Nel periodo post emergenza si è parlato tanto di smart working e dei vari ambienti di lavoro: tant’è che in maniera tempestiva, si è provveduto a progettare e pensare i luoghi del lavoro in modo completamente diverso. Poco o nulla invece si è detto per quando riguarda la scuola. Eppure il tema della scuola non è solo un “affare post Covid”, ma è un argomento sempre caldo e problematico che ha radici profonde.

Facciamo un passo indietro: negli anni scorsi, eventi drammatici e luttuosi hanno spinto a riconsiderare il tema della sicurezza degli edifici scolastici. Già il fatto che l’attenzione sull’edilizia scolastica sia stata sollevata in seguito a crolli e tragedie la dice lunga su quanta poca cura l’Amministrazione Pubblica dedichi alla sua “cosa pubblica” più importante, generatrice del futuro del Paese e del mondo.

La scuola è la vita di un Paese, lo scrigno in cui si custodisce il tesoro del futuro. C’è bisogno di rispetto, di attenzione, di impegno. La scuola…è un piccolo ecosistema, è un ambiente di vita in cui tutti, crescendo, passiamo molti anni importanti della nostra vita: deve essere sano, accogliente, sicuro, ecologico” (cit. Umberto Eco).

Garantire la sicurezza dei fruitori degli ambienti scolastici dovrebbe essere un pre-requisito in termini assoluti, ma quanto sono sicuri gli edifici scolastici?

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Quali sono i costi per recuperare il patrimonio edilizio?

È sotto gli occhi di tutti lo stato di degrado in cui versa gran parte del nostro patrimonio edilizio ad uso scolastico per la semplice ragione che su questo terreno il Governo, negli anni passati, ha ridotto in maniera significativa le risorse destinate scaricando oneri e responsabilità agli enti locali e ai dirigenti scolastici.

Edilizia scolastica

Fig.1_Distribuzione percentuale delle date di realizzazione degli edifici scolastici presenti sul territorio italiano ©CRESME

Gli edifici scolastici in Italia, secondo l’Anagrafe dell’edilizia scolastica del Miur, sono circa 40mila; hanno un’età media avanzata e in due casi su tre sono stati costruiti più di 50 anni fa. Molte scuole sono fragili e insicure, edificate senza attenzione ai criteri antisismici e con l’impiego di materiali scadenti. Con diverse carenze sia nelle strutture portanti, sia negli impianti; così come sono numerosi i casi in cui non sono state adottate misure per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Non solo. Sia gli edifici degli anni Settanta sia quelli antecedenti mancano dal punto di vista della sostenibilità ambientale e dell’efficienza energetica: materiali non isolanti, vetrate e infissi che disperdono il calore, fonti di riscaldamento o raffreddamento inquinanti e inefficienti.

A pesare sull’intero quadro c’è anche una scarsa manutenzione ordinaria e straordinaria, dovuta probabilmente alla frammentazione di responsabilità e competenze distribuite tra Stato, regioni, enti locali e singole scuole in merito alla proprietà e alla conduzione degli edifici.

Il ritorno a scuola passa anche per la ristrutturazione degli edifici scolastici, punto fondamentale per la ripresa a (ogni) settembre.

La Fondazione Agnelli stima che per ristrutturare e rinnovare i 40mila edifici scolastici (oggi attivi) servirebbero 200 miliardi di euro. Si tratta di una cifra pari a poco più dell’11% del Pil ed equivalente a tre anni dell’attuale spesa complessiva per l’istruzione.

Si tratta di un investimento imponente, che non può che essere realizzato in pochi anni. – sottolinea il direttore della Fondazione Agnelli, Andrea GavostoMa proprio per questo è importante che l’ambizioso programma di riqualificazione delle scuole italiane venga programmato sin da adesso e perseguito senza incertezze e cambiamenti di rotta nei prossimi decenni”.

Non perderti: Ripartenza scuole: a settembre come si starà in classe?

Edilizia scolastica: ricostruire l’esistente e ripensare gli spazi

Non sempre gli interventi di riqualificazione sono risolutivi e difficilmente rappresentano la migliore soluzione in termini di costi-benefici. Uno dei grandi problemi è che gli edifici scolastici non sono mai stati ripensati, al massimo adeguati sotto il profilo della sicurezza (solo l’8% degli edifici è progettato secondo la normativa antisismica e il 54% si trova in zone a rischio sismico).

Oggi, per tutta una serie di circostanze, è indispensabile ripensare gli spazi. Dove non ci sono vincoli e condizioni ostacolanti, la dismissione, la demolizione e la ricostruzione consentono di ripensare, anche in termini di opportunità economica, l’edificio.

In questo quadro infatti, ricostruire l’esistente potrebbe essere un’efficace rivalorizzazione del nostro patrimonio scolastico, che andrebbe sostenuto e incoraggiato dallo Stato nell’ambito di un più ampio programma di salvaguardia dell’ambiente. Al contempo, rappresenterebbe una via per rilanciare l’economia ed affrontare la crisi, creando una nuova edilizia fondata sulla rigenerazione urbana, sull’efficienza energetica, sulla qualificazione e la sicurezza: un’edilizia legata alla qualità e che non consuma territorio.

L’architettura scolastica deve cambiare. Un augurio nella speranza che nella nuova scuola vengano annullati i vuoti progettuali del passato.

Quale occasione, se non il Coronavirus, per ripensare spazi sicuri, areati, verdi e dove la distanza tra le persone è perennemente modificabile grazie all’assenza di un perimetro rigido?” (cit. Arch. Alfonso Femia).

Ripensare gli spazi o pensare scuole nuove significa in primis differenziare gli spazi, ottimizzandoli, non solo per fini didattici, ma anche e soprattutto per utilizzare al meglio la superficie disponibile, garantendo così all’utenza, spazi abitabili e fruibili anche al di fuori di attività didattiche, amministrative e di programmazione.

Le nuove scuole non dovrebbero esser più concepite secondo schemi rigidi o modelli riferiti al passato, che le ‘imprigionano’ in standard oramai obsoleti (modello di architettura funzionale all’era industriale, con aule e laboratori rigidamente divisi e collegati da corridoi): gli spazi di apprendimento dovrebbero adattarsi a qualsiasi cambiamento futuro. La flessibilità e la multifunzionalità degli ambienti può rappresentare una risposta rispetto alle sfide e all’incertezza del futuro.

Per configurare una dimensione nuova della struttura scuola, in secondo luogo, è necessario aprire la scuola al territorio: ciò non significa fare edifici con grandi giardini, ma creare relazione tra la scuola ed il contesto, attraverso posizioni e percorsi protetti che consentano un’interazione tra gli studenti e i luoghi limitrofi. L’obiettivo deve essere il superamento dell’idea di istituto scolastico come luogo del far lezione a favore di una concezione che vede la scuola espressione del territorio (e in quanto tale al suo servizio). Tale concezione deve essere collegata ad un più ampio concetto di inclusione: realizzare scuole inclusive rispetto all’intera comunità in cui la scuola è situata.

Ad oggi ci troviamo di fronte ad uno scenario preoccupante: sarà confermato o scongiurato per il futuro?

Scarica il Protocollo Sicurezza Scuola del 6 agosto 2020

Scarica le linee guida per la ripresa della scuola dell’infanzia (0-6 anni) del 31 luglio 2020

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I casi di sfondellamento dei solai nelle scuole italiane, ed in generale negli edifici costruiti fra gli anni ’40 e gli anni ’70 del secolo scorso, sono di grande attualità.

Sono infatti sempre più frequenti le situazioni  in cui porzioni del solaio delle aule si distaccano e la cartella inferiore delle pignatte cade a terra, mettendo così a repentaglio la vita degli studenti e del personale scolastico.

Per comprendere la pericolosità dello sfondellamento è sufficiente ricordare che il crollo di una porzione di soffitto comporta un distacco di materiale che può raggiungere i 100 kg/m2.

I motivi di tale fenomeno è imputabile a errori di progettazione, di esecuzione, di scelta dei materiali, alla modifica delle condizioni statiche del solaio nel corso della sua vita utile, alle condizioni ambientali e anche alla mancanza di un adeguato piano di manutenzione.

Fibre Net, azienda friulana specializzata nella progettazione e produzione di materiali fibrorinforzati, per la protezione sismica ed il miglioramento strutturale di edifici, ha messo a punto un sistema certificato per la messa in sicurezza di strutture, particolarmente nei casi di sfondellamento di solai.

Tale sistema prevede l’applicazione, in maniera semplice, veloce ed efficace, di una rete preformata in GFRP (Glass Fiber Reinforced Polymer) composta da fibre in vetro impregnate con una matrice resinosa, mediante connettori in acciaio di adeguate caratteristiche e dimensioni fissati all’intradosso dei travetti del solaio.

Nella formazione della rete, le fibre delle due direzioni sono intrecciate ortogonalmente in modo da creare una maglia monolitica a grammatura differenziata, in grado di evitare  la caduta di materiali anche delle più piccole dimensioni.

Si tratta di un sistema progettato sul singolo cantiere, certificato dall’Università di Trieste, che presenta molte caratteristiche di rilievo quali elevato rapporto resistenza meccanica/peso, resistenza alla corrosione, economicità e velocità di installazione. Basti ricordare la resistenza del rinforzo rispetto al distacco degli elementi di solaio, resistenza che raggiunge i 1.000 kg/m2.

Il sistema si presenta come una soluzione flessibile, in quanto può essere applicato a vista, intonacato o abbinato ad un cartongesso convenzionale, garantendo quelle caratteristiche di sicurezza necessarie per la regolare fruizione delle strutture scolastiche.

Mettere in sicurezza gli edifici scolastici nell’ambito dell’azione pubblica diretta alla riduzione del rischio sismico: uno degli obiettivi principali che devono fungere da guida per tutto quello che concerne l’edilizia scolastica nel nostro paese. Proprio in questa direzione si posiziona un importante provvedimento di legge.

 

È stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale alla fine della scorsa settimana (G.U. n. 111 del 15 maggio 2015) il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 2 aprile 2015 recante “Modalità per l’individuazione di un modello unico di rilevamento e potenziamento della rete di monitoraggio e di prevenzione del rischio sismico per la predisposizione del piano di messa in sicurezza degli edifici scolastici”.

 

Le ragioni dell’emanazione del decreto risiedono anche nella necessità di definire un approccio metodologico e procedurale unitario, mediante la definizione di un modello unitario di riferimento. L’allegato 1 al provvedimento (recante rubrica “Presupposti e attività per la definizione di un modello unico di rilevamento e potenziamento della rete di monitoraggio e di prevenzione”) ammette subito la necessità di chiudere un capitolo che va avanti da troppo tempo. Nella premessa viene, infatti, riportato che “è ormai da oltre un decennio che la messa in sicurezza delle scuole italiane rispetto al rischio sismico costituisce motivo specifico di attenzione da parte del Legislatore nazionale, che ha moltiplicato nel tempo gli sforzi per dare la più efficace soluzione al problema”.

 

Per tale motivazione e nel pieno rispetto delle competenze gestionali proprie delle diverse Amministrazioni, il provvedimento punta ad individuare i parametri di riferimento che consentano di definire più mirate strategie di riduzione del rischio.

 

Il Piano prevede la realizzazione di numerose attività. Eccone alcune:
completare le informazioni sugli edifici scolastici e sugli interventi di messa in sicurezza effettuati;
– definire parametri di valutazione del rischio che consentano di confrontare costi e benefici per la predisposizione di piani di riduzione del rischio e continuo aggiornamento dei parametri di rischio;
acquisire i dati relativi agli elementi strutturali e non strutturali e le informazioni sull’utilizzo degli edifici in modo da poter effettuare valutazioni sulla loro vulnerabilità ed esposizione al rischio;
– valutare lo scambio di dati e informazioni con l’Anagrafe dell’edilizia scolastica;
– organizzare presso alcune delle scuole individuate, almeno una per Regione, un corso di formazione per la valutazione della vulnerabilità, con giornate informative per studenti e docenti;
– valutare la possibilità di uno scambio dei flussi informativi tra l’Anagrafe dell’edilizia scolastica e le informazioni che verranno acquisite sui vari istituti scolastici e, eventualmente, definizione delle modalità e sua attivazione.

 

Leggi anche l’articolo Valutazione sismica degli edifici: l’ingegneria soppiantata dalla (finta) statistica.

 

Kappazeta ha eseguito lo scorso mese di agosto un intervento di consolidamento delle fondazioni di un edificio scolastico adibito ad asilo, situato nel Comune di Montebello Vicentino.

L’edificio presentava lesioni concentrate in una porzione della struttura e dovute  ad un cedimento differenziale del terreno di fondazione.

 

Individuata la problematica e la zona da consolidare i progettisti hanno cercato una soluzione che consentisse  stabilizzare l’edificio senza irrigidire localmente la struttura, con il rischio di innescare successivi assestamenti rispetto alla zona non consolidata, e soprattutto con un intervento rapido e poco invasivo vista la necessità di riaprire la scuola a Settembre. Si è individuato come intervento idoneo allo scopo il consolidamento mediante iniezione di resine espandenti al di sotto di 33 metri lineari di fondazione e due pilastri.

 

La planimetria dell’edificio e le zone di intervento

 

A Kappazeta sono state quindi subappaltate le opere speciali di consolidamento eseguite con l’innovativo Sistema Multiresine®, un brevetto nato grazie all’esperienza della ditta parmense.

 

Il brevetto Multiresine® è l’unico sistema che consente di impiegare due tipologie di resine nella stessa fase di iniezione, infatti impiega:

– un formulato A, in grado di esercitare una notevole spinta isotropa di consolidamento, quindi molto indicato per ottenere forti compattazioni;

– un formulato B, in grado di raggiungere densità elevate anche in condizioni di basso confinamento, pertanto estremamente adatto per il riempimento dei vuoti e per terreni altamente compressibili.

 

Una fase dell’intervento


Il sistema commuta in modo automatico l’iniezione dell’una o dell’altra resina, anche più volte, nell’ambito della stessa iniezione, rilevando micrometricamente parametri di pressione e/o di flusso, ma anche interpretando le tendenze di tali parametri mentre vengono rilevati e garantendo l’utilizzo del formulato migliore in ogni condizione geotecnica incontrata in fase di iniezione.

 

Le iniezioni avvengono mediante perforazioni di diametro 25 mm direttamente alla base dei muri portanti e l’espansione delle resine, controllata automaticamente dal sistema di iniezione, delle due tipologie di resina KZ permette di garantire risultati non raggiungibili con tradizionali iniezioni monoresina ed in particolare:

– altissima diffusione della resina in ogni condizione;

– elevatissimo grado di compattazione, anche in terreni coesivi a bassa permeabilità;

– massima riduzione dell’indice dei vuoti e quindi della compressibilità in qualsiasi condizione geotecnica;

– valori ottimali di resistenza meccanica finale della resina anche in presenza di cavità macroscopiche;

– resistenza meccanica omogenea delle resine in ogni condizione geotecnica.

 

 

Il consolidamento del terreno è stato verificato e collaudato mediante esecuzione di 3 prove penetrometriche pre iniezione, per stabilire le condizioni geotecniche del terreno, e 3 prove penetrometriche post iniezione atte a determinare gli incrementi di resistenza geomeccanica ottenuti.

 

L’intervento ha avuto una durata di circa 3 giorni ed ha consentito di stabilizzare l’edificio senza necessità di scavi e demolizioni e quindi limitando al massimo anche i successivi ripristini.

 

Il crollo della scuola elementare a San Giuliano di Puglia nel 2002, quello della Casa dello Studente a L’Aquila nel 2009. Basterebbe questo a confermare quanto già sottolineato durante le ultime audizioni del 2012 alla Camera dei Deputati dall’indagine conoscitiva sullo stato della sicurezza sismica in Italia. In diverse occasioni Alessandro Martelli, presidente GLIS e ISSO e il prof. Maiani della Commissione Grandi Rischi hanno ribadito la condizione drammatica in cui versa il nostro patrimonio edilizio dal punto di vista della sicurezza sismica: “oltre il 70% dell’edificato italiano non è in grado di resistere ai terremoti a cui potrebbe trovarsi soggetto” (leggi anche la Risoluzione Scuole in Commissione del 5 dicembre 2012).

 

Molte scuole italiane, inoltre, risultano assai esposte ad altri rischi, in particolare per problemi d’insufficiente sicurezza statica a causa di interventi edilizi sbagliati o di mancata manutenzione: un esempio è stato il crollo del soffitto di Liceo Scientifico Darwin di Rivoli nel 2008, a causa del quale perì il giovane Vito Scafidi. Dato che gli edifici scolastici accolgono il bene più prezioso di ogni comunità (il suo futuro!), è indispensabile ed estremamente urgente mettere in sicurezza gli edifici suddetti esistenti, la cui storia è spesso molto lunga e poco documentata, e realizzare quelli nuovi adottando le più efficaci tecnologie disponibili (in particolare estendendo il più possibile l’utilizzazione dell’isolamento sismico, per quanto riguarda la protezione dal terremoto). Con tali obiettivi si è da tempo attivato anche il Parlamento, con un ordine del giorno approvato nel 2009 dall’VIII Commissione della Camera dei Deputati e dal governo, ma al quale, purtroppo, sino ad ora non ha fatto seguito alcun atto concreto.

 

La questione del reperimento delle risorse
Su un piatto di una bilancia virtuale poniamo la realizzazione di scuole sicure come diritto e dovere della società civile; sull’altro il peso del reperimento delle risorse necessarie in un tempo difficile. Il 12 aprile 2012 la Senatrice Mariangela Bastico presentò un disegno di legge per dare la possibilità ai cittadini di destinare l’8 per mille della loro denuncia dei redditi alla messa in sicurezza ed alla qualificazione del patrimonio edilizio scolastico (leggi anche su Ediltecnico.it Calamità naturali, priorità nella destinazione dell’8 per mille).

 

Quando le risultò evidente, in considerazione della conclusione anticipata della legislatura, che tale disegno di legge non aveva alcuna possibilità di essere in essa approvato, la Senatrice Bastico lo trasformò in un emendamento alla Legge di Stabilità, trovando, però notevoli resistenze al suo accoglimento nella competente V Commissione Bilancio del Senato. A nulla servì una risoluzione proposta il 5 dicembre 2012, a sostegno delle proposte della Senatrice Bastico, nella V Commissione Permanente Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera dei Deputati, nonostante essa fosse stata firmata da ben 17 deputati di tutte le forze politiche. Pertanto, per tentare di contribuire a superare le suddette opposizioni, le associazioni ISSO e GLIS scrissero sia al rappresentante del governo che al presidente della V Commissione del Senato. Purtroppo, però, neppure questi scritti hanno sortito alcun effetto (ad essi non è stata data alcuna risposta).

 

Comunque, né il GLIS né l’ISSO intendono darsi per vinti e continueranno la loro opera di stimolo delle istituzioni con crescente forza, ad iniziare da questa manifestazione, in cui si formulano una richiesta ed un impegno:
1) la richiesta è rivolta ai candidati alle elezioni politiche di ogni Parte: li invitiamo a sottoscrivere una dichiarazione in cui si impegnino a promuovere le azioni necessarie per la messa in sicurezza delle scuole italiane (non ci sono noti programmi che includano tali azioni nelle loro finalità );

 

2) l’impegno, degli organizzatori, è di verificare periodicamente l’attuazione di tali azioni e di rendere noti i risultati di tali verifiche, organizzando ulteriori appositi incontri e tramite la rete informatica, sotto una bandiera… quella dell’ANTEL, dell’ISSO e del GLIS.

 

Si parlerà di tutto questo e di altri contenuti tecnici il prossimo 16 febbraio 2013, presso l’Aula Magna del Polo Universitario della Città di Asti, durante il Convegno Scuole Sicure: Dovere della Società Civile.

 

Tra gli interventi segnaliamo quelli di Roberto Imparato, dirigente del Servizio Sicurezza Edifici Scolastici per la Provincia di Asti, che illustrerà lo stato della sicurezza delle scuole della provincia astigiana e di Mauro Picotto, responsabile del servizio sismico regionale della Regione Piemonte, il quale concentrerà il proprio intervento analizzando lo stato della vulnerabilità sismica delle scuole in Piemonte.

 

Chiuderà i lavori Alessandro Martelli, presidente ISSO e GLIS, esaminando lo stato della sicurezza sismica dell’edilizia scolastica nel nostro Paese.

Novità normative e stanziamenti per l’antisismica arrivano dalla Toscana e dalla Campania. Interessati a queste disposizioni saranno gli edifici scolastici in Campania, mentre nel territorio toscano la prevenzione del rischio sismico e idrogeologico riguarderà il territorio. Vediamo nello specifico di cosa si tratta.

In Campania, l’assessore alla Protezione civile e ai lavori pubblici, ha emanato un provvedimento che prevede lo stanziamento di 7.500.000 di euro per l’adeguamento antisismico dell’edilizia scolastica regionale (asili nido, scuole materne ed edifici scolastici in generale).
Questi fondi sono destinati ai Comuni nei cui territori, ad alto rischio sismico, si trovano strutture scolastiche di proprietà. L’assessore ha dichiarato in una nota che il bando finanzierà “solo il miglioramento sismico dei fabbricati esistenti, senza intervenire su strutture troppo fatiscenti, che invece sono da ricostruire”.
In particolare nel bando saranno favoriti gli enti locali che proporranno lavori di adeguamento mediante l’utilizzo di tecniche antisismiche, scelte progettuali e materiali innovativi.

Concessione contributi straordinari ai Comuni, ai sensi della l.r. 3/2007 – art. 64 – comma 1 – lettera b), per la messa in sicurezza sismica degli edifici scolastici, anche adibiti ad asilo nido e scuole materne (l.r. n. 16 del 7 dicembre 2010 – Deliberazione di g.r. n. 938 del 21 dicembre 2010), pubblicato sulla B.U.R. Campania n. 22 del 4 aprile 2011

Prevenzione rischio sismico e tutela del territorio: in Toscana la Regione interviene sui Comuni
In Toscana sono imminenti novità che renderanno più severi i controlli e le procedure di pianificazione del territorio per il miglioramento dei rischi sismici, idrogeologici e idraulici.
È stato infatti approvato dalla giunta regionale il regolamento di attuazione della legge regionale 1/2005 in materia di indagini geologiche.

In sintesi, i Comuni per approvare qualsiasi strumento di governo e pianificazione del territorio, dovranno prima avere incassato l’ok dalla regione. Occorrerà quindi ottenere l’esito positivo del controllo da parte della Regione, tramite gli uffici del Genio Civile, che avrà esaminato le indagini geologiche eseguite a corredo degli strumenti di pianificazione.
In pratica, mentre in passato il Genio Civile esprimeva un parere non vincolante, adesso l’esito del controllo del Genio Civile è inderogabile.

Il regolamento – ha dichiarato l’assessore regionale all’ambiente Anna Rita Bramerini – nasce dalla consapevolezza che le indagini geologiche di supporto alla pianificazione urbanistica costituiscono un patrimonio importante nella prevenzione dei rischi idrogeologici e sismici connessi all’uso del territorio e questo ci ha indotto a rendere ancora più incisivo lo strumento. Inoltre c’è la necessità di allineare il regolamento e le sue direttive alla normativa tecnica sulle costruzioni, in particolare per quanto riguarda gli aspetti sismici. Aggiungo che il carattere vincolante dell’esito del controllo del Genio, obbliga i Comuni a predisporre atti che offrano maggiori garanzie di tutela della pubblica incolumità per gli aspetti idrogeologici e sismici”.

Le principali novità
1. Per accedere al controllo, il Comune dovrà presentare tutta la documentazione necessaria al Genio civile. La struttura regionale così rilascerà un cosiddetto “accertamento formale” a garanzia della completezza della documentazione in modo tale che il successivo controllo possa avere tutti gli elementi necessari su cui lavorare.

2. Riguardo gli aspetti sismici, in sede di formazione dei piani strutturali e di nuovi regolamenti urbanistici o di varianti, sarà necessario adeguare le indagini geologiche ai criteri nazionali di microzonazione , ovvero quella tecnica di analisi sismica che ha lo scopo di riconoscere ad una scala sufficientemente piccola le condizioni geomorfologiche locali che possono alterare più o meno sensibilmente le caratteristiche del movimento sismico atteso (leggi anche Antisismica. Microzonazione sismica, amplificazione locale e Vs30).

3. Aumentano i casi in cui le indagini geologiche sono sottoposte a controllo obbligatorio. Per esempio nelle zone classificate a pericolosità elevata dal punto di vista sismico e idraulico, nelle previsioni urbanistiche che comportano il mutamento della destinazione d’uso a fini abitativi di edifici che prima non lo erano e nei casi in cui varianti urbanistiche comportano una riduzione delle classi di pericolosità.

4. Se il Genio Civile ritiene che le indagini geologiche presentate dal Comune non siano state effettuate in conformità alle direttive tecniche, il Comune dovrà prima adeguarsi ai rilievi fatti e poi approvare lo strumento urbanistico. Può comunque controdedurre e allora approvare l’atto solo dopo un ulteriore controllo delle controdeduzioni da parte del Genio Civile.

5. Il Comune, in fase di presentazione della documentazione, potrà chiedere la collaborazione della struttura regionale oppure indire una conferenza dei servizi con l’Autorità di bacino e la struttura regionale stessa per armonizzare il quadro conoscitivo delle indagini geologiche (leggi anche Redazione della relazione geologica: disponibili le linee guida e le metodologie di lavoro).

6. È prevista una disciplina transitoria per le indagini già disposte alla data di entrata in vigore del nuovo regolamento facendole ricadere nella disciplina attualmente vigente.

Fonte Regione Toscana e Regione Campania

Nuovi provvedimenti per la sicurezza degli edifici sono stati introdotti con la legge 169, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 31 ottobre scorso, che ha convertito il d.l. 137 del 1° settembre 2008, riguardo Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università.

In particolare l’articolo 7-bis destina al piano straordinario per la messa in sicurezza (ai sensi dell’art. 80, comma 21, della legge 289/2002) un importo non inferiore al 5% delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche, che comprende al suo interno il piano stesso.
 
Per consentire il completo utilizzo delle risorse già assegnate, il provvedimento revoca le economie maturate alla data di entrata in vigore del decreto e relative ai finanziamenti attivati ai sensi dell’art. 11 del d.l. 318/1986 (convertito dalla Legge 488/1986), dall’art. 1 della legge 430/1991 e dall’art. 2, comma 4, della legge 431/1996, e a quelli per i quali non sono state effettuate movimentazioni a decorrere dall’ 1° gennaio 2006.
 
In riferimento all’articolo 134 del Codice degli appalti pubblici (d.lgs. 163/2006), le stazioni appaltanti dovranno quindi rescindere i contratti stipulati, quantificando le economie e dandone comunicazione alla regione.

Fonte: ediliziaurbanistica.it