Le società di ingegneria continueranno ad operare all’interno del mercato privato. Sono infatti stati respinti tutti gli emendamenti al disegno di legge sulla concorrenza che miravano a introdurre l’obbligo di iscrizione all’Albo, caldeggiato dalla Rete delle professioni tecniche (RPT) e osteggiato da OICE.

Per poter continuare ad operare nel mercato privato le società di ingegneria saranno tenute ad effettuare tre azioni:
– sottoscrivere un’assicurazione professionale;
– indicare i professionisti iscritti all’Albo che possono occuparsi dei contratti con i privati;
– essere inserite in un elenco dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC).

Non sarà invece necessaria l’iscrizione ad un Ordine professionale.

Durante i vari passaggi parlamentari relativi al disegno di legge in questione, l’ultimo dei quali nei giorni scorsi in Commissione Industria del Senato, la Rete delle Professioni Tecniche ha fatto un ultimo tentativo di modifica del testo, portando però a casa solo qualche soluzione di compromesso. La volontà sottesa a tale percorso è quella di mettere fine al vuoto normativo relativo alla disciplina dell’esercizio della attività professionale di ingegnere: vuoto che, in ultima istanza, ha condotto i rappresentanti dei professionisti a ritenere illegittimi i contratti stipulati dalle società di ingegneria con i privati.

Leggi anche l’articolo Ingegneri: cosa cambia per la formazione professionale (nuove linee di indirizzo CNI).

Lo scorso anno la Rete si era fatta promotrice di una serie di emendamenti volti a introdurre l’obbligo di iscrizione all’Albo anche per le società di ingegneria. Poi alla fine del 2015, dopo un’apertura iniziale alle richieste di RPT, la Camera aveva stabilito che per assumere commesse dai privati alle società di ingegneria basterà sottoscrivere una polizza professionale. Le società saranno inoltre tenute a garantire che le attività inerenti ai contratti con i privati siano svolte da professionisti iscritti all’Albo, di cui sarà obbligatorio indicare il nominativo. Per consentire la massima trasparenza, l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) pubblicherà sul proprio sito internet l’elenco delle società che rispettano tutti questi requisiti.

Tali obblighi si applicheranno ai contratti che le società di ingegneria stipuleranno a partire dall’entrata in vigore della legge sulla concorrenza, mentre è stata ribadita la validità di quelli già esistenti.

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Prima della pausa estiva il Centro Studi del Consiglio nazionale degli Ingegneri ha pubblicato il consueto studio annuale in merito alla condizione occupazionale dei laureati in ingegneria in Italia e ci ha rassicurato un po’ sul futuro nostro e di chiunque si affacci al mercato del lavoro con una laurea in ingegneria: tra i 693mila laureati in ingegneria il tasso di disoccupazione è sceso al 4,4%, mentre l’anno precedente era balzato sin quasi al 6%.

Certo non è tutto oro quello che luccica, ad esempio esiste ancora un certo divario tra il tasso di occupazione al nord e quello al sud, tuttavia ci sono segnali di miglioramento anche per queste croniche patologie italiane (per esempio il miglioramento più consistente è stato registrato al centro e non nel nord Italia).

In un quadro generale della nostra economia che ha visto una riduzione del PIL nel 2014 pari allo 0,4 per cento rispetto al dato del 2013 questi dati, così come quelli OICE (l’associazione confindustriale di rappresentanza delle società di ingegneria e di architettura italiane) relativi all’aumento della produzione delle società di ingegneria (+2 per cento raggiungendo i 1.265 milioni di euro nel 2014, con una previsione di incremento per il 2015 pari al 3,9 per cento paria 1.313 milioni di euro), ci porterebbero a vedere il futuro prossimo con maggiore ottimismo.

Il condizionale non dovuto agli ostacoli cronici che chiunque voglia lavorare in Italia, e forse gli ingegneri più di tutti, incontrano come, ad esempio, il farraginoso quadro normativo (forse la filosofia soft law dell’annunciato nuovo Codice degli Appalti pubblici risolverà questo problema, si spera senza introdurne altri) ma agli ostacoli che noi stessi ci creiamo restando impassibili di fronte a un mondo professionale che cambia. Questo atteggiamento, che in un mondo darwiniano porta all’estinzione della specie, sembra oggi più forte che mai.

La considerazione, pessimistica, nasce dall’osservazione di quanto accaduto negli scorsi mesi e del relativo dibattito. I fatti: dopo l’approvazione in Commissione della nuova versione dell’art. 31 del DDL Concorrenza che sancisce che i contratti tra committenti privati e società di ingegneria continueranno a essere validi, ma a condizione che entro 6 mesi queste ultime si iscrivano agli ordini professionali territorialmente competenti, l’OICE sale sulle barricate e parla di “scempio giuridico in totale controtendenza rispetto alle discipline in vigore negli altri Paesi europei che non prevedono l’iscrizione agli ordini professionali”.

Contro questo da tempo si batte il nostro ordine professionale che a luglio, per parola del presidente ing. Zambrano plaudeva a un parere di Commissione contrario all’articolo citato (“Il parere della Commissione rende giustizia alle tesi che da tempo andiamo sostenendo con forza. Le professioni tecniche si sono organizzate per combattere contro queste norme che violano il principio secondo il quale la legge è uguale per tutti”). Sulle stesse note si è espresso anche uno strano alleato, Maurizio Savoncelli, presidente del Consiglio nazionale dei Geometri e Geometri laureati: “Qualunque soggetto privato, nei rapporti con una società di ingegneria che non è assoggettata a norme deontologiche che garantiscono tutti i principi sanciti dalla riforma delle professioni, si troverebbe ad operare senza tutela e garanzia. Solo le professioni ordinistiche consentono attualmente tutele e garanzie a favore del committente privato”.

La battaglia tra Ordine e Società di Ingegneria non è nuova e la posizione del nostro ordine professionale è forse anche figlia di una frammentazione del mercato che è caratteristica italiana (gli ultimi dati relativi alla professione di architetto pubblicati da ACE Architects’ Council of Europe dicono che più del 90% degli architetti italiani si dichiarano liberi professionisti, per gli ingegneri la cifra dovrebbe essere un po’ minore ma non troppo). Questa frammentazione si contrappone alla situazione nel resto d’Europa dove ci sono Stati, Inghilterra, Svizzera e Svezia tra questi, ma anche Turchia, Romania e Croazia, nei quali la maggior parte dei professionisti operano entro forme societarie equivalenti alle nostre società di ingegneria (fonte AEC). Purtroppo questa frammentazione è forse anche il nostro più grande problema.

Se è vero, come è vero, che il nostro settore ha vissuto e probabilmente sta ancora vivendo in Italia un periodo di grande crisi, è altresì vero che esso sta percorrendo la stessa strada già intrapresa da altri settori industriali, quella di una nuova rivoluzione. Il termine “Industria 4.0”, che nasce da un progetto del Governo tedesco per promuovere la digitalizzazione del settore manifatturiero, è comunemente adottato da tutti per descrivere gli epocali cambiamenti in atto in quel comparto e non nasconde il chiaro riferimento alla quarta Rivoluzione industriale.

Si profila una profonda integrazione delle tecnologie digitali nei processi industriali manifatturieri, cambiando pelle a prodotti e processi. Alla base di questo nuovo mondo produttivo si rintraccia una rottura tecnologica caratterizzata dalla fusione tra mondo reale degli impianti industriali e mondo virtuale della cosiddetta “Internet of Things”. Pur con quell’arretratezza che il settore delle costruzioni ha rispetto agli altri settori industriali (è forse il caso di interrogarsi e chiedersi se questo divario rispetto ai settori più evoluti sia congenito o patologico) anche il nostro mondo sente gli effetti dirompenti della rete e della sua permeazione negli oggetti più comuni.

Effetti che si misurano certamente sulle “cose” che stanno nelle costruzioni: dai termostati collegati in wifi a sensori e sistemi di controllo degli impianti sempre più evoluti alla casa intelligente dotata di sensori e attuatori basati su piattaforme open come Arduino (costruibili dall’utente, peraltro). Effetti che, però, si misurano anche sul modo di lavorare di noi progettisti. La nuova rivoluzione industriale richiede un nuovo modo di lavorare, si basa su nuove tecnologie e lancia sfide che saranno vinte solo da nuovi professionisti. Indipendentemente dalla forma giuridica (liberi professionisti o società di ingegneria), il futuro richiede progettisti diversi. Speriamo che l’Università e gli Ordini se ne accorgano.

di Fulvio Re Cecconi, direttore di Ingegneri

Mentre ancora si discute a Roma se spostare l’incentivo del 2% ai tecnici della pubblica amministrazione dalle attività di progettazione a quelle di controllo e verifica della regolarità delle gare; si apre un nuovo fronte nello scontro tra le rispettive competenze di professionisti privati e tecnici degli enti locali.

La pietra dello scandalo, questa volta, è il Comune di Messina che ha pubblicato in questi giorni un avviso per l’affidamento della progettazione esecutiva di opere per la mitigazione del rischio idrogeologico. Fin qui tutto bene; il problema è che l’amministrazione della città etnea ha aperto la manifestazione d’interesse esclusivamente alle pubbliche amministrazioni, chiudendo fuori dalla porta gli ingegneri e i professionisti tecnici provati, gli studi e le società di ingegneria.

A livello legislativo, occorre dirlo, non ci sono problemi ad agire così, ma qualche rilievo si può fare e lo ha prontamente sollevato il presidente dell’OICE, l’associazione confindustriale che rappresenta le società di ingegneria e architettura in Italia.

“È  chiaro che non è un problema di legittimità ma di opportunità, spiega Patrizia Lotti di OICE, anche perché nell’avviso non si prevede alcun requisito per chi svolgerà la prestazione e questo rappresenta un pesantissimo vulnus sotto il profilo della professionalità e dell’adeguatezza tecnica di chi redigerà i progetti”.

E in effetti i motivi per protestare ci sono. Come mai, infatti, per partecipare alle gare per l’affidamento dei servizi di ingegneria e di architettura i singoli progettisti e le società devono presentare dei rigorosi quanto sacrosanti requisiti di capacità tecnica, organizzativa ed economica, mentre quando l’affidamento viene tra pubbliche amministrazioni tutto questo non avviene?

Quasi a presupporre, è il ragionamento della presidente OICE, che nell’ambito degli affidamenti fra PA “si debba presumere, ab ovo, che un determinato tecnico sia all’altezza di svolgere prestazioni anche molto delicate come è in questo caso. Lo potrà anche essere, ma deve dimostrarlo”. Insomma, se le regole ci sono, devono essere rispettate da tutti i giocatori.

Parla senza mezzi termini di scelta priva di logica, Lotti, chiarendo che “in un momento così delicato per il settore e in un ambito così sensibile come è quello della difesa del suolo, in cui i profili di sicurezza per la collettività sono da tenere in altissima considerazione, immaginare di chiedere progetti esecutivi al solo settore pubblico, escludendo l’offerta privata, è del tutto insensato”.

Infine c’è il problema dei costi. “Nell’avviso, che certamente verrà giustificato facendo riferimento alle solite ragioni di urgenza e indifferibilità a causa del rischio di perdita dei finanziamenti, – afferma il presidente OICE – non si dice nulla di nulla per quel che riguarda l’importo delle prestazioni oggetto delle convenzioni e si presume implicitamente che con l’incentivo del 2% che spetta ai progettisti interni delle Amministrazioni si otterranno economie rispetto all’affidamento a terzi, peraltro improbabili visti i ribassi medi delle gare di progettazione, oggi oltre il 40%”.

Ci sarà nella riforma della disciplina dei contratti pubblici una soluzione per evitare in futuro situazioni del genere? “Chiediamo che le Autorità di controllo e vigilanza, dall’Autorità nazionale anticorruzione alla Corte dei conti, possano intervenire adeguatamente. Non mi sembra che sia proprio questo il modo di fare spending review”, conclude Lotti.

I contratti tra committenti privati e società di ingegneria continueranno a essere validi, ma a condizione che entro 6 mesi queste ultime si iscrivano agli ordini professionali territorialmente competenti. Dopo l’approvazione in Commissione della nuova versione dell’art. 31 del DDL Concorrenza, l’OICE (l’associazione confindustriale di rappresentanza delle società di ingegneria e di architettura italiane) sale sulle barricate e parla di “scempio giuridico in totale controtendenza rispetto alle discipline in vigore negli altri Paesi europei che non prevedono l’iscrizione agli ordini professionali”.

Per il presidente di OICE, Patrizia Lotti, il testo dell’emendamento Senaldi “introduce vincoli che rischiano di fare fuggire dal nostro paese le grandi società di ingegneria e di scongiurare ogni possibile forma di investimento dall’estero, relegando negli stretti confini domestici un settore che da venti anni è invece riuscito – grazie alle norme vigenti – a crescere, a creare occupazione per tanti professionisti e ad affrontare la concorrenza internazionale”.

Per l’OICE la norma approvata rappresenta un ulteriore, inutile, illogico e immotivato adempimento a danno delle società: In un provvedimento per la concorrenza,dice Patrizia Lotti – si riesce nell’impresa di introdurre un balzello come quello dell’iscrizione all’albo professionale a carico di società che con le attività professionali possono non avere nulla o poco a che fare e che hanno già al loro interno professionisti iscritti all’albo, mettendo in discussione rapporti giuridici consolidati con la committenza privata, che rappresenta il 30% del fatturato delle nostre aziende. Al di là dei problemi tecnici della norma, che per alcuni versi risulta di difficile applicazione vanno anche considerate l’illogicità e la contraddittorietà di essere riusciti nel prodigio di introdurre – accanto a norme che per altri settori, come quello farmaceutico e legale, aprono alla concorrenza – disposizioni chiaramente penalizzanti e che non rispondono ad alcun interesse pubblico. Non si vuole capire che è stato sbagliato quattro anni fa prevedere l’iscrizione all’albo anche delle stp ed è oggi folle perpetuare quell’errore”.

La norma approvata in Commissione non tiene conto della sostanziale differenza fra il modello delle società tra professionisti – modello peraltro sostanzialmente inutilizzato secondo le forme della legge 183/2011 – e quello delle società di ingegneria, la cui disciplina ventennale è peraltro fatta salva dalla stessa legge 183: “Sia ben chiaro – dice il Presidente Lotti – che non abbiamo certo paura dei controlli deontologici, visto che come imprese già rispondiamo alle regole deontologiche del sistema confindustriale e, nel settore pubblico, siamo iscritti al Casellario di Cantone e possiamo, come i costruttori, essere commissariati in ogni momento.

Ma cosa c’entra il controllo di un ordine su contratti in cui le attività professionali possono anche essere residuali o nulle? Per il resto la polizza e l’indicazione del professionista responsabile rappresentano prassi che abbiamo da decenni, in uno spirito di trasparenza e correttezza assoluta. Ma il problema è più generale e risiede nell’avere equiparato soggetti radicalmente diversi applicando ad essi, per il settore privato, le stesse norme.”

L’OICE però confida che l’errore possa essere corretto: “Confidiamo che nelle prossime tornate parlamentari si possa riconsiderare quanto fatto e per questo, con Confindustria, faremo di tutto per evitare danni ad un settore imprenditoriale che crea occupazione a tanti giovani professionisti. Per adesso prendiamo atto che Parlamento e Governo hanno, spero distrattamente, ceduto alle logiche della potente lobby delle corporazioni ordinistiche che da anni rappresentano un freno allo sviluppo del settore, e dell’ingegneria e il cui obiettivo è soltanto quello di distruggere un settore imprenditoriale, arricchendo ancora di più i propri bilanci con l’illogica imposizione di un’ulteriore tassa a chi ha già professionisti iscritti all’albo.”

 Fonte OICE

Altri segnali, altre briciole di pane che conducono il mercato dell’ingegneria italiana sul sentiero che porta all’uscita dalla crisi. Dopo molte notizie positive date durante le ultime settimane, ne arriva un’altra che completa il mosaico: la produzione delle società di ingegneria torna finalmente a crescere e lo fa con valori incoraggianti.

A confermarlo sono i dati che arrivano dall’annuale rapporto stilato dall’OICE, l’Associazione di Confindustria che riunisce oltre 400 società di ingegneria e architettura nazionali, in collaborazione con il Centro Europa Ricerche (CER).

Partiamo dai dati aggregati. Il valore della produzione delle società di ingegneria nel 2014 è cresciuto del 2% con una netta inversione di tendenza rispetto all’anno precedente, che si era chiuso con il segno “meno” per il 3,7%. Non solo. La stima per l’anno in corso prevede un ulteriore incremento del valore della produzione di +3,9%.

Altrettanto positivi sono i dati che prendono in considerazione gli addetti nelle società di ingegneria e architettura che sono saliti del +2,6% nel corso del 2014 e cresceranno praticamente dello stesso livello nel 2015 (+2,5%) con una stima di 11.084 addetti.

Prendendo in esame alcuni valori specifici, risulta che l’Ingegneria italiana è stata premiata soprattutto all’estero e nel settore pubblico. Nel primo caso, l’internazionalizzazione dei mercati ha portato a un incremento del 15% della produzione e un aumento del numero dei contratti per commesse extra Italia (+14%). Per il 2015 le previsioni OICE stimano una ulteriore crescita valutabile fino al 17%.

Anche il mercato dei lavori pubblici nel 2014 ha fatto registrare un balzo in avanti rispetto al 2013 del +17,8%, mentre per l’anno in corso la crescita stimata sarà leggermente inferiore.

Una crescita che mancava da tre anni

“I dati dell’ultimo trimestre”, commenta il direttore generale di CER, Stefano Fantacone, “dimostrano un’inversione di tendenza del ciclo economico visto che ordini e produzione sono registrati in rialzo e che i risultati sul PIL 2015 segnano un incremento che mancava da tre anni”.

Comprensibilmente soddisfatta anche la numero uno di OICE, Patrizia Lotti, che evidenzia il successo della scelta di penetrare i mercati esteri per sopperire al deficit del mercato interno: “il report anche quest’anno conferma che le strategie di internazionalizzazione e di crescita dimensionale possono contribuire al riposizionamento delle nostre società sui diversi mercati, puntando soprattutto sulla diversificazione dei mercati stessi”.

Come è ormai consuetudine, proponiamo la sintesi della recentissima indagine del Centro studi del CNI che analizza il mercato dei servizi di ingegneria nel biennio 2009-2010. Anche le stime al 2011 continuano a evidenziare, come già l’anno passato, una fase di declino del mercato delle costruzioni anche se in misura attenuata (stiamo parlando infatti di un -0,4%). Questo dato è comunque un’ulteriore conferma di come l’Italia si collochi nel gruppo delle economie avanzate che incontrano maggiori difficoltà a superare la crisi globale.

La flessione del mercato delle costruzioni si “porta dietro” anche il calo della domanda di servizi ingegneristici che, nel biennio analizzato, ha fatto registrare una flessione di circa 17 miliardi di euro nel 2009, questa sì una drastica riduzione se confrontata con i 21,5 miliardi del 2008.
L’anno scorso è andata un po’ meglio: la stima dei dati a consuntivo evidenzia un controvalore per i servizi di ingegneria pari a 16,3 miliardi con una flessione quindi più attenuata rispetto a quella del mercato principale delle costruzioni.

In questo contesto, assai difficile, la componente libero professionale, trainata dagli ingegneri, ha continuato a rafforzare la propria quota nel mercato dei servizi di ingegneria. I liberi professionisti nel loro complesso determinano ormai oltre la metà del fatturato complessivo con 9,3 miliardi di euro nel 2009 (e una stima di 8,9 miliardi nel 2010) pari al 54,5% del totale.

Gli ingegneri al primo posto, le società di ingegneria appena dietro
Gli ingegneri, il gruppo più forte del comparto libero professionale, hanno consolidato ancora di più il loro ruolo guida, raggiungendo 3,5 miliardi di euro nel 2009 (3,2 miliardi nel 2010). Al secondo posto , per fatturato nel mercato dei servizi di ingegneria, si trovano le società di ingegneria.
L’indagine mette in luce un dato interessante. All’interno del gruppo delle società di ingegneria, infatti, si rileva un progressivo spostamento del mercato verso la componente formata dalle organizzazioni più piccole, meno strutturate e fuori dall’Oice.

Poiché le proiezioni economiche al 2011 continuano a essere negative, occorrerà valutare in che misura gli studi professionali con il loro modello di lean organization fondato sul lavoro dei singoli professionisti e su costi di struttura assai ridotti, riusciranno a mantenersi competitivi, facendo ancora una volta leva quasi essenzialmente sul fattore prezzo.

L’ingegnere “Resiste Resiste Resiste” … Ma fino a quando?
La capacità di adattamento e la “resilienza” della figura dell’ingegnere libero professionista, se fino a oggi ha permesso di fronteggiare la contrazione della domanda (che in alcune aree del Paese, ed in alcuni comparti, ha raggiunto anche quote del 30-40%), hanno però prodotto un riflesso tangibile sul reddito disponibile degli ingegneri non oltre il sostenibile.

Secondo le stime al 2010, infatti, i circa 67.000 ingegneri iscritti a Inarcassa hanno percepito un reddito medio di 37.860 euro. Sebbene i livelli medi di reddito restino di gran lunga superiori di quelli di altri gruppi libero professionali (gli architetti hanno subito un tracollo, passando dai 26.325 euro percepiti nel 2008 agli attuali 23.513 euro), per gli ingegneri, in termini reali, significa porsi molto al di sotto del livello di reddito ottenuto nel lontano 2000 che, rivalutato, corrisponderebbe a quasi 42.000 euro!

Vi è dunque il rischio concreto che interi segmenti professionali in contesti più deboli e marginali finiscano, se il mercato dovesse assottigliarsi ancora, per essere spiazzati o per sommergersi, aprendo un nuovo fronte competitivo ma a rischio di irregolarità e ulteriore dequalificazione.

Continuano le brusche oscillazioni del mercato: in aprile il valore s’impenna grazie a due maxi bandi, pubblicati uno dall’Ispra e l’altro dalla Regione Sicilia, che da soli raggiungono quasi il 65% dei 109 milioni di euro messi in gara complessivamente nel mese, facendo chiudere il primo quadrimestre del 2010 con il segno positivo. Infatti, secondo l’aggiornamento mensile al 30 aprile dell’Osservatorio OICE-Informatel, le gare per servizi di ingegneria e architettura indette nell’ultimo mese sono state 345 (32 sopra soglia) per un importo complessivo di 109,0 milioni di euro (94,9 sopra soglia).

Il confronto con aprile 2009 vede diminuire il numero del 5,2% (-30,4% sopra soglia e -1,6% sotto soglia) ma crescere il valore del 65,9% (+83,8% sopra soglia e +0,3% sotto soglia). In totale nei primi quattro mesi del 2010 sono state pubblicate 1.324 gare (126 sopra soglia) per un valore di 283,3 milioni di euro (230,7 sopra soglia).

Il confronto con il primo quadrimestre 2009 è positivo: nonostante il numero delle gare scenda dell’1,7% (-28,0% sopra soglia e +2,2% sotto soglia) il loro valore cresce del 14,0% (+17,7% sopra soglia e +0,2% sotto soglia). Il risultato del primo quadrimestre è il più alto degli ultimi quattro anni ed è in gran parte dovuto alla pubblicazione di tre maxi bandi: in aprile i due citati sopra, e nel mese di febbraio il maxi bando da 66 milioni di euro pubblicato da “Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova” spa.
Continuano a crescere i ribassi con cui le gare vengono aggiudicate: in base agli ultimi dati raccolti in aprile il ribasso medio sul prezzo a base d’asta per le gare indette nel 2009 è salito al 37,1% (era al 36,5% con i dati di marzo), che raggiunge il 70% nell’aggiudicazione della gara della GE.S.IN. spa di Torino per la progettazione esecutiva, direzione lavori e coordinamento della sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione riguardante la costruzione del parcheggio di interscambio denominato “Movicentro” in Venaria Reale, con un importo a base d’asta di 510.656 euro.

Le preoccupazioni per l’instabilità del mercato – ha dichiarato il presidente OICE Braccio Oddi Baglioni che quando cresce lo deve solo ai maxi bandi, sono rafforzate dal montare dei ribassi con cui vengono aggiudicate le gare. A ciò si aggiungono, però, alcuni problemi generali – irrisolti – che riguardano innanzitutto le risorse, in questo momento bloccate anche per interventi di manutenzione ordinaria: appare grave non avere dato seguito agli annunci relativi agli impegni di spesa approvati dal Cipe e all’avvio di quegli interventi per piccole e medie opere, che all’estero sono stati realizzati con successo proprio per tentare di sostenere la crescita e l’occupazione. Altrettanto grave – ha continuato il presidente OICE è non avere risolto il problema dei ritardati pagamenti, che sta mettendo in ginocchio l’intero settore; grave è anche il ritardo nel varo del regolamento che, a parte il problema della disciplina delle opere superspecialistiche, ben potrebbe essere messo a regime. Va peraltro detto che, in una situazione come questa, continuano ad essere varate mini modifiche al Codice dei contratti che rendono costantemente incerta la situazione di fondo. Anche su questo aspetto occorre chiarezza. Siamo disponibili a studiare, come stiamo facendo, alcuni correttivi al Codice, ma ciò deve avvenire garantendo una visione unitaria del disegno legislativo. Nel merito delle ipotesi di modifica riteniamo essenziale salvaguardare la centralità del progetto: siamo dell’idea che occorra investire più tempo sulla fase di programmazione e di progettazione per arrivare a progetti ben definiti e cantierabili che rendono difficile l’attivazione di riserve e contenziosi spesso strumentali al recupero, da parte dell’impresa, di ribassi eccessivi. Gli strumenti possono essere diversi: i referendum per risolvere le questioni di consenso, le conferenze di servizi preliminari, una effettiva validazione del progetto, il ricorso a criteri reputazionali per i progettisti che premino i più efficienti e più affidabili. La richiesta dell’ingegneria e dell’architettura organizzata è, quindi, – ha concluso Oddi Baglioni – quella di garantire che le poche risorse siano effettivamente spese in maniera efficiente, che chi ha già lavorato sia remunerato senza dovere aspettare anche più di un anno e che si definisca rapidamente il quadro normativo attuale e le eventuali ipotesi correttive da apportare.”

Il Nord tira il mercato
Tornando ai dati dell’Osservatorio è da notare che nei primi quattro mesi del 2010 a ‘tirare’ il mercato sono le regioni del Nord, infatti, rispetto ai primi quattro mesi del 2009, Nord-Ovest +6,0% in numero e +164,2% in valore, Nord-Est +17,8% in numero e +81,1% in valore. In tutte le altre aree geografiche del paese il confronto con il primo quadrimestre 2009 è negativo: Centro -15,1% in numero e-34,5% in valore, Meridione -8,9% in numero e -34,7% in valore, Isole -10,6% in numero e -0,6 in valore. Il numero delle gare italiane pubblicate sulla gazzetta comunitaria, passato dalle 175 unità del gennaio-aprile 2009 alle 126 dello scorso quadrimestre, mostra una contrazione del 28,0%.

La situazione europea
Anche nell’insieme degli altri partner dell’Unione europea la domanda di servizi di ingegneria e architettura presenta una tendenza recessiva connotata, però, da una flessione (-19,0%) meno accentuata di quella italiana. Sempre nel primo quadrimestre l’incidenza del nostro Paese continua ad attestarsi su un modesto 3,0% (Francia 45,1%, Germania 10,6%, Spagna 8,0%, Polonia 5,1%, Gran Bretagna 3,8%, ecc.). Anche la domanda d’ingegneria che si esprime attraverso la pubblicazione delle gare per l’affidamento congiunto di progettazione e costruzione risulta in forte crescita: nei primi quattro mesi dell’anno sono state bandite 441 gare per un importo accertato di 5.038,5 milioni di euro: rispetto al 2009, +59,2% nel numero e +35,5% nel valore. In aprile è stata pubblicata la prima gara del 2010 per general contracting dalla TOTAL E&P Italia s.p.a. per il progetto Tempa Rossa in Basilicata con un importo di 1.100 milioni di euro.

Fonte OICE

Il mitico scenario dei viaggi di Marco Polo l’antica via della Seta, in predicato per diventare patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Una straordinaria rete di percorsi commerciali, culturali e religiosi lunga circa 15.000 km che per oltre 2.000 anni ha costituito l’unico collegamento tra le civiltà dell’est e dell’ovest: dall’antica città di Xi’an, centro di produzione della seta, a Venezia in Italia, attraversando Cina, Russia, Kazakistan, Tajikistan, Kyrgystan, Uzbekistan, Turkmenistan, Afganistan, Iran, Iraq, Armenia, Siria, Turchia, Grecia, Egitto.

Da questo itinerario avventuroso e romantico ha preso il via l’idea messa a punto dall’architetto Luigi Centola, dello Studio Centola & Associati, per il concorso internazionale di idee bandito dall’OICE, collegato alla mostra Alto Design e Alta Tecnologia Italiana che si svolgerà nel mese di settembre all’interno del Padiglione Italia all’Expo Universale di Shanghai.

L’OICE – dice Braccio Oddi Baglioni, presidente dell’Associazione delle società d’ingegneria aderente a Confindustria – crede fermamente nella cooperazione, nella competizione virtuosa e nelle potenzialità della creatività, della progettazione e della tecnologia italiana. Per questo motivo abbiamo ritenuto opportuno di lanciare il bando di concorso internazionale “Road map della seta” eccezionale opportunità per professionisti e studenti (italiani e cinesi) di fare proposte innovative per lo sviluppo di collaborazioni, investimenti e sinergie internazionali“.

Il concorso di idee
Organizzato da House of Excellences in China – China-Italy-Architectural-Organization, il concorso invita i partecipanti a elaborare idee-progetto innovative, materiali o immateriali, per “recuperare, reinterpretare, attualizzare e, se possibile, riconfigurare nell’immaginario collettivo la Via della Seta“.
L’iniziativa acquista ancora maggiore significato al momento attuale, a tutela della memoria storica dell’antico itinerario destinato via via a scomparire soppiantato dai treni superveloci che entro il 2025, come è stato annunciato dal governo cinese, collegheranno in 3-4 giorni l’Estremo Oriente all’Asia centrale e all’Europa. Una trama di 40.000 km di nuovi binari di ultima generazione attraverserà ben 17 Paesi con nuove stazioni, nodi intermodali e agglomerati urbani.
I container, per arrivare via terra da Amburgo a Shanghai, potrebbero impiegare anche meno di 48 ore con la conseguenza di rendere definitivamente obsoleto il trasporto marittimo.
Le idee-progetto, selezionate da una giuria italo-cinese, saranno inserite nel contesto di una grande mappa tridimensionale lunga oltre 15 metri che unisce simbolicamente l’Italia alla Cina, diventando parte integrante del percorso espositivo e costituiranno una partecipazione originata in maniera democratica; un’occasione e una vetrina uniche per proporre sfide ambiziose ad istituzioni, organizzazioni, imprenditori, media e ai milioni di visitatori dell’Expo.

I premi
Ai vincitori del concorso, patrocinato da Regione Lazio, Sviluppo Lazio e Comune di Roma e gestito online da Newitalianblood.com, andrà un premio di 10.000 euro, ai 5 o più menzionati sarà offerto un biglietto aereo a/r per Shanghai.
I primi 10 classificati saranno invitati alla Mostra Alto Design – Alta Tecnologia insieme ai più importanti progettisti italiani che proporranno gli esempi più innovativi della progettazione e della tecnologia del nostro Paese. La consultazione internazionale avverrà via web e sarà aperta a professionisti e studenti italiani e cinesi.
I partecipanti saranno liberi di proporre le loro idee per favorire articolate forme di cooperazione, collaborazione e sviluppo. Potranno scegliere a loro piacimento un sito lungo il tracciato, e liberamente decidere come rapportarsi ad esso.

Scadenze
Iscrizioni online entro il 31 maggio 2010
Consegna online dei materiali entro il 15 giugno 2010

Per informazioni
Sito web per consultare il bando e iscriversi: www.newitalianblood.com/expo2010
Segreteria del concorso: competition@newitalianblood.com

I dati di settembre confermano il calo registrato nel 2009, rispetto al 2008, della domanda pubblica dei servizi di ingegneria, mentre continuano a crescere gli appalti “misti” di progettazione e costruzione, evidenziando la preferenza delle amministrazioni pubbliche per le procedure che tendono a far convergere le responsabilità sul costruttore.

Infatti secondo l’aggiornamento mensile al 30 settembre dell’Osservatorio OICE-Informatel, le gare del settore nell’ultimo mese sono state 314 (di cui 36 sopra soglia) per un importo complessivo di 37,6 milioni di euro (23,5 sopra soglia).

Rispetto ad agosto si rilevano un lieve incremento nel numero (+1,3%) e una consistente flessione in valore del 16,9%.
Il confronto su base annua, cioè riferito a settembre 2008, vede scendere il numero dei bandi del 5,4% (-7,7% sopra soglia e -5,1% sotto soglia) e invece crescere il loro valore del 23,6% (+40,3% sopra soglia e +3,2% sotto soglia).
Va sottolineato che l’incremento in valore è poco significativo in quanto nel mese di settembre 2008 si erano raggiunti i livelli minimi degli ultimi anni.

Nei primi nove mesi 2009 sono state indette 3.063 gare (414 sopra soglia) per un valore di 509,3 milioni di euro (380,8 sopra soglia). Il confronto con i primi nove mesi del 2008 risulta negativo: il numero delle gare si riduce del 10,3% (-1,2% sopra soglia e -11,6% sotto soglia) e il loro valore scende del 2,0% (+2,1% sopra soglia e -12,5% sotto soglia).

Continuano a crescere i ribassi con cui le gare vengono aggiudicate: in base ai dati raccolti in settembre il ribasso medio sul prezzo a base d’asta nelle gare indette nel 2009 è stato del 35,2%, mentre era del 34,8 nelle gare indette nel 2008.
Il ribasso si spinge al 78% nell’aggiudicazione di una gara, pubblicata nel 2009, della “Sito” spa – Società Interporto di Torino (direzione lavori, assistenza al collaudo, misura e contabilità lavori, coordinamento e supervisione per tutta la durata dei lavori e sino all’approvazione del collaudo, relativo ai lavori di realizzazione di un edificio ad uso magazzino di logistica integrata e uffici, lotto 101/b, nei comuni di Rivoli e Grugliasco).

E’ sempre più necessario un forte intervento per le infrastrutture – ha dichiarato il presidente OICE Braccio Oddi Baglioni – per salvare il settore dal collasso: occorre sbloccare le grandi opere e permettere alle piccole amministrazioni di investire, completare il quadro normativo, consentire alle strutture imprenditoriali di organizzarsi secondo logiche di accorpamento e fusione, incentivando sia le fusioni, sia la formazione di consorzi stabili, investire nella qualità per meglio proiettarsi nella competizione globale”.

A detta di Oddi Baglioni, tutto ciò richiede uno sforzo economico-finanziario da parte sia del settore pubblico, sia dei privati che devono cogliere lo spunto, in questa fase di crisi, per prepararsi a quando arriverà la ripresa economica e degli investimenti.
Rimane poi il gravissimo problema dei ribassi nelle gare d’ingegneria: siamo dell’avviso – ha proseguito – che si debba ridurre normativamente la possibilità di utilizzare il prezzo più basso come criterio di aggiudicazione per le gare di progettazione; non è infatti possibile pensare che prodotti non ripetitivi dell’ingegno siano trattati come servizi di pulizia o forniture di cancelleria.

In alternativa, l’Oice suggerisce di riflettere sulla possibilità di prevedere l’esclusione automatica delle offerte anomale nelle gare di importo inferiore alla soglia comunitaria.

Per l’offerta economicamente più vantaggiosa – ha concluso il presidente OICE – auspichiamo che il regolamento del Codice possa introdurre sistemi che disincentivino i ribassi anomali e che la scelta del progettista avvenga su profili qualitativi e non solo quantitativi.

Crescono i bandi di gara a contenuto misto
A fronte del deludente andamento della domanda diretta di servizi di ingegneria e di architettura, i bandi di gara a contenuto misto (lavori, progettazione e servizi connessi) mostrano nei primi nove mesi una evoluzione vivace che, dopo un biennio caratterizzato da un ridimensionamento nel valore, raggiunge il livello record di 17.383 milioni di euro (più del doppio in valore e un incremento del 10,6% nel numero rispetto al gennaio-agosto 2008).

Fonte Oice

L’Associazione delle organizzazioni di ingegneria, di architettura e di consulenza tecnico-economica (Oice) ha pubblicato la venticinquesima Relazione annuale dell’indagine sulle società di ingegneria italiane (consuntivo 2008 e previsioni 2009).

L’indagine è stata condotta dal professor Aldo Norsa dell’Università IUAV di Venezia.
L’indagine, di 58 pagine, è strutturata su 6 capitoli:

1. Scenario macroeconomico
2. Il mercato italiano
3. Tutti i numeri
4. Le attese delle imprese
5. Le prospettive nel mondo
6. Appendice

Società italiane di ingegneria 25a rilevazione annuale sul settore (consuntivo 2008 e previsione 2009)