Ricordate la ‘lotta’ tra Tremonti e Romani per sulla possibile proroga della detrazione del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici? E le indiscrezioni, con tanto di tabella riassuntiva, che confermava la proroga al 31 dicembre 2014 delle detrazioni, seppure con una rimodulazione degli sconti? Ebbene di tutto questo, nella Legge di Stabilità, approvata dal Parlamento sabato 12 novembre 2011, non c’è più traccia. Poiché il testo della legge non contiene nessuna riconferma per lo sconto fiscale, il termine attuale del decreto scadrà il 31 dicembre 2011.

 

Sarebbe un errore gravissimo non confermare le detrazioni fiscali per l’efficienza energetica in scadenza a fine anno”, lancia subito l’allarme Ivan Malavasi, presidente di Rete Imprese Italia, che ricorda “il ruolo fondamentale delle detrazioni che, dal 2007, hanno contribuito alla riduzione dei consumi e delle emissioni climalteranti, hanno prodotto circa 11 miliardi di euro di investimenti e creato nuova occupazione, generando ritorni positivi sui conti pubblici”.

 

La Speranza è l’ultima a morire
Nonostante tutto, c’è chi ancora ritiene possibile da qui alla fine dell’anno che la proroga degli incentivi del 55% possa trovare posto in qualche altro strumento legislativo, che potrebbe essere il tanto rinviato Decreto Sviluppo o il ‘classico’ Mille Proroghe di fine anno.

 

Ne è convinto Samuele Broglio, presidente di Confartigianato Mestiere Legno e responsabile della normativa per l’area serramenti per tutta Confartigianato. Secondo Broglio, infatti, “c’è ancora spazio da qua a fine anno per fare quello che non è stato fatto nella Legge di Stabilità appena approvata dal Parlamento”.

 

Pura speranza? Parrebbe di no, almeno leggendo le dichiarazioni di Broglio riportate dal sito Guidafinestra.it, secondo il quale il neo Presidente del Consiglio incaricato, Mario Monti, “conosce bene l’Agenda 20-20-20 e l’impegno europeo sul fronte della riduzione delle emissioni di gas serra e quindi dell’efficienza energetica in tutti i settori, edilizia anzitutto

 

Fonte Confartigianato e Guidafinestra.it

 

Nella foto il Vaso di Pandora … da esso uscirono tutti i malanni del mondo, ma rimase in fondo la Speranza …

Davvero le misure di liberalizzazione delle professioni contenute nel maxi emendamento al ddl Stabilità contribuiranno a risollevare le sorti del Paese, incentivando lo sviluppo? La domanda sorge spontanea e i primi a dare una risposta (critica) sono i vertici dell’Oua, l’organismo unitario dell’avvocatura che, per bocca del presidente Maurizio de Tilla, parla di una misura già vista in passato e dagli esiti fallimentari.

 

L’abolizione delle tariffe minime e l’introduzione delle società di capitali con i soci di solo capitale non contribuiranno a rilanciare l’economia, è l’opinione di de Tilla, secondo il quale le conseguenze saranno solo una diminuzione della qualità delle prestazioni professionali e un aumento del precariato tra i giovani.

 

Basterebbe tracciare un bilancio sulla legge Bersani, in vigore dal 2006”, conclude de Tilla, “per evincere che l’abolizione delle tariffe non è servita a nulla se non a peggiorare la situazione dei giovani professionisti”.

 

E in effetti, nella bozza al maxi emendamento attualmente oggetto della discussione tra i diversi Ministeri, oltre alle misure già note per il rilancio delle infrastrutture (defiscalizzazione di Ires e Irap per le società concessionarie di grandi opere) e per la dismissione dei beni immobili pubblici, trova posto il tema della liberalizzazione delle professioni con la specifica indicazione di come, nella determinazione del compenso dei professionisti, sia escluso qualunque possibile rilievo delle tariffe professionali.

 

Le Società tra Professionisti
Sempre nell’ambito delle liberalizzazioni trova posto anche la possibilità di costituire società per l’esercizio di attività professionali, regolamentate nel sistema ordinistico secondo i modelli societari regolati dai titoli V e VI del libro V del codice civile. Potranno dunque nascere le c.d. Società tra Professionisti.

 

Queste società, nella cui denominazione sociale dovrà comparire l’indicazione di ‘Società tra professionisti’, potranno offrire servizi di tutte le attività professionali coinvolte, ma la partecipazione a una società è incompatibile con la partecipazione ad altra società tra professionisti.

 

L’esercizio dell’attività professionale è riservata in via esclusiva ai soci. È ammessa l’iscrizione  in qualità di soci dei soli professionisti iscritti ad ordini, albi e collegi, anche in differenti sezioni, purché in possesso del titolo di studio abilitante, ovvero soggetti non professionisti soltanto per prestazioni tecniche o con una partecipazione minoritaria, o per finalità di investimento. Resta fermo il divieto per tali soci di partecipare alle attività riservate e agli organi di amministrazione della società.

 

Infine, perché si configuri una vera e propria società tra professionisti, occorre che nell’atto costitutivo della società siano indicati:
– criteri e modalità affinché l’esecuzione dell’incarico professionale conferito alla società sia eseguito solo dai soci in possesso dei requisiti per l’esercizio della prestazione professionale richiesta; la designazione del socio professionista sia compiuta dall’utente e, in mancanza di tale designazione, il nominativo debba essere previamente comunicato per iscritto all’utente;
– le modalità di esclusione dalla società del socio che sia stato cancellato dal rispettivo albo con provvedimento definitivo.