Stoccaggio scorie radioattive: dove sarà il deposito unico italiano?

La stagione nucleare italiana, conclusasi nel 1987 a seguito di un referendum, ci ha lasciato in eredità circa 54.800 metri cubi di rifiuti radioattivi, di cui 10.400 circa ad alta attività e 40.400 circa a media e bassa attività. A questi, nel frattempo, si sono aggiunti rifiuti derivanti dalla medicina nucleare, portando il materiale radioattivo da stoccare a circa 90.000 metri cubi, attualmente distribuiti in 23 siti.

 

L’Unione europea alla fine ha imposto all’Italia di definire un sito unico di stoccaggio entro l’anno.

 

Tale deposito dovrà essere operativo entro il 2025. La nuova autorità italiana, l’Ispettorato Nazionale per la sicurezza Nucleare e la Radioprotezione (ISIN), istituito con il d.lgs. 45/2014, dovrà occuparsi: delle procedure autorizzative; delle valutazioni tecniche, del controllo e della vigilanza degli impianti nucleari non più in funzione, dei reattori di ricerca e della gestione dei relativi rifiuti; delle certificazioni del trasporto delle materie radioattive. L’Ispettorato dovrà inoltre emanare guide tecniche e supportare i Ministeri competenti in ambito normativo.

 

L’Ispettorato sarà autonomo da un punto di vista regolamentare, gestionale e amministrativo, ma sottoposto alla vigilanza del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell’ambiente.

L’ISIN definirà in primis il procedimento per identificare il sito (entro 3 anni) e per l’inizio dei lavori (entro 4 anni).

 

Intanto l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha pubblicato lo scorso 4 giungo i Criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività, una relazione tecnica in cui vengono individuate le caratteristiche che il sito non deve avere per poter ospitare il deposito.

 

In particolare non sono luoghi conformi:

– le aree vulcaniche (attive o meno)

– le aree ad elevata sismicità

– le zone con fenomeni di flagellazione con fenditura delle rocce della crosta terrestre

– le aree a pericolosità geomorfologica e/o idraulica

– le aree a quota superiore di 700 m slm

– le aree con pendenze superiori al 10%

– i territori a 5 km dalla linea di costa o a distanza superiore ma al disotto dei 20 m slm

– i territori interessati da fenomeni morfogenetici carsici o con rischi di sprofondamenti catastrofici improvvisi

– le zone in cui siano presenti sorgenti e opere di presa di acquedotti

– le aree protette

– le aree che non sono a debita distanza dai centri abitati e che sono a distanza inferiore a 1 km da linee ferroviarie e/o strade extraurbane principali

– le aree caratterizzate da importanti risorse del sottosuolo (idriche, energetiche, minerarie)

– le zone in cui sono presenti attività industriali a rischio di incidente rilevante

– le zone in cui sono presenti dighe e/o sbarramenti idraulici artificiali

– le zone in cui sono presenti aeroporti

– le zone in cui sono presenti poligoni di tiro

 

La Società Gestione Impianti Nucleari (SOGIN) è incaricata nei prossimi 7 mesi di stilare una lista delle aree candidate ad ospitare il Deposito. Quindi verranno condotte delle indagini a livello regionale e delle valutazioni socio economiche. Nei tre mesi successivi l’ISIN dovrà validare la lista e pubblicarla congiuntamente al progetto preliminare del Deposito.

 

Quindi inizieranno i 60 giorni della consultazione pubblica e quindi fra un anno si potrebbe auspicare di iniziare a discutere concretamente con Regioni e Comuni interessati ad ospitare il Deposito.

 

Costo dell’opera stimato: 2,5 miliardi di euro, molto ma il deposito viene visto come un’esigenza per il Paese, un’infrastruttura ambientale, che sarà in grado di raccogliere per i prossimi 200-300 anni rifiuti nucleari di bassa e media intensità, e quindi un’occasione per fare prevenzione. Inoltre chi si aggiudicherà il sito idoneo riceverà un indennizzo (canone d’affitto) per l’occupazione del suolo.

 

In Svezia l’area del deposito se la sono contesa, in Italia cosa succederà?

 

Articolo di Roberta Lazzari

 

Fonti:

http://lanuovasardegna.gelocal.it – 22 aprile 2014 – Cercasi discarica per le scorie nucleari – Piero Mannironi

http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com – 5 giugno 2014 – Dove sarà il sito di stoccaggio nazionale delle scorie nucleari

Il Giornale dell’Ingegnere – n. 6 giugno 2014 – Nuleare: Bruxelles ci chiede di definire il sito unico per stoccare il materiale radioattivo – prof. Ing. Pierangelo Andreini


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