Social housing e il nuovo mercato low profit, low cost

Circa 300.000 alloggi nuovi risultano essere invenduti dal 2009. Mattoni che appesantiscono i bilanci dei costruttori, che spesso si vedono costretti a chiudere i battenti. Ma che tipo di abitazioni sono? Si tratta di abitazioni costruite in modo tradizionale, ovvero come si faceva all’epoca degli antichi romani, quando la distinzione era tra Domus e Insulae, ovvero tra case/ville dei ricchi e palazzoni di 5-8 piani riempiti di piccoli appartamenti proletari. Esattamente come oggi.

 

Occorre sviluppare un nuovo prodotto, che soddisfi le esigenze e le possibilità del nuovo mercato: low profit, low cost.

 

Il Social Housing, ovvero l’Abitare Sociale, raccoglie un insieme di alloggi e servizi, con lo scopo di aiutare a risolvere il problema abitativo, prestando attenzione alle situazioni di svantaggio economico e/o sociale, collaborando con il terzo settore e con la pubblica amministrazione.

 

La clientela generalmente è costituita da studenti, anziani, famiglie monoreddito, immigrati e altri soggetti in condizione di debolezza o di svantaggio.

 

Attenzione però: non c’è nessun motivo per associare il low cost alla cattiva qualità e ad un’estetica scadente (leggi anche Low Cost e Qualità. La ricetta per il futuro del Social Housing).

 

Il punto di forza ovviamente è il costo al metro quadro, che talvolta può scendere fino a 600 €/mq, contro i 2.000 cui di solito puntano le imprese di costruzione. È vero che solo gli enti che hanno finalità sociali sono predisposti a questa tipologia di mercato, di solito l’investitore privato mira a mercati più redditizi.

 

Curioso è il caso di Ikea e Skanka che, prendendo spunto dal design low cost, in risposta alla crisi edilizia, si sono cimentate nel progetto BoKlok, già a partire dal 1997. Si tratta di case modulari prefabbricate in legno e pietra, rigorosamente low cost, ma che mirano a far passare l’idea del “prefabbricato di classe C”.

 

Quartieri BoKlok si trovano in Svezia, Norvegia, Danimarca, Germania e Regno Unito. Il concept di BoKlok è innovativo: fornire un alloggio dignitoso, elegante e confortevole ad un ampio range di persone. BoKlok è il risultato di una proficua collaborazione tra architetti e ingegneri delle due società e interior designer.

 

La modularità consente di ridurre i tempi di consegna che vanno dalle sei alle nove settimane. I moduli sono costituiti con un sistema costruttivo a sandwich, con pannelli in legno fabbricati in azienda e quindi trasportati e montati direttamente in cantiere. Con questa tecnica si hanno non solo riduzioni di tempo, ma anche degli sprechi e delle spese di trasporto, inoltre ci sono anche altri aspetti “amici degli ambiente” quali l’assenza di packaging (imballaggi). Senza andare a compromettere la qualità, i costi di costruzione si possono così ridurre del 30-40%.

 

BoKlok in primis comprende un approfondito studio del sito ove andare ad insediarsi, in quanto il concetto di Social Housing sposa quello di sostenibilità e quindi favorisce i siti con accesso e collegamento a mezzi pubblici, infrastrutture e servizi.

 

Questo è un esempio di Social Housing, anche se forse in Italia sarebbe un po’ difficile superare lo scoglio di accettare di vivere in una casa in legno, visto che il concetto di abitazione è legato a quello di cemento, forse impegnandoci potremmo trovare una soluzione che superi anche i nostri canoni, o semplicemente rivoluzionare il concetto di casa.

 

Articolo di Roberta Lazzari

 

Fonti:
Casaclima n. 33 – anno VI – ottobre 2011


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