Lo scorso 15 luglio 2020 è stato sottoscritto il Protocollo d’intesa Nucleo Monitoraggio equo compenso tra Ministero della Giustizia e Rete Professioni Tecniche che prevede l’istituzione del “Nucleo centrale di monitoraggio della disciplina dell’equo compenso per le professioni tecniche vigilate dal Ministero della Giustizia”, avente la funzione di monitorare la corretta applicazione della disciplina in materia di equo compenso per le professioni tecniche, con esclusivo riferimento agli Ordini aderenti alla Rete soggetti alla vigilanza del Ministero della Giustizia.

Il documento porta la firma del Ministro della Giustizia, l’On. Alfonso Bonafede, e del Coordinatore della RPT, l’Ing. Armando Zambrano.

Il protocollo è stato diffuso ai Presidenti degli Ordini territoriali degli Ingegneri e ai Presidenti delle Federazioni/Consulte degli Ordini degli Ingegneri attraverso la Circ. CNI 596 /XIX Sess./2020.

Il Nucleo Centrale di Monitoraggio equo compenso sarà composto da tre rappresentanti del Ministero della Giustizia designati dal Guardasigilli, di cui uno in rappresentanza del Gabinetto del Ministro, uno in rappresentanza dell’Ufficio legislativo del Ministero ed uno in rappresentanza dell’Ufficio Ordini professionali e albi della Direzione generale degli affari interni afferente al Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero e inoltre, tre rappresentanti della RPT ovvero il Coordinatore o un suo delegato e due Consiglieri della medesima.

L’organo nasce con l’obiettivo di tutelare la professione e i professionisti essendo l’equo compenso per questi ultimi un diritto.

Il Nucleo Centrale di Monitoraggio della disciplina dell’equo compenso ha:

  1. l’autonoma possibilità di segnalare ai committenti ed alle stazioni appaltanti le violazioni normative, come soggetto partecipato dal Ministero della Giustizia;
  2. la possibilità di creare nuclei territoriali di monitoraggio, per la cui costituzione la Rete fornirà specifiche indicazioni, che potranno collaborare nell’individuare situazioni anomale e proporre contributi in proposito.
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Monitoraggio Equo Compenso: quali sono le funzioni del nucleo centrale di monitoraggio?

Il Nucleo Centrale di Monitoraggio equo compenso, si riunisce almeno tre volte l’anno e svolge le seguenti funzioni:

  1. monitora il rispetto e l’applicazione della vigente disciplina in materia di equo compenso per le professioni tecniche, anche da parte dell’Autorità giudiziaria, in relazione alle prestazioni rese dai professionisti nei rapporti con privati e pubblica amministrazione;
  2. in sede di monitoraggio dei bandi, svolge attività di segnalazione alle stazioni appaltanti circa eventuali violazioni della disciplina dell’equo compenso per le professioni tecniche, anche avvalendosi delle strutture già operanti all’interno dei consigli nazionali aderenti alla RTP;
  3. riceve dalla RTP ulteriori segnalazioni relative alla violazione della normativa in tema di equo compenso per le professioni tecniche e tiene una banca dati delle segnalazioni e dei documenti e studi statistici comunque acquisiti sul tema;
  4. può segnalare all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e ad altre Autorità competenti i comportamenti di committenti privati e pubblici che violano la normativa in tema di equo compenso per le professioni tecniche;
  5. propone iniziative legislative in materia di tutela dell’equo compenso per le professioni tecniche;
  6. può sollecitare i committenti pubblici e privati in capo ai quali siano state rilevate violazioni della normativa in materia di equo compenso per le professioni tecniche ad adeguare conseguentemente le proprie prassi.

Scarica il protocollo completo

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Il CNI pubblica la guida dedicata ai “Corrispettivi per committenti privati e pubblici” e chiarisce aspetti che interessano i compensi ingegneri. Nello specifico all’interno del documento in aiuto ai liberi professionisti si parla di:

-determinazione dei compensi professionali dopo l’abolizione della tariffa;

-conversione in legge del decreto concorrenza e l’emanazione delle disposizioni e dei principi sull’equo-compenso;

-determinazione del corrispettivo a base d’asta e relazione del progetto di un sia;

-schemi di elaborazione di preventivo e di contratto tipo per committenti privati.

L’equo compenso, come ricorda il Presidente CNI Armando Zambrano nella prefazione del documento, resta un diritto incompiuto a partire dal 2017, anno in cui il principio venne introdotto con l’approvazione del decreto fiscale 2017, poi aggiornato con la successiva legge di bilancio 2018.

Da allora la materia, del compenso e della tutela delle prestazioni professionali, è stata oggetto anche di norme regionali, sulla scia della norma nazionale compiendo così piccoli avanzamenti. Tuttavia c’è ancora da fare se si pensa che sin dal principio sono stati esclusi dall’obbligo di riconoscere un compenso proporzionato alla quantità ed alla qualità del lavoro svolto, alcuni committenti, ossia le piccole e medie imprese e le persone fisiche.

L’argomento è oggetto di provvedimenti, ricorsi e disegni di legge: 10-12 anni di trasformazioni e ad oggi la norma non è ancora completa.

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Compensi ingegneri: il preventivo

Che i compensi ingegneri per le prestazioni professionali debbano essere pattuiti per iscritto al momento del conferimento dell’incarico stesso è stabilito all’articolo 9 comma 4 della Legge 27/2012, come modificato dall’articolo 1 comma 150 della L. 124/2017, unitamente a quanto previsto dal D.P.R. 137 di riforma.

In tale articolo viene stabilito che il patto venga stabilito sotto forma di un contratto-preventivo con il quale il professionista rende noti al committente:

Il preventivo da presentare al committente dovrà inoltre:

Circa la determinazione del proprio compenso, il professionista può liberamente riferirsi al sistema che ritiene più congruo, purché il committente ne sia consapevole e venga reso conscio del grado di complessità dell’incarico e degli oneri ipotizzabili.

Cosa accade nel caso in cui non ci sia un preventivo scritto? La citata disposizione non prevede una specifica disciplina sanzionatoria, pertanto dubbi potrebbero porsi con riferimento alle conseguenze dalla mancata consegna del preventivo scritto da parte del professionista.

L’assenza di un preventivo scritto non prevede specifiche sanzioni, quindi la mancata consegna del preventivo scritto non può comportare la nullità o l’annullabilità del contratto o la non debenza del compenso stesso. Tuttavia, costituendo un preciso obbligo per il professionista, palesemente non rispettato, in caso di contenzioso la mancanza del preventivo costituirà elemento di valutazione negativa da parte del Giudice.

La sussistenza o meno di un accordo sul contenuto economico della prestazione, esige la forma scritta per il preventivo, a tutela sia del professionista, sia del cliente in sede di contenzioso.

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Cosa contiene la linea guida compensi ingegneri CNI?

All’interno del documento vengono analizzati:

Il CNI dà, inoltre la possibilità di scaricare il software gratuito per:  la determinazione del corrispettivo a base d’asta e redazione del progetto di un SIA, l’elaborazione del preventivo tipo e contratto tipo per committenti privati.

Leggi il documento completo

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La lista, delle regioni che legiferano in materia di equo compenso professionisti e tutela della professione, si allunga. Dopo Toscana, Calabria, Campania, Sicilia, Basilicata e Lazio, le ultime ad aggiungersi sono Puglia e Abruzzo.

Lo stesso giorno i consigli delle due regioni annunciano l’impegno contro l’evasione fiscale e verso la tutela del lavoro con l’approvazione di emendamenti in materia di equo compenso professionisti nell’esercizio delle professioni regolamentate quali ingegneri, geologi, architetti, avvocati e commercialisti.

Le regioni che legiferano in materia di equo compenso professionisti, rappresentano tasselli di un mosaico che per essere completo necessita di un intervento a livello nazionale e relativamente all’incremento delle regioni che si stanno occupando di equo compenso professionisti, il presidente di Fondazione Inarcassa, Egidio Comodo, ha commentato “la continuità e la sensibilità dimostrata da molte regioni nel sostenere una legge così importante per la dignità lavorativa delle libere professioni, ci fa ben sperare che l’Equo Compenso possa finalmente diventare centrale nell’agenda politica del Governo, così da affermare questo principio anche a carattere nazionale: chiediamo uno sforzo alle forze politiche perché questa legge significa, prima di tutto, garanzia della qualità dei servizi erogati ai cittadini”.

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Equo compenso professionisti. Come interviene la Puglia?

La regione Puglia approva i disegni di legge durante la seduta del Consiglio Regionale del 18 giugno 2019. Nello specifico, i due provvedimenti interessano:

  1. “norme in materia di tutela delle prestazioni professionali per attività espletate per conto di committenti privati e di contrasto all’evasione fiscale”;
  2. “norme in materia di equo compenso nell’esercizio delle professioni regolamentate”.

Con i nuovi strumenti normativi viene introdotto l’obbligo dell’attestazione dell’avvenuto pagamento del compenso ai professionisti per presentare le istanze autorizzative, che dovranno necessariamente essere corredate dalla lettera di affidamento dell’incarico sottoscritta dal committente affinché sia possibile ottenere i titoli autorizzativi urbanistico-edilizi.

Inoltre, è previsto che al momento del rilascio dell’atto autorizzativo, l’amministrazione debba acquisire la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà del professionista attestante il pagamento delle spettanze da parte del committente.

Il consigliere regionale Enzo Colonna ha definito il raggiungimento di questo traguardo come “una pagina di buona politica per tutto il mondo delle professioni – ha inoltre sottolineato  si tratta di un intervento legislativo particolarmente importante e atteso che consente di recepire, anche in Puglia, la normativa nazionale che ha esteso alle pubbliche amministrazioni l’obbligo di retribuire i professionisti in maniera congrua e nel rispetto dei parametri fissati dagli appositi decreti ministeriali”.

Questo significativo passo avanti verso una maggiore dignità del lavoro dei professionisti è stato reso possibile anche attraverso l’impegno profuso da tutti gli Ordini e Collegi professionali del territorio pugliese.

A tal proposito, anche Raffaele Dell’Anna ha dichiarato la soddisfazione, in qualità di Presidente dell’Ordine degli ingegneri di Lecce: “fortemente caldeggiata e seguita con attenzione lungo tutto l’iter dal nostro Ordine. Un equo compenso favorisce il miglioramento della qualità della progettazione e permette ai professionisti di lavorare con serenità. Con l’approvazione in Consiglio Regionale la Puglia entra, per queste tematiche, nel novero delle regioni virtuose, promuovendo al contempo la dignità economica e sociale dei professionisti tecnici, in modo da poter, anche, dare un aiuto concreto ai giovani professionisti che incontrano difficoltà nel parametrizzare il proprio lavoro; questi ultimi, in particolare, ora possono far leva sullo strumento, obbligatorio, del contratto scritto e accettato dal committente (Legge 4 agosto 2017, n. 124, ART. 1, COMMA 150) e su questa Legge della Regione Puglia”.

Leggi anche: Ritardi pagamenti PA professionisti e imprese. L’Europa interviene sull’Italia

L’Abruzzo rende legge la tutela dei liberi professionisti

Il testo approvato il 18 giugno 2019, che tutela il diritto di compenso dei professionisti e che contrasta l’evasione fiscale, è il risultato della fusione di più provvedimenti legislativi firmati dai due Consiglieri Regionali Sara Marcozzi e Pietro Smargiassi, insieme a quello del Consigliere Emiliano Di Matteo e del Presidente Lorenzo Sospiri che ha dichiarato: “Fatta la legge, verrà redatta un’appendice che sarà il disciplinare che andrà ad adeguare la norma rispetto alla tipologia delle professioni secondo un tariffario individuato con gli Ordini professionali”.

Come mai queste leggi sono così importanti?

Sara Marcozzi e Pietro Smargiassi, hanno sottolineato che tali strumenti sono fondamentali per i professionisti che quotidianamente si trovano a gestire situazioni difficili: “Capita che il committente, a lavoro terminato e opera consegnata, dica di non poter provvedere al pagamento. Succede così che le parti cerchino un accordo che va a discapito del professionista, costretto ad accettare una cifra inferiore pur di essere pagato”.

Con l’introduzione della legge è previsto che, congiuntamente agli altri atti da presentare, venga inserito un documento che specifica l’elenco dei ruoli assegnati ai singoli professionisti e il preventivo iniziale con la somma richiesta e al cliente, relegando il rilascio dei titoli autorizzativi all’avvenuto pagamento di quei professionisti che hanno garantito la prestazione d’opera intellettuale mettendo così a disposizione le proprie competenze e risorse intellettuali specifiche per ottenere quel rilascio.

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Sui ritardi pagamenti PA, l’entrata in vigore della Legge dello Stato n.37 del 3 maggio 2019 avvenuta lo scorso 26 maggio 2019, cambia le regole.

La norma reca “disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2018”. Le nuove disposizioni interessano professionisti ed imprese soggette ai ritardi pagamenti PA.

Tale legge interviene sull’art.113-bis del Codice Appalti dettando i tempi entro i quali gli enti pubblici dovranno garantire i pagamenti dei corrispettivi di appalto.

Difatti tali disposizioni hanno come obiettivo, quello di risolvere la questione dei mancati o incompleti compensi spettanti ai creditori della PA. Il dato relativo all’Italia, registrato in merito ai ritardi nei pagamenti, verso professionisti ed imprese, resta il più alto d’Europa.

I richiami dell’Europa all’Italia sono avvenuti per via della violazione della direttiva europea n. 2011/7/UE del 16 febbraio 2011, in quanto l’articolo 113-bis, comma 1, del Codice dei Contratti pubblici – Dlgs 50/2016, era difforme alla direttiva europea che prevede l’esecuzione dei pagamenti non oltre i trenta giorni di calendario, se non diversamente concordato espressamente nel contratto e purché ciò sia obiettivamente giustificato alla luce della particolare natura o delle caratteristiche del contratto, e in ogni caso non oltre i sessanta giorni di calendario.

Ritardi pagamenti PA. Come cambia l’articolo 113-bis dei contratti pubblici?

Con l’articolo 5 della Legge del 3 maggio 2019, n .37, sopracitata, l’articolo 113-bis del codice dei contratti pubblici, è sostituito dal seguente:

«Art. 113-bis (Termini di pagamento. Clausole penali).

  1. I pagamenti relativi agli acconti del corrispettivo di appalto sono effettuati nel termine di trenta giorni decorrenti dall’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori, salvo che sia espressamente concordato nel contratto un diverso termine, comunque non superiore a sessanta giorni e purché’ ciò sia oggettivamente giustificato dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche. I certificati di pagamento relativi agli acconti del corrispettivo di appalto sono emessi contestualmente all’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori e comunque entro un termine non superiore a sette giorni dall’adozione degli stessi.
  2. All’esito positivo del collaudo o della verifica di conformità, e comunque entro un termine non superiore a sette giorni dagli stessi, il responsabile unico del procedimento rilascia il certificato di pagamento ai fini dell’emissione della fattura da parte dell’appaltatore; il relativo pagamento è effettuato nel termine di trenta giorni decorrenti dal suddetto esito positivo del collaudo o della verifica di conformità, salvo che sia espressamente concordato nel contratto un diverso termine, comunque non superiore a sessanta giorni e purché’ ciò sia oggettivamente giustificato dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche. Il certificato di pagamento non costituisce presunzione di accettazione dell’opera, ai sensi dell’articolo 1666, secondo comma, del codice civile.
  3. Resta fermo quanto previsto all’articolo 4, comma 6, del decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231.
  4. I contratti di appalto prevedono penali per il ritardo nell’esecuzione delle prestazioni contrattuali da parte dell’appaltatore commisurate ai giorni di ritardo e proporzionali rispetto all’importo del contratto o alle prestazioni del contratto. Le penali dovute per il ritardato adempimento sono calcolate in misura giornaliera compresa tra lo 0,3 per mille e l’1 per mille dell’ammontare netto contrattuale, da determinare in relazione all’entità delle conseguenze legate al ritardo, e non possono comunque superare, complessivamente, il 10 per cento di detto ammontare netto contrattuale»

Sono così definiti i termini entro i quali la PA deve corrispondere i pagamenti (30 giorni dall’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori, o comunque non oltre i 60 giorni con oggettiva giustificazione) e vengono i indicati i tempi di emissione dei certificati di pagamento relativi agli acconti del corrispettivo di appalto (termine massimo di 7 giorni dall’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori).

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A quanto ammontano i ritardi pagamenti PA registrati nel 2018 verso le imprese?

Per avere un’idea delle tempistiche, nello specifico dei ritardi pagamenti PA, l’ufficio studi della CGIA- Associazione Artigiani e Piccole Medie Imprese di Mestre ha elaborato i dati a disposizione e fornito un quadro della situazione.

I dati si riferiscono al 2018 ed il focus riguarda gli Indicatori di Tempestività dei Pagamenti (ITP) e l’ammontare dei debiti commerciali delle principali Amministrazioni pubbliche presenti in Italia.

Osservando i grafici della CGIA, lINAIL nel 2018 ha registrato un ITP (in riferimento al 4° trimestre 2018) pari a +54,45: che corrisponde a quasi 2 mesi di ritardo nei pagamenti verso i fornitori.

Anche l’INPS mostra dati poco virtuosi con un ITP pari a +10,13 che può essere ricondotto a 10 giorni medi di ritardo e al 31 dicembre 2018, l’istituto nazionale di previdenza sociale, registrava un debito commerciale complessivo, nei confronti dei fornitori, pari a 157,2 milioni di euro.

Se si osservano i dati riguardanti i Ministeri, il meno retto nei pagamenti è quello della Difesa che presenta il più alto ritardo medio nei pagamenti con 67 giorni di ritardo ed un debito nel 2018 di ben 313,2 milioni di euro. Segue il ritardatario Ministero della Difesa, il Ministero dell’interno che ha effettuato i pagamenti dei fornitori solo dopo 60,9 giorni.

Nell’elenco dei ministeri virtuosi, ovvero che hanno liquidato i pagamenti prima delle scadenze previste, compaiono: il Ministero dell’Istruzione con ITP pari a -7,74, il Ministero degli Esteri ITP -19,70 e il Ministero della Giustizia con ITP -27,38.

Relativamente alle regioni, la Sicilia registra l’ITP più alto, +29,76 giorni, con quasi 212 milioni di euro di debiti insoluti a fine 2018. Anche il Piemonte risulta ritardatario con 26 giorni medi e 6,3 milioni di debiti. La Lombardia registra invece un ITP medio del 2018 pari a -12,62 e al 31 dicembre non si registrava alcun debito nei confronti delle imprese fornitrici.

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Se parliamo di progettista e vizi opera, è inevitabile riferirsi alla frequente condizione nella quale, il progettista e il direttore dei lavori che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera, si trovino esposti a significative azioni di responsabilità civile.

Laddove le società e le imprese edili hanno lo schermo della responsabilità limitata e anche del fallimento, il tecnico si trova esposto direttamente con la propria polizza assicurativa e con il proprio patrimonio personale senza avere alcuno strumento a propria difesa.

Il progettista ed il direttore dei lavori, fra tutti i professionisti coinvolti, rivestono i ruoli di maggiore responsabilità e infatti capita spesso che, nel caso in cui l’opera presenti vizi e difformità, costoro vengano chiamati a rispondere in solido all’impresa appaltatrice per l’intero danno causato al committente od a terzi.

Ne consegue che l’esecuzione dell’incarico di progettista e di direttore dei lavori espone il professionista coinvolto ad una responsabilità civile praticamente illimitata, specie nei casi di appalti particolarmente complessi e difficili dove le opere da realizzare sono di grandi dimensioni, contro la quale è difficile tutelarsi.

Emerge quindi come, alla fine, il principale – e probabilmente l’unico – strumento di tutela offerto al progettista ed al direttore dei lavori sia la stipula di una polizza assicurativa contro il rischio professionale: strumento sicuramente necessario ed imposto dalla legge, tuttavia spesso insufficiente ed inefficiente.

Alla luce del fatto che – eccettuata la stipula della polizza professionale – non vi sono rimedi che offrono adeguata tutela al progettista ed al direttore dei lavori.

Tuttavia adottando regole di condotta che si articolano, per lo più, in specifici doveri di rendicontazione dell’attività svolta in cantiere attraverso un uso adeguato dell’apposita documentazione che deve essere necessariamente predisposta, in doveri di segnalare ogni vizio, difformità e difficoltà riscontrati nell’esecuzione dell’incarico professionale, nel rifiuto di sottoscrivere documenti e verbali che accertino la responsabilità per i vizi che – contro il parere del professionista – non sono stati sanati e in extremis, la rinuncia all’incarico. Limitando, così, la responsabilità professionale tra progettista e vizi opera.

Direzione lavori, le figure dell'ufficio e gli interlocutori

Progettista e vizi opera. Come procedere nel caso in cui si rilevi un vizio?

La rilevazione del vizio è una preliminare operazione di rendicontazione ed è il primo e necessario passo per scongiurare eventuali azioni di responsabilità; tuttavia, non è sufficiente individuare il vizio, ma occorre espressamente formalizzarlo e denunciarlo formalmente all’appaltatore, al committente ed anche al direttore dei lavori ove nominato.

La contestazione del vizio deve avvenire con certe formalità che assicurino che il soggetto destinatario ha effettivamente ricevuto la comunicazione: è pertanto necessario che la comunicazione venga trasmessa tramite PEC o con raccomandata con ricevuta di ritorno (A/R).

A questo punto, possono prospettarsi due alternative: i soggetti informati del vizio ne prendono contezza e adottano adeguate contromisure per sanarlo, oppure si rifiutano di operare la correzione suggerita anche attraverso comportamenti omissivi quali non rispondere alla AR del progettista.

Nella seconda ipotesi è sconsigliabile proseguire con il progetto viziato ed occorre, invece, adottare altri comportamenti in autotutela al fine di scongiurare l’insorgere di azioni di responsabilità nei confronti del progettista.

Può accadere, tuttavia, che la formalizzazione e la contestazione del vizio non siano sufficienti a riportare l’esecuzione del progetto a regola d’arte.

Quando sospendere la progettazione?

Si pensi ai casi in cui la segnalazione del progettista venga ignorata o, addirittura, trovi l’avallo degli altri soggetti coinvolti nella realizzazione dell’opera che indichino al progettista di proseguire con le operazioni di progettazione a dispetto od ignorando il vizio rilevato.

Queste sono le ipotesi più problematiche dove non è sufficiente essere diligenti ed occorre, quindi, adottare comportamenti di autotutela più incisivi.

Nel caso in cui il vizio non sia sanabile e l’elaborato progettuale e conseguentemente, l’intera opera risultino viziati è necessario sospendere immediatamente la progettazione, opponendo agli altri soggetti che condizione necessaria per la prosecuzione per lo svolgimento dell’incarico professionale è che il vizio venga rimosso.

È bene precisare come nemmeno l’avallo da parte dell’appaltatore o del committente sollevi il progettista dalla propria responsabilità penale ed amministrativa e altresì, civile.

La circostanza che gli altri soggetti nell’appalto operino pressioni sul progettista deve considerarsi, pertanto, come un significativo segnale di allarme che deve mettere in guardia il professionista ed è un indizio del fatto che sin dall’inizio l’appaltatore e/o il committente avessero in mente di realizzare un’opera viziata.

In questi casi, dove progettista e vizi opera sono connessi imprescindibilmente, il professionista deve porre in essere una seconda e fondamentale tutela: la sospensione delle operazioni di progettazione.

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In caso di rifiuto alla sottoscrizione del progetto, al progettista spetta il compenso?

Laddove nemmeno la sospensione delle operazioni di progettazione produca l’effetto sperato dal progettista – ossia quello di procedere alla sanatoria del vizio – non resta che rifiutarsi di sottoscrivere il progetto viziato.

Bisogna precisare come questo estremo rifiuto non integri un inadempimento professionale e non faccia sorgere alcuna responsabilità del progettista nei confronti dell’appaltatore e/o del committente, ma rappresenti, al più, una legittima eccezione di inadempimento ai sensi dell’art. 1640 c.c.

In ogni caso, infatti, il professionista ha diritto per legge ad ottenere il pagamento delle prestazioni già svolte pertanto, si può perdere, al più, il compenso per le prestazioni non ancora svolte.

È bene evidenziare come la sottoscrizione dell’elaborato progettuale sia l’atto finale della fase di progettazione dell’opera e apponendo la propria firma al progetto, il progettista si assuma la responsabilità per quanto ivi contenuto.

Pertanto, solo rifiutandosi di sottoscrivere il progetto viziato si possono scongiurare azioni civili nei confronti del progettista.

È, peraltro, opportuno che in questa ipotesi siano documentati con precisione i motivi che hanno portato il professionista al rifiuto di sottoscrivere il progetto e che anche questi vengano comunicati via PEC o raccomandata AR al committente e all’appaltatore.

Può accadere, tuttavia, che nemmeno questo comportamento precauzionale sia sufficiente e che il professionista subisca ulteriori pressioni da parte degli altri soggetti coinvolti nell’appalto per proseguire nell’elaborazione di un progetto viziato che lo espone a pesanti responsabilità. Se tutti i tentativi del progettista rimangono infruttuosi, per annullare il binomio progettista e vizi opera, non resta che compiere l’atto estremo, ossia rinunciare all’incarico.

Il testo è tratto dal volume:

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Di Dl Semplificazioni edilizia e lavori pubblici, si è parlato molto nelle ultime settimane, scatenando pareri ed opinioni contrarie sulle misure approvate dalle commissioni.

La poca chiarezza di alcuni emendamenti, rischiava di compromettere le semplificazioni edilizia ricercata attraverso il Decreto.

Il Senato ha approvato il 29 gennaio 2018 il disegno di legge, con il nuovo titolo “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione”. Il prossimo passaggio spetta alla Camera.

Dei quasi 90 emendamenti, solo 23 sono stati approvati dal Senato che su indicazione del Quirinale, ha eseguito la selezione coerentemente alle disposizioni urgenti di sostegno e semplificazione. Vediamo nel dettaglio cosa è stato approvato del Dl Semplificazioni edilizia e lavori pubblici.

Dl Semplificazioni edilizia e lavori pubblici. Cosa non è passato?

Le maggiori perplessità, manifestate dalle rappresentanze di settore, riguardavano le misure approvate dalle Commissioni Lavori Pubblici e Affari Costituzionali. I professionisti del comparto edile, rischiavano di subire il divieto dell’applicazione del DM Parametri da parte della Pubblica Amministrazione con l’emendamento 5.27 (testo 2). Difatti l’errata formulazione del testo aveva creato scompiglio che si sarebbe dovuto risistemare con un sub-emendamento in Senato, ma con la bocciatura del 5.27 (testo 2) si può ritenere, al momento, salvo l’equo compenso.

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Ad essere bloccate sono state anche le modifiche previste dall’emendamento 5.0.22, sul Testo Unico in materia di costruzioni in zona sismica. La proposta di avvio lavori per interventi di modesta o nessuna rilevanza, senza preventiva autorizzazione scritta dell’ufficio tecnico della regione (Genio Civile), non è passata. Così come l’abolizione della relazione a struttura ultimata ed il certificato di collaudo, a favore della dichiarazione di regolare esecuzione. L’aleatorietà delle espressioni utilizzate, avrebbe potuto creare disguidi tra il professionista e gli uffici preposti.

La richiesta della triplice copia del progetto dell’opera e della relazione illustrativa, prevista al comma 3 dell’art. 65 del DPR 6 giugno 2001, n.380, resta invariata, a seguito della bocciatura da parte del Senato sulla proposta avanzata dalle Commissioni di snellire l’iter burocratico passando dalle tre alla singola copia.

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La soddisfazione della bocciatura della maggior parte degli emendamenti approvati dalle Commissioni prima e ottava del Dl Semplificazioni edilizia e lavori pubblici, è stata espressa dal presidente Giuseppe Cappochin del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, che ha parlato di semplificazioni edilizia illusorie ed ha dichiarato:

“Non è possibile modificare leggi di settore specifiche come il testo unico sull’edilizia ed il Codice dei contratti con leggi omnibus prive di una visione organica dei temi trattati. Gli emendamenti contestati non avendo un senso logico avrebbero finito per paralizzare, anziché semplificare, le procedure nell’ambito dell’edilizia e dei lavori pubblici”.

Il presidente ha inoltre sottolineato: “Per rilanciare questi settori, così importanti per l’economia del Paese sono necessarie riforme organiche, condivise con gli addetti ai lavori, che puntino a restituire centralità al progetto di architettura nei processi di trasformazione del territorio, ad un efficace snellimento delle procedure in edilizia, a garantire maggiore trasparenza negli affidamenti e ad aprire il mercato dei lavori pubblici alle strutture professionali medio piccole, in linea con le direttive comunitarie”.

Inoltre, è stato arrestato l’emendamento 10.600 che interessava le procedure di adeguamento alla normativa antincendio degli edifici pubblici adibiti ad uso scolastico. Non è stato approvato il rinvio del termine al 31 dicembre 2019, per la messa a norma degli asili nido e al dicembre 2021 quella delle scuole.

Ritenuti improponibili gli emendamenti: 5.500, in materia di semplificazione e accelerazione delle procedure negli appalti pubblici sotto soglia comunitaria e 5.61 che definiva il nuovo termine al 31 dicembre 2019 per l’adeguamento alle disposizioni indicate al comma 1 dell’art 177 del Codice dei contratti pubblici.

Cosa è stato approvato dal Senato?

Tra gli emendamenti approvati c’è l’1.44 (testo 3) che riguarda l’istituzione di una Sezione speciale, nell’ambito del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, dedicata a interventi di garanzia in favore delle PMI che sono in difficoltà nella restituzione delle rate di finanziamenti già contratti con banche e intermediari finanziari e sono titolari di crediti certificati nei confronti delle pubbliche Amministrazioni.

Con tale disposizione, gli interventi di garanzia sono estesi ai professionisti, anche non organizzati in ordini o collegi. Nel dossier del 25 gennaio 2019, viene specificato che per “professione non organizzata in ordini o collegi», si intende l’attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e relative attività tipiche o riservate per legge e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative.”

L’emendamento 3.0.81 (testo 3) interessa il DURC ed amplia il lasso temporale (portandolo da 3 a 24 mesi) entro il quale il datore di lavoro che abbia omesso il versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali non sia punibile né assoggettabile a sanzione amministrativa. Il 3.0.81 (testo 3), non è stato approvato dal Senato e verrà ridiscusso nell’ordine del giorno G3.0.81 che non verrà posto ai voti.

Gli emendamenti approvati sono:

>1.34 (testo 3) >1.44 (testo 3) >1.0.500 (testo 3) >2.1000 3.23 (testo 2) 3.47 (testo 2) >3.500 >3.0.1 (testo 4) >3.0.8 >3.0.136 (testo 3) >3.0.700 (testo 2) >4.3 (testo 3) >4.0.1000 >6.3 (testo 3) >8.100 >8.500 >8.0.3 >8.0.500 (testo corretto) >9.0.500 (testo 2) >10.0.1000 >10.0.1000/600 >11.17 (testo 4) >11.0.43 (testo4) >11.0.95 (testo 4) >11.0.95 testo 4/600 >11.0.172 (testo 3) >11.0.500 (testo 4) >11.0.600 (testo 2) >11.0.1000

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Si ritorna a parlare di compensi professionisti gare. Le paghe dei tecnici saranno messe a dura prova, non potendo fare riferimento al decreto parametri introdotto con il correttivo (D.Lgs. 56/2017) del codice appalti (D.Lgs. 50/2016).

Con l’approvazione dell’emendamento 5.27 (testo 2) relativo al Decreto legge n.135 del 14 dicembre 2018, detto DL Semplificazioni (oggi 28 gennaio 2019, sarà sotto esame dell’Aula del Senato), viene annullato l’obbligo da parte delle stazioni appaltanti di attenersi al Decreto Parametri nello stabilire i compensi a base d’asta nelle gare per i servizi di ingegneria ed architettura.

“Piuttosto che un passo in avanti verso l’affermazione del principio dell’equo compenso, due passi indietro sul fronte della tutela del lavoro e della dignità degli architetti e ingegneri italiani”: afferma Egidio Comodo, Presidente di Fondazione Inarcassa.

Emendamento sui compensi professionisti gare. Errore o ritorno alle vecchie abitudini?

Con l’emendamento, il timore più vivido è che si ritorni alle vecchie (e cattive) abitudini che prevedevano scandalosi bandi con compensi a pochi euro e addirittura a titolo gratuito.

Leggi anche: Stop agli incarichi gratuiti di ingegneria e architettura! Rettifica del Comune di Molfetta

L’accesa questione sui compensi professionisti gare, va avanti con le dichiarazioni della senatrice Paola Nugnes, facente parte della commissione permanente territorio, ambiente, beni ambientali, che giustifica la disposizione: un equivoco, in quanto pare che l’emendamento sia stato erroneamente approvato.

L’emendamento approvato il 22 gennaio scorso, molto probabilmente subirà una modifica nel passaggio in commissione, previsto per il 28 gennaio. Difatti Nugnes ha affermato: “è forse ancora possibile che il testo possa essere riformulato in modo corretto con un intervento del relatore, altrimenti presenterò subito un emendamento in Aula per eliminare le contraddizioni a partire dall’ultima lettera dell’emendamento, che deve essere soppressa”

Comodo ha dichiarato: “accogliamo con favore le dichiarazioni della Sen. Nugnes che ha anticipato la presentazione di un emendamento in Aula per tornare indietro ed eliminare questa pericolosa disposizione”.

Il Presidente Inarcassa ha inoltre precisato:” non possiamo non sottolineare che temi estremamente delicati, che vanno ad impattare sul lavoro e la vita di migliaia di professionisti, non possono essere affrontati con superficialità e approssimazione, generando contraddizioni e atteggiamenti del tutto schizofrenici. Il rischio è che dai buoni propositi si passi ad ottenere risultati di forza uguale e contraria, finendo per avvantaggiare, di fatto, esclusivamente i contraenti forti a scapito delle parti più deboli, a cominciare dai giovani professionisti che da anni vivono una condizione reddituale molto preoccupante”.

A mostrare il disappunto sulla questione è stato anche Armando Zambrano, coordinatore della Rete delle professioni tecniche e presidente del CNI che puntualizza l’aspetto applicativo dal punto di vista del Rup: “l’emendamento, oltre ad essere stridente anche con il principio dell’equo compenso risulta non sostenibile dal punto di vista applicativo, perché trasferisce ai Rup responsabilità ed enormi carichi di lavoro, in aggiunta alle attività ordinarie. La determinazione di un onorario professionale, senza riferimenti certi stabiliti da una norma comporta un’analisi delle attività da svolgere che non rientra nelle competenze dei Rup”.

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Sale il numero delle regioni che legiferano per tutelare i compensi

Mentre si discute sui compensi professionisti gare, sempre più regioni si impegnano a legiferare in materia di tutela delle prestazioni professionali per attività espletate per conto dei committenti privati e di contrasto all’evasione fiscale. La Campania in ordine temporale è l’ultima regione che con una legge fornisce garanzie per il lavoro dei professionisti imponendo il rilascio delle istanze autorizzative solo previo inserimento di attestazione che dimostri l’avvenuto pagamento al professionista, pena la sospensione dell’iter amministrativo.

Leggi anche: Accertare il pagamento al professionista, altrimenti nessun autorizzazione

Toscana, Calabria, Basilicata, Campania, Lazio, Sicilia, Puglia, solo alcune delle regioni che si stanno impegnando su questo fronte. Ma la sfiducia dei professionisti dilaga. La proposta di legge della Rete delle Professioni Tecniche, purtroppo non ascoltata, presentata ad ottobre 2018, in vista della Legge di Bilancio 2019, prevedeva l’interruzione dell’attività edilizia in assenza dei documenti comprovanti il pagamento dei progettisti secondo le norme sull’equo compenso.

La norma non è stata inserita nella Legge di Bilancio 2019 e l’appello della RTP, è rimasto inascoltato. A seguito della delusione paventata dalle rappresentanza di categoria, si era parlato di future misure volte alla tutela dei compensi.

Qualcosa sembra muoversi con il disegno di legge 1012, presentato in Senato, con il quale si intende raggiungere l’obiettivo fissato dalle leggi adottate a livello regionale. La copia della fattura attestante il pagamento del professionista, permetterà il rilascio del certificato di agibilità. Sperando che la proposta vada avanti per non dover lottare ancora e ritornare a parlarne.

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Il grido arriva dall’OICE, che manifesta un grave disappunto sulla questione incarichi gratuiti. L’evento scatenante è stato il bando di gara, pubblicato dal Comune di Molfetta, emesso il 12 novembre 2018 con scadenza fissata al 23 novembre 2018.

Purtroppo si trattava di un rinnovato caso di svalutazione del lavoro professionale, una notizia che scoraggia, alla luce dei cambiamenti che cominciano a vedersi da parte delle regioni italiane, sul fronte tutela delle prestazioni intellettuali del professionista.

Fortunatamente il 19 novembre 2018, è giunta la rettifica in merito al bando “Indagine di mercato per manifestazione di interesse per l’esecuzione di servizi tecnici di ingegneria e architettura – da affidare ai sensi dell’art.36 comma 2 lettera a) del D.Lgs 50/2016 e smi_ Piano di adeguamento del PRGC al PPTR” pubblicato dal Comune di Molfetta, attraverso la quale vengono effettuate delle precisazioni e variazioni rispetto alla prima versione emessa il 12 novembre 2018.

Incarichi gratuiti ed il bando di Molfetta, il dietrofront sul compenso

Oggetto del bando, inizialmente incriminato, è il servizio a supporto della progettazione del Piano di Adeguamento del Piano Regolatore Generale Comunale (PRGC) al Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR), consistente nell’attività di rilievo e verifica dei luoghi, predisposizione di elaborazioni specialistiche e di dettaglio ed ogni altra attività richiesta dal progettista conforme alla tipologia di incarico.

Nella pubblicazione del 12 novembre, alla voce importo stimato per l’incarico, si leggeva: “l’incarico da attribuirsi è a titolo gratuito, in quanto il corrispettivo…si concretizza come effetto di potenziale promozione esterna dell’affidatario, come conseguenza della comunicazione al pubblico dell’esecuzione della prestazione professionale. In altri termini l’utilità economica del contraente non è finanziaria ma è insita nel fatto stesso di poter eseguire la prestazione contrattuale, costituendo un apprezzabile miglioramento del curriculum, elemento di fondamentale importanza proprio per un giovane professionista”.

Inizialmente, l’unico compenso previsto era quello di 4 mila euro, oltre oneri previdenziali e IVA, da ripartirsi tra i giovani professionisti (il cui numero era stato indicato da 3 fino ad un massimo di 5) che verranno selezionati, a titolo di rimborso spese sostenute per l’espletamento dell’incarico.

Con la rettifica, scompare la dicitura “a titolo gratuito” e viene introdotto il corrispettivo forfettario fissato a 2 mila euro oltre oneri previdenziali e IVA per ciascuno dei giovani professionisti. Difatti la ricerca di mercato è rivolta a figure, in numero di due, di età inferiore a 40 anni, con meno di 5 anni di iscrizione presso gli albi professionali, che dovranno collaborare con un professionista senior della stazione appaltante, già individuato.

Tutto ciò, non vìola il codice degli appalti? Ecco il parere dell’OICE

Sulla questione del tentato incarico a titolo gratuito, si è espresso il Presidente OICE che attraverso un comunicato stampa, dichiara: “Quanto abbiamo letto è semplicemente scandaloso e in palese violazione del codice appalti. Non è tanto il fatto che si riservi soltanto a giovani professionisti un incarico di supporto come questo, è tutta l’impostazione della procedura che non va. Invece di affidare un incarico a terzi, con gara, per la redazione del piano regolatore, si bypassa la procedura ordinaria facendo finta di internalizzare le attività attraverso un professionista senior “già individuato” (come? con quale esperienza pregressa?) che, però, scarica a valle la maggior parte delle attività da svolgere a giovani professionisti che per 800 euro lordi a testa di rimborso spese dopo avere svolto il loro incarico e consegnato al progettista senior quanto richiesto, avranno in premio la menzione speciale e l’onore di essere citati. Tutto questo è semplicemente indecente oltreché in violazione del codice appalti che vieta gli incarichi gratuiti e la dice lunga su quanto poco interessino la qualità delle prestazioni e il rispetto di chi, giovane o meno, svolge attività professionale nel nostro Paese.”

Le preoccupazioni sollevate da Scicolone, riguardano anche la creazione della Centrale di Progettazione, la cui istituzione richiederà l’impiego di risorse per oltre 100 milioni, causando il blocco di un mercato raddoppiato negli ultimi due anni e mezzo.

Il presidente afferma la necessità” di stanziare risorse per progettare affinché si paghi ciò che si chiede, rispettando non solo chi sta entrando in questo settore dopo avere fatto studi e sacrifici (i giovani professionisti), ma anche chi è già presente sul mercato a costo di altrettanti sacrifici in termini di innovazione e ricerca, districandosi fra balzelli inutili e dispersioni. E che non si parli, allora, di qualità dei progetti, di sicurezza delle infrastrutture e di digitalizzazione se ogni giorno si deve assistere a questo improprio dileggio del ruolo dei progettisti. Vogliamo rispetto per la nostra dignità di tecnici e organizzazioni che all’estero sono apprezzati e purtroppo, in Italia sono derisi al limite dell’indecenza. Non possiamo accettare questo processo di estinzione dei progettisti!“.

Compensi obbligatori, una legge per ottenere maggiori tutele

Non è da escludersi che la rettifica arrivi proprio a seguito del clamore generato da tale scelta. Estremamente chiaro il punto di vista dell’associazione delle società di ingegneria e architettura, sulla questione degli incarichi gratuiti, nel quale è facile ritrovarsi, provando empatica rabbia e delusione sul mancato riconoscimento del reale valore del lavoro troppo spesso sminuito e deprezzato.

Situazioni sul mancato pagamento, fanno ripensare alle proposte di rendere i compensi dei professionisti dell’edilizia e dell’architettura obbligatori per legge. Sulla scia delle regioni Toscana (atto n. 29 del 6 marzo 2018) e Calabria (legge regionale n. 25 del 3 agosto 2018), le prime a legiferare in materia, anche Sicilia, Lazio, Basilicata si sono mosse su questo fronte.

Leggi anche Accertare il pagamento al professionista, altrimenti nessun’autorizzazione

Qualche settimana fa, anche la Puglia ha mostrato interesse sulla questione. In particolare l’Ordine degli Architetti PPC di Bari, ha presentato una bozza di proposta di legge, nata con l’obiettivo di tutelare le prestazioni dei liberi professionisti imponendo il rilascio delle istanze autorizzative solo previo inserimento della fattura che attesti l’avvenuto pagamento al professionista.

Tale proposta era stata sostenuta altresì dalla Federazione architetti di Puglia, Ordine degli ingegneri, Ordine dei geologi, Collegio dei geometri e gli Ordini territoriali pugliesi uniti per una soluzione conclusiva.

Purtroppo a pagarne le spese (le uniche previste) sono i professionisti, giovani e non, il cui lavoro merita un riconoscimento dell’impegno, non solo pubblicitario ma anche finanziario.

Consulta le pubblicazioni del Comune di Molfetta:

la prima del 12 novembre 2018

la seconda del 19 novembre 2018

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La proposta per introdurre l’emendamento con la finalità di attestare il pagamento del professionista, per ottenere permessi connessi all’attività edilizia nella Legge di Bilancio 2019, parte dalla Rete Professioni Tecniche per contrastare l’evasione fiscale.

Nel comunicato dell’RPT, si legge:

1) Le istanze e le segnalazioni certificate da presentare agli Enti ed agli Uffici pubblici preposti al controllo dell’attività edilizia ed al rilascio di titoli abilitativi, autorizzazioni, nulla-osta,certificati di agibilità e ad attestare il deposito di progetti ed atti derivanti da prestazioni professionali in applicazione del DPR 6 giugno 2001 n°380 e ss.mm.ii., devono essere corredate, oltre che da tutti gli elaborati previsti dalla normativa vigente, da una copia del contratto di prestazione d’opera intellettuale, redatto ai sensi dell’art. 2222 e seguenti del Codice Civile, nonché dell’art.9 comma 4 del DL 1/2012, convertito nella legge 24 marzo 2012, n°27, sottoscritto dal professionista incaricato e dal committente.
2) Nel contratto di cui al comma 1 devono essere chiaramente stabilite le prestazioni richieste al professionista incaricato ed il compenso concordato tra le parti, in adempimento alle norme vigenti in materia di equo compenso e delle norme richiamate al comma 1.
3) Il professionista incaricato, per ogni prestazione eseguita, trasmette all’Ente o l’Ufficio preposto, una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, nelle forme di cui al DPR 28 dicembre 2000 n°445, attestante il pagamento dei compensi relativi alla prestazione resa, oggetto del contratto di cui al comma 1, in cui devono essere riportati gli estremi del bonifico bancario, eseguito nel rispetto delle norme sulla tracciabilità dei flussi finanziari.
4) La mancata presentazione del contratto di cui al comma 1 e della dichiarazione di cui al comma 3 costituisce motivazione per la legittima interruzione del procedimento amministrativo.

Consulta il documento completo Proposta RPT

Alla base della proposta, ci sono motivazioni legate alla riduzione dell’evasione fiscale ed alla salvaguardia dei professionisti in regola con il Fisco.

Rilanciare il mercato e la libera professione, garantendo il pagamento al tecnico

La concorrenza sleale, grava sul mercato della professione compromettendo una situazione resa già difficoltosa dalla crisi dell’edilizia dove si registra un crollo dell’occupazione con più di 600 mila posti e oltre 100 aziende chiuse, coinvolgendo anche grandi realtà come il gruppo Astaldi.

L’introduzione di sgravi fiscali e regole trasparenti che riguardano i compensi dei tecnici professionisti o misure come questa proposta dall’RPT, possono muovere l’economia assicurando il versamento delle tasse da parte del contraente e committente del contratto di prestazione d’opera intellettuale.

L’evasione fiscale, combattuta con le diverse strategie politiche adottate dal governo italiano, come l’inasprimento delle pene ed aumento di sanzioni verso gli evasori, resta un fenomeno penalizzante per l’economia della nazione che si conferma  tra i paesi con i tassi di evasione più alti rispetto a quelli facenti parte dell’ OCSE. L’ accertamento del regolare pagamento al professionista da parte della committenza, rappresenta senz’altro un’ulteriore strumento per scongiurare l’elusione fiscale e garantire una dignità economica e professionale al lavoro.

Calabria, prima regione a legiferare in materia

Non è una novità che si prevedano azioni volte alla tutela della prestazione d’opera intellettuale per il tecnico. Infatti, con l’entrata in vigore della Legge Regionale n.25 del 3 agosto 2018 pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Calabria il 6 agosto 2018 n.83, l’Ente assevera che la presentazione dell’istanza autorizzativa o di istanza ad intervento, oltre che da tutti gli elaborati previsti dalla normativa vigente, deve essere corredata dalla lettera di affidamento dell’incarico sottoscritta dal committente.

L’amministrazione, al momento del rilascio dell’atto autorizzativo o della ricezione di istanze ad intervento diretto, acquisisce la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà del professionista o dei professionisti sottoscrittori degli elaborati progettuali, attraverso la compilazione di un modulo attestante il pagamento delle correlate spettanze da parte del committente.

La mancata presentazione del modello costituisce motivo ostativo per il completamento dell’iter amministrativo fino all’avvenuta integrazione.

Il provvedimento preso dalla regione Calabria, è stato fortemente sostenuto dalla Fondazione Inarcassa e Fondazione Architetti e Ingegneri liberi professionisti iscritti Inarcassa, in quanto segna un punto di svolta nella, purtroppo, ricorrente e annosa questione del mancato compenso al professionista costretto ad adeguarsi a retribuzioni non sempre allineate alla prestazione emessa.

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