Giova di tanto in tanto agli operatori e agli interpreti mettere un punto fermo in talune materie e, in particolare, in quelle che incidono su interessi sensibili e nelle quali sono presenti riflessi penali di non lieve entità.

 

La recente sentenza della Cassazione penale (sez. III, 3 dicembre 2014, n. 50624) aiuta in tal senso, operando una chiara ricognizione del quadro normativo in tema di costruzioni in cemento armato e nelle zone sismiche.

 

Le previsioni del Testo Unico dell’Edilizia (TUE)

Al riguardo occorre muovere dalla seconda parte del Testo Unico dell’Edilizia, approvato con d.P.R. 8 giugno 2001, n. 380 e succ. mod. (d’ora in poi anche TUE), che riproduce – razionalizzandola – la legislazione esistente in tema di adempimenti tecnico amministrativi, con specifico riferimento alle disposizioni relative alle opere in calcestruzzo semplice, armato e precompresso, nonché in tema di costruzioni in zone classificate sismiche (cfr., rispettivamente, artt. 64-71 e 93 e ss., d.P.R. n. 380/2001).

 

Tuttavia, nonostante lo sforzo, compiuto dal TUE, di riorganizzazione delle previsioni delle leggi n. 1086 del 5 novembre 1971 e n. 64 del 2 febbraio 1974, la prassi registra confusioni tra autorizzazioni o depositi del progetto, esonero da autorizzazioni o depositi per costruzioni semplici ed altre fattispecie.

 

In tale quadro si inserisce l’auspicato intervento chiarificatore della giurisprudenza sopramenzionata.

 

Il caso in giudizio

La vicenda originava dalla costruzione di un muro di confine, costituito di blocchi in cemento aventi altezza variabile tra cm 100 e cm 240, costruzione effettuata senza aver preventivamente depositato il progetto ai sensi degli articoli 93 e 95 TUE.

 

Inoltre, era stata denunciata l’esecuzione dell’opera, in una zona dichiarata sismica, senza avere preventivamente ottenuto lo specifico nulla osta di cui agli articoli 94 e 95 TUE e in assenza di un progetto esecutivo redatto da tecnico abilitato secondo le previsioni degli articoli 64, comma 2, e 71, comma 1, TUE.

 

Infine, ulteriore motivo di contestazione afferiva alla mancata direzione dell’esecuzione dell’opera da tecnico non abilitato in conformità a quanto previsto dalle norme degli articoli 64, comma 3, e 71, comma 2, TUE.

 

La Procura della Repubblica aveva proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione del Tribunale in base alla quale, in particolare, si era escluso che la recinzione della proprietà con blocchi di conglomerato cementizio costituisse manufatto sottoposto alla normativa sismica che, invece, era stata fatta rientrare nelle “opere minori” come individuate dalla Giunta regionale delle Marche con delibera n. 836 del 25 maggio 2009 (4) e come tali ritenute, per caratteristiche costruttive, strutture non comportanti pericolo per la pubblica incolumità, conseguendo da ciò l’assoluzione dei restanti reati.

 

La ricostruzione della Cassazione sulla normativa

La sentenza della Cassazione, nell’annullare la sentenza assolutoria del Tribunale, accoglie parzialmente le tesi della Procura della Repubblica sulla base delle seguenti considerazioni.

 

In primo luogo, viene precisata la portata dell’art. 93 TUE; quest’ultimo stabilisce, tra l’altro, che “nelle zone sismiche, di cui all’art. 83 TUE, chiunque intenda procedere a costruzioni, riparazioni e sopraelevazioni è tenuto a darne preavviso scritto allo sportello unico, che provvede a trasmettere al competente ufficio tecnico della regione copia della domanda e del progetto che ad esso deve essere allegato”.

 

“L’art. 94 TUE prescrive poi che, nelle località sismiche, non si possono iniziare lavori senza la preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della regione. L’inosservanza delle predette disposizioni è sanzionata dall’art. 95 TUE …”.

 

Non senza ragione è, inoltre, evidenziato che il preavviso allo sportello unico (cui va depositato il progetto) adempie ad una funzione informativa, in relazione all’attività da intraprendere, in modo da assicurare la vigilanza sulle costruzioni in zone sismiche e garantire la cooperazione fra le amministrazioni coinvolte nel procedimento e gli interessati. Infatti, prosegue il giudice, richiamando opportunamente la propria precedente giurisprudenza, nelle zone sismiche l’obbligo di informativa e di produzione degli atti progettuali non è limitato in relazione alle dimensioni e alle caratteristiche dell’opera, ma riguarda tut- te le opere indicate dalla disposizione normativa, nessuna esclusa e dunque anche le opere c.d. “minori”.

 

Diversamente sarebbe vanificato il fine di rendere possibile il controllo preventivo e documentale dell’attività edilizia nelle zone sismiche. È appena il caso di ricordare, ammonisce il giudice, che le prescrizioni per le costruzioni in zona sismica si applicano a qualsiasi manufatto indipendentemente dai materiali impiegati e dalle relative strutture in quanto, in tali zone, ricorre l’esigenza di maggiore rigore e proprio l’eventuale impiego di materiali strutturali meno solidi rende ancor più necessari i controlli e le cautele prescritte.

 

Vi è, così, una precisa figura di reato antisismico nel caso di opere realizzate nelle zone sismiche senza adempimento dell’obbligo di denuncia e di presentazione dei progetti allo sportello unico (art. 94 TUE) e senza la preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della Regione (art. 94 TUE), a nulla rilevando la natura dei materiali impiegati e delle relative strutture.

 

Non si dovrebbe mai fare a meno di ricordare, altresì, che gli obblighi previsti dagli artt. 93 e 94 TUE sono finalizzati a consentire il controllo preventivo della pubblica amministrazione, senza che possa rilevare, ai fini della sussistenza del reato, l’effettiva pericolosità o meno della costruzione realizzata in violazione degli adempimenti e in assenza delle prescritte autorizzazioni.

 

Ciò in quanto le contravvenzioni previste dalla normativa antisismica, rientrando nel novero dei reati di pericolo presunto, puniscono inosservanze formali, con la conseguenza che neppure la verifica postuma dell’assenza del pericolo ed il rilascio del provvedimento abilitativo incidono sulla illiceità della condotta, in quanto gli illeciti sussistono in relazione al momento di inizio dell’attività.

 

Inoltre, si rammenta che l’art. 93, comma 2, TUE stabilisce che “quanto alle costruzioni, riparazioni, sopraelevazioni nelle zone sismiche va allegato, alla comunicazione allo sportello unico, il progetto debitamente firmato da un professionista (ingegnere, architetto, geometra, perito edile) iscritto all’albo mentre l’art. 94, comma 4, TUE dispone che i lavori devono essere diretti da uno dei professionisti sopra indicati”.

 

La ratio della normativa e i rapporti tra normativa statale e regionale

Infine, mette conto soffermarsi brevemente sulla ratio della normativa antisismica e sui rapporti tra normativa nazionale e regionale.

 

Per quanto riguarda la prima, infatti, è principio acquisito che la normativa antisismica è ispirata a preservare la pubblica incolumità in zone particolarmente soggette al verificarsi di movimenti tellurici, prescrivendo, da un lato, necessari obblighi burocratici e particolari prescrizioni tecniche costruttive e costituendo, dall’altro, un’anticipazione della tutela dell’interesse (pubblica incolumità) cui appresta protezione.

 

Per ciò che attiene, inoltre, ai rapporti fra la legislazione statale e quella regionale, le disposizioni legislative regionali, espressione del potere concorrente con quello dello Stato in materia, devono non solo rispettare i principi fondamentali stabiliti in materia edilizia-urbanistica dalla legislazione statale, ma devono anche essere interpretate in modo da non collidere con i medesimi. Infatti, non si tratta di materia urbanistico-edilizia in senso stretto, bensì di materie relative alla sicurezza statica degli edifici, rientranti come tali nella competenza esclusiva dello Stato ex art. 117, comma 2, Cost..

 

Conclusioni

Sulla scorta di questi presupposti, quindi, la Cassazione ha modo di precisare che, ad eccezione dei soli interventi di semplice manutenzione ordinaria, qualsiasi intervento edilizio in zona sismica, comportante o meno l’esecuzione di opere in conglomerato cementizio armato:

– Deve essere previamente denunciato al competente ufficio regionale al fine di consentire i preventivi controlli.

– Necessita del rilascio del preventivo titolo abilitativo.

– Il progetto deve essere redatto da un professionista abilitato ed allegato alla denuncia di esecuzione dei lavori.

– Infine i lavori devono essere parimenti diretti da un professionista abilitato conseguendone, in difetto, la violazione del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 95 (cfr. Cass. pen., sez. III, n. 34604 del 17 giugno 2010) per cui ciascuna violazione, risolvendosi nell’inosservanza di specifiche prescrizioni, costituisce titolo autonomo di reato.

 

Un lodevole sforzo, quello della giurisprudenza, di orientamento degli operatori di settore a tutela di interessi primari della collettività quanto mai utile nel presente momento storico (come, per giunta, dimostrano le recenti vicende di cronaca relative ad infrastrutture viarie).

 

Articolo di Andrea Ferruti, avvocato del Foro di Roma

 

Questo articolo è stato pubblicato in origine sul numero di marzo de L’Ufficio Tecnico. Per conoscere i riferimenti legislativi e giurisprudenziali dell’articolo, richiedi il PDF scrivendo a redazionetecnica@maggioli.it

 

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L’ing. Stefano Carozza del Dipartimento di Strutture dell’Università Federico II di Napoli rende disponibili alcuni semplici strumenti software da lui realizzati adatti per i professionisti nel settore dell’acciaio (Sagomario), del cemento armato (Joint Verifier), delle fondazioni (PAT) e della sismica (Spectrum).

 

Vediamo in dettaglio le caratteristiche dei nuovi software per l’ingegneria che possono essere scaricati gratuitamente da tutti gli utenti registrati a Ingegneri.cc. Ricordiamo che l’iscrizione al sito è gratuita e può essere facilmente effettuata collegandosi a questa pagina.


Sagomario è un database dei profili in acciaio maggiormente utilizzati. Fornisce le caratteristiche geometriche e statiche dei profili, la classe di appartenenza secondo l’Eurocodice 3 e consente l’esportazione in formato DXF dei profili selezionati.

 

 

 

Scarica il software Sagomario

 

Joint Verifier è uno strumento per la verifica di nodi in cemento armato secondo quando previsto al capitolo 7.4 del DM 14 gennaio 2008. Il software, a partire dalla geometria degli elementi confluenti nel nodo, dalle proprietà meccaniche dei materiali e dalle sollecitazioni esegue le verifiche di resistenza di duttilità del nodo caratterizzando lo stesso come nodo interno o esterno, confinato o non confinato.

 

 

Scarica il software Joint Verifier


PAT è un utility per il calcolo del carico limite dei pali di fondazione trivellati. L’algoritmo risolutivo implementato fa riferimento alla metodologia di calcolo delle formule statiche per il carico limite riportate al capitolo 13.1.2 del manuale Fondazioni di Carlo Viggiani edizioni Hevelius. Questa metodologia prevede la scissione del carico limite in un’aliquota di resistenza alla punta (valutata attraverso la formula trinomia nella quale si trascura il terzo termine) e un’aliquota di resistenza laterale (determinata attraverso una legge di attrito alla Mohr-Coulomb). Al termine del calcolo è possibile generare un report riepilogativo stampabile dei dati di input del problema e dei risultati del calcolo.

 

 

Scarica il software PAT (verifica pali trivellati)


Spectrum è uno strumento per la generazione e l’esportazione di spettri di risposta sismica in termini di accelerazione e spostamento in accordo con il decreto 14 gennaio 2008. L’individuazione del punto di interesse rispetto al quale determinare gli spettri oltre ad essere possibile attraverso la consueta scelta del comune o delle coordinare geografiche può essere conseguita anche individuando lo stresso sulla mappa del servizio integrato OpenStreetMap.

 

 

 

Scarica il software Spectrum

 

Ospitiamo volentieri un interessante intervento dell’ing. Marco Torricelli, blogger del quotidiano online Ediltecnico.it sulla durabilità del calcestruzzo. Il contributo approfondisce una riflessione pubblicata in precedenza su Ediltecnico.it dal titolo La durabilità delle strutture in cemento armato.

 

Nello specifico, parliamo della durabilità delle strutture in cemento armato, dando dei riferimenti per la progettazione dello spessore del copriferro. Utilizzeremo la norma UNI EN 1992-1-1 Progettazione delle strutture di calcestruzzo: Regole generali e regole per gli edifici (EC2).

 

Per definire correttamente il copriferro è necessario tenere in conto i seguenti aspetti:

1. Aderenza acciaio/calcestruzzo;

2. Classe di esposizione del calcestruzzo;

3. Resistenza al fuoco della struttura;

4. Esecuzione della struttura in regime di assicurazione qualità.

 

Ogni aspetto viene considerato nel calcolo del copriferro mediante la seguente formulazione (valida per armature tradizionali senza protezioni aggiuntive):

 

cnom = cmin + Δc =max{cmin,b; cmin,dur + Δcdurγ; cmin,fuoco; 10 mm} + Δcdev

 

dove:


cmin, b :  prospetto 4.2 EC2, copriferro minimo per garantire l’aderenza acciaio/calcestruzzo (armature isolate: Φ barra; armature raggruppate: Φ equivalente);


cmin,dur : prospetto 4.4N EC2, copriferro minimo per garantire alla classe strutturale (tempo di vita della struttura) la corretta classe di esposizione;

 

Δcdurγ : margine di sicurezza per il rispetto della classe di esposizione. In Italia si usa il valore di 0 mm (nessun margine di sicurezza definito dalle appendici nazionali agli eurocodici – Decreto 31/7/12);


cmin,fuoco : se si deve tenere conto anche dell’azione del fuoco si deve determinare il copriferro per garantire la resistenza R di progetto. Tutti i dettagli si possono trovare nella norma UNI EN 1992-1-2 Progettazione delle strutture di calcestruzzo: Regole generali – Progettazione strutturale contro l’incendio;


Δcdev : valore che tiene conto dell’accuratezza dei controlli qualità durante l’esecuzione delle strutture in cemento armato. Di default, in Italia si usa un valore pari a 10 mm (valore definito dalle appendici nazionali agli eurocodici – decreto 31 luglio 2012). In Italia, inoltre, tale valore può essere ridotto secondo questo schema:


a) se l’esecuzione è sottoposta ad un sistema di assicurazione della qualità, nel quale siano incluse le misure dei copriferri, lo scostamento ammesso nel progetto, Δcdev, può essere ridotto a

 

10 mm≥ Δcdev≥5 mm


b) se si può assicurare che sia utilizzato un dispositivo di misurazione molto accurato per il monitoraggio e che gli elementi non conformi siano respinti (per esempio elementi prefabbricati),  lo scostamento ammesso Δcdev può essere ridotto a

 

10 mm≥ Δcdev≥0 mm


Di Marco Torricelli

In Sicilia, scontro tra ingegneri e geometri sulle competenze in materia di progettazione. Il motivo del contendere è la circolare 82824 del 18 settembre 2012 emanata dall’Assessorato alle infrastrutture e ai trasporti della Regione Sicilia, nella quale, partendo dal presupposto che “la modestia di una costruzione non è univocamente definibile”, si riteneva di non poter negare ai geometri liberi professionisti “la competenza in materia di progettazione e direzione dei lavori di opere in cemento armato”.

 

Secondo l’Assessorato siciliano, la competenza dei geometri alla progettazione di opere in cemento armato e la direzione lavori deve “essere valutata singolarmente, e in relazione all’opera che deve essere progettata e conseguentemente diretta ed eseguita”.

 

In sintesi, dunque, viene demandato ai dirigenti responsabili degli Uffici di Genio Civile e tecnici, valutare in che termini la costruzione che la committenza intende realizzare ed eseguire possa definirsi modesta, e conseguentemente consentire ai geometri liberi professionisti l’espletamento delle attività di progettazione e direzione dei lavori delle costruzioni che abbiano i suddetti requisiti.

 

La risposta degli Ingegneri
Immediata la risposta degli ingegneri siciliani riuniti nella Consulta degli Ordini degli Ingegneri di Sicilia che contestano la circolare regionale per ter ordini di motivi.

 

1. Invadono la sfera dell’interpretazione normativa in campo di competenze professionali senza il necessario confronto con le altre categorie coinvolte, laddove l’eventuale esorbitanza delle competenze di una categoria tende a invadere quelle di altre.

 

2. Si basano su interpretazioni ermeneutiche riduttive e apertamente contraddette dalla corretta esegesi della giurisprudenza che le ha informate.

 

3. Inducono comportamenti della pubblica amministrazione e dei suoi funzionari di difficile applicazione se non in evidente contrasto con le procedure in essere nel territorio della regione siciliana in materia di dichiarazione di inizio lavori in zona sismica.

 

La questione della costruzione di modeste dimensioni e l’esclusione in zona sismica
Interessante il ragionamento che la Consulta degli Ingegneri siciliani porta a favore della competenza specifica della categoria, quando si tratti di progettare e/o dirigere i lavori di costruzioni in zona sismica.

 

A sostegno della propria tesi di esclusiva competenza degli ingegneri, viene citata la recente sentenza del Consiglio di Stato 686/2012 (leggi anche Costruzioni in Cemento armato. Se il Progetto è redatto dal Geometra, il Titolo edilizio è Nullo).

 

In tale sentenza, i Giudici di Palazzo Spada hanno inteso definitivamente riassumere l’orientamento costante, proprio e della Suprema Corte, in ordine alle competenze professionali de quo, soffermandosi sulla particolarità e specificità dell’attività di progettazione direzione di lavori, ecc., con riferimento ad opere da erigersi in zona sismica ed assumendo la posizione “dubitativa” (oggi invocata per i tecnici diplomati) esclusivamente per i tecnici laureati Ingegneri e Architetti iscritti alla sez. B dei rispettivi albi professionali.

 

La sentenza chiarisce i criteri interpretativi che portano ad escludere la competenza dei geometri in materia di costruzioni civili in zona sismica apparentemente estendendo anche alle costruzioni non realizzate in cemento armato tale esclusione.

 

Statuisce infatti il Consiglio di Stato: “3.5.1. Si rammenta che in passato questo Consiglio di Stato, ma anche la Suprema Corte di Cassazione hanno più volte chiarito la particolarità e specificità dell’attività di progettazione direzione di lavori, ecc., con riferimento ad opere da erigersi in zona sismica. Si è così pervenuti ad una serie di affermazioni, tutte tra loro legate da un comune filo conduttore, volte a valorizzare la specificità di tale attività”.

 

Si è pertanto affermato che: “il criterio per accertare se una costruzione sia da considerare modesta – e quindi se la sua progettazione rientri nella competenza professionale dei geometri, ai sensi dell’art. 16, lett. m, r.d. 11 febbraio 1929 n. 274 – consiste nel valutare le difficoltà tecniche che la progettazione e l’esecuzione dell’opera comportano e le capacità occorrenti per superarle; a questo fine, mentre non è decisivo il mancato uso del cemento armato (ben potendo anche una costruzione non modesta essere realizzata senza di esso), assume significativa rilevanza il fatto che la costruzione sorga in zona sismica, con conseguente assoggettamento di ogni intervento edilizio alla normativa di cui alla l. 2 febbraio 1974 n. 64, la quale impone calcoli complessi che esulano dalle competenze professionali dei geometri“.

 

Nella specie, la Suprema Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva dichiarato nullo, ex art. 2231 c.c., il contratto d’opera stipulato da un geometra, ed avente ad oggetto la trasformazione di un fabbricato artigianale fatiscente in un complesso residenziale. (Cassazione civile, sez. II, 08 aprile 2009, n. 8543); la realizzazione di una struttura in cemento armato dalle notevoli dimensioni (tre piani con fondamenta del tutto nuove), per di più localizzata in una zona sismica, non può farsi rientrare nella nozione di “modeste costruzioni civili”, per le quali sono abilitati alla progettazione i geometri a tenore dell’art. 16 r.d. 11 febbraio 1929 n. 274″. (Consiglio Stato, sez. V, 30 ottobre 2003, n. 6747); “l’acquisizione della relazione geologica non può essere soggetta a valutazioni discrezionali da parte della p.a., essendo essa obbligatoriamente prevista in ciascuna delle fasi della progettazione in zona sismica”. (Consiglio Stato, sez. VI, 23 settembre 2009, n. 5666).

 

Escluso quindi che una costruzione in zona sismica possa considerarsi modesta, ed escluso quindi che i geometri siano abilitati alla progettazione in dette aree, non pare al Collegio di potere stabilire (siccome sostanzialmente avvenuto nella decisione di primo grado) una equivalenza tra la qualificazione di “non modestia” affermata dalla giurisprudenza e quella di semplice individuata ex lege. Ciò, a tacere d’altro, giungerebbe alla illogica conclusione di sovrapporre la preclusione vigente per i geometri a quella asseritamente attingente le categorie iuniores, di fatto equiparando queste ultime a quella dei geometri. Ciò appare conseguenza non voluta dalla legge, tanto più laddove si consideri che, che, a seguito del decreto del Ministero delle infrastrutture 14 gennaio 2008 n. 29581 (recante Approvazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni), sostanzialmente non esistono più aree del territorio italiano non classificate quali zone sismiche, ma soltanto zone a basso rischio sismico.

Si aggiunge un nuovo capitolo all’infinita diatriba delle competenze dei professionisti tecnici per quanto riguarda la progettazione e la costruzione di edifici e strutture in cemento armato, attività che, qualunque ne sia l’importanza, è riservata solo ad ingegneri ed architetti. A darne notizia è il sito Ediliziaurbanistica.it, di cui riprendiamo l’analisi di una recentissima sentenza del T.A.R. Lazio (sentenza  n. 7670 del 3 ottobre 2011).

 

Nella sostanza, i giudici amministrativi hanno ribadito quanto già indicato a marzo 2011 dalla Cassazione (leggi anche Costruzioni in cemento armato. La Cassazione: “Incompetenza assoluta del geometra), affermando che “ai fini dell’autorizzazione amministrativa, il progetto di costruzione redatto e sottoscritto da tecnico con qualifica di geometra non ha nessun valore legale e di conseguenza è annullato il titolo edificatorio e il contratto di prestazione d’opera stipulato con il professionista”.

 

Il fatto
I giudici sono intervenuti a seguito dell’impugnazione da parte del proprietario di un terreno del titolo edificatorio rilasciato dal Comune ad una società per realizzare un fabbricato civile sul terreno adiacente.

 

Il ricorrente spiega che il progetto sulla base del quale il Comune ha rilasciato il permesso di costruire, contrasta con la normativa urbanistica e territoriale ed è stato redatto da un tecnico con la qualifica di geometra,

 

Le norme
I giudici precisano che è fondato il motivo con il quale è dedotta l’incompetenza del tecnico che ha redatto e sottoscritto il progetto edificatorio, in ragione della qualifica (geometra) da questi posseduta.

 

A norma dell’art. 16, lett. m), r.d. 11 febbraio 1929 n. 274, e come si desume anche dalle leggi 5.11.1971 n. 1086 e 2.2.1974 n. 64”, spiegano , “che hanno rispettivamente disciplinato le opere in conglomerato cementizio e le costruzioni in zone sismiche, nonché dalla legge 2.3.1949 n. 144 (recante la tariffa professionale), esula dalla competenza dei geometri la progettazione di costruzioni civili con strutture in cemento armato, trattandosi di attività che, qualunque ne sia l’importanza, è riservata solo agli ingegneri ed architetti iscritti nei relativi albi professionali”.

 

Solo le opere in cemento armato relative a piccole costruzioni accessorie rientrano nella competenza dei geometri, aggiungono i giudici, risultando ininfluente che il calcolo del cemento armato sia stato affidato ad un ingegnere o ad un architetto.

 

Quindi, in definitiva, la competenza dei geometri è limitata alla progettazione, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili, con esclusione di quelle che comportino l’adozione – anche parziale – di strutture in cemento armato; solo in via di eccezione si estende anche a queste strutture, a norma della lett. l) del medesimo articolo 16, r.d. n. 274/1929, purché si tratti di piccole costruzioni accessorie nell’ambito di edifici rurali o destinati alle industrie agricole, che non richiedano particolari operazioni di calcolo e che per la loro destinazione non comportino pericolo per le persone.

 

La decisione
1.
È legittimo il provvedimento di annullamento, in via di autotutela, di una concessione edilizia per la demolizione di un fabbricato (e la sua ricostruzione, con nuova destinazione d’uso residenziale e commerciale), per l’incompetenza del geometra progettista, sia sotto il profilo dell’entità della costruzione, atteso che la competenza dei geometri è limitata alla progettazione di modeste costruzioni civili, sia sotto il profilo della necessità del rispetto delle prescrizioni antisismiche.

 

2. Il contratto con il quale viene affidata a un geometra la progettazione di una costruzione civile in cemento armato è nullo, indipendentemente dalle dimensioni eventualmente ridotte dell’opera o dalla circostanza che il compito, su richiesta dell’incaricato, è poi svolto da un ingegnere o architetto.

 

3. È affetto da nullità il contratto di prestazione d’opera che affidi a un geometra calcoli in cemento armato e ciò anche ove il compito, limitatamente a quelle strutture, venga poi svolto da un professionista abilitato, che ne sia stato officiato dall’originario incaricato; è irrilevante, a tali fini, che l’incarico sia distinto per le parti in conglomerato e non sia stato (sub)delegato dal geometra, ma conferito direttamente dal committente stesso a un ingegnere o architetto, in quanto non è consentito neppure al committente scindere dalla progettazione generale quella relativa alle opere in cemento armato poiché non è possibile enucleare e distinguere un’autonoma attività, per la parte di tali lavori, riconducibile ad un ingegnere o ad un architetto (il che appare senz’altro esatto, poiché chi non è abilitato a delineare l’ossatura, neppure può essere ritenuto in grado di dare forma al corpo che deve esserne sorretto).

 

4. Solo le prestazioni accessorie, autonome e distinte dalla realizzazione delle strutture in conglomerato, come l’individuazione dei confini di proprietà, la costituzione di servitù, lo svolgimento di pratiche amministrative, possono farsi rientrare nella competenza dei geometri.

 

5. È nullo, ex art. 2231 c.c., il contratto d’opera stipulato da un geometra, ed avente ad oggetto la trasformazione di un fabbricato artigianale fatiscente in un complesso residenziale.

 

In conclusione il ricorso è fondato e deve essere accolto, con annullamento del titolo edificatorio.

Nuovo capitolo nella lunga querelle in tema di competenze professionali dei geometri e degli ingegneri sul cemento armato. Questa volta è addirittura la Corte di Cassazione ha pronunciarsi con la sentenza n. 6402 del 21 marzo 2011, che commentiamo in questo articolo e che è stata recentemente diffusa dal Consiglio nazionale con una apposita circolare (leggi anche Strutture in cemento armato: il titolo abilitativo è illegittimo se il progetto è di un geometra).

La Corte suprema si è pronunciata a seguito del ricorso di un geometra contro la sentenza della Corte di appello di Ancona, che non aveva accolto la sua richiesta di vedersi riconoscere un compenso per prestazioni professionali riguardanti il progetto di un edificio industriale prefabbricato.
La motivazione dei giudici di appello era semplice: il geometra non aveva diritto ad alcun compenso per il fatto che egli aveva compiuto un’attività professionale riservata dalla legge agli ingegneri.

La Cassazione conferma: “Le opere in cemento armato sono di esclusiva competenza degli ingegneri”
Nel confermare la decisione della Corte di appello, i giudici della Cassazione hanno sviluppato ulteriormente il tema delle competenze in capo ai geometri. Ecco dunque qui di seguito i punti principali della sentenza, così come riportati dalla circolare del Consiglio nazionale ingegneri che ha accompagnato la diffusione della sentenza.

Secondo i giudici di legittimità, la competenza del geometra doveva essere esclusa perché le caratteristiche del progetto (edificio industriale con annessa palazzina uffici) erano proprie di una struttura architettonica complessa. Il progetto, infatti, aveva comportato anche l’esecuzione di calcoli del cemento armato e uno studio dei minimi particolari costruttivi (fondazioni, pilastri, travi, ecc.).

L’articolo 16 del r.d. 274/1929, afferma la Corte di Cassazione, limita le competenze dei geometri alla progettazione, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili, con esclusione di quelle che comportino l’adozione anche parziale di strutture in cemento armato (1).
Una corretta lettura di questa disciplina, che non è stata modificata dalla l. 1086/1971 Norme per la disciplina delle opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso e a struttura metallica , secondo i giudici di legittimità “implica che ai geometri non possa comunque essere affidata la progettazione e la direzione lavori di costruzioni comportanti l’impiego di cemento armato”.

Sul fatto specifico della sentenza in commento, alla giustificazione del geometra secondo cui l’ingegnere non si era limitato a controfirmare o vistare il progetto, ma aveva provveduto alla sua redazione e ad effettuare la direzione lavori, con espressa assunzione di responsabilità, la Cassazione ha rilevato che a rendere legittimo un progetto redatto da un geometra non rileva che lo stesso sia stato controfirmato o vistato da un ingegnere o che quest’ultimo esegua i calcoli del cemento armato e diriga le relative opere, perché è il professionista competente che deve essere titolare della progettazione.

Ciò che compete ai geometri, ciò che compete agli ingegneri
Dalla normativa sulle competenze professionali di geometri e ingegneri emerge un idoneo a differenziare le attribuzioni dei geometri rispetto a quelle degli ingegneri: quello secondo cui è esclusa, in ogni caso, la competenza dei geometri nel campo delle costruzioni civili, sia pure modeste, ove si adottino strutture in cemento armato, per cui ogni competenza è riservata agli ingegneri e agli architetti iscritti all’albo.

Nel commento alla sentenza, il Consiglio nazionale degli ingegneri sottolinea l’estrema importanza di un principio affermato dalla Corte di Cassazione, secondo il quale deve essere il professionista competente ad assumersi la responsabilità dei calcoli delle strutture armate, per cui l’incompetenza del geometra non può essere sanata dalla circostanza che l’ingegnere direttore dei lavori abbia eseguito i calcoli del cemento armato e abbia diretto le relative opere.

Corte di Cassazione, sentenza 6402 del 21 marzo 2011 – Competenze professionali dei geometri – Costruzioni comportanti l’impiego di cemento armato – Incompetenza assoluta del geometra – Non sanata dalla controfirma di un ingegnere o dal fatto che un ingegnere esegua i calcoli del cemento armato

Note
1. In via di eccezione, è ammessa la competenza dei geometri in questo ambito solo riguardo alle piccole costruzioni accessorie nell’ambito di edifici rurali o destinati alle aziende agricole, che non richiedono particolari operazioni di calcolo e che non comportino pericolo per l’incolumità delle persone.

Con la sentenza n. 9772/2010 del 28 giugno scorso, il T.A.R. Campania (Salerno) ha affermato un importante principio in merito alle competenze del progettista, dichiarando illegittimo un permesso di costruire rilasciato dal Comune di San Marzano del Sarno per la realizzazione di una sopraelevazione al primo piano di un fabbricato.

L’elemento principale che ha spinti i giudici amministrativi a ritenere illegittimo il titolo abilitativo è il fatto che la progettazione della sopraelevazione, che richiedeva delle pilastrature in cemento armato, era stata affidata a un geometra “in spregio all’artt. 16 e segg. r.d. 11 febbraio 1929 n. 274, che abilita tale categoria professionale solo a modeste costruzioni civili

A tal proposito, il tribunale rileva che, prima del rilascio di un titolo edilizio, l’autorità comunale deve sempre accertare se la progettazione sia stata affidata a un professionista competente in relazione alla natura e importanza della costruzione, in quanto le norme che regolano l’esercizio e i limiti di applicazione delle professioni di geometra, architetto e ingegnere sono dettate per assicurare che la compilazione dei progetti e la direzione dei lavori siano assegnati a chi abbia la preparazione adeguata all’importanza delle opere, a salvaguardia sia dell’economia pubblica e privata, sia dell’incolumità delle persone.

È dunque illegittimo il titolo a costruire assentito sul progetto, redatto da un geometra, che preveda strutture in cemento armato, se non siano specificate, con motivazione adeguata, le ragioni per cui le caratteristiche dell’opera e le sue modalità costruttive rientrano nella sfera di competenza professionale del progettista.

di Mauro Ferrarini

La questione dell’ambito di operatività dell’attività del geometra rispetto a quella degli ingegneri e degli architetti è rimasta sempre alquanto problematica, soprattutto all’indomani dell’approvazione delle leggi n. 1086/1971 in materia di opere in cemento armato e n. 64/1974 in tema di costruzioni in zone sismiche, non essendo mai stato sufficientemente chiaro fino a che punto un geometra potesse ritenersi competente.

Per quanto concerne la progettazione e la conseguente direzione dei lavori, l’art. 16, lett. l), del regio decreto n. 274/1929 stabilisce che rientra nella competenza dei geometri l’attività di “progetto, direzione, sorveglianza e liquidazione di costruzioni rurali e di edifici per uso d’industrie agricole, di limitata importanza, di struttura ordinaria, comprese piccole costruzioni accessorie in cemento armato, che non richiedono particolari operazioni di calcolo e che per la loro destinazione non possono comunque implicare pericolo per l’incolumità delle persone”.

La successiva lett. m) del medesimo decreto sancisce inoltre la competenza dei geometri relativamente al progetto, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili.Successivamente, il regio decreto n. 2229 del 16 novembre 1939, all’art. 1, ha escluso in via assoluta la competenza di tecnici non laureati nella realizzazione di opere in cemento armato.
Quindi, con l’entrata in vigore della legge n. 1086 del 5 novembre 1971, che ha abrogato il regio decreto n. 2229/1939, la competenza a realizzare opere in cemento armato non è stata più circoscritta ai soli tecnici laureati (ingegneri e architetti) ma è stata nuovamente estesa a quelli non laureati (geometri e periti edili).
L’art. 2, commi 1 e 2, della legge n. 1086/1971 prevede infatti che la costruzione di questo tipo di opere deve avvenire in base a un progetto esecutivo redatto da un ingegnere o architetto o geometra o perito industriale edile iscritto nel relativo Albo, nei limiti delle rispettive competenze. Proprio tale richiamo alle limitazioni nelle competenze sancite dai diversi regolamenti professionali ha però nuovamente generato notevoli problemi interpretativi, essendo incerta la soglia di competenza dei tecnici non laureati.
Anche l’art. 64 del recente Testo unico dell’edilizia (d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380) non ha in alcun modo contribuito a risolvere l’annosa questione.

Le posizioni della giurisprudenza
In giurisprudenza, invece, si sono affermate due posizioni definite e precise. Da una parte la Cassazione, la quale ha privilegiato un’interpretazione letterale dell’art. 16 r.d. n. 274/1929, sostenendo che la progettazione e l’esecuzione delle opere in cemento, semplice o armato, sono riservate agli ingegneri e agli architetti.
L’unica eccezione sarebbe rappresentata dalla competenza dei geometri con riguardo alle piccole costruzioni accessorie nell’ambito di edifici rurali o destinati alle industrie che non richiedono particolari operazioni di calcolo e che, per la loro destinazione, non comportino pericolo per le persone.

Dall’altro lato la giurisprudenza del Consiglio di Stato risulta invece caratterizzata da due diversi orientamenti interpretativi.

Il primo di essi include tra le competenze del geometra la progettazione e la direzione di opere civili in cemento armato di modeste dimensioni e tali da escludere il pericolo per l’incolumità delle persone in caso di difetto strutturale.
La seconda interpretazione fornita dal giudice amministrativo sembra invece allineata alla posizione espressa della Corte di Cassazione, sostenendo che la riconosciuta competenza dei geometri in ordine alle opere civili di modeste dimensioni non includerebbe mai strutture in cemento armato.

In considerazione degli orientamenti sopra descritti può dunque affermarsi una prevalenza della tesi restrittiva volta a circoscrivere al massimo la competenza professionale dei geometri nella progettazione ed esecuzione delle opere in cemento armato, allo scopo evidente di tutelare al meglio la collettività dai rischi connessi alla realizzazione degli edifici civili.

Articolo di Rossella Corapi

Articolo, tratto del n. 12/2009 del tabloid Ingegneri, leggi la prima parte

Ai fini del riparto di competenza professionale tra geometri e ingegneri, la circostanza che una costruzione sia stata edificata senza l’uso del cemento armato non comporta, di per sé, che la relativa progettazione rientri nella competenza professionale del primo, dovendosi tenere conto anche di altri elementi, tra i quali le dimensioni e l’impatto urbanistico dell’opera.
Lo ha chiarito la seconda sezione della Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 8543 dell’8 aprile 2009.

Il caso
Il caso in questione riguardava il ricorso per decreto ingiuntivo proposto da un geometra contro la società committente al fine di ottenere il pagamento delle sue competenze professionali relative all’assistenza nella redazione di un contratto preliminare di compravendita e alla progettazione della ristrutturazione del relativo immobile. La società intimata aveva però deciso di opporsi al suddetto ricorso, eccependo la nullità del contratto d’opera, poiché l’incarico di progettazione edilizia comportava la radicale trasformazione del fabbricato da laboratorio artigianale a otto appartamenti e, quindi, avrebbe ecceduto le competenze professionali del geometra.

In primo grado il giudice accoglieva l’opposizione, ritenendo nullo l’incarico di progettazione e riconoscendo al geometra il solo credito relativo all’assistenza nella redazione del contratto preliminare. Il geometra decideva così di ricorrere in appello. La Corte di Firenze decideva però di confermare la sentenza impugnata, sulla considerazione che il progetto edilizio, riguardando la trasformazione di un fatiscente fabbricato artigianale in un edificio per civili abitazioni, di notevoli dimensioni e con relative opere di urbanizzazione, aveva comportato la soluzione di problemi complessi, con connesse implicazioni per la stabilità e pericoli per l’incolumità delle persone, eccedendo le competenze istituzionali dei geometri, con conseguente nullità del contratto d’opera e insussistenza del diritto al compenso, ai sensi dell’art. 2331 c.c.

L’ultima parola alla Cassazione
Contro tale sentenza il geometra decideva quindi di proporre ricorso per Cassazione, lamentando la mancata considerazione del fatto che il proprio intervento, consistente in una semplice ristrutturazione, non avrebbe comportato aumenti di volumetria né impiego di pilastri in cemento armato, dunque ben potendosi ritenere che l’intervento sull’edificio in questione fosse di modesta entità.

I giudici della Corte di Cassazione, dopo aver esaminato gli atti, hanno deciso di rigettare il ricorso, ritenendo che il parametro normativo relativo alla modestia delle costruzioni civili da realizzare, di cui alla lett. m) del regio decreto n. 274/1929, sia da ritenersi debitamente osservato indipendentemente dall’impiego del cemento armato, elemento quest’ultimo certamente decisivo ai fini dell’esclusione della competenza professionale del geometra ma non anche necessario, potendo un intervento di rilevante entità e di sensibile impatto urbanistico comunque ritenersi nel suo complesso non modesto, anche nell’improbabile e teorica ipotesi di mancato impiego di cemento armato.

Articolo di Rossella Corapi

Articolo tratto del n. 12/2009 del tabloid Ingegneri, leggi la seconda parte

Secondo l’Autorità dei lavori pubblici le attività di calcolo delle strutture spettano solo agli ingegneri
L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture è intervenuta recentemente in merito alle competenze di ingegneri e architetti.

Con il parere n. 60 del 7 maggio scorso ha risposto a un’istanza di parere per la soluzione delle controversie in merito ad concorso di idee per la progettazione di un polo scolastico con riconversione funzionale di alcune strutture esistenti nel Comune di Monte di Procida.
Nel parere l’Autorità premette che è da ritenersi tuttora vigente la ripartizione di competenze professionali tra ingegneri e architetti prevista dagli art. 51 e 52 del r.d. 23 ottobre 1925 n. 2537.

In particolare viene riservato alla competenza comune di architetti e ingegneri le opere di edilizia civile, mentre si attribuisce alla competenza generale degli ingegneri quelle concernenti le costruzioni stradali, le opere igienico sanitarie, gli impianti elettrici, le opere idrauliche, le operazioni di estimo, l’estrazione di materiali, le opere industriali.

Viene affidata ai soli architetti la competenza in ordine alla progettazione delle opere civili che presentino rilevanti caratteri artistici e monumentali.

Per altro viene ricordato che nella sentenza n. 9 del 21 gennaio 2005, il Consiglio di giustizia amministrativo ha precisato che “la competenza esclusiva degli ingegneri a sottoscrivere progetti sussiste solo, ai sensi del combinato disposto degli artt. 51 e 52 del regolamento di cui al r.d. n. 2537/1925, nel caso di progettazione e verifica degli impianti; un architetto deve pertanto ritenersi abilitato a sottoscrivere un progetto nel caso in cui non si debba procedere alla progettazione di impianti, ma solo al loro montaggio mediante l’esecuzione delle necessarie opere murarie”.

Ma l’Autorità, citando la sentenza della Cassazione civile sez. II del 27 luglio 2006, n. 17028, precisa, tra l’altro, che le attività di calcolo delle strutture rientrino nelle competenze professionali degli ingegneri e non possono essere espletate anche dagli architetti, fatta salva l’ipotesi che si tratti di un professionista laureato all’esito della speciale corso di laurea in architettura/ingegneria ed abilitato anche all’esercizio della professione di ingegnere.
E precisa che in particolare, relativamente al calcolo delle strutture di opere similari a quelle oggetto dell’incarico (non solo in cemento armato ma anche antisismiche) la giurisprudenza ha più volte rilevato che è riservata agli ingegneri la competenza per le costruzioni civili, anche modeste, che adottino strutture in cemento armato. (Cass. civ., Sez. II, sentenza 26 luglio 2006, n. 17028).

Nella citata sentenza n. 17028 l’esatta frase è però la seguente “invece per le costruzioni civili, sia pure modeste, ove si adottono strutture in cemento armato, ogni competenza è riservata R.D. 16 novembre 1939, n. 2229, ex art. 1 agli ingegneri ed architetti iscritti nell’albo”.