Nel  costante processo di rinnovamento e modernizzazione dell’area industriale Kiwi Uno Spa, l’azienda italiana leader nella produzione e commercializzazione di prodotti ortofrutticoli, ha ricoperto parte dell’area produttiva con il sistema di copertura a giunto drenante Drytec®. L’azienda, attenta ai problemi legati alla sostenibilità ambientale, ha commissionato la progettazione e la realizzazione della sostituzione del vecchio involucro edilizio richiedendo un sistema innovativo e idoneo all’installazione di modulo fotovoltaici.   La scelta dei progettisti è ricaduta su Drytec® grazie tre fondamentali caratteristiche, decisive per questa operazione

– certificazione ITC di tenuta stagna: Drytec® è un sistema di copertura totalmente impermeabile;
– sistema di fissaggio brevettato per l’installazione di moduli fotovoltaici sulle lastre. Il fissaggio di sistemi fotovoltaici avviene tramite la staffa PV Block, studiata per essere agganciata alla copertura senza doverla forare. La staffa è di rapida e facile installazione e permette maggiore ventilazione dei moduli migliorando la resa dell’impianto;
– totale assenza di manutenzione della copertura durante il ciclo di vita.

 

Per il cantiere, sono state prodotte lastre Drytec®  in Alluminio Naturale Lega 5754 H18, sp. 0.7 mm della lunghezza di 19 m ciascuna. Le lastre sono state profilate presso lo stabilimento di Centrometal srl e trasferite presso il cantiere. Per lunghezze eccedenti quelle trasportabili, le lastre possono essere profilate direttamente in cantiere e senza limiti di lunghezza tramite la  linea mobile.

In copertura, le lastre sono state posate rapidamente grazie al sistema di fissaggio Dryblock, la staffa in poliammide che non necessità di perforazioni della copertura per essere installata: senza fori sulle lastre viene annullato il rischio di infiltrazioni. Dryblock permette un fissaggio sicuro e resistente.

Successivamente alla posa delle lastre, sono state installate le staffe PV block che hanno permesso la messa in opera dei pannelli fotovoltaici, i quali, una volta esaurito il loro ciclo di vita, potranno essere rimossi e sostituiti senza intervenire sulla copertura, la quale manterrà le sue caratteristiche di totale impermeabilità.

Per vedere tutte le foto clicca qui: http://bit.ly/1OD6uMf

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Ultimato recentemente l’intervento sull’ involucro edilizio dell’Asilo Nido “La coccinella” di Roma. Questa struttura rientra tra gli interventi finanziati dalla Regione Lazio per interventi di efficientamento energetico. In questo specifico caso l’investimento è stato di 730 mila euro.

Il progetto relativo all’asilo è partito nel 2013 con l’inserimento delle voci di capitolato Drytec®550, sistema di copertura metallica piana, nelle linee guida, per la richiesta di finanziamento ed è stato ultimato i primi mesi del 2016.

Nel progetto è prevista l’installazione di un impianto di pannelli fotovoltaici per coprire il parziale fabbisogno di energia dell’edificio, le pareti della struttura sono state isolate termicamente con pannelli a norma di legge per mantenere il calore ed in copertura è stato utilizzato il sistema a giunto drenante Drytec® certificato e brevettato per una totale garanzia di impermeabilità, grazie all’utilizzo di una particolare staffa, chiamata staffa Dryblock, la qui applicazione non richiede perforazioni della lastra. Il sistema inoltre aiuta a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, richiesti attualmente nel mondo edilizio, attraverso l’impiego di materiali di origine riciclata certificata da Bureau Veritas e che concorrono all’ottenimento dei crediti LEED.

Per evitare interventi sulla vecchia copertura latero cementizia è stata utilizzata una struttura di sopraelevazione costituita da piedini in acciaio zincato e presso piegati omega, ciò ha permesso di creare una nuova orditura di fissaggio della lastre Drytec®.

Le infiltrazioni di aria che entrano nell’involucro edilizio creano forti dispersioni di calore dovute agli eccessivi ricambi d’aria nell’ambiente. Tali passaggi d’aria possono avvenire tramite le canaline della luce, dell’antenna, tramite i dispositivi di areazione forzata ecc. Per quanto riguarda le infiltrazioni di aria che provengono dalle finestre si consiglia di controllare innanzitutto se i serramenti dell’edificio sono muniti di guarnizioni; in caso negativo, provvedere all’installazione.

 

Periodicamente si dovrebbe controllare l’usura delle guarnizioni situate nelle ante e se lo stato non risulta in buone condizioni, si dovrebbero sostituire con delle nuove.
Se i nostri serramenti dispongono di un singolo vetro, è possibile provvedere ai seguenti accorgimenti:
1. sostituire il serramento con uno più nuovo e performante, quindi già predisposto di vetrocamera;
2. installare un altro serramento a fianco di quello vecchio;
3. sostituire il singolo vetro con uno doppio.

 

Una buona impermeabilità all’aria, oltre ad indicare un’alta qualità dei lavori eseguiti, con-tribuendo alla diminuzione della possibilità dell’edificio di essere soggetto ai danni agli ele-menti costruttivi, riduce le dispersioni di calore aiutando al risparmio di energia e di denaro; infine risulterà migliorato anche il comfort abitativo.

 

Blower Test Door
L’impermeabilità di un involucro edilizio può essere accertata mediante il Blower-Door Test, il quale misura il tasso di ricambio d’aria dovuto dalle infiltrazioni. Eseguendo questo tipo di test durante la costruzione dell’edificio, si possono eseguire le eventuali attività cor-rettive contro la dispersione termica, prevenendo in questo modo i danni strutturali e i relativi costi di risanamento.

 

Il Blower Door Test consente quindi di misurare la permeabilità all’aria ad una data differenza di pressione tra ambiente esterno ed interno all’involucro edilizio, valutando elementi quali i serramenti, l’impermeabilizzazione dei muri, le canaline della luce o dell’antenna, i dispositivi di areazione forzata).

 

Questa prova, che segue i metodi citati nella norma UNI EN 13829:2002 Prestazione ter-mica degli edifici – Determinazione della permeabilità all’aria degli edifici – Metodo di pressu-rizzazione mediante ventilatore, ha lo scopo di:
– misurare la permeabilità all’aria di un intero edificio o di parte di esso per conformità ad una specifica di progetto di tenuta all’aria;
– confrontare la permeabilità all’aria di numerosi edifici simili o di parti di essi;
– identificare le cause di infiltrazione;
– determinare la riduzione di infiltrazione di aria che deriva da applicazioni succes-sive di singole misure migliorative ad un edificio esistente o ad una parte di esso.

 

La prova consiste nell’aspirare o soffiare, attraverso un apposito ventilatore, l’aria nell’edificio oggetto del test. Il ventilatore deve essere incassato in un telaio che viene fissato alla porta d’ingresso e su di esso vengono collegati determinati strumenti che misurano la differenza di pressione e l’intensità del flusso d’aria. La potenza del ventilatore viene regolata in modo tale che tra la pressione interna e quel-la esterna ci sia una prestabilita differenza di forza.

 

La differenza di pressione tra l’ambiente interno ed esterno è causa di flussi d’aria; il ventilatore viene poi regolato affinché mantenga una velocità tale da garantire una data pressione nell’ambiente in prova e, misurando la quantità d’aria immessa, si ottengono i parametri necessari ai calcoli e alle valutazioni analitiche previste nella norma e fondamentali per valutare il comportamento termico/energetico degli edifici.

 

Il Blower Door Test descritto, nella UNI EN 13829:2002, prevede due metodi di prova:
A) prova di un edificio in uso: questo test serve a verificare effettivamente le perdite parassite di un edificio normalmente in uso (ad esempio serramenti chiusi ma non sigillati);
B) prova dell’involucro edilizio: tutte le aperture devono essere chiuse e/o sigillate.

 

Ovviamente i due metodi hanno scopi ben diversi.
Il metodo “A” serve a valutare l’effettivo tasso di ricambio di aria dell’edificio (rapporto tra flusso di aria e volume interno ad una data pressione, normalmente 50 Pa) e fornire quindi un parametro di riferimento per un costruttore o una caratterizzazione qualitativa dell’edificio.

 

Il metodo “B” serve invece a caratterizzare l’involucro edilizio in quanto ogni apertura viene sigillata. Entrambi i metodi sono utili ai fini di una caratterizzazione, anche se ovviamente il metodo “A” è più immediato e facilmente realizzabile sebbene i risultati forniti solitamente non incontrano le esigenze di capitolato e i valori forniti dal metodo “A” sono maggiori rispetto al metodo “B”.

 

La norma UNI EN 13829:2002 fornisce ulteriori dettagli sui metodi di prova e sulla presentazione dei risultati, anche se questo tipo di test solitamente viene utilizzato per un’analisi qualitativa della realizzazione dell’edificio. Tale analisi qualitativa serve a rilevare ed intervenire su determinate infiltrazioni causate, ad esempio, da errori di istallazione di serramenti, da grate da areazione forzata non istallate correttamente oppure da negligenze in fase di realizzazione.

 

Articolo di Roberto Porta

 

Sul numero de La Lente di Istituto Giordano (clicca qui per il download gratuito) in cui compare questo articolo si tratta anche di:
– La sostenibilità energetica degli edifici, introduzione
– EPBD, la direttiva sul rendimento energetico degli edifici
– Solare termico
– LEED Italia
– Corsi di formazione

Verrà inaugurato dal sindaco di Torino la mattina di venerdì 25 marzo il nuovo edificio denominato “Palatino” (fino ad oggi conosciuto come Palafuksas), situato in Piazza della Repubblica. L’intervento ha interessato la riqualificazione della porzione nord-ovest della piazza e ha visto la demolizione del Mercato dell’Abbigliamento, realizzato negli anni ’60, sostituito da uno shopping center che ospiterà mostre transitorie e dove sarà presente un ristorante panoramico.

Per creare una soluzione d’eccellenza, alla fine degli Anni Novanta fu scelto a seguito di una gara pubblica l’arch. Massimiliano Fuksas, a capo di un raggruppamento con l’arch. Carlo Novara, Ai Engineering Srl ed Ai Studio.
In particolare, Ai Engineering e la consociata Ai Studio si sono occupate delle opere strutturali delle quali è stato responsabile l’ing. Adriano Venturini con l’assistenza dell’ing. Gabriele Chiellino, delle opere impiantistiche, curate dall’ing. Stefano Cremo, del coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione delle opere a cura dell’ing. Adriano Venturini e della Direzione Lavori generale seguita dall’ing. Paolo Erbetta.

L’edificio è composto da cinque piani di cui due piani interrati, il primo adibito a parcheggio, il secondo per le centrali tecnologiche e i tre piani fuori terra adibiti ad attività commerciali, l’ultimo dei quali dedicato per intero all’attività di ristorazione. Sono stati adottati i più innovativi sistemi tecnologici di gestione delle differenti attività previste. L’area commerciale è organizzata lungo il perimetro dell’edificio così da disegnare una piazza interna nella parte centrale, in corrispondenza di due ghiacciaie del ‘600 riportate alla luce e che un tempo consentivano la conservazione del cibo e la produzione di ghiaccio, oggi utilizzate come spazi per l’allestimento di mostre temporanee. Anche il primo piano è organizzato secondo lo schema del piano terra con superfici commerciali lungo il perimetro, un bar, un blocco servizi per commercianti nell’angolo sudovest, un percorso a ballatoio anulare e un sistema di rampe che attraversando il vuoto centrale collegano i diversi piani dell’edificio.

Segno distintivo dell’intervento dal punto di vista strutturale è la corte centrale al piano terra, intercalata da 11 pilastri prismatici pluripiano attrezzati con mensole metalliche incastrate, destinate a sostenere il carico di tre passerelle metalliche che collegano i vari piani. I medesimi pilastri sostengono in sommità la struttura di copertura, costituita da un graticcio di travature metalliche articolate nello spazio a formare un percorso continuo di falde inclinate. La copertura è enfatizzata da un rivestimento in zinco e ripropone il disegno dei percorsi che hanno generato lo spazio sottostante, permettendo la penetrazione della luce naturale attraverso piani vetrati verticali e orizzontali. Una porzione di edificio sovrasta le cupole ipogee appoggiando indirettamente su un impalcato costituito da travi in C.A.P. e soletta collaborante.

Sotto l’aspetto energetico ed impiantistico, l’intervento è caratterizzato da un sistema geotermico a ciclo aperto. L’impianto del tipo ad anello liquido e volano termico è in grado di fornire l’energia termica e frigorifera per il fabbricato utilizzando come fonte primaria di energia l’acqua di prima falda e come volano termico la vasca di accumulo dell’acqua antincendio. Ogni singola unità commerciale è climatizzata con una pompa di calore ad elevata efficienza, collegata all’anello liquido. Questo tipo di impianto consente di evitare l’impiego di generatori di calore nel fabbricato, con l’azzeramento dell’inquinamento atmosferico e l’eliminazione dei rischi connessi all’utilizzo del combustibile. Lo scambio geotermico consente una elevata efficienza energetica e un abbattimento dei costi per il riscaldamento e raffrescamento dei locali.

Identikit
Anno di realizzazione: 1998-2011
Committente: Città di Torino
Superficie costruita: 13.000 m2
Superfici facciate: circa 2.000 m2
Elementi di facciata: 60.000 pannelli di vetro e 150.000 kg di acciaio
Progetto architettonico: Massimiliano e Doriana Fuksas
Progetto strutturale: Ai Studio – Ai Engineering srl, Torino
Progetto Impianti: Ai Studio – Ai Engineering srl, Torino

Il ciclo di incontri Innovazione Tecnologica Sostenibile in Edilizia, che si terrà a Torino presso le sale del Castello del Valentino, sede della Facoltà di Architettura del Politecnico, affronterà, in cinque diverse giornate, i principali temi connessi alla costruzione green, a partire dal processo di progettazione sino alla gestione del costruito. Il ciclo di incontri è strutturato in una forma seminariale, attraverso la quale, con il fil rouge dell’innovazione nei processi edilizi, verranno affrontati temi di attualità con un taglio pragmatico e con il contributo di relatori provenienti da esperienze universitarie, professionali e aziendali.

L’evento è organizzato dalla SIAT, Società Ingegneri e Architetti in Torino, nata nel 1866 per la promozione di iniziative culturali nel campo dell’architettura e dell’ingegneria, e da ITAC, il Dottorato Innovazione Tecnologica per l’Ambiente Costruito del Politecnico di Torino, con il Patrocinio di: Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino, Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Torino, Ordine degli Ingegneri della Provincia di Torino, Collegio Costruttori Edili e Green Building Council Italia.
Cinque le giornate in programma, dalle ore 14 alle 19, che prevedono l’intervento di qualificati operatori del settore e la presentazione di significativi casi studio.

Primo appuntamento, mercoledì 23 marzo con La Costruzione Sostenibile Certificata, in cui verrà discusso il significato di costruzione sostenibile, descrivendo metodi, processi e strumenti di valutazione e gli obblighi di cui i professionisti sono investiti nei confronti delle committenze. Verrà inoltre illustrato il progetto del Nuovo Centro Direzionale Lavazza a Torino, che si caratterizzerà per il raggiungimento di un livello di sostenibilità Gold secondo il protocollo LEED® del Green Building Council Italia.

Seconda giornata, mercoledì 30 marzo con L’Innovazione tecnologica per gli Involucri edilizi che affronterà il ruolo dell’involucro nell’ottimizzazione della prestazione energetica degli edifici di nuova costruzione, presentando una serie di soluzioni innovative e casi studio esemplificativi.

Mercoledì 6 aprile si prosegue con L’Innovazione tecnologica per I Sistemi energetici e gli Impianti, in cui si proporrà un quadro sui sistemi integrati per la produzione di energia termica ed elettrica nell’edilizia civile, con attenzione alle prospettive di sviluppo nel futuro, e si farà il punto sui sistemi impiantistici più diffusi in edilizia per rendere gli edifici confortevoli e, allo stesso tempo, energeticamente sostenibili.

Quarta giornata mercoledì 13 aprile, con L’Efficienza energetica e la Qualitá ambientale del Patrimonio edilizio esistente, dedicata alla gestione degli edifici esistenti e alle potenzialità degli interventi di riqualificazione energetica e ambientale atti a trasformarli in edifici green.

Si conclude mercoledì 20 aprile con I Nuovi approcci al Progetto edilizio in cui si discuteranno le possibilità di crescita delle competenze professionali ai fini di una progettazione integrata finalizzata alla sostenibilità e verranno proposti strumenti di supporto per l’interoperabilità e per le analisi avanzate delle prestazioni energetiche ed ambientali degli edifici.

Scarica la locandina con il programma completo di tutte le giornate (dal sito siat.it)

Per informazioni e iscrizioni:
SIAT- Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino
Corso Massimo D’Azeglio 42 – 10125 Torino Tel. +39 011 6508511 siat@siat.torino.it

È stato presentato EBA 2.0, la nuova release 2.0 del software EBA (Energy Building Analysis), strumento nato per la progettazione di edifici ad alta efficienza energetica e oggi utilizzabile anche per la certificazione. Il software, sviluppato da Rockwool Building School, società di consulenza sugli aspetti legati alla progettazione a basso impatto energetico e a elevati standard acustici, ha coinvolto anche il Dipartimento di Scienza e Tecnologie dell’Ambiente Costruito del Politecnico di Milano.

EBA 2.0 consente il calcolo del fabbisogno di energia netta dell’involucro degli edifici, residenziali e terziari, e ne permette la certificazione secondo la normativa nazionale UNI TS 11300 parte 1 e 2.
La nuova release di EBA si presenta con un’interfaccia migliorata, più intuitiva e con una più semplice procedura di imputazione dei file CAD. Inoltre, sono presenti numerosi controlli di gestione del progetto che permettono all’utente di comprendere e migliorare le prestazioni dell’edificio.

Con il nuovo EBA 2.0 i progettisti possono impostare con correttezza il progetto architettonico garantendo elevati standard di efficienza; verificare e analizzare le prestazioni energetiche dell’edifico progettato; stampare l’attestato di certificazione energetica e legge 10.

Come funziona EBA
Partendo dall’importazione di un file CAD (.dwg e .dxf) del progetto direttamente sulla piattaforma di EBA, l’utente inserisce inizialmente informazioni su zona climatica, tipologia di edificio e destinazione d’uso; descrive quindi l’involucro opaco e trasparente scegliendo tra soluzioni presenti in database o definendo i singoli strati della struttura prescelta.

A questo punto, dopo aver inserito informazioni generali relative agli aspetti impiantistici, si arriva a ottenere i valori di fabbisogno di Energia Netta, secondo la procedura definita dalla normativa UNI TS 11300 parte 1 e 2

L’utente a questo punto può decidere se le prestazioni ottenute sono all’altezza dello scopo prefissato o se modificare gli elementi segnalati dal software come migliorabili. Il grafico del fabbisogno viene aggiornato in tempo reale, tenendo in memoria le prestazioni precedenti: in questo modo è immediata la possibilità di rilevare quanto “pesa” una soluzione rispetto ad un’altra.

Infine, il progettista potrà stampare l’attestato di certificazione energetica e legge 10. compilata nelle parti essenziali. Affianco a queste informazioni è possibile fare una stima economica degli interventi di miglioramento calcolando il loro pay-back period.

Il software EBA 2.0 è accompagnato da un manuale che contiene la spiegazione d’uso e affronta molti aspetti della progettazione energeticamente efficiente, nell’ottica di fornire all’utente varie forme di supporto sul tema.

È possibile scaricare la versione trial del software della durata di 15 giorni, estratti del manuale e il video direttamente all’indirizzo http://www.rw-buildingschool.it/eba+2-c8-0/download.

Il costo del software completo è di 435,00 euro. Coloro che già posseggono EBA 2009 possono avere gratuitamente gli aggiornamenti alla nuova release.

Le Energy Service Company (E.S.Co.), nate durante gli anni ‘70 negli Stati Uniti, sono una risposta agli aumenti del costo del petrolio. Oggi si stanno diffondendo soprattutto in parallelo allo sviluppo del concetto di risparmio energetico.
Ma ancora questo acronimo non è chiaro a molti.

Vediamo di dare un’infarinatura generale, rimandando all’articolo da cui si è tratto spunto per maggiori informazioni.

Qual è la definizione di E.S.Co.?
Essa si trova nella direttiva 2006/32/CE art. 3, comma1, che cita: la E.S.Co. è una “persona fisica o giuridica che fornisce servizi energetici e/o altre misure di miglioramento dell’efficienza nelle installazioni o nei locali dell’utente e, ciò facendo, accetta un certo margine di rischio finanziario. Il pagamento dei servizi forniti si basa (totalmente o parzialmente) sull’efficienza energetica conseguita e sul raggiungimento degli altri criteri di rendimento stabiliti.

Chi si rivolge ad una E.S.Co.?
Chiunque (azienda pubblica o privata) necessiti di una consulenza e di un investimento economico per intraprendere un’attività di riqualificazione o miglioramento energetico della propria struttura.
Una E.S.Co., nonostante si configuri come società finanziaria, è costituita da personale competente nel settore edilizio e dell’efficienza energetica degli edifici.

Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono una E.S.Co.?
Una E.S.Co. deve avere 3 caratteristiche fondamentali:
1. remunerazione in base al risparmio conseguito;
2. finanziare in toto o in parte l’investimento;
3.garantire il risparmio energetico.
Risulta evidente che la precisione delle valutazioni compiute in fase progettuale e l’abilità delle operazioni economiche condizionano il successo dell’operazione.

Il servizio della E.S.Co. viene retribuito con tutta o parte della differenza tra la spesa energetica prima e dopo l’intervento. Il periodo di pagamento (pay-back time) previsto per l’intervento viene stabilito alla firma del contratto tra la E.S.Co. e il cliente.

In quali ambiti d’intervento ci si può rivolgere ad una E.S.Co.?
miglioramento dell’efficienza energetica dell’involucro e degli impianti di produzione di calore
– realizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili e/o sistemi di cogenerazione e rigenerazione
– riduzione dei consumi energetici per illuminare ambienti interni ed esterni
– riduzione dei consumi energetici e termici per i processi produttivi
– riduzione degli apporti solari durante il periodo estivo

Finanziamento tramite terzi e servizio energia
Le modalità con cui le E.S.Co. svolgono la loro attività sono: il finanziamento tramite terzi o il servizio energia.
Il finanziamento tramite terzi prevede che il compenso delle E.S.Co. sia il totale o parziale risparmio energetico ottenuto per un numero di anni stabilito al momento della stipula del contratto.

Il servizio energia prevede che l’utente riconosca alla E.S.Co. una rata prestabilita calcolata sulla base dei consumi previsti, o precedenti se trattasi di edifici esistenti, con la possibilità di eventuali conguagli.

Cosa sono i Titoli di Efficienza Energetica?
I Titoli di Efficienza Energetica (TEE), o anche Certificati Bianchi, servono ad attestare l’avvenuto risparmio energetico. Essi sono uno degli scopi delle E.S.Co.

L’unità di misura dei TEE sono le Tonnellate Equivalenti di Petrolio (TEP): 1 TEP = 1 TEE.

Essendo obbligatorio per i principali distributori di energia attestare l’avvenuto risparmio energetico, ma non avendo sempre effettuato interventi di miglioramento dell’efficienza energetica in numero utile per ottenere i TEE necessari, è possibili acquistare i TEE da altre E.S.Co. Esiste pertanto un mercato dei titoli di efficienza energetica.

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari

Fonti: Il ruolo delle Esco in Italia di Valentina Raisa, Andrea Stocchero, Marco Zecchin (CDA – condizionamento dell’aria e, riscaldamento, refrigerazione – n.3 –marzo 2010)

Per quanto riguarda le strutture in c.a., le Linee guida per la riparazione e il rafforzamento di elementi strutturali, tamponature e partizioni emanate dal Dipartimento della Protezione Civile in forma di bozza nell’agosto 2009 pongono l’attenzione in particolare sui nodi trave-pilastro non confinati, che sono tipicamente quelli posti sul perimetro o negli angoli della struttura.

Le normative di riferimento per la progettazione dei rinforzi sono le Nuove Norme Tecniche (d.m. 14 gennaio 2008), la relativa circolare n. 617 del 2 febbraio 2009 e, per i materiali compositi, le Istruzioni CNR-DT200 e le Linee guida del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.Le linee guida indicano le possibili soluzioni basate sulle tecniche dell’incamiciatura in acciaio e della placcatura e fasciatura con materiali compositi ai sensi del punto C8A.7 della circolare n. 617 del 2 febbraio 2009.

L’osservazione dei danni prodotti dai terremoti conferma che l’azione di taglio della tamponatura può determinare danni significativi al nodo che, in funzione anche delle originarie modalità di realizzazione e della sezione di ripresa di getto, può presentare una fessura diagonale sul pannello di nodo oppure una lesione all’incirca orizzontale in corrispondenza della sezione di attacco pilastro di nodo oppure ancora la rottura per lesione diagonale alla testa del pilastro.Per determinare la forza che corrisponde all’attivazione di tale meccanismo si può fare riferimento al modello semplificato del “puntone equivalente” basato sulla ipotesi della formazione di bielle accoppiate all’interno dell’ossatura strutturale secondo le due diagonali che si considerano alternativamente efficaci in funzione della direzione dell’azione sismica (sono attive solo quelle compresse).

Gli interventi
Un primo tipo di intervento prevede l’incremento della capacità del pannello di nodo e della porzione di sommità del pilastro rispetto all’azione di taglio esercitata dalla tamponatura. Sulla base delle indicazioni fornite dalla circolare 10 aprile 1997, n. 65 e di una consolidata letteratura scientifica, la larghezza del puntone equivalente può essere assunta pari al 10% della lunghezza della biella stessa e il suo spessore pari allo spessore della tamponatura.
L’azione orizzontale che corrisponde alla crisi della tamponatura (rottura diagonale per trazione ovvero rottura per schiacciamento locale degli spigoli) rappresenta la massima azione che può gravare sul pilastro e dipende, oltre che dalle caratteristiche geometriche del puntone equivalente,  dalla resistenza caratteristica a taglio e dalla resistenza caratteristica a compressione della tamponatura, dall’angolo della diagonale del pannello rispetto all’orizzontale, dal modulo di elasticità di calcestruzzo, dal modulo di elasticità della tamponatura e dal momento di inerzia della sezione trasversale del pilastro rispetto all’asse ortogonale al piano della tamponatura (in caso di pilastri di diversa sezione si assume il valore medio dei due momenti di inerzia).
Nel caso si utilizzino materiali compositi è necessario realizzare un rinforzo esterno con tessuti inclinati nonchè disporre delle fasce ad L di tessuto quadriassiale poste all’intersezione delle travi con il pilastro in corrispondenza del nodo trattato. Nel caso che invece si intervenga con incamiciatura in acciaio, si deve agire mediante una piastra sul pannello di nodo ed angolari metallici posti negli spigoli dei pilastri.

Se invece si desidera incrementare la resistenza a taglio del pannello di nodo, si deve disporre del tessuto quadriassiale in carbonio nel caso di utilizzo di materiali compositi, e una piastra metallica nel caso di utilizzo di incamiciatura in acciaio.

Un ulteriore tipo di intervento è quello del confinamento delle estremità dei pilastri che consente di incrementare la resistenza a taglio e la capacità deformativa e che può essere realizzato mediante fasciatura con tessuto in carbonio unidirezionale se si utilizzano materiali compositi ovvero mediante calastrellatura nel caso di incamiciatura in acciaio.

L’ultima tipologia di intervento riguarda le travi e permette un incremento di resistenza a taglio delle estremità consentendo di prevenire una eventuale crisi secondo un meccanismo fragile che potrebbe attivarsi nel caso in cui la resistenza del calcestruzzo sia relativamente bassa e/o le armature a taglio siano carenti. Nel caso di utilizzo di materiali compositi si può applicare una fasciatura ad U con tessuto in carbonio unidirezionale ovvero, nel caso di incamiciatura metallica, mediante la disposizione di piastre metalliche.

Leggi anche
Linee guida per la riduzione della vulnerabilità

Linee guida della vulnerabilità degli elementi non strutturali nelle scuole

Linee guida per riparazione e rafforzamento di elementi strutturali, tamponature e partizioni

Articolo dell’Ing. Stefano Valentini

Marco d’Orazio, professore associato presso l’Università Politecnica delle Marche (Ancona), è stato recentemente nominato coordinatore del Gruppo di Lavoro “Coperture discontinue” dell’UNI, l’ente normativo italiano responsabile della redazione di norme sia a livello nazionale che europeo. Da diversi anni si occupa dei sistemi di copertura e può vantare all’attivo numerose ricerche, tra le quali, le più recenti hanno indagato circa l’influenza della ventilazione sul comfort indoor.

Progettare, oggi, una copertura richiede di affrontare problematiche sempre più complesse attraverso approcci multidisciplinari. Oramai, non è più il singolo prodotto ma è il sistema di involucro che, nell’insieme dei suoi componenti, deve rispondere alla gamma estremamente complessa di esigenze del costruire moderno (efficienza energetica, sicurezza strutturale, compatibilità ambientale, affidabilità nel lungo periodo, ridotti costi di manutenzione, riqualificazione dell’esistente, ecc.), prescindendo dal semplice ruolo di protezione dagli agenti atmosferici.

Domanda. Quale è secondo lei la filosofia progettuale che, tenendo conto dei problemi energetici e ambientali, dovrà guidare le realizzazioni nel prossimo futuro?
Risposta. Il problema correlato al “progettare oggi” non è limitato solo all’approccio multisciplinare con il quale è inevitabile fare i conti. Purtroppo da tempo, si assiste a un certo livello di “schizofrenia” normativa, che porta a estremizzare ogni singolo aspetto, chiedendo al progettista di individuare la soluzione ottimale, da un determinato punto di vista, senza considerare che a lui spetta trovare, data la molteplicità degli obiettivi da verificare, ottimi “relativi” e non ottimi “assoluti”.
In questo contesto, per i progettisti, far riferimento a singoli prodotti è diventato enormemente complicato, perché, una volta individuato il sistema di involucro, essi devono verificare che questo, e i materiali che lo costituiscono, garantiscano i necessari requisiti (a volte anche tra loro incongruenti o in contrasto per “disattenzione” dei normatori).
Pertanto, più che una particolare filosofia progettuale, si verificherà un graduale spostamento dei progettisti e, di conseguenza anche delle aziende, verso soluzioni tecniche, o prodotti pluricomponenti, sicuramente a elevata complessità funzionale, in grado di soddisfare in modo esauriente le aspettative.
Vista la particolare attenzione al tema ambientale, nel futuro tali soluzioni dovranno essere necessariamente improntate ad un “basso impatto” dal punto di vista della loro sostenibilità.

D. Quali pensa che siano i sistemi edilizi in grado di rispondere efficacemente alle problematiche relative a comfort e risparmio energetico, soprattutto nel periodo estivo, lasciate ancora insolute dalle nuove norme in campo termico (d.lgs. 192/2005, 311/2006 e s.m.i.)?
R. In linea generale, riferendosi all’intero involucro edilizio (pareti e coperture), bisogna ammettere che il legislatore ha dimostrato una forte attenzione al contenimento dei consumi energetici in fase estiva. Ma questo non significa che si avrà maggior comfort. Anzi, è più facile che accada il contrario. Si pensi semplicemente al fatto che si avranno edifici nei quali il calore e il vapore prodotti internamente difficilmente saranno smaltiti, con conseguenze negative sul comfort degli occupanti. In questo contesto, i sistemi costruttivi dotati di massa saranno avvantaggiati, in quanto agiranno come “volano” evitando un innalzamento eccessivo delle temperature, in estate, e delle umidità relative in fase invernale, riducendo sensibilmente il ricorso a energivori impianti di climatizzazione (i consumi estivi saranno il nuovo muro da abbattere nel prossimo futuro).
Se si circoscrive l’ambito alle sole coperture, avranno certamente  maggiori opportunità i sistemi capaci di garantire il minor dispendio energetico in produzione e i minori consumi energetici in fase estiva, agendo sia all’esterno dell’involucro (massa e ventilazione) che all’interno degli spazi abitati (per limitare inaccettabili surriscaldamenti dovuti a eccessi di isolamento).

D. Quale sarà il ruolo del manto di copertura e dei tetti ventilati nei prossimi anni alla luce delle recenti evoluzioni normative?
R. La strategia di fortissimo isolamento proposta dal legislatore tenderà a cambiare ruolo alla ventilazione: nelle zone più fredde sarà lo strumento necessario per garantire adeguate prestazioni del sistema (abbassamento delle temperature a ridosso dell’isolante in fase estiva e controllo igrometrico); nelle zone calde, viceversa, vista la più contenuta richiesta di isolamento, risulterà determinante per il controllo del comfort ambientale interno.

D. Quali sono, dal Suo punto di vista, le potenzialità di integrazione architettonica delle coperture in laterizio per lo sfruttamento delle energie rinnovabili?
R. Moltissime. Occorre sottolineare come i sistemi fotovoltaici soffrano di perdite di efficienza correlate all’innalzamento delle temperature di esercizio. Oltretutto, per ovvi motivi estetici, i progettisti tendono a soluzioni di totale integrazione dei pannelli nel manto, con una accentuazione di tale problematica.
È evidente che, nel momento in cui si realizza un sistema fotovoltaico completamente integrato nella copertura in laterizio si può sfruttare il benefico effetto della ventilazione sotto manto come sistema di raffrescamento aggiuntivo del pannello, in modo da minimizzare le perdite di efficienza.

D. In base all’esperienza sperimentale consolidata, quale reputa siano i vantaggi delle attuali coperture discontinue in laterizio?
R. È innegabile che per un certo periodo, ha prevalso il “concetto di assoluto”. Si è preteso di avere coperture “assolutamente” impermeabili, “assolutamente” a tenuta all’aria, “assolutamente” isolanti,  e si potrebbe continuare per molto. Poi ci si è accorti che l’assoluto non esiste e i che sistemi così concepiti generavano problematiche grandissime ( ad esempio, ciò che entra, in termini di calore, non esce più in caso di soluzioni iperisolate).
Per questo è necessario recuperare il concetto di “adattabilità”. E’  proprio qui che risiede il vantaggio principale di una copertura in laterizio. Essa non garantisce prestazioni assolute ma ha una enorme capacità di adattamento, di flessibilità progettuale, nelle più variegate condizioni. E ciò è una riprova della sua grande diffusione a scala nazionale. La sua tenuta alla pioggia, ad esempio, è basata sull’assorbimento e sul rilascio graduale di acqua. La sua tenuta all’aria è sufficiente ad impedire problematiche negli ambienti sottostanti ma, nello stesso tempo, permette una ventilazione efficace, quando necessario, con vantaggi sia per il comfort interno che per il funzionamento dei sistemi costruttivi. E poi non dà sicuramente problemi nel tempo.
Il suo vantaggio principale, dunque, sta nella sua capacità di adattarsi alle diverse situazioni ambientali, e di garantire le prestazioni necessarie quando e come serve.

D. Con particolare riferimento agli aspetti ambientali e alla “durabilità” nel lungo periodo delle soluzioni di coperture oggi disponibili, quali indicazioni possono essere date ai progettisti per agevolare un approccio tecnicamente corretto?
R. Occorre, innanzitutto, essere prudenti. Le strategie commerciali di molte aziende del settore sfruttano, da diverso tempo, uno dei punti cardine del marketing: la diversificazione produttiva. È un po’ come per chi produce panettoni: per evitare confronti diretti con i concorrenti, si immettono prodotti sul mercato diversificandoli rispetto a ciò che esiste (con o senza uvetta, crema, ecc.).
Anche per le coperture si sta verificando qualcosa di simile. Vengono continuamente immessi sul mercato molti prodotti e, per la logica di diversificazione, continuamente sostituiti da nuovi prodotti. Questo accorcia però il tempo di vita programmato del prodotto stesso (chi lo immette sul mercato sa che sarà sostituito in pochi anni), al punto che colui che ne sperimenta veramente  la durata reale è chi lo acquista piuttosto che chi lo vende. È vero che migliorano le tecnologie, e quindi possono essere migliorati i sistemi, ma purtroppo sono molti gli esempi di prodotti per il manto che a distanza di 20-30 anni (meno dell’attesa di vita) hanno manifestato problematiche significative.
Dunque … prudenza.

Tra i pochi esempi di “sinergia nella concorrenza” Stile21, consorzio di aziende specializzate nella realizzazione di edifici pubblici e privati con struttura in legno, si è posto l’obiettivo di posizionarsi come unico interlocutore in grado di offrire un servizio completo, che va dall’assistenza alla progettazione fino alla realizzazione del fabbricato.

In occasione del MADE Expo, il consorzio ha presentato il Progetto Involucro, sviluppato per certificare il comfort abitativo garantito dagli edifici realizzati secondo il Protocollo tecnico-prestazionale Stile21.
Questo progetto, che attesta la validità del metodo costruttivo Stile21, utilizzato dai soci per la costruzione di edifici di qualsiasi tipologia si inserisce in un quadro più ampio nel quale la qualità e la ricerca di innovazione nel settore delle costruzioni assumono un valore reale e concretamente misurabile attraverso analisi termografiche, acustiche e misure di laboratorio delle caratteristiche dei materiali utilizzati.

Un’approfondita analisi delle performance termoigrometriche e acustiche di alcuni fabbricati realizzati dai soci costruttori, ha infatti permesso la creazione di un modello campione ottimizzato di stratigrafie, che, a prescindere dalla localizzazione geografica, offre elevate e garantite prestazioni, in termini di benessere, inteso come:
a) qualità dell’aria all’interno dell’edificio (parametri termoigrometrici)
b) comfort acustico (isolamento, tempo di riverbero)
con riferimento:
– a delle caratteristiche dei componenti che siano misurabili anche in ambito di controllo qualità,
– alle sei zone climatiche italiane,
– alle normative vigenti,- a tre tipologie di edificio rappresentative della produzione Stile21.

Progetto Involucro (estratto)

Per approfondire:
Nel legno c’è innovazione di sistema, intervista al Presidente Valerio Rao
Non solo casette: le abitazioni in legno