Le aree industriali insediate in paesi caratterizzati da una forte tradizione manifatturiera, come quelli dell’area mediterranea, hanno un’importanza strategica per lo sviluppo del territorio. Spesso, però, per motivi storici, sono situate in prossimità delle aree urbane e, anche se dotate di infrastrutture efficienti, generano non di rado conflitti sia con la popolazione, sia con le amministrazioni locali, a causa del loro impatto sull’ambiente e delle difficoltà indotte dalla mobilità.

 

L’uso estensivo del suolo, inoltre, sta raggiungendo livelli insostenibili, rendendo ormai irrinunciabile la definizione di una politica di sviluppo sostenibile, basata su un approccio preventivo e in grado di sviluppare un clima collaborativo tra industria, enti locali, e cittadini.

 

Il progetto MEID (Mediterranean Eco-Industrial Development), finanziato dai fondi comunitari del Programma di cooperazione transnazionale MED, conformemente agli indirizzi più recenti della Commissione europea, mira a sviluppare un approccio condiviso in grado di integrare i principi della sostenibilità nella realizzazione e nella gestione di Aree Industriali Sostenibili (AIS) nei Paesi del Mediterraneo (leggi anche Efficienza energetica e sostenibilità nelle aree industriali).

 

Output del progetto sarà un “modello” di gestione condiviso, strumento di supporto alle decisioni – utile sia ai soggetti gestori delle aree industriali, sia alle autorità locali – in grado di integrare considerazioni di sostenibilità all’interno delle strategie locali in materia di politiche industriali e nelle decisioni di strategia delle aree.

 

Lo strumento consiste di una serie di requisiti da implementare secondo un approccio incrementale al fine di giungere ad una gestione sostenibile di area industriale che favorisca l’individuazione di sinergie e la creazione di reti di imprese, supporti le aziende nel loro percorso di eco innovazione, favorisca la chiusura dei cicli di energia e materiali. Nella fase finale del Progetto, che sta per cominciare, il “modello” sarà testato presso alcune aree industriali pilota nei Paesi partner.

 

Di tutto questo si parlerà il 22 maggio prossimo a Roma durante l’evento Aree industriali sostenibili: nuovi vincoli o occasione di sviluppo? Sfide, opportunità, incentivi. L’evento fa parte delle attività di disseminazione pianificate nell’ambito del progetto ed ha lo scopo di presentare il “modello” di gestione MEID agli stakeholder: pubbliche amministrazioni locali, imprese e gestori di Aree Industriali.

 

L’evento, dati gli obiettivi e il partenariato di progetto (Francia, Grecia, Spagna, Malta e Bosnia Erzegovina), ha un contesto internazionale. Saranno, infatti, illustrati gli strumenti di sostegno dell’Unione europea alle Aree Industriali Sostenibili, presentati il punto di vista e le necessità dei Consorzi di gestione, proposti casi di successo dei paesi partner, allo scopo di condividere le migliori esperienze e le possibili soluzioni a problematiche comuni.

Nell’ambito di Ecomondo 2010, Fiera internazionale annuale Del Recupero di Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile, si è svolto il launching event del progetto MEID (Mediterranean Eco-Industrial Development), il cui obiettivo principale è la definizione di un modello condiviso per integrare i principi della sostenibilità nella pianificazione, realizzazione e gestione di Aree Industriali Sostenibili nei Paesi del Mediterraneo, riducendo l’impatto ambientale e favorendo l’applicazione di tecnologie pulite (leggi anche Trasformazioni urbane: vecchie fabbriche ed ex caserme).

Nel progetto sono coinvolti dieci partner di riferimento in Italia, Spagna, Francia, Grecia, Malta e Bosnia Erzegovina, sotto il coordinamento dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, i quali saranno impegnati nella promozione del miglioramento continuo delle performance ambientali e sociali delle aree industriali dell’area Mediterranea principalmente nei seguenti settori:
– il ciclo dei rifiuti,
– il risparmio energetico e l’utilizzo di energie rinnovabili,
– la riduzione dei consumi idrici,
– una migliore viabilità,
– l’eliminazione dei depositi di materiali pericolosi.

Si dedicherà, inoltre, particolare attenzione alla promozione della sostenibilità degli edifici industriali, favorendo il miglioramento della qualità degli edifici industriali, in particolare in termini di efficienza energetica.

Il progetto, quindi, si propone di elaborare un modello di area industriale sostenibile a livello transnazionale che, oltre a fornire supporto ai soggetti gestori di aree industriali, rappresenti uno strumento di riferimento e di valutazione per le autorità competenti che intendano attuare le politiche industriali attraverso l’adozione di soluzioni sostenibili.

Particolare attenzione sarà data alle esigenze delle piccole e medie imprese, principali beneficiarie del progetto in termini di eco-innovazione, competitività e cooperazione. In particolare, a tale scopo, la realizzazione di una banca dati integrata contenente le nuove tecnologie applicabili e le migliori tecniche disponibili (BAT, Best Available Techniques) per le aree industriali rappresenterà un valido strumento a supporto delle politiche di sostenibilità che definiranno.

L’evento svoltosi a Ecomondo 2010, cui hanno partecipato esperti italiani e di altri paesi dell’area mediterranea, ha permesso di illustrare attraverso esempi concreti relativi a buone pratiche e precedenti esperienze in materia le questioni aperte e gli obiettivi del progetto MEID. Nella pubblicazione sono raccolte le presentazioni dei relatori intervenuti e gli articoli preparati per l’occasione.

Il progetto MEID: un approccio integrato per l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale nelle Aree Industriali del Mediterraneo, a cura di Maria Litido, Mario Tarantini, Rovena Preka, Arianna Dominici Loprieno

Maria Litido, Mario Tarantini, Rovena Preka, Arianna Dominici Loprieno (tratto dall’introduzione al volume Il progetto MEID: un approccio integrato per l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale nelle Aree Industriali del Mediterraneo)

Fonte Enea

Le trasformazioni urbane derivanti dalla rifunzionalizzazione delle aree poste a ridosso degli ambiti storici consolidati, lasciate libere dai complessi industriali, insediati alla fine dell’Ottocento e oggi dismessi, e dalle aree militari in disuso, rappresentano un’occasione di forte rigenerazione e riqualificazione urbana attraverso le quali riequilibrare gli assetti fisici e funzionali della città esistente. Si tratta per lo più di veri e propri vuoti da restituire alla città, assegnando nuove funzioni, catalizzatrici di attività e generatrici di una consistente rendita immobiliare, e definendo nuovi spazi, di uso sia pubblico che privato, rivolti alla socialità e all’aggregazione collettiva.

I luoghi dell’industria abbandonata costituiscono il patrimonio della cosiddetta “archeologia industriale”: si tratta di una notevole quantità edilizia, spesso anche di qualità, in gran parte abbandonata o in via di abbandono per il continuo trasferimento delle strutture produttive lontano dalla città verso il territorio extraurbano, in zone autonome appositamente destinate. La fabbrica della prima rivoluzione industriale nasce nelle immediate vicinanze del nucleo urbano, generalmente rappresentato ancora dalla cerchia muraria che per secoli aveva espresso il segno unitario della città. A volte la fabbrica supera le mura e si colloca in aperta campagna per motivi solo in parte di carattere funzionale, quali la vicinanza delle fonti di energia e un più agevole scambio con le vie di comunicazione, ma principalmente per un’offerta di manodopera a minor costo e per criteri connessi alla speculazione del territorio agricolo. La fabbrica si colloca, dunque, a livello spaziale come elemento ordinatore della città per prepararne l’espansione futura, attraverso la creazione di infrastrutture di servizio che generano un indotto in termini di dotazioni territoriali per l’intera città. Tuttavia, l’immagine che sovrappone alle equilibrate, morbide forme della campagna è traumatica.

Allo stesso modo le aree destinate alle attività militari si insediano, subito dopo l’Unità d’Italia, in concomitanza dell’istituzione dell’Esercito italiano, in punti strategici della struttura urbana, in stretto rapporto con le sedi del potere civile, in ambiti chiaramente definiti e perimetrati. Esse rappresentano una sorta di città nella città: nate per ospitare una funzione specialistica, declinata in un complesso apparato di attività e di edifici, contengono spesso manufatti edilizi ai quali viene riconosciuto un valore storico-architettonico, testimonianza di una monumentalità o di una tecnologia costruttiva riferita alla fine dell’Ottocento o all’inizio del secolo scorso.

L’odierna necessità, storicista e culturale, della conservazione degli edifici ai quali viene assegnata un’attribuzione di valore, sia che si tratti di archeologia industriale che di edifici a uso militare, quale documenti e testimonianze architettoniche di un determinato periodo storico, ha fatto sì che lo studio dei resti materiali dell’industrializzazione e delle funzioni belliche, non vada inteso semplicemente in termini retrospettivi, ma come attività di identificazione e tutela della fisionomia di un determinato territorio, considerato come risultato di un processo storico tuttora in atto in cui il presente rappresenta il punto di equilibrio tra la registrazione del passato e la progettazione del futuro.

Luisa Bravo, Ingegnere, PhD, Università di Bologna

L’articolo di Luisa Bravo continua sulla e-zine n. 10 di Ingegneri, a breve online, interamente dedicata alle trasformazioni urbane e alla realizzazione di infrastrutture.

Sul numero 10 della e-zine:
– Traformazioni urbane
di Luisa Bravo
– Modelli di mobilità infrastrutturale urbana
di Simone Garagnani
– Appalto e realizzazione dell’Ospedale di Mestre
di Luca Gullì
– I progetti della Strada ferrata centrale italiana (1856-1864)
di Alberto Bortolotti
– Una torre orizzontale per le strutture direzionali di Fieramilano
a cura della redazione

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