Era il 2008 quando parlammo per la prima volta di metil-t-butil etere (o MTBE) (MtBE additivo verde? e anche  MtBE quale limite in falda?). L’MtBE è un etere che a temperatura ambiente si presenta come un liquido incolore e dall’odore caratteristico.

 

Tale composto organico di sintesi, derivante dal metanolo (o alcool metilico) e dal 2-metil-2-propanolo (o alcol t-butilico), trova largo impiego come additivo per la benzina per aumentarne il numero di ottani, in sostituzione del piombo tetraetile e del benzene. In particolare, inizialmente venne accolto come il liberatore dalla schiavitù del piombo tetraetile, in quanto l’MtBE è in effetti in grado di liberare ossigeno durante la combustione e di modulare la reattività delle benzine, riducendo alcune delle peggiori emissioni dovute al traffico motorizzato (come il monossido di carbonio, CO); inoltre, fatto per nulla trascurabile, senza le controindicazioni ambientali del benzene.

 

Tale prodotto è ancora attuale ed ampiamente utilizzato nella produzione di benzine moderne e sofisticate come quelle in uso nell’Unione europea.

 

L’assimilabilità ad un idrocarburo di tale sostanza, sulla base di un parere dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) del 6 febbraio 2001, è stata successivamente smentita dallo stesso Istituto con altro parere del 12 settembre 2006, in cui venne affermato che l’originaria assimilazione del MTBE agli idrocarburi totali non va tenuta ferma, in quanto l’MTBE non è definibile come idrocarburo, ma è appartenente alla famiglia degli eteri (leggi anche la sentenza del TAR Trga Trento 2010 n. 93).

 

Nonostante ciò l’ISS ritiene che i valori limite di MtBE devono essere comunque determinati, non sulla base di un’affinità di tipo tossicologico, ma del valore di soglia olfattiva. La concentrazione di riferimento per l’MtBE nelle acque sotterranee, non prevista dal d.lgs. 152/2006 e s.m.i., non dovrebbe comunque superare, secondo il parere dello stesso ISS, il valore di concentrazione della soglia olfattiva, compreso in un range tra 20 e 40 microgrammi/litro.

 

A distanza di anni, un limite univoco non è stato deciso, pertanto i ricorsi al TAR degli operatori impegnati nella bonifica dei siti contaminati da MtBE aggiungono alla loro lista la sentenza 1617/2013 del TAR Toscana.

 

Viene ribadito che le Pubbliche Amministrazioni non possono integrare i limiti previsti dalle normative in materia di bonifica per quanto riguarda l’MtBE.

 

La sentenza 1617/2013 ha annullato un’ordinanza comunale che imponeva di considerare, in sede di indagini sulla possibile contaminazione di un sito, un limite del MtBE nelle acque di falda pari a 40 μg/l, composto assente dalle tabelle in materia di bonifiche, e pertanto non “imponibile” dalla PA, almeno secondo la Giurisprudenza maggioritaria “di metodo”.

 

L’ordinanza è illegittima perché “del tutto identica appare, infatti, la già rilevata impossibilità di integrare i limiti previsti dalle fonti normative in materia, con riferimento ad un parametro non univocamente caratterizzato da idoneità lesiva per la salute umana”.

 

Insomma, ad oggi ancora nessuna chiarezza su questo parametro. A quando la decisione definitiva?

 

Di Roberta Lazzari

Continuiamo l’analisi delle caratteristiche e delle problematiche connesse al metil-t-butil etere (metil-terziar-butil etere, MTBE) con la seconda parte dello studio a cura dell’ingegner Lazzari. In particolare l’articolo si concentra sul limite di falda.

L’Istituto superiore di sanità (Iss) in data 12 settembre 2006 ha emesso un nuovo parere (n. 0043699/I.A.12) in merito ai limiti per il MTBE, nel quale si sottolinea che con il nuovo testo unico ambientale (d.lgs. 152/2006) viene introdotto il criterio della valutazione del rischio sito specifica ai fini dell’individuazione della concentrazione soglia di rischio (CSR) per suoli e acque. Tuttavia si sottolinea la necessità di definire un valore discriminante ovvero una concentrazione soglia di contaminazione (CSC). A tal proposito si richiama la nota dello stesso Iss n. 57058/I.A.12 del 06 febbraio 2001, che prevede come CSC per le acque sotterranee il valore definito dal d.P.R. 236/1988 relativo alle acque destinate al consumo umano per il parametro “Idrocarburi totali” e cioè 10 µg/l.

L’avvocato Franco Giampietro, autore dell’articolo Bonifica dei siti: Nuovo parere dell’Iss sul valore limite del MTBE dopo l’entrata in vigore del testo unico ambientale (del 22 gennaio 2007 apparso su Giuristi Ambientali) pone l’attenzione su come l’Iss sostenga che l’originaria assimilazione del MTBE agli idrocarburi totali non va tenuta ferma in quanto tale composto non è definibile come idrocarburo, ma appartenente alla famiglia degli eteri, né può essere definita come sostanza dotata di elevata tossicità. Di conseguenza l’ingresso nel testo unico del nuovo parametro Idrocarburi Totali espressi come n-esano, con la relativa CSC di 350 µg/l, non può essere assunto come valore limite anche per il MTBE in considerazione dell’assimilazione fatta a suo tempo dall’Iss, in quanto errata.
L’Iss ritiene pertanto che il valore di riferimento proposto nel 2001 non viene modificato dalle recenti novità normative, salvo poi recepire un range tra 20 e 40 µg/l di MTBE nelle acque potabili proposto dall’U.S.E.P.A. (Agenzia di Protezione Ambientale Statunitense), come limite oltre al quale si potrebbero avere effetti avversi sulla salute umana. Si conclude quindi che il limite di 10 µg/l non è insuperabile.
Contattato recentemente, l’Iss ha confermato che in merito a sostanze non normate, come l’MTBE, non vi sono novità sui limiti da rispettare nelle acque sotterranee e nel sottosuolo. Tuttavia è suggerita la consultazione del sito dell’Iss alla sezione Banca Dati Bonifiche. Selezionando il parametro di interesse non riportato nel testo unico si visualizzano i limiti elaborati dall’Iss, supportati dai relativi pareri scaricabili in formato .pdf.
Per quanto riguarda il MTBE il parere del riferimento bibliografico per la definizione dei limiti è il n. 57058/I.A.12 del 6 febbraio 2001.

Nel gennaio 2008 il testo è stato integrato dal d.lgs. 4/2008 “Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, …” ponendo una serie di condizioni sulla base delle quali impostare i calcoli dell’analisi di rischio.
Una delle variazioni più significative è l’imposizione del rispetto delle CSC al punto di conformità (POC) per le acque sotterranee, posto a valle idrogeologica e a confine del sito.
L’imposizione del rispetto delle CSC per le acque sotterranee al POC implica che non fuoriescano dal sito acque potenzialmente contaminate, che vadano a intaccare la risorsa idrica sotterranea esterna al sito stesso, che potrebbe essere utilizzata a scopo idropotabile e/o irriguo.
Ancor più urgente appare pertanto l’individuazione di un valore che attesti in maniera univoca quale concentrazione può definirsi potenzialmente contaminante per la matrice falda.
Si ricordano alcune sentenze in cui i T.A.R. hanno dato ragione alle parti che si opponevano all’imposizione del limite restrittivo di 10 µg/l:

T.A.R. Umbria sentenza n. 695 del 12 novembre 2004: “Stante l’assenza …omissis… di un effettivo utilizzo dei corpi idrici interessati alla bonifica, il Collegio ritiene che il mero richiamo (“in via cautelativa”) del principio di precauzione, …omissis…, non sia sufficiente a giustificare l’imposizione di un limite di un ordine di grandezza così restrittivo. Sotto tale profilo, dunque, il provvedimento appare illegittimo”.
T.A.R. Veneto sentenza n. 381/2006 ribadisce la carenza di potere da parte delle regioni ai fini di stabilire valori limite per le sostanze non previste nella normativa vigente a livello nazionale, riconoscendo inoltre esplicitamente l’applicabilità al MTBE, quale composto assimilabile agli idrocarburi, del limite di 350 µg/l.
T.A.R. Piemonte sentenza n. 1297 del 17 marzo 2007 sancisce l’incostituzionalità dell’introduzione di limiti non previsti dal quadro normativo nazionale in relazione al parametro MTBE (“la rilevata lacuna normativa non può essere colmata attraverso un’attività di integrazione analogica operata da organo consultivi quali l’Istituto Superiore di Sanità, o anche dalla stessa amministrazione competente all’approvazione del progetto”).
T.A.R. Veneto sentenza n. 2114 del 2 luglio 2007 riporta espressamente l’indicazione: “i pareri di riferimento fissati all’esito del procedimento di approvazione previsto dal legislatore delegato non possono essere modificati né in sede di conferenze di servizi, né da pareri dell’Istituto Superiore di Sanità”.
Si resta in attesa dell’individuazione di una CSC per il parametro MTBE per le matrici falda e suolo.

Leggi l’articolo correlato:
MTBE, additivo verde?

Articolo dell’ing. Roberta Lazzari

Con questo articolo iniziamo un’analisi sulle caratteristiche chimico-fisiche e tossicologiche di alcuni composti molto diffusi. Saranno presi in considerazione gli impatti ambientali significativi, le problematiche connesse e le possibili soluzioni.

Il metil-t-butil etere (metil-terziar-butil etere, MTBE) viene impiegato come additivo per la benzina per il suo numero elevato di ottani, in sostituzione del piombo tetraetile e del benzene.
Negli Stati Uniti il suo utilizzo iniziò nel 1979, a bassi dosaggi. Fu solo a partire dalla metà degli anni ’80 che il MTBE è diventato uno dei componenti più utilizzati per riformulare le benzine: il basso costo e la tossicità sicuramente inferiore a quelle del piombo tetraetile e del benzene ne hanno incrementato l’impiego come antidetonante in tutte le benzine verdi, fino ad essere usato oggi in percentuali che vanno dal 7% al 12%.
Inizialmente venne accolto come il liberatore dalla schiavitù del piombo tetraetile, in quanto il MTBE è in effetti capace di liberare ossigeno durante la combustione e di modulare la reattività delle benzine, riducendo alcune delle peggiori emissioni dovute al traffico motorizzato (come il temibile monossido di carbonio, CO); inoltre, fatto per nulla trascurabile, senza le controindicazioni ambientali del benzene.

A temperatura ambiente il MTBE si presenta come un liquido incolore dall’odore caratteristico, facilmente infiammabile e irritante per la pelle.
Ciò che rende minaccioso tale composto, rispetto ad altri contenuti nella benzina, è la sua alta solubilità in acqua: il valore medio di solubilità in acqua degli idrocarburi non supera generalmente gli 0,15 g/l, mentre la solubilità in acqua del MTBE è di circa 50 g/l. Inoltre il suo coefficiente di diffusione in falda (9,41 x 10-5 cm2/s, Database Apat aggiornato al 16 maggio 2008) è circa un ordine di grandezza superiore rispetto a quello dei composti aromatici, andando quindi a influire sull’estensione del potenziale plume di contaminazione (1).

Contrariamente al benzene poi, non viene trattenuto negli strati superficiali del terreno e, una volta raggiunta la falda acquifera, si disperde facilmente e vi resta per tempi indefiniti, in quanto scarsamente degradabile.
Il problema della contaminazione delle acque non è di tipo tossicologico o sanitario, ma è piuttosto legato al sapore sgradevole: già in piccole concentrazioni rende l’acqua potabile imbevibile. Si sta dunque ridimensionando molto la sua presunta innocuità e già si sente parlare di limitazioni all’impiego e alla diffusione.
Se la contaminazione riguarda solo il suolo (parte insatura), grazie all’alta tensione vapore e alla scarsa affinità di assorbimento del MTBE, le tecniche di bonifica molto efficaci sono: l’estrazione di vapori dal suolo (in situ) e il desorbimento termico a bassa temperatura (ex situ); non sono invece raccomandati trattamenti biodegradativi.
Al contrario, se l’inquinamento coinvolge anche la falda acquifera, il problema è decisamente grave: la falda non potrà più essere usata per l’approvvigionamento d’acqua potabile per lungo tempo, poiché le operazioni di bonifica da MTBE delle acque sotterranee per ora conseguono esiti molto incerti, a costi elevati e in tempi lunghi.

Negli Stati Uniti se ne chiede ora la messa al bando definitiva (specie dopo che nel 1995 era emerso che nelle forniture idriche della città di Santa Monica vi era una concentrazione di MTBE molto elevata e che alla fine degli anni ’90 l’area contaminata statunitense comprendeva ben 49 stati e circa 100.000 siti tra pozzi e serbatoi per l’approvvigionamento di acqua potabile).
In Europa l’utilizzo dell’antidetonante è più recente, ma ci si sta muovendo sulla scia dell’inversione di rotta operata oltreoceano.

A livello nazionale esistono dei limiti all’utilizzo dell’additivo, che fissano al 15% in volume la quota massima nelle benzine. Tali provvedimenti recepiscono due direttive europee introdotte negli anni ottanta per regolamentare i risparmi di greggio. Resta ancora aperto invece il problema del valore limite di concentrazione accettabile per il MTBE nelle acque sotterranee, nell’ambito dei procedimenti di bonifica.

Articolo dell’ing. Roberta Lazzari

———-
(1) In ingegneria ambientale, il plume (detto anche plumen o pennacchio) è quella parte di un acquifero sotterraneo che, in una situazione di contaminazione da sostanze pericolose, trasporta le sostanze contaminanti. Il termine viene impiegato, per esempio, nelle normative vigenti sulla bonifica di siti contaminati da sostanze pericolose (decreto legislativo 152 del 3 aprile 2006).