(di Roberta Lazzari)  Si scaricano libri, anzi e-book, per non sprecare carta. Si scaricano video e musica.

Si controlla tutto on line (conto corrente, bollette) e le notizie si leggono da smartphone, tablet o pc.

Gli acquisti ormai si fanno nei megastore virtuali.

Tutto in un’ottica green, eppure… Nessuno si chiede se queste comodità hanno un prezzo che il nostro ambiente sta supportando?

La risposta è”Sì”, ed è molto semplice. Il tempo che trascorriamo su internet si traduce in consumo energetico, perché per far girare le informazioni su Pc, data center e piattaforme cloud ci vuole elettricità e pertanto se questa non deriva da fonti alternative, le nostre ricerche inquinano. E allora abbiamo voglia a scrivere se non necessario, non stampate la presente mail.

Di fatto le imprese tecnologiche emettono circa il 2% delle emissioni inquinanti in atmosfera (paragonabili a quelle dell’aviazione). I video scaricati o i messaggi e le foto inviate e condivise sui vari social network possono arrivare a consumare l’equivalente energetico di una flotta di Boeings 747. Essendo il numero di utenti internet in continuo aumento, lo saranno anche i quantitativi di emissioni.

La domanda che ci si deve porre è: i grandi colossi del web che fonti energetiche utilizzano?

Greenpeace USA ha provato a chiederlo e il risultato è riportato nel documento Clicking Clean: Who is Winning the Race to Build a Green Internet?

I criteri di valutazione sono: la trasparenza delle informazioni disponibili in materia energetica, l’impegno ad utilizzare e farsi portatori di politiche energetiche all’avanguardia e l’utilizzo di pratiche per migliorare l’efficienza energetica delle proprie infrastrutture informatiche.

PROMOSSI: Apple, Google, Facebook e Switch (azienda leader a livello mondiale nel settore del call center) che stanno promuovendo politiche al fine di arrivare ad un’alimentazione al 100% da energia rinnovabile.

BOCCIATI: Netflix, Amazon Web Services e Samsung che sono ancora in ritardo su questo fronte.

Purtroppo non basta acquistare crediti di compensazione delle emissioni, come fatto da Netflix, ma occorre investire attivamente nelle energie rinnovabili per ottenere un mondo più pulito.

Ad ogni modo dal rapporto di Greenpeace ne esce anche che quasi 20 compagnie del settore informatico si sono impegnate a usare energia 100% rinnovabile per le proprie attività, che è un buon risultato.

Occorre considerare che nel 2012 il settore IT ha utilizzato il 7 per cento della elettricità globale, ma visto l’incremento del traffico internet si prevede che nel 2017 la percentuale supererà addirittura il 12 per cento.

Ci si chiede se tra fonti rinnovabili di energia ed internet, ovvero se tra tecnologia e ambiente ci potrà mai essere una simbiosi.

In parte già lo è, ma al pari del potenziamento del traffico su web occorre spingere maggiormente su energia solare termica e fotovoltaica, eolica, geo-termica e tutte quelle fonti energetiche degne dell’aggettivo rinnovabile.

Gli scienziati e Internet sostengono che la Terra ha 4,543 miliardi di anni. Se vogliamo fare un confronto, gli uomini esistono da soli 200.000 anni. È opinione diffusa che vorremmo continuare ad esistere il più a lungo possibile quindi sarebbe opportuno sperimentare e collaudare qualsiasi misura adottabile per allungare la vita del nostro pianeta natale. In questa sede, l’amministratore delegato di European Automation, Mark Proctor, rivela quelle che considera come le tre tecnologie ambientali emergenti alle quali occorre prestare attenzione.

Bio-carburante

Sicuramente troveremo il petrolio nel terreno per i prossimi 150 anni, ma dire se riusciremo ad accedervi o meno è tutto un altro discorso. E possiamo considerare una cattiva notizia il fatto che nel 2014 i soli Stati Uniti hanno consumato 19,1 milioni di barili di petrolio al giorno. Com’è prevedibile, vengono continuamente testate delle alternative. I componenti variano dalla canna da zucchero ai batteri fino alle viscere di tacchino.

I bio-idrocarburi rappresentano un’alternativa ai carburanti fossili. Si tratta di una biomassa di piante, caratterizzata da un elevato contenuto di acidi grassi, che viene mescolata con l’idrogeno attraverso un catalizzatore come il cobalto.

Nel 2009, la Japan Airlines è stata prima compagnia aerea commerciale a completare un volo utilizzando un mix di bio-carburanti. Il bio-carburante usato è stato prodotto da una pianta chiamata Camelina sativa, detta comunemente lino selvatico, miscelata 50/50 con il normale carburante per jet: il cherosene.

A seguito delle varie ricerche nel campo dei bio-carburanti e delle pressioni dei governi sui costruttori del settore automobilistico e aerospaziale affinché inizino ad integrare il potenziale dei bio-carburanti nei loro progetti, entro breve tempo assisteremo ad un maggiore movimento in tale ambito.

In più, è probabile che i bio-carburanti comincino a diffondersi in una gamma più diversificata di settori. Ad esempio, per la funzione di alimentatori di riserva e di supporto venivano tradizionalmente usati i generatori diesel, mentre ora possiamo vedere che si preferiscono i più economici generatori a gas naturale. È solo una questione di tempo ma i bio-carburanti prenderanno il sopravvento.

Eco Obsolete Technology (EOT)

L’EOT si riferisce all’automazione industriale obsoleta che rispetta ancora gli standard attuali di efficienza energetica, nonostante non sia più prodotta né supportata dal costruttore. L’Eco obsolete technology sta giocando un ruolo importantissimo nel garantire all’industria la conformità con le normative energetiche.

L’adozione degli standard internazionali come ISO 50001 e i programmi come la direttiva europea sull’Ecoprogettazione e il Programma di Opportunità di Risparmio Energetico (ESOS) hanno implicato l’abbandono di un numero sempre più elevato di tecnologie datate poiché non soddisfavano gli standard di efficienza.

Tuttavia, anche il fenomeno dell’obsolescenza programmata, che consiste in una vita utile del prodotto predefinita dal costruttore, comporta che la tecnologia utile diventi obsoleta più velocemente di prima.

Il termine ‘obsoleto’ tende a evocare supposizioni errate. Al contrario di quanto normalmente si crede, non significa affatto difettoso, rotto o arcaico. Il termine obsoleto significa semplicemente non più prodotto o supportato dal costruttore, che probabilmente dispone di un nuovo prodotto che vorrebbe farvi adottare.

L’uso di eco-tecnologie obsolete comporta molti benefici ecologici per le aziende. Oltre a soddisfare le linee guida dell’efficienza energetica, la tecnologia assicura che un minor numero di inverter, interfacce uomo-macchina (HMI) e motori obsoleti finiscano nelle discariche.

Freni rigenerativi

I freni rigenerativi rappresentano una tecnologia energeticamente efficiente che, in realtà, esiste da diverso tempo ma che deve ancora prendere piede. La tecnologia converte l’energia cinetica, che in un sistema di frenatura tradizionale sarebbe stata sprecata, in energia elettrica utilizzabile immediatamente oppure immagazzinabile per un uso successivo.

Le applicazioni della frenatura rigenerativa sono comuni in ingegneria pesante, nel settore minerario, nei trasporti, nei sollevatori e in altre applicazioni che hanno la necessità di effettuare molte frenate e ripartenze. Il meccanismo è estremamente frequente nei veicoli ad alimentazione elettrica e ibrida nei quali l’energia è immagazzinata nelle batterie. Si pianifica inoltre di introdurlo anche nei carrelli di atterraggio degli aeromobili.

Pochi però sanno che la frenatura rigenerativa può essere usata anche nell’industria per risparmiare energia e denaro. Ad esempio, usando un’unità rigenerativa in applicazioni che impiegano la frenatura continua, come banchi prova per motore, trasmissioni e centrali elettriche, è possibile rigenerare l’energia frenante del sistema azionato, e riutilizzarla per alimentare la rete.

Le unità utilizzano una tariffa di riacquisto simile a quelle applicate per le turbine eoliche a uso domestico o semi-commerciale, per consentire alle aziende di addebitare al fornitore di elettricità l’energia restituita in eccesso, nel caso in cui l’edificio non la consumi localmente.

Quando le normative sull’efficienza energetica diventeranno più severe, come sicuramente accadrà, riteniamo che un numero crescente di aziende industriali sostituiranno le resistenze di frenatura con le unità di rigenerazione. Il progressivo aumento della domanda si tradurrà in un significativo aumento della concorrenza, comportando freni rigenerativi meno costosi per tutti.

Per l’industria, il traguardo finale è conseguire la maggiore efficienza energetica possibile. Nessuno apprezza gli sprechi, soprattutto quando è possibile evitarli, quindi sapere che emergono continuamente nuove tecnologie e ideologie efficienti rappresenta un positivo passo in avanti. In realtà, avremmo potuto citare 20 eco-tecnologie in questo articolo, ma ho ritenuto opportuno mantenerlo efficiente. Mi auguro che grazie ai progressi della scienza e dell’ingegneria, la razza umana potrà proseguire la sua permanenza per almeno altri 200.000 anni su un pianeta sano.

Articolo di Mark Proctor

Efficientamento energetico e ottimizzazione del sistema delle strutture aeroportuali presenti nelle Regioni obiettivo Convergenza” afferente al Programma Operativo Interregionale (POI) Energie 2007-2013. Tradotto in parole semplici: rendere gli aeroporti delle infrastrutture eco sostenibili, riducendone l’impatto ambientale sul territorio, sia a livello locale che nazionale.

Per raggiungere questo obiettivo è stata siglata un’alleanza tra gli Ingegneri e l’ENAC che hanno organizzato ieri un convegno al quale hanno partecipato Carla Cappiello, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma e il direttore generale di ENAC, Alessio Quaranta.

Efficienza, sicurezza e innovazione

Sono le tre linee d’azione per il miglioramento dell’impatto ambientale degli aeroporti evidenziati dall’ing. Cappiello.

“L’efficienza aeroportuale può essere migliorata intervenendo sulla gestione delle infrastrutture e dei processi di business”, ha chiarito il numero uno degli Ingegneri della Provincia di Roma.

“Ed è proprio in questa direzione che ENAC ha sviluppato brillantemente il suo progetto”, ha concluso Carla Cappiello, “con la collaborazione di numerosi ingegneri, molti dei quali iscritti all’Ordine di Roma, che hanno offerto le proprie conoscenze tecniche per attuare le migliori scelte per il risparmio e l’efficientamento energetico”.

Il progetto: certificazioni energetiche per 15 aeroporti

Qualche numero per inquadrare l’iniziativa: 15 aeroporti sottoposti a audit energetico, 46 edifici certificati all’interno delle strutture aeroportuali, realizzazione di modellazioni avanzate per i terminal passeggeri, redazione di un manuale di Audit energetico aeroportuale, predisposizione di piani migliorativi per le infrastrutture, fast track fotovoltaico e microeolico.

Aeroporti ecosostenibili

Nell’immagine il work in progress del progetto ENAC per rendere gli aeroporti ecosostenibili

Il Progetto ENAC, finanziato con fondi europei concessi dal MATTM e dal Ministero dello Sviluppo Economico, organismi di gestione nell’ambito del citato POI Energie 2007-2013, ha consentito di effettuare l’Audit Energetico e rilasciare le certificazioni energetiche per le infrastrutture dei 15 aeroporti presenti nelle regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, ovvero gli scali di Bari, Brindisi, Catania, Comiso, Crotone, Foggia, Lamezia Terme, Lampedusa, Napoli, Palermo, Pantelleria, Reggio Calabria, Salerno, Taranto e Trapani.

Una delle sfide principali per l’aviazione civile, infatti, è la riduzione dell’impatto ambientale del settore sia a livello globale che locale, perseguendo, al contempo, l’efficientamento energetico delle infrastrutture aeroportuali esistenti, al fine di migliorarne le relative performance ambientali, con evidenti ricadute positive sui costi di gestione e sulla riduzione dei consumi di risorse naturali.

I consumi energetici degli aeroporti presentano, infatti, una significativa variabilità da struttura a struttura, come conseguenza delle numerose variabili in gioco, quali, ad esempio, le dimensioni dell’aeroporto, il numero di utenti e di passeggeri, l’anno di costruzione, la localizzazione geografica, l’esposizione, le condizioni climatiche, il layout delle infrastrutture di volo, il numero di fabbricati, il numero e le tipologie di impianti esistenti, il tipo di gestione.

L’obiettivo generale è quello di raggiungere una più elevata efficienza energetica attraverso la valorizzazione delle capacità di gestione della domanda, il miglioramento della resa energetica delle strutture degli impianti e dei macchinari, il contenimento degli sprechi, la definizione di criteri per la progettazione e la gestione dei terminali.

Durante gli interventi sono state illustrate le attività realizzate, conformemente al Protocollo di attuazione stipulato nel maggio 2011 tra ENAC e MATTM. Particolare attenzione è stata dedicata alla valorizzazione delle metodiche impiegate e degli strumenti messi a disposizione per la replicabilità degli interventi in altri aeroporti al fine di mettere pienamente a frutto l’esperienza realizzata.

Ingegneria civile al servizio dell’efficienza

Il direttore generale Alessio Quaranta nel suo intervento ha evidenziato che “Il Progetto ha consentito l’integrazione del mondo aeroportuale con le più avanzate metodologie di analisi e di miglioramento dell’efficienza energetica che, negli ultimi anni, sono state caratterizzate da costanti innovazioni nel campo dell’ingegneria civile ed impiantistica.

Tale integrazione rientra, peraltro, nell’ambito della mission dell’Ente che pone la tutela ambientale come uno dei motori alla base dello sviluppo di piani e programmi di intervento finalizzati al miglioramento e al potenziamento delle infrastrutture aeroportuali. Il lavoro realizzato in questi anni ha permesso non solo di definire un quadro conoscitivo delle prestazioni energetiche degli aeroporti delle Regioni Obiettivo Convergenza, ma anche di consolidare conoscenze e metodologie che potranno trovare applicazione nei restanti scali della rete nazionale”.

Il 29 ottobre prossimo, presso l’aula magna del Centro ricerche dell’Enea di Bologna (via Martiri Monte Sole, n. 4) si terrà il workshop italiano dell’ecobuilding.

Il workshop è organizzato da Enea (Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente), Isnova (Istituto per la promozione dell’innovazione tecnologica) e F.In.Co. (Federazione Industrie, prodotti, impianti e servizi per le Costruzioni) nell’ambito del progetto europeo di ricerca denominato Ecobuilding Club.
Gli obiettivi del progetto sono la promozione e l’ampia diffusione dei risultati europei innovativi nel campo della ricerca, dello sviluppo tecnologico e della dimostrazione (RST&D), nonché i criteri eco-sostenibili nel settore dell’edilizia, che includono:
– i materiali da costruzione innovativi dal punto di vista dell’efficienza energetica non ancora introdotti nel mercato o nella loro prima fase di commercializzazione;
– applicazioni innovative di tecnologie di riscaldamento/raffrescamento basate su fonti energetiche rinnovabili e di sistemi di generazione ad alta efficienza;
– i migliori progetti eco-building dimostrativi europei.

Altro obiettivo importante del progetto è il coinvolgimento degli operatori di mercato nel prendere parte direttamente alla promozione e al trasferimento dei risultati di RST&D attraverso la partecipazione all’Eco-Building Club.

Le attività del Club consistono in:
– verificare/convalidare l’interesse del mercato per il trasferimento dei risultati europei
innovativi di RST&D;
– individuare i risultati europei di RST&D adatti al trasferimento nel mercato nazionale;
– facilitare l’introduzione nel mercato dei risultati della ricerca e dei dimostrativi con la
realizzazione di studi di pre-fattibilità su casi reali.

Scarica la locandina e la scheda di partecipazione