L’11 maggio scorso, si è tenuta a Roma l’Assemblea dei Presidenti degli Ordini degli Ingegneri di tutte le province italiane al fine di discutere la proposta di regolamento predisposta dal CNI in attuazione delle disposizioni di cui all’art. 7 del DPR n. 137 del 7 agosto 2012 (cosiddetta formazione professionale continua).

 

Nell’occasione si è avuto modo di apprezzare il lavoro svolto dal Consiglio Nazionale che ha stabilito, puntualmente e con linguaggio semplice ed efficace, le modalità e le condizioni per la gestione della problematica, sia con riferimento agli obblighi degli iscritti, che con riguardo alle attività di formazione e coordinamento cui saranno chiamati principalmente gli Ordini territoriali, ma anche gli altri Soggetti autorizzati (Associazioni professionali, Università, ecc.).

 

In attesa dell’approvazione definitiva da parte del Consiglio Nazionale e del parere vincolante del Ministero vigilante, possiamo anticipare che la proposta di regolamento illustrata nell’Assemblea suddetta stabilisce, tra l’altro, il riconoscimento di crediti formativi sulla base della attività professionale dimostrabile svolta dai professionisti, nonché a fronte della frequenza di specifici corsi abilitanti (ad esempio, sicurezza del lavoro, prevenzione incendi, ecc.).

 

Di grande importanza appaiono, inoltre, le previsioni inerenti l’attribuzione di un “premio” di crediti formativi ai colleghi più giovani e “freschi di studio”, l’istituzione, su base volontaria, di un sistema di certificazione delle competenze acquisite e il monitoraggio sulla qualità delle attività di formazione erogate da parte dei Soggetti autorizzati.

 

Il nodo della formazione a distanza per i Coordinatori della sicurezza
Sempre in tema di formazione e aggiornamento professionale si segnala una recente circolare del CNI in materia di sicurezza e, in particolare, sulla figura del Coordinatore della sicurezza.

 

“Poiché il titolo IV del Testo Unico Sicurezza non prevede in maniera esplicita la modalità di erogazione dei corsi di formazione e aggiornamento per il coordinatore della sicurezza tramite piattaforme web, si può ragionevolmente ritenere che tali corsi non possano essere organizzati con modalità FAD o e-learning”. A fornire questa interpretazione, che potrà fare tremare i polsi a più di un professionista, è la parte della circolare dedicata alle “Modalità di svolgimento dei corsi di aggiornamento: didattica in modalità FAD, e-learning”.

 

Gli esperti del CNI forniscono quella che è, da loro stessi, definita come l’interpretazione prevalente, anche considerato che quando il Legislatore ha voluto consentire questo tipo di modalità formativa, lo ha esplicitamente indicato nelle norme (cosa che, invece, non si riscontra nel d.lgs. 81/2008).

 

Diverso è il caso dei corsi di aggiornamento per RSPP e ASPP, per i quali l’Accordo Stato-Regioni del 26 gennaio 2006 ha stabilito che possano essere effettuati anche con modalità di formazione a distanza.

 

Le altre interpretazioni in tal senso
A supporto della bontà dell’interpretazione, gli Ingegneri citano diversi pareri espressi da servizi competenti in materia di sicurezza in molte Regioni italiani.

 

Vengono citate la direzione regionale del lavoro della Sardegna, l’area prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro del Piemonte e la Regione Sicilia. In tutti e tre i casi il parere è lo stesso: “l’aggiornamento e la formazione dei coordinatori della sicurezza e dei coordinatori per la progettazione e l’esecuzione non possono essere erogate tramite web con modalità a distanza”.

 

E per chi ha effettuato i corsi online?

 

Non tutto è perduto, per fortuna. Il CNi infatti precisa che questa interpretazione restrittiva è dovuta alla mancanza, per ora, di specifiche linee di indirizzo ministeriali che sono già state richieste. Gli Ingegneri fanno sapere che tuteleranno i professionisti che in buona fede hanno effettuato corsi di aggiornamento per rivestire il ruolo di coordinatore della sicurezza online. È opinione del CNI che le modalità online di formazione rappresentano il futuro.

 

“Si è convinti”, si legge nella circolare CNI 10 maggio 2013, “che, pur con le necessarie cautele e regole tecniche, la formazione a distanza sia destinata a diventare la modalità ordinaria per i corsi di aggiornamento a prescindere dal settore di riferimento, RSPP piuttosto che coordinatore per la sicurezza”.

 

Intanto, nell’attesa dell’emanazione di indicazioni ministeriali, il CNI raccomanda prudenza e consiglia ai coordinatori della sicurezza che vogliano seguire corsi di aggiornamento online di verificare scrupolosamente i contenuti e le garanzie offerte dagli enti eroganti, mettendole a confronto anche con i requisiti minimi stabiliti dall’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011.

Quali sono i soggetti formatori abilitati a erogare i corsi per il coordinatore della sicurezza? E quali le modalità di svolgimento dei corsi? A queste e ad altre domande risponde il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, tramite la circolare CNI  del 10 maggio 2013. Rimandando alla lettura della circolare completa (scarica qui il testo integrale della circolare CNI 10 maggio 2013), ecco in sintesi le interpretazioni degli Ingegneri su questo tema.

 

Soggetti formatori per la formazione e per l’aggiornamento
I soggetti abilitati alla erogazione dei corsi di formazione per il coordinatore della sicurezza sono quelli indicati all’art. 98, comma 2 del d.lgs. 81/2008.

 

Il dubbio riguarda quali siano i soggetti che possano svolgere le successive attività di aggiornamento. Per il CNI, in mancanza di riferimenti specifici nel Testo Unico Sicurezza, gli enti abilitati a svolgere l’aggiornamento sono gli stessi abilitati allo svolgimento dei corsi di formazione.

 

Modalità di erogazione dei corsi di aggiornamento: niente e-learning
L’aggiornamento per il coordinatore della sicurezza pare, secondo l’opinione degli Ingegneri, non prevede modalità di svolgimento online (FAD, e-learning, webinar, ecc.).

 

L’interpretazione prevalente, infatti, è nel senso che quando il Legislatore ha voluto consentire questo tipo di modalità formativa lo ha sempre espressamente indicato. E nel Testo Unico Sicurezza (Titolo IV) non si prevede esplicitamente questa tipologia di formazione e aggiornamento per il coordinatore della sicurezza.

 

Per gli ingegneri che, in buona fede, hanno partecipato a corsi di aggiornamento per il coordinatore della sicurezza usufruendo di piattaforme online, il CNI si farà carico della loro tutela.

 

Per il momento, il CNI consiglia agli ingegneri che ricoprono il ruolo di coordinatori della sicurezza e che desiderano svolgere le attività di aggiornamento online di “accertarsi scrupolosamente sui contenuti e sulle garanzie fornite dall’ente organizzatore, mettendo a confronto le garanzie e gli standard adottati dall’ente prescelto con i requisiti minimi per i corsi di aggiornamento previsti dall’Accordo Stato Regioni del 21 dicembre 2011”.

Il nodo della formazione continua per gli ingegneri e la crisi che inizia a colpire anche una professione altamente qualificata e, almeno finora, era stata parzialmente risparmiata. Sono solo alcuni della lunga intervista esclusiva che il presidente del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Luigi Ronsivalle, ci ha concesso in esclusiva e la cui versione integrale sarà pubblicata sul numero 3/2013 della rivista Ingegneri di Maggioli Editore.

 

Abbiamo chiesto all’ing. Ronsivalle di fare qualche riflessione sulla Riforma delle professioni che ad agosto “completerà” il suo iter, per sapere cosa è stato fatto e cosa riserverà il futuro per gli ingegneri italiani.

 

Ingegneri. Il prossimo luglio a Brescia si riuniranno i delegati per il Congresso Nazionale. In quell’occasione, come ci ha detto il presidente dell’Ordine di Brescia, Marco Belardi, sarà presentata una ricerca del Centro Studi del CNI sulla “semplificazione”. Può anticiparci i contenuti principali di questo studio?
Luigi Ronsivalle. Le pubbliche amministrazioni a tutti i livelli di governo, da tempo ormai, non riescono quasi più  a svolgere efficacemente i compiti che la legge attribuisce. Questo anche a causa di una stratificazione sempre più complessa di norme e di procedure burocratiche e ad una proliferazione di soggetti e attori chiamati in causa nella formazione delle procedure stesse. Le strade di una riforma possibile della Pubblica Amministrazione devono passare allora da una  semplificazione di tutte le procedure, da una riduzione dei processi autorizzativi con un parallelo trasferimento di competenze e poteri di istruttoria e verifica partendo dagli ambiti non strategici al sistema delle professioni, mantenendo e rafforzando in seno alla p.a. solo le attività di controllo.

 

Ingegneri. Dal vostro osservatorio privilegiato qual è la situazione degli Ingegneri in Italia oggi dal punto di vista delle opportunità di lavoro e del livello di retribuzione?
LR. Il 2012 ha evidenziato per gli ingegneri una nuova fase di difficoltà crescente rispetto alle opportunità occupazionali. La capacità di adattamento e lo spessore professionale di una intera categoria che anche nel corso degli ultimi anni di prolungata crisi economica aveva sempre difeso i propri solidi livelli occupazionali ed il proprio reddito disponibile, sembra non essere più sufficiente per fronteggiare una recessione che scuote tutta l’economia nazionale: il numero di laureati in ingegneria assunti nelle imprese italiane è infatti calato di oltre 5.000 unità, passando dalle quasi 21.000 assunzioni del 2011 alle circa 15.230 laureati del 2012, valore più basso rilevato negli ultimi 7 anni, ma comunque pur sempre meno negativo di quanto rilevato per altre professioni.

 

Ingegneri. Insomma, possiamo dire che Ingegneria “tiene ancora il passo”?
LR. Tra tutte le categorie di laureati, quelli della facoltà di ingegneria evidenziano le migliori performance: tasso di disoccupazione più basso, estrema facilità di occupazione, inquadramento migliore (a tre anni dalla laurea quasi i due terzi hanno un contratto a tempo indeterminato), stipendi percepiti.  Su quest’ultimo aspetto tuttavia, vale la pena soffermarsi a fare qualche considerazione …

 

Ingegneri. Prego!
LR. È vero che lo stipendio medio percepito da un ingegnere specialistico a tre anni dalla laurea è superiore a quello di tutti gli altri laureati (fatta eccezione per i medici e le altre professioni sanitarie), ma è anche vero che si tratta di cifre modeste e decisamente inferiori a quelle percepite all’estero dai professionisti a parità di condizione. Un laureato in ingegneria che lavora in Italia, infatti, percepisce in media, a tre anni dalla laurea, 1.514 euro netti a fronte degli oltre 2.300 euro netti che ricevono (sempre a tre anni dalla laurea) i laureati italiani che si sono trasferiti all’estero.

 

Ingegneri. Dati scoraggianti. E qual è la situazione dei giovani ingegneri neolaureati?
LR. Tra i neolaureati, il 72% a un anno dalla laurea ha un’occupazione e il tasso di disoccupazione è pari al 10% contro il 20% circa della media di tutti i laureati. Ma la situazione migliora rapidamente tanto che a cinque anni dalla laurea il tasso di disoccupazione scende sotto il 2%. Lo stipendio netto mensile per i neolaureati ad un anno dalla laurea è pari a circa 1.300 euro contro i poco più di mille della media complessiva dei laureati. Nel 2012 comunque il 40% circa delle oltre 15.000 assunzioni operate dalle imprese private erano specificatamente rivolte a laureati in ingegneria under 30.

 

Ingegneri. Ad agosto di quest’anno si “completerà” il percorso della riforma delle professioni. Come giudica complessivamente questa norma?
LR. La sensazione è che la riforma, salvo alcune eccezioni, non abbia portato reali novità significative. Il nodo della questione è che il testo del decreto 137/2012 non ha tenuto conto delle peculiarità delle professioni tecniche e, specificatamente, quelle proprie della figura dell’ingegnere che è caratterizzata da percorsi formativi, da modalità di svolgimento della professione e da ambiti nei quali essa si esplica che sono un unicum nel panorama professionale del nostro Paese.

 

Ingegneri. Andiamo ai singoli aspetti della riforma. Cosa la convince e cosa no?
LR. Partirei dalla formazione. Anzitutto, a mio parere, non è neppure corretto parlare di “formazione”, in quanto l’ingegnere l’ha ricevuta già durante il percorso di studi universitario. Sarebbe più giusto definirla “aggiornamento”. Ma aldilà della terminologia, la necessità di aggiornamento professionale è nello stato delle cose. Oggi nessun ingegnere potrebbe esercitare la propria professione senza un’adeguata e rigorosa conoscenza delle innovazioni tecnologiche e delle disposizioni di legge in continuo mutamento. Quando la riforma impone l’obbligo della formazione continua per gli ingegneri, opera un pleonasmo: un ingegnere non aggiornato è un controsenso.

 

Un altro elemento che non convince e già ampiamente dibattuto è quello relativo alla totale abolizione delle tariffe. Questo fattore ha provocato dei riflessi negativi sulla qualità delle prestazioni professionali stesse. Con l’abbattimento incontrollato dei compensi, che non può essere giustificato semplicemente con il meccanismo del libero mercato, stiamo assistendo a un depauperamento della professione che, francamente, non fa bene né agli ingegneri né alla collettività.

 

Ingegneri. Ma qualcosa di buono c’è in questa riforma oppure no?
LR. Come dicevo, alcuni aspetti del d.P.R. 137/2012 sono positivi. Le norme per la costituzione delle società tra professionisti, per esempio, sono in linea di principio giuste e condivisibili. Rimangono però, in questo caso, dubbi sull’applicabilità della legge. Non c’è nulla nel testo che fornisca chiarimenti sulle modalità con le quali i vari ordini dovranno regolarsi.
Di certamente positivo c’è che con questo decreto si è confermato che il sistema degli Ordini professionali sia l’unico a garantire la sicurezza e la qualità dei servizi offerti agli utenti e alla comunità.

 

Ingegneri. E sull’obbligo dell’assicurazione RC professionale che mi dice?
LR. L’obbligo dell’assicurazione professionale è corretto in sé stesso. Buona parte degli ingegneri che svolgono la libera professione hanno già provveduto a dotarsi di una polizza a garanzia di sé stessi e della committenza. Personalmente ritengo che tutti gli ingegneri iscritti all’ordine debbano avere una qualche assicurazione professionale, ma è anche vero (e questo la riforma non lo prevede) che si dovrebbe fare in modo che le modalità e i coefficienti di rischio siano diversificati in base alla attività del singolo professionista: dipendente o libero professionista.

 

Sul tema delle assicurazioni, peraltro, il Cento Studi del CNI ha realizzato lo scorso anno un lavoro specifico che si concluso con la pubblicazione del volume: “L’assicurazione professionale dell’ingegnere” della collana “I quaderni del Centro Studi”. Tale documento è stato redatto con la collaborazione della Crawford & Company Italia, una fra le più accreditate società di consulenza nella gestione dei sinistri (su questo argomento leggi anche il Dossier Assicurazione RC Professionale su Ediltecnico.it).

 

Ingegneri. Torniamo sul tema della formazione continua. Avete già delineato qualche progetto? Chi erogherà i corsi? Come si svolgerà?
LR. Il regolamento sulla formazione continua è proprio in questi giorni al centro del dibattito interno. È già stata predisposta da parte di un gruppo di lavoro una bozza di documento sul quale ci stiamo confrontando. La piattaforma prevede un sistema basato sui crediti formativi, ma la tendenza in sede di Assemblea dei presidenti degli ordini provinciali è quella di dare un giusto rilievo alle competenze acquisite durante lo svolgimento della professione. Il problema, in questo caso, è come tradurre in un sistema codificato questo orientamento. Allo stato attuale stiamo studiando un sistema di certificazione volontaria delle competenze che potrebbe rappresentare la soluzione del problema.

 

Sulle modalità di erogazione della formazione si procederà sia con corsi organizzati direttamente dagli Ordini sia tramite organismi accreditati dagli ordini stessi. È previsto anche il ricorso a metodi di apprendimento on line che consentano adeguati sistemi di controllo e di verifica finale.

 

Intervista a cura di Mauro Ferrarini – L’intervista integrale al presidente Luigi Ronsivalle sarà pubblicata sul n. 3/2013 della rivista Ingegneri

 

Scadrà il 15 maggio 2013 il termine, stabilito dal decreto legislativo n. 81/2008 (il c.d. Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro), entro cui occorre frequentare un corso di aggiornamento della durata di 40 ore per continuare a svolgere le funzioni di coordinatore per la sicurezza nei cantieri temporanei o mobili (in fase di progettazione e/o di esecuzione).

 

Ricordiamo infatti che l’allegato XIV del d.lgs. 81/2008 definisce i contenuti minimi del corso di formazione per i coordinatori per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori. Tale corso ha una durata complessiva di 120 ore.

 

Sempre l’allegato XIV disciplina anche l’aggiornamento, prevedendo l’obbligo di frequenza a corsi appositi a cadenza quinquennale della durata complessiva di 40 ore. Tali aggiornamenti possono essere effettuati anche per mezzo di diversi moduli nel periodo dei cinque anni.

 

Per i coordinatori della sicurezza che avevano conseguito l’attestato di abilitazione prima dell’entrata in vigore del Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro l’obbligo dell’aggiornamento ha cominciato a decorrere dalla data di entrata in vigore del d.lgs. 81/2008 (quindi dal 15 maggio 2013).

 

Occorre infine ricordare che, nel caso di mancato rispetto dell’obbligo dell’aggiornamento della formazione, il testo di legge non parla di abilitazione decaduta. Quindi è lecito supporre che chi non ottempererà alla data del 15 maggio 2013 all’obbligo di aggiornamento della propria formazione, non potrà ricoprire la carica di coordinatore per la sicurezza fintantoché non frequenterà il corso di 40 ore.

 

In ogni caso, la data successiva obbligatoria entro cui effettuare la successiva formazione di aggiornamento scadrà il 15 maggio 2018.

Progettazione di impianti di riscaldamento, di impianti di climatizzazione a tutta aria e misti aria e acqua. A maggio, a partire dall’8 fino al 10, l’AiCARR organizza tre laboratori dedicati a questi temi, durante i quali, sotto la guida dell’ing. Federico Pedranzini di AirLab, Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, saranno applicate le nozioni teoriche a casi pratici particolarmente significativi.

 

I partecipanti a questi laboratori di progettazione saranno parte attiva nella condivisione e nell’applicazione delle scelte progettuali, prima discusse e poi applicate seguendo i criteri che saranno illustrati durante gli incontri (per informazioni e iscrizioni).

 

Si parte mercoledì 8 maggio 2013 con il primo dei laboratori di progettazione, focalizzato sugli impianti di riscaldamento (ES1A) L’esercitazione verte sui due temi oggi prevalenti nell’ambito delle applicazioni residenziali: sistemi a radiatori e sistemi radianti. A ciascuno dei due temi viene dedicata mezza giornata, con l’obiettivo di applicare le nozioni teoriche al fine di consentire il dimensionamento di un sistema, partendo dalla considerazione dei carichi termici, all’impostazione, e fino alla applicazione dei criteri generali di scelta dei terminali, del generatore di calore e della rete di distribuzione.

 

Il giorno successivo, giovedì 9 maggio 2013, è invece programmato il laboratorio di progettazione impianti di climatizzazione tutt’aria (ES2A) Partendo da considerazioni di ordine prestazionale, relative a problematiche di qualità dell’aria e di controllo delle condizioni climatiche di un’applicazione presentata dal docente, gli allievi verranno condotti attraverso una procedura sequenziale che va ad affrontare le differenti criticità e fasi della progettazione, cercando di risolvere i singoli passaggi autonomamente.

 

Infine, venerdì 10 maggio 2013, c’è il laboratorio di progettazione impianti di climatizzazione misti aria/acqua (ES3A). In questo caso, gli impianti misti rappresentano la soluzione ottimale per il controllo contemporaneo ed efficiente delle condizioni di qualità dell’aria interna e di benessere termico. Tali impianti consentono inoltre l’adozione di soluzioni evolute anche dal punto di vista dell’efficienza energetica e stanno sempre più imponendosi a livello di standard anche nelle applicazioni residenziali a basso consumo.

 

Nel corso della giornata, gli allievi verranno invitati a sviluppare un progetto di impianto di climatizzazione misto a ventilconvettori e aria primaria a partire dal calcolo dei carichi di picco invernali ed estivi, fino alla scelta dei percorsi e all’applicazione dei metodi di dimensionamento delle reti aerauliche e idroniche e alla scelta dei vari componenti di impianto.

In un recente intervento sul tema delle competenze professionali degli ingegneri triennali il nostro ing. Pierpaolo Cicchiello ha espresso una verità tanto semplice da essere, purtroppo, spesso sottostimata. Il nostro collega dice: “l’ingegnere fa quello che sa”.

 

Lasciando da parte il sempre acceso dibattito sulle competenze, in particolare per quanto attiene alle strutture, di ingegneri triennali, geometri laureati, architetti, è forse interessante fare qualche ragionamento su una questione non marginale rispetto all’affermazione citata: cosa sa l’ingegnere? Cosa sappiamo noi oggi? Queste domande si uniscono ad altre a essa affini quali, ad esempio: cosa dovremmo sapere?

 

Prima di continuare, per correttezza è necessario evidenziare il fatto che quanto segue è una visione di parte (scrivo queste note seduto a una scrivania del Politecnico di Milano, dove lavoro) che spero risulti sufficientemente oggettiva e, soprattutto accenda un dibattito su un tema fondamentale per il futuro della categoria.

 

Le presenti considerazioni sulla formazione di noi ingegneri partono dal recente intervento del Governo (d.P.R. 137/2012 entrato in vigore il 15 agosto scorso) che ha emanato un’ambiziosa riforma degli ordinamenti professionali anche in seguito alle sollecitazioni del presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella. Lo scopo di garantire al cliente/consumatore che, ovunque vada, troverà un professionista serio e preparato è stato perseguito dal legislatore attraverso regole stringenti sul tirocinio e, soprattutto, sulla formazione professionale continua e permanente. In particolare, la riforma delle professioni agisce sul sistema di formazione nel tentativo di renderlo più incisivo e aperto alle sollecitazioni esterne. Il ruolo centrale nell’ecosistema della formazione professionale continua è stato attribuito agli Ordini professionali, e non poteva essere altrimenti.

 

Essi dovranno, entro il 15 agosto 2015, non solo precisare modalità e condizioni per l’assolvimento dell’obbligo di aggiornamento professionale da parte degli iscritti, ma anche specificare come essi stessi, e tutti i soggetti autorizzati, gestiranno e organizzeranno le attività di aggiornamento. Gli Ordini dovranno, inoltre, stabilire i requisiti minimi, ovviamente uniformi su tutto il territorio nazionale, dei corsi di aggiornamento. Il Governo ha, in particolare sui corsi di aggiornamento, messo in atto misure atte a favorire la collaborazione tra Ordini e Università che potranno firmare accordi per il mutuo riconoscimento di crediti formativi: da un lato gli ingegneri potranno assolvere al loro obbligo di formazione continua accedendo a selezionati corsi universitari, dall’altro gli studenti delle Lauree specialistiche avranno l’opportunità di acquisire i crediti loro necessari partecipando ad eventi formativi organizzati dagli Ordini.

 

Noi ingegneri siamo sempre stati spinti da una naturale curiosità che ci spinge, soprattutto i più giovani tra noi, a mantenerci informati sulle evoluzioni più recenti dei settori dove è concentrato maggiormente il nostro lavoro. Si pensi, ad esempio, al successo che hanno tutti gli interventi formativi e/o informativi sui temi della progettazione strutturale o dell’efficienza energetica in questi ultimi anni nei quali si sono concentrate molte novità legislative. La formazione professionale continua e obbligatoria non può quindi che essere ben vista, a patto che sia rispondente alle nostre esigenze, e questo è forse il punto critico dell’intero processo cui si agganciano le domande inizialmente esposte.   

 

Cosa sappiamo noi ingegneri oggi?
Così come ogni progettista che debba intervenire sul costruito come prima cosa si preoccupa di conoscere la consistenza qualitativa residua dell’opera sui cui andrà a operare, anche chi progetterà la formazione continua degli ingegneri dovrà primariamente conoscere quanto ora sanno e ciò è, probabilmente, molto differente a seconda dell’età professionale. Un ingegnere neolaureato, uno con quindici anni di esperienza lavorativa e uno verso la fine del proprio percorso professionale hanno, inevitabilmente, una formazione e una conoscenza profondamente differenti e sarà forse necessario intervenire con una formazione differenziata.

 

Il problema del “cosa sappiamo”, nonostante la sua complessità, è però probabilmente il minore da affrontare. Chi deve progettare la nostra formazione professionale continua dovrà primariamente rispondere alla domanda “cosa dobbiamo sapere?”.

 

Questo non è un interrogativo banale, al contrario sottintende una vision dell’ingegnere di oggi e di cosa dovrà diventare nei prossimi anni, e su questo è necessario soffermarsi un poco. Che la nostra professione, e di conseguenza, la nostra formazione, sia mutata negli ultimi anni è evidente, soprattutto nel settore delle costruzioni. L’ingegnere come unico soggetto del processo di progettazione di un intervento sul territorio, cosa naturale anche solo trent’anni or sono, è oggi probabilmente un’utopia anche per interventi edilizi relativamente semplici. E se una volta l’attività dell’ingegnere era, per sua natura, svolta nel proprio studio professionale oggigiorno la pluralità delle competenze richieste per la progettazione comporta la necessità di unire, pariteticamente, differenti specializzazioni.

 

Si passa così dal successo del libero professionista del passato all’odierna tendenza a riunirsi in società di ingegneria (siano esse effettive o di fatto), in grado di rispondere meglio al mutato contesto. Alcuni soggetti incaricati della formazione degli ingegneri sembrano essersi accorti con maggiore tempestività rispetto ad altri di questo cambiamento.

 

L’Università, ad esempio, forma oggi ingegneri con una specializzazione profonda, adatti a operare nel moderno contesto del lavoro, ma con una conoscenza meno ampia sulle problematiche non specifiche al proprio ambito di lavoro. Si confrontino, a conferma di ciò, i piani di studio di un ingegnere oggi e i corrispondenti di venti anni fa. Altri, al contrario, fanno più fatica a staccarsi dal vecchio modello di ingegnere rischiando così di compromettere l’utilità della formazione permanente voluta, giustamente, dall’attuale Governo.

 

Il presente articolo dell’ing. Fulvio Re Cecconi è tratto dal numero di ottobre 2012 rivista Ingegneri

La formazione in modalità E-learning sta prendendo sempre più piede nel settore tecnico ed è vista da molti ingegneri e progettisti come una soluzione ideale per coniugare la necessità di aggiornamento e formazione continua e la difficoltà di trovare il tempo per seguire corsi e convegni di persona.

 

Le nuove normative che regolano la professione impongono la formazione continua per poter sempre garantire alti livelli di preparazione, efficienza e sicurezza. Allo stesso tempo, le esigenze del mercato sono in fase di cambiamento, aprendo possibilità di inserimento a nuove figure professionali. Migliorare le competenze o scegliere di dare una svolta alla propria carriera, intraprendendo un percorso in linea con le nuove richieste del mercato del lavoro, oggi è facile e immediato.

 

Con i corsi in E-learning di Unione Professionisti, punto di riferimento nella formazione a distanza, l’ingegnere ha la possibilità di aggiornarsi compatibilmente ai suoi impegni lavorativi, senza i vincoli di orario che una normale classe impone (leggi l’informativa completa).

 

Con una semplice connessione ad internet sarà possibile:
– approfondire le tue competenze in modo libero sia nel tempo che nello spazio,
– personalizzare il tuo percorso di apprendimento in base alle tue esigenze lavorative,
– confrontarti con una comunità di apprendimento.

 

La riforma delle professioni e la normativa europea impongono nuove regole, che Unione Professionisti trasforma in opportunità grazie all’attivazione di nuovi corsi:

 

Certificazione energetica degli edifici, per la formazione di figure professionali indispensabili al mercato immobiliare dopo che, da gennaio 2012 è diventato obbligatorio indicare l’indice di prestazione energetica negli annunci immobiliari. Focus sulle norme comunitarie e nazionali, ma soprattutto di quelle della Regione in cui andranno a operare.

 

Energy manager, figura in rapida ascesa che promuove l’uso razionale dell’energia riuscendo a far quadrare i bilanci energetici dell’azienda e consentendole di ottenere sgravi fiscali grazie ad adeguate soluzioni progettuali.

 

Progettazione di impianti fotovoltaici. Il punto della situazione sulla normativa di settore e sulle novità del mercato in base alle quali dimensionare gli impianti per poter ottenere il massimo in termini di incentivi e redditività.

 

Progettazione antisismica, per imparare a progettare e verificare strutture in calcestruzzo secondo le Norme Tecniche per le Costruzioni contenute nel DM 14 gennaio 2008.

 

Aggiornamento coordinatore della sicurezza, utile ai professionisti che, ai sensi del d.lgs 81/2008 devono ottemperare all’aggiornamento di 40 ore di lezione complessive a cadenza quinquennale.

Saranno presto pubblicati sul sito dell’AiCARR, Associazione italiana Condizionamento dell’Aria Riscaldamento e Refrigerazione, le date degli approfondimenti organizzati dalla Scuola di Climatizzazione. Si tratta di corsi progettati per offrire un livello di maggiore e più approfondita conoscenza a chi già opera nel mondo della climatizzazione e desidera aggiornarsi per rendere la propria professionalità più completa e competitiva.

 

Si parte con la progettazione degli impianti radianti
La prima giornata degli approfondimenti è stata fissata per il 20 settembre 2012 e sarà dedicata alla Progettazione di sistemi radianti: la conoscenza di questi sistemi, tornati recentemente alla ribalta, è infatti essenziale per il professionista, che deve essere anche in grado di scegliere e applicare la tecnologia più efficiente ed efficace in relazione al contesto. Il corso offre tutte le conoscenze e gli strumenti necessari per la progettazione a regola d’arte di questi sistemi.

 

Con gli Approfondimenti, inoltre, si entra nel merito di argomenti presentati nei loro aspetti base nel precedente ciclo di corsi: ne sono un esempio le giornate dedicate alle reti aerauliche e idroniche, di cui si affrontano ora calcolo, progettazione e costruzione; due giornate organizzate in laboratorio consentiranno ai partecipanti di “toccare con mano” gli importanti aspetti della taratura e del bilanciamento delle reti.

 

Il programma autunnale
Il programma autunnale dei corsi offre anche alcune novità, fra cui le giornate dedicate al commissioning degli impianti e i corsi sulle specifiche tecniche UNI TS 11300, volte alla verifica delle prestazioni energetiche del sistema edificio-impianto: due giornate saranno dedicate rispettivamente alle parti 1 e 2 e alla diagnosi energetica mentre il 3 ottobre verrà programmato all’interno della Scuola il corso specialistico dedicato alla parte 4, di recente pubblicazione. Il corso, dal titolo UNI TS 11300-4. Utilizzo di energie rinnovabili e di altri metodi di generazione per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria, rappresenta la scelta ideale per il professionista che sente l’esigenza di un aggiornamento di alto profilo sull’utilizzo corretto di questa parte di norma, anche alla luce di quanto previsto dall’allegato 3 del d.lgs 28/2011 ai fini della determinazione della quota di energia coperta da fonte rinnovabile.

Si preannuncia molto interessante per ingegneri e progettisti l’appuntamento del prossimo 14 settembre 2012 presso la Sala conferenze ‘Giacomo Ulivi’ dell’Istituto Storico di Modena. Maggioli Editore e Consta spa organizzano infatti un corso gratuito sul tema dell’Isolamento sismico e durante il quale saranno trattati i temi dell’analisi strutturale, del progetto e delle nuove tecnologie a disposizione dei tecnici. Saranno illustrate le novità per l’isolamento sismico, partendo dagli ultimi sviluppi della tecnologia Soles di cui ci siamo occupati in passato (leggi in proposito Antisismica. Da Venezia a L’Aquila, il Progetto Rialto e la Tecnologia Soles e Antisismica. Il sollevamento di un edificio colpito da sisma a L’Aquila).

 

L’ing. Pierpaolo Cicchiello, curatore della sezione Antisismica di Ingegneri.cc, si concentrerà sugli isolatori antisismici, recentemente tornati alla ribalta della cronaca per gli sviluppi dell’inchiesta sul Progetto C.A.S.E. a L’Aquila (leggi anche Politecnico di Torino: gli isolatori sismici de L’Aquila sono difettosi). Nello specifico si parlerà di:
1. Norme tecniche per le costruzioni e isolatori antisismici
a. criteri di analisi strutturale
b. criteri di progetto e verifica
c. verifiche esecutive
d. manutenzione

2. Gli isolatori nelle strutture esistenti: criteri di scelta e linee guida per il progetto

3. Gli isolatori nelle strutture nuove: criteri di scelta e linee guida per il progetto

 

Ai partecipanti iscritti sarà consegnata una copia omaggio del volume La messa in sicurezza e l’adeguamento sismico degli edifici esistenti di Cicchiello Pierpaolo, Maggioli Editore.

 

Attualmente è stato raggiunto il numero massimo di partecipanti. Iscriviti alla lista di attesa per essere informato tempestivamente dell’organizzazione di una nuova edizione

In una società in continua trasformazione come quella attuale, nella quale le risorse umane e la conoscenza rivestono un ruolo fondamentale (resourced-basedknowledge-based), emerge la necessità di disporre, in tutti i settori lavorativi e professionali, di informazioni aggiornate e di strumenti per elaborare, organizzare, condividere, cercare e mettere in relazione i saperi, nonché di personalizzare l’accesso ai contenuti secondo ritmi e bisogni individuali.

 

Utilizzare le new technology e metterle a servizio della formazione è il primo passo che Unipro srl ha affrontato per andare incontro alle esigenze sia dei liberi professionisti sia delle Aziende. Per questo offriamo corsi di formazione professionalizzanti in e-learning, progettati e realizzati dai migliori esperti del settore, al fine di garantire prodotti di qualità fruibili in qualunque momento da qualunque postazione web.

 

Alcuni vantaggi della formazione in e-learning
I liberi professionisti saranno liberi di pianificare autonomamente la propria formazione continua disponendo senza vincoli di orario e luoghi di percorsi formativi qualificati.

 

Le aziende potranno garantire la formazione al personale interno senza dover allontanare dal posto di lavoro le risorse interessate, ottimizzando così i tempi produttivi e risparmiando i costi di trasferimento e organizzazione dell’intervento.

 

Grazie alla multimedialità e all’interattività dei contenuti il soggetto sarà parte attiva del processo di apprendimento. Imparare risulterà così più stimolante, divertente e soprattutto efficace.

 

UniPro srl da sempre concentra i suoi sforzi sul processo formativo ponendo attenzione alla qualità dei contenuti, alla scelta dei docenti e alla fruibilità dei corsi. Grazie ad UniPro ogni professionista o dipendente potrà ottimizzare il proprio tempo e arricchire le proprie competenze professionali dedicandosi con piacere alla formazione.