Il presidente dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato scalda la platea di ingegneri presente al congresso nazionale della professione numero 61, che si sta tenendo in questi giorni a Palermo. Sollecitato sul tema delle tariffe, il numero uno dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella ha tenuto a sottolineare che “sulla loro abolizione non si torna indietro”.

A queste parole gli ingegneri presenti hanno fatto sentire il loro malumore. A riportare al centro la discussione ci ha pensato Armando Zambrano, il cui intervento non era previsto, che ha puntualizzato a nome degli ingegneri italiani: “Non chiediamo il ripristino delle tariffe obbligatorie. Tuttavia, occorre fare una riflessione seria sulle prestazioni professionali e il corretto valore che ad esse va dato. Tutto questo a garanzia della qualità della prestazione e, quindi, delle esigenze dei committenti”.

Non ha mancato, il presidente del CNI, di rimarcare come a livello europeo “Nessun professionista attualmente ha gli obblighi ai quali sono sottoposti i professionisti italiani”.

Al di là del tema delle tariffe, Pitruzzella ha proposto una riflessione più generale sul rapporto col CNI. “Serve un confronto tra noi – ha detto -. Il mondo è cambiato radicalmente. Ci sono problemi da risolvere ma anche molte opportunità. Credo che le professioni in questo avranno un ruolo fondamentale se sapranno cambiare i loro modelli organizzativi” … volendo essere pignoli, c’è da chiedersi cosa intenda Pitruzzella quando parla di “cambiamento dei modelli organizzativi delle professioni”, un nervo scoperto che non è stato ulteriormente sollecitato.

Reintroduzione dei minimi tariffari per le prestazioni dei liberi professionisti: un leitmotiv che si ode molto spesso in questi tempi di crisi economica. La scintilla che ha riaperto il tema in maniera molto intensa è stata la sentenza del Consiglio di Stato che ha dato torto agli avvocati in merito alla reintroduzione della vincolatività dei minimi tariffari contenuta in una circolare del Consiglio nazionale forense. A parere degli ingegneri (per voce del presidente del CNI, Armando Zambrano) la soluzione sta come si suo dire “a metà del guado”: ovverosia nel “definire standard di prestazione e corrispettivi economici che orientino la committenza privata, nel rispetto del principio di concorrenza”.

La suddetta sentenza del Consiglio di Stato ha di fatto confermato la multa da circa 1 milione di euro inflitta al Consiglio nazionale forense dall’Antitrust. Il motivo della sanzione era stato la violazione delle regole sulla concorrenza dovuta all’adozione di due decisioni volte a limitare l’autonomia dei professionisti: il parere con il quale il Cnf avrebbe limitato l’impiego di un canale di diffusione delle informazioni (Amica Card) ed una circolare con la quale sarebbe stata reintrodotta la vincolatività dei minimi tariffari. In seguito il TAR Lazio aveva in parte accolto il ricorso degli avvocati, dimezzando la sanzione. Il Consiglio di Stato ha messo la parola fine sulla questione ripristinando la sanzione originaria.

“Questa – ha chiarito Zambrano – è una sentenza che va commentata su due piani differenti. Non c’è dubbio che sul mercato privato noi professionisti abbiamo un problema. Se nel settore pubblico la normativa consente di stabilire un corretto rapporto tra l’attività professionale prestata e il rispettivo valore economico, in quello privato l’abolizione delle tariffe ci ha privati di punti di riferimento. In tal senso è necessario un intervento e noi professionisti tecnici siamo pronti a fare la nostra parte”.

Leggi anche l’articolo Competenze ingegneri junior: il caos e il parere del CNI.

“Tuttavia – ha proseguito il numero uno degli Ingegneri – non chiediamo il ripristino dell’obbligatorietà dei corrispettivi, semplicemente perché allo stato occorre una forte apposizione anche ideologica a questa ipotesi, basata su un contestabile principio di libera concorrenza”.

La soluzione secondo gli Ingegneri? Non ripristinare la tariffa professionale, bensì definire standard di prestazione e di corrispettivi economici, in maniera tale da orientare e garantire adeguatamente la committenza privata. Ciò anche alla luce dell’esperienza già maturata nel settore pubblico e nel pieno rispetto della normativa sulla concorrenza e del principio di parità di trattamento.

Nuovo faccia a faccia tra Ordini professionali e Guardasigilli, lo scorso 21 luglio. Questa volta per discutere su un documento di principi unitario consegnato dagli Ordini nelle mani del Ministro della giustizia Angelino Alfano.

Esprimono soddisfazione sull’incontro gli ingegneri, nonostante fosse sicuramente arduo l’impegno preso in primis da loro e dal presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Giovanni Rolando: riunire i professionisti attorno ad un tavolo e trovare un testo condiviso da tutte le professioni tecniche, indipendentemente dall’appartenenza al Pat (Professionisti dell’area tecnica).

A questo si è giunti: un testo elaborato anche con il contributo del Cup (Comitato unitario delle professioni) e infine dallo stesso Cup condiviso. “Un percorso che ha rappresentato un segno di grande maturità da parte di tutte le professioni – ha detto Rolando – arrivando ad una posizione unitaria pur essendo 27 le professioni coinvolte e diversi i punti di vista in campo”.

E l’apprezzamento per i passi fatti sinora e l’unitarietà di intenti è arrivato anche dal Ministro Alfano. Dunque ora si va avanti e la strada è segnata: a breve, la trasformazione del testo di principi presentato dagli Ordini in testo di legge, con gli ingegneri che si sono già impegnati a dialogare con l’ufficio legislativo del Ministro per affrontare anche questo step.

Un tavolo con Confindustria per la vexata quaestio delle tariffe minime
Nello stesso tempo, però – ha precisato il presidente Rolando – riteniamo sia necessario anche un incontro con altri interlocutori, quali Confindustria e il suo presidente Emma Marcegaglia”, con cui è ancora aperto un dibattito sulla riforma ed in particolare sulla questione del ritorno alle tariffe minime delle prestazioni, che ha trovato una netta contrarietà da parte dello stesso presidente confindustriale.

A tal proposito, gli ingegneri ribadiscono che soprattutto il comparto tecnico ha bisogno di tariffe minime, a garanzia della collettività: “non si può equiparare un discorso puramente commerciale come quello degli industriali, che usufruiscono peraltro di finanziamenti pubblici in tempi di crisi, con un discorso professionale, dove i soggetti sono garanti dello Stato verso la collettività – ha aggiunto il presidente del CNI – Sono posizioni non paragonabili e si arriva ad assurdi come il fatto che i costi relativi alla sicurezza delle imprese non sono soggetti a ribasso, mentre i professionisti che progettano quella sicurezza sono sempre in regime di concorrenza e, in taluni casi, costretti a fornire ribassi anche del 90% e quindi a lavorare ampiamente in rimessa pur di rimanere sul mercato. Sono comunque certo che con un confronto pacato, anche con il Presidente Marcegaglia, gli Ordini sapranno spiegare le loro motivazioni e fugare ogni dubbio. Il tutto nell’interesse del cittadino”.

 

Fonte ufficio stampa CNI

Se gli ingegneri italiani stanno seguendo da vicino, e non senza interventi pungenti, il lungo iter verso un’attesa e necessaria riforma delle professioni, hanno anche gli occhi puntati su quanto di positivo viene proposto in questo senso. La proposta di legge n. 3480, ad esempio, presentata alla Camera da Antonino Lo Presti (Pdl), viene salutata con entusiasmo dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

È questo l’incipit del comunicato con cui il Consiglio nazionale degli ingegneri dimostra di accogliere con estremo favore la proposta Lo Presti. Un entusiasmo pari alla freddezza con la quale, invece, era stata accolta la proposta Siliquini, giudicata velleitaria e non idonea a risolvere i problemi delle professioni. Soprattutto, giova ricordarlo, riguardo:
– la definizione di professione intellettuale che perde la fondamentale caratteristica di essere regolamentata;
– l’equiparazione tra i titoli formativi professionali e universitari;
– la interpretazione del ruolo degli attuali ordini assimilati ad associazioni;
– la costituzione di un consiglio nazionale indistinto di tutte le professioni che agirebbe in rappresentanza di interessi non più della professione ma dei professionisti;
– la nuova interpretazione del concetto di tariffa liberante derogabile;
– l’accorpamento in un unico albo dei tecnici per l’ingegneria sia degli attuali professionisti diplomati che dei laureati triennali con la conseguente eliminazione della sezione B degli attuali Ordini, in contrasto con quanto previsto dal d.P.R. 328/2001;
– la confusione che si verrebbe a creare per la individuazione dei professionisti da parte della committenza circa il percorso formativo.

Tornando alla proposta 3480 il presidente del CNI Rolando ha commentato: “Da tempo i professionisti attendono una manovra che guidi il comparto delle professioni fuori dalla crisi, favorendo in questo modo anche la ripresa del sistema Italia e di chi, come le libere professioni, contribuiscono in modo considerevole al prodotto interno lordo nazionale”.

I punti cruciali individuati nel testo Lo Presti sono la possibilità di compensare i crediti vantati dal professionista con i debiti tributari, di rivedere il rapporto dei professionisti con la pubblica amministrazione (che tende ad avere tempi lunghi per i pagamenti delle parcelle), di ricevere, come le imprese, incentivi (anche per i giovani che entrano nel mercato).

Il ritorno dei minimi tariffati negli appalti
Altro punto fondamentale, inoltre, è il ritorno ai minimi tariffari negli appalti pubblici (leggi articolo), che ristabilirebbe le necessarie garanzie per una corretta realizzazione, nonché un equo compenso per le prestazioni d’intelletto, salvando i professionisti più seri e scrupolosi da un’ingiusta uscita del mercato.

Misure di sostegno e di incentivo per lo sviluppo delle libere professioni, nonché delega al Governo in materia di estensione della disciplina del concordato preventivo e per l’istituzione di una procedura di esdebitazione in favore dei professionisti – Proposta di legge 3480 Lo Presti Faenzi, Pecorella, Mussolini, Costa, La Loggia, Scalia, Bernini Bovicelli

A cura di Mauro Ferrarini

A opera di Alberto Pavan, titolare dei corsi di Valutazione economica di piani e progetti e di Estimo presso la I Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano, proponiamo per i nostri lettori l’articolo dal titolo Verifica di congruità di una parcella professionale di progettazione, pubblicato sul numero di marzo della rivista Consulente tecnico di Maggioli Editore.

Il caso, in breve, riguarda la proprietaria di un comparto industriale che intende trasformare in un complesso residenziale. Si avvia la fase di progettazione in prospettiva dell’ottenimento delle previste autorizzazioni. Visti i tempi accumulatisi la proprietà disdetta il mandato al progettista e rifiuta il pagamento della sua parcella professionale giudicata esuberante il lavoro progettuale effettivamente svolto.

Nell’articolo viene definita la congruità delle richieste del progettista in ragione degli elaborati depositati in causa.

Verifica di congruità di una parcella professionale di progettazione, di Alberto Pavan (tratto dal numero di marzo della rivista Consulente Tecnico, Maggioli Editore)

Continuano le brusche oscillazioni del mercato: in aprile il valore s’impenna grazie a due maxi bandi, pubblicati uno dall’Ispra e l’altro dalla Regione Sicilia, che da soli raggiungono quasi il 65% dei 109 milioni di euro messi in gara complessivamente nel mese, facendo chiudere il primo quadrimestre del 2010 con il segno positivo. Infatti, secondo l’aggiornamento mensile al 30 aprile dell’Osservatorio OICE-Informatel, le gare per servizi di ingegneria e architettura indette nell’ultimo mese sono state 345 (32 sopra soglia) per un importo complessivo di 109,0 milioni di euro (94,9 sopra soglia).

Il confronto con aprile 2009 vede diminuire il numero del 5,2% (-30,4% sopra soglia e -1,6% sotto soglia) ma crescere il valore del 65,9% (+83,8% sopra soglia e +0,3% sotto soglia). In totale nei primi quattro mesi del 2010 sono state pubblicate 1.324 gare (126 sopra soglia) per un valore di 283,3 milioni di euro (230,7 sopra soglia).

Il confronto con il primo quadrimestre 2009 è positivo: nonostante il numero delle gare scenda dell’1,7% (-28,0% sopra soglia e +2,2% sotto soglia) il loro valore cresce del 14,0% (+17,7% sopra soglia e +0,2% sotto soglia). Il risultato del primo quadrimestre è il più alto degli ultimi quattro anni ed è in gran parte dovuto alla pubblicazione di tre maxi bandi: in aprile i due citati sopra, e nel mese di febbraio il maxi bando da 66 milioni di euro pubblicato da “Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova” spa.
Continuano a crescere i ribassi con cui le gare vengono aggiudicate: in base agli ultimi dati raccolti in aprile il ribasso medio sul prezzo a base d’asta per le gare indette nel 2009 è salito al 37,1% (era al 36,5% con i dati di marzo), che raggiunge il 70% nell’aggiudicazione della gara della GE.S.IN. spa di Torino per la progettazione esecutiva, direzione lavori e coordinamento della sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione riguardante la costruzione del parcheggio di interscambio denominato “Movicentro” in Venaria Reale, con un importo a base d’asta di 510.656 euro.

Le preoccupazioni per l’instabilità del mercato – ha dichiarato il presidente OICE Braccio Oddi Baglioni che quando cresce lo deve solo ai maxi bandi, sono rafforzate dal montare dei ribassi con cui vengono aggiudicate le gare. A ciò si aggiungono, però, alcuni problemi generali – irrisolti – che riguardano innanzitutto le risorse, in questo momento bloccate anche per interventi di manutenzione ordinaria: appare grave non avere dato seguito agli annunci relativi agli impegni di spesa approvati dal Cipe e all’avvio di quegli interventi per piccole e medie opere, che all’estero sono stati realizzati con successo proprio per tentare di sostenere la crescita e l’occupazione. Altrettanto grave – ha continuato il presidente OICE è non avere risolto il problema dei ritardati pagamenti, che sta mettendo in ginocchio l’intero settore; grave è anche il ritardo nel varo del regolamento che, a parte il problema della disciplina delle opere superspecialistiche, ben potrebbe essere messo a regime. Va peraltro detto che, in una situazione come questa, continuano ad essere varate mini modifiche al Codice dei contratti che rendono costantemente incerta la situazione di fondo. Anche su questo aspetto occorre chiarezza. Siamo disponibili a studiare, come stiamo facendo, alcuni correttivi al Codice, ma ciò deve avvenire garantendo una visione unitaria del disegno legislativo. Nel merito delle ipotesi di modifica riteniamo essenziale salvaguardare la centralità del progetto: siamo dell’idea che occorra investire più tempo sulla fase di programmazione e di progettazione per arrivare a progetti ben definiti e cantierabili che rendono difficile l’attivazione di riserve e contenziosi spesso strumentali al recupero, da parte dell’impresa, di ribassi eccessivi. Gli strumenti possono essere diversi: i referendum per risolvere le questioni di consenso, le conferenze di servizi preliminari, una effettiva validazione del progetto, il ricorso a criteri reputazionali per i progettisti che premino i più efficienti e più affidabili. La richiesta dell’ingegneria e dell’architettura organizzata è, quindi, – ha concluso Oddi Baglioni – quella di garantire che le poche risorse siano effettivamente spese in maniera efficiente, che chi ha già lavorato sia remunerato senza dovere aspettare anche più di un anno e che si definisca rapidamente il quadro normativo attuale e le eventuali ipotesi correttive da apportare.”

Il Nord tira il mercato
Tornando ai dati dell’Osservatorio è da notare che nei primi quattro mesi del 2010 a ‘tirare’ il mercato sono le regioni del Nord, infatti, rispetto ai primi quattro mesi del 2009, Nord-Ovest +6,0% in numero e +164,2% in valore, Nord-Est +17,8% in numero e +81,1% in valore. In tutte le altre aree geografiche del paese il confronto con il primo quadrimestre 2009 è negativo: Centro -15,1% in numero e-34,5% in valore, Meridione -8,9% in numero e -34,7% in valore, Isole -10,6% in numero e -0,6 in valore. Il numero delle gare italiane pubblicate sulla gazzetta comunitaria, passato dalle 175 unità del gennaio-aprile 2009 alle 126 dello scorso quadrimestre, mostra una contrazione del 28,0%.

La situazione europea
Anche nell’insieme degli altri partner dell’Unione europea la domanda di servizi di ingegneria e architettura presenta una tendenza recessiva connotata, però, da una flessione (-19,0%) meno accentuata di quella italiana. Sempre nel primo quadrimestre l’incidenza del nostro Paese continua ad attestarsi su un modesto 3,0% (Francia 45,1%, Germania 10,6%, Spagna 8,0%, Polonia 5,1%, Gran Bretagna 3,8%, ecc.). Anche la domanda d’ingegneria che si esprime attraverso la pubblicazione delle gare per l’affidamento congiunto di progettazione e costruzione risulta in forte crescita: nei primi quattro mesi dell’anno sono state bandite 441 gare per un importo accertato di 5.038,5 milioni di euro: rispetto al 2009, +59,2% nel numero e +35,5% nel valore. In aprile è stata pubblicata la prima gara del 2010 per general contracting dalla TOTAL E&P Italia s.p.a. per il progetto Tempa Rossa in Basilicata con un importo di 1.100 milioni di euro.

Fonte OICE

Il T.A.R. Piemonte ha, con la sentenza 3718/2009, messo un freno alle valutazioni basate sulla componente economica, privilegiando la qualità, negli appalti da aggiudicare all’offerta migliore. E ha chiarito che il fattore prezzo non deve mai essere preso in considerazione a discapito della qualità dell’offerta.

Nel caso in esame è stato bocciato un disciplinare di gara che nonostante avesse scelto per l’aggiudicazione il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, scartando quindi il massimo ribasso, era stato articolato in 40 punti per l’aspetto economico e 60 per quello qualitativo, dando quindi maggiore peso al prezzo. 

Per la formazione della graduatoria il disciplinare proponeva inoltre una formula aritmetica composta dal ribasso offerto dalla concorrente moltiplicato per 40 e diviso per il massimo ribasso. 

La formula adottata per la formazione della graduatoria è stata bocciata anche dal T.A.R., che l’ha giudicata contrastante con l’articolo 83 del decreto legislativo 163/2006, Codice dei contratti pubblici, ma anche con la volontà manifestata nel bando di gara di assegnare un valore preminente al merito tecnico.

T.A.R. Piemonte, sentenza 3718/2009

 

Secondo l’Autorità garante della concorrenza e del mercato sono un retaggio del passato, incompatibili con la normativa europea e nazionale in materia di servizi.
Anche per una parte dei soggetti professionali (in particolare quelli organizzati in forma di società di capitale) che operano nel settore dei lavori pubblici e convivono con ribassi medi del 40% e ribassi massimi anche del 100%, non sono lo strumento più idoneo a regolamentare un mercato “impazzito”.

Eppure, esistono grandi Paesi europei che continuano ad utilizzare le tariffe professionali vincolanti per remunerare le prestazioni degli ingegneri e degli architetti.
Il 28 aprile 2009 il Governo Federale della Germania ha aggiornato, dopo 14 anni, le tariffe obbligatorie per le prestazioni di ingegneri e architetti (Honorarordnung für Architekten und Ingenieure – HOAI). La proposta del Governo è stata approvata dal Consiglio Federale nella seduta del 12 giugno; la nuova tariffa è stata pubblicata sulla Bundesgesetzblatt n. 53 del 17 agosto 2009, entrando in vigore il giorno successivo.

Per il contesto italiano il nuovo tariffario degli ingegneri e architetti tedeschi ha una duplice rilevanza.
In primo luogo esso consente per l’ennesima volta di ribadire la piena legittimità del ricorso alle tariffe vincolanti per remunerare le prestazioni di ingegneri e architetti.
Anche se la nostra Autorità garante della concorrenza e del mercato sembra ignorarlo, il sistema tariffario applicato alle prestazioni di ingegneri e architetti è perfettamente compatibile con il diritto comunitario.
La Corte di giustizia delle comunità europee, con la sentenza 19 febbraio 2002, causa C-35/99, ha affermato definitivamente che gli artt. 5 e 85 del trattato Cee (divenuti ora artt. 10 Ce e 81 Ce) non ostano all’adozione, da parte di uno Stato membro, di norme che approvino, sulla base di un progetto stabilito da un Ordine professionale, una tariffa che fissi dei minimi e dei massimi per gli onorari dei membri dell’Ordine, a condizione che lo Stato stesso eserciti, a mezzo dei suoi organi, controlli nei momenti dell’approvazione della tariffa e della liquidazione degli onorari.
Alla luce di detto principio sono state ritenute legittime tutte le tariffe professionali adottate in Italia, vincolanti fino all’approvazione della legge “Bersani” (n. 248/2006).
Sorda al consolidato orientamento della Corte di Giustizia, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nella sua recente Indagine conoscitiva riguardante il settore degli ordini professionali (IC34), continua a ribadire che “secondo il diritto antitrust (..) i prezzi fissi o minimi rappresentano l’esempio più evidente di restrizione della libera concorrenza che non trova alcuna giustificazione nella tutela di interessi generali”.

Con particolare riferimento alla determinazione dei compensi per la progettazione nell’ambito di lavori pubblici ed alla possibilità da parte delle stazioni appaltanti di utilizzare, ove motivatamente ritenuti adeguati, i corrispettivi di cui attualmente al d.m. 4 aprile 2001, l’Autorità ha inoltre affermato che “la disposizione in esame” (ossia quella che dà facoltà alle stazioni appaltanti di utilizzare i “corrispettivi” per l’individuazione della base d’asta nelle gare pubbliche) può “alterare il libero gioco della concorrenza” 2, e ne ha richiesto l’abrogazione.
Con questa richiesta l’Autorità garante della concorrenza conferma di avere nei professionisti il suo “bersaglio” principale se non esclusivo.
È, infatti, noto che la base d’asta per le attività di esecuzione dei lavori pubblici continua ad essere stabilita facendo obbligatoriamente riferimento a prezzari regionali (di cui al comma 8, art. 133 del d.lgs 163/2006), aggiornati annualmente, i quali assumono la stessa funzione dei “corrispettivi” di cui al d.m. 4 aprile 2001, utilizzabili però solo facoltativamente dalle stazioni appaltanti. Non risulta che l’Autorità abbia mai censurato il ricorso obbligatorio da parte delle stazioni appaltanti a tali prezzari, di cui beneficiano le imprese di costruzione.

La scelta del Governo Federale di Germania dimostra, invece, che le tariffe professionali vincolanti sono uno strumento irrinunciabile per garantire la qualità delle prestazioni d’ingegneria e tutelare gli stessi consumatori.

Nel motivare la decisione di aggiornare e confermare l’obbligatorietà del tariffario per ingegneri e architetti il Governo Federale afferma:
Scopo della prescrizione di tariffe minime è la prevenzione di una competizione sconsiderata, che metterebbe a repentaglio la qualità delle prestazioni professionistiche”. Competizione sconsiderata che connota ora il mercato delle prestazioni professionali d’ingegneria in Italia.
Il Governo Federale ritiene, inoltre, che le tariffe professionali siano uno strumento idoneo anche a tutelare i consumatori: Sul mercato esistono lacune di informazione, che impediscono ai committenti una equa valutazione delle prestazioni professionali. In tale ottica i minimi di tariffa collegati a prescrizioni minime possono anche a contribuire alla protezione dei consumatori”.

Il nuovo tariffario tedesco prevede un incremento medio dei compensi di ingegneri e architetti del 10%. Il Governo tedesco stima che le nuove tariffe di ingegneri e architetti comporteranno, per le sole amministrazioni pubbliche, maggiori oneri per 290 milioni di euro l’anno. Tale maggiore esborso viene però ritenuto necessario per garantire la qualità della progettazione e quindi la qualità complessiva delle opere pubbliche. La scelta del Governo Federale di Germania conferma che il ripristino dell’obbligatorietà delle tariffe professionali per la remunerazione delle prestazioni degli ingegneri e degli architetti può e deve essere percorsa anche in Italia.

La lettura del tariffario tedesco fornisce, inoltre, ulteriori elementi di riflessione in vista di una possibile revisione della tariffa italiana.
Tra le scelte di fondo del nuovo tariffario tedesco si evidenziano:
l’applicazione del regime tariffario obbligatorio ad una fascia di opere di dimensione medio-piccola. Tutte le tabelle riportate nell’Ordinanza tedesca, infatti, giungono un importo massimo di opere di poco superiore a 25 milioni di euro. Per alcune prestazioni particolari (in materia urbanistica e di pianificazione territoriale) i parametri tariffari si basano invece sulla superficie dell’area oggetto di prestazione oppure su indicatori sintetici che considerano anche la popolazione residente. Al di sopra dei valori massimi riportati nelle tabelle, i compensi tornano ad essere liberamente contrattabili con il Committente;
il riferimento per il calcolo degli onorari all’importo dei lavori, alla tipologia dei lavori ed al grado di difficoltà degli stessi. L’importo dei lavori è calcolato ovvero concordato preventivamente con il Committente. In tale modo è possibile definire gli onorari per le prestazioni professionali sin dalle prime fasi operative dell’opera. I costi concordati devono essere, in ogni caso, congrui e verificabili;
l’introduzione di un range di variazione tra un valore minimo ed un valore massimo per gli onorari definiti dalle tabelle; all’interno di tale range è ammessa la libera contrattazione dei compensi con il Committente;
la natura “prestazionale” dei corrispettivi definiti dalle tabelle. Per ogni specifica prestazione associata al regime tariffario obbligatorio, è inserita (negli allegati) una approfondita descrizione delle attività che ciascuna di esse implica. Il Committente ha, così, a disposizione uno strumento per verificare il puntuale adempimento delle attività e delle mansioni che connotano una prestazione di “qualità” da parte del professionista;
la liberalizzazione dei compensi per le prestazioni di consulenza attinenti la valutazione di impatto ambientale, fisica-tecnica e termofisica, acustica, geotecnica e topografia. Per queste consulenze l’Allegato 1 riporta una puntuale descrizione delle singole prestazioni nonché tabelle per la determinazione degli onorari che non hanno, però, valore vincolante;
l’introduzione di un meccanismo di “bonus/malus”. Nel caso che soluzioni tecniche, economiche o di compatibilità con l’ambiente proposte dal professionista determinino una “notevole” riduzione dei costi senza pregiudizio per il livello qualitativo della prestazione fissato contrattualmente, si potrà concordare per iscritto una maggiorazione dell’onorario fino ad un massimo del 20% di quanto originariamente pattuito. In caso, viceversa, di superamento dei costi di realizzazione dell’opera potrà essere concordata con il Committente, per iscritto, una riduzione dell’onorario, con importo massimo pari al 5% dell’onorario originariamente convenuto.

Di fronte ad un mercato dei servizi di ingegneria devastato dai ribassi “lunari”, il ripristino dell’inderogabilità dei minimi tariffari (mai abbandonata da un paese non certo secondario come la Germania) quale strumento di regolazione del sacrosanto meccanismo concorrenziale, merita di essere almeno preso in considerazione, soprattutto perché del tutto compatibile con il diritto europeo.

L’attualità delle tariffe professionali per le prestazioni di ingegneria. I contenuti del nuovo Honorarordnung fur Architekten und Ingenieure – HOAI a cura del Centro Studi Cni (pdf, 0,58 Mb)

Diffusa arbitrarietà nella determinazione dei compensi da porre a base d’asta; ribassi medi nell’ordine del 40% e massimi anche del 100%; crescente marginalizzazione dei liberi professionisti nel mercato dei bandi pubblici di progettazione.

Sono queste le conseguenze della liberalizzazione dei compensi professionali che emergono analizzando i risultati del monitoraggio, realizzato dal Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, sui bandi di gara per l’affidamento dei servizi di ingegneria (progettazione, direzione dei lavori, coordinamento per la sicurezza, collaudo, misura e contabilità ecc.) pubblicati nel quarto trimestre 2009.

La liberalizzazione dei compensi ha dunque determinato la progressiva espulsione dei liberi professionisti dal mercato dei bandi pubblici, che sono di fatto esclusi dai bandi che assegnano congiuntamente incarichi di progettazione ed esecuzione dei lavori.
In termini numerici, solo il 7,9% dei bandi di progettazione ed esecuzione aggiudicati nel quarto trimestre 2009 è stato acquisito dai liberi professionisti mentre se si considera il valore delle aggiudicazioni tale quota scende all’11%. I liberi professionisti (individuali, associati o strutturati in forma di società di professionisti) e i raggruppamenti/associazioni temporanei che li vedono coinvolti “resistono” meglio nei bandi aventi ad oggetto la progettazione e gli altri servizi di ingegneria (senza esecuzione dei lavori); nell’ultimo trimestre 2009 essi si sono aggiudicati, in termini numerici, il 73,6% di questa tipologia di bandi, quota che scende però al 59% se si considera l’importo degli incarichi.

Leggi il rapporto

Fonte Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri

I corrispettivi dovuti dai clienti devono essere calcolati sulla base delle tariffe approvate per legge, ma le stesse cambiano a seconda che il committente sia privato o pubblico. Ma vediamo più nello specifico come funziona il sistema tariffario delle professioni tecniche.

Nel caso in cui il cliente che si è rivolto al professionista sia un privato, il sistema tariffario di riferimento è quello di cui alla legge n. 143 del 2 marzo 1949 e successive modifiche, la c.d. Tariffa professionale, che è comune anche agli architetti. Allo stato attuale i compensi degli ingegneri nel caso di incarichi privati risultano inferiori a quelli in vigore per i rapporti con la committenza pubblica, regolati invece dal decreto ministeriale del 4 aprile 2001.

Il decreto Bersani
All’indomani dell’entrata in vigore del c.d. decreto Bersani nel luglio del 2006 si è discusso a lungo nel mondo delle professioni sull’effettiva portata della normativa de qua, giungendo in qualche caso persino a ritenere che il ministro dell’esecutivo Prodi avesse inteso abrogare il tradizionale sistema tariffario. In realtà, le prestazioni professionali rese dagli ingegneri, alla pari di quelle rese dagli architetti, dagli avvocati, dai notai, ecc., restano regolate dal codice civile, che ha sempre previsto come fonte principale della determinazione della misura del compenso l’accordo tra le parti.
Solo in mancanza di detto accordo scattano come criterio ausiliario i minimi e i massimi previsti dal sistema tariffario.
La novità contenuta nel decreto Bersani è stata semmai quella di abolire il principio normativo dell’obbligatorietà dei minimi tariffari, lasciando le parti libere di contrattare la misura del compenso anche in misura inferiore rispetto a quanto previsto dalla Tariffa.

Gli incarichi provenienti dai privati
La ricordata legge n. 143/1949 e successive modifiche distingue gli onorari del professionista tecnico sulla base delle differenti modalità della loro determinazione:
onorari a percentuale, da calcolarsi in una quota dell’importo delle opere che costituiscono l’oggetto dell’incarico;
onorari a quantità, da calcolarsi in base all’estensione e alla quantità del lavoro compiuto;
onorari a vacazione, da valutarsi in base al tempo impiegato dal professionista per l’adempimento della prestazione (applicabile però soltanto nei casi previsti dalla medesima legge n. 143/1949);
onorari a discrezione, che è possibile utilizzare per le prestazioni di consulenza o nei casi in cui non ci si può avvalere degli anzidetti criteri né ricorrere a valutazioni per analogia.

Alla legge del 1949 sono quindi allegate numerose tabelle nelle quali vengono definiti gli onorari a percentuale per classi e categorie di opere (Tabella A), le aliquote percentuali previste per una serie di prestazioni professionali (Tabelle B e C), i coefficienti di adeguamento (Tabella D), gli onorari per la misura e la contabilità dei lavori (Tabella E), gli onorari per le perizie estimative (Tabella F), la percentuale di maggiorazione per l’adeguamento degli onorari relativi alle predette perizie estimative (Tabella G).

Gli incarichi pubblici
Gli onorari previsti per gli ingegneri dal decreto ministeriale del 4 aprile 2001, oggetto di una lunga controversia sulla sua legittimità, accertata infine con sentenza n. 8250/2004 del Consiglio di Stato, riguardano le seguenti prestazioni professionali rese su incarico di una persona giuridica di diritto pubblico:
– progettazione preliminare, definitiva, esecutiva e di direzione lavori;
– realizzazione di programmi per la sicurezza nei cantieri, per gli studi di impatto ambientale, per i piani di esproprio;
– prestazioni di supporto tecnicoamministrativo.

Anche in questo settore sono previste apposite tabelle, allegate al decreto ministeriale del 2001 e che vanno ad aggiungersi a quelle contenute nella legge n. 143/1949 e successive modificazioni (Tabelle A, B, B1, B2, B3.1, B3.2, B4, B5, B6). Il rimborso delle spese e dei compensi accessori relativi ai compensi a percentuale determinati a seguito dell’applicazione delle predette tabelle deve essere riconosciuto in modo forfettario mediante l’applicazione di percentuali al valore dei lavori svolti. Nell’ipotesi di affidamento parziale delle fasi di progettazione e delle attività di direzione dei lavori non è poi dovuta alcuna maggiorazione delle tariffe.

Di Gianfranco Di Rago, Studio Legale Di Rago

Il presente articolo è tratto dal numero 10/2009 della rivista Ingegneri, Maggioli Editore