Conduttività termica ed elettrica, flessibilità, resistenza, trasparenza: in una frase, alcune delle caratteristiche garantite da un materiale chiamato grafene. La ricerca italiana compie un altro rilevante passo in avanti attraverso la realizzazione di finestre trasparenti capaci di far passare la luce e, allo stesso tempo, produrre energia. Proprio tramite il grafene. Vi spieghiamo in quale modo.

Il team di ricerca coordinato da Francesco Bonaccorso dei Graphene Labs dell’Istituto Italiano di Tecnologia e da Aldo Di Carlo del Polo Solare Organico Regione Lazio (CHOSE) dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, ha recentemente pubblicato sulla rivista internazionale Nanoscale uno studio che spalanca le porte allo sviluppo di nuovi pannelli fotovoltaici al grafene: semitrasparenti, colorati e a basso costo.

I ricercatori IIT-CHOSE hanno creato un modulo solare al grafene di circa 50 centimetri quadrati, il più grande mai realizzato con questo nuovo materiale, basandosi sulla tecnologia “dye-sensitized solar cell” (DSSC), che sarà possibile vedere dal vivo durante la prossima edizione di Technology Hub (presso Fieramilanocity, dal 7 al 9 giugno).

In questo studio il platino, normalmente presente in questa tipologia di moduli fotovoltaici, è stato interamente sostituito dal grafene, con un cospicuo abbattimento del costo (tale lavorazione è circa diecimila volte più conveniente). In seconda battuta il grafene (in forma di inchiostro) è stato applicato al pannello mediante deposizione spray, metodologia facilmente scalabile anche a livello industriale.

Si tratta del primo prototipo di pannello solare che utilizza il grafene per ridurre i costi mantenendo rese energetiche confrontabili con la tecnologia tradizionale (quella basata sul platino). Tale novità potrebbe aprire le porte, tramite qualche modifica, ad un notevole aumento della resa energetica, mantenendo contemporaneamente i costi molto ridotti.

Leggi anche l’articolo Solare termodinamico: la sabbia come bacino accumulatore di calore.

“Stiamo sviluppando un modulo fotovoltaico costruito ad hoc per il grafene che sarà semitrasparente e più economico dei pannelli fotovoltaici attualmente in commercio – spiega Francesco Bonaccorso -, la forza del nostro lavoro è la facilità di scalabilità a livello industriale e la semplicità con cui il grafene in forma di inchiostro può inserirsi in contesti industriali già esistenti, senza significativi investimenti in macchine o infrastrutture”.

“La sostituzione del platino è anche necessaria per la stabilità del pannello – afferma Aldo Di Carlo – a lungo andare il platino può corrodersi e indurre una decomposizione dell’elettrolita, problemi che vengono risolti con l’utilizzo del grafene”.

Le tecniche di produzione dei pannelli al grafene potrebbero essere già implementate con facilità a livello industriale senza modificare sostanzialmente le linee produttive. Recentemente, inoltre, è stata fondata BeDimensional, la startup che vede tra i soci fondatori anche Francesco Bonaccorso e produrrà in quantità elevate inchiostro al grafene destinato alle imprese. Su tale percorso sarà presto possibile usufruire delle molteplici caratteristiche di questo nuovo materiale non solo nel settore del fotovoltaico ma anche in numerosi altri settori di applicazione.

Una innovativa tipologia di cella solare, creata da un team di lavoro composto da francesi e tedeschi, è riuscita nell’impresa di effettuare il nuovo record mondiale per la conversione della luce solare in energia elettrica: l’equipe – formata dai tedeschi dell’Istituto Fraunhofer per sistemi di energia solare di Monaco (ISE) e dell’Helmholtz Zentrum di Berlino insieme agli scienziati francesi del Soitec e del CEA-Leti – è riuscita infatti a creare una nuova struttura in grado di assimilare il 44,7% di “potenza” solare.

 

La capacità delle nuove celle risulta notevole: infatti l’efficienza di conversione dei pannelli solari fotovoltaici arriva in media poco oltre il 30%, valore che scende poi addirittura al 19-20% nei prodotti commerciali migliori. Il team di lavoro autore dell’impresa ha utilizzato una nuova struttura, basata su quattro sotto-celle miniaturizzate: attraverso di esse, il nuovo meccanismo riesce a convertire quasi il 45% dell’energia dello spettro solare (dagli ultravioletti agli infrarossi) in energia elettrica. Il sistema usato è il cosiddetto CPV (concentratore fotovoltaico) derivato da tecnologie affinate nello spazio, molto più efficiente di quello usato generalmente negli impianti a terra tradizionali.

 

Il concentratore fotovoltaico presenta una tecnologia capace di raggiungere un’efficienza più che doppia rispetto alle celle convenzionali: questo grazie anche ad un sistema a “multi-giunzione”, con diversi semiconduttori e sotto-celle capaci di assorbire vari intervalli di lunghezze d’onda dello spettro solare.

 

“Siamo incredibilmente orgogliosi del nostro team che lavora ormai da tre anni su questa cella solare a quattro giunzioni”, ha commentato Frank Dimroth, capo dipartimento e responsabile del progetto al Fraunhofer ISE: “Nella nuova struttura – ha continuato Dimroth – è contenuta la nostra competenza nel settore raccolta in molti anni: oltre ad utilizzare materiali migliori ed ottimizzare la struttura, ha avuto un ruolo centrale una nuova procedura chiamata “wafer bonding”. Grazie a questa tecnologia, siamo stati in grado di collegare due cristalli semiconduttori e produrre quindi la combinazione ottimale per creare celle solare di massima efficienza”.

 

Un risultato che apre nuovi orizzonti nel settore delle tecnologie solari, verso l’utilizzo di materiali sempre più efficienti ed innovativi.

Installare moduli solari è ormai diventato un fatto comune e consueto, ma il futuro sembra prendere nuove direzioni che potrebbero cambiare il modo stesso di progettare gli edifici: i pannelli fotovoltaici trasparenti. Finora uno dei maggiori ostacoli incontrati era la presenza di parti in metallo che diminuivano significativamente la trasparenza del vetro e perciò ne limitavano l’applicazione. La realizzazione di superfici fotovoltaiche completamente trasparenti in grado di generare energia elettrica è possibile grazie all’applicazione di minuscole celle solari in cui sono stati sostituite le parti metalliche ed i contatti elettrici con materiali sintetici traslucidi. La ricerca prevede ampi spazi di sviluppo e sono molte le realtà industriali a caccia di nuovi brevetti da lanciare sul mercato in tempi brevi.

I primi sviluppi sono stati raggiunti dalla Queensland University of Technology e dalla società australiana Dyesol (www.dyesol.com), affrontando i primi passi con le Glass Solar Cells, tecnologia che si avvaleva di un nuovo tipo di celle fotovoltaiche debolmente colorate di rosso ma comunque trasparenti.

Recentemente è la società americana New Energy Technologies (www.newenergytechnologiesinc.com) ad aver annunciato progressi nella messa a punto della sua tecnologia SolarWindow™, grazie all’utilizzo di piccolissime celle solari, le più piccole finora mai prodotte al mondo, realizzate con polimeri conduttivi trasparenti che possono essere disciolti in liquidi e essere applicati sulle superfici per mezzo di una soluzione spray con un innovativo processo in fase di brevetto.
Meetesh V.Patel, presidente e amministratore delegato, sottolinea che la svolta per il ‘fotovoltaico spray’ è stata proprio l’aver “sostituito con successo il componente metallico di contatto con polimeri traslucidi, raggiungendo una trasparenza significativamente maggiore: un fattore chiave nel promuovere il percorso di sviluppo commerciale dei nostri prodotti”. In questo modo tutte le superfici vetrate potrebbero diventare dei veri e propri pannelli solari in grado di captare la luce per trasformarla in energia elettrica. Il materiale usato per queste minuscole celle fotovoltaiche, che hanno dimensioni inferiori ad ¼ di un chicco di riso, possiede le stesse proprietà del silicio ma ha una capacità di gran lunga superiore di assorbire la radiazione luminosa e trasformarla in elettricità. Infatti SolarWindow™ è in grado di generare energia elettrica non solo dalla luce naturale, ma anche dalla luce artificiale degli uffici e dei locali commerciali.

Anche la società americana Konarka Technologies (www.konarka.com) ha sviluppato l’Active Solar Glass™ (ASG) in accordo con la ArchAluminum&Glass  (www.archaluminum.com). Si tratta di una serie di celle solari semi-trasparenti in plastica organica flessibile che consentono di trasformare una qualsiasi superficie di vetro in un impianto fotovoltaico, come dimostrano i prototipi di finestre realizzati con le celle solari poste tra due lastre di vetro. Le celle fotovoltaiche possono essere colorate con colori diversi, ma non sono molto efficienti: per adesso è stato raggiunto il 6% di efficienza, contro il 20% delle celle solari al silicio.

Un’altra versione della finestra fotovoltaica proviene dalla Cina. Si chiama Chin Hua Solar Glass™ ed è stata presentata all’inizio di giugno all’International Optoelectronics Week di Taipei dalla società Hua Qin. Il pannello semitrasparente in grado di trasformare in energia elettrica i raggi del sole può essere fornito in diverse gradazioni di opacità, dato che l’efficienza può essere aumentata rendendolo più scuro durante il processo di costruzione. Utilizzando una mappatura solare, sarà possibile posizionare le superfici opache nelle aree più soleggiate non solo per produrre energia, ma anche creare un senso di privacy. Questo vetro è inoltre perfetto per le serre solari, dato che la luce catturata dalle lastre di vetro si associa alla regolazione del surriscaldamento interno.

L’azienda giapponese Kyosemi Corporation (www.kyosemi.co.jp) ha invece fatto un altro passo avanti in un’altra direzione, plasmando celle solari sferiche al silicio di dimensioni ridottissime, brevettate con il nome di Sphelar™ (Spherical Solar Cell) e presentate al recente PV Expo 2010 di Tokyo, in grado di essere direttamente incorporate all’interno delle superfici vetrate ed inserite nell’infisso, con una trasparenza che può raggiungere l’80%.

Le finestre solari quindi potrebbero sfruttare al meglio una sorgente fotovoltaica in precedenza trascurata: in una casa progettata per l’efficienza energetica, dove tutti i dispositivi elettronici sono a basso consumo, possiamo immaginare che le celle fotovoltaiche trasparenti riescano ad integrare la domanda energetica, se combinati con altre strategie a basso consumo energetico. La produzione di elettricità fotovoltaica generata su vetro purtroppo non è ancora pronta per la produzione commerciale ma se i progressi registrati e la potenzialità tecnologiche saranno confermate saremo presto di fronte al superamento del concetto classico di pannello fotovoltaico. Non è chiaro quanto tempo occorrerà, ma tutto ciò potrà rappresentare uno sviluppo innovativo ed entusiasmante sia per il bilancio energetico che per il layout di un edificio.

Articolo di Andrea Cantini

Se si dice Africa subsahariana subito si pensa ad un clima arido, dove la pioggia è un miracolo o comunque un evento eccezionale. Dove il Vecchio Continente sperava di impiantare distese di pannelli fotovoltaici per poterne trarre l’energia elettrica. E dove gli abitanti cercano di coltivare quelle stesse distese con una meticolosa tecnologia di irrigazione goccia a goccia. Sistema efficace ma che richiede notevoli quantità di energia elettrica al contempo.

Da qui forse la scintilla che fatto capire come la scarsa piovosità e la prevalenza di cielo sereno potessero diventare il punto di forza anziché una situazione sfavorevole!
L’irrigazione goccia a goccia è in grado di raddoppiare la produttività di un terreno, ridurre la richiesta d’acqua e l’utilizzo di fertilizzanti e pesticidi. Tuttavia per funzionare necessitano di una pompa idraulica. E qui entra in gioco l’utilizzo dell’energia solare, dando vita al sistema di irrigazione a goccia fotovoltaica (Pvdi). In poche parole si sono combinate due tecnologie amiche dell’ambiente (ecologically correct), che permettono di evitare l’utilizzo di batterie, kerosene e gas.

L’irrigazione goccia a goccia si adatta molto bene alla situazione dell’Africa subsahariana per i seguenti motivi:
– funziona con basse portate istantanee (80 L/min/ha per un frutteto, 150-200 L/min/ha per il mais ad esempio);
– la pressione di esercizio può essere minore di 1 atm;
– basse portate e alta efficienza permettono di coprire tratti anche molto lunghi (sui 400 m).

Un sistema fotovoltaico può azionare pompe che alimentano l’impianto goccia a goccia a patto che:
– i pannelli fotovoltaici siano di superficie commisurata alle necessità delle pompe;
– vi sia un sistema di accumulo dell’energia prodotta o inutilizzata;
– la pompa sia alimentazione mediante corrente continua.

Sicuramente l’investimento iniziale di un sistema Pvdi è maggiore rispetto a quello richiesto da un sistema tradizionale a kerosene, tuttavia sul lungo termine esso porta a dei vantaggi economici e dei benefici anche a livello ambientale, andando ad eliminare le emissioni di anidride carbonica.
Una sperimentazione condotta in due villaggi di Kalalé in Benin ha dimostrato risultati molto soddisfacenti applicandola ad appezzamenti di terreno che una trentina di donne coltivavano per ricavare ortaggi per le proprie famiglie e per la vendita sul mercato.
Anche se non appare ancora possibile sfruttare questo sistema per superfici importanti, in quanto appunto i costi da sostenere all’inizio sono molto elevati, oltre a necessitare via via di superfici  maggiori a seconda delle potenzialità delle pompe necessarie, visto che ogni kWe utilizzato necessita di 7 mq di pannelli fotovoltaici per essere prodotto, il Pvdi non può che destare interesse ed essere prospettato come soluzione parziale per le coltivazioni locali, ricordandosi che grandi cambiamenti si possono fare anche a piccoli passi.

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari

Fonti:
Internazionale n. 842 del 16 aprile 2010 Innaffiate dal sole di Maywa Montenegro
http://www.tractorum.it/forum/coltivazioni-arboree-f22/irrigazione-goccia-e-sole-un-binomio-perfetto-4439/

Sarà per gli incentivi che lo rendono appetibile, sarà perché il sole finalmente viene considerato come una sorgente di energia sfruttabile a costi sostenibili, il fotovoltaico prende sempre più slancio e inizia il suo ingresso nel sistema cogenerativo, che ha come obiettivo principe il miglior sfruttamento dell’energia captata dal pannello.

I sistemi atti al raggiungimento del risultato attualmente sono:
1) il daylighting
2) il fotovoltaico ventilato
3) il PV/T – PhotoVoltaic Thermal

Il daylighting è una tecnologia che sfrutta la luce naturale, non captata dalle celle fotovoltaiche, per l’illuminazione degli edifici, comportando un notevole risparmio di energia elettrica ed evitando le perdite di conversione. L’ingresso della luce avviene in modo controllato facendola entrare attraverso il soffitto (toplighting), le pareti laterali mediante finestre (sidelighting) o utilizzando veri condotti quali fibre ottiche (corelighting).

Le celle utilizzate in questa applicazione possono essere di tre tipi:
– a semitrasparenza matriciale (celle a wafer di silicio cristallino, con sistema vetro-vetro, spaziate per permettere il passaggio del fascio luminoso solo tra cella e cella – non prevedono trattamenti successivi);
– a semitrasparenza indotta (celle a film sottile con vetro a substrato – le zone trasparenti alla luce sono ottenute mediante la rimozione parziale del materiale fotovoltaico opaco – e’ necessario un trattamento post lavorazione):
– a semitrasparenza intrinseca (celle fotoelettrochimiche o vernici fotosensibili – materiali attivi quali l’ossido di titanio in vernice o gel tra due superfici trasparenti – il gel permette in parte il passaggio della radiazione solare).

Il fotovoltaico ventilato non comporta alcuna novità circa il pannello fotovoltaico, se non che lo stesso viene ventilato nella parte posteriore da un flusso d’aria con lo scopo di raffreddarlo. Per fare questo deve essere prevista un’intercapedine tra edificio e pannello, il cui spessore varia a seconda delle esigenze di progettazione e di rendimento.
In inverno l’aria riscaldata può essere utilizzata per la ventilazione interna o il preriscaldamento dell’aria di riscaldamento, mentre d’estate semplicemente espulsa.
Il maggior pregio di questa tecnologia è il baso costo aggiuntivo rispetto al sistema fotovoltaico tradizionale, oltre ovviamente alla semplicità.

I sistemi PV/T si distinguono in piani e a concentrazione. Essi racchiudono i principi dei pannelli solari termici e dei pannelli fotovoltaici, e il loro rendimento sarà la somma dell’efficienza termica e quella elettrica.
I sistemi piani sono stati quelli più studiati nel passato e si distinguono in base al fluido operativo utilizzato (liquido o aria, quest’ultima comporta un’efficienza inferiore) e alla presenza del vetro di copertura (sistemi glazed o vetrati) o alla sua assenza (sistemi unglazed o non vetrati). Per recuperare l’energia termica le celle vengono poste a contatto con un assorbitore nella loro parte posteriore, ovvero vengono incollate a quest’ultimo mediante colle ad elevata conduttività. Il calore passa dalle celle all’assorbitore e quindi al fluido. Le perdite vengono ridotte per mezzo dell’isolamento nella parte inferiore e laterale del pannello.

Le criticità di questi sistemi sono due:
1) le celle fotovoltaiche devono avere un ottimo contatto con l’assorbitore, pertanto sono fondamentali le colle utilizzate a tale scopo;
2) il vetro di copertura se da una parte limita le perdite frontali, dall’altro comporta un surriscaldamento del pannello con conseguenti possibili danneggiamenti per le elevate temperature di stagnazione raggiunte.

I vantaggi maggiori sono:
1. integrando in un unico pannello le funzioni del pannello fotovoltaico e solare termico, a parità di potenzialità la superficie d’ingombro è dimezzata;
2. di conseguenza anche i costi si riducono per le parti che i due tipi di pannelli hanno in comune;
3. miglior sfruttamento della radiazione solare captata;
4. alle basse temperature le rese fotovoltaiche aumentano;
5. maggiore integrazione architettonica;
6. possibilità di accedere a incentivi statali vista la contemporaneità dello sfruttamento di energia elettrica e termica.

Ai sistemi piani si vanno ad affiancare i sistemi PV/T a concentrazione, simili a quelli solo termici. I raggi solari vengono concentrati nel fuoco parabolico, ove trovano collocazione le celle ad alta efficienza, raffreddate da un fluido che scorre nell’assorbitore. Ovviamente vista la presenza di celle fotovoltaiche le temperature raggiunte da questi sistemi sono inferiori rispetto a quelle dei cugini sistemi termici puri.

Attualmente i sistemi summenzionati sono continuamente oggetto di studio di gruppi di ricerca al fine di definire le condizioni al contorno migliori e apportare migliorie agli stessi.

Articolo di Roberta Lazzari

Fonti
CDA – condizionamento dell’aria riscaldamento refrigerazione n. 1/10
http://www.tecnologiepulite.it/

L’Agenzia delle Entrate ha elaborato e reso disponibile una guida aggiornata nella quale sono descritti i vari tipi di intervento per i quali si può fruire del beneficio fiscale per gli interventi finalizzati al risparmio energetico e gli adempimenti necessari per ottenerlo.

Come è noto, può usufruire di un’agevolazione fiscale per le spese sostenute in relazione ad interventi finalizzati al risparmio di energia fino al 31 dicembre 2010.
Negli ultimi anni la normativa è stata variamente modificata e determinata: dal d.m. del 19 febbraio 2007, dalla legge n. 244/2007, dal d.l. 185/2008, dalla legge n. 2 /2009 e da ultimo dal decreto interministeriale del 6 agosto 2009.

Le modifiche si riferiscono in particolare alle procedure da seguire per usufruire correttamente delle agevolazioni: è stata introdotta una apposita comunicazione da inviare all’Agenzia delle entrate (quando i lavori proseguono oltre un periodo d’imposta), è stata fissata una ripartizione unica, del totale della spesa sostenuta, in cinque rate annuali di pari importo e infine è stata sostituita, con effetto retroattivo, la tabella dei valori limite della trasmittanza termica.

In sintesi, i benefici di cui ci si può avvalere sono:
– detrazione dalle imposte sui redditi (Irpef o Ires) del 55 per cento delle spese sostenute, entro un limite massimo che varia a seconda della tipologia dell’intervento eseguito;
– esonero dalla presentazione della certificazione per la sostituzione di finestre e per l’installazione di pannelli solari;
– ripartizione in cinque rate annuali di pari importo per gli interventi eseguiti a decorrere dall’anno d’imposta 2009 (per il 2008 andava da un minimo di tre ad un massimo di 10 anni mentre solo per l’anno 2007 c’era l’obbligo di ripartire la spesa in 3 rate annuali uguali);
– possibilità di utilizzare l’agevolazione anche per l’installazione di altri tipi di impianto di riscaldamento.

Le agevolazioni fiscali per il risparmio energetico – Guida aggiornata con il d.l. 185/2008 e il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 6 agosto 2009

La stazione di servizio Total Arda Ovest di Fiorenzuola, sull’autostrada A1, è la prima area di servizio “ecoattiva” in Italia: grazie all’applicazione di circa 1.200 metri quadri di pittura fotocatalitica bianca prodotta da Global Engineering sulla pensilina e di pannelli fotovoltaici sulla struttura, permetterà la riduzione di circa 100 tonnellate di anidride carbonica, corrispondenti alle emissioni annue di 1.000.000 di autoveicoli, secondo i valori stimati dall’Università di Perugia. In questo modo la superficie così trattata compensa in pieno la anidride carbonica prodotta dal traffico in transito, rendendo l’area a Impatto Zero.

La stazione di servizio è stata trattata con prodotti fotocatalizzatori dotati della tecnologia PPS® (Proactive Photocatalytic System) che abbattono gli inquinanti dell’aria (monossido di carbonio, biossido di azoto, biossido di zolfo, benzene, particolato fine, voc e altri) attraverso il processo della fotocatalisi, che si attiva grazie all’azione combinata della luce, solare o artificiale, e dell’aria. Dopo una fase sperimentale di test sull’area di Servizio Total di Mulazzano (MI), i cui risultati sono stati estremamente positivi, si è dato il via a questo progetto che in futuro si estenderà anche ad altre stazioni.

L’iniziativa è stata realizzata grazie alla partnership tra Total, multinazionale del settore petrolio e gas, Global Engineering, azienda milanese leader nella produzione della tecnologia di prodotti ecoattivi fotocatalitici, e l’Università di Perugia, con il dipartimento di Fisica Tecnica Industriale e il Centro nazionale di Ricerca sulle Biomasse. Con questo ambizioso progetto Arda Ovest diventa un punto di riferimento nei piani di Total, da sempre sensibile alle tematiche legate all’ambiente e all’ecosostenibilità. Total diventa pioniere in Italia di un nuovo modo di realizzare stazioni di servizio ecoattive.

Una soluzione in grado di dare un contributo significativo al problema del riscaldamento globale è migliorare l’albedo medio della Terra, aumentando la quantità di energia che, provenendo dal sole, è riflessa dalla Terra stessa e quindi non contribuisce al suo riscaldamento.
La semplice applicazione di pitture e asfalti foto catalitici, realizzati cioè con tecniche e materiali non solo ecosostenibili, ma anche in grado di giovare all’ambiente, consente di assorbire le sostanze inquinanti e abbattere del 50% le emissioni.

Con la pubblicazione del d.m. 6 agosto 2009 è stato modificato e integrato il d.m. 19 febbraio 2007 che regolamenta la detrazione fiscale del 55% delle spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica degli edifici esistenti. Una nota dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) spiega le novità per accedere alle agevolazioni.

Il decreto, che entrerà in vigore l’11 ottobre 2009, prevede le seguenti novità:
1) Le modalità di calcolo per la determinazione dell’indice di prestazione energetica (art. 5, comma 3 del d.m. 19 febbraio 2009 così come modificato e integrato dal d.m. 6 agosto 2009).
A seguito dell’entrata in vigore del d.P.R. n. 59 del 2 aprile 2009, e cioè dal 25 giugno 2009, i calcoli per la determinazione dell’indice di prestazione energetica dovranno essere svolti nel rispetto delle disposizioni previste dallo stesso decreto.

2) Asseverazione dell’intervento da parte del tecnico abilitato (art. 4, comma 2 del d.m. 19 febbraio 2009 così come modificato e integrato dal d.m. 6 agosto 2009).
Il d.m. 19 febbraio 2009 prevede che, tra gli adempimenti che devono essere rispettati per fruire della detrazione del 55%, i soggetti interessati al beneficio siano tenuti ad acquisire l’asseverazione da parte di un tecnico abilitato che attesti la rispondenza dell’intervento ai requisiti richiesti.

Dall’11 ottobre 2009 tale asseverazione potrà essere:
– sostituita da quella resa dal direttore lavori sulla conformità al progetto delle opere realizzate, quando è obbligatoria ai sensi dell`art. 8, comma 2 del d.lgs 192/2005;
– oppure esplicitata nella relazione attestante la rispondenza alle prescrizioni per il contenimento del consumo di energia degli edifici e relativi impianti termici, che il proprietario  dell’edificio, o chi ne ha titolo, deve depositare presso le amministrazioni competenti secondo le disposizioni vigenti, in doppia copia, insieme alla denuncia dell`inizio dei lavori relativi alle opere di cui agli articoli 25 e 26 della legge 10/1991.

3) L`asseverazione dei requisiti per la sostituzione delle finestre e l’installazione di pannelli solari realizzati in autocostruzione (art. 7, comma 2 e art. 8, comma 2 del d.m. 19 febbraio 2009 così come modificato e integrato dal d.m. 6 agosto 2009).
Il d.m. 19 febbraio 2007 prevede che, nel caso di sostituzione di finestre comprensive di infissi, l’asseverazione sul rispetto della trasmittanza termica può essere sostituita da una certificazione dei produttori per tali elementi, che attesti il rispetto dei medesimi requisiti, corredata dalle certificazioni dei singoli componenti rilasciate nel rispetto della normativa europea in materia di attestazione di conformità del prodotto.
Con l`entrata in vigore del d.m. 6 agosto 2009viene mantenuta la possibilità di sostituire l’asseverazione sul rispetto della trasmittanza termica delle finestre con una certificazione dei produttori ma viene eliminato l’obbligo di fornire anche le certificazioni dei singoli componenti.

Per quanto riguarda il caso di installazione di pannelli solari, per la produzione di acqua calda, realizzati in autocostruzione, in alternativa ai requisiti relativi a: pannelli solari e bollitori garantiti per almeno cinque anni e pannelli solari con certificazione di qualità conforme alle norme UNI 12975 o UNI EN 12976 rilasciata da un laboratorio accreditato, può essere prodotto l’attestato di partecipazione ad uno specifico corso di formazione da parte del soggetto beneficiario, escludendo la certificazione di qualità del vetro solare e delle strisce assorbenti, secondo le norme UNI vigenti, rilasciata da un laboratorio certificato.
Nella tabella asseverazione sono riportati i requisiti da asseverare per tipologia di intervento.

4) I requisiti prestazionali per le pompe di calore (art. 9, commi 1 e 2 bis del d.m. 19 febbraio 2009 così come modificato e integrato dal d.m. 6 agosto 2009).
Nell’ambito della sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale, il decreto 6 agosto 2009 specifica che devono essere installati generatori di calore a condensazione, ad aria o ad acqua, e l’obbligo di installare le valvole termostatiche vige solo ove sia tecnicamente compatibile.
Una ulteriore modifica al decreto prevede, per i lavori realizzati a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2009, che siano installate pompe di calore con un coefficiente di prestazione (COP) e, qualora l’apparecchio fornisca anche il servizio di climatizzazione estiva, un indice di efficienza energetica (EER) almeno pari ai pertinenti valori minimi, fissati nell’allegato I e riferiti all’anno 2009.

5) La non cumulabilità dell’incentivo con il premio per gli impianti fotovoltaici abbinati ad uso efficiente dell`energia (art. 10, comma 2 bis del d.m. 19 febbraio 2009 così come modificato ed integrato dal d.m. 6 agosto 2009).
Il decreto stabilisce infine che le detrazioni del 55% non possono essere cumulate con il premio per impianti fotovoltaici abbinato a uso efficiente del’energia, così come previsto dal cosiddetto “Conto Energia”.
Infatti il Conto Energia stabilisce, per gli impianti fotovoltaici operanti in regime di scambio sul posto e che alimentano, anche parzialmente, utenze ubicate all`interno o asservite ad unità immobiliari di edifici, l`applicazione di un premio aggiuntivo abbinato all`esecuzione di interventi che conseguono una riduzione del fabbisogno energetico degli edifici stessi.

Fonte Ance.
Foto Albasolar

Urbantech, azienda toscana di Pontedera, ha brevettato e immesso in commercio Easy Sun, un prodotto interessante che integra in una barriera antirumore dei pannelli fotovoltaici sulla sommità del diffrattore acustico.

L’idea di fondo di questa soluzione è quella di avere una barriera antirumore innovativa, non più concepita esclusivamente come prodotto tecnico di isolamento tecnico, ma come elemento di arredo urbano, in grado di eliminare il problema dell’impatto estetico (strettamente legato all’installazione delle barriere antirumore) e di produrre nel contempo energia pulita e rinnovabile.

Ogni metro lineare di questa tipologia di barriera produce in un anno 169 kWh. Il dato si riferisce a una resa annua secondo i dati Enea per la Provincia di Pisa con pannelli esposti a sud. La stima del guadagno ottenibile (sempre riferito per metro lineare), come si legge sul sito del produttore, ammonta a 2.166,00 euro in vent’anni; cioè 0,451 euro/kWh di premio Gse più 0.19 euro/kWh di risparmio sull’energia autoprodotta consumata (valori calcolati a marzo 2009).

La voce di capitolato relativa a questa tipologia di soluzione è la seguente: barriera antirumore senza struttura portante verticale a vista su entrambi i lati costituita da moduli in Porenbeton (calcestruzzo cellulare autoclavato) preassemblati in stabilimento di lunghezza variabile da cm 100 a cm 400, spessore cm 24/30/35.
I moduli sono costituiti da pannelli in Porenbeton (calcestruzzo cellulare autoclavato) armati con doppia rete elettrosaldata protetta contro la corrosione, di altezza cm 60/62,5/75 (tolleranza 3 mm), a spigoli bisellati, dotati di doppio profilo maschio femmina sul lato di dimensioni maggiori; elemento strutturale portante non a vista da entrami i lati in acciaio costituita da 2 montanti laterali tipo HEA o IPE; i montanti sono completi di piastre per fissaggio in fondazione e staffe per ancoraggio dei pannelli in Porenbeton.
I moduli sono provvisti di profilo maschio femmina realizzato sul lato di testata con interposta guaina elastomerica al fine di collegare e sigillare acusticamente in maniera continua, l’un l’altro, i moduli. La finitura superficiale è realizzata con pittura a scelta.
Il montaggio viene effettuato a secco sul piano di appoggio della fondazione mediante sistema di fissaggio meccanico (a mezzo bulloni) ai tirafondi predisposti in fondazione.

La detrazione delle imposte del 55% non si applica a impianti di climatizzazione basati sul solar cooling. Lo stabilisce l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 299/E del 14 luglio scorso.

Il quesito è stato posto da un privato che ha realizzato su un edificio esistente un impianto che consente di generare acqua fredda per la climatizzazione estiva a partire da quella calda prodotta da pannelli solari (il c.d. solar cooling). Chi ha richiesto il parere dell’Agenzia precisa che i pannelli solari installati servono anche per il riscaldamento dell’acqua a uso sanitario.
Secondo il privato, oltre alla possibilità di usufruire della detrazione per la caldaia e i pannelli solari, è possibile effettuare la detrazione anche per tutti gli altri componenti dell’impianto installato.

La risposta degli esperti dell’Agenzia è molto articolata.

La detrazione d’imposta sul reddito delle persone fisiche pari al 55% delle spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica degli edifici esistenti è stata introdotta dall’art. 1 (commi 344-347) della Finanziaria 2007.
La Finanziaria 2008 ha prorogato questa agevolazione fino al 31 dicembre 2010 (comma 20) e la ha estesa anche alle spese sostenute per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore ad alta efficienza e impianti geotermici a bassa entalpia (comma 286).
La regolamentazione di dettaglio degli impianti è stata perfezionata con il decreto attuativo del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con quello dello sviluppo economico, del 19 febbraio 2007 (successivamente modificato il 7 aprile scorso).

Ancora, l’Agenzia precisa che l’agevolazione è applicabile anche alle spese sostenute per la sostituzione intera o parziale di impianti di climatizzazione invernale non a condensazione, purché sostenute entro il 31 dicembre 2009. Purtroppo, però, la detraibilità delle spese relative a questo tipo di interventi è subordinata all’emanazione di un ennesimo decreto attuativo (comma 21, legge Finanziaria 2008) che non è stato ancora adottato.

Per quanto concerne i pannelli solari, l’agevolazione spetta a condizione che sianmo destinati alla produzione di acqua calda per uso sanitario e rispondano alle caratteristiche tecniche indicate nel decreto di attuazione del 19 febbraio 2007. Tra le spese agevolabili rientrano la fornitura e posa in opera di tutte le apparecchiature termiche, meccaniche, elettriche ed elettroniche, nonché delle opere idrauliche e murarie necessarie per la realizzazione a regola d’arte di impianti solari termici organicamente collegati alle utenze, anche in integrazione con impianto di riscaldamento.

Per quanto riguarda invece gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale, la detrazione spetta a condizione che la sostituzione, integrale o parziale, dell’impianto esistente sia effettuata con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa in distribuzione, o con impianti di climatizzazione invernale dotati di pompe di calore ad alta efficienza o con impianti geotermici a bassa entalpia.

Dunque l’Agenzia delle entrate ritiene che non sia possibile fruire del beneficio fiscale per l’intervento complessivo ma solo per le spese direttamente ricollegabili all’installazione di pannelli solari utilizzati per la produzione di acqua calda e aventi le caratteristiche individuate dal decreto del 19 febbraio 2007.