Diventano più leggeri gli adempimenti di tipo formale per ottemperare agli obblighi di sicurezza sui cantieri edili. Il decreto legge n. 69 del 21 giugno 2013, il c.d. Decreto del Fare, prevede infatti norme di semplificazione in tema di DUVRI e prevenzione incendi.

 

Per quanto riguarda il documento di valutazione dei rischi da interferenze, per esempio, viene previsto che professionista, nominato dal datore di lavoro committente, e in possesso di formazione, esperienza e competenza professionali, tipiche di un preposto, nonché di periodico aggiornamento e di conoscenza diretta dell’ambiente di lavoro, possa sovrintendere a tali operazioni di cooperazione e coordinamento tra le diverse imprese operanti sul cantiere.

 

Il Decreto del Fare aumento inoltre a 10 uomini-giorno la soglia al di sotto della quale non deve essere predisposto il DUVRI, sempre che i lavori o i servizi non comportino rischi derivanti dalla presenza di agenti cancerogeni, biologici, atmosfere esplosive o dalla presenza dei rischi particolari di cui all’allegato XI del d.lgs. n. 81/2008.

 

Si introducono anche disposizioni in materia di verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro (articolo 71 del decreto legislativo n. 81 del 2008) al fine di agevolare lo svolgimento delle stesse da parte delle imprese.

 

A questo proposito è stato ridotto da 60 a 45 giorni il termine entro cui l’INAIL è tenuto a effettuare la prima verifica. Viene, inoltre, previsto l’obbligo per i soggetti pubblici tenuti alle verifiche – INAIL, ASL, ARPA – di comunicare al datore di lavoro entro 15 giorni dalla richiesta, l’eventuale impossibilità a effettuare le verifiche di propria competenza; in tal caso il datore di lavoro può avvalersi di soggetti pubblici o privati abilitati alle verifiche.

 

Si prevedono poi una serie di semplificazioni degli adempimenti nei cantieri temporanei o mobili.
Si demanda a un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali l’individuazione di modelli semplificati per la redazione di alcuni documenti relativi ai cantieri:

– piano operativo di sicurezza (POS),

– piano di sicurezza e coordinamento (PSC),

– fascicolo dell’opera,

– piano di sicurezza sostitutivo.

 

In materia di prevenzione incendi l’intervento di modifica proposto dal Decreto del Fare è rivolto agli enti ed ai privati delle nuove attività introdotte dal decreto del Presidente della Repubblica n. 151 del 2011. Il comma 1 dell’articolo in esame introduce una semplificazione burocratica, ossia l’esenzione dall’obbligo di presentazione dell’istanza preliminare qualora gli enti ed i privati suddetti siano già in possesso di atti abilitativi riguardanti la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio.

 

Il comma 2 differisce di un anno, portandolo al 2014, il termine previsto dal medesimo regolamento, in scadenza il prossimo 7 ottobre, per la presentazione dell’istanza di cui all’articolo 4 del regolamento, ivi compresa, esclusivamente per le fattispecie diverse da quelle previste al comma 1 dell’articolo in esame, la preliminare presentazione dell’istanza di cui all’articolo 3 del regolamento.

 

Fonte Ance

La Conferenza Stato-Regioni ha approvato recentemente la proposta del Governo circa gli obblighi di formazione e informazione dei lavoratori addetti alle attività in ambienti confinati e la presenza di rappresentanti del committente in tutte le fasi di lavorazione. Ma quali sono le ulteriori novità? Al proposito interviene Marco Vinci, editorialista della rivista Progetto Sicurezza, che tratteggia un quadro dettagliato sull’argomento.

Nella proposta approvata è prevista, inoltre, la presenza di rappresentanti del committente in tutte le fasi di lavorazione. Il Documento approvato dalle Regioni definirà i criteri di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi destinati ad operare nel settore degli ambienti sospetti di inquinamento o confinati (di cui agli articoli 66 e 121 ed all’allegato IV, punto 3, del d.lgs. n. 81/2008).

I criteri di qualificazione dell’impresa per appalti di lavori in spazi confinati dovrebbero riguardare:
– integrale applicazione delle vigenti disposizioni in materia di valutazione dei rischi, per queste lavorazioni, anche nei confronti dei lavoratori autonomi;
– presenza del personale, in percentuale non inferiore al 30% della forza lavoro, con esperienza almeno triennale relativa a lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati;
– adeguata formazione e informazione mirata alla conoscenza dei fattori di rischio propri di tali attività, anche per il datore di lavoro ove impiegato per attività lavorative in ambienti pericolosi;
– rispetto dei dispositivi di protezione individuale, strumentazione e attrezzature di lavoro idonei alla prevenzione dei rischi propri di queste attività.
– esclusione del ricorso a subappalti, se non autorizzati espressamente dal datore di lavoro committente e certificati ai sensi del titolo VIII, capo I, del d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
– procedure dirette ad eliminare o ridurre al minimo i rischi e a considerare le eventuali fasi di soccorso in coordinamento  con il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale e dei Vigili del fuoco.

Il mancato rispetto delle previsioni di cui sopra dovrebbe determinare il venire meno della qualificazione necessaria per operare, direttamente o indirettamente, nel settore degli ambienti sospetti di inquinamento o confinati.

Inoltre , il Ministero del lavoro ha emanato in data 19 aprile 2011, la circolare n.13 con la quale si richiede alle Direzioni provinciali del lavoro di acquisire, durante le attività ispettive, la documentazione utile a verificare la correttezza degli aspetti gestionali degli appalti in ambienti confinati, anche sotto il profilo del rispetto della normativa di salute e sicurezza.

In particolare, durante i controlli si dovrà verificare:
– la corretta e completa elaborazione del DUVRI da parte delle aziende committenti;
– le misure di prevenzione e protezione previste per effettuare l’intervento lavorativo;
– i contenuti e la “effettività” della formazione/ informazione nei confronti dei lavoratori delle aziende appaltatrici sui rischi interferenziali delle attività svolte;
-l’efficienza del sistema organizzativo dell’emergenza.

di Marco Vinci

Foto di apertura tratta da peztl.com: lavori di manutenzioni su una diga in Svizzera

Le disposizioni normative in materia di sicurezza sul lavoro in regime di appalto o subappalto indicano particolari obblighi a carico dei soggetti coinvolti nel processo delle opere o dei servizi da realizzare. Continuiamo ad occuparci del tema, dopo l’intervento di ieri (Affidamento di forniture. Quali sono i documenti da richiedere?), approfondendo le precisazioni fornite dalla circolare 5 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, firmata l’11 febbraio 2011 dal ministro Sacconi, che ha per oggetto una generale ricognizione del quadro giuridico degli appalti.

Sul problema della sicurezza il documento focalizza alcuni principali aspetti già contenuti nel d.lgs. 81/2008 noto come “Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro” (TUSL) e nell’art. 131 del d.lgs. 163/2008.

Tra questi la valenza del Documento unico di valutazione dei rischi interferenziali (DUVRI) da redigere a cura del committente o datore di lavoro, contenente l’insieme delle misure di prevenzione e di protezione da adottare  in particolare sull’attività oggetto di appalto.
L’obiettivo è quello di formalizzare l’attività di coordinamento delle imprese coinvolte, riducendo i rischi derivanti dall’interferenza delle diverse lavorazioni (ciò non riguarda gli appalti per mere forniture di materiale,  attività intellettuali o  servizi di durata non superiore a due giorni). Il DUVRI estende in altre parole a tutti i settori d’attività le logiche previste per la sicurezza nei cantieri dal Piano di sicurezza e coordinamento (PSC), contenendo le specifiche delle attività prevenzionistiche attuabili da parte dei soggetti coinvolti nell’appalto (committente, imprese appaltatrici o lavoratori autonomi). I Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, unitamente alle organizzazioni sindacali “più rappresentative  a livello nazionale” hanno accesso ai dati relativi ai costi per la sicurezza, già identificati nel contratto di appalto.

Altro aspetto affrontato dalla circolare riguarda la sicurezza sul lavoro in “ambienti sospetti di inquinamento” o nei “luoghi confinati” come silos, pozzi, serbatoi, gallerie, cunicoli, ecc. che attualmente presentano un maggior grado di criticità per la frequenza e la gravità degli infortuni (leggi anche Spazi confinati e ambienti sospetti di inquinamento).
Le cause si possono certamente imputare a carenze prevenzionistiche a monte delle attività, quali mancate o inadeguate valutazioni dei rischi legati al particolare ambiente di lavoro, assenti o inefficaci azioni di informazione e di formazione degli operatori, impreparazione e scarso controllo nella gestione di situazioni di emergenza. In relazione a tale scenario la circolare ribadisce la necessità di attuare gli strumenti giuridici esistenti attraverso un percorso congiunto da parte di amministrazioni pubbliche competenti, le regioni, le parti sociali, per giungere progressivamente a un innalzamento dei livelli di tutela pure  in simili  condizioni di criticità.

La certificazione dell’idoneità tecnico professionale delle imprese coinvolte nell’appalto o subappalto è poi una condizione fondamentale per garantire maggiori condizioni di sicurezza (leggi anche Valutazione della idoneità tecnico professionale delle imprese appaltatrici). Nell’attesa di uno specifico provvedimento che definisca il sistema di qualificazione delle imprese, l’art. 26 del TUSL  richiede una autocertificazione da parte dell’appaltatore relativamente al possesso di idonei requisiti. Per le imprese edili, in particolare, l’art. 27 prevede l’introduzione di uno strumento di controllo nel tempo dell’idoneità professionale, concettualmente simile al sistema della “patente a punti”. Assegnato un punteggio iniziale all’impresa, esso verrà decurtato in relazione all’accertamento di violazioni delle norme di sicurezza, fino al divieto di operare nel settore in caso di completo esaurimento dello stesso. Tale sistema dovrebbe diventare operativo con il completamento dell’atteso DPR sui criteri di qualificazione delle imprese.

Altra importante novità del TUSL (art. 26, c. 4) riguarda la responsabilità congiunta di committente, appaltatore e subappaltatori per il risarcimento dei lavoratori che subiscono infortuni non risarcibili dall’Inail, ad esempio in caso di un punteggio di invalidità inferiore alla soglia minima per l’indennizzo. Negli intenti il risarcimento potrà così più facilmente essere corrisposto anche a fronte di eventuale inadempienza del datore di lavoro.

Articolo di Alberto Bortolotti, DAPT Università degli Studi di Bologna

Argomento di grande attualità è quello concernente la ripartizione di responsabilità fra committente e appaltatore in materia di sicurezza sul lavoro. La responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro grava esclusivamente in capo all’appaltatore salvo che lo stesso contratto d’appalto contenga una deroga a tale principio generale. Ne deriva che il committente è ritenuto responsabile in concorso con l’appaltatore solamente qualora si sia reso garante della vigilanza circa le misure preventive da adottarsi in concreto e si sia riservato i poteri tecnico organizzativi per la realizzazione dell’opera.

Sussiste, inoltre, un’eventuale responsabilità in capo al committente in caso di inadempimento degli specifici obblighi ad esso imposti dall’art. 26 d.lgs. 81/2008 il quale ha riscritto l’art. 7 del d.lgs. 626/1994.
Per esimersi da ogni responsabilità, quindi, il committente deve agire in osservanza dell’art. 26 e non deve intervenire sulle modalità di lavoro.

In caso di infortuni subiti dal dipendente dell’appaltatore durante l’esecuzione dei lavori, sussiste la responsabilità del committente solo se lo stesso si è ingerito nell’esecuzione delle opere rendendosi così garante della sicurezza dei dipendenti dell’appaltatore […] la responsabilità per violazione dell’obbligo di adozione di misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei prestatori di lavoro è applicabile anche nei confronti del committente, se pur non condizionatamente – atteso che non sussiste alcuna norma che prevede direttamente la responsabilità del committente in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro – ma laddove egli stesso si sia reso garante della vigilanza relativa alle misure da adottare in concreto, riservandosi i poteri tecnico organizzativi dell’opera da eseguire. […] le previsioni contrattuali non contenevano alcuna deroga al principio generale della responsabilità (esclusiva) del datore di lavoro per infortuni sul lavoro, atteso che prevedevano a carico esclusivo dell’appaltatore la adozione delle misure dettate dalle vigenti disposizioni di legge in materia di sicurezza del lavoro; né ricorrevano i presupposti per la estensione della relativa responsabilità al committente avuto riguardo alla circostanza che la previsione contrattuale di sorveglianza da parte dello stesso sul rispetto delle norme di sicurezza e di intervento nei casi più gravi qualora l’appaltatore avesse compiuto azioni contrarie a tali misure, non consentiva di ritenere l’esistenza di una ingerenza tale, quale è ravvisabile allorché il committente si sia riservato i poteri tecnico organizzativi dell’opera da eseguire, da coinvolgerlo nella responsabilità per la sicurezza. Cass. sez. lavoro, 28 ottobre 2009, n. 22818.

La vicenda oggetto di pronuncia concerne un infortunio occorso in cantiere che causava lesioni gravissime a un dipendente dell’appaltatore. Il lavoratore conveniva in giudizio l’impresa committente per il risarcimento dei danni. L’impresa committente a sua volta chiamava in causa, oltre che l’Inail e la società assicuratrice, anche la società appaltatrice dei lavori.
In primo grado è stata riconosciuta la responsabilità della società appaltatrice e in minima parte del lavoratore, pronuncia che veniva confermata in Appello.
Il lavoratore ricorreva quindi in Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento da parte dei giudici della responsabilità del committente.

La Suprema Corte ha escluso la responsabilità del committente in quanto le clausole contrattuali si limitavano a riconoscergli, da un lato, la possibilità di richiedere all’appaltatore l’adozione di misure più rigorose e, dall’altro, pur attribuendogli la sorveglianza sull’osservanza delle misure di sicurezza, non gli riservava alcun potere di ingerenza e organizzativo sull’opera da eseguire, conservando ogni obbligo in materia di sicurezza nell’esclusiva responsabilità dell’appaltatore.

I giudici di legittimità rigettando il ricorso hanno affermato che in assenza di specifiche previsioni contrattuali, che riservassero al committente i poteri tecnico organizzativi in relazione all’opera da eseguire, o in mancanza di una effettiva ingerenza di questi nell’organizzazione della sicurezza del cantiere in cui operava l’appaltatore, doveva ritenersi quest’ultimo l’unico garante dell’incolumità fisica dei suoi dipendenti e, dunque, l’unico responsabile per l’infortunio del suo lavoratore. L’appaltatore aveva il preciso obbligo di vigilare affinché le condizioni e l’uso delle attrezzature fossero conformi alle condizioni di sicurezza specifiche o generiche.

La sentenza che si annota appare interessante sotto il profilo della ripartizione delle responsabilità tra committente e appaltatore in materia di sicurezza sul lavoro, alla luce della normativa che ora richiede al committente, nella fase che precede l’inizio dei lavori, puntuali obblighi fra i quali compaiono quello di informativa in ordine alle misure adottate per eliminare o per ridurre al minimo i rischi di interferenze che lo possono rendere responsabile di eventuali infortuni dei dipendenti dell’appaltatore, salva restando la responsabilità dello stesso in caso di ingerenza nell’esecuzione delle opere.

La giurisprudenza tradizionale sulla scorta dell’art. 2087 c.c. aveva ravvisato una precisa responsabilità dell’imprenditore (e quindi anche del committente) obbligato ad adottare tutte le misure idonee a scongiurare eventuali danni derivanti dall’attività svolta; tale disciplina deve ora essere integrata con le disposizioni previste dal Testo unico sicurezza (d.lgs. 81/2008) che prevede un complesso, chiaro e dettagliato riparto delle responsabilità fra i vari soggetti coinvolti nell’esecuzione delle opere.

L’art. 26 in particolare, pone per l’imprenditore committente pubblico o privato l’obbligo di scegliere un’idonea e qualificata impresa e di specificare in un apposito documento unico di valutazione di rischi da interferenze (DUVRI) tutti i rischi propri dell’ambiente in cui il dipendente dell’appaltatore si troverà ad operare. L’art. 26, inoltre, prevede una specifica responsabilità solidale del committente con il datore di lavoro appaltatore per eventuali danni derivanti da “rischi da interferenze”. Spetta al committente quindi coordinare e promuovere l’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dei rischi sul lavoro in presenza di un appalto e dell’adempimento di tali obblighi risponde sia in sede civile che penale.

In materia di infortuni sul lavoro, nel caso di appalti di lavori di ristrutturazione edilizia il committente, anche quando non si ingerisce nella loro esecuzione, rimane comunque obbligato a verificare l’idoneità tecnico – professionale dell’impresa e dei lavoratori autonomi prescelti in relazione ai lavori affidati […]. La violazione di tale disposizione configura a carico del committente un’ipotesi di responsabilità per “culpa in eligendo”. Cass. pen., sez. IV, 22 settembre 2009, n. 36869.

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di condannare il committente di lavori edili in corso di esecuzione per lesioni personali colpose a un operaio impiegato sul tetto senza protezioni. La Corte d’Appello aveva assolto il committente poiché egli aveva delegato la direzione dei lavori a un geometra e l’impresa incaricata, abilitata a svolgere il lavoro, non aveva adempiuto all’obbligo di controllare le misure di sicurezza in cantiere.

I Giudici di legittimità, accogliendo il ricorso del Procuratore generale e della Parte civile, hanno specificato che ai sensi del d.lgs. 494/1996 il committente è il soggetto “per conto del quale l’intera opera viene realizzata, indipendentemente da eventuali frazionamenti nella sua realizzazione”. Ancora il d.lgs. citato, all’art. 3, prevede che il committente nella fase di progettazione, esecuzione del progetto e nell’organizzazione delle operazioni di cantiere si attenga alle disposizioni del d.lgs. 626/1994.
L’eventuale designazione di un “responsabile dei lavori” non esonera il committente dalle responsabilità connesse all’esecuzione degli obblighi previsti dal d.lgs. 626/1994, art. 3.

Alla luce della normativa menzionata, nella vicenda oggetto di pronuncia sussisteva indubbiamente la responsabilità del committente per il mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza e per la mancata verifica dell’idoneità tecnica dell’appaltatore oltre che per l’assenza di delega scritta antinfortunistica al geometra il quale si era limitato a redigere il progetto ma non aveva assunto alcuna posizione di garanzia in sostituzione del committente. 

A cura di Chiara Benamati e Giorgio Prandelli

La Direzione generale per l’attività ispettiva del Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha emanato una recente circolare sulle iniziative da parte degli enti preposti per pianificare una specifica azione di monitoraggio e controllo degli appalti di servizi aventi a oggetto particolari attività.

Nello specifico, la circolare individua tra le attività da monitorare quelle di manutenzione o di pulizia in aree confinate (silos, pozzi, cisterne, serbatoi, impianti di depurazione, cunicoli, gallerie, ecc.). In sostanza, lavori che espongono maggiormente al rischio di asfissia personale di aziende non necessariamente preparato e adeguatamente formato per affrontare questo tipo di rischio (leggi anche Spazi confinati, tecniche ed equipaggiamenti).

Nell’ambito della attività di verifica, si legge ancora nella circolare, dovranno essere attentamente controllati, tra gli altri: la corretta e completa elaborazione del Duvri da parte delle aziende committenti, le misure di prevenzione e protezione previste per effettuare l’intervento lavorativo (leggi anche su Impresedili.it Spazi confinati. Lavori in canalizzazioni e pozzi. Rischi e misure di protezione), i contenuti e l’effettiva efficacia della formazione/informazione nei confronti dei lavoratori delle aziende appaltatrici sui rischi interferenziali delle attività svolte e l’efficienza del sistema organizzativo di emergenza.

Circolare Ministero del lavoro e della previdenza sociale del 9 dicembre 2010, n. 42 Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; lavori in ambienti sospetti di inquinamento. Iniziative relative agli appalti aventi ad oggetto attività manutentive e di pulizia che espongono i lavoratori al rischio asfissia o di intossicazione dovuta ad esalazione di sostanze tossiche o nocive