All’azienda Maragliano Impianti è stata commissionata una ristrutturazione importante: due villette gemelle a Genova. Il cliente desiderava installare pavimenti radianti, sia per il riscaldamento che per il raffrescamento. Questo non sembrava possibile, date la ridotta disponibilità di spazio e l’impossibilità di modificare l’immobile a causa di vincoli imposti dalle belle arti.

Per questo il cliente ha accettato la proposta dall’azienda Maragliano di installare un impianto a pavimento ribassato ECOfloor Slim Rossato.

“L’impianto è di una semplicità disarmante” – sostiene l’installatore Giorgio Maragliano. Per l’installazione “non usi neanche un ferro, è velocissimo, semplice, pratico. I tubi sono leggeri e i pannelli si posano bene.”

Con ECOfloor Slim Maragliano ha portato al cliente una soluzione perfettamente adatta agli spazi disponibili assicurandogli il massimo comfort di utilizzo. “Questo sistema praticamente non ha inerzia termica. Lo accendi e l’ambiente si scalda subito. Non dico come i termosifoni, ma quasi”.

Per garantire la massima resa all’impianto radiante, a questo è stata abbinata una pompa di calore aria-acqua ad alta efficienza Air Inverter.

“Rossato ci ha fornito l’intero impianto per le due ville”. Nelle ville, infatti, è stato realizzato un impianto completo che, oltre al pavimento radiante con pompa di calore per la climatizzazione, comprende la ventilazione meccanica controllata con recupero di calore, una pompa di calore per acqua calda sanitaria Air Combo PRO e la centralina HCC6 per la gestione dell’intero impianto“. Avere un unico interlocutore semplifica moltissimo il lavoro di noi installatori: non dobbiamo avere a che fare con più aziende e persone, ognuna con il suo modo di fare e con le sue condizioni.

Siamo sicuri che i componenti dell’impianto dialoghino e si integrino perfettamente tra di loro” spiega ancora Giorgio Maragliano. “Rossato ci ha supportati nella progettazione e così eravamo sicuri di non dimenticare nulla. Le consegne poi sono avvenute tutte nei tempi giusti e il cliente è stato molto soddisfatto”.

Nelle due villette sono state installati:

www.rossatogroup.com

Proter Imex ha contribuito alla costruzione di Casa Hoval, sede dell’azienda Hoval Srl a Zanica (BG), realizzando l’impianto di riscaldamento e raffrescamento radiante a soffitto su una superficie di 400 metri quadrati. Le linee guida date dalla committenza erano: massima efficienza energetica, sostenibilità ambientale e libertà di progettazione architettonica, tutte caratteristiche che ritroviamo nei nostri sistemi.

Una delle richieste a cui Proter Imex ha dato seguito era di dare un aspetto monolitico al controsoffitto mantenendo l’ispezionabilità dei pannelli radianti. Per questo motivo sono stati utilizzati pannelli metallici con scuretto ridotto a 2 mm ed una verniciatura goffrata effetto intonaco. Inoltre per dare ulteriore continuità visiva, l’unione tra soffitto metallico e compensazioni in cartongesso è stata realizzata con spigoli vivi senza l’utilizzo di cornici.

Anche la microforatura realizzata a disegno è stata studiata per l’integrazione estetica dei sistemi di illuminazione e ventilazione nei pannelli radianti.

Ufficio

Il sistema Kappa Office garantisce un ambiente di lavoro confortevole da un punto di vista climatico ed acustico, evita ingombri a terra, riduce il consumo energetico ed è privo di manutenzione. E’ possibile risparmiare fino al 30% dell’energia grazie al fatto che la temperatura di comfort ambiente è raggiunta con temperature dell’acqua basse e con tempi brevi di messa a regime del sistema.

L’edificio è stato ritenuto così meritevole dal punto di vista architettonico, della funzionalità, della sostenibilità, del rispetto della natura e dell’uomo da ricevere il premio CasaClima Award 2015 come miglior progetto Work&Life.

Proter Imex e BIM

Da quest’anno, inoltre, Proter Imex è entrata nel mondo BIM definendo i modelli digitali parametrici dei propri sistemi radianti a soffitto (della serie Vega Office, Vega Executive, Kappa Hospital e Kappa Office) per l’inserimento degli stessi all’interno di progetti digitali BIM, il Building Information Modeling, la tecnologia che permette il controllo dell’intero processo di progettazione e costruzione di un edificio.

Con questa novità, entriamo a far parte di un nuovo approccio lavorativo che, aumentando il grado di condivisione delle informazioni con i diversi professionisti coinvolti, porta con sé un numero considerevole di vantaggi quali la riduzione fino al 80% del tempo richiesto per generare un preventivo di spesa, una precisione di stima dei costi entro il 3% e l’eliminazione di cambiamento di budget fino al 40% oltre ad una riduzione del tempo del progetto stimata fino al 7%*.

E’ possibile richiedere la password per scaricare i modelli digitali dal nostro sito www.proterimex.it nella sezione prodotti – Proterceiling.  Inoltre il nostro team di progettisti è a disposizione per supportare la realizzazione dei progetti o per qualsiasi informazione o chiarimento.

*Dati ricavati da un’indagine su 32 grandi progetti che utilizzano BIM effettuata dal CIFE (Center for Integrated  Facilities  Engineering)  dell’Università  di Stanford

Il 26 settembre scorso sono entrati in vigore quattro regolamenti europei che trattano delle disposizioni relative all’etichettatura e alla progettazione green di apparecchi di riscaldamento e scaldacqua.

 

Vediamo brevemente gli ambiti di applicazione di ciascuno di essi.


Regolamento n. 811/2013

Il regolamento 811/2013 fissa i requisiti in materia di etichettatura energetica e di fornitura di informazioni di prodotto supplementari per:

– gli apparecchi per il riscaldamento d’ambiente e gli apparecchi di riscaldamento misti con una potenza termica nominale di ≤ 70 kW,

– gli insiemi di apparecchi per il riscaldamento d’ambiente con potenza di ≤ 70 kW,

– gli insiemi di apparecchi di riscaldamento misti con potenza di ≤ 70 kW,

– i dispositivi di controllo della temperatura,

– i dispositivi solari.


Regolamento n. 812/2013

Il regolamento 812/2013 fissa le specifiche per l’etichettatura energetica e la comunicazione di informazioni supplementari sul prodotto relativamente agli:

– scaldacqua aventi una potenza termica nominale ≤ 70 kW,

– ai serbatoi per l’acqua calda aventi un volume utile ≤ 500 litri,

– agli insiemi composti da scaldacqua ≤ 70 kW e dispositivo solare.


Regolamento n. 813/2013

Il regolamento 813/2013 stabilisce le specifiche per la progettazione ecocompatibile relative alla commercializzazione e/o alla messa in funzione di:

– apparecchi per il riscaldamento d’ambiente e di apparecchi di riscaldamento misti aventi una potenza termica nominale ≤ 400 kW, inclusi gli apparecchi integrati in insiemi di apparecchi per il riscaldamento d’ambiente,

– dispositivi di controllo della temperatura e dispositivi solari o in insiemi di apparecchi di riscaldamento misti,

– dispositivi di controllo della temperatura e dispositivi solari quali definiti all’articolo 2 del regolamento delegato (UE) n. 811/2013 della Commissione.


Regolamento n. 814/2013

Il regolamento n. 814/2013 stabilisce le specifiche per la progettazione ecocompatibile per la commercializzazione e/o la messa in funzione di:

–  scaldacqua aventi una potenza nominale ≤ 400 kW,

– di serbatoi per l’acqua calda aventi un volume utile ≤ 2 000 litri, compresi quelli integrati negli insiemi di scaldacqua e dispositivi solari, come stabilito all’articolo 2 del regolamento delegato (UE) n. 812/2013

Sono attualmente in corso i lavori di risanamento conservativo del pavimento nel Presbiterio, nel Coro e nella Sacrestia Minore della Basilica di S. Maria della Salute in Venezia, la cui costruzione su progetto di Baldassarre Longhena iniziò nel 1631 (figura 1). 

 

Ne è nata l’opportunità di realizzare un impianto di riscaldamento per temperare il rigore invernale, notevole a causa delle ampie superfici vetrate, nelle zone principalmente utilizzate per l’uso liturgico corrente, in particolare nel Presbiterio prospiciente l’Altar Maggiore.

 

Fig. 1 – La Basilica dei S. Maria della Salute vista dal Canal Grande

 

Il progetto di risanamento, dell’ing. Davide Beltrame e dell’arch. Giuditta Russo, prevedeva il sollevamento totale dei circa 9000 pezzi di marmo policromo che costituiscono il prezioso manufatto (figura 2), con relativa precisa catalogazione, il loro individuale restauro e il riposizionamento su sottofondo opportunamente riqualificato.

 

Fig. 2 – Restituzione ortogonale della vista del pavimento del Presbiterio

 

Ciò ha consentito appunto la realizzazione di un pavimento radiante, integrato da alcune unità termoventilanti incassate nella pedana di legno che segue l’andamento semicircolare delle absidiole laterali del Presbiterio; lo scopo di queste unità è duplice: contrastare la corrente fredda discendente, generata dalle grandi finestre delle absidiole stesse, e riscaldare l’intradosso del soffitto del presbiterio per elevarne la temperatura radiante, con ovvio contributo alla funzione del sistema (figura 3). L’impianto, progettato da Manens-Tifs, si collega, tramite uno scambiatore di calore di disaccoppiamento, alla nuova centrale termica dell’adiacente Seminario Patriarcale.

 

Fig. 3 – Disposizione generale dell’impianto nella zona del Presbiterio

 

È da osservare che vi erano notevoli vincoli all’intervento, posti dalla Soprintendenza, in relazione alla particolare importanza ed integrità del monumento: non era proponibile, in primo luogo,  la costruzione di una vetrata di chiusura del grande arco tra il Presbiterio e la rimanente parte della Basilica (figura 4), che certamente avrebbe consentito la creazione di un ambiente chiuso, di dimensioni relativamente limitate, con maggiori possibilità di controllo delle condizioni ambientali.

 

Fig. 4 -  Il grande arco che separa il Presbiterio dal corpo principale della Basilica

 

E proprio tale impossibilità richiede un accurato controllo della temperatura superficiale del pavimento, al fine di evitare fenomeni convettivi che, richiamando aria fredda dal grande volume principale della basilica, potrebbero innescare fastidiose correnti d’aria. Questo aspetto è stato oggetto di uno specifico studio di fluidodinamica computazionale (figura 5) che ha suggerito le condizioni operative di progetto per il pavimento radiante e per le unità termoventilanti.

 

Fig. 5 – Esempio di simulazione fluidodinamica computazionale

 

Un’altra limitazione, emersa in corso d’opera a seguito della rimozione del pavimento, è stata imposta dalla presenza di un sottofondo in laterizio, piuttosto ben conservato, che si è voluto mantenere: ciò ha imposto una drastica riduzione allo spessore disponibile per la realizzazione del sottofondo di posa e del pavimento radiante.

 

L’innovativa soluzione adottata è costituita da un massetto alleggerito con argilla espansa di piccola pezzatura e additivato di fibra polimerica, specificamente concepito per il restauro (Massetto CentroStorico-Leca) di spessore pari a 4 cm, nel quale sono state direttamente ricavate mediante fresatura a secco secondo un metodo messo a punto da Eurotherm, le cave da 16 mm x 16 mm per alloggiare i tubi dei circuiti radianti; una volta inseriti i tubi, una rasatura di boiacca abbastanza fluida ha riempito gli spazi vuoti delle cave in modo da presentare una superficie perfettamente piana e in buon contatto termico con la successiva malta di allettamento e le lastre di marmo.

 

Queste hanno spessori fortemente variabili, da 2 cm per il marmo di Carrara a 6 cm per il Rosso Verona: le differenze sono ovviamente compensate da diversi spessori di malta e complessivamente gli strati sovrastanti il massetto hanno uno spessore totale di 7 cm. Il comportamento termico della struttura complessiva così risultante (terreno di riempimento, sottofondo in laterizio, massetto, malta di allettamento in spessore variabile e lastre di marmo) è stato oggetto, da parte di Eurotherm, di un’approfondita analisi numerica agli elementi finiti (figura 6) che ha permesso la determinazione del passo dei tubi e della temperatura di progetto ottimale per l’acqua dei circuiti radianti.

 

Fig. 6 – Studio del campo termico mediante codice agli elementi finiti (a sinistra) e dettaglio delle tubazioni  inserite nelle cave fresate (a destra)

 

La fresatura delle cave (per la prima volta in un massetto di questo tipo) e la successiva posa dei tubi sono risultate particolarmente agevoli e celeri, e le specifiche attività di cantiere (figura 7) hanno richiesto un tempo modesto, che non ha praticamente interferito con l’onerosa opera di restauro.

 

Fig. 7 – Le attività di cantiere per la posa del pavimento radiante: a destra la macchina fresatrice per la realizzazione delle cave

 

L’intervento sarà oggetto di approfondito monitoraggio da parte del Laboratorio di Energetica degli Edifici dell’Università di Padova, sotto la guida del Prof. Roberto Zecchin. Una dettagliata campagna di misure sul comportamento ante operam è stata condotta durante lo scorso inverno, mediante indagine termografica (figura 8) e registrazione delle temperature in posizioni significative.

 

Fig. 8 – Indagini termografiche preliminari

 

Numerosi sensori di temperatura e di umidità del terreno sono stati inseriti a diverse profondità nella struttura del pavimento e al di sotto del medesimo, altri saranno installati all’interno dell’ambiente; un sistema di acquisizione dei dati, collegato al sistema di controllo dell’impianto, consentirà di seguire in tempo reale il comportamento del sistema, modificandone eventualmente i parametri di funzionamento. Si otterranno inoltre elementi per validare modelli di simulazione, specifici per questa tipologia di impianto, nell’ottica di sviluppare strumenti sempre più affidabili per lo studio degli interventi più adatti alla conservazione e alla miglior fruizione del vastissimo patrimonio artistico religioso del quale abbiamo la fortuna di godere.

Articolo di Davide Beltrame, Ingegnere (Venezia), Viliam Stefanutti, Manens-Tifs (Padova) e Roberto Zecchin, Dipartimento di Ingegneria Industriale, Università di Padova

È recentemente uscito il nuovo numero del TNL – Technological Newsletter, la rivista di innovazione tecnica e scientifica curata dall’Istituto Giordano e scaricabile gratuitamente dal sito dell’azienda, previa registrazione. Particolarmente ricco di contenuti, il TNL ospita un’ampia sezione dedicata alla Marcatura CE e molto altro ancora.

Da segnalare un articolo curato dalla redazione tecnica dell’Istituto Giordano dal titolo Corsi di Formazione a Costo Zero? Con la formazione finanziata nasce un’opportunità per crescere, che illustra come sia possibile finanziare piani formativi aziendali, settoriali e territoriali, che le imprese in forma singola o associata decideranno di realizzare per i propri dipendenti.

Marcatura CE grande protagonista di questo numero, dicevamo. Interessanti il contributo di Emanuele Perla, autore dell’articolo La marcatura CE di apparecchi per il riscaldamento domestico alimentati con pellet di legno e quello di Carlo Maresi, responsabile Ufficio Cina dell’ente di certificazione riminese, che parla del tema delle contraffazioni e dei controlli sui prodotti importati dalla Cina.

Sul tema specifico dell’edilizia si concentra invece un pezzo dedicato ai pavimenti sopraelevati, in cui si presentano le norme acustiche applicabili, si approfondiscono i requisiti richiesti e si descrivono i metodi di prova.
Conclude il numero un approfondito studio sulla Marcatura CE dei pannelli isolanti autoportanti con paramenti metallici.

Scarica gratuitamente il numero 1/2011 della rivista TNL-Technological Newsletter di Istituto Giordano (richiesta registrazione al sito)

Produrre freddo a partire dal calore del Sole. Sembra uno slogan, ma è invece solo una delle possibili applicazioni dei gruppi frigoriferi ad assorbimento alla base della tecnologia del Solar Cooling. L’energia termica proveniente dal Sole, infatti, può essere sfruttata per avviare un ciclo termodinamico per la produzione di acqua refrigerata o per il trattamento dell’aria destinata al condizionamento degli ambienti o ai processi di refrigerazione.

Il consumo di energia elettrica, in questo contesto, serve dunque solo nel momento della partenza delle pompe e delle centraline di condizionamento. Un risultato che comprensibilmente riduce significativamente il consumo energetico nel periodo estivo, contribuendo, per esempio, a limitare i fenomeni dell’Isola di Calore (per una trattazione più ampia di questo fenomeno è possibile scaricare gratuitamente la e-zine n. 7 Energia, Efficienza e Città sostenibili di Ingegneri.cc)

Con il Solar Cooling si sfrutta la temperatura dell’acqua a temperatura calda prodotta dai pannelli solari, per generare, grazie all’utilizzo di gruppi frigoriferi ad assorbimento ad acqua calda, acqua refrigerata a 7°C, valore idoneo alla climatizzazione degli ambienti. In media per produrre un kW frigorifero sono necessari circa 3 mq di pannelli solari ad alta efficienza che oggi sul mercato risultano essere quelli a tecnologia “sottovuoto”. Per generare 70 kW frigoriferi è necessario installare quindi circa 205 mq di pannelli solari.

Il Catasto di Rovereto
Un impianto di questo tipo è stato realizzato dalla IBT Group  a Rovereto per gli uffici del Catasto locale, dove sono stati installati pannelli solari per 75kWth che, insieme ad un frigorifero ad assorbimento Century AR-D40L2 da 167kW, hanno permesso da aprile a settembre il condizionamento uffici 24 ore su 24 ed in inverno il riscaldamento di tutti gli ambienti.

Scheda tecnica:
Potenza pannelli solari 75 kWth
n. 4 serbatoi d’accumulo da 4.000 litri cadauno
Potenza caldaia a metano di supporto 127 kWth
Potenza fredda resa complessiva dal Century AR-D40L2 167 kW @ 7°C
Temp. acqua alimento 90°C
Temp. acqua ritorno 80°C
Temp. acqua fredda prodotta 7°C

Considerato che gli edifici sono responsabili del 40 % del consumo globale di energia dell’Unione, nel documento comunitario 2010 (la nuova direttiva europea n. 31/2010 è entrata in vigore il 9 luglio 2010; la precedente direttiva 2002/91/CE sarà abrogata dal 1° febbraio 2012) viene sottolineata la necessità di ridurre ulteriormente quanto previsto prima dal Protocollo di Kyoto e poi dal pacchetto Clima Energia che prevedeva di ridurre del 20 % le emissioni di gas a effetto serra, di aumentare del 20 % il risparmio energetico e di raggiungere il 20 % di consumo da fonti rinnovabili entro il 2020.

In Italia negli ultimi venti anni l’indice delle emissioni di gas serra è rimasto inalterato. Resta un punto fermo l’obbligo degli Stati membri di redigere una propria legislazione nazionale che indichi le metodologie da seguire e le prestazioni minime di legge (requisiti minimi di efficienza energetica degli edifici) per poter raggiungere gli obiettivi. Con edificio a energia quasi zero si intende un edificio ad altissima prestazione energetica, determinata tenendo conto dei consumi legati al riscaldamento, raffrescamento, ventilazione, illuminazione, produzione ACS; il fabbisogno energetico dovrebbe essere coperto in misura significativa da energia da fonti rinnovabili.
La Commissione europea entro il 20 giugno 2011 dovrebbe elaborare un quadro metodologico comparativo che consenta di calcolare livelli ottimali in funzione dei costi per i requisiti minimi di prestazione energetica, validi sia per i nuovi edifici, sia per il patrimonio edilizio esistente da riqualificare.
Negli edifici esclusi dall’applicazione, oltre quelli già previsti dalla direttiva 91/2002 e dal d.P.R. 59/2009, rientrano anche gli edifici residenziali utilizzati meno di quattro mesi all’anno o con un consumo energetico previsto inferiore al 25 % del consumo totale annuo.

Si può suddividere la nuova direttiva in quattro aspetti fondamentali: ambiti di applicazione, obiettivo di edificio ad energia quasi zero, incentivi e certificazione energetica.
Tra gli ambiti di applicazione, gli edifici di nuova costruzione dovranno soddisfare i requisiti minimi che verranno prescritti dal decreto nazionale di recepimento. Nel caso di “ristrutturazioni importanti”, gli Stati membri dovranno prevedere l’applicazione dei requisiti minimi di prestazione energetica.
Gli Stati membri stabiliscono inoltre i requisiti relativi al rendimento energetico, alla corretta installazione e alle dimensioni, regolazione e controllo su impianti di riscaldamento, di produzione di acqua calda sanitaria, di condizionamento d’aria e di ventilazione.

L’obiettivo principale della direttiva è che entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione siano ad energia quasi zero; tale data viene anticipata al 31 dicembre 2018 per gli edifici di proprietà pubblica od occupati da enti pubblici.
Gli Stati membri adottano le misure necessarie per l’istituzione di un sistema di certificazione energetica degli edifici. L’attestato di prestazione energetica comprende la prestazione energetica di un edificio e valori di riferimento quali i requisiti minimi di prestazione energetica. Viene ribadito il concetto che gli enti pubblici devono svolgere un ruolo guida.
La certificazione energetica e l’ispezione degli impianti devono essere effettuati in maniera indipendente da esperti qualificati e/o accreditati, operanti in qualità di lavoratori autonomi o come dipendenti di enti pubblici o di imprese private.

Attualmente in Italia a livello nazionale vale quanto presente sul decreto legislativo 115/2008; le norme di riferimento restano le UNI TS 11300.
Per quanto riguarda gli incentivi, sono due i settori che presentano le maggiori potenzialità di risparmio energetico: trasporti ed edilizia. La Commissione proporrà incentivi agli investimenti e strumenti di finanziamento innovativi entro la metà del 2011.

Articolo dell’ing. Valeria Erba, presidente Anit (tratto dalla rivista neo Eubios n. 34, dicembre 2010)

Quando si parla di solare si pensa che ci sia solo il fotovoltaico. – afferma Paola Ferroli, Presidente di Assotermica (Associazione produttori apparecchi e componenti per impianti termici) – La nostra Associazione, invece, rappresenta  anche  il solare termico, che è una tecnologia italiana, efficiente e ben adattabile a tutte le realtà costruttive. 

Gli obblighi sulle rinnovabili di cui si parla nello schema di decreto  e i relativi tempi  e modalità di adozione  metterebbero in seria difficoltà l’industria italiana del riscaldamento e dell’acqua calda sanitaria (prevalentemente rivolta alla tecnologia delle caldaie a gas  di ultima generazione abbinate al solare termico), a favore di tecnologie da FER (fonti energetiche rinnovabili) per le quali la leadership è in mano a realtà extra-europee.

Assotermica da tempo propone di spalmare l’obiettivo nazionale su una base più ampia di edifici, con interventi più facilmente realizzabili, proposta che assicurerebbe  una crescita armoniosa del mercato per le aziende nazionali. Dal punto di vista economico, le attuali soluzioni utilizzanti f.e.r. in grado di garantire le coperture proposte dal decreto risulterebbero un impegno eccessivo per l’utente finale.

La soluzione proposta dall’industria di settore, che prevede di dare continuità alla legislazione vigente mantenendo un requisito combinato con un importante vincolo sulla copertura del fabbisogno annuo di energia primaria richiesta per la produzione di acqua calda sanitaria (almeno al 50% con rinnovabili) e un ulteriore requisito più realistico sul totale RES per la somma dei fabbisogni annui di energia primaria ( dal 20% al 25% ),  garantisce invece un impegno economico più contenuto per il singolo utente, oltre che essere di più facile applicazione e penetrazione nel mercato  con gli stessi risultati finali. 

Da ultimo segnaliamo che, ad oggi, non sono richiesti agli impianti di teleriscaldamento alti valori di efficienza degli impianti di incenerimento. Non sono calcolate nemmeno le perdite della rete di distribuzione del calore agli utenti che devono sostenere tutte le tipologie di teleriscaldamento, anche non alimentate da fonti rinnovabili attraverso un fondo alimentato da una voce della bolletta del gas.

Fonte Assotermica/Federazione ANIMA

Per il riscaldamento e il condizionamento efficiente di condomini, aziende, spazi pubblici e commerciali, Robur propone le pompe di calore Robur GAHP ad assorbimento a metano, in grado di utilizzare fino al 40% di energia rinnovabile da diverse fonti: geotermica, idrotermica e aerotermica.
L’impiego di queste macchine, oltre a beneficiare della defiscalizzazione del 55%,, impedisce l’immissione in atmosfera di 4,2 tonnellate di CO2 e un risparmio di 1,6 Tep (Tonnellate Equivalenti Petrolio). Rispetto alle caldaie a condensazione, il risparmio sulle spese di riscaldamento è dell’ordine del 40%.

Robur GAHP è l’ideale integrazione di impianti nuovi o esistenti, siano essi a energia solare, con caldaie a condensazione oppure con pompe di calore elettriche. Nel corso dell’articolo analizzeremo i vari prodotti di questa linea, illustrando i vantaggi e le applicazioni

PRO Linea GAHP Serie GS – RTGS
Pompa di calore ad assorbimento a condensazione modulante a metano con utilizzo di energia  rinnovabile geotermica per riscaldamento. Percentuale di energia rinnovabile (geotermica) utilizzabile 34,2%. Efficienza espressa in % (P.C.S./P.C.I.) 152/170

Applicazioni
Con una potenza termica di 42,6 kW, Robur GAHP serie GS è ideale per il riscaldamento di utenze industriali, commerciali, ricettive e del terziario in applicazioni geotermiche. Possibilità di fornire anche il raffrescamento in free-cooling (unità spenta) o in applicazioni geotermiche per raffrescamento attivo (unità accesa).

Vantaggi
– Utilizza il 34,2% di energia rinnovabile geotermica.
– È in grado di superare un’efficienza termica del 170%, garantendo il 34,2% di riduzione dei costi annuali per il riscaldamento e delle emissioni di CO2 rispetto alle caldaie a condensazione.
– Abbatte i costi di investimento delle sonde geotermiche anche oltre il 50%.
– È il sistema di riscaldamento più vantaggioso per la qualificazione energetica degli edifici, perché consente un notevole miglioramento di classe con conseguente aumento del valore dell’immobile.

PRO Linea GAHP Serie WS – RTWS
Pompa di calore ad assorbimento a condensazione modulante a metano con utilizzo di energia rinnovabile idrotermica per produzione di acqua calda e fredda. Percentuale di energia rinnovabile (idrotermica) utilizzabile 36,3%. Efficienza espressa in % (P.C.S./P.C.I.) 157/175

Applicazioni
Con una potenza termica di 43,9 kW, Robur GAHP serie WS è ideale per impianti con contemporaneità di riscaldamento e raffreddamento (ospedali, cicli produttivi o sistemi ad anello di liquido) e per impianti di riscaldamento e condizionamento con sorgente per recupero e smaltimento di energia termica.

Vantaggi
– Utilizza il 36,3% di energia rinnovabile idrotermica.
– È in grado di superare un’efficienza complessiva del 175% (con utilizzo contemporaneo).
– Non richiede sorgenti esterne, abbattendo i costi di impianto e gestione.
– È il sistema di riscaldamento più vantaggioso per la qualificazione energetica degli edifici, perché consente un notevole miglioramento di classe con conseguente aumento del valore dell’immobile.

PRO Linea GAHP Serie A – RTA
Pompa di calore ad assorbimento a condensazione modulante a metano con utilizzo di energia rinnovabile aerotermica per riscaldamento. Percentuale di energia rinnovabile (aerotermica) utilizzabile 32,7%. Efficienza espressa in % (P.C.S./P.C.I.) 150/165

Applicazioni
Con una potenza termica di 41,6 kW, Robur GAHP serie A è ideale per il riscaldamento di utenze industriali, commerciali e del terziario. Disponibile anche nella versione reversibile GAHP-AR per riscaldamento e condizionamento, sempre a metano.

Vantaggi
– Utilizza il 32,7% di energia rinnovabile aerotermica.
– È in grado di superare un’efficienza termica del 165%, garantendo fino al 32,7% di riduzione dei costi annuali per il riscaldamento e delle emissioni di CO2 rispetto alle migliori caldaie a condensazione.
– È il sistema di riscaldamento più vantaggioso per la qualificazione energetica degli edifici, perché consente un notevole miglioramento di classe con conseguente aumento del valore dell’immobile.
– Innalza l’efficienza totale dell’impianto di riscaldamento quando abbinata o integrata a caldaie con prestazioni energetiche inferiori.

PRO Linea GAHP Serie GS e GAHP Serie A sono disponibili nelle versioni HT per la produzione di acqua calda sanitaria ad alta temperatura (impianti retrofit a radiatori) o LT per la produzione di acqua calda sanitaria a bassa temperatura (impianti nuovi a pannelli radianti e/o fan-coils).

Sul sito del Comitato termotecnico italiano (CTI) sono disponibili, anche gratuitamente, nell’area shop gli archivi in formato excel (xls) relativi ai dati orari dell’anno tipo climatico per le province delle regioni del Nord Italia, in particolare: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto.

L’anno tipo consiste in 12 mesi caratteristici scelti da un database di dati meteorologici di un periodo che dovrebbe essere preferibilmente ampio almeno 10 anni.
La metodologia di calcolo utilizzata è quella riportata nella norma europea EN ISO 15927-4 Hygrothermal performance of buildings – Calculation and presentation of climatic data – Part 4: Hourly data for assessing the annual energy use for heating and cooling.

Gli archivi, consultabili e scaricabili gratuitamente, contengono record orari delle seguenti variabili meteorologiche:
– temperatura;
– irradianza solare globale su piano orizzontale;
– umidità relativa;
– velocità del vento.

Al progetto hanno partecipato gli Esperti del Gruppo di Lavoro (GL) 102 Isolanti e isolamento – Metodi di calcolo e di prova (UNI/TS 11300-1) del CTI.

Pagina dello shop CTI ove scaricare archivi in formato excel (xls) relativi ai dati orari dell’anno tipo climatico