I geometri e i periti edili ci riprovano ancora una volta: in palese contrasto con tutte le più recenti sentenze della Corte di cassazione sugli evidenti limiti di competenza dei geometri e dei periti edili, queste professioni ci riprovano a proporre anche alla Camera dei Deputati un d.d.l. esclusivo sulle loro attività.
Lo affermano in una nota i Consigli nazionali degli architetti e degli ingegneri, criticando aspramente il disegno di legge proposto da Daniele Toto (PdL) alla Camera (leggi testo della proposta di legge).

Tra gli aspetti maggiormente contestati l’ampliamento esorbitante delle volumetrie ammesse nella progettazione anche in zona sismica (sino a 4500 m3), l’ampliamento delle competenze in urbanistica e l’ ampliamento in materia di progettazione impiantistica.

A nulla vale – prosegue la nota – il comune tavolo di lavoro in corso tra le professioni tecniche proprio in materia di competenze, a nulla vale la evidente logica di premettere una riforma complessiva degli ordinamenti professionali così come concepita dal Ministro Alfano prima di mettere mano al riordino delle competenze. A nulla vale il concetto di merito laddove per accedere a professioni che incidono su interessi costituzionali quali la sicurezza dell’abitare o la tutela del paesaggio occorre aver superato corsi universitari assolutamente appropriati: almeno così si fa in Europa ed in tutto il mondo civile”.

I due Consigli nazionali ribadiscono che “per tali professioni regolamentate occorre superare percorsi universitari e non può una legge, prevedendo un semplice corso di 120 ore, annullare 5 anni di studio”.
A geometri e periti edili – conclude la nota – va ancora una volta rivolto l’invito di percorrere comunemente la strada della ragionevolezza, ma se cosi non fosse vi sarà la nostra più ferma opposizione a proposte di legge basate sulle solite, inopportune ed antistoriche regalie all’“italiana”.

Fonte CNAPPC

In dirittura d’arrivo il decreto attuativo che indica i requisti per diventare “certificatori energetici”.
Secondo la bozza provvisoria di d.P.R. attuativo della lettera c) dell’articolo 4, comma 1, del d.lgs. 192/2005 i “tecnici abilitati” alla certificazione energetica degli edifici saranno ingegneri, architetti, laureati in scienze agrarie, forestali e ambientali, geometri, periti industriali, agrari e agrotecnici.

In particolare il documento definisce come “tecnico abilitato” un tecnico, dipendente pubblico o privato o libero professionista iscritto al relativo ordine o collegio professionale, abilitato alla progettazione di edifici ed impianti, che opera nell’ambito delle proprie competenze. 
Per accedere alla qualifica sono necessarie le lauree in architettura e ingegneria, in scienze e tecnologie agrarie, forestali e ambientali. Sono abilitanti anche i diplomi di geometra, perito industriale, perito agrario o agrotecnico, limitatamente al proprio specifico ambito di competenza. 
Nel caso in cui il tecnico non sia competente in tutti i campi (progettazione di edifici e progettazione di impianti asserviti agli edifici stessi), egli dovrà operare in team con altri tecnici, in modo che il gruppo copra tutti gli ambiti professionali per cui è richiesta la competenza. 

I  laureati in fisica, matematica, urbanistica, chimica, geologia, ingegneria biomedica, elettronica, informatica e delle telecomunicazioni, e in scienze e tecnologie per l’ambiente e il territorio dovranno frequentare specifici corsi di formazione per la certificazione energetica degli edifici, tenuti da università, enti di ricerca, regioni, ordini e collegi professionali. 
 
Le reazioni
Contro lo schema di d.P.R. si è pronunciato il Consiglio Nazionale dei Periti Industriali; il presidente del CNPI Giuseppe Jogna ha scritto una lettera aperta al Ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, definendo “un grave errore” il decreto in via di approvazione. La categoria dei periti industriali – spiega Jogna – opera in tutti i settori della tecnica ingegneristica, ma il professionista abilitato nell’impiantistica non lo è nell’edilizia e viceversa.

Il documento è ora all’esame del Consiglio di Stato, dovrà poi tornare in Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva.