Aggiornamento del 7 dicembre 2015: la rettifica e chiarimento del CNI

Gli Architetti laureati con il vecchio ordinamento dovrebbero essere ammessi a sostenere l’esame di Stato per l’abilitazione alla professione di ingegnere e conseguente iscrizione all’albo. A chiederlo ieri al Ministro dell’istruzione, Stefania Giannini, è stata una delegazione del Consiglio nazionale degli Ingegneri, guidata dal presidente Armando Zambrano, nell’ambito di un incontro sul tema della formazione e dell’accesso all’albo degli Ingegneri.

La proposta fa parte di un “pacchetto” di sette richieste che i vertici della professione hanno presentato al responsabile dell’Università, della Ricerca e dell’Istruzione che si è detto “molto disponibile ad affrontare tutte le problematiche sottoposte e le relative soluzioni suggerite”.

Anzi, c’è di più. Pare che i tempi per l’attuazione di tali misure, comprese quella che ammette anche gli Architetti del vecchio ordinamento alle prove per l’abilitazione alla professione di ingegnere, avranno dei tempi di realizzazione piuttosto brevi. “Si tratta di interventi”, spiega Zambrano, “che potranno trovare nel Ministero un importante sponsor”.

Velocemente si dovrebbe arrivare anche a una revisione delle lauree triennali che ha introdotto la suddivisione dell’albo nelle sezioni A e B e che da più di 15 anni continua a creare attriti e incomprensioni fra i laureati magistrali e quelli triennali per le rispettive competenze.

Ma quali sono le proposte che il CNI ha messo sulla scrivania del Ministro Giannini? Oltre alla questione dell’accesso degli Architetti all’esame di stato per Ingegneri, sono aperti i seguenti dossier:

– Riordino della disciplina in materia di formazione universitaria ed accesso all’Albo degli ingegneri.

– Introduzione di un tirocinio facoltativo per gli ingegneri della durata di 6 mesi.

– Promozione della stipula delle convenzioni fra Consigli nazionali e Università per la formazione continua.

– Intervento rispetto alla bad practice relativa ai docenti che svolgono il ruolo di commissari negli esami di Stato per l’abilitazione professionale.

– Intervento per accelerare la stipula della Convenzione Anvur-Quacing per il riconoscimento delle certificazioni della qualità degli accreditamenti Eur-Ace.

– Nomina dei “membri aggregati” (che intervengono nelle Commissioni per gli esami di Stato qualora manchino esperti nelle materia che formano oggetto delle singole prove), effettuata direttamente da parte degli Ordini provinciali degli Ingegneri.

Lo scorso 25 giugno, a Bologna, ingegneri e architetti si sono dati appuntamento per approfondire il tema della riconversione energetica del patrimonio immobiliare nazionale: una sfida e una grande opportunità allo stesso tempo.

 

Il seminario rientra nel progetto strategico Smart Swap Building in collaborazione con Aster, Rete Alta Tecnologia Emilia-Romagna, in risposta alla crisi che sta duramente colpendo il settore delle costruzioni per l’innesco di nuove logiche di rigenerazione utili all’intera filiera.

 

Durante l’incontro si è discusso sulle scelte normative, progettuali e costruttive per il risparmio energetico e il comfort ambientale.

 

A distanza di qualche giorno, sul sito Sistema Edificio | Edifici a Sistema sono stati pubblicati gli atti del convegno e gli interventi di tutti i relatori.

 

È possibile scaricare tutta la documentazione a questo link

Si intitola Riconversione di uno stock immobiliare caratterizzato da alti livelli di efficienza energetica, comfort abitativo e sicurezza dell’involucro edilizio la giornata di formazione per Ingegneri e Architetti, che si terrà il prossimo 25 giugno presso lo Sheraton di Bologna e vedrà la partecipazione, tra i relatori, di personalità di spicco e chiara fama nel settore delle costruzioni.

 

L’evento, accreditato dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Bologna con il riconoscimento di 3 CFP per ciascuna delle due sessioni della giornata (mattutina e pomeridiana), sarà l’occasione per riflettere sulla necessità, nel momento presente, di riconvertire lo stock immobiliare del nostro Paese per trasformare edifici obsoleti e poco efficienti in strutture sostenibili.


L’attuale congiuntura finanziaria, infatti, riconosce nella riqualificazione del patrimonio edilizio esistente un efficace volano per il rilancio della crescita del sistema Paese. La contrazione del mercato immobiliare ha generato una significativa quantità di patrimonio invenduto, incapace di essere assorbito, in attesa di adeguate politiche di valorizzazione.

 

Quello che ancora manca è una politica di riconversione del patrimonio edilizio sistemica e condivisa a livello territoriale, mentre a oggi, purtroppo, le risposte sono sempre parziali e dipendenti dalla lungimiranza dei pochi.

 

Durante la giornata interverranno, tra gli altri, il prof. Marco Savoia che tratterà delle tecniche per il miglioramento e l’adeguamento sismico; l’arch. Paolo Rinaldi, il cui intervento sarà incentrato sul progetto del recupero energetico e l’utilizzo della tecnologia termoriflettente; il presidente di AiCARR, Michele Vio, che parlerà della gestione integrata di più fonti energetiche alla luce della legislazione attuale e Andrea Ceoletta di Harley & Dikkinson il cui contributo è intitolato Le risorse economiche per riqualificare. Troviamole con nuovi Strumenti Finanziari.

 

Molti altri sono gli interventi in programma e invitiamo i lettori a consultare la locandina del programma completo e a iscriversi per partecipare gratuitamente a un evento davvero strategico per la formazione professionale dei tecnici.

In tutte le Regioni italiane dove sono stati istituiti gli elenchi dei certificatori energetici degli edifici, quello dell’Ingegnere risulta il titolo presente in percentuale maggiore rispetto ad Architetti, Geometri e Periti industriali.

 

A diffondere questo dato interessante sulla distribuzione delle professioni tecniche all’interno della qualifica di certificatore energetico è il CTI, che ha recentemente pubblicato il Rapporto 2013 sulla Certificazione Energetica degli Edifici (leggi il post dell’ing. Ninarello su Ediltecnico.it Pubblicato il Rapporto 2013 sulla Certificazione energetica degli edifici).

 

Le presenze più massicce negli elenchi regionali dei certificatori energetici si trovano in Sicilia e a Trento, dove il 46, 7% e il 62,8%, rispettivamente, è rappresentato da Ingegneri.

 

In tutte le altre Regioni italiane, la quota di certificatori energetici con una laurea in Ingegneria non è mai inferiore al 30% (38% in Emilia-Romagna e Liguria, 34% in Veneto e 31% in Lombardia e Piemonte).

 

Con l’esclusione dell’Emilia-Romagna, dove sono presenti con una minima percentuale dello 0,68% del totale, in nessun elenco regionale risultano iscritte come certificatori energetici le ESCO.

 

Complessivamente il numero degli iscritti ai registri istituiti dalle Regioni sono circa 48.000 (dati aggiornati al 1° marzo 2013). Il maggior numero di certificatori energetici si trova in Toscana, il cui elenco contiene 14.794 nominativi, l’elenco più scarno è quello della Provincia di Trento dove si trovano “solo” 596 certificatori iscritti.

 

A Bolzano, invece, l’Agenzia CasaClima è l’ente certificatore che certifica gli edifici e rilascia il Certificato di prestazione energetica. Quindi non esiste alcun elenco provinciale di tecnici certificatori energetici. Esiste solamente una lista di Auditors autorizzati che vengono chiamati direttamente dall’Agenzia CasaClima per svolgere gli audit sui cantieri. Tutti gli altri controlli sono effettuati direttamente dall’Agenzia CasaClima.

 

Anche in Puglia non c’è alcun elenco, anche perché con la sentenza 2426/2010 il TAR regionale, in risposta al ricorso proposto dell’Ordine degli Ingegneri delle province di Bari, Lecce, Taranto e Foggia, ha annullato i provvedimenti del regolamento regionale 10/2010. Per questo motivo la Regione Puglia ha deciso di sospendere la gestione dell’elenco regionale dei certificatori energetici e sta lavorando su una nuova procedura per consentire ai soggetti titolati l’inoltro delle attestazioni energetiche degli edifici.

In tema di opere idrauliche la competenza per la direzione lavori è esclusiva degli Ingegneri con esclusione degli Architetti. È questa la conclusione a cui sono arrivati i giudici del T.A.R. Puglia e commentata dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri (scarica il testo integrale della circolare del CNI n. 243 del 1° luglio 2013 con anche il testo della sentenza del T.A.R. Puglia).

 

La decisione del tribunale amministrativo pugliese prende le mosse dal ricorso presentato dagli Ingegneri degli Ordini delle Provincie di Brindisi e Lecce contro la decisione degli enti locali di affidare la direzione dei lavori e il coordinamento in materia di sicurezza nella fase esecutiva relative all’ampliamento delle rete idrica comunale ad un architetto  (leggi anche Progettazione reti idriche, spetta all’Ingegnere)..

 

Gli impianti della rete urbana di condotta e distribuzione dell’acqua sono, per i giudici pugliesi “non sono riconducibili all’ambito dell’edilizia civile, ma piuttosto rientrano nell’ingegneria idraulica, dunque oggetto riservato alla professione di Ingegnere“.

 

La sentenza, inoltre, contiene alcune interessanti considerazioni.

 

Dopo aver evidenziato che non sussiste una completa equiparazione delle competenze di architetti ed ingegneri, sottolinea che l’art.51 del r.d. 2537/1925 dedicato alla professione di ingegnere, prevede una competenza di carattere generale, comprendente interventi di vario tipo, riconoscendo in senso lato una abilitazione che racchiudeogni forma di applicazione delle tecniche relative alla fisica, alla rilevazione geometrica ed alle operazioni di estimo”.

 

L’art.52 del regio decreto 2537/1925, relativo agli architetti, delimita invece la loro competenza alle sole “opere di edilizia civile”.

 

Il T.A.R., inoltre, chiarisce come “i principi suddetti – oltre che per la progettazione – non possono non valere anche per la direzione lavori”, dato che le disposizioni del Codice dei contratti pubblici non incidono sul riparto di competenze tra le diverse figure professionali.

 

Rimane, dunque, riservata alla competenza generale degli ingegneri (con conseguente esclusione degli architetti) – prosegue il giudice amministrativo la progettazione di:

1. Costruzioni stradali,

2. Opere igienico-sanitarie,

3. Impianti elettrici,

4. Opere idrauliche,

5. Operazioni di estimo,

6. Estrazione di materiali,

7. Opere industriali.

Dialogo, questa è la parola chiave che ha messo d’accordo tutti i relatori seduti intorno al tavolo della conference organizzata da Fondazione Promozione Acciaio lo scorso 3 aprile 2013, patrocinata dal Consiglio Nazionale degli Architetti, dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, dall’Ordine degli Ingegneri e Ordine degli Architetti della provincia di Milano e dal Politecnico di Torino. Convegno che ha dato vita ad un confronto diretto tra architetti e costruttori sul tema dell’utilizzo dell’acciaio nel comparto Building.

 

Gli Architetti Silvio D’Ascia, Alfonso Femia, Piero Lissoni, ed i costruttori Danny Bagarolo (Bit Costruzioni) e Luca Benetti (Stahlbau Pichler) sono i protagonisti di un dibattito che ha, in conclusione, mostrato come il nostro Paese sia pronto a “far fruttare” al meglio le caratteristiche di un materiale amato dai più grandi progettisti nel mondo.

 

Grazie a questo confronto diretto tra progettisti e costruttori, avvenuto attraverso la presentazione di tre importanti opere visibili sul territorio italiano, è emerso chiaramente come l’acciaio si presti a molteplici interpretazioni progettuali, consentendo lo sviluppo di realizzazioni assolutamente diverse tra loro per funzione e chiave interpretativa: Silvio D’Ascia con la Stazione Porta Susa di Torino, Piero Lissoni con la Nuova Sede Matteograssi a Giussano, Alfonso Femia dello studio 5+1AA con gli Uffici Fieramilano Rho. Dall’altro i realizzatori: Bit Costruzioni per il progetto di Torino, Stahlbau Pichler per i progetti firmati Lissoni e Femia 5+1AA.

 

Due punti di vista differenti, ma volti allo stesso obiettivo: creare strutture destinate a durare nel tempo, affascinanti dal punto di vista estetico, dalla forte personalità, definite da forme uniche, vantaggiose dal punto di vista economico, sostenibili e messe in opera grazie a soluzioni capaci di proiettare nella realtà l’idea architettonica nella sua concezione originaria.

 

Da parte loro i progettisti hanno espresso idee e visioni dell’architettura moderna facendo emergere un chiaro ed imprescindibile legame di quest’ultima con l’evoluzione delle società. L’urbanistica diviene lo specchio del nuovo modo di vivere la città.

 

I tempi si fanno più veloci e la capacità di risposta dei protagonisti dell’edilizia deve necessariamente essere in linea con il moderno sistema di vita, ecco che restringere i tempi e rendere “agili e sicure” le costruzioni si rivela oggi un fattore di successo.

 

Nel dibattito si sono intrecciate le voci dei rappresentanti delle aziende costruttrici, Luca Benetti di Stahlbau Pichler e Danny Bagarolo di Bit Costruzioni, che hanno sottolineato come ricerca e tecnologia siano ormai in grado di rispondere a richieste architettoniche apparentemente “impossibili” se alla base vi è una collaborazione ed uno scambio di competenze. Spesso le aziende si trovano di fronte a progetti articolati, ma la sintonia tra progetto architettonico ed esecutivo si può trovare attraverso una collaborazione attiva e virtuosa tra architetto e costruttore. Benetti e Bagarolo hanno affermato con forza come la chiarezza del rapporto consenta di mettere in opera quei progetti fuori dalla comune percezione di fattibilità, tra l’altro con tempi record. La condivisione di intenti e la cooperazione proattiva delle forze in campo possono portare vantaggi per tutti, anche e soprattutto per il committente, la terza e fondamentale parte del confronto.

 

“Dialogo”, questa è la risposta emersa da questo confronto sulle necessità del costruire contemporaneo.

 

Forse allora l’acciaio, che più di altri materiali “impone” questo scambio, necessitando di una chiara comprensione a priori, può innescare un modus operandi virtuoso nel comparto, capace di non aggiungere difficoltà a quelle che possono comunque emergere in corso d’opera, ma consentendo invece di lavorare in un clima di trasparenza e reciproco rispetto, fin dal principio, con risultati che collocano gli edifici metallici tra le eccellenze del settore edile. La prefabbricazione in officina delle strutture in acciaio è un processo che può essere definito e programmato con precisione con fasi molto ben individuabili, in questo senso il lavorare con la massima nitidezza d’intenti fin dalle prime fasi è fondamentale al fine di ottenere il massimo da tutti e per tutti.

 

La necessità di avviare confronti e collaborazioni propositivi, sentita da ambo le parti, architetto e costruttore, non fa altro che sottolineare come si debba oggi incentivare un insegnamento sistematico della disciplina “acciaio” nelle Università, come ci sia bisogno di far conoscere un materiale che è ancora troppo poco impiegato per quello che invece può consentire di fare. La cultura del costruire con l’acciaio deve essere diffusa: per questo motivo Fondazione Promozione Acciaio continua ad operare fornendo aggiornamenti e notizie, attraverso numerosi strumenti come il portale www.promozioneacciaio.it, la rivista Architetture in Acciaio, le pubblicazioni tecniche, nonché le sezioni tecniche , maggiormente visitate sul web “Costruire in acciaio” e “prodotti siderurgici“, in cui sono inseriti sagomari, profilari, schede di calcolo per un aiuto nella pratica professionale.

 

L’Italia è una grande fucina di creatività e qualità e l’acciaio può esaltare lo spirito di innovazione e modernità del nostro Paese.

 

Si è dunque dibattuto su di un materiale il cui utilizzo è destinato ad aumentare, nel settore infrastrutturale ed in quello dell’edilizia pubblica, ma anche nel residenziale, in quanto in grado di soddisfare i progettisti per la sua flessibilità e resistenza e allo stesso tempo di attrarre il committente, con la possibilità di optare per soluzioni customizzate, sempre più orientate ad alti livello di servizio e di sviluppi ottimali in termini di sicurezza, risparmio energetico ed estetica. Tutto ciò, unito alla prerogativa di avere il pieno controllo del budget di spesa passo dopo passo.

 

Fonte Fondazione Promozione Acciaio

L’ipotesi di unificazione delle professioni tecniche in un albo unico continua a dividere gli ordini professionali. Con una recentissima circolare (circolare CNI n. 67 del 28 maggio 2012), il Consiglio nazionale degli ingegneri rifiuta la proposta di articolato di riforma delle professioni messo sul tavolo dai Geometri e dai Periti industriali, nel quale, per l’appunto, venivano inserite alcune norme sulla costituzione dell’albo unico.

 

Per gli ingegneri, l’articolato suggerito dai Geometri “appare in contrasto con le indicazioni di legge, che affidano al d.P.R. (cioè il decreto che dovrà ridisegnare le professioni, n.d.r.) di disciplinare alcune materie tra le quali non è compresa l’unificazione degli albi, da trattare eventualmente con una legge apposita”.

 

Ma gli ingegneri del CNI fanno notare anche come le norme riguardanti l’Albo Unico non chiariscono sull’aspetto fondamentale del nome del nuovo raggruppamento e sulle procedure per acquisire il livello di laurea triennale.

Il sempre scottante tema del riparto delle competenze professionali tra ingegneri e architetti si arricchisce di un nuovo capitolo, scritto, questa volta, dai giudici amministrativi del tribunale regionale dell’Emilia Romagna (sezione di Parma). La recente sentenza del T.A.R. (n. 389 del 9 novembre 2011) aveva come oggetto del contendere la designazione di un architetto, da parte del Comune di Fidenza, quale direttore dei lavori per le opere di adeguamento di una strada provinciale, comprendente la rettifica del tracciato e il suo ampliamento. Architetto, giova peraltro ricordare, che rivestiva anche la carica di dirigente del settore U.T.C. Assetto del territorio del comune.

 

Contro tale decisione si è appellato l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Parma, che ha chiesto al T.A.R. di dichiarare illegittima la determinazione dirigenziale che stabiliva la nomina. Tale iniziativa ha reso possibile un’ulteriore analisi e interpretazione delle norme che regolano il complesso tema delle competenze professionali tra figure tecniche.

 

I giudici amministrativi hanno peraltro accettato i motivi di doglianza degli ingegneri, scrivendo nella sentenza che: “gli articoli 51 e 52 del r.d. n. 2537/1925, confermato nella sua piena vigenza e nel suo contenuto dall’art. 1 comma 2 del d.lgs. 129/1992 (di attuazione, tra l’altro, della direttiva Cee n. 384/85), riservano alla comune competenza di architetti e ingegneri le sole opere di edilizia civile, mentre rimane riservata alla competenza generale degli ingegneri la progettazione di costruzioni stradali, opere igienico-sanitarie, impianti elettrici, opere idrauliche, operazioni di estimo, estrazione di materiali, opere industriali”.

 

A giustificare la nomina dell’architetto, il Comune di Fidenza obiettava che, per la direzione dei lavori delle opere stradali, varrebbe una diversa regola rispetto a quella valida per la progettazione, in quanto ormai la sede della disciplina della direzione dei lavori si trova nel “Codice dei contratti pubblici”, citando proprio l’art. 130 del Codice come prova di quanto fatto.

 

Atteso che l’art. 130 del d.lgs. 163/2006 manifesta solo una opzione per quanto concerne la direzione dei lavori, da svolgersi preferibilmente all’interno della stazione appaltante, ma non è norma che riguarda il riparto di competenze tra diverse figure professionali, la sentenza ha precisato la suddivisione dei campi di azione tra le professioni rimane regolato dal r.d. n. 2537/1925.

 

Inoltre, l’art. 148 del d.P.R. 207/2010 (regolamento di esecuzione del d.lgs. 163/2011), sancisce che il direttore dei lavori cura che i lavori cui è preposto siano eseguiti a regola d’arte e in conformità del progetto; sembra pertanto logico che se la progettazione dei lavori è rimessa, secondo l’ordine delle competenze professionali di cui si è detto, alla categoria degli ingegneri anche la direzione dei lavori deve essere affidata per quelle opere alla stessa categoria”;

 

Infine, altro contenuto estremamente interessante della sentenza è la precisazione che la distinzione delle competenze tra architetti e ingegneri, disciplinata da una norma regolamentare (r.d. n. 2357/1925), non può essere modificabile da regolamenti successivi dei singoli enti locali, e ciò per due ordini di motivi:
– in primo luogo, in ragione della circostanza per cui il citato R.D., pur non essendo una norma di rango legislativo primario, è fonte sovraordinata rispetto ai regolamenti degli enti locali;
– in secondo luogo, in quanto il riparto delle competenze tra le due figure professionali ivi fissato è stato cristallizzato, come detto, dal d.lgs. 129/1992, che agli articoli 1 e 2 ha attribuito una specifica riserva a favore degli ingegneri per quanto concerne la progettazione di opere viarie non connesse con opere di edilizia civile.

Per realizzare un’opera pubblica è preferibile il concorso di idee o il bando di progettazione? Dipende. Se si vuole ottenere un risultato qualitativamente valido dal punto di vista architettonico per edifici di particolare pregio o per imponenti interventi di riqualificazione sarebbe meglio seguire i dettami dell’art. 91 del codice degli appalti, che suggerisce, in via prioritaria, proprio di prediligere il concorso di idee e di architettura.

 

All’Ordine degli Ingegneri della provincia di Bologna e di quello degli Architetti sono stati necessari quasi due anni di studio sulle problematiche degli appalti nella Pubblica Amministrazione per formulare le linee guida utili all’elaborazione del Protocollo d’intesa in materia tra professionisti e Enti Pubblici. I cui contenuti sono stati discussi nel corso del convegno “Il ruolo delle professioni per la qualità degli appalti pubblici”, organizzato il 13 dicembre 2011, a Bologna,nella sala Congressi della Regione Emilia Romagna.

 

“Lo scopo dell’iniziativa – ha sottolineato Felice Monaco, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Bologna – è quella di analizzare e condividere l’attuale normativa sul codice degli appalti pubblici, le ricadute in termini di aspetti procedurali e di contenuto per intraprendere un dialogo costruttivo tra professionisti ed enti pubblici. Vogliamo approfondire lo spirito della norma e, soprattutto, stilare un protocollo d’intesa che possa facilitare l’erogazione di prestazioni di assoluta qualità, anche economicamente vantaggiose”.

 

Se, infatti, da un lato, c’è disomogeneità nell’applicazione delle procedure da parte dei Comuni, dall’altro si avverte la forte esigenza di sburocratizzare le procedure, come sostiene Maurizio Migliaccio, referente della commissione bandi per il Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Bologna “l’ottica è quella di una maggior trasparenza degli atti e degli affidamenti in vari campi, appunto civile, industriale e dell’informazione”.

 

Essenziale, però, puntare, come ha ricordato Gian Carlo Muzzarelli, assessore alle Attività Produttive e Green Economy della Regione Emilia Romagna, anche sull’attrattività delle prestazioni erogate. “In tal senso – ha annunciato – intendiamo realizzare un progetto di legge che passi anche attraverso l’attrattività dei servizi come quelli dell’ingegneria e dell’architettura che vengono erogati nel nostro territorio. La qualità della vostra professionalità è un valore aggiunto per tutta la comunità”.

 

Su tutto, dunque, il ruolo imprescindibile del professionista che, come ha evidenziato Massimo Cataldi, coordinatore della commissione bandi dell’Ordine degli Ingegneri di Bologna “deve operare in un sistema di qualità ed efficacia che permetta all’amministratore pubblico di avere piena consapevolezza ed i corretti parametri di riferimento per la scelta in fase di approvvigionamento. Ma anche in quelle successive dell’esecuzione del contratto, dell’accettazione e collaudo dell’opera”.

 

Un dibattito quello emerso nel corso del convegno, realizzato con il contributo dell’avvocato Federico Ventura, all’insegna della condivisione di casi di successo già applicati in materia in Italia, come per la Provincia di Bolzano dove, già da venti anni, lo strumento del concorso di idee è pienamente collaudato. Basti pensare che il 90% delle opere progettate è stato poi, in effetti, realizzato con tempi e costi controllati. In definitiva, in modo economicamente vantaggioso.

La qualità aggiunta si può e si deve raggiungere – questo, ovviamente, l’auspicio degli Ingegneri di Bologna – attraverso la concertazione di tutti i soggetti coinvolti e, soprattutto, grazie all’applicazione e la corretta definizione delle normative esistenti.

Il prezzo non è dei più economici, circa 20 milioni di euro, ma del resto sono pochi gli edifici in grado di navigare sul mare e ormeggiare ai porti. L’ultima frontiera (o bizzarìa) della progettazione arriva dall’Emirato del Dubai, dove non sono nuovi a sperimentazioni ardite e suggestive nel campo delle costruzioni. Si chiama ‘Ome (con l’apostrofo a sinistra della “o”): la villa galleggiante ideata dai progettisti Graham Henderson e Donald Starkey. Per dirla tutta non si tratta di ingegneri, ma di architetti; in ogni caso l’idea, o meglio il concept, è singolare.

 

La villa galleggiante ‘Ome è, in definitiva, un incrocio fra uno yacht superlusso e un’isola privata di oltre 30 metri di diametro e organizzata su due ponti (piani) con cinque stanze. Ovviamente per chi non ne avesse abbastanza dell’acqua del mare, ‘Ome è dotata anche di una piscina privata. Per realizzare la propria villa galleggiante occorrono almeno 22 mesi

 

Ogni ‘Ome sarà indipendente da tutti i punti di vista: energia, gestione dei rifiuti e dell’acqua. Includerà un impianto fotovoltaico sul tetto per garantire abbondantemente l’autosufficienza nell’approvvigionamento elettrico. La produzione stimata di ogni singolo impianto su ciascuna ‘Ome è di circa 30.000 kW (sufficienti per almeno 6 grossi edifici).

 

Ma la costruzione delle ville galleggianti ‘Ome potrebbe non essere un’esclusiva dei ricchi emiri del Dubai. “Non ci sono davvero limiti a dove può essere costruita la ‘Ome”, dice infatti Graham Henderson. “Ci sono infinite combinazioni possibili di configurazione impiantistica, di involucro e di design, adatte a tutte le esigenze”. E allora, durante i prossimi GP di Montecarlo, potremmo ammirare all’ormeggio, accanto  allo yacht di Abramovich, la nuova villa galleggiante di Briatore.

 

di Mauro Ferrarini