Sarà presentato il prossimo mercoledì 22 settembre 2010 alle ore 10 presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza di Roma (Sala del Chiostro, via Eudossiana 18) il nuovo Master universitario di secondo livello in Ingegneria delle Infrastrutture e dei Sistemi ferroviari, per l’anno accademico 2010/2011. Il master è rivolto a giovani ingegneri (laurea di II livello in Ingegneria con titolo preferenziale per le competenze in ingegneria, elettrica, elettronica, meccanica e trasporti).

Al corso di specializzazione multidisciplinare nel settore dei trasporti ferroviari accederanno  i primi 30 studenti selezionati per titoli, prove tecniche, linguistiche e attitudinali. Partner del master saranno il Gruppo Ferrovie dello Stato, Roma Metropolitane, AnsaldoBreda e Ansaldo STS (Gruppo Finmeccanica) interessate alla formazione di tecnici di alto livello, in grado di soddisfare le esigenze delle società ferroviarie e di ingegneria, dei Centri di ricerca e delle imprese e industrie che operano nel settore.

Disponibili borse di studio per oltre 70.000 euro
Le Ferrovie dello Stato e le altre aziende assegneranno borse di studio per più di 70.000 euro: 2.400  euro per i primi 10 classificati, 2.000 euro per i successivi 10 e 15 borse da 2.000 euro per i residenti, da almeno sei mesi, fuori della Regione Lazio (5 per i residenti nelle regioni del Nord, 5 per i residenti nelle regioni del Centro, 5 per i residenti nelle regioni del Sud e Isole).

Il programma del Master
Il programma di studio prevede un impegno full time per circa 7 mesi, da gennaio a luglio 2011, con discussione finale nel mese di settembre. Per i partecipanti al Master sessioni in aula, visite a cantieri e impianti ferroviari, esperienze sul campo, confronti con il management e, al termine del percorso, almeno 150 ore di stage presso le aziende partner.
Le domande di iscrizione al Master devono pervenire all’Università “La Sapienza” di Roma entro il 17 novembre 2010.

Iscrizione
Bando di partecipazione e altre informazioni sui siti web:
 –uniroma1.it,
ferroviedellostato.it,
romametropolitane.it,
ansaldobreda.it,
ansaldo-sts.com,
dicea.uniroma1.it/master_iisf/

Con la sentenza n. 9772/2010 del 28 giugno scorso, il T.A.R. Campania (Salerno) ha affermato un importante principio in merito alle competenze del progettista, dichiarando illegittimo un permesso di costruire rilasciato dal Comune di San Marzano del Sarno per la realizzazione di una sopraelevazione al primo piano di un fabbricato.

L’elemento principale che ha spinti i giudici amministrativi a ritenere illegittimo il titolo abilitativo è il fatto che la progettazione della sopraelevazione, che richiedeva delle pilastrature in cemento armato, era stata affidata a un geometra “in spregio all’artt. 16 e segg. r.d. 11 febbraio 1929 n. 274, che abilita tale categoria professionale solo a modeste costruzioni civili

A tal proposito, il tribunale rileva che, prima del rilascio di un titolo edilizio, l’autorità comunale deve sempre accertare se la progettazione sia stata affidata a un professionista competente in relazione alla natura e importanza della costruzione, in quanto le norme che regolano l’esercizio e i limiti di applicazione delle professioni di geometra, architetto e ingegnere sono dettate per assicurare che la compilazione dei progetti e la direzione dei lavori siano assegnati a chi abbia la preparazione adeguata all’importanza delle opere, a salvaguardia sia dell’economia pubblica e privata, sia dell’incolumità delle persone.

È dunque illegittimo il titolo a costruire assentito sul progetto, redatto da un geometra, che preveda strutture in cemento armato, se non siano specificate, con motivazione adeguata, le ragioni per cui le caratteristiche dell’opera e le sue modalità costruttive rientrano nella sfera di competenza professionale del progettista.

di Mauro Ferrarini

La preparazione dei tecnici laureati nel campo delle costruzioni si qualifica, nel nostro paese, con un taglio formativo alternativamente basato sul sapere critico (facoltà di architettura) o sul sapere analitico e computazionale (facoltà di ingegneria). Tutte le figure di tecnici che escono da questi corsi di laurea, pur possedendo spesso un bagaglio culturale di considerevole spessore nei rispettivi ambiti di studio, si rendono presto conto del fatto che manca loro la conoscenza delle pratiche gestionali e la dimestichezza con le procedure e che tali conoscenze sono spesso più importanti, al fine del buon esito del progetto edilizio, della formazione critico-culturale o metodologico-strumentale ricevute durante gli studi.

L’istituzione di un nuovo corso di laurea, mirato alla preparazione di un tecnico laureato capace di svolgere funzioni gestionali e di controllo procedurale dell’intero processo di progettazione e produzione dei manufatti edilizi, è stata sancita grazie ad un Protocollo d’intesa sottoscritto recentemente dall’AFM-Ance e dalle Facoltà di ingegneria ed architettura italiane.

Il raggiungimento di questo accordo tra l’AFM-Ance e le università per l’avvio, fin dal prossimo anno accademico, di corsi di laurea triennale per tecnico della produzione edilizia (classi di laurea: L23, L7, L17, LM23, LM24) è frutto di un lavoro preparatorio lungo ed impegnativo, svoltosi negli ultimi due anni.

Università e mondo imprenditoriale hanno formalizzato questo progetto di laurea con la firma di un primo protocollo di intesa avvenuta il 2 ottobre 2009, a Verona. In quell’occasione si è tenuto un convegno, organizzato in concomitanza col salone Marmomacc-Fiera di Verona dall’Istituto di architettura dell’Università di Venezia e moderato da Aldo Norsa, nel quale i rappresentanti delle conferenze dei presidi e dell’ANCE hanno reso ufficiale l’accordo che prevede di avviare la costituzione dei corsi, con la redazione dei piani di studio, la definizione dei contenuti formativi e l’organizzazione delle attività di specializzazione e praticantato (queste ultime ritenute fattore qualificante dell’intera proposta didattica).

Le indicazioni, contenute in quel protocollo, sui contenuti e sull’organizzazione delle lauree, inserite in un quadro di collaborazione tra imprese ed atenei e rivolto alla finalizzazione operativa del corso di studi, sono state oggetto di una stipula definitiva (firmata dal presidente Ance Paolo Buzzetti, da Maurizio Chiarinelli, dai rappresentanti delle conferenze dei presidi di architettura ed ingegneria Vito Cardone e Rocco Curto) durante un incontro-simposio tenutosi a Roma, presso l’auditorium Ance, il 29 aprile scorso.

L’incontro, che ha sancito l’accordo che avvia i corsi fin dal prossimo anno accademico, è stato anche l’occasione per sviluppare un dibattito sullo stato attuale dell’attività edificatoria in Italia e sulle prospettive, opportunità e criticità che questa attualmente presenta.

Si è da parte di tutti rilevata l’esigenza di una rinnovata cultura della gestione e del controllo dei processi di realizzazione delle opere edili (non soltanto quelle pubbliche), esigenza che viene espressa dalle imprese ma che soprattutto si presenta con particolari criticità all’interno delle pubbliche amministrazioni, che hanno visto ormai da molti anni assottigliarsi la presenza al proprio interno di figure capaci di governare l’intero percorso diattuativo delle opere, dal contratto al cantiere.

La presenza di figure professionali capaci di operare sull’intero arco del processo edilizio (dalla preparazione delle gare, alla scelta dei tecnici, alla valutazione dei rischi e delle risorse, dei ribassi e dei contratti) è ancora molto marginale nel nostro paese. La domanda di una formazione orientata verso una cultura traversale del progetto di ingegneria ed architettura, se da un lato coprirebbe una esigenza di imprese e pubbliche amministrazioni del tutto inevasa nel nostro panorama nazionale, dall’altro si scontra con un blocco complessivo delle proposte formative universitarie, che la politica nazionale vede come un costo da abbattere (ignorando in tal modo gli effetti secondari di inefficienza procedurale che questo produce in un secondo momento sul mercato e sulla collettività).

La strada delle convenzioni e degli accordi, mirati ad avviare esperienze di trasferimento di saperi tra università e mondo imprenditoriale, sembra attualmente (in attesa di tempi migliori per le nostre istituzioni universitarie) l’unica prospettiva praticabile per introdurre prassi innovative di ricerca e produzione.

Articolo di Luca Gullì

Presentiamo un quesito (con relativa risposta) tratto dalla rivista di sicurezza e igiene del lavoro Progetto Sicurezza. Il caso riguardo un’azienda metalmeccanica di 340 dipendenti. Il quesito a cui si risponde è il seguente: “Può il datore di lavoro affidare al capo del personale la scelta e la nomina degli addetti al servizio di prevenzione e protezione (Spp) e del suo responsabile? Il direttore tecnico può intervenire in qualche modo?

Occorre ricordare che, ai sensi dell’articolo 17 del t.u. (d.lgs. 81/2008), soltanto la “designazione” del Rspp non può essere delegata dal datore del lavoro. Può quindi essere delegata la “designazione” degli “addetti” ad altri organi aziendali di vertice: per esempio “capo del personale”, “direttore tecnico”. L’eventuale delega deve ovviamente rispettare l’articolo 16 del medesimo t.u.

Inoltre, (per effetto dell’articolo 31, comma 6, lett. e)) occorre tener presente che il Servizio prevenzione e protezione (Spp) deve essere costituito, nel caso prospettato, obbligatoriamente all’ interno dell’azienda. Il datore di lavoro (articolo 31, comma 1) organizza il Spp valutando autonomamente il numero sufficiente di “addetti” a tale servizio.

È opportuno che le competenze, le capacità e i requisiti professionali degli Aspp e del Rspp siano ampie e congrue, con buona preparazione in ambiti diversificati (giuridico, organizzativo, tecnologico, ecc.). Al direttore tecnico potrebbe essere affidata (con delega) la scelta e la designazione di un “addetto” anche con provate capacità “tecniche”.

A cura di Marco Vinci

 

Il progetto in esame riguarda il potenziamento e la riqualificazione a viabilità primaria autostradale dell’ex strada provinciale n. 5, a completamento dell’itinerario della nuova Strada Statale 36. In particolare si tratta dei lavori per la realizzazione della connessione tra la S.S.36 del lago di Como e dello Spluga, e il sistema autostradale di Milano nei Comuni di Monza e di Cinisello Balsamo.

All’interno di questo progetto molto ambizioso, la cui realizzazione è stata affidata a Impregilo s.p.a., ci sono tratti di un collettore del Consorzio ALSI da spostare e da integrare con nuovi allacci nelle zone di ampliamento urbano.

All’interno delle aree interessate da questi nuovi collettori era pressoché impossibile poter fare i lavori con scavi a cielo aperto. Lo studio di progettazione Sering s.r.l. di Concorezzo (Milano) nelle persone dei responsabili di progetto ing. Iannone e ing. Stella, hanno preferito il tubo centrifugato Hobas® ai materiali frequentemente utilizzati per il microtunneling, in quanto garantiscono, a parità di diametro, una portata decisamente superiore grazie alla bassissima scabrezza del liner interno (0,01 mm).

Nella fattispecie ci stiamo riferendo allo spostamento di uno dei collettori di acque miste più grande della zona: si tratta infatti di una condotta dal diametro DN 2500 mm. Il tubo utilizzato è un tubo progettato opportunamente da Hobas con uno spessore della parete di 82 mm, rigidità (RG) di 320.000 N/m2, e una forza massima di spinta applicabile per l’avanzamento di oltre 1.000 tonnellate. I tubi sono in barre da 3 m, che permettono di avere un pozzo di spinta limitato nelle dimensioni.

La lunghezza della condotta da posare era di circa 120 m; grazie all’inserimento di una stazione intermedia di spinta, l’Impresa La Falce di Milano, specializzata in pose No-Dig, ha potuto posare l’intera tratta con un solo pozzo di spinta.

Scheda progetto
Anno di costruzione 2010
Lunghezza della condotta 120 m
Tipologia tubazione Tubo centrifugato Hobas® per microtunneling
Classe di pressione PN 1
Tecnica di posa  No-Dig
Rigidità RG 320.000 N/m2
Diametro De 2555
Lunghezza delle tubazioni 3 m
Applicazione Collettore fognario
Cliente Impregilo s.p.a.
Progettista Sering s.r.l. – Concorezzo (Milano)
Impresa subappaltatrice Impresa in. La Falce s.p.a. – Milano
Vantaggi Massime garanzie di tenuta idraulica, rapidità di posa, alta efficienza idraulica.

WeoloTM è un innovativo sistema modulare per la registrazione di misure (temperatura, lesione, umidità, inclinazione, ecc.) rilevate da una rete wireless di sensori. Con l’uso di appositi ripetitori (router) è possibile estendere la copertura del segnale di 300 m in 300 m, fino ad applicazioni in esterno con copertura di oltre 5 km.

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Dispone di un’interfaccia web based per la gestione e la configurazione del sistema e la consultazione in forma grafica e tabellare delle misure raccolte, nonché l’esportazione in formato .CSV (compatibile con ExcelTM).
Il consumo estremamente contenuto dei data logger  wireless consente oltre 5 anni di autonomia, rendendolo particolarmente adatto anche alle applicazioni in zone remote.

Moltissimi sono i sensori che possono essere inseriti nel sistema, consentendo un range di applicazioni veramente vasto non solo nel settore energetico (consumi elettrici e termici) e museale (temperatura e umidità di ambienti destinati alla conservazione di beni culturali), ma anche nel settore del monitoraggio strutturale (monitoraggio crepe, deformazioni, spostamenti).

Nuovo faccia a faccia tra Ordini professionali e Guardasigilli, lo scorso 21 luglio. Questa volta per discutere su un documento di principi unitario consegnato dagli Ordini nelle mani del Ministro della giustizia Angelino Alfano.

Esprimono soddisfazione sull’incontro gli ingegneri, nonostante fosse sicuramente arduo l’impegno preso in primis da loro e dal presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Giovanni Rolando: riunire i professionisti attorno ad un tavolo e trovare un testo condiviso da tutte le professioni tecniche, indipendentemente dall’appartenenza al Pat (Professionisti dell’area tecnica).

A questo si è giunti: un testo elaborato anche con il contributo del Cup (Comitato unitario delle professioni) e infine dallo stesso Cup condiviso. “Un percorso che ha rappresentato un segno di grande maturità da parte di tutte le professioni – ha detto Rolando – arrivando ad una posizione unitaria pur essendo 27 le professioni coinvolte e diversi i punti di vista in campo”.

E l’apprezzamento per i passi fatti sinora e l’unitarietà di intenti è arrivato anche dal Ministro Alfano. Dunque ora si va avanti e la strada è segnata: a breve, la trasformazione del testo di principi presentato dagli Ordini in testo di legge, con gli ingegneri che si sono già impegnati a dialogare con l’ufficio legislativo del Ministro per affrontare anche questo step.

Un tavolo con Confindustria per la vexata quaestio delle tariffe minime
Nello stesso tempo, però – ha precisato il presidente Rolando – riteniamo sia necessario anche un incontro con altri interlocutori, quali Confindustria e il suo presidente Emma Marcegaglia”, con cui è ancora aperto un dibattito sulla riforma ed in particolare sulla questione del ritorno alle tariffe minime delle prestazioni, che ha trovato una netta contrarietà da parte dello stesso presidente confindustriale.

A tal proposito, gli ingegneri ribadiscono che soprattutto il comparto tecnico ha bisogno di tariffe minime, a garanzia della collettività: “non si può equiparare un discorso puramente commerciale come quello degli industriali, che usufruiscono peraltro di finanziamenti pubblici in tempi di crisi, con un discorso professionale, dove i soggetti sono garanti dello Stato verso la collettività – ha aggiunto il presidente del CNI – Sono posizioni non paragonabili e si arriva ad assurdi come il fatto che i costi relativi alla sicurezza delle imprese non sono soggetti a ribasso, mentre i professionisti che progettano quella sicurezza sono sempre in regime di concorrenza e, in taluni casi, costretti a fornire ribassi anche del 90% e quindi a lavorare ampiamente in rimessa pur di rimanere sul mercato. Sono comunque certo che con un confronto pacato, anche con il Presidente Marcegaglia, gli Ordini sapranno spiegare le loro motivazioni e fugare ogni dubbio. Il tutto nell’interesse del cittadino”.

 

Fonte ufficio stampa CNI

Continua a collezionare stroncature senza appello il disegno di legge Siliquini sulla riforma delle professioni. Dopo la durissima presa di posizione del Consiglio nazionale degli ingegneri (leggi articolo), adesso è il turno della Sezione B degli Albi degli Ordini degli ingegneri, i cosiddetti “Ingegneri juniores”.

Come noto, il ddl Siliquini propone l’accorpamento in un unico albo professionale, con relativa equiparazione di titoli e competenze professionali, dei diplomati attualmente iscritti ai rispettivi albi (geometri, periti industriali e periti agrari) e dei laureati in ingegneria iscritti alla Sezione B degli albi degli Ordini degli ingegneri (appunto i c.d. “ingegneri juniores”).

Anche gli ingegneri juniores, sulla scia del Consiglio nazionale e dell’Assemblea dei presidenti degli ordini, tuonano dunque contro il discusso ddl e mettono nero su bianco il dissenso, ribadendo “la ferma volontà di rimanere all’interno degli Albi degli Ordini degli ingegneri cui naturalmente sentono di appartenere per similitudine di formazione accademica” e dichiarando “la loro assoluta e piena contrarietà a eventuali tentativi di ‘annessione’ degli attuali e futuri laureati di primo livello da parte di talune categorie professionali tecniche”.

Troppe le ingiustizie contemplate nella proposta Siliquini, secondo gli ingegneri juniores, (prima fra tutte l’equiparazione tra due livelli professionali con curricula formativi tanto diversi), troppi gli elementi non considerati: il percorso formativo di livello universitario da loro seguito, le competenze professionali attribuite agli ingegneri iscritti alla sezione B dal d.P.R. 328 del 5 giugno 2001, diverse da quelle degli iscritti alla sezione A del medesimo Albo ma superiori a quelle degli iscritti negli Albi dei Collegi di periti e geometri, la distinzione netta, in Italia, tra livelli formativi di scuola superiore e quelli di primo livello universitario.

I geometri e i periti edili ci riprovano ancora una volta: in palese contrasto con tutte le più recenti sentenze della Corte di cassazione sugli evidenti limiti di competenza dei geometri e dei periti edili, queste professioni ci riprovano a proporre anche alla Camera dei Deputati un d.d.l. esclusivo sulle loro attività.
Lo affermano in una nota i Consigli nazionali degli architetti e degli ingegneri, criticando aspramente il disegno di legge proposto da Daniele Toto (PdL) alla Camera (leggi testo della proposta di legge).

Tra gli aspetti maggiormente contestati l’ampliamento esorbitante delle volumetrie ammesse nella progettazione anche in zona sismica (sino a 4500 m3), l’ampliamento delle competenze in urbanistica e l’ ampliamento in materia di progettazione impiantistica.

A nulla vale – prosegue la nota – il comune tavolo di lavoro in corso tra le professioni tecniche proprio in materia di competenze, a nulla vale la evidente logica di premettere una riforma complessiva degli ordinamenti professionali così come concepita dal Ministro Alfano prima di mettere mano al riordino delle competenze. A nulla vale il concetto di merito laddove per accedere a professioni che incidono su interessi costituzionali quali la sicurezza dell’abitare o la tutela del paesaggio occorre aver superato corsi universitari assolutamente appropriati: almeno così si fa in Europa ed in tutto il mondo civile”.

I due Consigli nazionali ribadiscono che “per tali professioni regolamentate occorre superare percorsi universitari e non può una legge, prevedendo un semplice corso di 120 ore, annullare 5 anni di studio”.
A geometri e periti edili – conclude la nota – va ancora una volta rivolto l’invito di percorrere comunemente la strada della ragionevolezza, ma se cosi non fosse vi sarà la nostra più ferma opposizione a proposte di legge basate sulle solite, inopportune ed antistoriche regalie all’“italiana”.

Fonte CNAPPC

Verrà presentato a Roma, giovedì 15 luglio, il Rapporto elaborato da Eurispes su richiesta del Consiglio nazionale degli ingegneri. Lo studio farà il punto sul tema della sicurezza, aspetto di cui gli ingegneri si fanno garanti e nodo fondamentale per la crescita del Paese.

Sicurezza per lo sviluppo del sistema Italia. Questo il dato che emerge dal Rapporto di ricerca Prevenzione e Sicurezza: tra crescita economica e qualità della vita, elaborato dall’Eurispes su richiesta del CNI.

La sicurezza è sinonimo di qualità della vita – ha ricordato il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Giovanni Rolando e gli ingegneri sono i principali garanti della sicurezza dei cittadini intesa in tutte le sue forme: ambientale, infrastrutturale, informatica, del posto di lavoro, del luogo di abitazione. È quindi fondamentale il rapporto ingegneri-sicurezza che emerge dallo studio Eurispes”.

Uno studio che offrirà dati e prospettive, un ampio approfondimento su alcuni dei diversi settori nei quali oggi il tema della sicurezza diviene un parametro imprescindibile per attivare strategie di crescita del Paese che spaziano, infatti, dalle problematiche ambientali, alle infrastrutture, dalle reti tecnologiche di comunicazione fino alla vita quotidiana dei cittadini.

Questo primo Rapporto di ricerca si propone inoltre di promuovere la cultura della prevenzione intesa soprattutto come capacità di individuare percorsi di sviluppo basati su progetti concreti, di ampio respiro, che trovino, in corso di attuazione, la costanza necessaria per il loro compimento.

Saranno il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Giovanni Rolando, e il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, a presentare il Rapporto. Ne discuteranno l’on. Silvano Moffa, presidente della XI Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, Francesco Lotito, presidente del C.I.V. dell’Inail, Antonio Foccillo, Segretario Confederale della Uil.

Comunicato stampa post evento: Gli ingegneri i primi garanti della sicurezza

Fonte CNI