Sulla delega di funzioni in materia di sicurezza sul lavoro, l’Associazione nazionale dei costruttori edili ha aggiornato un documento che illustra le modalità corrette per la formalizzazione dell’atto di delega, in modo tale da risultare valido sotto tutti i profili delle responsabilità per quanto riguarda entrambe le figure (delegante e delegato).

 

La delega di funzioni è definita dal testo unico sulla sicurezza (art. 16 d.lgs. 81/2008 e s.m.i.). Il documento predisposto dai costruttori si compone di due sezioni.

 

Nella prima sezione le figure rilevanti previste dal testo unico della sicurezza (RSPP, DL, Preposto, Dirigente, ecc.) vengono analizzate e approfondite, indicando le posizioni di garanzia di ciascun ruolo ed effettuando un’ampia trattazione giuridica sulla delega di funzioni.

 

L’analisi è strutturata prendendo in esame le figure rilevanti, ai fini della sicurezza nell’ambito di una generica organizzazione aziendale e poi con specifico riferimento alle imprese edili.

 

La seconda parte del documento dell’ANCE riporta, infine, esempi di lettere di incarico ed esempi di deleghe di funzioni in materia di sicurezza che il datore di lavoro può utilizzare dopo averle adattate alla realtà organizzativa dell’impresa.

 

Le responsabilità in tema di sicurezza sul lavoro. I ruoli individuati nel T.U. sicurezza e la delega di funzioni

 

Fonte ANCE

Sulla certificazione energetica degli edifici l’Italia ha una delle legislazioni più avanzate d’Europa. Peccato che, all’atto pratico, la mancanza di una regolamentazione più stringente ne vanifichi lo spirito. Oggi si può senz’altro dire che una certificazione su due non è veritiera circa la reale performance energetica dell’immobile, per non dire che è semplicemente falsa.  È quanto emerso dal convegno Risparmio Energetico: costruire in classe A promosso da Ance Veneto con il contributo della rivista EST, Edilizia Sviluppo Territorio, tenutosi lunedì 3 ottobre in Fiera a Verona.

 

“L’efficienza energetica – ha esordito Luigi Schiavo, presidente di Ance Veneto – è un ambito importantissimo non soltanto per il mercato edilizio ma per l’intero sistema economico nazionale. Il Paese paga lo scotto della mancanza di fonti energetiche primarie e dell’importazione, ancora massiccia, di energia dall’estero. Il 40% dell’attuale fabbisogno riguarda il riscaldamento degli immobili, che per buona parte risulta vecchio e inadeguato rispetto agli standard energetici attuali. Parliamo di almeno due edifici su tre. Intervenire sull’esistente darebbe respiro a un settore in difficoltà e contestualmente abbatterebbe la bolletta energetica del Paese”.

 

Marchio qualità regionale
Sul piano della normativa sono stati compiuti passi da gigante, ma l’assenza di una regolamentazione più severa sull’individuazione degli enti certificatori, sui controlli ex post e sull’aggiornamento di professionisti e maestranze ha finora limitato le numerose iniziative che negli ultimi anni si sono moltiplicate in tema di efficienza energetica.

 

Proprio per questa ragione, Ance Veneto sta studiando insieme a Veneto Innovazione, agenzia della Regione Veneto per la ricerca e il trasferimento tecnologico, un marchio di qualità regionale che vada a colmare i limiti del meccanismo attuale di certificazione.

 

Per Massimo Giorgetti, assessore regionale competente sui temi energetici il tema dell’efficienza è una grossa opportunità anche per il pubblico.
In un momento in cui non ci sono risorse – continua Giorgetti – l’Europa destina il 5% dei fondi comunitari all’edilizia pubblica, con l’obiettivo di adeguare ogni anno almeno il 3% del patrimonio immobiliare.

 

Per risolvere il nodo delle certificazioni, l’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, ha da tempo avanzato alcune proposte, illustrate nel corso del convegno da Nicola Massaro, dirigente Area tecnologie e qualità delle costruzioni di Ance nazionale, che ha sottolineato l’importanza avuta in passato dagli incentivi del 55% per le ristrutturazioni ecologiche.

 

La riconferma degli sgravi fiscali è stata a lungo in dubbio a causa della mancanza della copertura necessaria. “Gli incentivi – ha spiegato Massaro – potrebbero essere ottimizzati se legati al risultato complessivo conseguito in termini di risparmio energetico e non soltanto al singolo intervento. La certificazione degli edifici deve essere obbligatoria, sarebbe un importante strumento culturale”.

 

Rincara la dose Gaetano Fasano dell’Enea, secondo il quale “La certificazione così com’è non serve a niente. In Piemonte, ad esempio, da un controllo è risultato che il 50% delle certificazioni è finto. Noi siamo avanti sulla carta ma non nel concreto. Abbiamo una normativa avanzata, ma quando dalle parole passiamo ai fatti nascono i primi problemi. Si dovrebbe introdurre il meccanismo del risultato garantito: il contratto viene rispettato se a opera conclusa gli indici di efficienza energetica sono veramente cresciuti come previsto in fase di progettazione e come richiesto dalla legge.

 

Non sono molti infatti i professionisti in grado di seguire sia la progettazione integrata che l’esecuzione in cantiere con competenze sia per quanto riguarda la parte strutturale di un edificio che per la parte relativa agli infissi o alla componentistica.

 

Per questo si cominciano a studiare nuovi corsi di specializzazione. A Padova, ad esempio, è nato da poco Its Red, un corso tecnico superiore sul “risparmio energetico nell’edilizia sostenibile”, che rappresenta una vera novità sullo scenario nazionale. Ance Veneto ha contribuito alla definizione dei contenuti scientifici del corso indicando le prerogative irrinunciabili richieste dal mercato, a dimostrazione che sull’efficienza energetica è necessario sviluppare un dibattito a 360 gradi coinvolgendo innanzitutto i giovani.

Una presa in giro, una Chimera … Insomma una presa per i fondelli. Sono furiosi i costruttori dell’Ance con il Governo e le proposte contenute nel dl infrastrutture per lo sviluppo e la crescita. Dopo la contestazione del Ministro Matteoli da parte degli imprenditori edili durante l’Assemblea generale di ieri (leggi su Ediliziaurbanistica.it il Ministro Matteoli contestato dai costruttori), il presidente Buzzetti ha ribadito che “ben vengano interventi normativi capaci di rendere più efficienti e solleciti gli investimenti in infrastrutture”, ma aggiunge subito dopo che “l’assunto che sia possibile un’infrastrutturazione generica di sviluppo a costo zero o è una chimera o è una presa in giro”.

 

Per uscire dalla crisi i costruttori chiedono lo sblocco dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni “frenate dal Patto di Stabilità”, l’avvio di serie politiche di riqualificazione delle città e l’incentivazione delle opere medio piccole e non solo delle grandi opere infrastrutturali (leggi anche Dl Infrastrutture. Bene le Grandi Opere, senza dimenticare le Piccole).

 

Le risorse, circa 5 miliardi di euro messi in bilancio per il 2012, ci sarebbero per fare ripartire il settore delle costruzioni, ma occorre vedere se non saranno tagliate. Ricordiamo infatti che il premier Berlusconi ha firmato ieri i tagli ai ministeri per un ammontare di 7 miliardi. C’è dunque il timore che il denaro stanziato dal Governo per i lavori pubblici venga “sacrificato” sull’altare del rigore imposto ai dicasteri.

 

Insomma, “ora che sta per essere varato un decreto per lo sviluppo”, ha detto Buzzetti, “si presenta un’ultima chance per invertire la rotta e uscire definitivamente dalla crisi che ha colpito l`economia del Paese e il settore delle costruzioni, che ne è parte trainante. Bene la strada delle semplificazioni e delle riforme normative per gli appalti di opere pubbliche, ma una semplice e seconda legge obiettivo fatta di sgravi fiscali e di poche opere non è più accettabile”.

 

Relazione di Paolo Buzzetti (dal sito Ance)

 

Proposte per la crescita il rilancio delle infrastrutture e un piano per le città (dal sito Ance)

Il decreto sviluppo (d.l. 70/2011) ha portato grosse novità in tema di appalti e lavori pubblici, andando a incidere sia sul Codice degli appalti (d.lgs. 163/2006) sia sul Regolamento generale di attuazione ed esecuzione di cui al d.P.R. 207/2010. Per fare il punto su cosa è effettivamente cambiato, la Direzione legislazione opere pubbliche dell’Ance ha diffuso un documento in cui sono analizzate tutte le più importanti novità in materia.

Nell’analisi puntuale effettuata dagli esperti dell’Associazione nazionale dei costruttori edili si segnalano, in particolare, le cause di esclusione alle gare, la tassatività della cause di esclusione, procedura negoziata, compensazioni per variazioni dei prezzi dei materiali e la qualificazione delle imprese partecipanti.
Il Decreto Sviluppo ha poi introdotto un limite al riconoscimento delle varianti in corso d’opera, misura che l’Ance non giudica positivamente a causa delle possibili conseguenze negative all’esecuzione dei lavori.
Di notevole importanza, inoltre, la previsione che dispone l’innalzamento da 500.000 euro a un milione di euro della soglia entro cui è possibile ricorrere alla procedura negoziata senza bando, a cura del responsabile del procedimento.

Decreto legge 13 maggio 2011, n. 70, Le importanti novità per il settore dei lavori pubblici a cura dell’Ance

Navigando sul web ci si imbatte spesso in documenti e guide utili, come quella che proponiamo ai nostri lettori, tratta dal sito del Comitato paritetico territoriale della provincia di Palermo. Si tratta di un vademecum che, nell’ambito della tracciabilità dei flussi finanziari, illustra cosa devono fare imprese, società e professionisti che stipulano contratti di lavori pubblici.

Il 7 settembre 2010 è entrata in vigore la legge 13 agosto 2010 – n. 136 con la quale sono state dettate disposizioni attuative circa la tracciabilità dei flussi finanziari relativi a contratti pubblici di lavori, forniture e servizi, al fine di prevenire infiltrazioni criminali.
Si sono susseguiti diversi chiarimenti e modifiche ad opera del d.l. 12 novembre 2010 – n. 187 e della relativa legge di conversione 17 dicembre 2010 – n. 217.

Anche l’AVCP (Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori servizi e fornitura) ha fornito una serie di indicazioni operative attraverso due determinazioni:
1. determinazione n. 8 del 18 novembre 2010 (con l’obiettivo di fornire indicazioni applicative circa l’articolo 3 della legge n. 136/2010, come modificato dal D.L. n. 187/2010);
2. determinazione n. 10 del 22 dicembre 2010 (con cui ha emanato ulteriori indicazioni operative per la concreta attuazione degli obblighi di tracciabilità, con particolare riguardo alle problematiche segnalate da stazioni appaltanti ed operatori economici).

Vediamo in sintesi quali sono i contenuti previsti dall’art. 3 della legge 136, come modificato dai successivi disposti normativi:
a. tutte le operazioni finanziarie relative a qualsiasi contratto con un soggetto pubblico avente ad oggetto lavori, servizi o forniture devono essere effettuate su conti correnti bancari o postali dedicati;
b. tali operazioni finanziarie devono essere effettuate mediante bonifici bancari o postali o altri strumenti di pagamento idonei a consentirne la piena tracciabilità;
c. i pagamenti devono riportare dei codici identificativi (CIG – CUP).

L’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) ha ritenuto opportuno pubblicare un documento al fine di riepilogare le soluzioni ai problemi di carattere applicativo ed interpretativo, fornendo un inquadramento generale della materia e cercando di dare indicazioni circa le questioni rimaste irrisolte.
Inoltre ha predisposto anche una serie di schemi di clausole da inserire nei contratti per l’attuazione degli obblighi di tracciabilità.

In particolare, viene chiarito il concetto di conto dedicato, che non implica l’obbligo di aprire un nuovo conto per ogni commessa pubblica, ma che si traduce nell’obbligo di indicarne gli estremi all’amministrazione pubblica nel termine di sette giorni dall’accensione del conto, ovvero, nel caso di utilizzazione di un conto preesistente, entro sette giorni dalla sua destinazione alla commessa pubblica e in ogni caso prima che venga effettuata un’operazione finanziaria relativa alla commessa cui viene dedicato.

Relativamente agli strumenti di pagamento, oltre ai bonifici, sono da considerare idonee le ricevute bancarie, anche nella forma elettronica (in questo caso è necessario che i codici siano inseriti fin dall’inizio della procedura elettronica dal beneficiario). Viceversa, il servizio di pagamento RID allo stato attuale non consente di rispettare il requisito della piena tracciabilità.
Gli elementi che consentono di ricostruire il flusso finanziario sono costituiti dai codici CIG (Codice Identificativo di Gara) e CUP (Codice Unico di Progetto) che devono essere necessariamente inseriti negli strumenti di pagamento utilizzati dall’amministrazione appaltante e dai contraenti privati.

Il documento dell’Ance, inoltre, analizza:
– Ipotesi particolari di attuazione degli obblighi di tracciabilità
– Tipologie particolari di pagamenti
– Spese giornaliere
– Ambito di applicazione soggettivo e oggettivo
– Le concessioni di lavori
– Lavori in house
– Comunicazione del conto dedicato
– Le clausole contrattuali
– Casi particolari di applicazione della normativa
– Sanzioni
– Disposizioni transitorie.

Gli Schemi di Clausole dell’Ance riportano:
– Schema di clausola da inserire nel contratto di subappalto
– Schema di clausola da inserire nei contratti tra subappaltatore e propri subcontraenti
– Schema di clausola da inserire nei contratti tra appaltatore e propri subcontraenti (diversi dal subappaltatore).

Documentazione correlata
1) D.l. 12 novembre 2010 – n. 187 e 17 dicembre 2010 – n. 217 – Testo coordinato

2) Determinazione AVCP n. 8 del 18 novembre 2010

3) Determinazione AVCP n. 10 del 22 dicembre 2010

4) Documento Ance Inquadramento generale della materia indicazioni operative

5) Documento Ance Schemi di clausole da inserire nei contratti

Fonte CPT Palermo

Rinviata al 31 marzo 2010 l’approvazione degli studi revisionati tra i quali anche quello relativo al settore delle costruzioni.
La Commissione degli Esperti, riunitasi mercoledì scorso, ha chiesto un rinvio dei termini per l’espressione del parere in merito ai 69 Studi di settore in revisione per il periodo d’imposta 2009, tra i quali l’UG69U relativo al settore delle costruzioni.

Con l’approvazione all’unanimità della delibera del 16 settembre 2009, la Commissione degli Esperti rinvia al 31 marzo 2010 il termine ultimo entro il quale esprimere il proprio parere motivato, preliminare alla definitiva approvazione degli Studi di settore revisionati.

Proprio con riferimento allo Studio UG69U, revisione dell`attuale TG69U-Studio di settore per l’edilizia, i componenti della Commissione ritengono necessario un ulteriore periodo di approfondimento, tenuto conto che si tratta del primo Studio di settore elaborato su base regionale.

Sono state così accolte le osservazioni dell’Ance che, con proprio parere motivato del 10 settembre 2009, ha evidenziato la necessità di un rinvio dell’approvazione dello Studio, in considerazione delle rilevanti modifiche apportate nella costruzione dello stesso, che ne richiedono ulteriori verifiche sull’idoneità a rappresentare la realtà produttiva delle imprese.

Fermo restando che, non appena disponibili i dati relativi alle dichiarazioni 2009, si provvederà a introdurre i necessari correttivi congiunturali, la Commissione ha precisato che, con particolare riferimento al settore delle costruzioni, l’approvazione del nuovo Studio avverrà con un coinvolgimento degli Osservatori regionali, in modo da fotografare puntualmente le singole realtà territoriali, sia per quanto riguarda i modelli organizzativi sia per il sistema dei prezzi.

Il rinvio al 31 marzo 2010 del termine per l`espressione del parere dovrà ora trovare conferma legislativa.

Fonte Ance

Addio al potere di veto dei singoli comuni sulle opere statali. Iter più snello per il project financing. E poi commissari straordinari e corsie più veloci per gli appalti.

Se negli ultimi mesi i fondi stanziati dal Governo per le infrastrutture sono stati molto meno delle aspettative (per il 2009, secondo i dati dell`Ance, c`è un taglio in valori reali del 13,5%), alcune interessanti novità sono arrivate sul fronte normativo.
Con una serie di disposizioni contenute in quattro diversi provvedimenti di legge sono state introdotte semplificazioni e accelerazioni sia sulle procedure di approvazione sia su quelle di attuazione di infrastrutture e opere pubbliche.

La più rilevante è la norma che modifica le regole per la conferenza di servizi per la localizzazione delle opere di interesse statale difformi dagli strumenti urbanistici, contenuta nell`articolo 20, comma 10-bis del decreto legge 185/2008 (convertito nella legge 2/2009).
La norma riguarda tutte quelle opere statali – dalle strade dell`Anas alle ferrovie, ai programmi di edilizia pubblica statali – non comprese nella legge obiettivo sulle grandi opere, e finisce per coinvolgere, in pratica, la maggior parte delle opere statali.
Finora per approvare il progetto di queste opere se come quasi sempre accade è in variante ai Prg locali – era necessario il consenso unanime di tutti gli enti locali coinvolti, salva la possibilità di approvare l`opera con delibera di Consiglio dei Ministri (cosa che nella realtà è avvenuta pochissime volte).
Ora, anche senza unanimità, il ministero delle Infrastrutture potrà chiudere la conferenza «valutate le risultanze della conferenza di servizi e tenuto conto delle posizioni prevalenti», purche` ci sia l`«intesa con la regione interessata».
In pratica “a maggioranza”, con un criterio però più flessibile del semplice numero di voti espressi.

La scomparsa del potere di veto dei singoli comuni dovrebbe limitare fortemente le richieste degli enti locali in termini di varianti o opere compensative. E dunque velocizzare l`iter e ridurre i costi.
Il d.lgs. 152/2008, modificando l`articolo 153 del Codice appalti, ha introdotto (a partire dal 17 ottobre scorso) una nuova procedura, più veloce, per i project financing nei quali il progetto nasca da una proposta di soggetti privati (i promotori).
Mentre in precedenza queste proposte dovevano prima essere vagliate dalla pubblica amministrazione affinché quella prescelta fosse messa a gara per una “fase due”, ora l`ente appaltante può decidere di fare una sola gara e aggiudicare subito la concessione.
Questa norma era già nella bozza di decreto legislativo voluta dall`allora ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro, ma saltò per la crisi del Governo Prodi. L`Anas ha fatto sapere nelle settimane scorse che la utilizzerà per tutte le nuove gare di project financing.

Più controversa – e accolta con freddezza dai costruttori e dalle grandi stazioni appaltanti – e` invece la norma del d.l. 185 che consente al Governo di sottoporre a Commissario elenchi di opere statali scelte con d.P.C.M..
In base ai poteri del d.l. 67/1997, i Commissari possono agire in sostituzione degli enti competenti, qualora non sblocchino un`opera entro 30 giorni dal decreto. Un meccanismo che non ha mai dato in passato grandi risultati.
È soprattutto rivolta alle piccole opere locali, invece, la norma del d.l. 162/2008 che consente di fare appalti a trattativa privata (procedura negoziata) fino a 500.000 euro di importo, e non più 100.000 come prima. Norma che potrebbe però pagare un prezzo in termini di trasparenza.

Si torna poi alla disciplina valida fino al 2006 nel caso delle concessionarie autostradali, autorizzate dal d.d.l. milleproroghe (ancora non definitivo) a realizzare tramite affidamento diretto a società controllate, senza gara, fino al 60% dei lavori, mentre dal 2007 a oggi era obbligatoria sempre la gara.
Una procedura semplificata che consentirà, secondo Autostrade per l`Italia, di accelerare di otto-dieci mesi i tempi di avvio di una quota rilevante dei propri interventi.

Fonti: Ance e Il Sole 24 Ore

Eliminare la retroattività dalle regole stringenti del decreto legge 185/2008 è un segnale di conciliazione da parte del Governo, ma si deve fare molto di più  per andare nella direzione di un piano energetico per l’edilizia, sia per quanto riguarda il recupero che per il nuovo”. Così ha commentato Paolo Buzzetti, presidente dei costruttori dell’Ance, l’apertura di Giulio Tremonti.

Per valutare gli effetti dello sgravio del 55%, il centro studi dell’Ance ha messo a punto uno studio.
Le richieste di detrazione fiscale del 55% per interventi finalizzati al risparmio energetico – afferma il documento – sono state secondo l’Enea 106.000 nel 2007 per una spesa complessiva di circa 1.500 milioni di euro e dovrebbero raggiungere quota 244.000 a fine 2008”.
Il numero di interventi relativi all’anno 2008 sono quindi stimabili in circa 138.000. Ipotizzando per il 2008 una spesa media analoga a quella del 2007, pari a 14.150 euro per intervento, si stima in circa 1.950 milioni di euro la spesa complessivamente sostenuta nel 2008.
L’ammontare complessivo della detrazione risulterebbe pertanto di 1.070 milioni di euro e di 356 milioni di euro l’anno per i tre periodi di imposta successivi.
Secondo il rapporto del centro studi Ance i limiti ridurranno la dimensione di un mercato che avrebbe invece forti potenzialità di espansione, perchè consentirebbero l’attivazione di un massimo di 35.000 interventi rispetto ai 138.000 stimati per il 2008.

Non è comprensibile questo tipo di limitazione a un provvedimento – afferma ancora l`Associazione dei costruttori – che, in due anni dalla sua entrata in vigore, aveva permesso più di 200.000 interventi, tra aziende e privati, con ricadute importanti sui consumi di energia, sulla riduzione delle emissioni inquinanti, sul raggiungimento degli obiettivi di Kyoto”. ù
Abbiamo già atteso due anni – conclude Buzzetti – per le norme tecniche, non è in questo settore che si possono fare dei tagli. Lo chiede l’Europa per ridurre l’inquinamento atmosferico ed è stato valutato che costruendo con tecnologie adeguate, si spende il 12% in più, ma poi nel giro di tre anni il costo dell’energia diminuisce anche del 30 per cento”.

Leggi articolo correlato
Leggi la posizione dell’Anit su geometri.cc

Fonte: Il Sole 24 Ore

Una impresa che si aggiudica un appalto per progettazione, realizzazione e gestione di un’opera di interesse pubblico non ha la facoltà di richiedere il rimborso del credito Iva per le spese sostenute durante la realizzazione dell’opera, poiché quest’ultima è di proprietà dell’ente appaltante.

Questo è quanto stabilito dall’Agenzia delle entrate con la recente risoluzione 372/E (leggi il testo integrale), rispondendo a un’istanza di interpello promossa da una impresa facente parte di un’Ati (Associazione temporanea di imprese). Secondo l’impresa, infatti, l’opera, una volta ultimata, costituisce un bene ammortizzabile per la durata della concessione in gestione del bene stesso. È, pertanto, possibile chiedere il rimborso dell’eccedenza Iva detraibile.

La convenzione che lega l’ente appaltante e il concessionario stabilisce che dalla data del collaudo degli impianti l’ente locale acquisirà la piena proprietà delle strutture, comprese le attrezzature ed i beni mobili che risulteranno nel verbale di consegna. A decorrere dalla stessa data, per il periodo di durata della convenzione, al concessionario spetterà il diritto d’uso dell’area interessata.
Quindi, in sostanza, tutte le opere costruite sono fin dall’inizio di proprietà dell’ente che ha commissionato l’opera, mentre l’impresa concessionaria acquisisce il diritto di gestire gli impianti e di trarne un utile economico, per tutta la durata della convenzione.
L’opera, dunque, essendo di proprietà del concendente è iscritta a bilancio tra le immobilizzazioni materiali nell’attivo di bilancio. Chiaramente risulta che il bene è ammortizzabile per il concendente e non per l’impresa che lo gestisce.
Da tale considerazione deriva, quindi, la negazione del diritto al rimborso del credito Iva, ai sensi dell’art.30, comma 3, lett. c, del d.P.R. 633/1972, secondo cui lo stesso può essere richiesto “limitatamente all’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di beni ammortizzabili”.

Tale risoluzione ha suscitato dei dubbi interpretativi per le operazioni di project financing per la costruzione e gestione di opere pubbliche o di interesse pubblico, con particolare riferimento alla possibilità di richiedere il rimborso dell’eccedenza detraibile Iva relativa all’acquisizione del diritto di concessione da parte dell’impresa. Dubbi che sono stati successivamente analizzati dall’Ance.
L’Associazione dei costruttori, tuttavia, ritiene che i chiarimenti forniti dall`Agenzia delle entrate siano da circoscrivere al singolo caso analizzato nell’istanza di interpello (impossibilità di ammortizzare un bene di proprietà dell’ente appaltante), non entrando l`Agenzia nel merito del diritto al rimborso del credito Iva relativamente alle operazioni di project financing.
In tali operazioni, infatti, l’impresa concessionaria, anche qualora non risulti proprietaria dell’opera realizzata, acquisisce comunque un diritto di concessione relativo alla gestione della stessa, che costituisce un’immobilizzazione immateriale fiscalmente ammortizzabile, ai sensi dell’art. 103, comma 2, del d.P.R. 917/1986, il cui valore corrisponde sostanzialmente all’importo dei costi sostenuti per la costruzione dell’opera.

In tal caso, continua la nota Ance, per l’impresa concessionaria, non viene meno il diritto di richiedere il rimborso dell’Iva corrisposta per l’acquisizione del diritto di concessione, tenuto conto che il citato art. 30, comma 3, lett. c, del d.P.R. 633/1972 ammette tale possibilità con riferimento a tutti i beni ammortizzabili, siano essi immobilizzazioni materiali o immateriali.

Agenzia delle entrate, risoluzione 372/E del 6 ottobre 2008

Fonte Agenzia delle entrate, Ance