Con questo post scritto dall’avv. Eleonora Viganò, responsabile dell’Ufficio legale del gruppo Arcotecnica-WP Partnership, e originariamente pubblicato sul numero di ottobre 2012 del tabloid Ingegneri, inauguriamo una breve serie di approfondimenti sull’istituto della SCIA che, regolato dalla legge 241/1990, ha sostituito l’istituto della DIA.

 

A un anno dalla sua entrata in vigore, e alla luce delle più recenti novità (non solo giurisprudenziali) in merito alla SCIA, è possibile fare una breve sintesi sull’argomento, evidenziando, da un punto di vista pratico, i punti salienti di tale istituto.

 

Cos’è la SCIA, il tenore della legge
La SCIA è la dichiarazione che consente di iniziare, modificare o cessare un’attività produttiva (artigianale, commerciale, industriale), senza dover più attendere i tempi e l’esecuzione di verifiche e controlli preliminari da parte degli enti competenti.

 

La SCIA, nella rinnovata formulazione dell’art. 19 della legge 241/1990, produce infatti effetti immediati. Il predetto articolo infatti sancisce che: “Ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato, comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l’esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda esclusivamente dall’accertamento dei requisiti e presupposti di legge o da atti amministrativi a contenuto generale, e non sia previsto alcun limite o contingente complessivo o specifici strumenti di programmazione settoriale per il rilascio degli atti stessi, è sostituito da una segnalazione dell’interessato, con la sola esclusione dei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali e degli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all’immigrazione, all’asilo, alla cittadinanza, all’amministrazione della giustizia, alla amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, nonché di quelli previsti dalla normativa per le costruzioni in zone sismiche e di quelli imposti dalla normativa comunitaria”.

 

E ancora che “l’attività oggetto della SCIA può essere iniziata dalla data di presentazione della segnalazione all’amministrazione competente”.

 

Prosegue la legge, al terzo comma, stabilendo che “L’amministrazione competente, in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti di cui al comma 1, nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della segnalazione di cui al medesimo comma, adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa, salvo che, ove ciò sia possibile, l’interessato provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro un termine fissato dall’amministrazione, in ogni caso non inferiore a trenta giorni. È fatto comunque salvo il potere dell’amministrazione competente di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies“.

 

Per quanto riguarda le facoltà della pubblica amministrazione, prosegue la legge: “Decorso il termine per l’adozione dei provvedimenti di cui al primo periodo del comma 3 ovvero di cui al comma 6-bis, all’amministrazione è consentito intervenire solo in presenza del pericolo di un danno per il patrimonio artisti co e culturale, per l’ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale e previo motivato accertamento dell’impossibilità di tutelare comunque tali interessi mediante conformazione dell’attività dei privati alla normativa vigente”.

 

In base al nuovo regime, la dichiarazione dell’imprenditore sostituisce quelle autorizzazioni, licenze o domande di iscrizioni non sottoposte a valutazioni discrezionali o al rispetto di norme di programmazione e pianificazione, così come di vincoli ambientali, paesaggistici, culturali, ecc.
Ricorrendo tali presupposti, alle imprese sarà sufficiente presentare il relativo modello SCIA, correttamente compilato e completo in ogni sua parte per avviare la propria attività.

 

Per consentire lo svolgimento dei controlli successivi da parte degli uffici ed organi di controllo a ciò preposti, la pratica deve essere corredata delle prescritte autocertificazioni circa il possesso dei requisiti morali e professionali (quando richiesti per lo svolgimento di determinate attività) e all’occorrenza, devono anche essere allegati gli elaborati tecnici e planimetrici.

 

È importante sottolineare che ogni amministrazione pubblica destinataria di una SCIA dovrà accertare, entro 60 giorni dal ricevimento, il possesso e la veridicità dei requisiti dichiarati, adottando, in caso negativo, i dovuti provvedimenti per vietare la prosecuzione dell’attività e sanzionare, se necessario, l’imprenditore che si fosse reso responsabile delle dichiarazioni mendaci.

 

Il presente articolo è un estratto dell’articolo di Eleonora Viganò “L’istituto della SCIA ad un anno dalla sua entrata in vigore”, pubblicato sul numero di ottobre 2012 della rivista tabloid Ingegneri

Se un immobile viene ristrutturato all’interno senza modificarne la volumetria originale e senza andare a toccare le altezze e la superficie calpestabile, non serve il permesso di costruire ma una semplice DIA. Ad affermarlo è la Corte di Cassazione con la recente sentenza 37713/2012 del 1° ottobre 2012.

 

I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso di un cittadino, condannato dalla Corte di appello di Lecce per abuso edilizio, poiché aveva eseguito lavori in zona con vincolo paesaggistico senza possedere il permesso di costruire. Aveva eseguito all’interno un edificio esistente lavori di redistribuzione dei vani interni, creando stanze e strutture nuove.

 

Secondo il Tribunale ordinario e la Corte d’Appello era necessario il permesso di costruire, perché i lavori avevano comportato l’aumento della volumetria, e così, all’interno del fabbricato, si era verificato un intervento di nuova costruzione.

 

Al contrario, la Cassazione ha accertato che il cittadino aveva fatto interventi di diversa natura, ma tutti all’interno del fabbricato, senza alcun ampliamento della volumetria dell’edificio verso l’esterno, senza mutazione d’uso dell’unità immobiliare, né aumenti del numero di unità immobiliari autonomi. La superfici d’origine del fabbricato è rimasta inalterata.

Per questo tipo di intervento, quindi, la Cassazione ha dichiarato essere sufficiente la DIA (denuncia di inizio attività) e non il permesso di costruire.

Il Consiglio nazionale del notariato ha preparato una guida che fornisce un’utile bussola per orientarsi nella giungla della disciplina dell’attività edilizia, che trova la sua fonte nel testo unico (d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380). Con la conversione in legge del c.d. Decreto Sviluppo (d.l. 13 maggio 2011 n. 70 convertito con legge 12 luglio 2011 n.106) si è assistito all’ultima modifica della disciplina in esame.

Ecco allora in questa utile guida la situazione aggiornata della disciplina della attività edilizia con l’analisi e la spiegazione dell’attuale situazione.

Attività edilizia totalmente libera: si tratta degli interventi edilizi per i quali non è richiesto alcun titolo abilitativo né è prevista alcuna specifica comunicazione; la relativa disciplina è dettata dall’art. 6, comma 1, d.P.R. 380/2001;

Attività edilizia libera previa comunicazione inizio lavori: si tratta degli interventi edilizi eseguibili senza alcun titolo abilitativo ma previa comunicazione al Comune dell’inizio lavori; la relativa disciplina è dettata dall’art. 6, commi 2, 3, 4, d.P.R. 380/2001;

Attività edilizia soggetta a permesso di costruire: si tratta degli interventi edilizi puntualmente indicati all’art. 10 d.P.R. 380/2001 (interventi di nuova costruzione, di ristrutturazione urbanistica e di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici o, limitatamente alle zone A, mutamento di destinazione d’uso); la relativa disciplina è dettata dagli articoli da 10 a 21 del d.P.R. 380/2001;

Attività edilizia soggetta a super-D.I.A.: si tratta degli interventi edilizi per i quali, in base alla normativa statale o regionale, si può ricorrere alla D.I.A. in via alternativa o sostitutiva rispetto al permesso di costruire (quali ad esempio gli interventi di cui all’art. 22, comma 3, d.P.R. 380/2001); la relativa disciplina è dettata dagli artt. 22 e 23 del d.P.R. 380/2001 nonché dall’art. 5, comma 2, lett c), d.l. 70/2011;

Attività edilizia soggetta a S.C.I.A.: si tratta di tutti i restanti interventi edilizi non rientranti tra quelli di attività edilizia totalmente libera, di attività edilizia libera previa comunicazione inizio lavori, di attività edilizia soggetta a permesso di costruire, di attività edilizia soggetta a super- D.I.A.; la relativa disciplina è dettata dagli artt. 22 e 23 del d.P.R. 380/2001 nonché dall’art. 5, comma 2, lett b) e lett c), d.l. 70/2011.

Disciplina dell’attività edilizia dopo il Decreto Sviluppo 2011

A pochi giorni dall’approvazione del Decreto Sviluppo, da parte del Governo, iniziano a essere formulati i primi giudizi sul testo, che apre una “nuova stagione” del Piano Casa (sarà quella buona?) e introduce novità di semplificazione e di incentivazione nell’ambito dell’edilizia privata e in quello dei lavori pubblici. Tra le prime reazioni si segnala quella di Confindustria FINCO che esprime un giudizio complessivamente positivo sul testo del decreto, esprimendo però qualche nota di preoccupazione. Vediamo allora ciò che “piace” agli industriali e cosa, invece, li rende perplessi.

Gli elementi positivi
Alla Federazione Industrie Prodotti Impianti e Servizi per le Costruzioni piacciono ovviamente tutte le misure contenute nel decreto che mirano alla semplificazione delle procedure e alla trasparenza del processo edilizio.
Ecco allora giudizi positivi per l’istituzione della Banca dati nazionale dei contratti pubblici e l’obbligo dei Comuni di pubblicare sui propri portali gli strumenti urbanistici di dettaglio.

Sul fronte della semplificazione burocratiche e procedurali trovano consenso le misure dell’estensione dell’operatività della SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività) al posto della DIA e la formazione agevolata del silenzio assenso per il rilascio del permesso di costruire salvo particolari vincoli ambientali, paesaggistici e culturali.
Sempre nel solco della semplificazione si inserisce l’obbligo di comunicazione alla Pubblica Sicurezza assolto attraverso la registrazione dei contratti di compravendita, senza ulteriori adempimenti.

Nuova Piano Casa
Sul tema delle misure per incentivare la ripresa del mercato delle costruzioni, non potevano che essere giudicate con favore la serie di misure per fare decollare il Piano Casa, che nell’ultimo anno si è accartocciato su sé stesso, senza produrre quella scossa che Politica e Industria si attendevano.
Bene dunque, per FINCO, la decisione di sviluppare un dispositivo di legge “quadro” per incentivare la riqualificazione delle aree urbane.
Poiché Errare humanum est, Perseverare diabolicum, questa volta sarà opportuno fissare anche un termine per il recepimento di questa nuova legge da parte delle Regioni!

Giudizio positivo anche per l’impossibilità di interruzione dei tempi di formazione del silenzio assenso e comunque solo in relazione alla richiesta di documentazione ulteriore non già in possesso dell’amministrazione; apprezzamento per l’idea di una “banca delle cubature”, e per la possibilità di prevedere una sagoma diversa nella demolizione e ricostruzione legata all’armonizzazione architettonica, ed anche quella di effettuare tali tipologie di interventi per i manufatti condonati. Positiva anche la previsione di volumetria premiale fino al 10% degli edifici non adibiti ad uso residenziale.

I nodi da sciogliere
Ma il giudizio della Federazione confindustriale del settore edile non è, come accennato, tutto positivo. Permangono, in particolare, tre nodi.

1. Il primo riguarda il tenore percentuale dell’agevolazione volumetrica premiale in caso di abbattimento e ricostruzione, la cui limitazione al 30% sembrerebbe persistere ed ha costituito uno dei principali limiti allo sviluppo del precedente Piano Casa.

2. Il secondo è dato dalla circostanza che le Regioni restano titolari in “forma concorrente” della materia (escluse le Autonome, titolari appieno), con il conseguente rischio di un allungamento dei tempi operativi già riscontrato nella precedente ‘edizione’ del Piano.

3. Il terzo riguarda alcuni aspetti concernenti l’assetto delle categorie specialistiche nei lavori pubblici, rispetto al quale FINCO ritiene “non potere non sottolineare come sarebbe assolutamente opportuno che gli operatori di queste ultime vengano consultate.”

Misure per i lavori pubblici … Rimandato a settembre
Circa le anticipazioni sull’art. 4 del decreto legge riguardante la costruzione delle opere pubbliche, la FINCO non si sbilancia … diciamo che lo “rimanda a settembre”.
Infatti, da un lato, è positiva la proroga al dicembre 2013 del decennio entro cui valutare ai fini della qualificazione i lavori effettuati, come anche la pubblicità dei bandi di gara nel caso di affidamenti sottosoglia, soglia elevata al milione di euro per la procedura negoziata ed a 1,5 milioni per la procedura ristretta semplificata.

Perplessità, invece, sono avanzate per l’esclusione automatica delle offerte anomale e per la ventilata eliminazione dei controlli ex ante in sede di gara.
Altro elemento che non convince i vertici FINCO è la compensazione prezzi dei materiali da costruzione che prevederebbe il “rimborso” soltanto della metà dell’aumento eccedente il 10% come anche sullo slittamento di 6 mesi della entrata in vigore del Regolamento e dei relativi adempimenti.
Limitatamente a quest’ultimo caso, il suggerimento proposto dagli industriali  sarebbe quello di prevedere una regolare entrata in vigore del Regolamento a giugno 2011, spostando semplicemente di 6 mesi l’obbligatorietà dell’applicazione delle nuove categorie ai bandi di gara (cioè al giugno 2012).

Bocciatura senza appello, invece sul tema di attestazione delle superspecialistiche, pesanti riserve vengono infatti espresse circa la sospensione dell’operatività dell’art. 107 comma 2 (elenco delle nuove categorie superspecialistiche) del Codice dei Contratti Pubblici, fino all’entrata in vigore del Regolamento, slittata a fine 2011.

Insomma, alla fine il Decreto Sviluppo verrà promosso o dovrà ripetere l’anno? Staremo a vedere

di Mauro Ferrarini

Fonte FINCO

È stato recentemente sottoscritto un importante protocollo di intesa per dare inizio alle attività di controllo e creare una vera e propria anagrafe degli impianti fotovoltaici installati nel territorio della Regione Puglia, relativamente a quelli assentiti con DIA (leggi anche La DIA in Puglia dopo il 16 gennaio 2010)
A sottoscrivere il documento i presidenti della Regione, della sezione Puglia dell’Anci (Associazione dei Comuni italiani) e il presidente dell’Upi (Unione delle province italiane)

Il protocollo che sottoscriviamo oggi è un protocollo importante – ha detto Vendolaperché ci consente non solo di costruire un’anagrafe a servizio dei comuni, delle province, della regione ma anche di omogeneizzare le azioni che dobbiamo mettere in campo tutti insieme. Siamo consapevoli che l’opzione dell’energia rinnovabile è un’opzione strategica in quanto economicamente è vantaggiosa perché riguarda un settore innovativo in crescita (l’unico settore con posti di lavoro in aumento), un settore senza inquinamento

Il presidente della Regione ha anche ricordato dell’importanza del mantenimento del paesaggio e della necessità di tutelare le zone sottoposte a vincolo.
Una collaborazione su tre livelli: comunale, provinciale e regionale, negli auspici del protocollo, dovrebbe servire a creare uno strumento di controllo e verifica degli impianti per garantire i due obiettivi: la produzione di energia da fonti rinnovabili e la conservazione del paesaggio. Si tratta di temi molto sensibili che sono stati spesso al centro del dibattito sia politico che tecnico, anche con recenti sentenze (leggi anche Eolico. L’impatto delle pale va compensato con i benefici)

L’attività di controllo si concentrerà soprattutto per quanto riguarda le DIA “un documento sostanzialmente unilaterale offerto da un’impresa al comune”.
Per queste autorizzazioni (inferiori ai tre megawatt) non c’è bisogno di VIA (valutazione di impatto ambientale) per cui la situazione che ci si può trovare di fronte secondo il presidente della regione è quella “di compravendita di DIA”, cioè di un gruppo imprenditoriale che compera diversi mega, semplicemente acquisendo procedimenti amministrativi singoli. Ci si può trovare quindi di fronte qualcuno che costruisce un mega impianto senza alcuna valutazione dal punto di vista del cumulo della produzione di mega.

Abbiamo bisogno di sapere la verità – ha aggiunto Vendola – noi abbiamo un’anagrafe per quello che riguarda le nostre autorizzazioni (circa 600 megawatt). Occorre sapere cosa è stato autorizzato con le Dia. Dobbiamo sapere con chi abbiamo a che fare. Questo è il punto”.
Vendola poi ha ribadito la scelta strategica della regione, quella cioè che riguarda “il passaggio dagli impianti a terra agli impianti in aria. Cioè il fotovoltaico strutturale, il solare strutturale come copertura delle città, dei capannoni industriali, delle scuole, degli ospedali”.

Protocollo di intesa – Anagrafe fotovoltaico in Puglia

In Puglia la situazione giuridica e normativa che regola la disciplina degli impianti fotovoltaici è piuttosto complessa. Per venire incontro agli operatori del mercato e agli investitori Matteo Falcioni, partner DLA Piper Roma, ha preparato un questionario preliminare, sviluppato per orientarsi sulla validità del titolo abilitativo e sui livelli tariffari ottenibili (leggi anche Disponibile gratuitamente nuovo simulatore fotovoltaico in Conto Energia 2011).

Il documento, pubblicato anche sul sito di Assosolare, prende in considerazione gli impianti fotovoltaici sviluppati in Puglia con DIA e capacità nominale di picco compresa fra 20 kW e 1 MW.

Questionario preliminare per gli investitori per orientarsi sulla validità del titolo abilitativo e sui livelli tariffari ottenibili a cura di Matteo Falcioni, Partner DLA Piper Roma

Come noto lo scorso 24 agosto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Conto Energia 2011, mentre il 18 settembre sono state diffuse le Linee Guida per il procedimento per l’autorizzazione a costruire e all’esercizio di impianti di produzione di elettricità da fonti rinnovabili (leggi anche Linee Guida per l’Autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili e anche Fotovoltaico: aggiornamenti tecnici e normativi).

Il GIFI ha prodotto e reso disponibili due schede riassuntive sul Conto Energia 2011 e sulle Linee Guida. Due pdf schematici che illustrano brevemente le procedure autorizzative per costruire ed esercire impianti fotovoltaici (su edifici e a terra), le definizioni delle singole procedure (autorizzazione unica, comunicazione, VIA, SCIA, ecc.), le tariffe in Conto Energia 2011 e altro ancora.

Conto Energia 2011, scheda riassuntiva (a cura del GIFI)

Linee Guida per il procedimento per l’autorizzazione a costruire e all’esercizio di impianti di produzione di elettricità da fonti rinnovabili, scheda riassuntiva (a cura del GIFI)

Il 15 dicembre 2010 è stata emessa dal Ministero dello sviluppo economico – Dipartimento per l’energia la Circolare in merito all’ambito di applicazione del’art. 1-quarter del decreto legge n. 105/2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 129/2010.

In primis si nota come anche questa circolare sia in perfetto stile italiano: i riferimenti normativi su cui va a fare chiarezza risalgono rispettivamente a luglio 2010 e agosto 2010, e il termine di scadenza per l’entrata in esercizio degli impianti cui si riferisce è il 16 gennaio 2011. Quindi diciamo che la sua promulgazione è stata fatta in extremis.

L’ambito di applicazione è l’autorizzazione alla costruzione ed esercizio di impianti alimentati a fonti rinnovabili e la finalità della legge n. 129/2010 è quella di “fare salvi” gli effetti di quelle procedure avviate in DIA (sulla base di leggi regionali) nonostante la potenza degli impianti sia superiore a quella riportata nella tabella A dell’art. 12 del d.lgs. 387/2003 e s.m.i., che fissa per ogni tipologia di fonte rinnovabile i limiti al di sopra dei quali l’iter da seguire è il procedimento Autorizzazione Unica (leggi anche Linee Guida per l’Autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili).

A seguito delle sentenze della Corte Costituzione sull’illegittimità delle DIA, è stato stabilito un criterio oggettivo con cui la “salvezza” non è garantita in modo indiscriminato a tutti gli impianti autorizzati in DIA, ma è condizionata dal termine di messa in esercizio degli stessi che deve avvenire entro 150 giorni dall’entrata in vigore della legge n. 129/2010, ovvero dal 19 agosto 2010, e quindi entro il 16 gennaio 2011.

Quattro situazioni
Si vengono a delineare 4 situazioni, a seconda che alla data delle sentenze di illegittimità della Corte Costituzionale:

1. le DIA fossero già definitive, ovvero i cui termini di impugnabilità fossero scaduti: in questo caso le DIA non rientrano tra quelle fatte salve dall’art. 1-quarter della legge n. 129/2010, a prescindere dalla messa in esercizio dell’impianto entro il 16 gennaio 2011;

2. le DIA fossero in fase di perfezionamento o non ancora definitive, e quindi i termini di impugnabilità non ancora scaduti: in questo caso le DIA rientrano nell’ art. 1-quarter della legge n. 129/2010, se l’impianto rispetta la messa in esercizio entro il 16 gennaio 2011;

3. le DIA fossero state impugnate: in questo caso le DIA rientrano nell’ art. 1-quarter della legge n. 129/2010, se l’impianto rispetta la messa in esercizio entro il 16 gennaio 2011;

4. le DIA sono state presentate successivamente: in questo caso non si applica la legge n. 129/2010, ma si segue quanto sancito dal d.lgs. 387/2003 e s.m.i e dalle Linee Guida d.m. 10 settembre 2010.

Ma attenzione! Le DIA dei punti 2 e 3 nel caso di mancato rispetto della messa in esercizio al 16 gennaio 2011 non possono considerarsi automaticamente nulle, infatti decorso inutilmente tale termine, tali DIA perdono gli effetti di tutela riportati nell’art. 1-quarter della legge n. 129/2010 e potranno quindi essere impugnate da soggetto terzo legittimato, a patto che i termini di impugnazione non siano decorsi.

Al 16 gennaio 2011 mancano ancora un po’ di giorni, quindi si ritiene che molti salteranno le festività al fine di completare gli impianti in costruzione, ma non si esclude che possano uscire anche nuove circolari tempestive e… chiare?

Articolo dell’ing. Roberta Lazzari

Pubblichiamo, per i nostri lettori, la nota dirigenziale dell’Ufficio legislativo del Ministero per la semplificazione normativa avente per oggetto Segnalazione certificata di inizio attività. Articolo 49 commi 4–bis e seguenti, legge n. 122 del 2010. Si tratta di una serie di chiarimenti sulla applicabilità della SCIA nell’ambito della materia edilizia.

Segnalazione certificata di inizio attività. Articolo 49 commi 4–bis e seguenti, legge n. 122 del 2010

Lo scorso mese di agosto il Ministero dello sviluppo economico ha emanato una circolare per fornire dei chiarimenti relativamente all’Impatto sulle procedure di avvio di alcune attività regolamentate, della riformulazione dell’articolo 19 della legge n. 241 del 1990 prevista dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 (“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”).

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge n. 122 del 2010, recante conversione con modificazioni del decreto-legge n. 78/2010, è stato riformulato il testo dell’articolo 19 della legge n. 241 del 1990, la cui nuova rubrica è Segnalazione certificata di inizio attività – SCIA.
La circolare fornisce dei primi chiarimenti in merito a questo nuovo strumento che ha sostituito la Dichiarazione di inizio attività.

Ministero dello sviluppo economico, circolare 3637/C del 10 agosto