L’istallazione di un impianto fotovoltaico in zona A, può essere oggetto di contenzioso. È quello che è accaduto nel caso oggetto della sentenza n. 215 del 2018, pubblicata il 25 giugno 2018.

I proprietari di un edificio si sono visti recapitare dall’Area Assetto del Territorio del Comune, l’ordinanza di rimozione dell’impianto fotovoltaico in zona A, installato sul tetto del fabbricato.

I ricorrenti denunciano l’illegittimità, invocandone l’annullamento, dell’ordinanza di rimozione deducendo, in particolare, che esula dalle competenze del Comune la possibilità di imporre il su indicato limite, atteso che il divieto di installazione, in determinate aree, di impianti fotovoltaici, compete alle Regioni e solo per il perseguimento di ben precise esigenze di protezione.

Chi ha ragione? Il comune o i proprietari dell’immobile e dell’impianto fotovoltaico in zona A?

Vediamo cosa stabilisce la sentenza in merito all’impianto fotovoltaico in zona A. Il massimario della stessa è raccolto, insieme ad altri, all’interno dell’allegato “Massimario di Giurisprudenza di Edilizia e Urbanistica 2017-2019” della rivista “L’Ufficio tecnico” edita da Maggioli Editore.

Impianto fotovoltaico in zona A: cosa dice la sentenza?

Estremi sentenza: T.A.R. Friuli-Venezia Giulia, sent. 25 giugno 2018 n. 215

Massima: Il limite all’installazione degli impianti fotovoltaici nelle zone A, se visibili dagli spazi pubblici, stabilito in via autonoma da un comune esula dalle competenze dell’ente

Come già evidenziato dalla giurisprudenza (cfr. T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. I, sent. 29 marzo 2018, n. 771), “Nel sistema normativo delineato dal legislatore nazionale in attuazione della direttiva europea 2001/77/Ce, il quale a sua volta va raccordato alla cornice costituzionale (cfr. art. 117 Cost. anche per l’obbligo di conformarsi ai vincoli eurounitari ed internazionali), come interpretato da plurime decisioni della Corte Costituzionale (cfr. ex multis Corte cost. 30 gennaio 2014, n. 13), non è previsto alcun potere normativo comunale in materia di localizzazione degli impianti fotovoltaici, tale da sottrarre determinate zone del territorio comunale da tale utilizzazione o da prescrivere vincoli in materia di distanze, sia pure formalmente nell’esercizio del potere di pianificazione urbanistica”.

La stessa potestà normativa primaria e secondaria delle regioni “subisce, in concreto, stringenti limiti”, come, del resto, reso evidente da varie pronunce della Corte costituzionale, con cui sono state dichiarate illegittime alcune disposizioni regionali che imponevano criteri sulla localizzazione degli impianti di produzione di energia rinnovabile più restrittivi rispetto a quelli stabiliti a livello statale (Corte cost., sentenze 119 e n. 168 del 2010) o imponevano tetti massimi per la potenza installabile o per il numero degli impianti (Corte cost. 282 del 2009 e 124 del 2010) o conferivano ai Comuni poteri relativi alle autorizzazioni.

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Ai sensi del punto 1.2. del d.m. 10 settembre 2010 (“Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”), Le sole regioni e le province autonome possono porre limitazioni e divieti in atti di tipo programmatorio o pianificatorio per l’installazione di specifiche tipologie di impianti alimentati a fonti rinnovabili ed esclusivamente nell’ambito e con le modalità di cui al paragrafo 17” ovvero, come precisato al successivo pt. 17.1:

“… attraverso un’apposita istruttoria avente ad oggetto la ricognizione delle disposizioni volte alla tutela dell’ambiente, del paesaggio, del patrimonio storico e artistico, delle tradizioni agroalimentari locali, della biodiversità e del paesaggio rurale che identificano obiettivi di protezione non compatibili con l’insediamento, in determinate aree, di specifiche tipologie e/o dimensioni di impianti, i quali determinerebbero, pertanto, una elevata probabilità di esito negativo delle valutazioni, in sede di autorizzazione”.

La riserva di tale facoltà alle sole regioni e province autonome (e non ad ogni singolo comune), trova, peraltro, evidente giustificazione al successivo pt. 17.2, ove è chiaramente stabilito che:

“le regioni e le province autonome conciliano le politiche di tutela dell’ambiente e del paesaggio con quelle di sviluppo e valorizzazione delle energie rinnovabili attraverso atti di programmazione congruenti con la quota minima di produzione di energia da fonti rinnovabili loro assegnata (burden sharing), in applicazione dell’articolo 2, comma 167, della legge n. 244 del 2007, come modificato dall’articolo 8-bis della legge 27 febbraio 2009, n. 13, di conversione del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, assicurando uno sviluppo equilibrato delle diverse fonti. Le aree non idonee sono, dunque, individuate dalle regioni nell’ambito dell’atto di programmazione con cui sono definite le misure e gli interventi necessari al raggiungimento degli obiettivi di burden sharing fissati in attuazione delle suddette norme. Con tale atto, la regione individua le aree non idonee tenendo conto di quanto eventualmente già previsto dal piano paesaggistico e in congruenza con lo specifico obiettivo assegnatole”.

Il limite all’installazione degli impianti fotovoltaici nelle zone A, se visibili dagli spazi pubblici, stabilito in via autonoma da un comune, perciò, esula dalle competenze dell’ente.

Il testo è tratto da:

Massimario di Giurisprudenza di Edilizia e Urbanistica 2017-2019

Massimario di Giurisprudenza di Edilizia e Urbanistica 2017-2019

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a) Il secondo, terzo, quanto e quinto conto energia, dunque strutture incentivanti Feed-in-Premium & Feed-in-Tariff, CON o applicazione del decreto Spalmaincentivi;

b) L’esercizio in Grid-Parity/Generation Parity (anche denominata Market Parity), dunque senza conto energia, in regime di Ritiro Dedicato RiD o Scambio Sul Posto SSP con o senza detrazioni fiscali, ed in configurazione SEU (Sistema Efficiente di Utenza) per Prosumer, quando applicabile e se selezionata per il calcolo degli Oneri Generali di Sistema (OGS) sull’energia prodotta ed autoconsumata.

È stato implementato all’interno del software un algoritmo di gestione dei consumi utenza, che permette di inserire i consumi distribuendoli sulle tre fasce F1, F2 e F3, rendendo più realistica la simulazione.

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In data 6 dicembre 2016 La Corte Costituzionale si è pronunciata dichiarando infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 26, commi 2 e 3, del decreto “Spalmaincentivi fotovoltaico”, che come noto prevede la rimodulazione degli incentivi per impianti fotovoltaici con potenza nominale superiore a 200 kW. I clienti produttori potranno eventualmente decidere di ricorrere alla Corte Europea.

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Conduttività termica ed elettrica, flessibilità, resistenza, trasparenza: in una frase, alcune delle caratteristiche garantite da un materiale chiamato grafene. La ricerca italiana compie un altro rilevante passo in avanti attraverso la realizzazione di finestre trasparenti capaci di far passare la luce e, allo stesso tempo, produrre energia. Proprio tramite il grafene. Vi spieghiamo in quale modo.

Il team di ricerca coordinato da Francesco Bonaccorso dei Graphene Labs dell’Istituto Italiano di Tecnologia e da Aldo Di Carlo del Polo Solare Organico Regione Lazio (CHOSE) dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, ha recentemente pubblicato sulla rivista internazionale Nanoscale uno studio che spalanca le porte allo sviluppo di nuovi pannelli fotovoltaici al grafene: semitrasparenti, colorati e a basso costo.

I ricercatori IIT-CHOSE hanno creato un modulo solare al grafene di circa 50 centimetri quadrati, il più grande mai realizzato con questo nuovo materiale, basandosi sulla tecnologia “dye-sensitized solar cell” (DSSC), che sarà possibile vedere dal vivo durante la prossima edizione di Technology Hub (presso Fieramilanocity, dal 7 al 9 giugno).

In questo studio il platino, normalmente presente in questa tipologia di moduli fotovoltaici, è stato interamente sostituito dal grafene, con un cospicuo abbattimento del costo (tale lavorazione è circa diecimila volte più conveniente). In seconda battuta il grafene (in forma di inchiostro) è stato applicato al pannello mediante deposizione spray, metodologia facilmente scalabile anche a livello industriale.

Si tratta del primo prototipo di pannello solare che utilizza il grafene per ridurre i costi mantenendo rese energetiche confrontabili con la tecnologia tradizionale (quella basata sul platino). Tale novità potrebbe aprire le porte, tramite qualche modifica, ad un notevole aumento della resa energetica, mantenendo contemporaneamente i costi molto ridotti.

Leggi anche l’articolo Solare termodinamico: la sabbia come bacino accumulatore di calore.

“Stiamo sviluppando un modulo fotovoltaico costruito ad hoc per il grafene che sarà semitrasparente e più economico dei pannelli fotovoltaici attualmente in commercio – spiega Francesco Bonaccorso -, la forza del nostro lavoro è la facilità di scalabilità a livello industriale e la semplicità con cui il grafene in forma di inchiostro può inserirsi in contesti industriali già esistenti, senza significativi investimenti in macchine o infrastrutture”.

“La sostituzione del platino è anche necessaria per la stabilità del pannello – afferma Aldo Di Carlo – a lungo andare il platino può corrodersi e indurre una decomposizione dell’elettrolita, problemi che vengono risolti con l’utilizzo del grafene”.

Le tecniche di produzione dei pannelli al grafene potrebbero essere già implementate con facilità a livello industriale senza modificare sostanzialmente le linee produttive. Recentemente, inoltre, è stata fondata BeDimensional, la startup che vede tra i soci fondatori anche Francesco Bonaccorso e produrrà in quantità elevate inchiostro al grafene destinato alle imprese. Su tale percorso sarà presto possibile usufruire delle molteplici caratteristiche di questo nuovo materiale non solo nel settore del fotovoltaico ma anche in numerosi altri settori di applicazione.

Il 2015 è stato un anno in chiaroscuro per il fotovoltaico italiano: la potenza degli impianti entrati in esercizio nel periodo da gennaio ad ottobre 2015 è diminuita del 50% rispetto a quella del medesimo periodo dell’anno scorso, registrando un totale di 244 MW installati.

Nonostante il trend annuale negativo, nel corso dei singoli trimestri si evidenziano timidi segnali di ripresa: nel secondo trimestre si registra una crescita del 10% della potenza installata rispetto ai primi tre mesi. In crescita anche il terzo trimestre: +18%. Emilia Romagna, Lombardia e Veneto sono le regioni nelle quali sono entrati in esercizio più di 30 MW, per un totale di 100 MW installati.

Per quanto riguarda le fasce di potenza, il maggior contributo è dato dalle utenze residenziali (impianti sino a 20 kW) che rappresentano il 64% del totale installato. Da giugno ad ottobre si registra un incremento di MW installati nella fascia tra 20 e 200 kW, tipica dei fabbricati industriali che lascia presagire ad una maggior diffusione degli impianti in regime di SEU.

A gonfie vele, invece, il settore eolico: la potenza degli impianti entrati in esercizio è cresciuta del 285% rispetto a quella del medesimo periodo dell’anno scorso e si stima che gli impianti di taglia con potenza sino a 200 kW (che contraddistingue il minieolico) siano 603 ovvero l’88% del totale e che ad essi corrisponda il 12% della potenza eolica entrata in esercizio.

Situazione non facile infine per il settore idroelettrico. La potenza degli impianti entrati in esercizio è diminuita dell’11% rispetto a quella del medesimo periodo dell’anno scorso. Si stima che gli impianti di taglia con potenza sino a 3.000 kW, che contraddistingue il mini Idroelettrico, siano 175 (96% del totale) e che ad essi corrisponda il 70% della potenza idroelettrica entrata in esercizio.

Un vero e proprio rinascimento del fotovoltaico e delle fonti di energia rinnovabili in genere. È questo lo scenario che dipinge la tedesca Apricum, società di consulenza con sede a Berlino che ha pubblicato una previsione del mercato dell’energia solare per il 2015-2020.

A guidare l’incremento delle installazioni fotovoltaiche sono gli Stati Uniti, appena dietro al mercato cinese, ancora il più grande del mondo. In capo a cinque anni, scrivono gli analisti di Apricum, gli States avranno cumulato una potenza pari a 83 gigaWatt (GW). Certo, siamo ancora lontani dagli oltre 180 GW del gigante asiatico, ma i ritmi di crescita per gli USA sono impressionanti. Raggiungendo i 20 gigaWatt di potenza cumulata installata, infatti, Washington raggiungerà a fine di quest’anno i 7,7 gigaWatt, ossia oltre il 20% in più di quanto realizzato l’anno scorso.

Il motivo di questa vera e propria esplosione del fotovoltaico sono da ricercarsi nell’impatto sui cittadini americani del Clean Power Plan varato dall’amministrazione Obama e dalla spinta al mercato fotovoltaico in atto nello Stato della California.

Dopo Cina e Stati Uniti, sul gradino più basso del podio dello sviluppo del fotovoltaico c’è il Giappone con 57 gigaWatt. Chiudono la top five la Germania (46 GW) e il subcontinente indiano (41 GW).

A livello mondiale, gli esperti di Apricum stimano che nel 2020 l’installato annuale complessivo sarà il doppio di quello, già ottimo, realizzato nel 2014. In termini assoluti, dunque, stiamo parlando di un balzo dai 42 GW di nuova potenza installati l’anno scorso agli oltre 90 previsti per il 2020.

Installazioni fotovoltaiche annuali cumulate nel mondo

Mercato fotovoltaico 2015 e previsioni al 2020. Il valore della potenza annuale cumulata installata tra il 2014 e 2020 (previsioni). Fonte Apricum PV Market Model Q3 2015, center scenario

E proprio il 2020 dovrebbe rappresentare per il nostro Paese l’anno della svolta solare. Apricum infatti individua fra cinque anni il momento cruciale per due mercati storici del fotovoltaico; l’Italia, appunto, e la Germania.

È nel 2020, infatti, secondo l’opinione degli analisti tedeschi che riprendono anche stime della Deutsche Bank, l’anno in cui si dovrebbe raggiungere la grid parity del fotovoltaico abbinato a sistemi di accumulo dell’energia prodotta grazie all’incremento dell’efficienza dei sistemi e al correlato decremento dei prezzi dei pannelli e dei sistemi di accumulo.

Per chi volesse avere maggiori informazioni sugli impianti fotovoltaici, ricordiamo i manuali Sistemi solari fotovoltaici di Alessandro Caffarelli, Giulio De Simone, Mario Stizza , Alessio D’Amato e Gestione e manutenzione degli impianti fotovoltaici di Alessandro Caffarelli, Angelo Pignatelli, Maurizio De Gregorio, entrambi pubblicati da Maggioli Editore.

Possibilità di smaltire le coperture di amianto su edifici civili ed industriali e di sostituirle con impianti a fonte rinnovabile. È questa la proposta di ANIE Rinnovabili (1.200 aziende associate e circa 410.000 occupati) avanzata dal vicepresidente , Alberto Pinori di integrazione al Green Act che mette in campo una serie di interventi per dare nuovo impulso allo sviluppo green dell’economia.

L’occasione per la dichiarazione di Pinori è la presentazione dei dati del primo semestre 2015 sull’installato di energia rinnovabile proveniente da eolico, idroelettrico e fotovoltaico. Le cifre, elaborate dall’Osservatorio ANIE Rinnovabili sui dati Gaudì, mostrano una leggera ripresa del fotovoltaico nei mesi di maggio e di giugno rispetto a quanto registrato nei primi quattro mesi dell’anno.

Impianti FV di media e piccola taglia sempre in testa

Nel dettaglio, esaminando il semestre, la potenza totale connessa è stata di 127,39 MW. Per quanto riguarda le classi di potenza, gli impianti del settore residenziale, di media e piccola taglia, di potenza compresa tra 3 e 6 kW continuano a farla da padrone con un potenza installata pari a 46,02 MW.

Al secondo posto gli impianti di potenza compresa tra 20 e 200 kW, propria del settore industriale, con 27,86 MW di potenza connessa.

Anche nell’eolico piccolo è bello

Nel settore dell’eolico la potenza totale installata nei primi sei mesi del 2015 è stata di 190,08 MW. Sono stati connessi 384 impianti, con prevalenza di impianti di piccola taglia (302) rispetto al grande eolico con 82 impianti connessi.

Infine, nel settore idroelettrico è stata installata una potenza totale di 53,88 MW, con 95 impianti.

I commenti

“Nonostante i dati incoraggianti di giugno – commenta il presidente di ANIE Rinnovabili, Emilio Cremona – occorre comunque continuare sulla strada intrapresa, con provvedimenti che stimolino il settore affinché cresca il numero di impianti a fonte rinnovabile. ANIE è fortemente impegnata a dare il suo contributo presso il Ministero dello sviluppo economico, il GSE e il Ministero dell’ambiente sui due dossier aperti: il decreto FER non fotovoltaiche e il Green Act”.

“ANIE Rinnovabili ha proposto di inserire nel Green Act la possibilità di smaltire le coperture di amianto su edifici civili ed industriali e di sostituirle con impianti a fonte rinnovabile – ha ripreso il vicepresidente, Alberto Pinori. – Il quadro fornito dall’Osservatorio di ANIE è confortante ma non del tutto soddisfacente: non dobbiamo infatti dimenticare che siamo ancora lontani dai 500 MW previsti per il settore e dai 400 MW circa connessi nel 2014. Ci auguriamo che i dati dei prossimi mesi possano rispecchiare il reale potenziale di questo importante comparto industriale”.

Era nell’aria, ma finalmente la notizia è ufficiale. Il Tribunale amministrativo del Lazio, a cui si erano rivolti gli operatori del settore delle energie rinnovabili per contestare la validità del famigerato Decreto Spalma Incentivi, ha rimesso la decisione alla Corte costituzionale a cui sarà demandato il compito di decidere se la norma è o non è legittima.

Il motivo è noto. Lo Spalma Incentivi, infatti, rimodula al ribasso gli incentivi erogati per chi ha installato impianti solari fotovoltaici con effetti retroattivi, scombinando letteralmente qualsiasi piano di investimento fosse stato fatto a monte della valutazione dei progetti.

Comprensibile la soddisfazione degli addetti ai lavori, come Emilio Cremona, presidente di ANIE Rinnovabili che si dice pienamente soddisfatto della “notizia della rimessione alla Corte Costituzionale del Decreto Spalma incentivi e auspichiamo che questa, nel condividere le motivazioni sollevate dal TAR del Lazio, ne dichiari l’incostituzionalità”.

Il nodo è proprio questo. Indipendentemente da qualsiasi giudizio di merito, infatti, il Decreto Spalma Incentivi presenta profili di irragionevolezza e di contrasto con gli articoli 3 e 41 della Costituzione.

Secondo i giudici del Tribunale amministrativo del Lazio inciderebbe in maniera ingiustificata sulle posizioni già riconosciute e sul legittimo affidamento dei fruitori degli incentivi. Per effetto della norma, infatti, il sistema di incentivazione perderebbe la sua stabilità nel tempo, venendo così meno l’equa remunerazione degli investimenti effettuati e la salvaguardia di questi ultimi.

La palla, dunque, passa ai Giudici delle Leggi per l’ultima parola sul destino dello Spalma Incentivi. E intanto, per fare il punto della situazione, l’appuntamento è per il prossimo 10 luglio a Milano con un convegno organizzato da ANIE Rinnovabili presso la sede della federazione confindustriale in viale Lancetti 43 a partire dalle ore 10.

Tra gli interventi (in fondo il programma completo) segnaliamo quello del direttore della divisione operativa del GSE, Francesco Sperandini, che parlerà delle azioni messe in campo dal Gestore dei Servizi Energetici per il DTR per il mantenimento degli incentivi in Conto Energia.

Il ruolo delle industrie delle Energie Rinnovabili

Milano, Venerdì 10 luglio 2015 ore 10:00

presso la sede di ANIE, viale Lancetti, 43

Sala Consiglio (area meeting – piano terra)

Programma

10:00 Registrazione partecipanti

10:30 Saluto Emilio Cremona Presidente ANIE Rinnovabili

Il ruolo delle Fonti Rinnovabili nel Green ACT

ANIE e il rapporto con il GSE

11:00 Intervento Francesco Sperandini Direttore Divisione Operativa GSE

Le azioni del GSE per Il DTR per il mantenimento degli incentivi in Conto Energia

11:30 Dibattito tra i partecipanti

12:00 Il punto di vista dei produttori: riflessioni alla luce dell’intervento del GSE

12:30 Tremonti Ambientale: Benefici fiscali per le imprese che hanno investito in fonti rinnovabili

13:30 Conclusione lavori

Con la fine del conto energia, ormai da oltre un anno, il mercato del fotovoltaico si è fatto più complesso per gli operatori ma, anche, con nuove opportunità che si potranno sviluppare solo nel lungo periodo.

In occasione dell’importante convegno Il fotovoltaico in Italia: riportare in Italia il mercato a 1 GW, che si è tenuto nella giornata di apertura a Solarexpo – The Innovation Cloud 2015, gli esperti del settore si sono confrontati sul futuro delle rinnovabili elettriche, e del fotovoltaico in particolare, nel nostro Paese.

Dopo il boom degli anni passati, lo scenario è cambiato e il mercato va conquistato palmo a palmo, adottando soluzioni sempre più adatte al cliente (impresa o famiglia) che oggi non può guardare più al semplice spazio disponibile sul tetto o sul terreno per dimensionare il suo impianto, ma deve considerare i suoi effettivi bisogni energetici, analizzando i propri profili di consumo, le sue disponibilità finanziarie e i benefici economici che può ottenere.

Fotovoltaico nel mondo: oltre ogni più rosea aspettativa

Nel mondo, come ha evidenziato Giulio Meneghello di QualEnergia.it, la crescita mondiale del fotovoltaico è stata impressionante. Per tradurre l’aggettivo in numeri, stiamo parlando di 46 GW installati solo nel 2014 con 180 GW di potenza totale.

La diminuzione dei costi dei sistemi FV negli ultimi otto anni è stata in media del 15% all’anno. Si tratta ormai di una crescita strutturale e non più episodica.

In Italia si va piano, ma si può andare lontano

Il dato dell’installato in Italia di 380-400 MW del 2014, uno dei più bassi degli ultimi anni, è tuttavia significativo perché si tratta di impianti realizzati senza conto energia e fanno dell’Italia un Paese pioneristico su questo nuovo fronte.

Il potenziale del mercato nazionale, ha stimato Andrea Marchisio di eLeMeNS, è di almeno 10 GW nei prossimi 5 anni nel solo manifatturiero non energivoro, soprattutto nel nord del Paese. Un mercato contendibile, ma che per essere “aggredito” richiede elementi di conoscenza più raffinati e complessi rispetto al passato.

Quale futuro per il mercato nazionale?

Il futuro del fotovoltaico sarà dunque nel trovare modalità nuove che diano valore al consumatore finale; è il caso della massimizzazione dell’autoconsumo, dei Sistemi Efficienti di Utenza (SEU) e della loro applicazione, o anche, ad esempio, del noleggio di un impianto FV per un’impresa, come è stato proposto da Giuseppe Sofia di ANIE Rinnovabili. Anche utility e trader stanno dimostrando grande interesse per i nuovi business model del fotovoltaico, come è emerso dagli interventi dei rappresentati di Gala, Electrogreen Power, Feder e dell’associazione dei trader (AIGET).

Ma il fotovoltaico non è solo generazione di energia; può essere anche utilizzato per rendere servizi per la rete, meglio se retribuiti. E per fare questo servirà una costante ricerca e innovazione.

Fotovoltaico, ultima frontiera: i sistemi di accumulo

Per uno sviluppo più dinamico del fotovoltaico dei prossimi anni servirà poi un approccio nuovo nella definizione delle regole e delle normative, molte delle quali oggi sono superate e non in grado di liberare le notevoli potenzialità della tecnologia, che sono possibili attraverso l’ampliamento delle applicazioni dei SEU o dei sistemi di distribuzione chiusi, cioè “da un produttore a molti consumatori” (ad esempio fornire energia solare a un centro commerciale o a un condominio).

Andrea Galliani dell’Autorità per l’Energia ha posto sul tavolo una questione fondamentale che è strettamente legata allo sviluppo del fotovoltaico dei prossimi anni: “Come paghiamo gli oneri di rete se in molti si produrranno la propria energia senza passare dal contatore?” Per arrivare a nuove soluzioni è necessario “ripensare le regole, non tanto adattarle al nuovo contesto – ha spiegato Arturo Lorenzoni dell’Università di Padova, chairman del convegno – la rete ha bisogno di servizi nuovi e che siano pagati in modo nuovo, stimolando anche iniziative commerciali nuove”.

Ma la nuova frontiera a cui tutti guardano, piccoli e grandi utenti del fotovoltaico, sono i sistemi di accumulo. I loro prezzi dovranno ancora scendere, ma molti li scelgono già da ora: è anche questo un segnale di cambiamento culturale nell’approccio con il fotovoltaico che potrebbe concretamente portare a quell’obiettivo di 1 GW all’anno che è il sentiero per crescita stabile del settore e dell’industria nazionale.

Anche se il Decreto Spalma Incentivi è stato un colpo basso per il settore fotovoltaico nazionale, non tutto è perduto e non necessariamente si assisterà alla fuga dei capitali da parte dei potenziali investitori stranieri. Abbiamo raggiunto Luca Zingale, direttore scientifico di Solarexpo – The Innovation Cloud 2015 – che si terrà dall’8 al 10 aprile 2015 presso il MiCo Exhibition & Conference Centre di Milano.

 

Con Zingale abbiamo approfondito il tema del fotovoltaico in questo periodo di difficile congiuntura (leggi in proposito anche l’intervista all’ing. Alessandro Caffarelli su Ediltecnico.it), ma senza dimenticare un argomento altrettanto importante e che sarà trattato al prossimo MiCo Exhibition & Conference Centre di Milano: la mobilità sostenibile elettrica.

 

 

Mauro Ferrarini. Con riferimento al decreto Spalma Incentivi le associazioni di categoria hanno parlato di “Morte del Diritto” in Italia. Cosa ne pensa?

Luca Zingale. La forte opposizione del settore che va avanti ormai dall’inizio dell’estate, fatta di lettere al Governo, di manifestazioni, di appelli alla Commissione Europea e anche di battaglie legali, è già un chiaro sentore di quanto questo provvedimento retroattivo sia stato un ulteriore colpo basso per un settore oggetto di continui attacchi normativi da almeno due anni.

 

Lo Spalma incentivi lede i diritti acquisiti dai proprietari degli impianti e dagli investitori italiani e stranieri, viola le linee guida 2009/28/EC della Commissione europea sulla promozione dell’utilizzo di energia rinnovabili e, più in generale, il principio di stabilità previsto per i meccanismi incentivanti.

 

Mauro Ferrarini. Rischiamo la fuga di capitali e un crollo degli investimenti nel nostro Paese?

Luca Zingale. Non necessariamente. Oltre 1.000 aziende stanno per depositare al TAR un ricorso che potrebbe annullare la norma. A loro si aggiungono centinaia di investitori stranieri che hanno avviato la procedura arbitrale prevista dal Trattato Internazionale della Carta dell’Energia. Sta per iniziare un percorso giudiziario che potrebbe richiedere dai 2 ai 3 anni, ma se la norma dovesse essere dichiarata incostituzionale, decadrebbe immediatamente per tutti i soggetti, anche per chi non ha fatto ricorso e il GSE dovrebbe poi procedere con le restituzioni.

 

Mauro Ferrarini. Quali saranno le conseguenze sull’evoluzione del settore fotovoltaico in Italia?

Luca Zingale. Anche con questo provvedimento dannoso per il settore, in questo contesto post-conto energia bisogna saper cogliere nuove opportunità e riconoscere i segmenti in cui investire.

 

Con lo spalma-incentivi la rimodulazione delle entrate per i proprietari degli impianti FV riduce di fatto il valore dell’impianto stesso. Diventa per molti allora indispensabile ottimizzare la produzione dell’impianto fotovoltaico. Si apre così un ampio ventaglio di opportunità per EPC contractor, system integrator, asset management companies, produttori di componenti, fornitori di servizi di O&M e revamping che potranno lavorare su un parco installato di oltre 570 mila impianti, molti dei quali, va detto, sono stati costruiti in fretta e hanno performance ampiamente migliorabili.

 

Mauro Ferrarini. Come valuta nel complesso lo sviluppo attuale della mobilità elettrica?

Luca Zingale. Nonostante la concreta offerta di veicoli elettrici dell’industria negli ultimi anni, è evidente che non stiamo assistendo a un’esplosione del mercato. Eppure, i vincoli dell’Unione Europea ne richiederebbero già una diffusione significativa. Infatti, le emissioni di CO2 al tubo di scarico del parco auto venduto dovranno collocarsi nel 2020, o poco più avanti, entro i 95 g/km, contro i circa 135 g/km di oggi. Per molti addetti ai lavori, sarà difficile che le auto endotermiche scendano sotto i 103-105 g/km medi entro il 2020. Questo gap di 8-10 g/km dovrà essere colmato da una maggiore presenza di mezzi a emissioni zero o quasi, ovvero quelli a tecnologia elettrica.


Mauro Ferrarini. Quanti mezzi elettrici dovrebbero essere in uso per raggiungere l’obiettivo UE 2020?

Luca Zingale. Secondo le ultime stime CIVES, orientativamente per raggiungere l’obiettivo UE occorrerebbe che nel 2020 la loro quota fosse tra l’8 e il 12% del mercato, in relazione alla loro ripartizione nelle diverse tipologie a batteria, ibridi plug-in e range-extended. Per l’Italia vorrebbe dire 150-200.000 auto elettriche vendute nel solo 2020. Un obiettivo piuttosto difficile da raggiungere se consideriamo che negli ultimi tre anni ne sono state vendute meno di 2.000. Serve una politica nazionale omogenea che sostenga lo sviluppo del settore.

 

Mauro Ferrarini. Quali sono i Paesi europei in cui la mobilità elettrica sta avendo maggior successo e con quali strumenti i governi locali sostengono questo sviluppo?

Luca Zingale. Volendo stilare una classifica, i primi tre Paesi in cui le vendite di auto elettriche hanno avuto più successo sono la Norvegia, in cui le auto elettriche hanno una fetta del 5,8% del mercato interno dell’automobile; l’Olanda con il 5,4% e la Francia con lo 0,8%. Se analizziamo più nel dettaglio gli strumenti economici e non, che in questi Paesi sostengono lo sviluppo del settore, ne emerge la ricorrente compresenza di alcuni fattori: un accettabile extracosto del veicolo, rispetto a quello convenzionale, perché sostenuto da incentivi importanti all’acquisto; la possibilità di provvedere alla normale ricarica a casa o presso il luogo di lavoro; l’esistenza di un minimo di rete di ricarica pubblica per risolvere situazioni di emergenza; una regolamentazione della mobilità efficacemente favorevole. In Francia, ad esempio, come in altri Paesi, si sono adottati meccanismi bonus-malus che tassano all’acquisto o sul bollo annuo di circolazione i veicoli con alta CO2 riversando tali introiti verso l’incentivazione dei mezzi a bassissime emissioni. Prendendo spunto da queste buone pratiche potremmo avere risultati migliori anche in Italia, anche senza pretendere di passare dall’attuale 0,07% del mercato nazionale al 5,8% della Norvegia.

 

Mauro Ferrarini. Quali sono invece gli strumenti che il nostro Paese mette a disposizione dello sviluppo del settore?

Luca Zingale. In Italia ci sono sia incentivi economici che regolatori, ma nel complesso hanno avuto un effetto molto modesto. Con la legge vigente il meccanismo di incentivazione non risulta particolarmente accattivante: per esempio per chi acquista un’auto elettrica da 30.000 € sono previsti circa 5.000 € di contributo, corrisposti per metà dallo Stato e metà come sconto del venditore. Per un’auto ecologica endotermica da 120 gCO2/km del prezzo di 15.000 € spettano circa 2.000 €.

 

Il divario resta quindi troppo alto. Va aggiunto che, ad esclusione dell’esenzione dal pagamento del bollo per i primi 5 anni, in Italia non ci sono ulteriori agevolazioni su tasse, parcheggi, eccetera. Manca dunque una vera e propria politica omogenea a livello nazionale e questo vuoto ha causato di conseguenza una diffusione disomogenea di regole a seconda delle Regioni o dei Comuni.


Mauro Ferrarini. Le infrastrutture pubbliche presenti sono adeguate a un significativo sviluppo del settore?

Luca Zingale. Credo che l’apparente mancanza di infrastrutture di ricarica sia un falso problema, o che comunque non sia tra i fattori che limitano lo sviluppo del settore della mobilità elettrica nel nostro Paese.

 

L’Italia ha circa un terzo delle colonnine di ricarica che ci sono in Norvegia, ma conta un numero di immatricolazioni 50-70 volte inferiore. Oggi chi acquista l’auto elettrica lo fa perché sa di poterla ricaricare tranquillamente a casa propria o sul posto di lavoro. L’infrastruttura pubblica serve principalmente per le situazioni di emergenza. In questo momento abbiamo circa un rapporto 1:1 tra punti pubblici di ricarica e mezzi elettrici in circolazione. Va inoltre sottolineato che il 2 dicembre 2014 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un decreto che approva il Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica: prevede 90mila punti di ricarica accessibili al pubblico entro il 2016, fino ad arrivare a 130mila al 2020.

 

Mauro Ferrarini. Come evolverà secondo lei il settore dell’automotive nei prossimi anni?

Luca Zingale. A mio avviso si tenderà sempre più verso un modello di condivisione o affitto del veicolo piuttosto che di acquisto effettivo. Secondo alcuni studi, le automobili ‘tradizionali’ in circolazione aumenteranno del 3% al 2030, mentre è prevista una significativa diffusione della mobilità sostenibile, quindi spostamenti a piedi o in bicicletta, e dei trasporti elettrici. Le auto elettriche, in particolare, saranno sempre più utilizzate e la ricerca tecnologica contribuirà a grandi miglioramenti nelle batterie e sistemi di ricarica. Credo fermamente che la vera svolta avverrà grazie a sistemi di gestione e comunicazione sempre più intelligenti, grazie ai quali i veicoli saranno dotati di dispositivi collegati alla rete che, grazie all’Internet of Things, saranno in grado di trasmettere e ricevere informazioni sul traffico, sulla velocità e di gestire qualsiasi emergenza o allarme. Ci stiamo muovendo verso un futuro incentrato sulla connettività e sulle basse emissioni.

 

Mauro Ferrarini. Quali benefici potrebbe portare un maggiore sviluppo del settore della mobilità elettrica?

Luca Zingale. Ritengo che in un sistema elettrico come il nostro, caratterizzato da un forte eccesso di offerta e da una crescente penetrazione delle rinnovabili ‘non programmabili’, la diffusione della mobilità elettrica potrebbe negli anni diventare un rimedio. Con il supporto di tecnologie vehicle to grid, nei prossimi anni i mezzi elettrici oltre a sostenere la domanda potrebbero fungere da sistemi di accumulo diffusi e stabilizzatori della rete. Ma tutto questo contesto si realizzerà solo quando avremo in Italia una diffusione capillare dei questi mezzi.

 

Secondo alcune stime, con circa 3-4 milioni di auto elettriche la domanda elettrica nazionale aumenterebbe del 2-3%. Questi argomenti troveranno ampio spazio di discussione nei convegni e nei padiglioni espositivi di Solarexpo-The Innovation Cloud 2015, con la presenza di aziende espositrici ed esperti provenienti dal mondo della mobilità elettrica e sostenibile.

 

Mauro Ferrarini. Solarexpo – The Innovation Cloud quest’anno cambia location e si trasferisce al MiCo di Fiera Milano Congressi, al centro di Milano. Al cambio di sede della manifestazione, corrispondono anche novità nell’offerta a visitatori ed espositori?

Luca Zingale. Certamente. Il MiCo è un contenitore multifunzione e compatto in cui trovano posto il livello dell’esposizione, del networking, i convegni e gli eventi aziendali. Ascoltando le aziende e studiando i loro nuovi modelli di business ci siamo accorti che queste caratteristiche possono essere una risposta ad alcune esigenze e trend che si stanno affermando con decisione. Mi riferisco alla crescente diffusione del modello dei roadshow territoriali che coprono tutta la penisola. Le caratteristiche del MiCo-Fiera Milano Congressi consentono di integrare il classico format fieristico del nostro evento con la possibilità di ospitare ad esempio la tappa milanese o lombarda di un qualsiasi roadshow, con il vantaggio per l’azienda di beneficiare dell’ampia platea di professionisti già presenti in fiera, a cui si sommeranno i clienti invitati dalla stessa azienda.

 

Inoltre i protagonisti dell’edizione 2015 avranno la possibilità di abbinare alla scelta dello spazio espositivo, pacchetti di visibilità e comunicazione specializzata B2B e B2C, online e cartacea, a prezzi agevolati. In questo modo li accompagneremo dal momento in cui decidono di far parte di Solarexpo-The Innovation Cloud fino ai giorni di fiera e oltre.

Dopo gli incentivi c’è ancora spazio per il fotovoltaico? Se lo sono chiesti EPC Contractor, Energy Manager, progettisti, installatori, tecnici e operatori del settore delle rinnovabili che si sono incontrati durante gli appuntamenti del Forum delle Energie Rinnovabili, svoltosi in diverse tappe tra Roma, Padova e Milano e organizzato da un pool di aziende: Socomec (produttore di tecnologie per la gestione e l’accumulo dell’energia elettrica), Tecsaving (consulenza dell’ambito dell’efficienza energetica), Conergy (servizi e soluzioni per il fotovoltaico) e Sorelwind (soluzioni per il settore dell’energia eolica).

 

“Nonostante le diverse manovre politiche e le promesse di abbattimento costi sulla bolletta dell’energia, gli esperti prevedono che i prezzi per l’energia dalla rete registreranno comunque un trend di aumento”, dice Isabella Spagnolo, responsabile marketing e customer care di Conergy Italia, che ha approfondito gli aspetti legati al fotovoltaico.

 

Secondo Spagnolo, lo spazio per lo sviluppo del fotovoltaico in Italia è ancora tanto, nonostante la fine del Conto Energia e delle politiche di incentivazione: “La scelta del fotovoltaico, guidata da driver emozionali, risulta vincente sul fronte di conquista di indipendenza dalla fluttuazioni di mercato (costi, normativa, etc.), diventando al contempo micro produttori dell’energia che si consuma”.

 

A livello razionale, invece, le motivazioni che spingono gli italiani a dotarsi di impianti fotovoltaici sono quelle di natura economica. Perché si realizzi efficacemente un reale risparmio nei costi dell’energia occorre garantire “il corretto dimensionamento dell’impianto e l’integrazione intelligente con soluzioni che lo fanno funzionare al meglio”.

 

In particolare, è necessario sottolineare come il livello di autoconsumo debba essere il più elevato possibile per sfruttare al meglio il proprio impianto, e per aumentare, di conseguenza, il livello di risparmio ottenibile.

 

“La combinazione dell’impianto fotovoltaico con la pompa di calore”, è il consiglio portato ai partecipanti al Forum da Conergy, “aumenta l’autoconsumo del 10% e l’installazione di un sistema domotico di gestione dei carichi elettrici negli apparecchi porta a un ulteriore aumento del 10%”.

 

 

Oltre a Conergy sono intervenute anche le aziende Socomec, Tecsaving e Sorelwind che hanno approfondito il proprio ambito di competenza, ovvero rispettivamente: lo storage di energia, la micro-cogenerazione e l’eolico con tecnologia aerospaziale. Paolo Zavatta, consigliere ANIE/GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane) ha introdotto i forum e di moderato gli interventi delle aziende.

 

I Forum delle Energie Rinnovabili hanno così esaurito il primo ciclo di incontri che verrà nuovamente riproposto a fine estate sotto forma di webinar online. Un aggiornamento continuo e costante è la chiave di volta per restare al passo con le tecnologie che consentono di utilizzare al meglio le energie rinnovabili.