Che l’esercizio della libera professione in Italia da parte degli ingegneri stia attraversando un periodo drammatico è fatto noto. Ma che si stia prosciugando il serbatoio di giovani professionisti in grado di garantire il ricambio generazionale è notizia certificata solo la scorsa settimana, durante il 60° Congresso nazionale degli Ingegneri d’Italia che si è concluso lo scorso 2 ottobre.

Se gli ingegneri con meno di 35 anni neo iscritti a INARCASSA erano poco più di 4.000 nel 2005, dieci anni più tardi sono crollati a circa 2.700. Il dato, già di per sé eclatante, apre cupi scenari per la sostenibilità del sistema previdenziale degli ingegneri e degli architetti liberi professionisti, a meno che l’emorragia di iscritti non si arresti.

In realtà, dall’analisi degli ingegneri illustrata a Venezia risulta che l’incremento del numero dei liberi professionisti nel corso degli ultimi anni non si è mai arrestato. Il problema è che, da un lato, il tasso di crescita si è costantemente ridotto e, dall’altro, che l’aumento degli iscritti agli ordini ha riguardato perlopiù ingegneri over 35 che in questi anni di crisi sono stati estromessi dal lavoro dipendente e si sono “reinventati” nella libera professione.

Oggi, infatti, secondo i dati diffusi durante il congresso, degli oltre 100.000 ingegneri italiani che operano nell’ambito della libera professione, quasi 80mila (78.313) esercitano tale attività in via esclusiva, mentre gli altri opera sia come libero professionista che come lavoratore dipendente.

E se dal mondo industriale si avvertono segnali positivi di crescita della domanda di ingegneri (+30% in un anno con una stima di 19.000 nuovi ingegneri assorbiti dal settore entro la fine del 2015), sul piano della libera professione la situazione è assai più cupa, come hanno certificato tutti i massimi rappresentanti del CNI.

“Il settore della libera professione”, spiega il presidente del CNI, Armando Zambrano, “è stato trasformato dalla crisi da elemento di punta del terziario a un comparto che oggi rischia un serio processo di marginalizzazione”.

Ma come si è verificata una situazione del genere? Cerca di spiegarlo Luigi Ronsivalle, presidente del Centro Studi del CNI, secondo cui “gli ingegneri italiani da tempo denunciano la scomparsa da ogni agenda politica di una visione e di un intervento organico per il lavoro professionale”.

Mentre prosegue l’attività di preparazione della Legge di Stabilità 2016, dal mondo politico arrivano segnali di attenzione per il c.d. Popolo delle Partite IVA, come già scritto su queste pagine nel recente passato; ma, in effetti, manca ancora la volontà di riprendere in mano le bozze dei disegni di legge per una riforma organica del lavoro autonomo, che giacciono dimenticate in Parlamento da anni.

Ma gli ingegneri non ci stanno a essere dipinti come semplici spettatori e non fanno del “piagnisteo” uno schermo dietro cui nascondersi. Dal Congresso, infatti, è emerso come la categoria si renda conto che il ritorno alla crescita, collettiva e individuale, dipende anche da un processo di riorganizzazione e di innovazione dell’attività professionale, attraverso la costituzione di reti di professionisti, nuove modalità di condivisione di competenze differenti attraverso il coworking e tramite strumenti e metodologie innovative di progettazione come il BIM (Building Information Modeling).

E, infine, un dato che testimonia come la posizione degli ingegneri sia totalmente differente dall’impostazione che il Governo sta dando alla politica fiscale del Paese: infatti, alla domanda se preferiscano che eventuali sgravi fiscali siano concentrati sulla casa o sul lavoro, gli ingegneri esprimono una maggioranza bulgara, dichiarandosi per l’80% a favore del lavoro.

Quando si parla di pubblica amministrazione e delle sue (in)efficienze, agli ingegneri italiani “scende la catena”. Non troviamo nulla di più calzante di questa tipica espressione bolognese che indica un abissale scoramento per descrivere il rapporto tra i professionisti tecnici e il loro interlocutore principale.

Sono queste le tristi conclusioni a cui sono arrivati anche i delegati che stanno partecipando ai lavori di Venezia in occasione del 60° Congresso nazionale degli Ingegneri d’Italia. Conclusioni che si possono riassumere così: modernizzare e rendere più efficiente la pubblica amministrazione, è una sfida persa? Sembrerebbe di sì. … Scoraggiante!

Insomma, il giudizio della categoria nei confronti della capacità di innovazione della PA è decisamente negativo. Tanti i motivi: un eccesso di norme e di burocrazia che, nonostante i tanto sbandierati propositi da parte del mondo politico e istituzionale, continuano a resistere frapponendo ostacoli insormontabili al corretto svolgimento del lavoro, procedure lente e cattiva organizzazione del lavoro.

A essere d’accordo con le riflessioni dei rappresentanti degli ordini è il 41% degli ingegneri, che hanno preso parte a un sondaggio promosso nelle scorse settimane dal Centro Studi del CNI e i cui risultati sono stati presentati durante i lavori del congresso (leggi qui il report completo).

E gli ingegneri che lavorano come dipendenti pubblici che dicono? Sostanzialmente la stessa cosa. Oltre la metà di loro, il 60% per la precisione, conferma il fatto che le organizzazioni in cui operano non ha effettuato alcun investimento negli ultimi anni né in capitale umano né in innovazione tecnologica.

Particolarmente debole l’orientamento della PA alle “nuove” tecnologie, come le ICT. Su un campione di 447 amministrazioni analizzate da Banca d’Italia, solo il 10% dispone di piattaforma in grado di dialogare con i cittadini, di svolgere pratiche e di effettuare pagamenti on line.

“Il quadro che emerge – ha concluso il presidente degli ingegneri Zambrano – appare non solo complesso ma anche demoralizzante sotto molti punti di vista, ed è per questo che il tema di una riorganizzazione radicale della PA dovrebbe essere al centro del dibattito nel Paese”.

Insomma, da quanto emerge dalla discussione in atto al Congresso degli ingegneri, nella pubblica amministrazione si sommano lentezze nel comprendere le nuove esigenze degli utenti (cittadini e professionisti), scarse competenze tecnologiche (soprattutto nel campo ICT), refrattarietà a intercettare bisogni e necessità dall’esterno.

Chi ha un minimo di conoscenze di zoologia e botanica sa perfettamente che il successo di ogni specie risiede nella capacità di adattarsi all’ambiente e ai suoi cambiamenti, anche repentini. Così come appare dal quadro dipinto dagli Ingegneri, oggi le pubbliche amministrazioni somigliano tanto (troppo) ai dinosauri di 60 milioni di anni fa.

L’industria torna a essere un palcoscenico importante, dove gli ingegneri possono giocare un ruolo di protagonista, come del resto hanno fatto dal dopoguerra a oggi. Sono 200.000 gli ingegneri che lavorano nel settore industriale e della manifattura, ma il dato più interessante, emerso durante la prima giornata del 60° Congresso nazionale degli Ingegneri che si sta svolgendo a Venezia, è che il trend della domanda di ingegneri per l’industria sta tornando a crescere dopo una flessione negli anni della crisi.

Un solo dato è sufficiente a inquadrare la questione. Tra il 2014 e il 2015 l’incremento della domanda è stato del 31%, un vero e proprio record dal 2000!

Ma la notizia migliore emersa durante la discussione è che le previsioni sono di oltre 19.000 ingegneri che entro fine 2015 saranno richiesti dal sistema industriale nazionale. Stiamo parlando di 10.000 ingegneri elettronici, 7.000 ingegneri meccanici e più di 2.000 ingegneri civili.

Ma di quale industria parliamo? Anche in questo caso, i delegati intervenuti al Congresso nazionale hanno individuato due trend caratteristici che nei prossimi anni saranno cruciali per indirizzare la richiesta di profili con competenze ingegneristiche per il settore.

Anzitutto, il primo fenomeno emergente è quello della Manifattura 4.0, cioè processi produttivi che fanno ampio ricorso alle tecnologie ICT. Si tratta di una delle forme di massima compenetrazione tra manifattura tradizionale e servizi avanzati, che dovrebbe portare nel prossimo futuro a una forte crescita e modernizzazione delle produzioni industriali tradizionali.

Il secondo filone interessante è quello rappresentato dalla c.d. Manifattura additiva con il ricorso alla tecnologia delle stampanti 3D che già oggi, come testimoniato in un recente articolo apparso su Ediltecnico, sono in grado di realizzare un intero edificio.

“Gli ingegneri possono essere tra i principali vettori di questo cambiamento, come già è accaduto più volte nel passato”, spiega il presidente del Centro Studi del CNI, Luigi Ronsivalle, a cui fa eco il numero uno degli ingegneri italiani, Armando Zambrano, che aggiunge come “Le possibilità di ripresa risiedono nelle nuove forme che la manifattura, a livello mondiale, sta assumendo, in una commistione sempre più forte tra industria e tecnologie informatiche, nella disponibilità diffusa di tecnologie abilitanti, in un nuovo ciclo espansivo, anche nel nostro Paese”.

La tavola rotonda ha trattato anche altri argomenti interessanti (qui il report completo), tra cui accenniamo alle esperienze all’estero degli ingegneri dipendenti del settore industriale rispetto al totale della categoria; i livelli di disoccupazione e i trend futuri (argomento su cui peraltro abbiamo già scritto in questo articolo) e sul pericolo della c.d. Fuga di cervelli.

Si aprono oggi nella splendida cornice del Palazzo del Cinema di Venezia i lavori del sessantesimo congresso nazionale degli Ingegneri d’Italia che pongono al centro del dibattito il tema del lavoro.

Fino al 2 ottobre i delegati arrivati nel capoluogo veneto, provenienti da tutti gli ordini degli ingegneri del nostro Paese, si interrogheranno e discuteranno sul Valore del Lavoro, come recita il claim che accompagna l’appuntamento più importante per la professione.

Dopo la relazione d’apertura di oggi del presidente del CNI, Armando Zambrano, i lavori proseguiranno nel pomeriggio e nei giorni seguenti con una serie di tavole rotonde che vertono sui temi della concorrenza, della deontologia professionale, sul ricambio generazionale tra ingegneri e sul ruolo della figura dell’ingegnere nell’industria.

Non mancherà anche una riflessione sul rapporto, non sempre semplice, tra gli ingegneri e la pubblica amministrazione.

Sul sito ufficiale del 60° Congresso nazionale degli ingegneri è possibile seguire in diretta streaming i lavori dei delegati.

Molti gli argomenti sul tavolo che ruotano sul perno del lavoro come motore essenziale per garantire sviluppo e continuità di benessere per il nostro Paese: dalla rigenerazione urbana con particolare attenzione alle periferie; agli interventi di efficientamento energetico del costruito compresi i micro e i piccoli interventi locali; dal miglioramento delle reti infrastrutturali alla prevenzione del dissesto idrogeologico e alla messa in sicurezza del territorio (scarica il programma completo del 60° congresso nazionale degli Ingegneri).

Grazie alle reti veloci e ai sistemi di comunicazione sempre più efficienti, il mondo è sempre più piccolo e la concorrenza, di conseguenza, assume aspetti sempre più feroci. Si chiama globalizzazione, la cui naturale conseguenza è l’internazionalizzazione del mercato. Anche gli Ingegneri devono prendere coscienza di questo dato di fatto.

Un punto di inizio per acquisire questa consapevolezza si è segnato durante la giornata di ieri al Congresso nazionale degli Ingegneri d’Italia a Caserta, dove è stata presentata la nuova ricerca del Centro Studi del CNI relativa all’Analisi del Sistema ordinistico nella prospettiva internazionale, di cui è possibile scaricare una versione sintetica.

Ma qui vale la pena sottolineare uno degli aspetti più interessanti del documento, relativo proprio alla struttura base che gli Ingegneri italiani si danno per lavorare e competere con il mercato del lavoro internazionale.

Lo spunto per la nostra riflessione arriva dal recentissimo sondaggio che il CNI ha prodotto intervistando oltre 13.000 ingegneri iscritti all’albo.

L’indagine è stata eseguita per scandagliare l’assetto organizzativo e le dinamiche di sviluppo della categoria professionale degli Ingegneri, alla luce delle dinamiche di internazionalizzazione e delle dinamiche professionali trainate dalle opportunità connesse ai fondi europei.

Il cambiamento c’è. Lento, ma c’è

Alla luce dei risultati dell’indagine, anche se la modalità organizzativa prevalente resta lo studio individuale (58% degli intervistati), circa il  13% degli ingegneri svolge la propria attività professionale in forma associata o societaria.

Nello specifico, quasi il 7% degli ingegneri lavora in associazione e il 6% circa nelle forme delle STP (poco più dell’1%) e delle società di ingegneria (4,6%).

La diversa forma organizzativa con la quale si svolge il lavoro influenza decisamente il livello del fatturato degli Ingegneri. Lo studio professionale individuale o condiviso, per esempio, segna un fatturato medio di circa 50.000 euro.

Oltre il triplo è il volume di affari (173.000 euro) per gli studi associati, mentre arriviamo a quasi 400.000 euro di fatturato se spostiamo l’analisi sulle società di ingegneria.

In ogni caso gli ingegneri si trovano a dover competere con maggiore frequenza con strutture associate o societarie, di provenienza nazionale ed estera, anche se il principale competitor in ambito nazionale rimane ancora lo studio individuale.

Come prevalere?

Più di 8 Ingegneri su 10 (che arrivano a 9 su 10 se si analizza il campione di professionisti under 30) sono convinti che l’organizzazione di un network di professionisti è vitale per la propria professione.

Emerge anche un dato significativo. Tra gli Ingegneri e i tecnici, sale la propensione a collaborare con professionisti dell’area giuridica, economica e dell’ICT.

Anche se a fronte di queste rilevazioni, aggiungiamo noi, l’attrattività delle STP per ora rimane a livello davvero modesti.

Fortissimo l’interesse degli ingegneri per la partecipazione alle iniziative connesse all’utilizzo dei fondi europei (oltre il 70% degli intervistati), eppure solo meno della metà di essi ha avuto modo di esservi coinvolto. In questo senso risulta utile forse leggere anche l’interessante intervento dell’ing. Mauro Cappello su Ediltecnico.it la scorsa primavera.

Parte oggi fino al 12 settembre l’edizione numero 59 del Congresso nazionale degli Ingegneri d’Italia che si terrà a Caserta. All’appuntamento annuale tutti e 106 gli Ordini provinciali per una rappresentanza di quasi 240.000 iscritti.

 

Per chi fosse interessato a seguire i lavori dei delegati, sul sito ufficiale del Congresso è stata predisposta una pagina per seguire in diretta video in streaming l’intera manifestazione. Occorre semplicemente registrarsi per accedere alle web-cam posizionate nelle sale congressuali (vai alla pagina dedicata sul sito del Congresso nazionale degli Ingegneri).

 

Ma di cosa si parleranno gli Ingegneri?

Saranno molti i temi di cui si discuterà durante la tre giorni congressuale. Certamente a tenere banco, almeno il primo giorno, sarà il nuovo regolamento per gli Ingegneri. Come ha dichiarato Giovanni Cardinale del CNI, “è impensabile immaginare che le nostre regole siano ancora quelle di un secolo fa”.

 

Scarica il programma definitivo del 59° Congresso nazionale degli Ingegneri

 

E, allora, via libera al problema della rappresentanza e della regolamentazione all’interno degli Ordini. Senza dubbio, poi, si parlerà anche delle proposte avanzate dalla componente degli ingegneri iscritti alla sezione B dell’albo, di cui abbiamo dato ieri in anteprima la notizia.

 

I grandi temi dell’industrializzazione del cantiere, delle nuove regole per gli appalti pubblici in Europa e il ruolo dell’ingegnere italiano in un’epoca di forte internazionalizzazione saranno altri aspetti certamente affrontati dai membri del CNI e dai delegati che interverranno a Caserta.

 

Circa l’attualità, invece, gli Ingegneri si interrogheranno sull’operato del Governo Renzi in questo periodo. Il presidente del CNI, Armando Zambrano, ha già avuto modo di dire che la pazienza per gli annunci senza i fatti si sta esaurendo.

 

Sul decreto Sblocca Italia, per esempio, Zambrano commenta sconsolato: “aspettiamo ancora un testo definitivo, ma vedo che in questi mesi molte norme sono entrate nelle bozze dei provvedimenti del Governo per poi uscirne”.

 

E sull’aspetto, già affrontato l’anno scorso al Congresso di Brescia, relativo all’aumento di responsabilità dei professionisti nelle asseverazioni in tema edilizio, per ridurre il numero delle autorizzazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione, il numero uno del CNI parla sostanzialmente di un lavoro lasciato a metà e poi abbandonato dal Governo.

 

Il tema principale, attorno al quale verterà il dibattito congressuale dei circa mille delegati attesi sarà quello delle smart city. Non a caso, infatti, la tavola rotonda dedicata si chiamerà Officina Città e il motto stesso del Congresso testimonia l’attenzione che gli Ingegneri rivolgono al nuovo concetto di città: Il Futuro, oggi. Crescita, Sostenibilità, Legalità.

Un percorso di studio ad hoc, realizzato in seno alla Scuola superiore di alta formazione per l’Ingegneria, per consentire il passaggio alla sezione A dell’albo, riservata agli ingegneri magistrali, da parte degli ingegneri iscritti alla sezione B.

 

È questa, forse, la più importante e nuova richiesta che gli ingegneri triennali faranno nel corso del prossimo Congresso nazionale, che si terrà a Caserta dal 10 settembre prossimo, contenuta in un documento che sarà letto durante l’evento e che anticipiamo ai nostri lettori (leggi l’intervento Analisi sui possibili miglioramenti della professione di ingegnere di primo livello).

 

L’analisi, che porta la firma dell’ing. Luigi Grimaldi, coordinatore della Commissione Ingegneri sezione B dell’ordine della provincia di Napoli, evidenzia come tali percorsi formativi dovrebbero tener conto sia degli anni di esperienza maturata durante i percorsi lavorativi e professionali dei candidati e dai crediti ottenuti dai corsi di professionalizzazione specifica.

 

Il passaggio nella sezione A, continua il documento, avverrebbe previo superamento dell’Esame di Stato.

 

I laureati triennali, denunciando ancora una volta il danno che è stato loro causato dall’apposizione dell’aggettivo iunior, un titolo professionale, si legge nella relazione, “dai contorni offensivi”.


Le altre criticità rilevate

L’analisi si sofferma brevemente anche su altri aspetti della professione che, secondo l’opinione degli ingegneri triennali, provocano una ingiusta discriminazione rispetto ai colleghi magistrali.

 

Per esempio, l’abilitazione all’insegnamento, continua il documento, è attualmente interdetta ai laureati di primo livello in genere “e non se ne comprende il perché visto che il percorso universitario di primo livello porta al conseguimento di una Laurea”.

 

Altro punto dolente su cui gli ingegneri di primo livello insistono nel chiedere una soluzione è l’esclusione dai concorsi pubblici e sul quale si sono avute anche nel recente passato delle feroci polemiche tra gli stessi ingegneri.

 

Attendiamo ora ulteriori sviluppi di questo dibattito che, riteniamo, possa essere ulteriormente approfondito e discusso proprio in occasione dell’imminente Congresso nazionale degli Ingegneri d’Italia.

Parte domani, mercoledì 24 luglio 2013, il Congresso Nazionale degli Ingegneri d’Italia giunto all’edizione numero 58. Quest’anno a ospitare i delegati degli Ordini degli Ingegneri provenienti da tutte le provincie del Paese sarà Brescia con il suo presidente, Marco Belardi, intervistato recentemente dalla nostra Redazione (leggi l’intervista al presidente Marco Belardi).

 

Durante il congresso “metteremo al centro il dibattito nazionale sulle problematiche che riguardano la crisi”. Lo ribadisce l’ing. Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

 

Tra i temi portanti ci sarà il nodo delle semplificazioni e della rapida sburocratizzazione, come ribadito recentemente proprio dallo stesso Zambrano: “Serve maggiore semplificazione. Dobbiamo in prospettiva ridurre la nostra dipendenza energetica, rivolgerci per lo sviluppo alle piccole e medie imprese che sono un riferimento importante e da sempre una forza per il nostro Paese”.

 

“Del resto – continua il numero uno del CNI – siamo perplessi, tra i tanti possibili esempi, sul fatto che ogni normativa tecnica debba passare attraverso un decreto ministeriale, con i tempi e le difficoltà che ne conseguono”. Insomma, semplificazione e “mutamenti radicali”, basi imprescindibili a dialogo e confronto.

 

Sul tappeto anche la riforma delle professioni che si realizzerà ad agosto 2013. Sfumata la proroga al 15 agosto 2014 per stipulare l’assicurazione obbligatoria professionale, che avrebbe dovuto trovare posto nella conversione in legge del Decreto del Fare, rimane dunque importante per i professionisti che esercitano la libera professione scegliere la polizza migliore, magari con l’ausilio della griglia di confronto messa a punto dal Centro Studi del CNI (leggi in proposito Assicurazione RC professionale, la griglia comparativa delle polizze per gli Ingegneri).

 

In questa video intervista, invece, Marco Belardi illustra tutte le attività e le iniziative collaterali che si terranno durante la tre giorni del Congresso Nazionale degli Ingegneri 2013.

 

L’appuntamento numero 58 con il Congresso Nazionale degli Ingegneri d’Italia è fissato dal 24 al 26 luglio a Brescia. L’evento, anticipato rispetto alla sua naturale collocazione nel mese di settembre per non coincidere con le elezioni di rinnovo dei consigli provinciali degli ordini si aprirà all’insegna dello slogan “Il Paese che vogliamo: lavoro, innovazione, opportunità”.

 

“La frase scelta per presentare il Congresso, che si terrà nella nostra città, è sicuramente d’effetto e ha lo scopo di creare attenzione e curiosità intorno a quello che si preannuncia un momento di incontro molto diverso e innovativo rispetto al passato”, esordisce così con il sano pragmatismo che caratterizza i lombardi, l’ing. Marco Belardi, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Brescia, chiamato a fare gli onori di casa per i rappresentanti della professione, che confluiranno nella città Leonessa d’Italia.

 

Raggiunto telefonicamente, l’ing. Belardi ci ha anticipato alcuni dei contenuti e delle molte novità che ci aspettano a luglio, quando i delegati degli Ordini degli Ingegneri del Paese si incontreranno per discutere della situazione e cercare di trovare una via d’uscita per il rilancio della professione e di tutta l’Italia, a cinque anni dall’inizio della crisi economica.

 

Ingegneri. Telegraficamente, può declinarci i tre temi dello slogan coniato per il prossimo Congresso?
Marco Belardi. Si parte dal lavoro che, oggi in modo dolorosamente attuale, è un tema al centro del dibattito e che non riguarda solo le professioni tecniche ma larghissima parte della società del Paese. Sul tavolo ci sono diversi temi da sviluppare: le prospettive dopo la riforma delle professioni, l’evoluzione dei contratti di lavoro e i primi risultati della Riforma Fornero, per esempio. Andando sul particolare, dedicheremo attenzione alle modalità di riorganizzazione delle piccole e piccolissime strutture professionali degli studi anche attraverso il sistema delle reti di impresa.
L’innovazione, invece, è la chiave di volta da cui deve ripartire l’intera nostra categoria per diventare il fulcro per fare ripartire il Paese.

 

Ingegneri. E poi le opportunità, ma quali?
MB. Vorremmo che la crisi che colpisce il nostro Paese non venisse letta sempre e solo in chiave negativa. In altri termini, il mio auspicio è che con l’imminente Congresso si possa dare un messaggio positivo di speranza in un momento obiettivamente difficile come quello che ci troviamo a vivere. Interpretare questa crisi non come il “canto del cigno” del nostro modello sociale e di mercato, ma come la base da cui ripartire per lavorare insieme e costruire qualcosa di importante per gli ingegneri e per i cittadini italiani.

 

Ingegneri. Proprio riferendosi al prossimo Congresso, lei ha posto l’accento sulla sua “diversità””rispetto al passato.
MB. Il 58° Congresso presenterà una nuova formula di confronto e discussione. L’elemento principale sarà quello delle tavole rotonde a tema. Abbiamo individuato cinque argomenti che saranno moderati da un chairman e discussi da relatori di altissimo livello, sui quali devo ancora mantenere il riserbo. L’organizzazione di questi momenti di incontro è stata affidata allo Studio Ambrosetti, lo stesso che da anni organizza il Forum economico di Villa d’Este a Cernobbio, appuntamento ormai tradizionale e noto a livello internazionale.

 

Il prossimo congresso non sarà autoreferenziale ma si aprirà al mondo dell’economia, del lavoro, all’industria e ai sindacati. Rappresentanti di tutte queste categorie sono stati invitati a intervenire e a discutere con noi ingegneri sugli strumenti da mettere in campo per trovare una soluzione condivisa. Durante il Congresso, inoltre, sarà presentata una ricerca effettuata dal Centro Studi del CNI sulla semplificazione della pubblica amministrazione, elemento estremamente sensibile e di grande interesse per tutti i professionisti che si trovano a dovere interloquire con gli enti locali.
Infine è stato ripensata anche la modalità di interazione tra pubblico e relatori con una diversa interazione rispetto al modello classico palco-platea e un maggiore grado di interazione tra i partecipanti.

 

Ingegneri. Come padrone di casa cosa si augurerebbe di dire ai delegati? In altri termini, cosa spera possa accadere in positivo da qui all’inizio del Congresso Nazionale?
MB. Sono consapevole che all’apertura dei lavori del Congresso avrò di fronte un migliaio di colleghi con il morale sotto i tacchi! Il mio auspicio, senza nasconderci la difficoltà estrema del momento, è quella di poter convincere gli ingegneri che in un momento negativo occorra produrre sentimenti positivi e di energia. L’errore più grande sarebbe quello di cadere nel vittimismo o, peggio, lasciarsi andare all’autocommiserazione.
Vorrei trasmettere ai delegati la mentalità, tipicamente bresciana, del fare e del lavorare, puntando su alcuni aspetti che possono trasformarsi in opportunità.

 

Ingegneri. Quali?
MB. La semplificazione delle procedure e dei rapporti con la pubblica amministrazione, innanzitutto, prendendo spunto dalla presentazione della ricerca del Centro Studi del CNI di cui ho accennato prima. Ma, sempre con riferimento alla p.a., ribadirò la necessità di mettere finalmente in pratica le norme sulla condivisione delle informazioni e l’open data.
Infine, ma non per questo meno importante, auspicherò un intervento sulle infrastrutture e sulle soluzioni di prevenzione che si possono mettere in campo per limitare i danni derivanti dai terremoti o dal dissesto idrogeologico e che vedono le professioni tecniche, e gli ingegneri in particolare, in prima linea grazie alle loro competenze e conoscenze specifiche. Ecco, tutte queste sono solo alcune delle opportunità che possono contribuire ad arrestare la crisi e fare ripartire il Paese.

 

Ingegneri. Giovani professionisti e crisi. Davvero secondo lei la libera professione sta perdendo appeal tra i giovani ingegneri neolaureati?
MB. Il discorso è complesso e meriterebbe una trattazione più ampia e articolata di una intervista. In ogni caso, il sistema ordinistico è in buona salute sia a livello locale che nazionale. Dal 2000, per esempio, il numero degli ingegneri iscritti all’Ordine che presiedo è passato da 2.000 a 4.000 unità. A livello di Consiglio nazionale, oggi gli ingegneri sono 250.000. Ma non solo, anche l’età media è scesa ed oggi la metà degli iscritti ha meno è di 40 anni.
Se andiamo nel dettaglio, la situazione degli ingegneri è particolare. Per l’iscrizione al nostro albo e quindi per l’esercizio della professione sono richiesti, a oggi, solo due requisiti: la fedina penale “pulita” e il superamento dell’Esame di Stato, che viene superato nel 95% dei casi al primo tentativo. Non c’è obbligo di fare tirocinio e, quindi, superato l’esame di stato, è possibile procedere all’iscrizione.

 

Ingegneri. Quindi?
MB. Oggi, in assenza di ammortizzatori sociali e un’offerta di lavoro in caduta libera accade che un giovane laureato in ingegneria e abilitato alla professione, pensi di aprire subito partita IVA per cercare di ottenere qualche lavoro. In effetti la possibilità di maturare la necessaria esperienza, pur in assenza di tirocinio, svolgendo per qualche anno attività presso uno studio professionale o un azienda, come accadeva fino a dieci anni fa, priva il giovane professionista di quel naturale sistema di “protezione” determinato dalla possibilità di operare “con le spalle coperte” da qualche collega più anziano… Personalmente ho ben chiare le difficoltà che stanno attraversando i giovani ingegneri, se si pensa che metà degli iscritti al mio Ordine hanno meno di 40 anni. Nel futuro ci potranno essere anche dei riflessi a livello previdenziale, considerando che gli iscritti alla cassa aumentano, ma hanno capacità contributive sempre più basse: il rischio è quello di percepire al momento della pensione delle cifre modeste o modestissime.
E di tutto questo, una parte di responsabilità andrebbe addebitata anche al mondo universitario, ma non vorrei fare polemica.

 

Ingegneri. La faccia, invece!
MB. Il problema non è nuovo e non sono io che lo scopro. Le Università continuano a sfornare laureati con competenze specifiche che non sono determinate dalle esigenze di mercato ma più spesso, purtroppo , da quelle interne agli atenei. A Brescia, per esempio, continuiamo ad avere un numero di neolaureati in ingegneria civile ben superiore alla capacità di assorbimento del mercato, in crisi profonda da anni, mentre invece mancano ingegneri preparati per settori trainanti quali quello energetico o biomedicale che faticano a reperire sul mercato del lavoro tecnici preparati.

 

Ingegneri. Una domanda sulla riforma delle professioni non può mancare …
MB. La mia impressione è che la riforma delle professioni che sarà operativa da agosto di quest’anno sia stata realizzata operando una generalizzazione e progettata ritenendo che tutte le professioni siano uguali, quando, invece, non è affatto così!

 

Ingegneri. A cosa si riferisce di preciso?
MB. Sono molti gli aspetti toccati dalla riforma: dalla suddivisione tra gli organi direttivi e quelli disciplinari degli ordini, alla formazione continua permanente, dall’obbligo di assicurazione RC professionale obbligatoria a quello del preventivo scritto. Alcuni di questi aspetti vanno contro al concetto stesso di “libera” professione. Per fare un esempio, la legge impone l’obbligo della formazione continua, ma qualsiasi professionista degno di tale nome sa già, senza che sia una prescrizione di legge a costringerlo, quanto sia essenziale l’aggiornamento periodico delle proprie competenze. In questo senso, sarebbe stato meglio affiancare al sistema dei crediti uno strumento di validazione delle competenze, magari realizzata dall’Ordine su base volontaria degli iscritti.
E ancora, la riforma impone l’obbligo (un altro!) della stipula di un’assicurazione obbligatoria per gli iscritti all’Ordine. A mio avviso si tratta, per gli ingegneri, di un elemento che non rispecchia la reale situazione del nostro ordine.

 

Ingegneri. Si spieghi …
MB. Qualsiasi ingegnere che svolga attività sottoposta a riserva di legge è già coperto dalle adeguate e necessarie polizze assicurative che, ovviamente, vanno a tutelare l’interesse del professionista ma anche della committenza. Ma non tutti gli ingegneri che risultano iscritti all’Ordine svolgono attività di libera professione che richiedono la stipula di coperture assicurative … quindi chi deve obbligatoriamente assicurarsi? Chi esercita la libera professione o tutti gli iscritti all’Ordine, a prescindere dalla loro reale attività? Torno a ripetere, l’impressione è che la riforma sia stata scritta pensando che le professioni ordinistiche siano tutte uguali, e invece non è così.

 

Intervista a cura di Mauro Ferrarini (la versione integrale dell’intervista al presidente Marco Belardi sarà pubblicata sul n. 3/2013 della rivista Ingegneri)