La nascita del nuovo profilo Esperto in edilizia sostenibile è frutto di un accordo tra l’Istituto per l’innovazione e trasparenza degli appalti pubblici e la compatibilità ambientale (ITACA), dall’Agenzia CasaClima e dall’Agenzia Certing.

Il 21 ottobre 2020 è prevista la prima sessione d’esame per il rilascio della certificazione per le nuove figure professionali dal profilo esperto in edilizia sostenibile. A conclusione della prima sessione d’esame l’Agenzia Certing attiverà l’iter di accreditamento che presumibilmente si concluderà all’inizio del 2021.

La certificazione ha validità triennale.

Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e quali sono i livelli di certificazione.

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Perché una figura dedicata all’edilizia sostenibile?

La risposta viene dall’agenzia Certing che sottolineando le criticità che il settore delle costruzioni e dell’edilizia presenta, evidenza che a livello locale e globale (dall’ONU all’OCSE, dalla UE alle Regioni, fino ai Comuni) Enti e Istituzioni promuovono l’uso di indicatori e di protocolli di sostenibilità ambientale per intervenire nella gestione e nel governo del territorio.

Inoltre il Codice degli Appalti (Dlgs. n. 50/2016) impone alle pubbliche amministrazioni il perseguimento degli obiettivi del Piano d’azione Nazionale per la sostenibilità ambientale dei consumi attraverso l’adozione, anche per il settore edilizio, dei Criteri Ambientali Minimi (CAM).

A tal proposito nasce la certificazione dell’Esperto in Edilizia Sostenibile Italiana, che rappresenta un’evoluzione della tradizionale figura del progettista nel settore edile-impiantistico e delle infrastrutture. Un professionista che ha sviluppato le competenze per effettuare scelte e valutazioni sulle caratteristiche morfologiche di edifici, manufatti e infrastrutture; sulla scelta dei materiali; sul consumo di risorse energetiche ed ambientali; sul ciclo di vita; sugli impatti ambientali associati alle opere ed è in grado di gestire i processi di certificazione degli edifici secondo i protocolli CasaClima e/o ITACA.

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Esperto in edilizia sostenibile: quali sono i livelli di certificazione?

La certificazione è rivolta a tutti quei professionisti (ingegneri, architetti, geometri e periti) che applicano i protocolli ITACA e CasaClima e consentirà ai professionisti che adottano i protocolli dei due enti nazionali, di vedere riconosciute le loro competenze nel settore dell’edilizia sostenibile secondo lo standard UNI CEI EN ISO/IEC 17024.

I livelli di certificazione sono tre: base, avanzato e master.

La certificazione di livello base si rivolge ai professionisti con competenze sul processo di progettazione e consulenza energetico ambientale in ambito edilizio e relativa gestione dei processi di certificazione.

Possono conseguire il livello avanzato i titolari della qualifica di ispettore ITACA oppure di esperto Senior CasaClima.

Mentre i professionisti con competenze ed esperienze trasversali in entrambi i metodi, potranno ottenere la certificazione di livello master.

Esperto in edilizia sostenibile: un accordo Agenzia CasaClima, Itaca e l’Agenzia Certing

Ulrich Klammsteiner, Direttore tecnico dell’Agenzia CasaClima, ha dichiarato:

“Avere la possibilità di certificarsi come esperti in grado di valutare l’impatto delle proprie opere sull’ambiente è un aspetto a cui un professionista preparato, in un momento come questo, non può rinunciare…Con la diffusione dei protocolli volontari di certificazione ambientale degli edifici ITACA e CasaClima e l’emanazione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) da parte del Ministero dell’Ambiente, abbiamo ritenuto utile unire le forze di due enti pubblici e di creare un sistema unico rivolgendosi a Certing, il partner giusto in quanto da anni lavora nell’ambito della certificazione dei professionisti”.

Giuseppe Iiritano, Presidente del Comitato promotore del protocollo ITACA, ha sottolineato:

“la sostenibilità ambientale degli edifici è un tema di grande innovazione ed attualità all’ordine del giorno delle politiche europee ed internazionali. ITACA, Casaclima e Certing sono impegnate e pronte a sostenere e dare attuazione agli indirizzi nazionali e regionali in materia, realizzando uno strumento straordinario per rafforzare e certificare le capacità e le competenze dei professionisti, così da valorizzarne il ruolo quali attori protagonisti in un settore chiave per la nostra economia. Progettare sostenibile dovrebbe essere insito nell’attività dei tecnici e dei professionisti che operano sul territorio, è necessario riconoscere ed enfatizzare il valore aggiunto di chi ha colto l’imprescindibile legame esistente tra la progettazione di un’opera e l’attenzione per la sostenibilità ambientale, economica e sociale.”

Per il Presidente dell’Agenzia CertingGaetano Attilio Nastasi:

 “Obiettivo dello schema messo a punto è la valorizzazione sul mercato dei protocolli nazionali di sostenibilità in edilizia e la loro specificità rispetto a quelli dei grandi player esteri. Compito di Certing sarà quello di validare le conoscenze dei tecnici qualificati e formati secondo i requisiti previsti da CasaClima e ITACA e portare in accreditamento lo schema secondo lo standard ISO UNI EN 17024, in modo che sia conforme a quanto richiamato dai decreti sui Criteri ambientali minimi (CAM)”.

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Sicurezza e sostenibilità certificate ai massimi livelli per i prodotti dell’impianto Calcestruzzi di Genova Chiaravagna. Il sito produttivo ligure, che fornisce l’importante cantiere del Ponte di Genova, ha infatti ottenuto la certificazione internazionale CSC – “Responsible sourcing certificate for concrete and its supply chain” rilasciata dal Concrete Sustainability Council, il più importante organismo di certificazione internazionale nell’ambito della sostenibilità nel settore dei materiali da costruzione.

Lo schema CSC certifica il processo di approvvigionamento responsabile su tutta la filiera di produzione secondo i principi base della sostenibilità e nel rispetto di cinque categorie di crediti:

  1. pre-requisiti,
  2. gestione,
  3. sostenibilità ambientale,
  4. sostenibilità sociale
  5. sostenibilità economica.

L’obiettivo è quello di validare l’intera filiera di processo: dal trasporto al riciclo delle materie prime. Il tutto nel segno della massima trasparenza per garantire prodotti performanti nonché filiere sicure, responsabili e sostenibili.

Per il cemento e il calcestruzzo utilizzati per il Ponte di Genova, c’è quindi una continuità certificata di qualità, durabilità, sicurezza e sostenibilità: si parte dalla cementeria Italcementi di Calusco d’Adda (BG) da dove proviene il semilavorato (impianto che ha recentemente conseguito la stessa certificazione CSC), passando per l’impianto Italcementi di Novi Ligure (AL) dove viene macinato il cemento che si caratterizza per l’elevata sostenibilità grazie al materiale proveniente dal ciclo produttivo dell’acciaio (circa 40%) e al basso livello di emissioni di CO2 (circa il 30% in meno di un cemento tradizionale), arrivando infine all’impianto Calcestruzzi di Genova Chiaravagna.

Questo risultato si aggiunge a quelli già ottenuti da Italcementi e Calcestruzzi sul fronte della sostenibilità, come ad esempio la nuova gamma dei calcestruzzi green Eco.build in grado di soddisfare le richieste del Green Procurement, la disponibilità dell’EPD (la Dichiarazione Ambientale di Prodotto) per i diversi tipi di cemento e calcestruzzo, il calcestruzzo drenante i.idro DRAIN che rispetta il ciclo naturale dell’acqua e il cemento “mangiasmog” che contribuisce a migliorare la qualità dell’aria.

Calcestruzzi e Italcementi: 67 mila mc di cls per il nuovo Ponte Genova

Complessivamente saranno resi disponibili per il rifacimento del ponte circa 67 mila mc di calcestruzzo.

Fondamentale è stata la collaborazione con la filiera: da una parte l’impresa di costruzioni Salini Impregilo e l’architetto progettista Renzo Piano, che ha avuto parole di apprezzamento per le competenze di Italcementi e di Calcestruzzi, ricordando anche la collaborazione “di eccezionale livello” durante la realizzazione della sede della Fondazione Niarchos ad Atene.

Importantissimo anche l’aspetto legato alla sicurezza, dove si lavora giorno dopo giorno rispettando i massimi requisiti previsti a tutela dei lavoratori: nel complesso cantiere del nuovo Ponte procedono, infatti, insieme la costruzione della nuova infrastruttura e la demolizione di quella vecchia rimasta.

Un cantiere dove si intrecciano le migliori competenze dell’industria italiana delle costruzioni, per ridare alla città di Genova un collegamento essenziale per il suo tessuto sociale ed economico.

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La UNI/PdR 74:2019 sui requisiti sistema di gestione BIM è entrata in vigore il 18 dicembre 2019. Prima di giungere alla pubblicazione, è stata avviata una fase di consultazione pubblica con termine fissato al 17 ottobre 2019.

Lo scopo della UNI/PdR 74:2019 sui requisiti sistema di gestione BIM è quello di promuovere un modello di gestione per le organizzazioni, in ottica BIM, dell’intero processo che condotto in maniera “tradizionale” e sequenziale comporterebbe una perdita delle conoscenze ad ogni passaggio di informazioni e documentazione tra le parti.

Difatti la prassi di riferimento in questione definisce i requisiti di un Sistema di Gestione BIM (SGBIM) che un’organizzazione deve attuare per migliorare l’efficienza del processo di programmazione, progettazione, produzione, esercizio ed eventuale dismissione dell’opera, con l’obiettivo di fornire elementi funzionali alla certificazione del sistema di gestione BIM dell’organizzazione, sia che si tratti di un affidatario sia di un committente.

La UNI/PdR 74:2019 risulta coerente con la UNI EN ISO 9001:2015. In tal modo le organizzazioni che attuano un Sistema di Gestione per la Qualità (SGQ) possono agevolmente integrare il sistema di gestione BIM.

L’UNI precisa che la certificazione di SGBIM può supportare gli adempimenti preliminari in merito all’atto organizzativo così come previsto dall’art. 3 comma 1 lettera c, del DM 560/2017, che recita:

Art. 3, comma 1 – Adempimenti preliminari delle stazioni appaltanti

L’utilizzo dei metodi e strumenti di cui all’articolo 23, comma 13, del codice dei contratti pubblici è subordinato all’adozione, anche a titolo non oneroso, da parte delle stazioni appaltanti, di:

a) un piano di formazione del personale in relazione al ruolo ricoperto, con particolare riferimento ai metodi e strumenti elettronici specifici, quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture, anche al fine di acquisire competenze riferibili alla gestione informativa ed alle attività di verifica utilizzando tali metodi;

b) un piano di acquisizione o di manutenzione degli strumenti hardware e software di gestione digitale dei processi decisionali e informativi, adeguati alla natura dell’opera, alla fase di processo ed al tipo di procedura in cui sono adottati;

c) un atto organizzativo che espliciti il processo di controllo e gestione, i gestori dei dati e la gestione dei conflitti.

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UNI/PdR 74:2019. Cosa si intende per Sistema di Gestione BIM?

Il sistema di gestione BIM, i cui requisiti sono definiti nella prassi di riferimento UNI/PdR 74:2019, è inteso come sistema di gestione digitalizzato di un’organizzazione supportato dall’information management, che un’organizzazione deve mettere in atto per migliorare l’efficienza del processo digitalizzato di programmazione, progettazione, produzione, esercizio e manutenzione, ed eventuale dismissione del cespite immobile.

Con la prassi di riferimento vengono individuati gli elementi di supporto necessari per implementare il sistema di gestione, ovvero come fornire le risorse necessarie per l’istituzione, l’attuazione, il mantenimento e il miglioramento continuo del sistema di gestione BIM.

Nel documento prassi sono indicati tutti gli elementi utili per la valutazione delle prestazioni, in particolare Audit interni a cadenza pianificata e il riesame del sistema di gestione BIM dell’organizzazione, per assicurarne la continua idoneità. Un supporto per le fondamentali strategie di digitalizzazione messe in atto dalle organizzazioni operanti nel settore.

Quando si parla di BIM è necessario sottolineare che la normativa è ancora in fase di definizione ed evoluzione. Con tale prassi si fa un passo in avanti delineando uno schema di certificazione a partire dalla ISO 9001.

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Il metodo BIM: coinvolgimento e condivisione nell’organizzazione

L’organizzazione deve comprendere il livello di attuazione del metodo BIM che è in grado di attuare e tenerne conto nella pianificazione del miglioramento.

Va ribadito che il modello tridimensionale di un edificio realizzato solo per pure esigenze di simulazione grafica non può essere considerato un vero e proprio ambiente di lavoro BIM. Al contrario un software BIM oriented dovrà e potrà permettere la gestione, oltre che delle geometrie, di molte altre informazioni.

Nel flusso di lavoro BIM, lo scambio dati ha un ruolo fondamentale, pertanto si tratta di un aspetto da non sottovalutare. Il dato rappresenta l’informazione, requisito prezioso del processo. Un sistema di gestione centralizzato permette di tenere traccia delle modifiche apportate così come delle condivisioni dei dati e del rilascio dei documenti ufficiali.

Tra le parti afferenti al processo, ci sono:

L’organizzazione deve individuare, oltre, alle parti interessate o coinvolte nei processi del Sistema di Gestione BIM, anche le aspettative e i requisiti di tali parti interessate.

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Lo scorso luglio il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha dato il suo OK al documento relativo le linee guida per la certificazione di idoneità tecnica all’impiego e all’utilizzo di prodotti in rete metallica a doppia torsione.

 

A darne notizia è lo stesso CSLLPP che ha reso disponibile per il download gratuito il documento in formato PDF aggiornato.


Linee guida per i prodotti in rete metallica a doppia torsione (v. settembre 2013)

 

Le Linee Guida hanno lo scopo di fornire ai tecnici ed operatori del settore, alle stazioni appaltanti ed agli organi di controllo competenti, i riferimenti normativi, teorici e sperimentali per la redazione di capitolati, per la produzione e l’utilizzo di prodotti in rete metallica a doppia torsione, nonché alcune indicazioni in merito alla durabilità ed il collaudo di opere realizzate con i suddetti prodotti con particolare riferimento alle caratteristiche prestazionali specifiche della rete metallica e delle sue applicazioni.

 

Le Linee Guida sostituiscono la Circolare del Consiglio Superiore dei lavori Pubblici n. 2078 del 27/8/1962, relativa alle “Norme da inserire nei Capitolati di lavori idraulici per la zincatura dei gabbioni di filo di ferro per difese e sistemazioni montane” e le precedenti Linee guida per la redazione di capitolati per l’impiego di rete metallica a doppia torsione di maggio 2006.

Renergies Italia ha ottenuto la certificazione Factory Inspection: l’azienda, leader nella progettazione, produzione e installazione di moduli fotovoltaici ad alta efficienza è fra le prime in Italia a conseguire questo importante riconoscimento. Forte di un sistema di gestione aziendale certificato da TÜV Italia e conforme alle ultime normative internazionali, tra cui ISO 9001, ISO 14001 e OHSAS 1800, Renergies Italia ha conseguito questi standard in anticipo rispetto ai termini previsti dal d.m. 5 maggio 2011.

La certificazione Factory Inspection in particolare, ha attestato la conformità dello stabilimento di Corridonia ai requisiti indicati dal d.m. 5 maggio 2011: secondo questo decreto (paragrafo 4.5.1.), gli impianti i cui costi di investimento siano riconducibili per almeno il 60% a una produzione europea, beneficiano di incentivi maggiorati del 10% rispetto alle tariffe standard. Di fatto, presso gli stabilimenti produttivi di Renergies Italia vengono condotte e portate a termine molte fra le più importanti operazioni richieste dalla normativa, tra cui le lavorazioni di stringatura celle, assemblaggio, laminazione, collaudo e test elettrici.

Gli accertamenti tecnici per la certificazione sono stati condotti da ICIM spa, unico ente italiano accreditato IE CEE (Conformity Testing and Certification of Electrical Equipment).
La certificazione Factory Inspection è scaricabile direttamente dal sito www.renergiesitalia.it, per consentire ai clienti che volessero accedere agli incentivi di produrla al GSE. La documentazione cita il sito produttivo dell’impianto, i dettagli sulla lavorazione e l’identificazione stessa dei pannelli.

ICIM si conferma leader nella certificazione nelle energie rinnovabili con il rilascio del primo certificato nel settore eolico in Italia: si chiama Libellula 55kW ed è il fiore all’occhiello di un’azienda interamente italiana, la Aria srl di Prato (Firenze). Libellula non è solo la prima turbina eolica certificata – in riferimento al schema specifico ICIM e alla Norma CEI EN 61400-1 – ma è anche il primo caso italiano, e uno dei pochi a livello internazionale, di certificazione emessa su una macchina finita per la produzione di energia eolica sotto i 200 kw, un segmento per il quale le associazioni di categoria da tempo richiedono uno standard di valutazione dei generatori, a garanzia di quei costruttori scrupolosi che faticano ad affermare la propria eccellenza sul mercato e nei finanziamenti dalle banche in fase di installazione.

Aerogeneratore di piccola taglia, sviluppato in Italia come evoluzione di una tecnologia di origine nordeuropea, questa particolare turbina – con ampio rotore e un’alta torre tubolare – è studiata per garantire un elevato rendimento anche con venti medio bassi e una lunga vita utile che consente il funzionamento al di fuori delle turbolenze presenti ad altezze minori. Concepita all’insegna della semplicità di installazione, può essere impiantata sia singolarmente sia in lotti creando piccoli parchi eolici, costituendo un’importante integrazione di reddito per aziende agricole, artigiane e piccole imprese o una interessante forma di investimento alternativo per società immobiliari o finanziarie, contribuendo al contempo a ridurre le emissioni e a salvaguardare concretamente l’ambiente.

Nel corso dell’iter certificativo, ICIM ha verificato qualità e completezza della progettazione della struttura, degli organi meccanici e dell’impianto elettrico, valutando inoltre la conformità del fascicolo tecnico e di tutta la documentazione necessaria alla messa in commercio della turbina. Altre prove sono state inoltre condotte sulla macchina già installata, testando direttamente l’efficacia di tutti i principali sistemi di controllo e protezione previsti anche in condizioni di funzionamento particolarmente critiche, quali ad esempio la perdita di tensione di rete, l’arresto di emergenza e l’eccessiva velocità di rotazione del rotore.

Un lavoro complesso che ha richiesto da parte di ICIM competenze interdisciplinari molto elevate che rispecchiano, a loro volta, la complessità progettuale di Libellula, un prodotto in grado di integrare aspetti elettrici, elettronici, meccanici, legati a sicurezza, funzionalità e resistenza della macchina anche in presenza di condizioni meteorologiche avverse.

Se la versatilità di Libellula 55kW e le sue caratteristiche tecniche le hanno permesso di avere un immediato riscontro sul mercato – la turbina è distribuita, tra l’altro, dalla rete di installatori Enel.Si di ENEL Green Power   è indubbio che il riconoscimento di un Ente terzo quale ICIM, con la rigorosità delle sue prove, conferisca all’azienda produttrice un importante vantaggio competitivo, oltre a svolgere un’azione di tutela dei consumatori e dell’intero settore, definendo regole e parametri qualitativi certi.

Continuiamo il lavoro di affinamento delle nostre competenze nel campo delle energie rinnovabili e siamo particolarmente orgogliosi di aver segnato una tappa importante con una certificazione nell’eolico iniziando da un’eccellenza interamente italiana – dice Gaetano Trizio, amministratore delegato di ICIM – La storia dell’eolico nel nostro Paese, nonostante alcune polemiche e situazioni non chiare nel passato, presenta molti capitoli ancora da scrivere per le grosse potenzialità non ancora pienamente sfruttate, in particolar modo per il mini e micro eolico, sia in termini di risparmio economico sia di impatto ambientale e può costituire una risorsa fondamentale solo lavorando in un’ottica di crescente efficienza, sicurezza e garanzia degli investimenti.

Con questa certificazione, che si aggiunge al recente riconoscimento delle prestazioni risultante da uno studio realizzato da RSE spa (società del GSE spa) nell’ambito dell’Accordo di Programma con il Ministero dello Sviluppo Economico – dice Manuele Morelli, presidente di ARIA – Libellula 55 diventa l’unico prodotto totalmente italiano nel suo settore a poter garantire sia ottimi rendimenti che grande sicurezza dell’investimento.

La certificazione segna l’avvio di un circolo virtuoso che può giovare all’intero comparto dell’eolico, tra le energie rinnovabili una delle meno impattanti e delle più convenienti che – grazie allo sviluppo tecnologico, al quale l’Italia contribuisce in maniera importante – porterà a breve a macchine sempre più potenti, performanti e “leggere”, in grado di riservare, per l’immediato futuro, molte sorprese positive e maggiore versatilità di applicazione.

ICIM ha sviluppato uno schema di certificazione specifico per le macchine eoliche, basandosi sulle norme CEI EN IEC 61400-1 e CEI EN IEC 61400-2 (che permettono di coprire le macchine eoliche di tutte le potenze, dal microeolico alle grandi macchine di potenza)  aggiornato a seguito dell’uscita nella seconda metà del 2010 della nuova norma IEC 61400-22 che aggiunge test prestazionali a quelli richiesti dalle norme di base. Lo standard ICIM è quindi applicabile anche al mini e micro eolico, ossia macchine in grado di produrre energia elettrica su piccola scala e per questo adatti a un uso domestico e, a copertura dell’intera filiera del settore eolico. ICIM è inoltre attrezzata per l’analisi preimpianto di siti eolici nonché per la valutazione di parchi eolici.

I protocolli di certificazione di sostenibilità del sistema edificio, come LEED, ITACA e Casaclima, sono ormai sempre più diffusi. Costruttori e progettisti, che mirano a ottenere la certificazione di sostenibilità delle proprie realizzazioni, sono chiamati a dimostrare il rispetto di una serie complessa ed articolata di requisiti. A questo punto vengono chiamati in causa anche i fornitori dei materiali da costruzione, che devono fornire adeguate garanzie di eco sostenibilità dei propri prodotti.

Per anticipare le richieste del mercato delle costruzioni, che domanderà sempre più dai propri fornitori materiali green certificati, l’ATECAP (Associazione tecnico economica del calcestruzzo preconfezionato) in collaborazione con ICMQ, ha predisposto uno schema di certificazione dei requisiti di sostenibilità per il calcestruzzo preconfezionato.
Si tratta ovviamente di un documento realizzato con scopi promozionali del prodotto calcestruzzo nei confronti delle committenze e dei progettisti. Infatti, il documento (scaricabile gratuitamente) nasce da un’analisi dei requisiti richiesti dei più diffusi schemi di certificazione di sostenibilità degli edifici, incrociata con le caratteristiche proprie del calcestruzzo preconfezionato.

Tra le caratteristiche di sostenibilità del calcestruzzo preconfezionato sono state prese in considerazione: la permeabilità all’acqua, la capacità di riflessione della radiazione solare, il riciclo delle acque di processo, contenuti di materiale riciclato e durabilità.
In allegato al regolamento vi sono inoltre le linee guida messe a punto da AITEC per il calcolo del riciclato nel cemento cui il regolamento stesso fa riferimento.

Certificazione delle caratteristiche di sostenibilità del calcestruzzo preconfezionato prodotto con metodo industrializzato (documento del 31 marzo 2011)

Per gli operatori delle costruzioni, direttori dei lavori, collaudatori, progettisti, consulenti e tecnici delle pubbliche amministrazioni, l’ICMQ, organismo di certificazione nel settore edile, ha messo a disposizione gratuitamente una applicazione  per iPhone che rende semplice e immediata la consultazione dello stato di certificazione di prodotti ed aziende, direttamente sul proprio cellulare.

Le principali funzionalità dell’applicazione sono:
1. Conoscere il tipo di certificazione di cui è in possesso un prodotto o un’azienda,
2. Conoscere lo stato di validità di un certificato e visualizzarlo in formato pdf,
3. verificare che lo scopo della certificazione copra la norma di interesse a cui un prodotto o un’azienda sono soggetti per legge (marcatura Ce o Fpc, controllo di produzione in fabbrica),
4. trovare il prodotto o l’azienda certificati da ICMQ più vicini alla propria posizione geografica nel momento in cui si effettua la ricerca,
5. conoscere l’elenco completo dei servizi offerti da ICMQ,
6. contattare in modo semplice e veloce ICMQ.

L’applicazione per iPhone si chiama ICMQ, è scaricabile gratuitamente tramite l’App store e vale per tutti i modelli di iPhone; prossimamente sarà sviluppata anche per altre piattaforme e altri smartphone