Sulla normativa in campo ambientale il sistema italiano è paradossale

Quando si parla di bonifiche di siti contaminati, il collegamento con RemTech è ormai automatico. Il salone specializzato di Ferrara Fiere sulla la riqualificazione del territorio e sul recupero dell’ambiente dalle contaminazioni ambientali si è ormai affermato nel panorama nazionale e internazionale come uno degli “appuntamenti clou” per i professionisti tecnici che si occupano, a vari livelli, di ambiente e di tutela dello stesso.

 

Anche quest’anno RemTech 2013 si terrà in settembre, dal 18 al 20, presso i padiglioni del quartiere fieristico della città estense in concomitanza con altre manifestazioni verticali dedicati a temi correlati: Coast, Esonda e Inertia.

 

Cosa troveranno ingegneri e tecnici a RemTech 2013? Cosa ne fa un classico da segnare in agenda? A questa e ad altre domande risponde Igor Villani, membro del Comitato di indirizzo di RemTech, e componente della UOS Siti Contaminati della Provincia di Ferrara, intervistato in esclusiva dalla nostra Redazione.

 

Ingegneri. Dott. Villani, RemTech è ormai diventato un appuntamento fisso, quasi un “classico” per i tecnici e i professionisti dell’Ambiente. Può tracciare un bilancio di questi anni di esperienza? Cosa ha determinato il suo successo?

Igor Villani. Considerato che stiamo parlando di un ambito specifico del grande mondo delle competenze ambientali, il bilancio non può essere che decisamente positivo. Il successo del Remtech è legato al fatto che rappresenta la sintesi del settore, cioè la stretta integrazione tra ricerca scientifica, tecnologia, imprenditori, specialisti ambientali ed amministrazione a tutti i livelli istituzionali.

Quello dei siti contaminati è un ambito che si sta trasformando nel tempo da competenza di nicchia a parte integrante della gestione del territorio. L’attività del Remtech, forte anche della composizione dei suoi comitati che vedono i più importanti rappresentanti ed esperti a livello nazionale, non solo ha seguito questa trasformazione sin dalla nascita ma ha effettivamente contribuito ed in alcuni casi addirittura trainato questo processo di evoluzione e sviluppo all’interno del nostro paese … e poi c’è un altro “segreto”.

 

Ingegneri. Siamo curiosi: quale segreto?

IV. L’altro “segreto” del successo di RemTechè ovviamente la grande capacità degli organizzatori nel coordinare comitati così complessi e nel coinvolgere sostanzialmente tutti gli interessati del settore presenti nel territorio.

 

Ingegneri. Facciamo un salto nel futuro. Come vede RemTech tra 10 anni?

IV. Guardando all’evoluzione dell'”ambiente” nell’ultimo periodo storico, dieci anni rappresentano un salto consistente all’interno della società, quasi una nuova era, basti pensare a quello che erano rifiuti e bonifiche negli anni ’80 rispetto ad oggi.

Il Remtech sarà sicuramente presente e probabilmente ancora più sviluppato, soprattutto per l’aspetto dell’internazionalizzazione che è in progress proprio in queste edizioni.

 

Ingegneri. Quali temi secondo lei potranno essere portati alla ribalta della manifestazione?

IV. Temi del futuro sono certamente il perfezionamento degli strumenti di parametrizzazione del sistema ambientale, sia dal punto di vista modellistico che diagnostico, e la traslazione dell’attenzione verso il vero target ambientale, cioè l’ecosistema e non l’uomo. Oggi tutto è tarato in funzione dell’uomo, non solo per primarie nostre esigente ma anche per i grossi limiti scientifici che ancora conserviamo nei confronti di una materia complicatissima e, soprattutto, difficilmente gestibile dai sistemi governativi ed amministrativi. L’uomo è semplicemente parte dell’ecosistema, salvaguardare solo il primo e non il secondo è una prassi decisamente non sostenibile e con una scadenza a breve termine. Questo vale per il nostro paese come per il resto del mondo, dove il Remtech, oltre a rappresentare il massimo del know-how italiano di settore, è sicuramente in prima linea come livello di competenza e conoscenza, rendendo sostanzialmente fisiologico quel processo di internazionalizzazione di cui si parlava.

 

Ingegneri. Torniamo nel presente con un argomento di stretta attualità.Nel recente “Decreto del Fare” appaiono numerose semplificazioni sulle procedure per TRS, materiali da riporto e acque sotterranee. Secondo lei queste misure daranno realmente una mano ai tecnici delle bonifiche e del risanamento ambientale?

IV. Più che dare una mano cambieranno certamente qualcosa, che poi aiuti o meno è legato alla specifica casistica. Purtroppo questa è la modalità legiferativa che si è affermata di questi tempi in materia ambientale, piccole modifiche disperse in norme ad ampio spettro e scarso collegamento con la realtà territoriale.

 

Ingegneri. Pessimista!

IV. Non è questione di pessimismo. Agendo in questo modo non è possibile generare un ordinamento efficace in materia tecnica, soprattutto per l’ambiente, che ha bisogno di una visione chiara e coordinata e di obiettivi precisi.

Il Governo, questo come gli altri, dovrebbe prendere una decisione solida ed orientarsi verso una delle due strategie esistenti per legiferare sull’ambiente, cioè creare articolati testi normativi, compatti, tecnicamente coerenti ed efficaci che prendano in considerazione tutte le casistiche, ma bisogna farlo bene, oppure mantenere la norma ad un livello generale e di indirizzo lasciando alle agenzie ed istituti ambientali la “sottolegiferazione tecnica” di dettaglio.

 

Ingegneri. Invece …

IV. Purtroppo siamo all’esatta via di mezzo tra le due metodiche, con norme sparpagliate che cercano di dare disposizioni nello specifico ma con scarsa coerenza tecnica, e con agenzie ed istituti depotenziati di cui non è spesso chiaro il vero ruolo.

 

Ingegneri. Terre da scavo nei piccoli cantieri. Il regolamento sulle TRS non specifica nulla sulla gestione dei materiali derivanti dai piccoli cantieri, ma questi esistono e, nonostante il periodo di crisi, sono numerosi. Alcune Regioni si sono mosse autonomamente, deliberando delle misure per colmare la lacuna del d.m. 161/2012 … Come giudica la situazione?

IV. Sui piccoli cantieri vale esattamente quanto detto prima. È dal 2006 che si attende il decreto per la gestione del materiale in cantieri di piccole dimensioni, e già in diversi disegni di legge c’è stata una bozza che non ha mai visto la luce. A volte non si è voluto procedere, altre volte è stata proprio una distrazione causata dallo stile frammentato di cui parlavamo.

È proprio questa una delle conseguenze di questo sistema legiferativo, disposizioni urgenti ma di ampio interesse non riescono a concretizzarsi, invece provvedimenti meno contingenti ma legati a necessità più puntuali vengono inserite in disposizioni di vario genere.

 

Ingegneri. Può fare un esempio?

IV. Proprio in questi giorni è stato convertito in legge il decreto legge sull’EXPO2015 che contiene disposizioni specifiche sulle terre ed anche sulle piccole volumetrie. Alcune Regioni hanno provato a mettere un po’ d’ordine nel quadro confuso, e non solo nell’ambito delle terre e rocce, ma si sono scontrate con l’altro grande problema della materia ambientale, cioè l’esclusività di competenza da parte dello Stato. È sacrosanto ed imprescindibile che l’ambiente sia di competenza statale in quanto bene comune, ma in un sistema come il nostro questo diventa spesso causa di paradossi, annullando qualsiasi principio di sussidiarietà che in campo tecnico è a volte fondamentale. Sul materiale da scavo Friuli, Veneto, Liguria e forse qualche altra Regione hanno infatti deliberato, ma già per le prime la Corte Costituzionale si prepara, se non l’ha già fatto, a rendere illegittime le disposizioni per mancanza di competenza.

 

Intervista a cura di Mauro Ferrarini


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