Semplificazione burocratica in materia di antisismica e, nello specifico, per l’autorizzazione sismica in Emilia-Romagna. A ricordarlo è la recente circolare dell’Assessorato Sicurezza territoriale, Difesa del suolo e della costa, Protezione Civile che ha fornito indicazioni in merito all’applicazione in tutto il territorio regionale del procedimento di deposito del progetto esecutivo riguardante le strutture.

 

Nello specifico l’art. 8, comma 15 del d.l. 74/2012 ha stabilito che in tutta l’Emilia-Romagna a partire dallo scorso 8 giugno e fino al 31 dicembre 2012 non opera l’obbligo di acquisire l’autorizzazione sismica prima dell’inizio dei lavori.

 

Trova invece generale applicazione il procedimento di deposito del progetto esecutivo riguardante le strutture (art. 13 della l.r. 19/2008 Emilia-Romagna).

 

La circolare precisa dunque che, a partire dall’8 giugno scorso, anche per gli interventi precedentemente soggetti ad autorizzazione sismica, deve essere effettuato il deposito del progetto esecutivo riguardante le strutture. La procedura si applica anche per le varianti sostanziali ai progetti.

 

Sui procedimenti avviati prima dell’8 giugno e non ancora conclusi, la circolare fornisce indicazioni in merito a diverse ipotesi:
1. Istanze di autorizzazione per le quali non è stato assunto alcun atto da parte della struttura tecnica competente in materia sismica;
2. Istanza di autorizzazione per le quali siano state formalizzate prima dell’8 giugno richieste di chiarimenti e integrazioni alla documentazione presentata;
3. Istanze di autorizzazione per le quali sia stato comunicato il preavviso di diniego;
4. Istanze di autorizzazione per le quali prima dell’8 giugno sia stata assunta la determinazione conclusiva del procedimento (rilascio o diniego di autorizzazione)

 

Circolare Emilia-Romagna 2012/0155093 del 25 giugno 2012 Indicazioni in merito all’applicazione in tutto il territorio regionale, fino al 31/12/2012, del procedimento di deposito del progetto esecutivo riguardante le strutture, ai sensi dell’art. 8, comma 15 del d.l. n. 74 del 2012

Per realizzare un’opera pubblica è preferibile il concorso di idee o il bando di progettazione? Dipende. Se si vuole ottenere un risultato qualitativamente valido dal punto di vista architettonico per edifici di particolare pregio o per imponenti interventi di riqualificazione sarebbe meglio seguire i dettami dell’art. 91 del codice degli appalti, che suggerisce, in via prioritaria, proprio di prediligere il concorso di idee e di architettura.

 

All’Ordine degli Ingegneri della provincia di Bologna e di quello degli Architetti sono stati necessari quasi due anni di studio sulle problematiche degli appalti nella Pubblica Amministrazione per formulare le linee guida utili all’elaborazione del Protocollo d’intesa in materia tra professionisti e Enti Pubblici. I cui contenuti sono stati discussi nel corso del convegno “Il ruolo delle professioni per la qualità degli appalti pubblici”, organizzato il 13 dicembre 2011, a Bologna,nella sala Congressi della Regione Emilia Romagna.

 

“Lo scopo dell’iniziativa – ha sottolineato Felice Monaco, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Bologna – è quella di analizzare e condividere l’attuale normativa sul codice degli appalti pubblici, le ricadute in termini di aspetti procedurali e di contenuto per intraprendere un dialogo costruttivo tra professionisti ed enti pubblici. Vogliamo approfondire lo spirito della norma e, soprattutto, stilare un protocollo d’intesa che possa facilitare l’erogazione di prestazioni di assoluta qualità, anche economicamente vantaggiose”.

 

Se, infatti, da un lato, c’è disomogeneità nell’applicazione delle procedure da parte dei Comuni, dall’altro si avverte la forte esigenza di sburocratizzare le procedure, come sostiene Maurizio Migliaccio, referente della commissione bandi per il Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Bologna “l’ottica è quella di una maggior trasparenza degli atti e degli affidamenti in vari campi, appunto civile, industriale e dell’informazione”.

 

Essenziale, però, puntare, come ha ricordato Gian Carlo Muzzarelli, assessore alle Attività Produttive e Green Economy della Regione Emilia Romagna, anche sull’attrattività delle prestazioni erogate. “In tal senso – ha annunciato – intendiamo realizzare un progetto di legge che passi anche attraverso l’attrattività dei servizi come quelli dell’ingegneria e dell’architettura che vengono erogati nel nostro territorio. La qualità della vostra professionalità è un valore aggiunto per tutta la comunità”.

 

Su tutto, dunque, il ruolo imprescindibile del professionista che, come ha evidenziato Massimo Cataldi, coordinatore della commissione bandi dell’Ordine degli Ingegneri di Bologna “deve operare in un sistema di qualità ed efficacia che permetta all’amministratore pubblico di avere piena consapevolezza ed i corretti parametri di riferimento per la scelta in fase di approvvigionamento. Ma anche in quelle successive dell’esecuzione del contratto, dell’accettazione e collaudo dell’opera”.

 

Un dibattito quello emerso nel corso del convegno, realizzato con il contributo dell’avvocato Federico Ventura, all’insegna della condivisione di casi di successo già applicati in materia in Italia, come per la Provincia di Bolzano dove, già da venti anni, lo strumento del concorso di idee è pienamente collaudato. Basti pensare che il 90% delle opere progettate è stato poi, in effetti, realizzato con tempi e costi controllati. In definitiva, in modo economicamente vantaggioso.

La qualità aggiunta si può e si deve raggiungere – questo, ovviamente, l’auspicio degli Ingegneri di Bologna – attraverso la concertazione di tutti i soggetti coinvolti e, soprattutto, grazie all’applicazione e la corretta definizione delle normative esistenti.

Con la pubblicazione sul B.U.R. dell’Emilia Romagna n. 153 del 12 ottobre 2011 è entrata in vigore la deliberazione della giunta regionale 1373/2011, recante l’ Atto di indirizzo recante l’individuazione della documentazione attinente alla riduzione del rischio sismico necessaria per il rilascio del permesso di costruire e per gli altri titoli edilizi, alla individuazione degli elaborati costitutivi e dei contenuti del progetto esecutivo riguardante le strutture e alla definizione delle modalità di controllo degli stessi, ai sensi dell’art. 12, comma 1 e dell’art. 4, comma 1 della l.r. n. 19 del 2008.

 

In particolare, la delibera si compone di due allegati. Il primo (Allegato A) relativo alla documentazione attinente alla riduzione del rischio sismico necessaria per il rilascio del permesso di costruire e per la denuncia di inizio attività, e il secondo (Allegato B) relativo all’individuazione degli elaborati costitutivi, dei contenuti e delle modalità del progetto esecutivo riguardante le strutture e definizione delle modalità di controllo, ai sensi dell’art. 12, comma 1 e dell’art. 4, comma 1 della l.r. n. 19 del 2008.

 

Contenuti del progetto esecutivo riguardante le strutture
In merito alle modalità di controllo dei contenuti del progetto esecutivo riguardante le strutture la relazione di calcolo strutturale deve contenere una apposita parte introduttiva, denominata Illustrazione sintetica degli elementi essenziali del progetto strutturale che evidenzi gli elementi essenziali che caratterizzano il progetto e il processo attraverso il quale il progettista ha provveduto all’elaborazione del progetto, alla luce della normativa tecnica e in considerazione delle caratteristiche del sito e della costruzione da realizzare.

 

Di conseguenza, per la valutazione del progetto, la struttura tecnica competente deve attenersi primariamente ai contenuti relazione, procedendo ove necessario all’esame delle elaborazioni di maggior dettaglio presenti nelle restante parti del progetto. La delibera specifica che il controllo di conformità del progetto esecutivo riguardante le strutture, nel rispetto delle scelte progettuali adottate, deve incentrarsi sulla:
1. completezza e adeguatezza del progetto a rappresentare gli interventi strutturali;

2. congruità del progetto architettonico con il progetto strutturale;

3. corrispondenza tra le risultanze delle indagini geologica e geotecnica con il progetto strutturale;

4. completezza della relazione illustrativa sintetica di cui al precedente paragrafo B.2.1 e analisi dei contenuti della stessa relazione illustrativa sintetica, diretta a valutare la conformità degli elementi essenziali del progetto ivi descritti alle norme tecniche per le costruzioni e alle eventuali prescrizioni sismiche contenute negli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica;

5. accuratezza della progettazione dei particolari esecutivi, limitatamente alle parti strutturali e ai collegamenti ritenuti più importanti;

6. adeguatezza e completezza del rilievo geometrico-strutturale per le costruzioni esistenti.

 

Esclusioni
Infine, il controllo sismico del progetto non riguarda la progettazione degli elementi non strutturali e degli impianti, salve le eventuali interazioni con le strutture, di cui comunque la progettazione dovrà tenere conto e la progettazione nei confronti della resistenza all’incendio e alle altre azioni di carattere eccezionale.

 

Regione Emilia Romagna, Deliberazione n. 1373 del 26 settembre 2011, Atto di indirizzo recante l’individuazione della documentazione attinente alla riduzione del rischio sismico necessaria per il rilascio del permesso di costruire e per gli altri titoli edilizi, alla individuazione degli elaborati costitutivi e dei contenuti del progetto esecutivo riguardante le strutture e alla definizione delle modalità di controllo degli stessi, ai sensi dell’art. 12, comma 1 e dell’art. 4, comma 1 della l.r. n. 19 del 2008

Quali sono i titoli idonei alla realizzazione di impianti fotovoltaici? E per le opere connesse? E ancora: quali criteri devono essere seguiti per il dimensionamento complessivo, la localizzazione e l’accorpamento degli impianti solari fotovoltaici in Emilia-Romagna?
Per fornire delle prime indicazioni operative su queste questioni, l’Assessorato della programmazione territoriale e urbanistica dell’Emilia-Romagna ha diffuso una circolare esplicativa che proponiamo ai nostri lettori in versione integrale.

I contenuti della circolare
Per i titoli idonei alla realizzazione di impianti fotovoltaici con moduli ubicati al suolo, richiamando la DAL 28/2010, la circolare stabilisce che la superficie occupata dall’impianto fotovoltaico non può essere superiore al 10% nella disponibilità del richiedente.
Nello sviluppare il tema dei titoli idonei, la circolare distingue tra la disponibilità:
1. delle aree sulle quali dovrà essere realizzato l’impianto fotovoltaico;
2. delle quote di territorio agricolo non interessate direttamente all’impianto,
3. delle aree su cui realizzare le opere connesse

La seconda questione affrontata è quella relativa alla dimensione e alla possibile localizzazione dell’impianto fotovoltaico, nel caso in cui il soggetto richiedente abbia la disponibilità di più aree, sottoposte a una diversa disciplina (sempre ai sensi della già citata DAL 28/2010).
Su questo punto, viene ribadito che le aree classificate dalla lettera A (sulle quali non si possono installare impianti) non possono essere conteggiate ai fini della richiesta di un impianto da localizzare in un’altra area.

Per le aree agricole, classificate con la lettera B, la realizzazione degli impianti fotovoltaici è consentita nel rispetto di alcuni limiti: la qualificazione del soggetto, la proporzione delle superfici destinate a impianto, contiguità delle particelle catastali e quelle disponibili, le caratteristiche e la potenza nominale complessiva dell’impianto.

Infine, le aree classificate con la lettera C consentono la realizzazione di impianti senza i limiti dei siti contrassegnati con la lettera B. La circolare, ovviamente, auspica il cumulo della capacità di realizzare impianti fotovoltaici che deriva dalle diverse aree  nella disponibilità del soggetto, dove non contrasti con le esigenze di tutela ambientale valide per le aree contrassegnate con la lettera B … e ovviamente escludendo a priori e nel modo più assoluto le aree che ricadono in A.
Vengono poi illustrate delle possibili ipotesi di cumulo (aree tra loro omogenee e aree tra loro non omogenee). Circa la possibilità di cumulare la capacità di realizzazione di impianti fotovoltaici, è inoltre analizzatala questione dei c.d. Orti Fotovoltaici.

Ricordiamo che recentemente anche la Regione Emila-Romagna ha realizzato una specifica cartografia allo scopo di individuare le aree idonee all’installazione di impianti fotovoltaici con moduli ubicati al suolo (Fotovoltaico: Criteri generali localizzativi degli impianti in Emilia Romagna). In Puglia, invece, è stato da poco sottoscritto un importante protocollo di intesa per dare inizio alle attività di controllo e creare una vera e propria anagrafe degli impianti fotovoltaici installati nel territorio (Fotovoltaico. Nasce l’anagrafe impianti in Puglia. Ecco il testo dell’Intesa).

Regione Emilia-Romagna, circolare del 4 aprile 2011, n. 84824 Prime indicazioni sui titoli idonei per la realizzazione di impianto fotovoltaico, sul dimensionamento complessivo e sulla localizzazione dei medesimi impianti, qualora il soggetto abbia la disponibilità di più aree