In tutte le Regioni italiane dove sono stati istituiti gli elenchi dei certificatori energetici degli edifici, quello dell’Ingegnere risulta il titolo presente in percentuale maggiore rispetto ad Architetti, Geometri e Periti industriali.

 

A diffondere questo dato interessante sulla distribuzione delle professioni tecniche all’interno della qualifica di certificatore energetico è il CTI, che ha recentemente pubblicato il Rapporto 2013 sulla Certificazione Energetica degli Edifici (leggi il post dell’ing. Ninarello su Ediltecnico.it Pubblicato il Rapporto 2013 sulla Certificazione energetica degli edifici).

 

Le presenze più massicce negli elenchi regionali dei certificatori energetici si trovano in Sicilia e a Trento, dove il 46, 7% e il 62,8%, rispettivamente, è rappresentato da Ingegneri.

 

In tutte le altre Regioni italiane, la quota di certificatori energetici con una laurea in Ingegneria non è mai inferiore al 30% (38% in Emilia-Romagna e Liguria, 34% in Veneto e 31% in Lombardia e Piemonte).

 

Con l’esclusione dell’Emilia-Romagna, dove sono presenti con una minima percentuale dello 0,68% del totale, in nessun elenco regionale risultano iscritte come certificatori energetici le ESCO.

 

Complessivamente il numero degli iscritti ai registri istituiti dalle Regioni sono circa 48.000 (dati aggiornati al 1° marzo 2013). Il maggior numero di certificatori energetici si trova in Toscana, il cui elenco contiene 14.794 nominativi, l’elenco più scarno è quello della Provincia di Trento dove si trovano “solo” 596 certificatori iscritti.

 

A Bolzano, invece, l’Agenzia CasaClima è l’ente certificatore che certifica gli edifici e rilascia il Certificato di prestazione energetica. Quindi non esiste alcun elenco provinciale di tecnici certificatori energetici. Esiste solamente una lista di Auditors autorizzati che vengono chiamati direttamente dall’Agenzia CasaClima per svolgere gli audit sui cantieri. Tutti gli altri controlli sono effettuati direttamente dall’Agenzia CasaClima.

 

Anche in Puglia non c’è alcun elenco, anche perché con la sentenza 2426/2010 il TAR regionale, in risposta al ricorso proposto dell’Ordine degli Ingegneri delle province di Bari, Lecce, Taranto e Foggia, ha annullato i provvedimenti del regolamento regionale 10/2010. Per questo motivo la Regione Puglia ha deciso di sospendere la gestione dell’elenco regionale dei certificatori energetici e sta lavorando su una nuova procedura per consentire ai soggetti titolati l’inoltro delle attestazioni energetiche degli edifici.

Nasce una nuova risorsa web del cti dedicata alla certificazione energetica degli edifici. Il CTI ha da poco realizzato un nuovo portale internet che riporta le maggiori notizie e informazioni per quanto concerne l‘attuazione della certificazione energetica degli edifici.

 

Tale servizio, rivolto a professionisti, cittadini e a tutti i soggetti coinvolti nel processo di certificazione, è nato dalla necessità di fare chiarezza in un settore complesso, esteso ed in continua evoluzione. Ricordiamo infatti che, a causa della clausola di cedevolezza, Regioni e Province autonome nell‘ambito delle loro competenze, ribadite dall‘articolo 17 del d.lgs. 192/2005, hanno avuto la possibilità di definire una propria disciplina legislativa locale nel rispetto dei vincoli derivanti dall‘ordinamento comunitario (Direttiva EPBD) e desumibili dai decreti nazionali attuativi.

 

Il sito, strutturato come se fosse un vero sportello informativo, si presenta in maniera schematica e secondo i seguenti livelli:
Legislazione a livello comunitario: riporta il quadro legislativo (Regolamenti e Direttive), i comunicati stampa relativi ai richiami ufficiali della Commissione europea e i disposti legislativi europei collegati sull‘efficienza e la certificazione energetica degli edifici.

 

Legislazione a livello nazionale: questa sezione contiene i riferimenti legislativi attualmente vigenti integrati dai relativi aggiornamenti e riporta un prospetto sulle detrazioni fiscali per le spese di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.

 

Attuazione della certificazione energetica a livello regionale: tale sezione rappresenta il nucleo centrale del sito. Per ogni Regione sono riportati i principali riferimenti locali concernenti l‘applicazione regionale della certificazione energetica.

 

Sono quindi in primis segnalati i referenti amministrativi (assessorato competente per la gestione delle politiche energetiche, assessore, dirigenti e funzionari responsabili, struttura competente per l‘attuazione) e, ove disponibili, sono indicati i relativi link di collegamento con i siti internet informativi gestiti direttamente dalle Regioni e dalle Province autonome. Sono altresì citati i riferimenti legislativi vigenti, (con link ai documenti normativi) ed altri prospetti riguardanti le modalità con cui viene gestita la procedura.

 

Le informazioni presenti sul sito sono tenute costantemente aggiornate e saranno prossimamente ampliate anche grazie alla preziosa collaborazione di dirigenti, funzionari e consulenti regionali e delle Province autonome. Vi è inoltre in programma l‘introduzione di statistiche contenenti dati di sintesi elaborati a partire dalla documentazione archiviata dai vari sistemi informativi regionali.

 

Il sito è consultabile accedendo dall’home page CTI all’area ―Certificazione Energetica.

Venerdì 29 marzo, presso Fiera Milano Rho, si è tenuto il convegno organizzato da Cestec e Regione Lombardia e patrocinato dal CTI Termoregolazione e contabilizzazione del calore in Lombardia: il risparmio intelligente. Sull’argomento la Regione Lombardia ha recentemente pubblicato la d.g.r. del 30 novembre 2011 n. IX/2601 Disposizioni per l’installazione, l’esercizio, il controllo, la manutenzione e l’ispezione degli impianti termici nel territorio regionale, che disciplina gli interventi volti al miglioramento dell’efficienza energetica mediante adozione di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore per gli impianti termici a servizio di più utenze.

 

Secondo le disposizioni legislative, l’obbligo di installazione di sistemi di contabilizzazione calore e termoregolazione interessa sia gli edifici di nuova costruzione, sia quelli esistenti secondo modalità e tempistiche previste sulla base della vetustà e della potenza degli impianti. Nel caso di impianti termici con potenza superiore a 350 kW e installati prima del 1° agosto 1997, la scadenza è fissata per l’1 agosto 2012 mentre invece per gli impianti con potenza maggiore o uguale a 116,4 kW, installati prima del 1° agosto 2008 la scadenza è fissata per il 1° agosto 2013.

 

Sempre la d.g.r. 2601/2011 indica la UNI 10200, documento tecnico elaborato dal gruppo di lavoro CTI GL 803 Contabilizzazione del calore, come la norma di riferimento ai fini della ripartizione delle spese di riscaldamento per gli impianti centralizzati.

 

A tal proposito, l’intervento del CTI ha voluto approfondire la tematica illustrando i principi cardine della metodologia di calcolo, che individua diversi criteri di ripartizione in base alla presenza/assenza di termoregolazione, alla presenza/assenza di contabilizzazione (diretta e indiretta), alla tipologia dei terminali di emissione e alla componente di spesa compresa nella spesa totale di climatizzazione invernale e ACS.

 

Quest’ultima è data infatti da cinque diverse componenti:
– la spesa totale per consumo volontario di energia termica utile per climatizzazione invernale;
– la spesa totale per consumo volontario di energia termica utile per ACS;
– la spesa totale per climatizzazione invernale dei locali ad uso collettivo;
– la spesa totale per potenza termica installata per climatizzazione invernale;
– la spesa totale per potenza termica installa per ACS.

 

A seconda della tipologia di impianto le sopra citate componenti vengono quindi ripartite in base a parametri ben definiti il cui calcolo, talvolta, passa attraverso l’utilizzo delle norme elaborate dal CTI in materia di Prestazioni energetiche degli edifici: le UNI/TS 11300. La pubblicazione della nuova versione della UNI 10200 verrà confermata nei prossimi mesi a seguito dell’inchiesta pubblica UNI.

 

Articolo di Mattia Merlini, Comitato Termotecnico Italiano (merlini@cti2000.it)

L’intervento è tratto da Il CTI Informa, aprile 2012

Sul sito del Ministero dello sviluppo economico sino al 15 luglio è stato possibile consultare la bozza del secondo Piano di Azione Nazionale per l’Efficienza Energetica, PAEE 2011. Questo piano, previsto dalla direttiva 2006/32/Ce , dispone che gli Stati membri realizzino azioni per raggiungere nel 2016 l’obiettivo nazionale indicativo globale di risparmio energetico del 9%; obiettivo che deve essere conseguito tramite servizi energetici e altre misure di miglioramento dell’efficienza energetica (per maggiori dettagli si consulti l’allegato 1).

Il PAEE 2011 rappresenta la prosecuzione di quanto già previsto nel precedente Piano 2007; deriva da una proposta dell’Enea e tiene conto delle prime osservazioni formulate nell’ambito di un gruppo di lavoro paritetico che ha coinvolto le amministrazioni centrali, le province autonome e le regioni.

Il Piano fornisce indicazioni a favore dell’efficienza energetica, come premessa necessaria per la realizzazione degli obiettivi in materia di energie rinnovabili e riduzione della CO2, spingendo quindi a valutare l’attuazione della direttiva 2006/32/Ce all’interno di un contesto strategico, anche al di fuori del proprio ambito settoriale.

Infine, il PAEE 2011 considera i risultati raggiunti con il programma 2007 come partenza per le future strategie da attivare. I programmi e le misure per il miglioramento dell’efficienza energetica nei diversi settori economici (residenziale, terziario, industriale e dei trasporti), previsti nel precedente piano, hanno portato al conseguimento degli obiettivi attesi, ossia ad un risparmio annuale che corrisponde al 9,6% dell’ammontare medio annuo del consumo nazionale di riferimento: un risparmio che in termini assoluti equivale a una riduzione complessiva annuale di 32.334 GWh.

La diminuzione del consumo finale lordo di energia al 2020, conseguita per mezzo di programmi e misure di miglioramento dell’efficienza energetica, agevolerà il raggiungimento dell’obiettivo di produzione di energia da fonti rinnovabili.

In sintesi, ecco alcuni dei punti principali del Piano d’Azione Italiano per l’Efficienza Energetica 2011.
1. Il PAEE 2011 pone le basi per la predisposizione di una pianificazione strategica delle misure di efficienza energetica e di reporting su tutti i risparmi, non solo in energia finale.

2. Il Piano è articolato come il precedente PAEE 2007, a parte qualche modifica rivolta all’ottimizzazione delle misure di efficienza energetica, dei relativi meccanismi di incentivazione e, in qualche caso, alla revisione della metodologia di calcolo.

3. Il programma intende dare seguito, in modo coerente e continuativo, ad azioni ed iniziative già previste nel primo PAEE 2007.

4. L’obiettivo è quello di presentare proposte a medio-lungo termine con il sostegno di scenari innovativi.

5. Il PAEE 2011 illustra i risultati conseguiti al 2010 e aggiorna le misure di efficienza energetica da adottare per il conseguimento dell’obiettivo generale al 2016, che viene mantenuto pari al 9,6%.

6. Ci si indirizza anche verso il raggiungimento del target della riduzione del 20% della domanda di energia primaria al 2020, sebbene per il raggiungimento di tale obiettivo dovrebbero essere attuati sforzi aggiuntivi.

7. Il Piano promuove una nuova edilizia ad alta efficienza energetica per edifici di futura costruzione ed esistenti.

8. Sono presi in considerazione, oltre alle misure relative ai Certificati Bianchi (o Titoli di Efficienza Energetica) e agli incentivi di efficientamento energetico in edilizia, anche gli effetti del d.lgs. 192/2005, che recepisce la direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico in edilizia.

9. Nel Piano gli interventi di coibentazione di pareti opache sono sostituiti dalle prescrizioni del d.lgs. 192/2005 (Tipologia d’intervento RES-1).

10. Nel settore terziario sono previste misure di miglioramento dell’efficienza che riguardano quattro categorie di intervento: prestazioni energetiche degli edifici, condizionamento efficiente, illuminazione pubblica e degli ambienti interni. Come per il residenziale, queste misure derivano dal recepimento delle direttive 2002/91/CE e EPBD 2 sui i requisiti degli apparecchi correlati all’energia (ErP) e sull’ecolabeling. L’estensione del Piano determinerà una riduzione di consumi nel settore di oltre 2,5 Mtep nel 2020.

11. Per quanto riguarda l’industria, il PAEE 2011 dà maggiore spazio, nell’ambito del meccanismo dei CB, ad interventi per il recupero termico nei processi produttivi; e considera misure che interessano le seguenti categorie: illuminazione degli edifici e dei luoghi di lavoro, motorizzazioni efficienti (Reg. 640/2009), azionamenti a velocità variabili, cogenerazione ad alto rendimento, refrigerazione, sostituzione caldaie e recupero dei cascami termici.

12. Nel settore dei trasporti, invece, il Piano introduce l’algoritmo di valutazione dei risparmi energetici potenziali, anche in considerazione dei dati di monitoraggio e di nuove normative che sono entrate in vigore dal 2007. Sono previste inoltre una riduzione dei consumi finali di energia di 10,9 Mtep al 2016, assieme a misure che agiscono sulla mobilità dei passeggeri su gomma (aspetti tecnologici relativi alle autovetture: introduzione di limiti di eco consumo per le autovetture nuove e pneumatici a bassa resistenza di rotolamento).

13. Il PAEE 2011 prevede, per la promozione e il supporto degli interventi di efficienza energetica nel settore pubblico, l’istituzione di un Osservatorio che avrà l’obiettivo di costruire un quadro di riferimento sullo stato di implementazione a livello territoriale dei programmi di efficienza energetica e sulla loro efficacia, di supporto al processo di definizione delle politiche e di individuazione delle misure attuative. Il tutto in un’ottica di sistema e di condivisione tra istituzioni e stakeholder, sia pubblici che privati.

14. Infine, il PAEE 2011 concepisce il Piano d’azione nazionale sul “green public procurement” (leggi anche Green Public Procurement: in arrivo i Criteri Ambientali Minimi per Serramenti Esterni), quale strumento utile al settore pubblico ai fini della riduzione degli impatti ambientali e del miglioramento dell’efficienza energetica dei suoi acquisti. Quest’ultimo piano include “criteri ambientali minimi” da introdurre nelle varie fasi di definizione delle procedure d’appalto pubbliche per alcune categorie di prodotti, servizi e lavori, individuati come prioritari in relazione sia all’entità degli im-patti ambientali, sia al volume di spesa pubblica coinvolti.

Relativamente agli elementi di criticità riscontrati, bisogna concludere che una parte consistente delle misure previste dal Piano d’Azione sono legate a meccanismi di incentivazione non strutturali. Per questo motivo è in fase di studio uno schema di incentivazione stabile ed economicamente sostenibile (come ad esempio la revisione del sistema dei certificati bianchi con revisione degli obiettivi al rialzo) per potere raggiungere gli ambiziosi obiettivi di efficienza energetica che la strategia energetica europea indica al 2020.

Articolo di Giovanni Murano, tratto da il CTInforma Newsletter di luglio 2011

Sono state avviate il 13 maggio 2011 le attività di revisione della norma UNI 8887 Sistemi per processi di cogenerazione – Definizioni e classificazione a opera del Gruppo di lavoro GL 405 del Comitato termotecnico italiano. L‘attività di revisione è seguita anche dall‘ing. Dell‘Olio del GSE coinvolto, presso il Ministero dello sviluppo economico, alla stesura della bozza di decreto per la definizione dei criteri e delle modalità di incentivazione degli impianti di cogenerazione ad alto rendimento.

L‘interesse dei partecipanti alla giornata di lavoro si è concentrata soprattutto sulla UNI 8887 che ha lo scopo di definire dei parametri (indice di risparmio energetico, indice di caldaia evitata e indice di elettrico evitato) atti a valutare le prestazioni energetiche degli impianti di cogenerazione in condizioni nominali.
La norma prevede anche una classificazione dei diversi sistemi di cogenerazione, accompagnata dai relativi schemi di impianto che dovranno necessariamente tenere conto delle attuali tecnologie presenti sul mercato.

Con ogni probabilità, fanno sapere dal CTI, il gruppo di lavoro dopo aver elaborato i nuovi schemi di impianto e aver definito le condizioni nominali, si incontrerà entro la fine di giugno per commentare il primo documento disponibile e allo stesso tempo aggiornare le attività ministeriali sulla stesura del decreto riguardante le incentivazioni degli impianti di cogenerazione ad alto rendimento.
Sono in fase di elaborazione gli schemi di impianto, mentre è ipotizzabile già a fine giugno la riscrittura del punto 5 della norma (Condizioni normali), in modo da porla all‘attenzione del Gruppo di Lavoro.

Fonte CTI Informa Maggio 2011

Nel corso del 2010 il Gruppo di Lavoro 803 ―Contabilizzazione del caloredel Comitato Termotecnico Italiano si è riunito in più riprese con l‘obiettivo di portare a compimento la stesura della nuova versione della UNI 10200, norma tecnica di riferimento in materia di ripartizione delle spese di riscaldamento e di termoregolazione e contabilizzazione del calore.

Durante l‘ultima riunione, tenutasi presso gli Uffici CTI lo scorso 20 dicembre, sono state risolte le divergenze emerse dai precedenti incontri e pertanto, prima che la norma possa essere inviata in inchiesta pubblica UNI, verrà elaborata un’ultima bozza definitiva (per approfondire puoi leggere anche l’articolo di Laurent Socal sulla Firma Energetica degli edifici, da scaricare gratuitamente su Ingegneri.cc con il numero 6-7/2009 di Ingegneri).

Il gruppo di lavoro, con la pubblicazione della nuova UNI 10200 prevista per il prossimo autunno, sta ampiamente rispettando il programma di lavoro definito ad inizio 2010 in cui si prevedeva anche:
– a pubblicazione della UNI/TR 11388, un rapporto tecnico sui sistemi di ripartizione delle spese di climatizzazione invernale (o riscaldamento) utilizzante valvole di corpo scaldante e totalizzatore dei tempi di inserzione, avvenuta nel novembre 2010;
– la revisione della UNI 9019, norma tecnica sui sistemi di ripartizione delle spese di riscaldamento basati sulla contabilizzazione di unità di gradi-giorno, avviata nel mese di gennaio.

Ripartizione delle spese di riscaldamento, un corso di alta formazione
Il programma di lavoro prevede non solo la messa in revisione della UNI 9019, ma anche l‘attivazione di un corso di alta formazione dedicato alla già citata UNI 10200 sui principi di ripartizione delle spese di riscaldamento negli edifici condominiali e indirizzato ad amministratori condominiali, gestori del servizio di contabilizzazione, progettisti, manutentori ed installatori di impianti di riscaldamento, università, enti di formazione e consulenti. L‘obiettivo del corso sarà quello di fornire i criteri di calcolo per un‘equa ripartizione della spesa totale di riscaldamento, in funzione dei consumi volontari delle singole utenze, al fine di incentivare la razionalizzazione dei consumi e la riduzione degli sprechi, salvaguardando comunque la qualità della vita.

Ulteriore valore aggiunto fornito dal corso sarà un analisi non solo del vigente quadro nazionale e regionale a livello normativo e legislativo, ma anche degli aspetti legali connessi all‘adozione di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore secondo quanto previsto dai recenti decreti regionali.

In Piemonte, con riferimento alla d.g.r. n.46-11968 del 4 agosto 2009, e in Lombardia, a partire da gennaio 2011, è obbligatoria l‘adozione di sistemi di contabilizzazione e di termoregolazione in edifici condominiali.
In particolare, la regione Lombardia, col fine di agevolare il consolidamento del settore, ha promosso diversi bandi per una somma complessiva di 22,5 milioni di euro volti a diminuire l’inquinamento derivante da impianti di riscaldamento. Non solo, con l‘ultima Legge di Stabilità per il 2011, è stata confermata la proroga fino al 31 dicembre 2011 della detrazione del 55% delle spese per la riqualificazione energetica degli edifici.

I vantaggi della termoregolazione e contabilizzazione
Alla luce di tali elementi, il quadro legislativo vigente, supportato dalla UNI 10200 a breve in pubblicazione, ha creato le condizioni ideali per il passaggio ad un sistema di riscaldamento più efficiente e rispettoso sia dell‘ambiente che della salute. Questo perché l‘adozione di un sistema di termoregolazione e contabilizzazione offre i seguenti vantaggi:
– consente di gestire il riscaldamento secondo le proprie esigenze, quindi garantisce la flessibilità gestionale caratteristica del riscaldamento autonomo senza rinunciare ai vantaggi offerti dal riscaldamento centralizzato;
– consente di ottimizzare la correlazione tra la spesa del singolo utente e il calore effettivamente prelevato dalla centrale termica e quindi utilizzato dalla singola unità immobiliare;
– premia il comportamento virtuoso del singolo utente che grazie all‘utilizzo parsimonioso del servizio di erogazione del calore, attraverso i dispositivi di termoregolazione (termostati, valvole termostatiche e valvole di corpo scaldante), può ottenere una riduzione degli sprechi e quindi una razionalizzazione dei consumi.

Un ultimo elemento di fondamentale importanza affinché la termoregolazione e la contabilizzazione siano correttamente applicate, è la progettazione dell‘impianto di riscaldamento. Inoltre, a monte della progettazione dell‘impianto, un tecnico competente, sulla base delle caratteristiche dell‘edificio (es. forti dispersioni), deve valutare l‘eventuale possibilità di realizzare un intervento di isolamento termico, senza dimenticare che l‘obiettivo finale deve essere quello di diminuire il consumo di energia primaria.

Articolo di Mattia Merlini, Comitato Termotecnico Italiano (merlini@cti2000.it)

L’intervento è tratto da Il CTI Informa, numero speciale dicembre 2010 “Un Flash sul 2010”