Le aperture finestre, rappresentano spesso un’ esigenza che nasce dal bisogno di aerare, dare luce ai locali o per necessità particolari. Questo tipo di intervento, da attuare sull’involucro dell’edificio, non è sempre possibile in quanto bisognerà valutare bene la tipologia dell’immobile eventualmente vincolato e le distanze minime, all’apertura di finestre su pareti antistanti, altri stabili.

La realizzazione di finestre costituisce, una di quelle opere edilizie minori di grande diffusione per le quali non è agevole individuare l’esatta tipologia ed il relativo regime normativo di riferimento. Normalmente le norme tecniche dei piani regolatori comunali prevedono apposite discipline che regolamentano l’apertura di finestre ed, in tale campo, sono da applicare le norme dettate dal codice civile in tema di distanza delle finestre da altri edifici confinanti nonché quelle che fanno riferimento alla disciplina della cosa comune.

Difatti spesso chi realizza aperture finestre è un condomino e si trova ad operare tale trasformazione in una porzione del muro comune esterno e pertanto, si può ipotizzare un’innovazione della cosa comune, anche se la giurisprudenza, chiamata a pronunciarsi su tale questione, si è espressa qualche volta in senso negativo (Cass. n. 3549 del 29/7/1989).

Come risolvere il dilemma dei permessi sulle aperture finestre?

La Circolare del Ministero delle finanze e Ministero dei lavori pubblici 24 febbraio 1998, n. 57/E. , inserendo l’apertura di finestre, per esigenze di aerazione dei locali, all’interno delle opere di restauro e risanamento conservativo (di cui alla lett. c) art. 31 della legge n. 457/78 (ora art. 3 lett. c) del d.P.R. 380/2001) può contribuire a risolvere uno dei principali dilemmi sull’argomento. Difatti è spesso sembrato all’interprete una forzatura che l’apertura di una semplice finestra necessitasse di permesso di costruire, quando ad essa non fosse collegato un insieme sistematico di altre opere, in particolare indirizzate al cambio di destinazione d’uso dell’immobile (in tal senso la giurisprudenza amministrativa si è già espressa: vedi T.A.R. Lombardia, sez. II, n. 120 del 5/5/1987).

La circolare sembra cogliere tale perplessità ed inserendo le aperture finestre all’interno della categoria delle opere di restauro e risanamento conservativo, ne assimila il procedimento amministrativo il quale consiste nella denuncia d’inizio attività.

Tuttavia questo procedimento sembra maturo solo per le finestre che siano necessarie ai fini dell’aerazione dei locali e, pertanto, abbiano una finalità di risanamento. Non sembra, quindi, utilizzabile nel caso di realizzazione di finestre o di porte finestre che siano su prospetti esterni (filo perimetrale) in modo antiestetico o in modo funzionale alla modifica della divisione delle unità abitative interne. Per assentire tali opere appare ancora necessario il rilascio del permesso di costruire, salvo diversa indicazione delle norme urbanistiche locali.

Quali sono le sanzioni previste?

La mancanza del titolo abilitativo alla realizzazione di una finestra necessaria ai fini dell’aerazione dei locali comporta l’applicazione della sanzione amministrativa prevista all’art. 37 del D.P.R. 380/2001.

Negli altri casi siamo in presenza di un reato penale sanzionato ex art. 44 del d.P.R. 380/2001 per il quale è anche prevista la sanzione accessoria della riduzione in pristino, sempre che non vi siano le condizioni urbanistiche per richiedere la concessione in sanatoria di cui all’art. 36 del D.P.R. 380/2001.

Esistono dei vincoli nella realizzazione delle aperture finestre?

In caso di realizzazione o modifica di aperture esterne o di finestre a tetto non è richiesta l’autorizzazione paesaggistica, ai sensi del d.P.R. 13 febbraio 2017, n. 31, per gli interventi che non interessino i beni vincolati ai sensi dell’articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c) del Codice dei beni culturali e del paesaggio, purché siano eseguiti nel rispetto degli eventuali piani del colore vigenti nel comune e delle caratteristiche architettoniche, morfo-tipologiche, dei materiali e delle finiture esistenti.

Occorre invece ottenere l’autorizzazione paesaggistica semplificata di cui al D.P.R. 13 febbraio 2017, n. 31, nel caso in cui gli immobili siano soggetti a tutela ai sensi dell’articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c) del Codice dei beni culturali e del paesaggio, sempre che siano eseguiti nel rispetto delle caratteristiche architettoniche, morfo-tipologiche, dei materiali e delle finiture esistenti (Allegato B, punti B.2), ovvero per interventi sulle coperture diversi dai precedenti anche mediante modifica delle caratteristiche architettoniche, morfo-tipologiche, dei materiali o delle finiture esistenti, quali: realizzazione di finestre a tetto, lucernari, abbaini o elementi consimili (Allegato B, punti B.4).

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Il cambiamento di destinazione d’uso di un locale da produttivo a commerciale richiede il preventivo rilascio del permesso di costruire. E questo indipendentemente dal fatto che il mutamento sia accompagnato o meno dall’esecuzione di opere edilizie. Perché questo? Il motivo risiede nel fatto che le due categorie funzionali non sono omogenee. In altri termini: il cambiamento di utilizzo diventa urbanisticamente rilevante.

Quanto detto proviene da lontano; dal decreto Sblocca Italia (DL 133/2014) che ha introdotto nel Testo Unico dell’Edilizia il nuovo articolo 23-ter rubricato Mutamento d’uso urbanisticamente rilevante. Cosa dice esattamente questo articolo per quanto attiene all’argomento in esame? L’articolo chiarisce che l’utilizzo di un immobile da categoria funzionale “produttiva e direzionale” (comma 1, lett. b) a “commerciale” (comma 1, lett. c) rientra tra i casi in cui, “Salva diversa previsione da parte delle leggi regionali, si verifica un “mutamento rilevante della destinazione d’uso ogni forma di utilizzo dell’immobile o della singola unità immobiliare diversa da quella originaria, ancorché non accompagnata dall’esecuzione di opere edilizie”.

Quindi, per concludere, il mutamento di destinazione d’uso di un locale dalla destinazione produttiva a una commerciale, anche senza realizzazione di opere, si configura come intervento urbanisticamente rilevante e necessita, per poter essere realizzato, del rilascio del permesso di costruire.

Il permesso di costruire dopo il “Decreto Sblocca Italia”

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Con la legge 11 novembre 2014, n. 164, di conversione, con modificazioni, del decreto legge 12 settembre 2014, n. 133 “Decreto sblocca Italia”, sono state apportate sostanziali modifiche al Permesso di costruire, di cui agli articoli 10, 11, 12, 13, 14, e 20 del decreto del...

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Semplificazioni in materia edilizia: a che punto siamo? Se è vero che nel complesso dell’Agenda del Governo per le semplificazioni il 90% delle scadenze previste è stata rispettata (cittadinanza digitale, welfare e salute, fisco, impresa); è altrettanto vero che in materia edilizia alcune azioni di snellimento per professionisti e privati hanno subito dei ritardi.

In base all’ultimo monitoraggio sullo stato di attuazione delle semplificazioni in edilizia (e non solo), vediamo di fornire ai nostri lettori il cronoprogramma aggiornato delle sei iniziative particolari previste per il settore.

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Modelli unici semplificati

L’obiettivo è quello di sostituire i moduli utilizzati per la presentazione delle pratiche edilizie nei vari Comuni (diversi in ognuno di essi) con dei modelli standardizzati, da adeguare solo dove è necessario alle specificità regionali.

A dicembre 2014 sono stati adottati i modelli unici semplificati per la Comunicazione di inizio lavori (CIL) e per la Comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA) per l’edilizia libera. Oggi tutte le Regioni a statuto ordinario hanno adottato la nuova modulistica.

A luglio dello scorso anno è stato approvato anche il modello unico della DIA alternativa al permesso di costruire. Tale modulistica a oggi risulta adottata nelle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Liguria, Lombardia, Puglia, Veneto, Lazio e Piemonte.

A livello comunale, sui dati ISTAT, risulta che la modulistica unica è stata adottata da circa il 70% dei Comuni italiani.

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Operatività del SUE (sportello unico edilizia)

Obiettivo: un unico interlocutore a cui progettisti, cittadini e imprese possano rivolgersi per il rilascio dei titoli edilizi senza la necessità di richiedere pareri, nulla osta et similia a tante amministrazioni diverse.

Sono state realizzate le attività di monitoraggio sull’operatività degli Sportelli unici per l’edilizia attraverso una indagine su un campione di circa 1.300 Comuni. I tempi di marcia sono in linea con il cronoprogramma stabilito dall’Agenda. Di seguito i risultati dell’indagine:

– circa il 46% dei Comuni intervistati ha istituito il SUE (nell’89% dei casi il SUE è organizzato in forma singola);

– nei Comuni che hanno istituito (o aderito ad) un SUAP, le funzioni di SUE e SUAP non sono unificate nel 70% dei casi (in queste circostanze le funzioni di edilizia produttiva sono gestite prevalentemente dai SUAP);

– in oltre l’80% dei casi il SUE acquisisce d’ufficio i documenti e le informazioni già in possesso della pubblica amministrazione;

– la percentuale dei casi in cui il SUE acquisisce, anche da amministrazioni diverse dal Comune, i pareri e le autorizzazioni preliminari necessarie per avviare l’intervento edilizio si colloca tra il 75‐90%;

il 50% dei SUE acquisisce l’istanza on‐line;

– il 55% dei SUE ha un sistema informatizzato di back‐office per la gestione documentale e procedimentale delle pratiche edilizie.

Autorizzazione paesaggistica semplificata

In questo caso, l’Agenda per la semplificazione prevede che si adotti un regolamento semplificato per gli interventi di lieve entità con la prospettiva di eliminare l’autorizzazione per determinati interventi “minimi”.

Il regolamento è ormai in uno stadio avanzato di predisposizione.

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Procedure preliminari

Per quanto riguarda i titoli abilitativi rilasciati si evidenzia, rispetto alla rilevazione effettuata nel 2013: una riduzione consistente (circa il 55%) dei permessi di costruire; un aumento delle SCIA; si rileva inoltre la diffusione dell’edilizia libera. Ciò permette di evidenziare un positivo impatto delle semplificazioni introdotte con i decreti Del Fare e Sblocca Italia.

Permane una situazione di criticità per quel che riguarda l’agibilità: i dati provvisori evidenziano l’elevato numero di certificati di agibilità e lo scarso ricorso alle attestazioni (26% dei casi); ciò mostra come la differenziazione dei regimi nelle Regioni abbia limitato l’efficacia della semplificazione introdotta con il decreto del Fare.

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Procedure edilizie online

La modulistica standardizzata e le specifiche tecniche sono state realizzate per favorirne la piena digitalizzazione e la possibilità di compilare online istanze, segnalazioni e comunicazioni. In questo caso i tempi si sono allungati. A marzo dello scorso anno è stato definito il documento di pianificazione. Entro la fine dell’anno dovranno essere individuate le specifiche di interoperabilità della modulistica unica, così come si dovrà concludere la rilevazione dello stato dell’arte delle procedure edilizie già online al fine di individuare dei casi virtuosi e delle best practice da replicare su scala nazionale.

Da gennaio ad aprile di quest’anno, infine, sono state definite linee guida, modelli e percorsi attuabili per rendere operativi i sistemi di compilazione online su tutto il territorio nazionale.

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Regolamento edilizio unico

L’obiettivo è noto: un unico regolamento edilizio valido su tutto il territorio nazionale in sostituzione delle regole vigenti attualmente, diverse da Comune a Comune. Si attendeva la pubblicazione del regolamento unico entro maggio, ma i tempi sono destinati ad allungarsi.

A oggi sono state individuate solo le 42 definizioni uniformi, lavoro che ha richiesto il consenso di tutti gli attori coinvolti con un rallentamento sensibile dei tempi di attuazione.

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Scompare la comunicazione di inizio lavori “semplice”, ora inglobata nell’attività di edilizia libera; sparisce anche la DIA alternativa al permesso di costruire, che viene sostituita dalla SCIA; debutta la segnalazione certificata di agibilità che manda in pensione il vecchio certificato di agibilità. Sono tante le novità in vista per l’edilizia e l’ambiente, che entreranno in vigore con l’uscita del decreto attuativo della Riforma Madia (legge n. 124/2015) approvato in via definitiva lo scorso 15 giugno.

Proviamo ad analizzare sinteticamente in sette punti le novità principali che spaziano dall’attività edilizia libera, al permesso di costruire; dall’agibilità dei fabbricati alla bonifica dei siti inquinati.

Attività di edilizia libera

Gli interventi edilizi classificati come totalmente liberi aumentano di numero. Con il decreto attuativo, infatti, i lavori che prima erano sottoposti a comunicazione di inizio lavori “semplice” (la c.d. CIL) ora entrano di diritto tra quelli che non richiedono nessuna comunicazione, neppure preventiva.

Ecco allora diventare libere attività edilizie come la realizzazione di pavimentazioni; l’installazione di impianti fotovoltaici o per il solare termico (purché eseguiti fuori da aree vincolate e dai centri storici); la costruzione di opere temporanee o precarie destinate a durare fino a 90 giorni; la predisposizione di aree ludiche per esterno senza scopo di lucro e di opere d’arredo delle pertinenze degli edifici.

Nuova SCIA

La novità più importante del decreto attuativo della Riforma Madia approvato in questi giorni riguarda la nuova SCIA, di cui abbiamo parlato anche in questo articolo. La segnalazione certificata di inizio attività manda in pensione la c.d. DIA alternativa al permesso di costruire: si potrà dunque presentare una SCIA per gli interventi di “ristrutturazione pesante” che, ricordiamo, sono quelli che portano «ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti, ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A, comportino mutamenti di destinazione d’uso, nonché gli interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni» (art. 10, comma 1, lett. c) del testo Unico Edilizia). Ma non solo: la SCIA potrà essere impiegata anche per le ristrutturazioni urbanistiche e per le nuove costruzioni in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni plano-volumetriche.

La nuova SCIA servirà anche per lavori di manutenzione straordinaria, di restauro e risanamento conservativo su parti strutturali dell’edificio.

Permesso di costruire

Quanto al permesso di costruire, la nuova impostazione obbliga il progettista ad asseverare sempre la conformità del proprio progetto alle disposizioni igienico sanitarie e non solo, come avviene ora, quando la verifica non comporti valutazioni discrezionali a livello tecnico.

Scompare la CIL e diventa CILA

La comunicazione di inizio lavori diventa sempre CILA, ossia comunicazione inizio lavori asseverata e riguarda, per differenza, tutti gli interventi che non rientrano nell’attività di edilizia libera e in quelli che richiedono la SCIA o il permesso a costruire. Con la CILA, dunque, si potranno eseguire interventi di manutenzione straordinaria che non riguardano parti strutturali (nel qual caso, come indicato nei paragrafi precedenti, è richiesta la nuova SCIA) e il cambiamento di destinazione d’uso e le modifiche interne delle strutture a uso aziendale e d’impresa.

Certificato di agibilità e collaudo statico

Altre due novità riguardano la “scomparsa” del certificato di agibilità e il collaudo statico degli edifici. Nel primo caso: il certificato viene sostituito da una “segnalazione certificata di agibilità” che dovrà essere inviata al Comune entro 15 giorni dalla data di ultimazione dei lavori sia per le nuove costruzioni che per le sopraelevazioni e gli ampliamenti di edifici esistenti sia per tutti gli interventi sull’esistente che possa portare a un mutamento delle condizioni igienico sanitarie.

La segnalazione certificata di agibilità deve essere preceduta dal collaudo delle opere strutturali e dalla certificazione degli impianti. Potrà riguardare interi edifici, porzioni di essi o anche singole unità immobiliari. Il mancato invio della segnalazione di agibilità provoca l’irrogazione di una sanzione amministrativa che può arrivare fino al massimo di 464 euro.

Per quanto riguarda il collaudo statico, questo può essere sostituito da una dichiarazione di regolare esecuzione dei lavori da parte della direzione lavori, quando si tratti di opere locali su costruzioni esistenti.

Bonifica siti inquinati

Infine, ultima novità di rilievo, riguarda la c.d. autodichiarazione di estraneità del proprietario di un fondo inquinato rispetto alla contaminazione del sito, nel caso non si abbia preso parte ad attività a qualsiasi titolo sul terreno di proprietà.

La pubblica amministrazione del Campidoglio cambia pelle attraverso la piattaforma digitale, diventa più trasparente e aumenta il contrasto alla corruzione. Tra i primi uffici a cambiare quelli dell’assessorato alla Trasformazione urbana, in particolare la Nuova infrastruttura cartografica (Nic) e lo sportello unico per l’edilizia telematico (Suet), qui, tecnici ed Amministrazione, accederanno in tempo reale alle stesse informazioni. Obiettivi del nuovo portale istituzionale, messo a gara, sono l’aggiornamento degli open data, il potenziamento dei servizi on line, la multicanalità e l’interoperatività.

 

“Con l’informatizzazione e la digitalizzazione dei documenti e delle procedure si stabilisce un rapporto più amichevole fra Amministrazione e professionisti. Trasparenza e tracciabilità prevengono la corruzione e restituiscono serenità agli uffici” ha spiegato l’assessore alla Trasformazione urbana, Giovanni Caudo durante il seminario “Obiettivo trasparenza”, promosso dall’assessorato e dal dipartimento Urbanistica, dall’Ordine degli ingegneri della Provincia di Roma, dall’Ordine degli Architetti e dal Colleggio dei Geometri, tenutosi ieri nella sala della Protomoteca in Campidoglio.

 

All’evento hanno partecipato l’assessore alle attività produttive Marta Leonori, il presidente della commissione urbanistica, Antonio Stampete, quello dell’ Ordine degli ingegneri della Provincia di Roma, Carla Cappiello e dell’ordine degli architetti di Roma e Provincia, Livio Sacchi.

L’incontro è stato l’occasione per fare il punto sulle nuove piattaforme telematiche applicate ai permessi a costruire e sul cronoprogramma per portare a regime le procedure entro il mese settembre.

 

“L’introduzione di sistemi come il NIC – ha detto Cappiello – rappresenta un miglioramento qualitativo dell’iter di lavoro dei professionisti tecnici grazie alla semplificazione dei processi e ai più alti livelli di efficacia ed efficienza nelle verifiche e nelle istruttorie delle istanze edilizie. La positività di questi procedimenti si traduce con più trasparenza amministrativa e vantaggi per la collettività.”

In occasione del 58esimo Congresso Nazionale degli Ordini Ingegneri 2013, il Centro studi del CNI presenta la ricerca Per il rilancio del Paese: sussidiarietà e semplificazione” Il contenuto dello studio è stato elaborato sulla base delle risposte di ben 8.421 ingegneri sparsi su tutto il territorio nazionale.

 

Alla domanda generale se la semplificazione amministrativa sia fondamentale per rilanciare le potenzialità imprenditoriali e rilanciare lo sviluppo del paese, il 73,4% si dice molto d’accordo e il 22,6% abbastanza d’accordo. Su questo punto, insomma, si raggiunge la percentuale plebiscitaria del 96%!

 

Entrando nello specifico, tra i fattori che rendono complesse le procedure, più della metà degli ingegneri (54,7%) indicano l’assenza di proporzionalità tra la complessità delle procedure e l’intervento da realizzare. Ben il 40,5% indica la stratificazione e la continua innovazione delle norme e degli adempimenti nel tempo. Quasi il 25%, poi, lamenta l’incertezza sui tempi di conclusione delle procedure.


Non sempre la Semplificazione è sinonimo di Utilità
Di recente sono state introdotte diverse misure per realizzare la semplificazione. Gli ingegneri italiani non le considerano tutte utili.

 

Danno un giudizio positivo sull’ampliamento delle attuali delibere mediante CIA, l’introduzione della SCIA e del silenzio-assenso. Tra le iniziative che considerano inutili, al vertice indicano il ricorso al commissario ad acta e la conferenza dei servizi, seguite a ruota dall’istituzione degli sportelli unici e l’avvio della digitalizzazione della PA.

 

Gli ingegneri, però, non si limitano a criticare. Fanno sentire la propria voce in merito alle misure che ritengono più efficaci per la semplificazione delle procedure. La più gettonata è l’introduzione di procedure telematiche realmente efficienti (37,5%). Molto citata anche l’elaborazione di linee guida per uniformare l’interpretazione degli uffici pubblici in merito all’applicazione delle procedure (31,8%). Chiedono anche di incentrare i controlli della PA sugli aspetti sostanziali più che su quelli formali (30,7%). Al contrario, non giudicano efficace dare concreta attuazione alle misure già introdotte o l’inasprimento delle sanzioni per i responsabili del procedimento che non rispettano la tempistica.

 

Interessanti le risposte degli ingegneri relativamente al principio di sussidiarietà, in base al quale il professionista può assumere la responsabilità della realizzazione di quegli interventi a bassa o media complessità, come avviene in altri paesi. Il 78,1% considera la sussidiarietà molto o abbastanza efficace. La quasi totalità (98,7%) si dice disposto ad assumersi la responsabilità nel proprio settore di attività per interventi a bassa o media complessità. Naturalmente questo dovrebbe avvenire a patto che si determino precise condizioni. La più gettonata in assoluto (78,5%) è che il quadro delle norme deve essere chiaro e di univoca interpretazione. Molto staccata (36,3%) la richiesta che il compenso sia adeguato alla responsabilità assunta.

 

Tra le varie procedure valutate dagli ingegneri, una dozzina, sono quattro quelle che comportano un numero medio di giorni superiore al mese per la raccolta e l’elaborazione dei documenti:

– prevenzione incendi (40 giorni),

– opere idrauliche (39),

– permesso di costruire (38)

– rilascio autorizzazione paesaggistica (33).

 

Nella stragrande maggioranza dei casi, risulta esigua la possibilità di presentare le domande online. Addirittura drammatica risulta la situazione relativa ai tempi necessari per ottenere il documento richiesto. Per la VIA servono ben 337 giorni, 333 per l’AIA e l’autorizzazione unica delle fonti rinnovabili; 251 giorni per il VAS. Quanto ai tempi medi per la conclusione delle procedure, è emerso come occorrano 233 giorni per il permesso di costruire, 217 giorni per le opere idrauliche e 205 giorni per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica.

 

Se un immobile viene ristrutturato all’interno senza modificarne la volumetria originale e senza andare a toccare le altezze e la superficie calpestabile, non serve il permesso di costruire ma una semplice DIA. Ad affermarlo è la Corte di Cassazione con la recente sentenza 37713/2012 del 1° ottobre 2012.

 

I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso di un cittadino, condannato dalla Corte di appello di Lecce per abuso edilizio, poiché aveva eseguito lavori in zona con vincolo paesaggistico senza possedere il permesso di costruire. Aveva eseguito all’interno un edificio esistente lavori di redistribuzione dei vani interni, creando stanze e strutture nuove.

 

Secondo il Tribunale ordinario e la Corte d’Appello era necessario il permesso di costruire, perché i lavori avevano comportato l’aumento della volumetria, e così, all’interno del fabbricato, si era verificato un intervento di nuova costruzione.

 

Al contrario, la Cassazione ha accertato che il cittadino aveva fatto interventi di diversa natura, ma tutti all’interno del fabbricato, senza alcun ampliamento della volumetria dell’edificio verso l’esterno, senza mutazione d’uso dell’unità immobiliare, né aumenti del numero di unità immobiliari autonomi. La superfici d’origine del fabbricato è rimasta inalterata.

Per questo tipo di intervento, quindi, la Cassazione ha dichiarato essere sufficiente la DIA (denuncia di inizio attività) e non il permesso di costruire.

Il Decreto Sviluppo in fase di discussione, e la cui bozza è ancora suscettibile di modifiche e ripensamenti, si occupa in varie sezioni della materia edilizia. Tra le novità più significative si segnala il restyling del permesso di costruire, per il quale viene prevista la modifica della regola del silenzio-assenso.

 

Nella versione attuale per la formazione del silenzio-assenso (art. 20, comma 8 del d.P.R. 380/2001) si legge che: “Decorso inutilmente il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo,ove il dirigente o il responsabile dell’ufficio non abbia opposto motivato diniego, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-assenso, fatti salvi i casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali”.

 

Ebbene, nella ‘nuova’ versione proposta nella bozza del Decreto Sviluppo si legge che ove il dirigente o il responsabile dell’ufficio non abbia opposto motivato diniego, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-assenso decorsi inutilmente novanta giorni dalla presentazione della domanda, salvo interruzioni del termini nel caso si renda necessaria una integrazione di documentazione.

 

Se la modifica dovesse passare, dunque, chi presenta domanda di permesso di costruire avrà la certezza di avere definita la propria pratica al massimo in 3 mesi, ossia quando si forma il silenzio-assenso.

 

Un po’ più lungo il termine per la formazione del silenzio-assenso in caso di progetti complessi, in base a motivate risoluzioni del responsabile del procedimento, e per i comuni con più di 100.000 abitanti. In entrambi i casi il silenzio-assenso si perfeziona in 140 giorni.

 

Interviene invece il silenzio-rifiuto nel caso di interventi su immobili su cui gravano dei vincoli. In questi casi, infatti, il procedimento deve essere definito con un provvedimento espresso. Se dovesse scadere il termine di conclusione del procedimento stesso sulla domanda di permesso di costruire, scatterebbe il meccanismo del silenzio-rifiuto.