Il premio di cubatura del 35% sarà concesso non solo a chi installerà impianti per il risparmio energetico, ma anche a chi, dopo la demolizione del proprio edificio, ricostruirà nel pieno rispetto delle normative antisismiche.
È questo il primo incentivo generalizzato che nasce dalla tragedia abruzzese ed entra nel decreto legge sul piano casa, all`esame del pre-Consiglio dei ministri di ieri mattina.

Non sarà l`unico: il Governo sta studiando altre possibili forme di agevolazione per chi intenda mettere in sicurezza la propria abitazione utilizzando le nuove regole tecniche, più severe delle precedenti.
A finanziare parzialmente interventi di incatenamento, riempimento o tirantaggio, potrebbe essere un`estensione dello sgravio Irpef del 55%, anche questo concesso al momento solo per chi mette in pratica interventi di risparmio energetico.
L`ipotesi di estensione generalizzata sul territorio nazionale di questo beneficio – piuttosto costosa per le casse dello Stato – deve passare, però, al vaglio del ministero dell`Economia.

Certamente cresce nel mondo politico la pressione perché una misura forte venga inserita in favore degli adeguamenti antisismici: arriva dai Governatori di centro-sinistra ma anche da pezzi consistenti della maggioranza parlamentare.
Quel che è ormai certo è che il decreto legge del piano casa – rinviato già due volte – sbloccherà finalmente le norme tecniche antisismiche approvate nel 2005 e mai entrate in vigore per i continui rinvii legislativi.
Il Governo è deciso ad azzerare il periodo transitorio in cui valgono ancora le vecchie norme: entrerà immediatamente in vigore il decreto ministeriale del 14 gennaio 2008, che allinea l`Italia alla filosofia europea degli Eurocodici.
Si tratta di un sistema di regole di progettazione vincolante, basato su indici di sicurezza più rigidi di quelli attuali, ma con un`impostazione «prestazionale».
In pratica sarà il progettista a scegliere le tecnologie più adatte per raggiungere gli standard di sicurezza fissati dagli eurocodici. La cosa più rilevante è, però, che le norme tecniche non si applicheranno solo ai progetti di nuovi edifici, come accade oggi, ma diventerà più stringente l`obbligo di adeguamento anche per gli immobili esistenti.
In pratica, ogni volta che si interverrà su un edificio, con una ristrutturazione, un consolidamento o un ampliamento (per esempio, una sopraelevazione), scatterà l`obbligo di adeguare l`immobile ai nuovi limiti di sicurezza.

Problema diverso per gli edifici pubblici. Nel decreto legge potrebbe trovare posto un piano speciale per l`adeguamento di edifici particolarmente sensibili sul piano della sicurezza, a partire da scuole e ospedali.
Per le scuole, il ministro della funzione pubblica, Mariastella Gelmini, ha già reperito dal «fondo infrastrutture» un miliardo per avviare un piano di adeguamento edilizio. Probabile che a qualcosa del genere si pensi anche per gli ospedali, coinvolgendo le regioni.
Resistono per ora, ma passano in secondo piano dopo la tragedia abruzzese, le norme sulla deregulation delle licenze edilizie che costituivano uno dei capitoli forti dell`iniziale proposta del piano casa.
Resta anche la semplificazione delle procedure per le valutazioni ambientali e della conferenza di servizi per opere private e pubbliche. Stralciate, invece, verso il disegno di legge, le norme di riforma del codice Urbani sui beni culturali.

Fonte: Ance e Il Sole 24 Ore

Leggi gli articoli correlati:
Piano Casa, stop alla deregulation
Piano Casa, domande e risposte
Piano Casa, i dettagli dell’accordo
Pronto il Piano Casa: ampliamenti anche al 35%
Piano Casa, sì a un decreto legge?
Piano Casa, le proposte

Le regioni frenano sulla deregulation dei titoli edilizi prevista nello schema di decreto legge messo a punto dal Governo venerdì scorso.
L’annuncio è stato dato dal ministro per le regioni, Raffaele Fitto, al termine della riunione della Conferenza con i Governatori.

Rimane la struttura portante del Piano Casa con l’emanazione nell’arco di tre mesi, da parte delle regioni, delle leggi che dovranno regolamentare le attività di ampliamento e di demolizione e ricostruzione (oltre alla pubblicazione del decreto legge e al disegno di legge per la semplificazione degli iter autorizzativi da parte governativa)
Il rinvio è in parte stato richiesto per rivedere la parte sull’antisismica, che inizialmente non era stata presa in considerazione e che potrebbe invece tornare prepotentemente nel testo del decreto alla luce della tragedia del terremoto in Abruzzo. Non si esclude infatti che nel testo definitivo del decreto possano essere inserite delle agevolazioni e degli sgravi fiscali per chi procederà a interventi per l’adeguamento antisismico.
Inoltre, le riunioni che si sono tenute lunedì (prima fra i tecnici delle regioni, poi con i tecnici del Governo) hanno evidenziato perplessità dei Governatori sulla lista molto ampia di tipologie di interventi edilizi liberi, che non hanno più bisogno di permesso di costruire (la vecchia licenza edilizia) né di denuncia di inizio attività (Dia).

Peraltro in fatto di normativa antisismica, il Governo aveva recepito nel testo del decreto legge la richiesta delle regioni di semplificare il sistema attuale delle autorizzazioni, passando da una verifica preventiva generalizzata su tutti gli interventi a un sistema di controlli a campione sull`effettiva applicazione della normativa tecnica. Non è chiaro se ora questo snellimento procedurale verrà mantenuto.

Un altro nodo di discussione è stato sulle autorizzazioni paesaggistiche.
Le regioni vorrebbero confermato fino al 2011 il regime attualmente in vigore in cui il parere della Sovrintendenza rientra all’interno del più generale iter del via libera della regione.
Il Codice Urbani sui beni culturali prevedeva, invece, una procedura più rigida, con un impegno più forte per le Sovrintendenze: proprio questa procedura dovrebbe entrare in vigore dal 30 giugno. Ed è questo il termine che le Regioni chiedono adesso di congelare.

Fonte Ance

Leggi gli articoli correlati:
Piano Casa, domande e risposte
Piano Casa, i dettagli dell’accordo
Pronto il Piano Casa: ampliamenti anche al 35%
Piano Casa, sì a un decreto legge?
Piano Casa, le proposte

Le regioni frenano sulla deregulation dei titoli edilizi prevista nello schema di decreto legge messo a punto dal Governo venerdì scorso.
L’annuncio è stato dato dal ministro per le regioni, Raffaele Fitto, al termine della riunione della Conferenza con i Governatori.

Rimane la struttura portante del Piano Casa con l’emanazione nell’arco di tre mesi, da parte delle regioni, delle leggi che dovranno regolamentare le attività di ampliamento e di demolizione e ricostruzione (oltre alla pubblicazione del decreto legge e al disegno di legge per la semplificazione degli iter autorizzativi da parte governativa)
Il rinvio è in parte stato richiesto per rivedere la parte sull’antisismica, che inizialmente non era stata presa in considerazione e che potrebbe invece tornare prepotentemente nel testo del decreto alla luce della tragedia del terremoto in Abruzzo. Non si esclude infatti che nel testo definitivo del decreto possano essere inserite delle agevolazioni e degli sgravi fiscali per chi procederà a interventi per l’adeguamento antisismico.
Inoltre, le riunioni che si sono tenute lunedì (prima fra i tecnici delle regioni, poi con i tecnici del Governo) hanno evidenziato perplessità dei Governatori sulla lista molto ampia di tipologie di interventi edilizi liberi, che non hanno più bisogno di permesso di costruire (la vecchia licenza edilizia) né di denuncia di inizio attività (Dia).

Peraltro in fatto di normativa antisismica, il Governo aveva recepito nel testo del decreto legge la richiesta delle regioni di semplificare il sistema attuale delle autorizzazioni, passando da una verifica preventiva generalizzata su tutti gli interventi a un sistema di controlli a campione sull`effettiva applicazione della normativa tecnica. Non è chiaro se ora questo snellimento procedurale verrà mantenuto.

Un altro nodo di discussione è stato sulle autorizzazioni paesaggistiche.
Le regioni vorrebbero confermato fino al 2011 il regime attualmente in vigore in cui il parere della Sovrintendenza rientra all’interno del più generale iter del via libera della regione.
Il Codice Urbani sui beni culturali prevedeva, invece, una procedura più rigida, con un impegno più forte per le Sovrintendenze: proprio questa procedura dovrebbe entrare in vigore dal 30 giugno. Ed è questo il termine che le Regioni chiedono adesso di congelare.

Fonte Ance

Leggi gli articoli correlati:
Piano Casa, domande e risposte
Piano Casa, i dettagli dell’accordo
Pronto il Piano Casa: ampliamenti anche al 35%
Piano Casa, sì a un decreto legge?
Piano Casa, le proposte

Il Piano Casa, ormai definito grazie all’intesa firmata il 31 marzo scorso (Protocollo d’Intesa Stato-regioni), entra nella fase operativa. Occorrerà ora attendere che le singole regioni, entro il termine di 90 giorni emanino i dispositivi normativi in grado di fare partire le attività edilizie di ampliamento e di demolizione-ricostruzione.
Ma cosa si può fare e cosa no? In attesa di analizzare le singole leggi regionali in materia, forniamo un breve vademecum.

Quali sono gli immobili interessati al Piano Casa?
L’intesa Stato-regioni consente l’ampliamento fino al 20% degli edifici residenziali unifamiliari e bifamiliari o comunque con una volumetria non superiore ai 1.000 metri cubi. Il limite di ampliamento è fissato a 200 metri cubi, anche se le singole leggi regionali potranno superare questo valore. Il Piano si applicherà anche su edifici di natura industriale e commerciale.

Quali ampliamenti sono possibili?
È possibile “aggiungere un piano”, facendo diventare un sottotetto abitabile. Rimane ovviamente il limite del 20% dei volumi esistenti e i 200 metri cubi come valore massimo assoluto. Altri interventi potrebbero riguardare l’aggiunta di una stanza a una villetta esistente. Per esempio, un edificio di 150 metri quadri con una volumetria di 525 metri cubi potrebbe essere ampliato con una stanza da 104 metri cubi di volume (pari a 30 metri quadri di superficie calpestabile extra).
Sarà possibile anche trasformare una cantina o un seminterrato in una taverna o in una “sala hobby” purché siano considerate abitabili, i cambiamenti di destinazione d’uso sono infatti consentiti. Altro classico intervento che sarà consentito grazie al Piano Casa è la chiusura di un portico o di un balcone per creare un nuovo locale (anche in questo caso valgono i limiti di volumetria).

Quando si può partire con i lavori?
I lavori possono partire solo quando saranno emanate le leggi regionali che definiranno metodi e interventi specifici. Le leggi regionali dovranno essere emanate entro 90 giorni, secondo il termine stabilito dall’Intesa del 31 marzo. Non appena la legge regionale sarà pubblicata potrà essere presentato il progetto.

Che succede se le regioni non emanano le leggi?
Nel caso entro i 90 giorni le regioni non abbiano provveduto a legiferare in materia, sarà il Presidente della regione a procedere con poteri sostitutivi, agendo come commissario ad acta. Il potere del governatore sarà ulteriormente rafforzato con l’emanazione del decreto legge atteso per i prossimi giorni.
In ogni caso, il rischio che le regioni non emanino i dispositivi attuativi del Protocollo di  Intesa è molto basso, poiché l’accordo raggiunto è stato condiviso pienamente, tanto è vero che i presidenti delle regioni hanno chiesto l’intesa istituzionale ai sensi della legge 131/2003, ossia il grado massimo di intesa tra Governo e enti locali.

Quali i documenti necessari per iniziare i lavori?
Sarà obbligatorio il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) che il committente dovrà presentare prima dell’inizio lavori. Per quanto riguarda il resto, saranno le singole regioni a stabilire quali documenti dovranno essere presentati. Nell’accordo si fa comunque riferimento a “forme semplificate”, che possono essere equiparate alla Dia presentata dal progettista. Ulteriori dettagli saranno forniti dal decreto legge di imminente pubblicazione. Se lo schema verrà rispettata, alla pubblicazione della legge regionale potrà essere presentata la Dia e attendere altri 30 giorni prima di iniziare i lavori.

Come ci si comporta con gli immobili abusivi “sanati”?
Rimandando a indicazioni più precise alle singole leggi regionali, dalla lettura dell’Intesa questa possibilità pare non essere esclusa a priori. Rimangono solo i divieti in zone di in edificabilità assoluta quali aree sottoposte a vincolo paesaggistico e nelle aree dei centri storici.

Leggi gli articoli correlati:
Piano Casa, i dettagli dell’accordo
Pronto il Piano Casa: ampliamenti anche al 35%
Piano Casa, sì a un decreto legge?
Piano Casa, le proposte

Il Piano Casa, ormai definito grazie all’intesa firmata il 31 marzo scorso (Protocollo d’Intesa Stato-regioni), entra nella fase operativa. Occorrerà ora attendere che le singole regioni, entro il termine di 90 giorni emanino i dispositivi normativi in grado di fare partire le attività edilizie di ampliamento e di demolizione-ricostruzione.
Ma cosa si può fare e cosa no? In attesa di analizzare le singole leggi regionali in materia, forniamo un breve vademecum.

Quali sono gli immobili interessati al Piano Casa?
L’intesa Stato-regioni consente l’ampliamento fino al 20% degli edifici residenziali unifamiliari e bifamiliari o comunque con una volumetria non superiore ai 1.000 metri cubi. Il limite di ampliamento è fissato a 200 metri cubi, anche se le singole leggi regionali potranno superare questo valore. Il Piano si applicherà anche su edifici di natura industriale e commerciale.

Quali ampliamenti sono possibili?
È possibile “aggiungere un piano”, facendo diventare un sottotetto abitabile. Rimane ovviamente il limite del 20% dei volumi esistenti e i 200 metri cubi come valore massimo assoluto. Altri interventi potrebbero riguardare l’aggiunta di una stanza a una villetta esistente. Per esempio, un edificio di 150 metri quadri con una volumetria di 525 metri cubi potrebbe essere ampliato con una stanza da 104 metri cubi di volume (pari a 30 metri quadri di superficie calpestabile extra).
Sarà possibile anche trasformare una cantina o un seminterrato in una taverna o in una “sala hobby” purché siano considerate abitabili, i cambiamenti di destinazione d’uso sono infatti consentiti. Altro classico intervento che sarà consentito grazie al Piano Casa è la chiusura di un portico o di un balcone per creare un nuovo locale (anche in questo caso valgono i limiti di volumetria).

Quando si può partire con i lavori?
I lavori possono partire solo quando saranno emanate le leggi regionali che definiranno metodi e interventi specifici. Le leggi regionali dovranno essere emanate entro 90 giorni, secondo il termine stabilito dall’Intesa del 31 marzo. Non appena la legge regionale sarà pubblicata potrà essere presentato il progetto.

Che succede se le regioni non emanano le leggi?
Nel caso entro i 90 giorni le regioni non abbiano provveduto a legiferare in materia, sarà il Presidente della regione a procedere con poteri sostitutivi, agendo come commissario ad acta. Il potere del governatore sarà ulteriormente rafforzato con l’emanazione del decreto legge atteso per i prossimi giorni.
In ogni caso, il rischio che le regioni non emanino i dispositivi attuativi del Protocollo di  Intesa è molto basso, poiché l’accordo raggiunto è stato condiviso pienamente, tanto è vero che i presidenti delle regioni hanno chiesto l’intesa istituzionale ai sensi della legge 131/2003, ossia il grado massimo di intesa tra Governo e enti locali.

Quali i documenti necessari per iniziare i lavori?
Sarà obbligatorio il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) che il committente dovrà presentare prima dell’inizio lavori. Per quanto riguarda il resto, saranno le singole regioni a stabilire quali documenti dovranno essere presentati. Nell’accordo si fa comunque riferimento a “forme semplificate”, che possono essere equiparate alla Dia presentata dal progettista. Ulteriori dettagli saranno forniti dal decreto legge di imminente pubblicazione. Se lo schema verrà rispettata, alla pubblicazione della legge regionale potrà essere presentata la Dia e attendere altri 30 giorni prima di iniziare i lavori.

Come ci si comporta con gli immobili abusivi “sanati”?
Rimandando a indicazioni più precise alle singole leggi regionali, dalla lettura dell’Intesa questa possibilità pare non essere esclusa a priori. Rimangono solo i divieti in zone di in edificabilità assoluta quali aree sottoposte a vincolo paesaggistico e nelle aree dei centri storici.

Leggi gli articoli correlati:
Piano Casa, i dettagli dell’accordo
Pronto il Piano Casa: ampliamenti anche al 35%
Piano Casa, sì a un decreto legge?
Piano Casa, le proposte

Dopo incontri e lunghe riunione tecniche, tiene l’accordo politico tra Governo e regioni per il Piano Casa, che vede conferme e alcune novità dell’ultima ora. In particolare la possibilità per le regioni di individuare zone off-limits ove bloccare qualsiasi attività edilizia e altre dove favorire le operazioni di riqualificazione sottoforma di incentivi.

Ma andiamo con ordine. La proposta sul Piano Casa oggetto di un tavolo tecnico congiunto Governo-regioni, ha portato all’Intesa firmata il 31 marzo scorso.
Questa intesa è stata recepita dalla Conferenza Stato-regioni del primo aprile e di nuovo sottoposta al varo del Consiglio dei ministri riunitosi subito dopo la conferenza lo stesso primo aprile.
Sono soddisfatto per l’accordo raggiunto, un’altra intesa importante dopo quella sugli ammortizzatori sociali. Ringrazio le Regioni per la collaborazione istituzionale” così si è espresso il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri di ieri mattina.

Le conferme
Confermate le possibilità di ampliamento entro il limite del 20% della volumetria esistente per gli edifici residenziali uni-bifamiliari o comunque di cubatura non superiore a 1.000 metri cubi. Via libera anche per il premio di cubatura del 35% per gli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici residenziali, se effettuati secondo i parametri della certificazione energetica (migliorie su qualità architettonica, efficienza energetica e uso di energie da fonti rinnovabili).
L’incremento di cubatura non potrà comunque superare i 200 metri cubi.
Invece, il decreto legge sulle semplificazioni delle procedure, per velocizzare la concreta applicazione di quanto previsto, molto probabilmente slitterà alla prossima settimana.

Viene anche confermato il termine dei 90 giorni per l’emanazione delle leggi regionali, che rappresenteranno il “motore” del Piano, ma è stato anche previsto che “in caso di mancata approvazione delle leggi regionali nel termine stabilito, il Governo e il presidente della giunta regionale interessata, congiuntamente, determinano le modalità procedurali idonee ad attuare compiutamente l’accordo”.

Le novità dell’ultima ora
I premi di cubatura
, sia per quanto riguarda gli ampliamenti (+20%) che le demolizioni-ricostruzioni (+35%), inizialmente limitati agli edifici residenziali, sono stati estesi anche agli edifici a destinazione commerciale e industriale.
Novità interessanti riguardano le regioni. Le leggi regionali potranno definire degli ambiti e delle zone nelle quali gli interventi previsti dal Piano Casa sono esclusi o del tutto vietati. In particolare si fa riferimento a edifici abusivi o nei centri storici o in aree di inedificabilità assoluta.
Oltre a questo, le regioni avranno anche la facoltà di definire zone nei quali gli interventi di ampliamento, demolizione e rimodernamento saranno favoriti con ulteriori incentivi di cubatura (oltre quelli previsti). Questi bonus dovranno essere assegnati per le attività di riqualificazione delle zone urbane degradate.
Altra novità è la “legge regionale a tempo”. È infatti previsto un periodo di validità definito delle leggi regionali, comunque non superiore ai 12 mesi dalla loro entrata in vigore. Saranno comunque previste deroghe grazie a una frase inserita nel Protocollo d’Intesa: “Salvo diverse determinazioni delle singole regioni”.

Ulteriore elemento interessante è il ritorno nel testo dell’Intesa del Piano Casa propriamente detto, cioè quello che prevede misure per l’incentivazione dell’edilizia residenziale pubblica.
Per venire incontro al fabbisogno abitativo delle famiglie o di particolari categorie, che hanno difficoltà ad accedere al libero mercato della locazione, il Governo avvierà congiuntamente con le regioni e le autonomie locali uno studio di fattibilità per nuovi insediamenti urbanistici da edificare con risorse pubbliche e private, in aggiunta a quelle già stanziate nell’accordo del 5 marzo scorso.
Il finanziamento di questi programmi, secondo la proposta delle regioni, dovrebbe arrivare dal maggiore gettito Iva atteso proprio dagli interventi di ampliamento e ristrutturazione. Si attende ora la risposta del Ministro Tremonti.

Testo dell’Intesa Governo-regioni del 31 marzo 2009

Leggi gli articoli correlati:
Piano Casa: domande e risposte
Piano Casa, i dettagli dell’accordo
Pronto il Piano Casa: ampliamenti anche al 35%
Piano Casa, sì a un decreto legge?
Piano Casa, le proposte

Si è conclusa nella notte con una fumata bianca, nella sede del ministero per i rapporti con le regioni, la ricerca dell’accordo tra Stato e regioni sul piano casa.

L’intesa deve essere adesso ratificata formalmente dalla Conferenza unificata convocata per le 9 di stamattina a Palazzo Chigi.
Si tratta di un risultato molto importante al quale abbiamo lavorato intensamente – ha commentato il ministro Fitto – abbiamo raggiunto un’intesa condivisa dall’intero governo. Berlusconi è sempre stato puntualmente informato di ogni passaggio e in Consiglio dei ministri si potrà procedere con la tempistica, entro 10 giorni il decreto sulla semplificazione amministrativa dovrebbe essere pronto”.

Sì agli aumenti volumetrici del 20% per le abitazioni uni e bifamiliari e comunque fino a 1.000 metri cubi, e del 35% in caso di demolizioni e ricostruzioni nel rispetto delle biotecnologie e la sostenibilità ambientale: Ma niente decreto monstre: gli ampliamenti saranno affidati alla legislazione delle singole regioni, che hanno 90 giorni per adeguarsi pena l’affiancamento del governo.
Dagli ampliamenti sono esclusi i centri storici, le aree vincolate e i parchi. Il governo invece varerà entro dieci giorni un decreto leggero per la semplificazione normativa di esclusiva competenza dello Stato. Restano fuori i punti di frizione dell’ultima ora, cioè le risorse da stanziare per l’edilizia pubblica e gli affitti sociali.
Le regioni prevedevano in proposito lo stanziamento delle risorse dell’Iva ricavata dall’operazione, oltre a non specificate risorse aggiuntive. Questi due passaggi sono saltati: in cambio governo e regioni si impegnano a varare uno studio di fattibilità per reperire risorse da destinare soprattutto agli affitti.

Leggi gli articoli correlati
Piano Casa: domande e risposte
Piano Casa, tutte le novità
Piano pianissimo: sull’emergenza abitativa ancora un rinvio
Pronto il Piano Casa: ampliamenti anche al 35%
Piano Casa, sì a un decreto legge?
Piano Casa, le proposte

Si è conclusa nella notte con una fumata bianca, nella sede del ministero per i rapporti con le regioni, la ricerca dell’accordo tra Stato e regioni sul piano casa.

L’intesa deve essere adesso ratificata formalmente dalla Conferenza unificata convocata per le 9 di stamattina a Palazzo Chigi.
Si tratta di un risultato molto importante al quale abbiamo lavorato intensamente – ha commentato il ministro Fitto – abbiamo raggiunto un’intesa condivisa dall’intero governo. Berlusconi è sempre stato puntualmente informato di ogni passaggio e in Consiglio dei ministri si potrà procedere con la tempistica, entro 10 giorni il decreto sulla semplificazione amministrativa dovrebbe essere pronto”.

Sì agli aumenti volumetrici del 20% per le abitazioni uni e bifamiliari e comunque fino a 1.000 metri cubi, e del 35% in caso di demolizioni e ricostruzioni nel rispetto delle biotecnologie e la sostenibilità ambientale: Ma niente decreto monstre: gli ampliamenti saranno affidati alla legislazione delle singole regioni, che hanno 90 giorni per adeguarsi pena l’affiancamento del governo.
Dagli ampliamenti sono esclusi i centri storici, le aree vincolate e i parchi. Il governo invece varerà entro dieci giorni un decreto leggero per la semplificazione normativa di esclusiva competenza dello Stato. Restano fuori i punti di frizione dell’ultima ora, cioè le risorse da stanziare per l’edilizia pubblica e gli affitti sociali.
Le regioni prevedevano in proposito lo stanziamento delle risorse dell’Iva ricavata dall’operazione, oltre a non specificate risorse aggiuntive. Questi due passaggi sono saltati: in cambio governo e regioni si impegnano a varare uno studio di fattibilità per reperire risorse da destinare soprattutto agli affitti.

Leggi gli articoli correlati
Piano Casa: domande e risposte
Piano Casa, tutte le novità
Piano pianissimo: sull’emergenza abitativa ancora un rinvio
Pronto il Piano Casa: ampliamenti anche al 35%
Piano Casa, sì a un decreto legge?
Piano Casa, le proposte

È sempre più probabile l’ipotesi che il Piano Casa assuma le forme di un decreto legge con lo scopo di renderlo immediatamente operativo.
Ripiegare su un decreto legge, quindi su uno strumento legislativo con carattere di urgenza, comporterà verosimilmente la rinuncia da parte del Governo a inserire alcune norme previste inizialmente nel ddl.

Questo è quanto emerso dall’incontro di ieri tra il Presidente Napolitano e il capo del Governo Berlusconi. Il capo dello Stato ha espresso una serie di riserve a cominciare dalla dubbia costituzionalità del provvedimento e sulla reale possibilità di incidere in tempi brevi su una materia che  spetta a regioni ed enti locali attuare.

Quale che sia la forma del decreto che il Governo sceglierà per attivare il Piano Casa, saranno confermati gli ampliamenti fino al 20% dei volumi dei fabbricati e gli interventi di demolizione e ricostruzione con il premio di cubatura fino al 35% (a patto che sia garantito il rifacimento secondo i criteri dell’efficienza energetica).
Nel decreto sarà inoltre presente anche la norma della semplificazione delle procedure edilizie con la conferma della certificazione di conformità, che sostituirà il permesso di costruire.
Le norme più delicate, ossia il fascicolo del fabbricato e le tante modifiche al Codice del paesaggio (in un d.l. non è possibile inserire modifiche a un testo unico quale è il Codice Urbani) confluiranno in un ddl che sarà discusso in Parlamento.

Prima del varo definitivo del provvedimento, previsto per venerdì 20 marzo (salvo ripensamenti dell’ultimo minuto dovuti anche all’assenza annunciata di Berlusconi, impegnato a Bruxelles) , il Governo dovrà trovare un accordo con le regioni che, come ricordato, hanno potere legislativo autonomo in materia edilizia e urbanistica. È prevedibile che, così alleggerito, l’accordo venga trovato più facilmente.

Piano Casa, le proposte
Piano casa: seconda puntata, nuove polemiche
Dossier del Governo sul Piano Casa

È sempre più probabile l’ipotesi che il Piano Casa assuma le forme di un decreto legge con lo scopo di renderlo immediatamente operativo.
Ripiegare su un decreto legge, quindi su uno strumento legislativo con carattere di urgenza, comporterà verosimilmente la rinuncia da parte del Governo a inserire alcune norme previste inizialmente nel ddl.

Questo è quanto emerso dall’incontro di ieri tra il Presidente Napolitano e il capo del Governo Berlusconi. Il capo dello Stato ha espresso una serie di riserve a cominciare dalla dubbia costituzionalità del provvedimento e sulla reale possibilità di incidere in tempi brevi su una materia che  spetta a regioni ed enti locali attuare.

Quale che sia la forma del decreto che il Governo sceglierà per attivare il Piano Casa, saranno confermati gli ampliamenti fino al 20% dei volumi dei fabbricati e gli interventi di demolizione e ricostruzione con il premio di cubatura fino al 35% (a patto che sia garantito il rifacimento secondo i criteri dell’efficienza energetica).
Nel decreto sarà inoltre presente anche la norma della semplificazione delle procedure edilizie con la conferma della certificazione di conformità, che sostituirà il permesso di costruire.
Le norme più delicate, ossia il fascicolo del fabbricato e le tante modifiche al Codice del paesaggio (in un d.l. non è possibile inserire modifiche a un testo unico quale è il Codice Urbani) confluiranno in un ddl che sarà discusso in Parlamento.

Prima del varo definitivo del provvedimento, previsto per venerdì 20 marzo (salvo ripensamenti dell’ultimo minuto dovuti anche all’assenza annunciata di Berlusconi, impegnato a Bruxelles) , il Governo dovrà trovare un accordo con le regioni che, come ricordato, hanno potere legislativo autonomo in materia edilizia e urbanistica. È prevedibile che, così alleggerito, l’accordo venga trovato più facilmente.

Piano Casa, le proposte
Piano casa: seconda puntata, nuove polemiche
Dossier del Governo sul Piano Casa