La Federazione italiana dei produttori di energia da fonti rinnovabili (Fiper) ha presentato al Ministero dello sviluppo economico alcune proposte per la promozione del teleriscaldamento a biomassa legnosa. Tali proposte si basano sul decreto interministeriale, in fase di elaborazione, relativo all’incentivazione dell’energia termica prodotta da fonti rinnovabili, ai sensi degli articoli 22, 24, 27-29 del d.lgs. 28/2011. I produttori della Fiper chiedono di privilegiare la cogenerazione, di garantire un’adeguata remunerazione alla generazione di calore, disincentivando, invece, forme di produzione di energia al di sotto del 55% di efficienza, quale ad esempio il solo assetto elettrico.

 

Incentivi in forma di conto energia per il calore prodotto dal teleriscaldamento a biomassa (art. 27-28)
Sino ad oggi la barriera burocratica e amministrativa all’ingresso per accedere al meccanismo dei Certificati Bianchi, non ha permesso alla maggioranza degli impianti di teleriscaldamento di piccole e medie dimensioni alimentati a biomassa legnosa in esercizio di poter usufruire di questa forma di incentivo. Preso atto della situazione, la Fiper propone che venga riconosciuto un incentivo feed-in a partire dall’entrata in vigore del d.m. 24 aprile 2001 Incentivi – decreti efficienza energetica.

 

I produttori propongono anche per tutti gli impianti di teleriscaldamento a biomassa esistenti al 31 dicembre 2011 che venga riconosciuto un incentivo calcolato sull’energia venduta corrispondente a:
– 0,004 euro/kWh per l’energia venduta alle utenze allacciate a reti di teleriscaldamento a biomassa nel periodo compreso tra il 2001-2005;
– 0,006 euro/kWh per l’energia venduta alle utenze allacciate a reti di teleriscaldamento a biomassa nel periodo compreso tra il 2006-2011;
Per gli impianti di teleriscaldamento inferiori ai 5 MWt di potenza installata che entreranno in esercizio a partire dal 1° gennaio 2012 un incentivo corrispondente a 0,008 euro/kWh.

 

A partire dal 1° gennaio 2012 la Fiper ritiene opportuno prevedere un incremento annuo indicizzato dell’incentivo sulla base dell’andamento dei titoli di efficienza energetica per una durata massima complessiva di 15 anni.

 

Per gli impianti che hanno già ottenuto Certificati Bianchi, l’incentivo corrispondente verrebbe rideterminato al netto del contributo acquisito attraverso i certificati bianchi già percepiti (conguaglio).

 

Incentivi in forma di certificati bianchi o T.E.E.(art.29)
L’art. 29 sui certificati bianchi fa solo riferimento agli obiettivi di risparmio energetico, senza specifiche indicazioni di raccordo con la produzione, e gli obiettivi per le FER termiche.

 

Le principali opzioni che Fiper ritiene prioritario adottare da applicare agli impianti di teleriscaldamento a biomassa superiori ai 5 MWt. di potenza installata per il conseguimento dei Certificati Bianchi sono:
– definire l’indice di prestazione energetica in funzione del potere calorifico della biomassa legnosa;
– riconoscere un adeguato coefficiente moltiplicativo dei risparmi distinto per fonte della biomassa (esempio biomassa legnosa vergine, rifiuti organici, sottoprodotti, ecc.);
– distinguere la componente di incentivo per l’efficienza da quella per la promozione delle FER in base ai criteri di contabilità della 2009/28/CE;
– prolungare la durata dei TEE da 5 a 15 anni seguendo la logica di gestione dei Certificati Verdi;
– garantire un prezzo minimo di ritiro nell’ordine attuale di 100-120 euro/TEP;
– riconoscere la durata dei Certificati Bianchi di 15 anni a tutti gli impianti ivi compresi anche quelli che già hanno già maturato detto diritto.

 

Funzionamento Fondo di garanzia (art.22)
Al fine di garantire la penetrazione del teleriscaldamento a biomassa in comuni delle zone E-F, è necessario che il legislatore intervenga sulla definizione dei requisiti di accesso al Fondo.

 

I potenziali stakeholder variano tra: piccoli comuni al di sotto dei 5.000 abitanti che gestiscono impianti in minireti; società e/o cooperative create ad hoc per medi impianti da 5-20 MWt; società con potenza termica superiore ai 20 MWt.

 

Nella fase di start-up del fondo, Fiper ritiene prioritario che vengano definite differenziazioni nei requisiti fra le varie categorie di richiedenti e delimitate le quote massime riservate alle tre classi di potenza e alle diverse tipologie di origine del calore, privilegiando la messa a punto di reti alimentate da fonti rinnovabili.

 

Si tenga conto che, data la minor densità abitativa nelle aree montane, l’incidenza del costo di realizzazione di impianti di teleriscaldamento è notevolmente superiore ad un contesto urbano maggiormente occupato e conseguentemente anche il relativo costo gestionale.

 

Trattandosi di reti di pubblica utilità finalizzate all’efficienza energetica e alla promozione delle fonti rinnovabili predisposte all’allaccio di qualsiasi utente in forma non discriminante, ed essendoci una vacatio legis, si propone di definire la parola teleriscaldamento come “attività economica privata con interesse pubblico”, svolta cioè secondo logiche imprenditoriali, in regime di concorrenza.

 

Incentivazione della co-generazione da impianti a biomassa legnosa (art.24)
Alcune regioni italiane hanno già fissato livelli minimi di rendimento per gli impianti di cogenerazione; ad esempio il Trentino Alto Adige ha definito il 70% di efficienza produttiva, Regione Lombardia il 50%. In questo modo, gli operatori sono obbligati a ridurre le ore di esercizio degli impianti per limitare la dissipazione dell’energia termica nei periodi di minor domanda.

 

Per garantire l’economicità di questi impianti, per Fiper è necessario permettere di accedere ai Certificati Verdi per un periodo più lungo corrispondente alla vita media convenzionale degli impianti stessi ma comunque per un numero complessivo di Certificati Verdi non superiore a quelli realizzabili in 15 anni di funziona mento a pieno regime.

 

Rifacimenti e ristrutturazioni di impianti di teleriscaldamento
Ribadendo l’utilizzo della biomassa legnosa per via esclusivamente meccanica all’utilizzo termico (art. 24 comma 2 punto g. linea i.) è necessario prevedere misure specifiche per rifacimenti totali o parziali (sostituzione di caldaie,reti, sottostazioni, scambiatori e serbatoi di accumulo) delle centrali di teleriscaldamento per lo meno a condizioni analoghe a quanto definito per il comparto elettrico al punto i.

 

Proposte Fiper incentivazione energia termica in riferimento d.lgs.28/2011

Il GSE ha diffuso un’informativa rivolta agli operatori con il prezzo di offerta dei propri Certificati Verdi validi per l’anno 2011. Il prezzo è di 113,1 €/MWh, al netto dell’Iva. Tale prezzo è stato calcolato come differenza tra il valore di riferimento, fissato in sede di prima applicazione dall’articolo 2, comma 148 della legge n. 244 del 24 dicembre 2007, pari a 180,00 €/MWh e il valore medio annuo registrato nel 2010 del prezzo di cessione dell’energia elettrica (articolo 13, comma 3, del d.lgs. 387/2003), pari a 66,90 €/MWh, definito dalla AEEG con la deliberazione ARG/elt 5/11.

Per quello che riguarda gli operatori di impianti alimentati con fonti rinnovabili (IAFR) il prezzo di riferimento stabilito ai sensi dell’articolo 14, comma 4 del d.m. 18 dicembre 2008, da utilizzare ai fini del calcolo della fideiussione a garanzia delle emissioni a preventivo di cui all’articolo 11, comma 5 del medesimo decreto, è pari per il 2011 a 86,17 €/MWh, sempre al netto di Iva.

In Italia le contraddizioni sono all’ordine del giorno. Capita così che pur approvando la nuova direttiva europea 2009/28/CE che impegna gli Stati membri allo sviluppo delle fonti rinnovabili, nel nostro Paese venga anche deliberata una manovra finanziaria 2010 (d.l. n. 78/20010 Misure urgenti in materia distabilizzazione finanziaria e di competitività economica pubblicato su G.U. 31 maggio 2010), il cui art. 45 cita:

Art. 45 – Abolizione obbligo di ritiro dell’eccesso di offerta di certificati verdi)
1. L’articolo 2, comma 149, della legge n. 244 del 24 dicembre 2007 e l’art. 15, comma 1, del decreto del Ministro dello sviluppo economico 18 dicembre 2008 sono soppressi.

E in particolare.
Legge 24 dicembre 2007, n. 244 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008):
Art. 2. c. 149. A partire dal 2008 e fino al raggiungimento dell’obiettivo minimo della copertura del 25 per cento del consumo interno di energia elettrica con fonti rinnovabili e dei successivi aggiornamenti derivanti dalla normativa dell’Unione europea, il GSE, su richiesta del produttore, ritira i certificati verdi, in scadenza nell’anno, ulteriori rispetto a quelli necessari per assolvere all’obbligo della quota minima dell’anno precedente di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, a un prezzo pari al prezzo medio riconosciuto ai certificati verdi registrato nell’anno precedente dal Gestore del mercato elettrico (GME) e trasmesso al GSE entro il 31 gennaio di ogni anno.

D.m. 18-12-2008 Incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, ai sensi dell’articolo 2, comma 150, della legge 24 dicembre 2007, n. 244:
Art. 15. Disposizioni per la transizione dal precedente meccanismo di incentivazione ai meccanismi di cui alla legge finanziaria 2007 e alla legge finanziaria 2008
1. Al fine di garantire graduale transizione dal vecchio ai nuovi meccanismi di incentivazione e non penalizzare gli investimenti già avviati, nel triennio 2009-2011, entro il mese di giugno, il GSE ritira, su richiesta dei detentori, i certificati verdi rilasciati per le produzioni, riferite agli anni fino a tutto il 2010, con esclusione degli impianti di cui all’art. 9, comma 2, lettera b). La richiesta di ritiro è inoltrata dal detentore al GSE entro il 31 marzo di ogni anno del triennio 2009-2011. Il prezzo di ritiro dei predetti certificati è pari al prezzo medio di mercato del triennio precedente all’anno nel quale viene presentata la richiesta di ritiro. I certificati verdi ritirati dal GSE possono essere utilizzati dallo stesso GSE per le finalità di cui all’art. 14, commi da 1 a 3.

Ma criticare la manovra così sterilmente sarebbe controproducente. Vediamo di capire cosa è successo.

Nel 2009 il ritiro dei Certificati Verdi invenduti nel 2008 ha comportato un esborso al Gestore Servizi Energetici (GSE) di circa 1 miliardo di euro. Ricordiamo che il GSE di fatto fa parte del Ministero dell’economia e delle finanze.
La spesa viene caricata come onere (630 milioni di euro per l’anno scorso) sulle bollette elettriche attraverso la componente A3, pertanto oltre a indebolirsi le casse dello Stato si impoveriscono anche quelle dei consumatori finali.

Perché il GSE deve ritirare i certificati in esubero? Non potrebbero semplicemente decadere/smettere di essere attivi che non vengono venduti nell’anno cui si riferiscono?
La risposta non è semplice, in quanto un incentivo così importante per lo sviluppo delle energie rinnovabili segue le regole del libero mercato, e quindi di domanda e offerta. Pertanto un eccesso di offerta rischia di svalorizzare in maniera irreversibile il valore dei Certificati Verdi e non rendere più appetibili investimenti nel settore delle fonti rinnovabili.

Sarebbe il caso di cambiare filosofia di mercato?
La risposta credo sia inutile scriverla. Se il ritiro dei Certificati Verdi da parte del GSE era una soluzione tampone per evitare il crollo del mercato ed individuare nel frattempo un sistema di incentivazione idoneo, questo art. 45 del d.l. 78/2010 non sembra essere la soluzione.

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari

Fonti:
Lettera aperta di Fondazione per lo sviluppo sostenibile – 4 giugno 2010
Staffetta Quotidiana – Quotidiano delle fonti di energia – 27 e 28 maggio 2010
Comunicato stampa Cogena – Manovra 2010 e Certificati Verdi – 14 giugno 2010

Le Energy Service Company (E.S.Co.), nate durante gli anni ‘70 negli Stati Uniti, sono una risposta agli aumenti del costo del petrolio. Oggi si stanno diffondendo soprattutto in parallelo allo sviluppo del concetto di risparmio energetico.
Ma ancora questo acronimo non è chiaro a molti.

Vediamo di dare un’infarinatura generale, rimandando all’articolo da cui si è tratto spunto per maggiori informazioni.

Qual è la definizione di E.S.Co.?
Essa si trova nella direttiva 2006/32/CE art. 3, comma1, che cita: la E.S.Co. è una “persona fisica o giuridica che fornisce servizi energetici e/o altre misure di miglioramento dell’efficienza nelle installazioni o nei locali dell’utente e, ciò facendo, accetta un certo margine di rischio finanziario. Il pagamento dei servizi forniti si basa (totalmente o parzialmente) sull’efficienza energetica conseguita e sul raggiungimento degli altri criteri di rendimento stabiliti.

Chi si rivolge ad una E.S.Co.?
Chiunque (azienda pubblica o privata) necessiti di una consulenza e di un investimento economico per intraprendere un’attività di riqualificazione o miglioramento energetico della propria struttura.
Una E.S.Co., nonostante si configuri come società finanziaria, è costituita da personale competente nel settore edilizio e dell’efficienza energetica degli edifici.

Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono una E.S.Co.?
Una E.S.Co. deve avere 3 caratteristiche fondamentali:
1. remunerazione in base al risparmio conseguito;
2. finanziare in toto o in parte l’investimento;
3.garantire il risparmio energetico.
Risulta evidente che la precisione delle valutazioni compiute in fase progettuale e l’abilità delle operazioni economiche condizionano il successo dell’operazione.

Il servizio della E.S.Co. viene retribuito con tutta o parte della differenza tra la spesa energetica prima e dopo l’intervento. Il periodo di pagamento (pay-back time) previsto per l’intervento viene stabilito alla firma del contratto tra la E.S.Co. e il cliente.

In quali ambiti d’intervento ci si può rivolgere ad una E.S.Co.?
miglioramento dell’efficienza energetica dell’involucro e degli impianti di produzione di calore
– realizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili e/o sistemi di cogenerazione e rigenerazione
– riduzione dei consumi energetici per illuminare ambienti interni ed esterni
– riduzione dei consumi energetici e termici per i processi produttivi
– riduzione degli apporti solari durante il periodo estivo

Finanziamento tramite terzi e servizio energia
Le modalità con cui le E.S.Co. svolgono la loro attività sono: il finanziamento tramite terzi o il servizio energia.
Il finanziamento tramite terzi prevede che il compenso delle E.S.Co. sia il totale o parziale risparmio energetico ottenuto per un numero di anni stabilito al momento della stipula del contratto.

Il servizio energia prevede che l’utente riconosca alla E.S.Co. una rata prestabilita calcolata sulla base dei consumi previsti, o precedenti se trattasi di edifici esistenti, con la possibilità di eventuali conguagli.

Cosa sono i Titoli di Efficienza Energetica?
I Titoli di Efficienza Energetica (TEE), o anche Certificati Bianchi, servono ad attestare l’avvenuto risparmio energetico. Essi sono uno degli scopi delle E.S.Co.

L’unità di misura dei TEE sono le Tonnellate Equivalenti di Petrolio (TEP): 1 TEP = 1 TEE.

Essendo obbligatorio per i principali distributori di energia attestare l’avvenuto risparmio energetico, ma non avendo sempre effettuato interventi di miglioramento dell’efficienza energetica in numero utile per ottenere i TEE necessari, è possibili acquistare i TEE da altre E.S.Co. Esiste pertanto un mercato dei titoli di efficienza energetica.

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari

Fonti: Il ruolo delle Esco in Italia di Valentina Raisa, Andrea Stocchero, Marco Zecchin (CDA – condizionamento dell’aria e, riscaldamento, refrigerazione – n.3 –marzo 2010)