Il periodo a venire si prospetta molto florido in ambito di assunzioni ingegneri e non solo. Il Dl Agosto ha introdotto importanti misure per il sostegno e il rilancio dell’economia. Tra gli 867 emendamenti segnalati dalla commissione di bilancio del Senato, sorgono interessanti novità per quanto riguarda le assunzioni di tecnici specializzati.

Non solo, la ministra per la Pa Fabiana Dadone, nel corso di un’audizione sul Recovery fund, ha affermato che la Pubblica Amministrazione ha bisogno di un maxi-piano di assunzioni ingegneri, architetti e geologi per far fronte alle uscite dovute al pensionamento con Quota 100.

Inoltre, sempre in ottica di assunzioni, è importante ricordare che l’articolo 6 del Dl Agosto introduce importanti incentivi per le aziende fino al 31 dicembre 2020.

Vediamo nel dettaglio.

Assunzioni ingegneri: tecnici specializzati per sbloccare gli appalti

Previste assunzioni ingegneri in deroga ai limiti della normativa vigente sulle assunzioni di personale, con una procedura unica tra 500 “funzionari tecnici altamente specializzati”.

L’obbiettivo è di rafforzare le stazioni appaltanti delle province e delle città metropolitane favorendo, allo stesso tempo, la digitalizzazione della pubblica amministrazione locale. L’emendamento di maggioranza prevede che le assunzioni ingegneri vengano fatte in una procedura unica. Tutta la manovra sarà gestita da una commissione nominata presso il Dipartimento della Funzione pubblica, che avrà inoltre, il compito di individuare i fabbisogni di personale da assumere definendo tempi e modalità del concorso entro il prossimo 31 ottobre 2020.

Così facendo gli enti pubblici saranno nelle condizioni di esaminare in maniera più fluida la moltitudine di progetti da mandare in gara, facendo ripartire gli appalti.

Questa e le altre modifiche saranno messe in votazione in commissione, per poi passare in prima lettura in Aula a Palazzo Madama e successivamente essere esaminate a Montecitorio. Il provvedimento deve essere approvato in via definitiva e diventare legge entro il 13 ottobre: data prevista per la scadenza delle proposte.

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Assunzioni straordinarie per rinnovare la PA

Come anticipato, la ministra Dadone, ha intenzione di avviare un maxi-piano di assunzioni ingegneri, architetti e geologi per rinnovare e rendere più agile la PA.

Il piano avverrebbe investendo le risorse destinate al rilancio dell’economia europea. I fondi saranno impiegati in parte per la realizzazione di 150 nuovi poli territoriali “ad avanzata tecnologia”. Tali centri, distribuiti su tutto il territorio italiano, saranno la base da cui partirà il nuovo piano di assunzioni straordinarie attraverso concorsi pubblici.

Questi Poli territoriali avanzati (Pta) saranno, in molti casi, ricavati dalla riconversione di edifici dismessi e avranno la necessaria infrastruttura tecnologica per garantire lo svolgimento delle procedure di selezione interamente in forma digitale.

Entro gennaio 2021 la PA elaborerà dei Piani organizzativi del lavoro agile (Pola), atti a migliorare la fornitura e la qualità dei servizi per incentivare le assunzioni ingegneri e professionisti giovani perché, come ha dichiarato la ministra: “Oggi abbiamo poco più del 2% di dipendenti al di sotto dei 34 anni”.

Assunzioni ingegneri: il bonus assunzioni decreto agosto

Il bonus assunzioni introdotto dall’articolo 6 del decreto agosto rappresenta un grande incentivo per le aziende che decidono di assumere personale a tempo indeterminato. L’agevolazione prevede, infatti, uno sgravo pari al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro fino ad un massimo di 8.060 euro annui. Per tutto il periodo che va dal 15 agosto 2020 al 31 dicembre 2020, i titolari, potranno far passare a tempo indeterminato i contratti a tempo determinato.

Il bonus è “cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente, nei limiti della contribuzione previdenziale dovuta”, ad esempio:

Un periodo, insomma, che potrebbe rivelarsi molto proficuo per quanto riguarda le assunzioni ingegneri e professionisti a 360 gradi.

Per approfondire:

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Attraverso la risposta 356/2020 del 16 settembre 2020 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le agevolazioni, messe in atto per contenere il gli effetti della crisi da virus Sars-Cov-2 introdotte dal Decreto Rilancio, si applicheranno anche ai professionisti che svolgono la propria attività presso uno studio ricavato da una stanza in sublocazione all’interno di un immobile.

I suddetti professionisti potranno usufruire dei Crediti di imposta per subaffitto del 60% sui canoni di locazione.

Vediamo nel dettaglio.

Crediti di imposta per subaffitto: la risposta n° 356/2020

Il quesito che dà il via alla risposta dell’Agenzie delle Entrate viene posto da un avvocato che dichiara di svolgere la propria attività in una stanza, in sublocazione, all’interno di un immobile. Tale locazione, avvenendo all’interno di un immobile con finalità diverse da quella abitativa, è regolata dalla legge n. 392 del 1978 ed è stata registrata il 15 febbraio 2017.

Il professionista, sottolinea poi, di aver subito una drastica diminuzione dei redditi derivanti dalla propria attività professionale nei mesi di aprile e maggio 2020, in misura superiore al 50% rispetto ai corrispondenti mesi di aprile e maggio 2019; riduzione avvenuta causata dall’emergenza Covid-19.

Il contribuente chiede se, viste le sue condizioni, possa accedere al credito di imposta previsto dall’articolo 28 del Decreto Rilancio.

Crediti di imposta per subaffitto: la risposta positiva dell’Agenzie delle Entrate

Il Decreto Rilancio (L. 77/2020) ha introdotto un credito di imposta del 60% sui canoni di locazione per l’esercizio della professione o dell’attività di impresa all’interno degli immobili non abitativi destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo, come previsto dalla legge n. 392 del 1978.

A questo proposito, in riferimento al quesito posto dal contribuente, l’Agenzia delle Entrate si è espressa con esito positivo, specificando che per beneficiare del credito di imposta, il professionista, deve rispettare alcuni parametri:

Inoltre, la circolare del 6 giugno 2020, n. 14/E al paragrafo 3 fornisce ulteriori chiarimenti:

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Come usufruire dei crediti d’imposta per subaffitto

Il credito di imposta, pari al 60% del canone di locazione, è scaricabile all’interno della dichiarazione dei redditi relativa ai periodi di imposta in cui si è sostenuta la spesa. L’Agenzia delle Entrate precisa che la compensazione di tali crediti deve avvenire avvalendosi del modello F24 che va presentato obbligatoriamente in via telematica, tramite i servizi messi a disposizione, e indicando il codice tributo “6920”

Alternativamente al modello F24, il contribuente, può scegliere di cedere il credito in favore del locatore di altri soggetti (concedente, istituti di credito e altri intermediari finanziari ecc.), che avranno a loro volta la possibilità di cedere il suddetto credito.

In ogni caso, il periodo di riferimento corrisponde ai mesi di marzo, aprile e maggio versati nel periodo d’imposta 2020. È inoltre fondamentale che il canone sia stato corrisposto completamente: in caso di mancato pagamento sono sarà possibile utilizzare il credito di imposta fino al momento dell’effettiva compensazione; mentre nel caso in cui il canone fosse stato versato anticipatamente sarà necessario individuare le rate relative ai mesi di fruizione del beneficio.

Infine, se i crediti di imposta per subaffitto dovessero essere oggetto di cessione al locatore o altro soggetto il versamento del canone è da considerarsi avvenuto, potendo usufruire del credito anche in assenza di effettivo pagamento.

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L’approvazione definitiva del “Dl Semplificazioni affidamenti diretti” porta con sé tutta una serie cambiamenti, tra cui: la proroga del termine di scadenza che passa dal 31 luglio 2021 al 31 dicembre 2021, oltre ad alleggerimenti delle procedure di appalto eliminando l’obbligo di partecipare a gare d’appalto per lavori che arrivano fino ad una spesa di 75mila euro.

Nello specifico, la semplificazione riguarda sia gli affidamenti dei servizi di ingegneria e architettura e degli incarichi di progettazione che lo svolgimento dei lavori fino al completamento.

Vediamo ora nel dettaglio quali sono le novità introdotte nel Dl Semplificazioni:

Dl Semplificazioni affidamenti diretti: procedura negoziata e operatori economici

L’introduzione del Decreto non impone importanti limiti da spesa, ma introduce delle differenze dettate dal tipo di interventi e dalle soglie economiche che richiedono:

Per importi che superano questa cifra, fino ad arrivare alle soglie comunitarie, il Dl Semplificazioni impone la procedura negoziata: in cui la stazione appaltante seleziona gli operatori economici sulla base delle caratteristiche economico-finanziarie e tecnico-organizzative. In seguito la stazione appaltante invia a gli operatori economici selezionati una lettera nella quale indica gli elementi fondamentali della prestazione richiesta, invitandoli a presentare offerte che saranno poi negoziate. L’offerta migliore viene selezionata secondo i criteri del minor prezzo e dell’offerta economicamente più vantaggiosa. In questo caso all’aumentare della spesa aumenta obbligatoriamente il numero minimo di operatori economici che devono essere presi in considerazione, ovvero:

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DL semplificazioni: tutela della trasparenza, rotazione degli invii e tempi di lavorazione

Per garantire la trasparenza delle procedure, il Dl Semplificazioni prevede che la Stazione Appaltante pubblichi sul proprio sito un avviso sull’avvio della procedura negoziata. Alla fine della procedura, la Stazione Appaltante, è obbligata a pubblicare l’esito dell’aggiudicazione. L’aggiudicazione o l’individuazione definitiva del contraente dovrà avvenire entro 2 mesi, aumentati a 4 in specifici casi e a 6 per i contratti oltre la soglia comunitaria.

Nelle procedure negoziate bisognerà, inoltre, rispettare il criterio della rotazione degli inviti, che deve tenere conto della diversa dislocazione delle imprese sul territorio Statale, onde evitare che un’impresa stabilizzi una posizione privilegiata rispetto alle altre.

Per velocizzare le procedure, le Stazioni appaltanti, non chiederanno il versamento della garanzia fideiussoria del 2%, mentre le offerte potranno essere esaminate prima della verifica dei requisiti.

Oltre a ciò, per evitare il blocco dei cantieri, l’esecuzione delle opere potrà essere sospesa solo per cause previste da disposizioni di legge penale, gravi ragioni di ordine pubblico o tecnico, salute pubblica e pubblici interessi. A questo proposito Il Decreto Semplificazioni istituisce il Fondo per la prosecuzione delle opere: una dotazione di 30 milioni di euro che eviterà il blocco dei lavori nel caso di temporanea indisponibilità di risorse.

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Procedura negoziata oltre le soglie UE nel Dl semplificazioni

Nel caso di lavori urgenti di importo superiore alle soglie comunitarie si potrà utilizzare la procedura negoziata nei casi riguardanti:

Anche in questo caso la Stazione Appaltante dovrà pubblicare un avviso idoneo e assicurare la rotazione degli inviti. Per appalti particolarmente complessi, o nel caso in cui insorgano delle difficoltà operative, saranno nominati dei commissari. Per i lavori di importo pari o superiore alle soglie comunitarie, le stazioni appaltanti dovranno inoltre costituire un collegio consultivo tecnico con funzioni di assistenza per la rapida risoluzione delle controversie.

Per approfondire:

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Con la promulgazione della Legge n. 145 del 30 dicembre 2018 (Legge di Bilancio), da parte del Presidente della Repubblica, sono state introdotte per l’anno 2019, una serie di misure tra le quali l’estensione dell’incentivo Resto al sud ai professionisti e agli Under 46.

Le novità introdotte con la Legge di Bilancio sono numerose, a partire dalla proroga dei bonus edilizi fino al 31 dicembre 2019, passando per l’istituzione di fondo investimenti per gli Enti territoriali fino all’istituzione della Struttura per la progettazione di beni ed edifici pubblici, che ha causato non pochi malumori tra i professionisti e le associazioni del comparto edile, in quanto nella stessa, si sovrappongono le due figure del controllore e del controllato, in un intreccio di gestioni, competenze e responsabilità.

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Di rilevante aspetto è la questione circa l’incentivo verso le attività imprenditoriali nelle regioni del Mezzogiorno. Difatti con la Legge di Bilancio 2019 viene ampliato il raggio dei beneficiari dei contributi paria a 1.250 milioni di euro totali, destinati all’attivazione di imprese nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Cosa prevede l’incentivo Resto al sud?

Tale iniziativa è finalizzata al sostegno delle nuove attività imprenditoriali che attuano produzione di beni nei settori industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, pesca e acquacoltura, fornitura di servizi alle imprese e alle persone, turismo.

Non rientrano tra le attività beneficiarie, quelle agricole e commerciali, i soggetti impiegati a tempo indeterminato e coloro che sono già titolari di impresa, costituita prima del 21 giugno 2017.

Ad essere rimborsate al 100%, sono le spese utili all’avvio dell’attività tra le quali ristrutturazione o manutenzione di immobili ed acquisto di strumenti necessari per l’esercizio. Dell’investimento complessivo, il 35% viene rimborsato con un contributo erogato a fondo perduto, il 65% viene garantito dal Fondo Garanzia per le PMI con finanziamento bancario i cui interessi sono interamente coperti da un contributo in conto interessi.

Le forme giuridiche consentite dall’iniziativa Resto al sud , sono: imprese individuali, società di persone, società di capitali (comprese le unipersonali), società cooperative.

L’importo massimo assegnabile del finanziamento è di 50 mila euro per ciascun socio, fino ad un massimo complessivo di 200 mila euro.

Possono usufruire degli incentivi, coloro che sono residenti al momento dell’invio della domanda o che trasferiscano la residenza (entro 60 giorni) a seguito dell’avvenuto riconoscimento del finanziamento, nelle regioni soggette all’iniziativa.

I dati sullo stato di avanzamento del rilascio degli incentivi, parlano chiaro circa l’affluenza. Le domande presentate, al 21 dicembre 2018, risultano quasi 5.500, mentre le domande approvate 2.172.

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Quali sono le novità introdotte con la Legge Bilancio 2019 e come presentare la domanda?

L’Agenzia Nazionale, Invitalia, attraverso un comunicato stampa, ha divulgato le novità che interessano i destinatari che come inizialmente definito con il Decreto n. 174 del 9 novembre, erano gli Under 36. Con la nuova Legge di Bilancio 2019, muta il target di Resto al sud e ad essere coinvolti negli incentivi saranno, a partire dal primo gennaio 2019, coloro che rientrano nella fascia d’età tra i 18 anni compiuti ed i 46 anni non compiuti.

Oltre all’età, è l’estensione degli incentivi ai liberi professionisti la novità dell’anno 2019. Coloro che intendono accedervi, secondo quanto chiarito da Invitalia:” nei dodici mesi che precedono la richiesta di agevolazione, non dovranno essere titolari di partita Iva per un’attività analoga a quella proposta per il finanziamento. Inoltre, dovranno mantenere la sede operativa nelle regioni del Mezzogiorno interessate”.

Una chance per i professionisti che hanno intenzione di avviare uno studio o migliorare la condizione lavorativa, come precisa Invitalia: “più in generale si offre una possibilità a chi vuole investire sulle proprie competenze ma ha difficoltà a reinserirsi nel mercato del lavoro”.

I dati statistici Istat segnano al 29 novembre 2017 un aumento di laureati italiani che lasciano il Paese. Sono 81 mila gli emigrati italiani con più di 24 anni nel corso del 2016, l’11% in più rispetto al 2015. Di questi, quasi 25 mila posseggono la laurea (31%), anche se tra chi emigra restano più numerosi quelli con un titolo di studio medio-basso (56 mila, +11%). Un’occasione di riscatto per chi resta al sud e per chi vuole tornare.

Le domande si presentano esclusivamente in forma telematica online sul sito Invitalia. È necessario essere in possesso di firma digitale e di indirizzo di posta certificata (PEC) per potersi registrare sulla piattaforma dove potrà essere compilato il progetto imprenditoriale ed essere inserita la documentazione da allegare secondo la modulistica presente sul sito.

Le domande pervenute, vengono esaminate in base all’ordine cronologico di arrivo, senza graduatorie. Una prima conferma di ricevuta, verrà emessa entro sessanta giorni dalla data di ricezione della domanda. Lo stato di avanzamento della procedura di acquisizione della domanda, può essere monitorato attraverso l’App gratuita, Resto al Sud.

Scarica la brochure

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Si è tenuto il 6 giugno scorso il terzo appuntamento con il Biomass Energy Report organizzato dall’Energy & Strategy Group del dipartimento di ingegneria gestionale del Politecnico di Milano.

 

Il convegno, cui ha presenziato anche l’associazione di ANIMA Italcogen, ha offerto la possibilità di avere un’istantanea sulla situazione attuale delle bioenergie, alla luce del d.lgs. 28/2011 (con i decreti attuativi ancora in via di emanazione), del PAN e del decreto “burden sharing”.

 

In sintesi, come illustrato dal direttore dell’E&S Group, Vittorio Chiesa, il mercato delle biomasse viaggia a velocità diverse, con il settore del biogas in forte crescita, le biomasse solide in leggera crescita e gli oli vegetali in piena recessione.

 

Parametri importanti per il successo di una tecnologia nel campo delle biomasse sono il costo di produzione dell’energia (sia termica, sia elettrica), funzione sostanzialmente della maturità della tecnologia stessa, il settore di mercato degli utenti e, sicuramente, il sistema di incentivi.
La situazione presenta dei chiaroscuri, con l’energia termica da biomassa ormai quasi sempre conveniente anche in assenza di incentivi e l’energia elettrica che, pur avvicinandosi alla grid parity, necessita ancora di incentivi.

 

Dall’analisi svolte risulta sempre vantaggioso, il ricorso alla cogenerazione.
Non aiuta invece l’incertezza e la complessità normativa: il meccanismo dei registri per gli impianti di media taglia e le aste al ribasso per le taglie maggiori non soddisfano gli operatori del mercato.

 

Va segnalato che il potenziale previsto al 2020 per la produzione di energia termica sembra essere ben difficilmente raggiungibile, mentre il settore elettrico, che ha un potenziale superiore al target 2020, non gode degli adeguati incentivi del termico.

 

In generale, il sentiment tra gli operatori del settore è che i nuovi meccanismi di incentivazione non siano all’altezza della situazione. I problemi sono quelli denunciati da tempo: panorama legislativo troppo incerto e frammentato, burocrazia opprimente (compreso il previsto meccanismo del registro per gli impianti).
Va ricordato, infine, che i principali player tecnologici nel settore sono italiani e ciò non fa che rendere ancora più auspicabile una maggior attenzione dei nostri legislatori, istituendo meccanismi differenziati per tecnologie e materie prime e garantendo stabilità nel tempo dei provvedimenti. E in questo quadro l’associazione Italcogen svolge una continua attività di aggiornamento e presidio dei fronti istituzionali e normativi, a tutela delle aziende operanti nel settore della cogenerazione.

Presentiamo per i lettori di Ingegneri.cc uno studio economico per individuare, nell’ambito degli impianti a biogas, i differenziali di redditività nel passaggio di strutture incentivanti 2012-2013, elaborato dall’Ing. Alessandro Caffarelli, vice presidente di Intellienergia, lo Spin-off a elevato valore tecnico-scientifico promosso e partecipato dall’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e autore del volume Sistemi a biomasse. Progettazione e valutazione economica.

 

Rimandando alla lettura dello studio (Impianti Biogas, differenziali di redditività 2012-2013), la versione 1.0 dell’analisi mostra:
– la variazione della redditività dell’investimento in un impianto biogas da 250 kWe nel passaggio strutturale incentivante [2012-2013] proposto da bozza decreto FER;
– il valore del prezzo di offerta chiavi in mano per impianti biogas da 250 kWe tale che l’IRR% si mantenga nell’intorno IRR%=10% al variare dell’orizzonte temporale incentivante [2012-2015].

 

Sintesi Hp rilevanti contenute all’interno della presentazione
– cliente produttore profilo fiscale azienda agro-zootecnica
– alimentazione digestore: effluenti zootecnici e silosorgo 100% di proprietà
– ore equivalenti nette : circa 7.500 kWh/kWe (al netto dei consumi per alimentazione ausiliari e perdite trafo/trasmissione).

 

Sul tema delle rinnovabili, e nello specifico sul quinto conto energia, rimandiamo a un approfondimento di Alessandro Caffarelli pubblicato il 23 aprile scorso (Quinto Conto Energia, alcune riflessioni sulla bozza del decreto).

Sono stati prorogati al 31 marzo 2012 i termini di presentazione delle domande per gli incentivi a favore della Cogenerazione ad Alto Rendimento (CAR) per gli anni anteriori al 2011. La misura è contenuta nel decreto 25 novembre 2011 del Ministero dello sviluppo economico.

 

È un atto dovuto per una serie di motivi ben precisi”, commenta l’ing. Silvio Rudi Stella, presidente di Italcogen, l’associazione, federata ANIMA, che riunisce i costruttori e i distributori di impianti di cogenerazione e celle a combustibile a livello nazionale.

 

Secondo Stella, infatti, il recente d.m. 5 settembre 2011 che stabilisce il nuovo regime di sostegno per la cogenerazione ad alto rendimento, ha previsto, all’art. 8 comma 4, l’invio della documentazione al GSE, per gli esercizi degli anni precedenti all’anno 2011, entro il 30 novembre 2011.

 

La presenza di una vasta molteplicità di fattispecie operative – derivanti anche dalla mancata pubblicazione delle “Linee guida” per la definizione di alcuni valori per il calcolo dell’indice PES”, continua il presidente di Italcogen, “ha sollevato numerosi interrogativi anche interpretativi che sono oggetto di intensi contatti con il GSE e lo stesso Ministero dello sviluppo che ad oggi non sono totalmente chiariti, come ad esempio il tema di accesso agli incentivi ai sensi dei recenti decreti sulla CAR che richiede approfondimento e chiarimento, dove peraltro l’Associazione chiede una confronto urgente con il GSE e MSE relativo al riconoscimento CAR per l’accesso agli incentivi per le unità entrate in esercizio tra il 1° aprile 1999 ed il 7 marzo 2007 e da quest’ultima al 31 dicembre 2010”.

 

Decreto 25 novembre 2011, Ministero dello sviluppo economico, Proroga  dei termini di presentazione delle domande per l’accesso al regime di sostegno alla cogenerazione ad alto rendimento (CAR)

 

(Riproduzione riservata)

Sono 4,8 milioni di euro le risorse messe a disposizione dalla Regione Lazio per la concessione di contributi alla realizzazione di interventi per l’efficienza energetica degli edifici privati. L’avviso pubblico che mette a disposizione queste risorse è stato approvato con la determinazione A10087/2011, pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio n. 42 del 14 novembre 2011 – parte terza.

 

I contributi saranno erogati solo per edifici che si trovano nel territorio della Regione Lazio e vi potranno accedere sia persone fisiche sia condomini con le caratteristiche specificate nel bando. È ammessa una sola domanda di contributo per ciascun soggetto facente richiesta.

 

L’iniziativa, gestita da Sviluppo Lazio, s’inquadra nel programma di interventi per promuovere le energie rinnovabili, l’efficienza energetica e l’utilizzazione dell’idrogeno (art. 36 Legge regionale n. 4 del 28 aprile 2006).

 

Determinazione del direttore 24 ottobre 2011, n. A10087, Attuazione d.g.r. n. 686/2006. Approvazione dell’avviso pubblico relativo alla concessione di contributi per la realizzazione di interventi di «Efficientamento degli edifici privati – 2011».

Sulla certificazione energetica degli edifici l’Italia ha una delle legislazioni più avanzate d’Europa. Peccato che, all’atto pratico, la mancanza di una regolamentazione più stringente ne vanifichi lo spirito. Oggi si può senz’altro dire che una certificazione su due non è veritiera circa la reale performance energetica dell’immobile, per non dire che è semplicemente falsa.  È quanto emerso dal convegno Risparmio Energetico: costruire in classe A promosso da Ance Veneto con il contributo della rivista EST, Edilizia Sviluppo Territorio, tenutosi lunedì 3 ottobre in Fiera a Verona.

 

“L’efficienza energetica – ha esordito Luigi Schiavo, presidente di Ance Veneto – è un ambito importantissimo non soltanto per il mercato edilizio ma per l’intero sistema economico nazionale. Il Paese paga lo scotto della mancanza di fonti energetiche primarie e dell’importazione, ancora massiccia, di energia dall’estero. Il 40% dell’attuale fabbisogno riguarda il riscaldamento degli immobili, che per buona parte risulta vecchio e inadeguato rispetto agli standard energetici attuali. Parliamo di almeno due edifici su tre. Intervenire sull’esistente darebbe respiro a un settore in difficoltà e contestualmente abbatterebbe la bolletta energetica del Paese”.

 

Marchio qualità regionale
Sul piano della normativa sono stati compiuti passi da gigante, ma l’assenza di una regolamentazione più severa sull’individuazione degli enti certificatori, sui controlli ex post e sull’aggiornamento di professionisti e maestranze ha finora limitato le numerose iniziative che negli ultimi anni si sono moltiplicate in tema di efficienza energetica.

 

Proprio per questa ragione, Ance Veneto sta studiando insieme a Veneto Innovazione, agenzia della Regione Veneto per la ricerca e il trasferimento tecnologico, un marchio di qualità regionale che vada a colmare i limiti del meccanismo attuale di certificazione.

 

Per Massimo Giorgetti, assessore regionale competente sui temi energetici il tema dell’efficienza è una grossa opportunità anche per il pubblico.
In un momento in cui non ci sono risorse – continua Giorgetti – l’Europa destina il 5% dei fondi comunitari all’edilizia pubblica, con l’obiettivo di adeguare ogni anno almeno il 3% del patrimonio immobiliare.

 

Per risolvere il nodo delle certificazioni, l’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, ha da tempo avanzato alcune proposte, illustrate nel corso del convegno da Nicola Massaro, dirigente Area tecnologie e qualità delle costruzioni di Ance nazionale, che ha sottolineato l’importanza avuta in passato dagli incentivi del 55% per le ristrutturazioni ecologiche.

 

La riconferma degli sgravi fiscali è stata a lungo in dubbio a causa della mancanza della copertura necessaria. “Gli incentivi – ha spiegato Massaro – potrebbero essere ottimizzati se legati al risultato complessivo conseguito in termini di risparmio energetico e non soltanto al singolo intervento. La certificazione degli edifici deve essere obbligatoria, sarebbe un importante strumento culturale”.

 

Rincara la dose Gaetano Fasano dell’Enea, secondo il quale “La certificazione così com’è non serve a niente. In Piemonte, ad esempio, da un controllo è risultato che il 50% delle certificazioni è finto. Noi siamo avanti sulla carta ma non nel concreto. Abbiamo una normativa avanzata, ma quando dalle parole passiamo ai fatti nascono i primi problemi. Si dovrebbe introdurre il meccanismo del risultato garantito: il contratto viene rispettato se a opera conclusa gli indici di efficienza energetica sono veramente cresciuti come previsto in fase di progettazione e come richiesto dalla legge.

 

Non sono molti infatti i professionisti in grado di seguire sia la progettazione integrata che l’esecuzione in cantiere con competenze sia per quanto riguarda la parte strutturale di un edificio che per la parte relativa agli infissi o alla componentistica.

 

Per questo si cominciano a studiare nuovi corsi di specializzazione. A Padova, ad esempio, è nato da poco Its Red, un corso tecnico superiore sul “risparmio energetico nell’edilizia sostenibile”, che rappresenta una vera novità sullo scenario nazionale. Ance Veneto ha contribuito alla definizione dei contenuti scientifici del corso indicando le prerogative irrinunciabili richieste dal mercato, a dimostrazione che sull’efficienza energetica è necessario sviluppare un dibattito a 360 gradi coinvolgendo innanzitutto i giovani.

Il meccanismo delle aste per l’incentivazione alle rinnovabili, introdotte dal d.lgs. 28/2011 rappresenta una ‘doppia minaccia’ per il settore, poiché da un lato pone un freno alle nuove iniziative rinnovabili e, dall’altro, provoca la contrazione del settore a causa delle difficoltà di accesso al credito delle iniziative soggette ad asta. È quanto emerso dal working paper “Le aste per l’incentivazione alle rinnovabili – Possibili configurazioni e criticità del caso italiano”, a cura del Centro Studi APER.

 

L’Associazione nazionale dei produttori di energia da fonti rinnovabili ha infatti individuato l’esistenza di numerosi profili di rischio, tra i quali l’esistenza di costi di sviluppo non recuperabili, la modifica delle condizioni al contorno e l’applicazione di penali, anche alla luce dei lunghi tempi che intercorrono tra l’autorizzazione alla costruzione dell’impianto, l’acquisizione del diritto all’incentivo e l’effettiva messa in esercizio.

 

Per i produttori, tali rischi si rifletterebbero comunque sul livello delle offerte, rischiando di accrescere anziché contenere il costo complessivo del meccanismo.
Nel definire finalmente i meccanismi delle aste”, scrive in una nota l’APER, “il Governo dovrà tener conto delle basilari necessità del settore, finanziabilità e tutela della libera impresa, piuttosto che subire il fascino di un modello teorico che, all’atto pratico, già in altri Paesi ha dimostrato di non funzionare”.

 

Le aste per l’incentivazione alle rinnovabili – Possibili configurazioni e criticità del caso italiano (Working Paper a cura di APER)