Di Dl Semplificazioni edilizia e lavori pubblici, si è parlato molto nelle ultime settimane, scatenando pareri ed opinioni contrarie sulle misure approvate dalle commissioni.

La poca chiarezza di alcuni emendamenti, rischiava di compromettere le semplificazioni edilizia ricercata attraverso il Decreto.

Il Senato ha approvato il 29 gennaio 2018 il disegno di legge, con il nuovo titolo “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione”. Il prossimo passaggio spetta alla Camera.

Dei quasi 90 emendamenti, solo 23 sono stati approvati dal Senato che su indicazione del Quirinale, ha eseguito la selezione coerentemente alle disposizioni urgenti di sostegno e semplificazione. Vediamo nel dettaglio cosa è stato approvato del Dl Semplificazioni edilizia e lavori pubblici.

Dl Semplificazioni edilizia e lavori pubblici. Cosa non è passato?

Le maggiori perplessità, manifestate dalle rappresentanze di settore, riguardavano le misure approvate dalle Commissioni Lavori Pubblici e Affari Costituzionali. I professionisti del comparto edile, rischiavano di subire il divieto dell’applicazione del DM Parametri da parte della Pubblica Amministrazione con l’emendamento 5.27 (testo 2). Difatti l’errata formulazione del testo aveva creato scompiglio che si sarebbe dovuto risistemare con un sub-emendamento in Senato, ma con la bocciatura del 5.27 (testo 2) si può ritenere, al momento, salvo l’equo compenso.

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Ad essere bloccate sono state anche le modifiche previste dall’emendamento 5.0.22, sul Testo Unico in materia di costruzioni in zona sismica. La proposta di avvio lavori per interventi di modesta o nessuna rilevanza, senza preventiva autorizzazione scritta dell’ufficio tecnico della regione (Genio Civile), non è passata. Così come l’abolizione della relazione a struttura ultimata ed il certificato di collaudo, a favore della dichiarazione di regolare esecuzione. L’aleatorietà delle espressioni utilizzate, avrebbe potuto creare disguidi tra il professionista e gli uffici preposti.

La richiesta della triplice copia del progetto dell’opera e della relazione illustrativa, prevista al comma 3 dell’art. 65 del DPR 6 giugno 2001, n.380, resta invariata, a seguito della bocciatura da parte del Senato sulla proposta avanzata dalle Commissioni di snellire l’iter burocratico passando dalle tre alla singola copia.

Leggi anche: Dl Semplificazioni. Quali novità previste in campo edilizio?

La soddisfazione della bocciatura della maggior parte degli emendamenti approvati dalle Commissioni prima e ottava del Dl Semplificazioni edilizia e lavori pubblici, è stata espressa dal presidente Giuseppe Cappochin del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, che ha parlato di semplificazioni edilizia illusorie ed ha dichiarato:

“Non è possibile modificare leggi di settore specifiche come il testo unico sull’edilizia ed il Codice dei contratti con leggi omnibus prive di una visione organica dei temi trattati. Gli emendamenti contestati non avendo un senso logico avrebbero finito per paralizzare, anziché semplificare, le procedure nell’ambito dell’edilizia e dei lavori pubblici”.

Il presidente ha inoltre sottolineato: “Per rilanciare questi settori, così importanti per l’economia del Paese sono necessarie riforme organiche, condivise con gli addetti ai lavori, che puntino a restituire centralità al progetto di architettura nei processi di trasformazione del territorio, ad un efficace snellimento delle procedure in edilizia, a garantire maggiore trasparenza negli affidamenti e ad aprire il mercato dei lavori pubblici alle strutture professionali medio piccole, in linea con le direttive comunitarie”.

Inoltre, è stato arrestato l’emendamento 10.600 che interessava le procedure di adeguamento alla normativa antincendio degli edifici pubblici adibiti ad uso scolastico. Non è stato approvato il rinvio del termine al 31 dicembre 2019, per la messa a norma degli asili nido e al dicembre 2021 quella delle scuole.

Ritenuti improponibili gli emendamenti: 5.500, in materia di semplificazione e accelerazione delle procedure negli appalti pubblici sotto soglia comunitaria e 5.61 che definiva il nuovo termine al 31 dicembre 2019 per l’adeguamento alle disposizioni indicate al comma 1 dell’art 177 del Codice dei contratti pubblici.

Cosa è stato approvato dal Senato?

Tra gli emendamenti approvati c’è l’1.44 (testo 3) che riguarda l’istituzione di una Sezione speciale, nell’ambito del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, dedicata a interventi di garanzia in favore delle PMI che sono in difficoltà nella restituzione delle rate di finanziamenti già contratti con banche e intermediari finanziari e sono titolari di crediti certificati nei confronti delle pubbliche Amministrazioni.

Con tale disposizione, gli interventi di garanzia sono estesi ai professionisti, anche non organizzati in ordini o collegi. Nel dossier del 25 gennaio 2019, viene specificato che per “professione non organizzata in ordini o collegi», si intende l’attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e relative attività tipiche o riservate per legge e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative.”

L’emendamento 3.0.81 (testo 3) interessa il DURC ed amplia il lasso temporale (portandolo da 3 a 24 mesi) entro il quale il datore di lavoro che abbia omesso il versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali non sia punibile né assoggettabile a sanzione amministrativa. Il 3.0.81 (testo 3), non è stato approvato dal Senato e verrà ridiscusso nell’ordine del giorno G3.0.81 che non verrà posto ai voti.

Gli emendamenti approvati sono:

>1.34 (testo 3) >1.44 (testo 3) >1.0.500 (testo 3) >2.1000 3.23 (testo 2) 3.47 (testo 2) >3.500 >3.0.1 (testo 4) >3.0.8 >3.0.136 (testo 3) >3.0.700 (testo 2) >4.3 (testo 3) >4.0.1000 >6.3 (testo 3) >8.100 >8.500 >8.0.3 >8.0.500 (testo corretto) >9.0.500 (testo 2) >10.0.1000 >10.0.1000/600 >11.17 (testo 4) >11.0.43 (testo4) >11.0.95 (testo 4) >11.0.95 testo 4/600 >11.0.172 (testo 3) >11.0.500 (testo 4) >11.0.600 (testo 2) >11.0.1000

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Arriva in Senato il Dl Semplificazioni (Dl 14 dicembre 2018, n. 135). Molti gli ostacoli incontrati, ma dopo aver ottenuto il via libera delle commissioni, in questi giorni dovrebbe essere licenziato e finire alla Camera, con l’ottenimento del voto di fiducia per la seconda lettura per poi essere approvato e convertito in legge entro il 12 febbraio 2019.

Tra le significanti novità previste in campo edilizio, oltre all’estensione dai tre ai ventiquattro mesi del termine entro il quale il datore di lavoro potrà regolarizzare il versamento dei contributi senza incorrere in sanzioni, vi sono lo snellimento delle procedure relative all’avvio dei lavori, che interessano interventi di rilevanza minore o nessuna, in zona sismica.

In Senato, si attende il sub-emendamento che conferma l’obbligo di utilizzare il Dm Parametri per definire gli onorari dei professionisti, riparando così il danno creato negli scorsi giorni, con l’approvazione dell’emendamento 5.27 (testo 2).

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Altre importanti novità interessano l’eliminazione dell’obbligo di presentazione allo sportello unico, in triplice copia dei progetti e della relazione ultimata oltreché la cancellazione dello specifico riferimento ai materiali di costruzione delle opere nel T.U. che di conseguenza, consente al materiale legno di prendere parte alla categoria.

Tali modifiche sono state approvate con l’emendamento 5.0.22 nella seduta n. 2 del 22/01/2019 dalle Commissioni Prima ed Ottava. Vediamo nel dettaglio, tutte le novità.

Dl Semplificazioni. DURC estensione dei termini

All’articolo 2, comma 1-bis, del Dl 12 settembre 1983, n.463, si legge:

  1. Le ritenute previdenziali ed assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, ivi comprese le trattenute effettuate ai sensi degli articoli 20, 21 e 22 della legge 30 aprile 1969, n. 153, debbono essere comunque versate e non possono essere portate a conguaglio con le somme anticipate, nelle forme e nei termini di legge, dal datore di lavoro ai lavoratori per conto delle gestioni previdenziali ed assistenziali, e regolarmente denunciate alle gestioni stesse, tranne che a seguito di conguaglio tra gli importi contributivi a carico del datore di lavoro e le somme anticipate risulti un saldo attivo a favore del datore di lavoro.

1-bis. L’omesso versamento delle ritenute di cui al comma 1 è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire due milioni. Il datore di lavoro non è punibile se provvede al versamento entro il termine di tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.

Il termine di tre mesi indicato al comma 1-bis, viene sostituito con il termine di ventiquattro mesi.

Lavori in zona sismica, iter più veloci

L’articolo 5-bis del Dl 135/2018, introduce semplificazioni in materia di edilizia con l’inserimento dell’articolo 3-bis nel DPR n.380 del 6 giugno 2001 e la modifica degli articoli 65,67,93, 94 e 90.

Con l’art. 3-bis, che riguarda gli interventi in zone dichiarate sismiche, vengono classificati:

a) Interventi rilevanti nei riguardi della pubblica incolumità, ovvero:

  1. gli interventi di adeguamento o miglioramento sismico di costruzioni esistenti nelle località sismiche ad alta sismicità (Zona 1 e Zona 2);
  2. le nuove costruzioni che si discostino dalle usuali tipologie o che per la loro particolare complessità strutturale richiedano più articolate calcolazioni e verifiche;
  3. gli interventi relativi ed edifici di interesse strategico e alle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, nonché relativi agli edifici e alle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un loro eventuale collasso;

b) interventi di minore rilevanza nei riguardi della pubblica incolumità:

  1. gli interventi di adeguamento o miglioramento sismico dì costruzioni esistenti nelle località sismiche a media (Zona 3) e bassa sismicità (Zona 4);
  2. le riparazioni e gli interventi locali sulle costruzioni esistenti;
  3. le nuove costruzioni che non rientrano nella fattispecie di cui al punto a. 2);

c) interventi privi di rilevanza nei riguardi della pubblica incolumità:

  1. gli interventi che, per loro caratteristiche intrinseche e per destinazione d’uso, non costituiscono pericolo per la pubblica incolumità.

Degli interventi, in quelli di minore rilevanza o privi di rilevanza, non è necessario predisporre la relazione a struttura ultimata ed il certificato di collaudo è sostituito dalla dichiarazione di regolare esecuzione, resa dal direttore dei lavori. Altra modifica riguarda, l’inizio dei lavori relativi a tali interventi (modesta o privi di rilevanza) che potrà avvenire senza preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della regione.

Cosa cambia nell’articolo 65 del Testo Unico Edilizia, con il Dl Semplificazioni?

Le modifiche che saranno introdotte con il Dl Semplificazioni, toccano l’art. 65 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380. Vediamo cosa accade.

Come anticipato sopra, il comma 1 che definisce:” le opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica, prima del loro inizio, devono essere denunciate dal costruttore allo sportello unico, che provvede a trasmettere tale denuncia al competente ufficio tecnico regionale” è sostituito dall’espressione: Le opere realizzate con materiali e sistemi costruttivi disciplinati dalle norme tecniche in vigore, prima del loro inizio, devono essere denunciate dal costruttore allo sportello unico”.

Con tale modifica, pertanto scompare la specifica individuazione dei materiali quali conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica a favore di opere realizzate con materiali e sistemi costruttivi disciplinati dalle norme tecniche in vigore.

A subire modifiche, con il Dl Semplificazioni, è anche il comma 3, dal quale scompare la richiesta della triplice copia del progetto dell’opera e della relazione illustrativa. Difatti, Il nuovo comma recita:

“alla denuncia devono essere allegati:

a) il progetto dell’opera firmato dal progettista, dal quale risultino in modo chiaro ed esauriente le calcolazioni eseguite, l’ubicazione, il tipo, le dimensioni delle strutture, e quanto altro occorre per definire l’opera sia nei riguardi dell’esecuzione sia nei riguardi della conoscenza delle condizioni di sollecitazione;

b) una relazione illustrativa firmata dal progettista e dal direttore dei lavori, dalla quale risultino le caratteristiche, le qualità e le prestazioni dei materiali che verranno impiegati nella costruzione.”.

Con il nuovo comma 4, che recita: “lo sportello unico rilascia al costruttore, all’atto stesso della presentazione, l’attestazione dell’avvenuto deposito, non sarà più previsto il rilascio di una copia del progetto e della relazione, ma la sola attestazione dell’avvenuto deposito.

L’obbligo della triplice copia della relazione sull’adempimento degli obblighi, scompare anche dal comma 6.

Gli emendamenti non piacciono agli Architetti. Illusoria semplificazione

Giuseppe Cappochin, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, manifesta la contrarietà verso quanto predisposto negli emendamenti e commenta:

l’emendamento 5.27 è del tutto incomprensibile in quanto vieta alle stazioni appaltanti di ricorrere al cosiddetto Decreto parametri, ma solo per affidamenti diretti di cui all’art. 31 comma 8 del Codice. Forse sfugge a chi ha proposto l’emendamento che, in ogni caso, per procedere all’affidamento diretto, le stazioni appaltanti devono prima calcolare l’importo a base di gara con il Decreto parametri, come prescrive l’art.24 comma 8 (che non è stato abrogato), e solo dopo possono essere attivate le procedure di affidamento diretto, per le quali il Codice prevede peraltro l’applicazione del criterio di selezione del prezzo più basso. Non si intuiscono, quindi, le finalità di un emendamento inutile, contraddittorio e pericoloso che produrrà solo confusione, errori e contenziosi, finendo per appesantire anziché semplificare gli affidamenti”.

Altri emendamenti incomprensibili sono il 5.0.22 e il 7.0.5  che, perseguendo un’illusoria semplificazione nell’ambito del testo unico per l’edilizia, finiscono per complicare  notevolmente le procedure per il deposito di progetti strutturali all’Ufficio della Regione (Genio Civile), per tramite dello sportello unico. Infatti, mentre il testo vigente prescrive l’autorizzazione preventiva solo per gli interventi strutturali nelle zone ad alta sismicità, per effetto dell’emendamento l’autorizzazione preventiva sarebbe necessaria anche per le nuove costruzioni ricadenti in zona a bassa sismicità, se ritenute “rilevanti dal punto di vista della pubblica incolumità”. Con il risultato di avere appesantito le procedure attualmente adottate dagli addetti ai lavori, attribuendo notevoli responsabilità al professionista incaricato che, in relazione all’intervento progettato,  dovrà assumere la decisione di  procedere al semplice deposito o, al contrario,  richiedere l’autorizzazione preventiva”.

Consulta il Dossier sugli emendamenti 

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Nella bozza del testo del Decreto Sviluppo spuntano alcune norme di semplificazione in materia di certificazione di regolarità contributiva (il c.d. DURC) con il fine dichiarato di esentare i privati dall’obbligo di richiedere il DURC e di produrlo alla pubblica amministrazione interessata.

 

Se dovesse essere confermata la norma del Decreto Sviluppo, quindi, si estenderebbe a tutte le amministrazioni pubbliche, e quindi a tutti i casi in cui è richiesto il possesso del DURC nei rapporti tra soggetti pubblici e privati, il principio secondo cui le stazioni appaltanti pubbliche debbano acquisire d’ufficio il documento di regolarità contributiva dagli enti abilitati al suo rilascio in tutti i casi in cui ciò sia richiesto dalla legge.

 

Secondo il testo della bozza, inoltre, la richiesta del DURC deve essere effettuata dalle amministrazioni pubbliche entro cinque giorni dal ricevimento dell’atto da parte del privato che ne rende obbligatoria la richiesta, informandone contestualmente anche il soggetto interessato, tutelandone l’esigenza di certezza e prevedibilità dei tempi di rilascio del DURC.

 

Dematerializzazione del DURC
Infine, nell’ambito del processo di dematerializzazione del documento di regolarità contributiva, il Decreto Sviluppo stabilisce che, nell’ambito dell’edilizia privata e dei lavori pubblici, la richiesta, l’invio e l’archiviazione del DURC da parte delle imprese e delle amministrazioni interessate debba essere effettuato per via telematica.

Quali sono i documenti è opportuno chiedere, in caso di affidamento di forniture, per evitare di dover rispondere in solido per i lavoratori delle ditte appaltatrici per il mancato pagamento di retribuzioni o di contributi previdenziali e assicurativi o, in ogni caso, per gestire correttamente l’appalto?

A questa domanda (in relazione all’articolo 26 del d.lgs. 81/2008) risponde Marco Vinci, esperto di sicurezza ed editorialista della rivista Progetto Sicurezza.

La risposta
A nostro avviso potrebbero essere richiesti i seguenti documenti:
– indicazione del preposto- coordinatore dei lavori all’interno del contratto di appalto;

– curriculum professionale e posizione assicurativa di ciascun dipendente operante all’interno del contratto di appalto;

– idoneità sanitaria alla mansione per ciascun dipendente operante all’interno del contratto di appalto ai sensi dell’art. 41 d.lgs. 81/2008 e s.m. e ai sensi della l. 131/2003;

 – Certificato di iscrizione alla CCIA;

– Autocertificazione del possesso dei requisiti di idoneità tecnico-professionale art. 26 comma 1 lettera a) punto 2 del d.lgs. 9 aprile 2008 n. 81;

– codici di posizione Inps e Inail;

– documentazione comprovante la regolarità dell’assolvimento degli obblighi assicurativi e contributivi alla data della richiesta di qualificazione (Durc);

– estremi delle assicurazioni RCT e RCO contratte volontariamente, i relativi massimali e le eventuali rinunce di rivalsa;

– documento relativo alla valutazione dei rischi “introdotti” all’interno dell’azienda nell’ambito del contratto di appalto;

– referenze, iscrizione ad albi, certificazione di qualità ed eventuale altra documentazione integrativa attinente alla specifica fornitura.

Secondo i giudici del Consiglio di Stato il rilascio del documento è indipendente dalla sede dell’azienda. Il Consiglio di Stato con la sentenza 2401/2009 ha stabilito che il Durc, Documento unico di regolarità contributiva, accerta la posizione dell’azienda complessiva, secondo una rilevazione telematica su base nazionale.

E chiarisce che non è possibile che l’Inps, chiamata a pronunciarsi sulla regolarità contributiva unificata di una società, possa rilasciare la certificazione limitatamente alla filiale periferica in cui viene inoltrata la richiesta, soprattutto se ci si avvale della procedura telematica.
 
Gli accertamenti sulla regolarità complessiva delle imprese sono inoltre facilitati dalla legge 2/2009. Questa norma prevede infatti che le stazioni appaltanti possano acquisire d’ufficio il Durc anche attraverso strumenti informatici, rivolgendosi agli istituti o agli enti abilitati al rilascio.
Secondo i giudici di Palazzo Spada il ritardo nella produzione del Durc, non imputabile all’impresa, non può comportare la sua esclusione dalla gara.

In caso di fusione o trasferimento di un ramo di azienda, il nuovo soggetto per la qualificazione può avvalersi dei requisiti appartenenti all’impresa cedente. Inoltre l’affittuario di un ramo di azienda può quindi essere ammesso a una gara di appalto, dal momento che con la locazione si acquisiscono i requisiti necessari di capacità professionale.
Il Consiglio di Stato ha stabilito che nelle gare per l’aggiudicazione di un appalto con la pubblica amministrazione è infine possibile il ricorso all’avvalimento, anche se non previsto espressamente dal bando.
L’avvalimento deve però essere accertato da un vincolo giuridico precedente all’aggiudicazione della gara.