Strade, il Traffico incide sull’Impatto Ambientale

Quando si realizzano nuove strade (e autostrade) oppure si ampliano/modificano quelle esistenti, si va a generare un impatto ambientale nuovo e variamente composto, riferibile tanto all’ingombro della nuova (anche solo della nuova porzione di) infrastruttura quanto ad altri fattori, come le nuove emissioni (acustiche, atmosferiche, ecc.) che ne possono derivare.

 

Queste ultime sono principalmente dovute all’incremento del traffico veicolare sulla strada nuova o rinnovata: ad esempio, più auto in circolazione significano un maggior inquinamento atmosferico derivante dalla maggiore quantità di combustibile consumato in una certa zona (quella con la strada).

 

Sulla base di questo, tutti coloro che possono essere danneggiati dal nuovo “impatto” ambientale del progetto infrastrutturale possono agire in giudizio per difendere le loro ragioni.

 

Per capire chi possono essere tali soggetti, la giurisprudenza (da ultimo, T.A.R. Lombardia, sez. IV, n. 1982/2011) insiste da tempo sul criterio della “vicinitas”, cioè la prossimità con i luoghi interessati dal nuovo progetto, di modo che i residenti in una certa area, interessata dalle modifiche, possono dire la loro nelle sedi legali.

 

In tema di approvazione del tracciato di una nuova strada destinata a creare un significativo incremento del traffico veicolare potenzialmente idoneo ad incidere in senso pregiudizievole sui terreni agricoli immediatamente limitrofi (nello stesso senso anche Cons. Stato, sez. V, 16 giugno 2009, n. 3849), sussiste, anche sulla base del criterio della “vicinitas”, la legittimazione ad agire dei singoli a tutela di interessi incisi da atti e comportamenti dell’amministrazione che li ledono direttamente e personalmente (nella fattispecie i ricorrenti lamentavano il concreto pregiudizio che il consistente incremento del traffico sulle vie in prossimità delle quali risiedono causerebbe alla loro salute, alla loro incolumità ed in generale alle loro condizioni di vita).

 

Ad avviso dei giudici, in casi del genere “appare… evidente l’incidenza delle misure in contestazione con primari diritti dei medesimi, anche di ordine costituzionale, quali quello alla salute, e la conseguente sussistenza di legittimazione ed interesse a ricorrere”.

 

Per completezza, si segnala anche altra giurisprudenza (T.A.R. Piemonte, sez. I, n. 635/11) che precisa come il citato criterio della “vicinitas” non viene necessariamente a coincidere “con la proprietà o con la residenza in un’area immediatamente confinante con quella interessata dall’intervento contestato, ma deve essere inteso in senso elastico e va modulato, quindi, in proporzione alla rilevanza dell’intervento e alla sua capacità di incidere sulla qualità della vita dei soggetti che risiedono in un’area più o meno vasta. Ciò comporta, in concreto, che la «misura» della legittimazione ad agire dei singoli in materia ambientale non sia univoca, variando in relazione all’ampiezza dell’area coinvolta dalla ipotizzata minaccia ambientale”.

 

Articolo di Paolo Costantino e Primiano De Maria (tratto da L’Ufficio Tecnico, ottobre 2011)


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