Spazi confinati: tecniche ed equipaggiamenti

Lo spazio confinato è un ambiente chiuso, in cui il pericolo di morte o di grave infortunio è elevato a causa di molteplici fattori come la mancanza di ossigeno o la presenza di gas tossici ed esplosivi. Per la loro grande varietà, non è possibile fornire un elenco esaustivo delle diverse tipologie di spazi confinati. In linea generale è possibile definirli come luoghi a cui si accede tramite aperture di piccole dimensioni, come serbatoi, reattori e reti fognarie. In realtà altre tipologie comprendono vasche a cielo aperto, cisterne e ambienti con scarsa ventilazione.

Anticipiamo su ingegneri.cc uno stralcio dell’intervista, che sarà pubblicata sul n. 2/2009 della rivista Progetto Sicurezza,  sul tema con Giampiero Moroni e Michele Colangelo, sales manager di Dräger Italia rispettivamente per le aree “protezione personale” e “rilevazione gas”, chiedendo loro quali dispositivi usare e quali accorgimenti adottare per lavorare in sicurezza all’interno di spazi ristretti e confinati.
Nel numero in uscita di Progetto Sicurezza si troverà un’ampia sezione dedicata al lavoro in spazi confinati con analisi di tipo tecnico-operativo, normativo e psicologico.

Progetto Sicurezza. In base alla vostra esperienza, potete indicare quali sono gli equipaggiamenti indispensabili per operare senza rischi negli spazi confinati?
Michele Colangelo. Premetto che, quando si lavora in spazi confinati, per diminuire il rischio di incidente o infortunio è fondamentale che l’operatore sia correttamente formato e addestrato. Detto questo, i dispositivi fondamentali da utilizzare sono diversi. Innanzitutto è necessario verificare l’atmosfera presente nel luogo dove si andrà a operare. È dunque indispensabile procedere alle misure ambientali con appositi apparecchi per conoscere la concentrazione di ossigeno nell’aria e controllare l’eventuale presenza di gas tossici o di atmosfere esplosive. I rilevatori, tramite apposito sondino, prelevano un campione di aria dall’interno della zona dove si andrà a operare e lo analizzano in tempo reale. L’ossigeno deve essere presente in concentrazioni normali (circa 21%); la concentrazione minima tollerabile di ossigeno per lavorare senza ausilio esterno è del 17%. Naturalmente la sola presenza di ossigeno non è sufficiente. Occorre capire se sono presenti altre sostanze tossiche o esplosive, che si andranno a ricercare in base al tipo di lavorazione che si effettua all’interno dello spazio confinato. Nei casi in cui i luoghi in cui si opera non siano caratterizzati da lavorazioni specifiche, come nel caso di reti fognarie, le sostanze da monitorare sono il monossido di carbonio (CO), i gas esplosivi e il solfuro d’idrogeno (H2S).
Questa operazione preliminare è fondamentale per poter scegliere i dispositivi più idonei e garantire la protezione dell’operatore. La misurazione non è limitata ai soli luoghi chiusi, ma è necessaria anche in caso di attività all’interno di vasche a cielo aperto. Infatti, alcune sostanze tossiche, più pesanti dell’aria, possono ristagnare sul fondo e costituire un pericolo serio. Inoltre, il dispositivo di rilevazione va sempre indossato dall’operatore, poiché si deve monitorare in continuo la situazione. In caso di modifica nella composizione dell’atmosfera di lavoro, il sistema lancia un allarme sonoro, visivo e tramite vibrazione, per avvertire l’operatore del pericolo.
Giampiero Moroni. Per la protezione delle vie respiratorie dell’operatore, invece, la scelta dei dispositivi dipende dal tipo di sostanza presente e dalla sua concentrazione. Per esempio, in caso di presenza di tracce di gas non pericolosi per la salute ma solo sgradevoli all’olfatto, potrebbe essere sufficiente una maschera con apposito filtro. In altri casi, invece, si richiede l’utilizzo dell’alimentazione forzata di aria respirabile all’operatore tramite una stazione esterna con bombole d’aria, oppure con autorespiratori portatili o attraverso linee di aria compressa idonea alla respirazione. È importante assicurarsi che i tubi di alimentazione siano robusti, non creino intralcio all’operatore e non ci siano sollecitazioni meccaniche che possano compromettere la funzionalità della linea.
Infine, è fondamentale che gli operatori dispongano dei cosiddetti escape devices, ossia di dispositivi da utilizzare in caso di emergenza, per poter abbandonare incolumi la zona.

PS. Ci potete parlare più nel dettaglio di questi escape devices?
GM. In caso di emergenza occorre che i lavoratori, che operano in spazi confinati, abbiano il tempo di abbandonare il luogo di lavoro senza danni. Gli escape devices, cioè i dispositivi di fuga, assolvono proprio a questo scopo. Si tratta di equipaggiamenti che devono garantire all’operatore la capacità respiratoria nell’ambiente contaminato da fumo, gas o altre sostanze nocive e consentirgli di fuggire. Esistono vari tipi di dispositivi di questo genere; devono essere dotati o completati da un sistema idoneo a proteggere la vista dell’operatore, per permettergli di trovare la via di fuga, e consentire la respirazione per il tempo necessario. Altra caratteristica, comune a tutti gli escape devices, è la rapida, facile e intuitiva indossabilità. Tra i dispositivi di Dräger, cito il Parat 3100, che protegge la respirazione e consente un’autonomia di respirazione di 15 minuti. Oltre a essere molto compatto e facile da indossare non richiede un particolare tipo di addestramento nel suo utilizzo. Il cappuccio PARAT C è facile da indossare, copre interamente la testa ed è dotato di un’ampia visiera, la respirazione viene protetta tramite un filtro ad alta efficienza in grado di proteggere per un tempo limitato anche dal pericolosissimo monossido di carbonio. Il sistema Oxy, invece, non filtra l’aria ma è un sistema di respirazione a circuito chiuso dotato di una cartuccia a generazione chimica di ossigeno. Questo sistema garantisce un’autonomia fino a 60 minuti e viene utilizzato, per esempio, in campo minerario o nei lavori in galleria. E infine abbiamo i Saver, dispositivi di fuga ad aria compressa largamente impiegati sia nel settore industriale che in quello navale; si tratta di cappucci completi di maschera pieno facciale e bombole con aria compressa da 2-3 litri. L’attivazione avviene automaticamente quando la borsa di trasporto viene aperta e l’erogazione di aria respirabile è continua per tutta l’autonomia di aria disponibile nella bombola.

PS. Possiamo dire qualcosa in più anche sui sistemi di rilevazione e monitoraggio?
MC. Quando si lavora in ambienti confinati è fondamentale assicurarsi che il luogo dove si opererà sia “sicuro”. Questo significa sostanzialmente due cose: capire quanto ossigeno c’è e sapere quali sostanze potenzialmente tossiche sono presenti e, se sì, in quali concentrazioni. Tutto questo per organizzare l’intervento nel miglior modo possibile.
Per questo, come si ricordava precedentemente, è necessaria una rilevazione delle concentrazioni di O2 e dei gas tossici, che viene effettuata prima dell’intervento. Dräger propone i rilevatori della serie X-am. Tutti sono in grado di rilevare sia l’ossigeno che i gas tossici. Questo tipo di rilevatore, pur essendo complesso, è molto robusto, poiché deve essere usato in ambiti produttivi disparati, anche i più estremi, e, ovviamente, è impermeabile.

PS. Le apparecchiature e i dispositivi usati nelle operazioni entro spazi confinati devono essere utilizzati da personale qualificato. Quali sono le caratteristiche dell’operatore “modello”?
GM. Come ho ricordato poco fa, la formazione degli operatori gioca un ruolo fondamentale per garantire la sicurezza in questo genere di lavorazioni. Comunque, per definire le “qualità” dell’operatore modello direi la conoscenza delle sostanze pericolose con le quali può venire a contatto (caratteristiche, modalità di azione, comportamenti fisico-chimici, ecc.), la conoscenza precisa delle modalità con le quali avvengono le lavorazioni all’interno dello stabilimento ed essere sempre consapevole di qualsiasi evoluzione tecnologica o di lavorazione dell’impianto. Infine, ma non meno importanti, la prudenza, l’addestramento pratico nell’uso dei vari dispositivi, la capacità di ripristinare le funzionalità degli equipaggiamenti dopo l’uso e l’attività di manutenzione. Non è infatti solo importante sapere usare correttamente il dispositivo, ma avere sempre la sicurezza del suo corretto funzionamento: questo lo si può garantire solamente con una costante e oculata manutenzione effettuata da personale formato e qualificato.

PS. Accanto alla progettazione, alla produzione e alla commercializzazione di questi prodotti complessi, supportate attività di formazione e/o di assistenza tecnica ai vostri clienti?
MC. La nostra azienda non si limita alla vendita, ma segue il cliente anche nella fase successiva con una serie di servizi dedicati. In particolare, Dräger può fornire il servizio di manutenzione e assistenza sugli apparecchi, sia presso la propria sede centrale sia con la modalità on-site, ossia andando direttamente presso la sede del cliente con laboratori mobili. Abbiamo attivo il servizio di ispezione sugli strumenti portatili e fissi di rilevazione gas, sugli autorespiratori, dispositivi di fuga e tutte le altre apparecchiature compresi gli indumenti di protezione. Accanto a questi servizi, i nostri tecnici effettuano attività di informazione e formazione per dare tutte le informazioni necessarie al corretto e ottimale utilizzo delle apparecchiature utilizzate.

PS. Un’ultima domanda. Sul sito Draeger (www.draeger.it) è possibile accedere alla sezione Dräger Voice. Ci potete spiegare di cosa si tratta?
GM. Si tratta di un database online, completamente gratuito, che contiene qualche milione di sostanze, catalogate per tipo e concentrazione. Effettuata la registrazione, l’utente ottiene gratuitamente un “Nome utente” e una “Password” per poter navigare all’interno della banca dati. Si possono effettuare interrogazioni al sistema, ricercando una sostanza per nome (il database è in lingua inglese, n.d.r.), formula chimica o per numero CAS. Si ottengono in questo modo le schede di sicurezza e le informazioni chimico fisiche principali. Inoltre, in base alle concentrazioni della singola sostanza, la banca dati fornisce indicazioni su quali strumenti utilizzare per la rilevazione e su quali dispositivi usare per la protezione delle vie respiratorie e la protezione chimica della pelle.

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