notevole potenziale per l’esportazione.

Inoltre, da un punto di vista più generale, considerevoli economie nell’esercizio della rete di distribuzione di energia elettrica derivano dalla possibilità di realizzare impianti di produzione distribuiti, in prossimità dei punti in cui l’energia viene effettivamente utilizzata, con una produzione giornaliera che rispecchia l’andamento della domanda. Infatti le barriere antirumore, proprio per la loro funzione di protezione, si trovano in stretta prossimità di agglomerati urbani più o meno estesi che potrebbero sfruttare direttamente l’energia elettrica prodotta dalle barriere stesse, in alternativa può essere utilizzata ad esempio per l’illuminazione delle gallerie e per la segnaletica.
In Germania e in Svizzera sono state installate delle barriere acustiche fotovoltaiche lungo il percorso delle autostrade e di alcuni tratti ferroviari.

Barriere fotovoltaiche sull’A22 del Brennero
L’Autostrada del Brennero, con l’intento di perseguire politiche volte ad ottenere in breve tempo un trasporto più pulito e rispettoso dell’ambiente, ha concepito e realizzato (attraverso l’ATI P.A.C. Spa costituita Cordioli & C. SpA e Far Systems SpA) la prima barriera antirumore fotovoltaica in Italia.

Il progetto, che si colloca nell’ambito degli interventi per la produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare di cui al decreto del Ministero dello sviluppo economico 19 Febbraio 2007, nella classe con potenza nominale superiore a 20 kW, ha visto la realizzazione di un impianto fotovoltaico di elevate potenzialità, sostenuto dalla barriera antirumore prevista per la protezione dall’inquinamento acustico dell’abitato di Marano. L’opera, della lunghezza complessiva di 1.070 m e di altezza pari a 5,60 m, si sviluppa in carreggiata Sud lungo il ciglio della corsia di emergenza e di una piazzola di sosta esistente, ed è stata progettata in base a criteri di efficacia, sia per quanto riguarda il rumore sia per la produzione energetica, e di semplicità in termini di estetica ed esecuzione.

La barriera ha la finalità di proteggere dall’inquinamento acustico il comune di Isera e, contemporaneamente, di produrre 690.000 kWh di energia elettrica in un anno, pari al soddisfacimento del consumo energetico di 600 persone. Il raggiungimento di questo duplice obiettivo è stato la sfida principale proposta da Autobrennero e dal Comune di Isera, affrontata poi dalle aziende realizzatrici che hanno operato per coniugare l’efficacia acustica della stessa con la necessità di mantenere una conformazione geometrica in grado di garantire sia una buona resa elettrica dei moduli fotovoltaici sia un corretto inserimento paesaggistico della struttura medesima. Essa permette di ridurre l’inquinamento acustico derivante dal flusso dei veicoli che gravitano sull’autostrada, migliorando la qualità della vita delle abitazioni limitrofe: il livello sonoro diurno e notturno è ridotto di otto volte rispetto alla situazione precedente alla realizzazione del manufatto, con un abbattimento acustico complessivo di 10 dB.

Il manufatto è costituito da 3.944 pannelli fotovoltaici in silicio monocristallino che ricoprono una superficie di circa 5.035 m2. La struttura di sostegno è formata da basamenti prefabbricati in calcestruzzo di altezza pari a circa 170 cm dalla pavimentazione stradale e di spessore pari a 50 cm, sui quali viene fissata a passo regolare la struttura portante in profilati di acciaio verniciati di colore rosso.
Alla struttura sono ancorati i longheroni in alluminio a cave che consentono, a loro volta, il fissaggio dei pannelli fotovoltaici attraverso profili sagomati in acciaio. Sulla parte retrostante sono stati posti in opera pannelli fonoassorbenti in alluminio verniciato. I lavori di realizzazione della barriera sono durati complessivamente 218 giorni. La realizzazione della barriera ha permesso di ridurre l’inquinamento sonoro sia diurno che notturno sui ricettori in destra Adige, con un abbattimento massimo stimato in circa 10 dB. In questo contesto, si tratta di un’opera unica nel suo genere e la sua collocazione la renderà visibile a milioni di persone, diventando così strumento di promozione delle fonti rinnovabili di energie e in particolare di quella solare.

Articolo di Massimiliano Bertoni e Andrea Cantini

Oltre 300 persone (anche collegate in videoconferenza) hanno partecipato alla presentazione della norma UNI 11367 sulla classificazione acustica delle unità immobiliari organizzata da UNI e Assimpredil a Milano lo scorso 30 settembre.

Gli elementi principali emersi dalle presentazioni dei relatori – tra i quali i presidenti di entrambe le organizzazioni: Piero Torretta e Claudio De Albertis – e dalla successiva discussione sono stati:
– l’importanza della verifica acustica “in opera” anziché “da progetto”;
– la possibilità (e i limiti) di ridurre le misurazioni in edifici con caratteristiche seriali;
– la necessità che si definisca quanto prima il quadro legislativo (sebbene la legge comunitaria abbia chiaramente sanato il contenzioso del passato);
– l’eventuale responsabilità dei costruttori su lavori acusticamente “malprogettati”;
– gli scostamenti tra i dati del progetto acustico e i dati rilevati sul costruito;
– l’opportunità di una incentivazione premiale del miglioramento acustico degli edifici

Le relazioni presentate nel corso dell’incontro

Attuazione normativa acustica – Ezio Rendina – Studio Consulting & Management Ingegneria Acustica

La norma UNI 11367: una breve sintesi  – Giuseppe Elia – Presidente della commissione tecnica UNI “Acustica e vibrazioni”

Come costruire oggi – Folco de Polzer – Studio di acustica de Polzer

Fonte UNI

È stata pubblicata l’attesa norma UNI 11367 Acustica in edilizia – Classificazione acustica delle unità immobiliari – Procedura di valutazione e verifica in opera.
Nel caso specifico la norma definisce la classificazione acustica degli edifici (leggi articolo).

La classificazione acustica di una unità immobiliare, basata su misure effettuate al termine dell’opera, consente di informare i futuri proprietari/abitanti sulle caratteristiche acustiche della stessa e di tutelare i vari soggetti che intervengono nel processo edilizio (progettisti, produttori di materiali da costruzione, costruttori, venditori, ecc.) da possibili successive contestazioni.

Alla elaborazione di questa norma hanno partecipato oltre 60 esperti in rappresentanza di tutti gli interessi “in gioco”. Infatti tutte le fasi che convergono nel processo di realizzazione dell’opera sono determinanti ai fini del risultato acustico: la progettazione, l’esecuzione dei lavori, la posa in opera dei materiali, la direzione dei lavori, le eventuali verifiche in corso d’opera, ecc.

La norma si applica a tutti i tipi di edifici, tranne a quelli a uso agricolo, artigianale e industriale. Nell’ambito di applicazione della norma, i requisiti acustici di ospedali, cliniche, case di cura e scuole sono definiti da una specifica appendice.

Quattro classi di efficienza acustica
La norma prevede quattro differenti classi di efficienza acustica: si va dalla classe 1, che identifica il livello più alto (più silenzioso), alla classe 4 che è la più bassa (più rumoroso): va considerato che, seppure il livello prestazionale “di base” sia rappresentato dalla terza classe, la stragrande maggioranza degli edifici italiani attualmente esistenti non raggiunge neppure la quarta classe …

Questa griglia di classificazione viene attuata sulla base di misurazioni dei livelli sonori e non solo di dati progettuali, inoltre è prevista per singole unità immobiliari e non per l’intero edificio (ad esempio, nel caso di un condominio, la classe deve essere assegnata ad ognuno degli appartamenti che lo compongono, e non genericamente all’intero condominio).
Se, da un lato, questo rende più complicata la determinazione di efficienza acustica, dall’altro è una maggiore garanzia sul risultato finale che si potrà ottenere.

La valutazione complessiva di efficienza sarà obbligatoriamente accompagnata da valutazioni per ogni singolo requisito considerato; sono infatti oggetto di classificazione l’isolamento di facciata, l’isolamento rispetto ai vicini (sia per i rumori aerei, sia per i rumori di calpestio) e il livello sonoro degli impianti. Nel caso degli alberghi sono considerati altresì gli isolamenti acustici fra ambienti della stessa unità immobiliare (es. fra le camere).

Tra gli argomenti più dibattuti la scelta di utilizzare la media energetica (invece di quella matematica) come indice unico rappresentativo di efficienza. Tale scelta è stata ritenuta la migliore dopo un lungo dibattito e un ampio confronto tra gli esperti, che hanno riconosciuto come entrambe le possibilità presentino sia aspetti positivi sia negativi. Comunque, per fornire all’utilizzatore informazioni complete ed esaurienti, la norma prevede che l’indice unico rappresentativo delle caratteristiche acustiche dell’ unità immobiliare (classi I, II, III e IV) sia integrato da altri cinque valori numerici che rappresentano le singole prestazioni acustiche.

Per quanto riguarda le difficoltà applicative, la futura norma UNI è certamente corposa e densa di contenuti tecnici che necessitano un’adeguata professionalità, ma la Commissione UNI li ha affiancati con una parte di testo contenente esempi di calcolo pensati proprio per facilitarne l’applicazione.

Requisiti acustici passivi e l’attesa per il decreto
Circa la quantificazione dei requisiti acustici passivi, i valori proposti dalla norma rappresentano una reale fattibilità assicurando, al contempo, un buon grado di comfort acustico: gli interessi degli acquirenti infatti sono sempre stati una priorità dell’UNI, così come delle pubbliche amministrazioni locali (Regioni e Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente) e del Ministero dell’ambiente, che hanno partecipato ai lavori di normazione.

Cresce intanto l’attesa per la nuova normativa che il Governo dovrà emanare entro luglio 2010 sulla disciplina dell’isolamento acustico in edilizia, come previsto dall’art. 11 della legge 88/2009. In particolare dovranno essere esaminati due decreti legislativi relativi, l’uno alla classificazione dei requisiti acustici degli edifici, e l’altro sulle norme riguardanti l’inquinamento acustico.

Fonte UNI

La legislazione italiana in materia di prevenzione e protezione dai rischi da rumore si basa ormai da alcuni anni sul recepimento della direttiva 2003/10/CE.

Tra gli adempimenti più significativi presenti nel decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, integrato e modificato dal decreto legislativo 3 agosto 2009 n. 106 vi è indubbiamente quello di aver previsto l’obbligo per le aziende con livelli di esposizione al rumore elevati (LEX maggiori di 85 dB(A) oppure Lpicco, C maggiori di 137 dB(C)) di elaborare ed applicare un “programma di misure tecniche e organizzative” volte a ridurre l’esposizione al rumore dei lavoratori.

La valutazione del rischio rumore negli ambienti di lavoro è una attività che prevede misurazioni con le seguenti finalità:
1) calcolare il valore di esposizione personale al rumore da cui far discendere le misure di prevenzione per la salute degli esposti, nonché stabilire se i dispositivi di protezione auricolare in uso danno luogo ad una attenuazione corretta;
2) indicare gli interventi tecnici e organizzativi che possono essere adottati dall’azienda per ridurre l’esposizione al rischio nelle aziende con rumorosità superiore ai valori previsti dalla legislazione vigente nonché identificare le aree di lavoro a maggior rumorosità al fine della loro delimitazione, segnalazione e restrizione all’accesso.

Mentre la UNI 9432:2008 affronta quanto indicato nel primo punto, il rapporto tecnico UNI/TR 11347, pubblicato in gennaio 2010, definisce un modello di programma aziendale di riduzione dell’esposizione (sintetizzato nell’acronimo “PARE”) al rumore nei luoghi di lavoro evidenziandone contestualmente il livello di dettaglio, allo scopo di fornire uno strumento di orientamento in una realtà che al momento propone le soluzioni più differenziate.

Per ciascuna situazione con livelli di esposizione elevati il datore di lavoro deve indicare nel PARE gli interventi tecnici e organizzativi che, tra quelli concretamente attuabili, intende effettivamente realizzare fissando l’obiettivo acustico, dove tecnicamente possibile, in accordo con le indicazioni tecniche contenute nelle norme della serie UNI EN ISO 11690. Tali norme che riportano raccomandazioni pratiche per la progettazione di ambienti di lavoro produttivi a basso livello di rumore consigliano i seguenti valori di LAeq:
– per gli ambienti industriali, da 75 dB(A) a 80 dB(A);
– per gli uffici, da 45 dB(A) a 55 dB(A).

Le modalità di riduzione dell’esposizione sono suddivise in due categorie: interventi tecnici ed interventi organizzativi.
Nell’identificazione delle modalità di riduzione del rischio devono essere considerati innanzitutto gli interventi che riducono il rumore alla sorgente, quindi quelli che lo riducono lungo il percorso di propagazione, infine quelli che agiscono direttamente sul posto di lavoro.

Il PARE deve considerare le azioni per la riduzione dell’esposizione al rumore per tutte quelle situazioni che superano i valori previsti dalla legislazione vigente. Andranno quindi esaminate le sorgenti, le attività e i luoghi di lavoro con LAeq maggiore di 85 dB(A) e con Lpicco,C maggiore di 137 dB(C).

Nel documento si riporta un aiuto per una attenta valutazione dei molteplici fattori che intervengono nella scelta di un intervento di insonorizzazione. Ogni situazione reale necessita, infatti, di una analisi specifica e per questo sono previsti specifici allegati che considerano:
– le linee di indirizzo generale per ogni possibile tipologia di intervento presentando elementi favorevoli e sfavorevoli con delle note di confronto;
– gli orientamento sulla scelta degli interventi tecnici in alcune situazioni-tipo;
– l’efficacia ottenibile dalle diverse tipologie di intervento;
– un indice di costo comparativo.

Il rapporto tecnico UNI/TR 11347 ricorda che la progettazione dell’intervento deve essere tale da evitare ulteriori rischi come quelli per la sicurezza (per esempio rischio incendio) e per la salute (per esempio minor ricambio d’aria) verso i lavoratori o problemi igienico-sanitari verso il prodotto (per esempio nel settore alimentare o farmaceutico) ovvero maggiori rischi verso i recettori esterni; da ultimo fornisce indicazioni sulle caratteristiche professionali e formative nonché delle disponibilità strumentali del “personale qualificato” chiamato a progettare gli interventi riportati nel PARE.

Vista la già importante presenza di norme con specifico contenuto tecnico riguardanti gli interventi di bonifica del rumore e l’ampia variabilità delle problematiche presenti negli ambienti di lavoro e delle soluzioni possibili, la UNI/TR 11347 si è quindi proposta di armonizzare le normative esistenti con un carattere prettamente gestionale.
Essa dovrebbe pertanto rivelarsi di grande utilità particolarmente per:
– i responsabili dei servizi di prevenzione e protezione, principali riferimenti aziendali del processo di valutazione dei rischi e soggetti promotori delle decisioni aziendali in tema di prevenzione e protezione dal rumore;
– i tecnici di acustica, in qualità di estensori delle proposte di intervento per fornire loro uno strumento di orientamento in un mercato che propone le soluzioni più differenziate;
– gli operatori degli organi di vigilanza, principalmente i tecnici delle ASL, in qualità di verificatori dell’applicazione dell’obbligo legislativo;
– i datori di lavoro, in quanto titolari ultimi della responsabilità di redazione ed applicazione del PARE.

Conclusioni
Il documento intende quindi aiutare le aziende e i loro consulenti a focalizzare gli interventi di bonifica acustica necessari, ad affrontarli con le necessarie attenzioni tecniche per un efficace investimento economico e a documentarli per un corretto rapporto informativo tanto verso l’interno quanto verso l’esterno dell’azienda.

Fonte UNI

Foto Studio Pranovi

I sistemi antirumore ricadono nell’ambito della direttiva europea sui prodotti da costruzione (CPD) 89/106/Cee. A essa, come direttiva “nuovo approccio”, sono legate diverse norme europee armonizzate e, tra le altre, la UNI EN 14388:2005 Dispositivi per la riduzione del rumore da traffico stradale – Specifiche alla quale sono collegate una serie di norme europee sui metodi di prova relativi a tali dispositivi.

La pubblicazione della norma ha reso obbligatoria la marcatura CE per i dispositivi di riduzione del rumore da traffico stradale; non necessitano invece di marcatura CE i dispositivi immessi sul mercato ferroviario. La UNI EN 14388 specifica i requisiti prestazionali e i metodi di valutazione per i dispositivi per la riduzione del rumore da traffico stradale, considerando sia le prestazioni acustiche sia non acustiche.

A dicembre 2009 è stato pubblicato il rapporto tecnico UNI/TR 11338:2009 Acustica – Marcatura CE dei dispositivi di riduzione del rumore da traffico stradale che si propone come linea guida per l’applicazione della marcatura CE, ai sensi della legislazione vigente rappresentata dal decreto del Presidente della Repubblica 21 aprile 1993 n. 246 “Regolamento di attuazione della direttiva 89/106/Cee relativa ai prodotti da costruzione”.

L’UNI/TR 11338:2009 si applica a tutti i tipi di sistemi antirumore definiti dalla UNI 11160:2005 Linea guida per la progettazione, l’esecuzione e il collaudo di sistemi antirumore per infrastrutture di trasporto via terra che considera, in maniera sistematica e coordinata, i requisiti per la progettazione, l’esecuzione e il collaudo di sistemi antirumore per infrastrutture di trasporto via terra (stradali e ferroviarie), a suo tempo elaborata affinché tutte le parti interessate trovassero un riferimento univoco.

Fonte UNI

Dal sito dell’Ordine provinciale degli ingegneri di Roma segnaliamo un documento per calcolare le tariffe per il professionista operante nel campo dell’acustica e delle vibrazioni.

In particolare si prendono in esame i seguenti campi di attività:
a. per gli adempimenti richiesti dal d.lgs. n. 81/2008 titolo VIII capo II (esposizione lavoratori al rumore)
b. per le valutazioni di impatto acustico
c. per le valutazioni di clima acustico
d. per le zonizzazioni acustiche dei comuni
e. per gli adempimenti richiesti dal d.P.C.M. 5 dicembre 1997 (Requisiti acustici passivi)
f. per gli adempimenti richiesti dal d.Lgs. n. 81/2008 titolo VIII capo III (Esposizione lavoratori alle vibrazioni)
g. per le misure dei parametri di qualità che caratterizzano la risposta acustica degli ambienti confinati (Tempi di riverbero, Indice STI, indice RASTI, Chiarezza, ecc.)
h. per la determinazione dei requisiti acustici delle sorgenti sonore nei luoghi di intrattenimento danzante e di pubblico spettacolo e nei pubblici esercizi ai sensi del d.P.C.M. 215/1999
i. per pareri preventivi e valutazioni sommarie in relazione alle problematiche acustiche riportate nei punti precedenti e ne qualifica i relativi compensi.

Tariffa professionale per l’acustica e per le vibrazioni, Approvato dal Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma con Delibera n. 2 novembre 2009

È ormai in dirittura d’arrivo la norma Uni con titolo Acustica – Classificazione acustica degli edifici, identificabile con il codice U20001500, di forte interesse per chi opera nel settore.
Si tratterà di una vera e propria pagella che andrà a definire i criteri per la misurazione e la valutazione di alcuni requisiti acustici prestazionali degli edifici.

Si attende infatti tra ottobre e novembre l’approvazione in via definitiva del progetto di norma U20001500, elaborato dal gruppo di lavoro Classificazione acustica degli edifici operante nell’Uni.
La norma stabilirà dunque una classificazione acustica (in riferimento a ognuno dei requisiti) per l’intera unità immobiliare. È infine verrà proposta una valutazione sintetica (con un unico indice descrittore) dell’insieme dei requisiti per unità immobiliare.

La classificazione acustica di un sistema edilizio presenterà alcuni chiari vantaggi. Consentirà infatti di informare i futuri utilizzatori sulle caratteristiche dell’edificio che andranno ad abitare e di tutelare i vari soggetti che intervengono nel processo edilizio (proprietari, progettisti, costruttori, venditori, produttori, ecc.) da possibili successive contestazioni.

Per edifici di nuova costruzione o in ristrutturazione diventerà pertanto di particolare importanza correlare il progetto ai requisiti acustici attesi in opera e quindi seguire scrupolosamente una serie di passaggi, dal progetto alla realizzazione dell’immobile:
1) prima dell’inizio dei lavori eseguire calcoli previsionali dei requisiti acustici passivi per il progetto in esame;
2) in corso d’opera verificare la corretta posa di materiali e i sistemi costruttivi;
3) in corso d’opera e a fine lavori eseguire misurazioni strumentali per determinare le prestazioni raggiunte e individuare eventuali accorgimenti correttivi nel caso in cui quanto misurato non collimi con gli obiettivi prefissati.

I calcoli previsionali possono essere eseguiti adottando le indicazioni riportate nelle norme serie UNI EN 12354 e nel rapporto tecnico UNI/TR 11175 che si propone, appunto, come guida alle norme serie UNI EN 12354 per la previsione delle prestazioni acustiche degli edifici con applicazione alla tipologia costruttiva nazionale.
Una volta approvata, la norma non sarà comunque obbligatoria, rappresentando comunque un importante standard di riferimento.

Ambito di applicazione della norma
La norma si applicherà essenzialmente alla cosiddetta “unità immobiliare”, che viene definita come porzione di fabbricato, o un fabbricato, o un insieme di fabbricati ovvero un’area che, nello stato in cui si trova e secondo l’uso locale, presenta potenzialità di autonomia funzionale e reddituale.

Ai fini del progetto di norma in corso di elaborazione si considerano le unità immobiliari aventi le seguenti destinazioni d’uso: residenze; uffici; alberghi e pensioni; attività ricreative o di culto (salvo il caso di specifici ambienti in cui la qualità acustica sia una caratteristica fondamentale da valutare mediante una progettazione acustica particolarmente specifica) e attività commerciali.
Per gli ospedali e le scuole non è prevista la classificazione, ma sono tuttavia indicati dei valori limite di riferimento per ognuno dei requisiti considerati.
Vengono prese in considerazioni le seguenti grandezze acustiche, già considerate nel d.P.C.M. 5 dicembre 1997:
– indice di valutazione dell’isolamento acustico normalizzato di facciata;
– indice di valutazione del potere fonoisolante apparente di divisori verticali e orizzontali fra – ambienti appartenenti a differenti unità immobiliari;
– indice di valutazione del livello di pressione sonora di calpestio normalizzato fra ambienti sovrapposti e/o adiacenti appartenenti a differenti unità immobiliari;
– livello sonoro immesso da impianti a funzionamento continuo;
– livello sonoro immesso da impianti a funzionamento discontinuo.

Per ognuna di queste grandezze vengono definite 4 classi alle quali viene attribuito questo significato:
– classe I: prestazioni acustiche ottime;
– classe II: prestazioni acustiche buone;
– classe III: prestazioni acustiche di base;
– classe IV: prestazioni acustiche modeste.

Per gli alberghi, gli ospedali e le scuole, oltre ai cinque requisiti sopra enunciati, sono stati individuati requisiti di isolamento acustico fra ambienti interni (per esempio per camere d’albergo, camere di degenza, aule).